Miodesopsie (mosche volanti): come fare per eliminarle

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES MIODESOPSIE MOSCHE VOLANTI PRETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRCome si possono trattare le miodesopsie?

Purtroppo non esistono in commercio farmaci specifici per le miodesopsie. Una volta appurato, tramite visita medica, che non vi siano alla base complicanze più importanti, è possibile seguire sostanzialmente due strade: l’intervento laser o la vitrectomia.

Il trattamento con lo Yag Laser è quello preferibile quando i floaters (nome inglese delle miodesopsie che si riferisce al loro fluttuare all’interno dell’occhio) sono visibili e sufficientemente distanti dalla retina e dal cristallino. Si tratta di un intervento semplice e non doloroso, della durata variabile tra i 10 ed i 30 minuti, dopo il quale il paziente può riprendere le sue normali attività sportive o lavorative.

Vi sono tre tecniche adoperate per eliminare le miodesopsie con l’utilizzo del laser:

  • La vaporizzazione consiste nel colpire con il laser le fibrille che compongono i corpi mobili, trasformandoli così in gas. Nel caso di distacco posteriore di vitreo si ha un anello ialino che risponde molto bene a questo trattamento.
  • La delocalizzazione si effettua tagliando superiormente i sottili filamenti che tengono il corpo mobile in posizione. Come risultato, il corpo mobile cadrà verso il basso, non interferendo più nella visione.
  • L’assottigliamento è la tecnica preferenziale quando i corpi da eliminare sono multipli, fibrosi e difficili da vaporizzare. Quando si localizzano, ad esempio, anche un centinaio di corpi mobili, diventa impossibile effettuare un elevato numero di spot laser per non surriscaldare troppo il vitreo. Si cerca quindi di diradare i corpi mobili.

Spesso può essere necessario più di un trattamento per ottenere un risultato ottimale ed è importante ricordare che lo scopo di questa procedura è quello di eliminare le opacità del vitreo, non di rimuoverlo.

La vitrectomia è una tecnica di micro-chirurgia oftalmica grazie alla quale viene rimosso, parzialmente o totalmente, l’umore vitreo dell’occhio. Viene utilizzata come terapia in diverse patologie oculari, quando il corpo vitreo è danneggiato irrimediabilmente e non è più trasparente e consiste nell’aspirazione dell’umore vitreo tramite l’inserimento di microsonde all’interno del bulbo oculare, di diametro estremamente esiguo, dell’ordine di 0,4 millimetri. L’operazione può essere eseguita in anestesia locale o generale con una durata variabile a seconda della gravità del problema ed il recupero post-operatorio richiede circa 24 ore. In seguito il paziente dovrà comunque seguire accorgimenti come l’instillazione di specifici colliri, determinate posture per il sonno e l’evitare sforzi e traumi.

Valutare con il proprio oculista i pro ed i contro è importante per arrivare alla migliore scelta terapeutica.

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Sconfitte e successi: 4 mosse per essere felici nella vita

MEDICINA ONLINE HAPPINESS GOD THANKS FELICITA DONNA EVVIVA SORRISO SOLDI SUCCESSO SCONFITTA CADERE IN PIEDI ALLEGRA ALLEGRIA SMILE HEART COUPLE HI RES WALLPAPER PICTURE PHOTO PICS.jpgPer vivere felici non serve molto, la felicità è principalmente una condizione mentale che dipende quasi esclusivamente da noi, dal nostro modo di affrontare la vita e rapportarci con gli eventi che quotidianamente accadono.  C’è grande differenza tra la qualità della vita di chi sa dare il giusto peso alle cose, rapportarsi serenamente con gli altri, stabilire con fermezza e convinzione le proprie priorità, e chi si lascia travolgere dagli eventi e non ha chiara la strada da percorrere.

1) GIUDICA IL TUO SUCCESSO, DAL PREZZO CHE PAGHI PER AVERLO

Quotidianamente vedo persone fare di tutto per avere successo, soprattutto nel campo lavorativo, il loro impegno è grande e una tale costanza va sicuramente premiata, ma qual è il prezzo che pagano per mantenere il ruolo che li fa sentire importanti? Stati di malumore persistenti, nervosismo, stress e vita sociale nulla, sono solo i sintomi più evidenti. L’attaccamento esagerato al ruolo, al fine di raggiungere l’obiettivo, li porta ad una progressiva perdita di valori, quei valori su cui invece è necessario basare la propria  vita per vivere felici: il rispetto, l’amicizia e l’aiuto reciproco sono pilastri portati di una vita felice e piena. Non si può mancare di rispetto nei confronti di un tuo pari (siamo tutti esseri umani, indipendentemente dal ruolo) in nome di un obiettivo; purtroppo invece accade quotidianamente che persone autonominatesi “migliori”, trattino male altre, senza averne il minimo diritto, forti di un arroganza che li fa sentire potenti e arrivati. Tuttavia questo atteggiamento logora i rapporti sociali, le persone non sono individui diversi in base alle situazioni in cui si trovano, l’uomo è uno sempre, e chi si arroga il diritto di calpestare gli altri, finisce per essere prima etichettato, poi schivato ed infine emarginato, compromettendo la propria felicità. Questo significa giudicare il proprio successo, soprattutto economico: Valutare quello che quotidianamente ci costa, analizzarne a fondo l’importanza e riporre sulla bilancia della vita i valori che stiamo perseguendo, al fine di capire se penderà dal lato della felicità o da quello dell’insuccesso morale. Imparare a farlo, ogni giorno, prima di effettuare anche la più piccola delle scelte, è importantissimo per vivere felici.

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2) QUANDO PERDI, NON PERDERE LA LEZIONE

Perdere è parte del sistema e della nostra vita. Nessuno vince sempre, chi crede di essere sempre il migliore, di fare sempre la cosa giusta, imputando a fattori esterni i propri errori, si illude. Sbagliare è la cosa più semplice che possiamo fare, è un meccanismo così intrinsecamente legato alla vita stessa, che moltissime grandi personalità del passato ne hanno trattato il tema. Riporto solo qualche celebre citazione:

  • “Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare.” (Gandhi),
  • “Desiderare l’immortalità è desiderare la perpetuazione in eterno di un grande errore” (Arthur Schopenhauer),
  • ”Noi siamo tutti impastati di debolezze e di errori: perdonarci reciprocamente le nostre balordaggini è la prima legge di natura.” (Voltaire).

La citazione più celebre però, che ci riporta dritti al tema che stiamo trattando, è certamente quella di Cicerone: “Chiunque può sbagliare; ma nessuno, se non è uno sciocco, persevera nell’errore.”. Per vivere felici è necessario quindi comprendere il profondo significato di “imparare dai propri errori”, pratica che richiede prima di tutto umiltà nell’ammettere di aver sbagliato, risolutezza nel comprendere dove si ha sbagliato e intelligenza nel cercare si evitare di commettere nuovamente lo stesso sbaglio. Stabilito quindi che la vita, in quanto sentiero inesplorato, non può che essere costellata di errori, si acquisisce la forma mentale giusta per affrontare gli sbagli nel modo corretto e vivere felici.

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3) NON OTTENERE QUELLO CHE VUOI, A VOLTE PUÒ ESSERE UNA FORTUNA

E’ necessario affrontare con ottimismo qualsiasi insuccesso, gli insuccessi esisteranno sempre nella nostra vita. Spesso si portano appresso una buona dose di ingiustizia e quando non si hanno i mezzi per rovesciare la situazione, il senso di rabbia e impotenza possono prendere il sopravvento. Per questo motivo è molto importante credere che esista sempre un motivo quando non riusciamo a raggiungere un determinato obiettivo: che si tratti di una causa a noi sconosciuta o di una beffa del destino poco importa, quello che veramente conta è ricordare sempre che se a quel bivio non siamo riusciti a svoltare a destra, vuol dire che abbiamo svoltato a sinistra, imboccano una strada che ci riserverà altrettante sorprese e possibilità di vivere felici. Quando si chiude una porta, se ne apre sempre un’altra, altre dieci o un portone, per questo va immediatamente dimenticata la delusione e con ottimismo perseguita la nuova strada, convinti che ora non siamo in grado di capire le opportunità che  ci aspettano, perché accecati dalla rabbia di non aver ottenuto quello che volevamo.

4) OGNI GIORNO STAI UN PO DI TEMPO DA SOLO

L’importanza di fermarsi, staccare un secondo la spina e pensare, è sottovalutata. Se nell’arco di una giornata sommassimo i secondi che trascorriamo da soli, valutando la direzione che la nostra vita sta prendendo, difficilmente arriveremmo al minuto.
E’ perentorio ritagliarsi un piccolo spazio per se stessi, anche soltanto cinque minuti, nei quali quotidianamente ci si pone una semplice domanda: “Sono felice?”. Due semplici parole, scomode, che non abbiamo mai il tempo di porci, e che ci possono salvare la vita. Se ogni giorno non lavoriamo per riuscire a vivere felici facendo piccoli passi nella direzione che riteniamo adatta al nostro benessere, non raggiungeremo mai la felicità; il primo passo (il primo, lo ripeto) è ritagliarsi un po’ di tempo per pensare alla propria condizione e in che aspetti può essere migliorata.
Quando si rallenta, si scala marcia, e infine si scende da questa automobile lanciata a tutti velocità, che la società del consumismo ci ha invogliato a comperare, è come se si acquisisse un nuovo senso. Si capisce cioè che strappando al giorno un po’ di tempo per se stessi, si inizia a percepire la realtà in modo diverso e presto diventa chiaro il percorso che dobbiamo seguire per vivere felici.

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Distacco posteriore vitreo: rimedi, cosa fare e cosa NON fare

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE EYES ANATOMY RETINA FOVEA CORPO VITREO CORNEA VISTA VISION SCLERA COROIDE MACULA CRISTALLINO LIMBUS NEO MELANOMA NEVO MIOPIA DALTONISMO PRESBIOPIA STRABISMO OCIl distacco posteriore di vitreo è caratterizzato dalla separazione del corpo vitreo (sostanza gelatinosa situata all’interno dell’occhio aderente alla retina) dalla superficie retinica. Il distacco avviene per un fenomeno di degenerazione vitreale.

Cure per il distacco posteriore di corpo vitreo

Purtroppo non esiste una terapia che risolva completamente il disturbo che, in ogni caso, tende a regredire molto lentamente e spontaneamente. Infatti, col passare del tempo, le ombre appariranno sempre più sbiadite e si percepiranno sempre meno, dal momento che il cervello tende ad ignorare l’immagine fastidiosa (perché non rappresenta un nuovo stimolo) grazie ad un meccanismo di compensazione.

Cosa fare per rallentare la patologia e l’adattamento del cervello

Si consiglia di idratare l’organismo, bevendo molta acqua (almeno 1,5/2 litri al dì specialmente quando fa parecchio caldo o, comunque, più di quanta se ne beva già), di arricchire la dieta con frutta e verdura – ricche di sali minerali che aiutano a trattenere l’acqua nel nostro corpo – e di assumere integratori con profilo completo di vitamine e sali minerali. E’ però importante ricordare che bere molto fa bene, e probabilmente assumere regolarmente integratori aiuta a mantenere buone condizioni di salute, ma certamente non fa nulla di attivo per migliorare le miodesopsie. Il miglioramento della sintomatologia avviene – come già prima accennato – grazie a meccanismi di compensazione (neuro-adattamento) da parte del cervello che risultano però soggettivi e difficili da prevedere. Mentre è semplice per il cervello adattarsi a zone d’ombra o scotomi fissi (ad esempio quelli causati dalla presenza dei vasi sanguigni e dal nervo ottico), la mobilità delle miodesopsie a volte impedisce i meccanismi di gestione del disturbo, e sono tutt’altro che rari i casi di pazienti che si dicono esasperati, talora ossessionati dai corpi mobili, al punto da farne un vero e proprio problema psicologico, e si dicono disposti a tutto (e quindi ad accettare il rischio di complicazioni di una procedura invasiva) pur di eliminare il disturbo.

Cosa NON fare per rallentare la patologia

E’ necessario evitare traumi e sforzi fisici, effettuando visite oculistiche periodiche di controllo, soprattutto se aumentano i corpi mobili vitreali e i flash luminosi.

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Differenza tra eclissi solare e lunare (spiegazione semplice)

In astronomia una “eclissi” si verifica quando un qualsiasi corpo celeste, frapposto tra una fonte di luce e un altro corpo, proietta su quest’ultimo la sua ombra, oscurandone totalmente o parzialmente la visione.

Nel nostro universo i protagonisti dello spettacolo sono Terra, Sole e luna: quando questi tre corpi si trovano allineati con precisione, a seconda della loro posizione reciproca, danno origine a oscuramenti solari o lunari.

Nell’eclissi lunare la Terra è posta tra il sole e la luna, in modo allineato: in questo modo l’ombra della Terra oscura del tutto o parzialmente la luna. Per capire meglio, osservate questa immagine:

MEDICINA ONLINE STARS MOON ECLIPSE TOTAL ECLISSE TOTALE DI LUNA LUCE STELLA CADENTE LUNA FACCIA VISIBILE LIGHT SIDE MOON APOLLO PIANETA LIGHT SPEED TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTION

Nell’eclissi solare invece è la luna ad essere posta tra la Terra ed il sole, in modo allineato: in questo modo l’ombra della luna oscura zone della Terra. Per capire meglio, osservate questa immagine:

MEDICINA ONLINE STARS SOLAR ECLIPSE TOTAL ECLISSE TOTALE DI SOLE LUCE STELLA CADENTE LUNA FACCIA VISIBILE LIGHT SIDE MOON APOLLO PIANETA LIGHT SPEED TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTION WALLPAPER NASA IMAGE PICTURE PICS

A differenza dell’eclissi solare, (dove il cono d’ombra della Luna è relativamente modesto), in quella lunare l’ombra proiettata dalla Terra è maggiore della superficie della Luna e ciò comporta la presenza di uno spazio scuro definito “cono di penombra”.

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Maestra tappa la bocca di una bimba con lo scotch perché parla troppo: la piccola muore

MEDICINA ONLINE JANE ELLIOTT RAZZISMO ESPERIMENTO BAMBINI PEDIATRIASecondo la sua maestra d’asilo, Guo Jintong aveva la grave colpa di essere eccessivamente vivace, parlare troppo e disturbare il resto della classe con le sue chiacchiere da bimba di sei anni. Così, mentre i suoi compagni continuavano a fare esercizi di aerobica, ha deciso di ridurla al silenzio, come se si trattasse di una pericolosa criminale, sigillandole ermeticamente la bocca con nastro adesivo e colla. All’inizio, neanche quello era sembrato spegnere la vitalità della piccola che, nonostante fosse imbavagliata, aveva continuato a saltellare insieme agli altri bimbi. Poi, improvvisamente, ha cominciato a dare segni di malessere: quella “museruola” si stava rivelando mortale. Accortasi del malore, la maestra l’ha portata subito in infermeria, la cui responsabile ha immediatamente chiamato un’ambulanza. La corsa in ospedale, però, si è rivelata inutile e i medici non hanno potuto far altro che arrendersi all’evidenza: Guo Jintong era morta.

La tragedia è avvenuta all’asilo sperimentale di Huadian, nella provincia sudorientale cinese di Jilin, i cui responsabili non hanno ancora rilasciato alcuna dichiarazione in merito alla vicenda. Prima o poi, però, saranno costretti a farlo: i funzionari governativi hanno infatti avviato un’inchiesta insieme alla polizia locale, mentre gli abitanti della città, che hanno organizzato una veglia a lume di candela in memoria della piccola, pretendono risposte ed esigono giustizia. I genitori di Guo Jintong sono rimasti seduti fuori dalla porta dell’asilo in attesa che la scuola dia quella risposta: vogliono sapere come sia possibile che tra i metodi educativi di quell’asilo sperimentale rientrino punizioni come quella che ha spezzato la vita della loro bimba.

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Bentelan (Betametasone): collaterali e foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICBentelan è un farmaco a base di Betametasone, appartenente al gruppo terapeutico dei corticosteroidi non associati

Bentelan è disponibile in compresse e soluzione iniettabile:

  • BENTELAN 0,5 mg COMPRESSE EFFERVESCENTI
  • BENTELAN 1 mg COMPRESSE EFFERVESCENTI
  • BENTELAN 1,5 mg/2 mL SOLUZIONE INIETTABILE, BENTELAN 4 mg/2 mL SOLUZIONE INIETTABILE

Una compressa da 0,5 mg contiene: Betametasone disodio fosfato 0,6578 mg pari a Betametasone 0,5 mg.

Una compressa da 1 mg contiene: Betametasone disodio fosfato 1,316 mg pari a Betametasone 1 mg.

Indicazioni: perché si usa Bentelan? A cosa serve?

Bentelan fa parte della categoria dei Corticosteroidi sistemici – glicocorticoidi. La terapia corticosteroidea può trovare indicazione in una vasta gamma di patologie per cui è richiesta la terapia corticosteroidea. Tra le principali vanno ricordate:

Controindicazioni: quando non dev’essere usato Bentelan?

  • Infezioni sistemiche, qualora non venga attuata specifica terapia antinfettiva.
  • Immunizzazione con virus attenuati; altri procedimenti immunizzanti non vanno intrapresi in pazienti che ricevono glicocorticoidi, specialmente ad alte dosi, a causa di possibili rischi di complicazioni neurologiche e di insufficiente risposta anticorpale.
  • Generalmente controindicato in gravidanza e durante l’allattamento.

Precauzioni per l’uso: cosa serve sapere prima di prendere Bentelan?

  • Nei pazienti in terapia con glicocorticoidi sottoposti a particolari stress, è indispensabile un adattamento della dose in rapporto all’entità della condizione stressante.
  • I glicocorticoidi possono mascherare alcuni segni di infezione e durante il loro impiego si possono verificare infezioni intercorrenti a causa delle difese immunitarie ridotte. In questi casi va sempre valutata l’opportunità di istituire un’adeguata terapia antibiotica.
  • L’uso nella tubercolosi attiva va limitato ai casi di malattia fulminante o disseminata, nei quali il glicocorticoide va usato con appropriata terapia antitubercolare. Se i glicocorticoidi vengono somministrati nei pazienti con tubercolosi latente o con risposta positiva alla tubercolina, è necessaria una stretta sorveglianza in quanto si può verificare una riattivazione della malattia. Nella terapia prolungata questi soggetti devono ricevere una chemioprofilassi.
  • Uno stato di insufficienza surrenale secondaria, indotta dal glicocorticoide, può essere minimizzato con una riduzione graduale del dosaggio. Questo tipo di relativa insufficienza può persistere fino ad un anno dopo la sospensione della terapia. Quindi, in qualsiasi situazione di stress che si manifestasse in questo periodo, la terapia ormonale dovrebbe essere ripresa.
  • Poiché la secrezione mineralcorticoide può essere compromessa, bisognerebbe somministrare in concomitanza cloruro sodico e/o mineralcorticoide.
  • A causa della possibilità di una ritenzione di liquidi, bisogna porre attenzione nella somministrazione di corticosteroidi a pazienti con insufficienza cardiaca congestizia.
  • In corso di terapia prolungata e con dosi elevate, se si dovesse verificare un’alterazione del bilancio elettrolitico, è opportuno adeguare l’apporto di sodio e di potassio.
  • Tutti i glicocorticoidi aumentano l’escrezione di calcio.
  • La terapia corticosteroidea può peggiorare il diabete mellito, l’osteoporosi, l’ipertensione, il glaucoma e l’epilessia.
  • Durante la terapia possono manifestarsi alterazioni psichiche di vario genere: euforia, insonnia, mutamenti dell’umore o della personalità, depressione grave o sintomi di vere e proprie psicosi. Una preesistente instabilità emotiva o tendenze psicotiche possono essere aggravate dal glicocorticoide.
  • Con l’uso inalatorio: raramente si possono verificare una serie di effetti psicologici e comportamentali che includono iperattività psicomotoria, disturbi del sonno, ansietà, depressione, aggressività, disturbi del comportamento (prevalentemente nei bambini).
  • È importante assumere la dose come indicato nel foglio illustrativo o come prescritto dal medico. Non bisogna aumentare o diminuire la dose senza prima consultare il medico. La stessa attenzione deve essere posta nei casi di precedente miopatia steroido-indotta o ulcera peptica.
  • Nei pazienti con insufficienza epatica i livelli ematici dei corticosteroidi possono essere aumentati, così come avviene con gli altri farmaci che vengono metabolizzati nel fegato.
  • Nei pazienti ipotiroidei o affetti da cirrosi epatica la risposta ai glicocorticoidi può essere aumentata.
  • Si consiglia cautela nei pazienti con Herpes simplex oculare, perché è possibile una perforazione corneale.
  • Nei pazienti con ipoprotrombinemia, si consiglia prudenza nell’associare l’acido acetilsalicilico ai glicocorticoidi.
  • I bambini e gli adolescenti sottoposti a prolungata terapia devono essere strettamente sorvegliati dal punto di vista della crescita e dello sviluppo. Il trattamento dovrebbe essere limitato alle dosi minime ed al periodo di tempo più breve possibile. Al fine di ridurre al minimo la soppressione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene ed i ritardi della crescita, dovrebbe essere valutata la possibilità di effettuare una somministrazione singola a giorni alterni.
  • Nei pazienti anziani la terapia, in particolare se prolungata, deve essere pianificata in considerazione della maggiore incidenza degli effetti collaterali quali osteoporosi, peggioramento del diabete, dell’ipertensione, maggiore suscettibilità alle infezioni, assottigliamento cutaneo.
  • La posologia di mantenimento deve essere sempre la minima in grado di controllare la sintomatologia; una riduzione posologica va fatta sempre gradualmente durante un periodo di alcune settimane o mesi in rapporto alla dose precedentemente assunta ed alla durata della terapia.
  • I glicocorticoidi devono essere somministrati con cautela nei seguenti casi: colite ulcerosa non specifica con pericolo di perforazione, ascessi ed infezioni piogeniche in genere, diverticolite, anastomosi intestinali recenti, ulcera peptica attiva o latente, insufficienza renale, ipertensione, osteoporosi, miastenia grave.

Interazioni: quali farmaci o alimenti possono modificare l’effetto di Bentelan?

  • Gli steroidi possono ridurre gli effetti delle anticolinesterasi nella miastenia grave, dei mezzi di contrasto radiografici nella colecistografia, dei salicilati e degli antinfiammatori non steroidei.
  • Nei pazienti con ipoprotrombinemia, si consiglia prudenza nell’associare l’acido acetilsalicilico ai glicocorticoidi.
  • L’effetto degli steroidi può essere ridotto da fenitoina, fenobarbitone, efedrina e rifampicina.
  • Può rendersi necessaria una modifica, usualmente in diminuzione, del dosaggio degli anticoagulanti somministrati in concomitanza.

Avvertenze

Il prodotto deve essere usato sotto il personale controllo del medico.

Gravidanza ed allattamento

Nelle donne in stato di gravidanza e nella primissima infanzia il prodotto va somministrato nei casi di effettiva necessità, sotto il diretto controllo del medico. Deve essere valutata l’opportunità dell’alimentazione al seno da parte di pazienti sottoposte a trattamento con dosaggi elevati; ciò in quanto i corticosteroidi vengono secreti nel latte materno.

Effetti sulla capacità di guidare e di usare macchinari

Non è nota l’influenza diretta del farmaco sulla capacità di guidare e di usare macchine che può tuttavia essere ridotta in rari casi di effetti indesiderati di tipo neurologico.

Per chi svolge attività sportiva

L’uso del farmaco senza necessità terapeutica costituisce doping e può determinare comunque positività ai test anti-doping.

Come usare Bentelan: posologia

Adulti

Terapie di breve durata: 4-6 compresse al giorno di BENTELAN 0,5 mg compresse effervescenti, riducendo gradualmente tale dose in base all’evoluzione clinica.

Terapie di lunga durata: nel trattamento di forme morbose croniche o subacute (collagenopatie, anemie emolitiche, asma bronchiale cronico, sindrome nefrosica, colite ulcerosa, pemfigo), dopo una terapia d’attacco in genere di 6-8 compresse al giorno di BENTELAN 0,5 mg compresse effervescenti, ridurre gradualmente la posologia fino alla dose di mantenimento minima capace di tenere sotto controllo la sintomatologia.

Mantenimento: la dose di mantenimento oscilla nell’adulto di peso medio fra 1-2 compresse al giorno.

Bambini

I bambini tollerano in genere dosi proporzionalmente superiori a quelle stabilite per gli adulti: si consigliano 0,1-0,2 mg/kg di peso corporeo al giorno.

Le compresse di BENTELAN sono divisibili a metà per facilitare l’aggiustamento della posologia, inoltre la solubilità in acqua consente una pratica ed agevole somministrazione.

Aerosolterapia: 0,5-1 mg sciolti al momento dell’uso in 1-2 mL di acqua.

Sovradosaggio: cosa fare se avete preso una dose eccessiva di Bentelan

Il sovradosaggio di glicocorticoidi, betametasone incluso, non comporta situazioni di pericolo di vita. Ad eccezione di dosaggi estremi, un sovradosaggio di glicocorticoidi per pochi giorni non ha probabilità di produrre risultati pericolosi in assenza di controindicazioni specifiche come diabete mellito, glaucoma o ulcera peptica attiva o di trattamento concomitante con farmaci di tipo digitale, cumarinici o diuretici che provocano deplezione di potassio.

Quali sono gli effetti collaterali di Bentelan?

In corso di terapia con cortisonici, specie per trattamenti intensi e prolungati, possono manifestarsi alcuni tra i seguenti effetti:

  • alterazioni del bilancio idro-elettrolitico, soprattutto ipokaliemia, che raramente ed in pazienti particolarmente predisposti, possono arrivare all’ipertensione e all’insufficienza cardiaca congestizia;
  • alterazioni muscoloscheletriche quali osteoporosi, osteonecrosi asettica, in particolare alla testa del femore, miopatie, fragilità ossea;
  • complicazioni a carico dell’apparato gastro-intestinale che possono arrivare fino alla comparsa o all’attivazione di ulcera peptica;
  • alterazioni cutanee quali ritardi nei processi di cicatrizzazione, assottigliamento e fragilità della cute;
  • alterazioni neurologiche quali vertigini, cefalea ed aumento della pressione endocranica, instabilità psichica, gli effetti indesiderati che possono insorgere con frequenza non nota, sono iperattività psicomotoria, disturbi del sonno, ansietà, depressione, aggressività, disturbi di comportamento (prevalentemente nei bambini);
  • disendocrinie quali irregolarità mestruali, segni di ipercorticismo, aspetto simil-cushingoide, disturbi della crescita nei bambini;
  • interferenza con la funzionalità dell’asse ipofisi-surrene, particolarmente in momenti di stress; diminuita tollerabilità ai glucidi e possibile manifestazione di diabete mellito latente, nonché aumentata necessità di farmaci ipoglicemizzanti nei diabetici;
  • complicazioni oftalmiche quali glaucoma, cataratta posteriore subcapsulare ed aumentata pressione endoculare;
  • negativizzazione del bilancio dell’azoto, per cui, nei trattamenti prolungati, la razione di proteine deve essere adeguatamente aumentata.

Il rispetto delle istruzioni riportate in questo foglio illustrativo riduce il rischio di effetti indesiderati. È importante che il paziente comunichi al proprio medico o al farmacista la comparsa di eventuali effetti indesiderati anche non descritti sopra.

Proprietà farmacodinamiche

Il Betametasone è un corticosteroide di sintesi dotato di una intensa attività antiinfiammatoria ed antireattiva, pari a circa 8-10 volte quella del Prednisolone peso per peso. Ha scarsa tendenza a provocare gli effetti collaterali caratteristici dei corticosteroidi. Non ha apprezzabile attività mineralcorticoide e non può essere, pertanto utilizzato da solo nel trattamento dell’insufficienza surrenalica.

Proprietà farmacocinetiche

Dopo somministrazione orale sono rilevabili, nell’uomo, concentrazioni ematiche dopo 20 minuti, il picco ematico si ha dopo 2 ore, la concentrazione decresce gradualmente nell’arco di 24 ore. L’emivita plasmatica sia dopo somministrazione orale che parenterale è ≥ 300 minuti. Il betametasone è metabolizzato nel fegato, pazienti con epatopatie hanno una clearance del farmaco più lenta rispetto ai soggetti sani. Il legame con le proteine è alto, principalmente con l’albumina. Il Betametasone disodio fosfato è estremamente solubile; gli eccipienti effervescenti presenti nella compressa di BENTELAN assicurano la sua completa e rapida dissoluzione in acqua prima della somministrazione comportando:

  • rapidità di assorbimento e quindi d’azione;
  • distribuzione omogenea della sostanza attiva su una vasta superficie della mucosa gastrica ed in definitiva minor irritazione a livello gastrico rispetto ad altri corticosteroidi scarsamente solubili;
  • praticità di somministrazione specie nei bambini e nei malati gravi.

Scadenza e conservazione

Vedere la data di scadenza indicata sulla confezione; tale data si intende per il prodotto in confezionamento integro, correttamente conservato. Attenzione: non utilizzare il medicinale dopo la data di scadenza indicata sulla confezione. Conservare nella confezione originale per proteggere il prodotto dall’umidità. Tenere il medicinale fuori dalla portata dei bambini. Fonte Foglietto Illustrativo: AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).

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La frutta fa ingrassare o dimagrire?

MEDICINA ONLINE DIABETE FRUTTA MANGIARE EVITARE GUIDA GLICEMIA CARBOIDRATI INDICE GLICEMICO CARICO GLICEMICO VALORIRiuscire a trattenersi dal mangiare cibi poco sani e seguire una dieta equilibrata e varia è l’ambizione di tutti, soprattutto in vista dell’estate. Resistere a un dolcetto o a un piattone molto condito, però, non è affatto semplice, per questo in molti cercano di ingannare la fame e la gola ripiegando sulla frutta.

Sebbene la frutta sia molto più sana di un bignè alla panna, bisogna fare attenzione alle porzioni che si consumano perché, ahimè, anche la frutta fa ingrassare. Tuttavia il sapore zuccherino può aiutare a rimpiangere meno le privazioni dettate dalla dieta e farci sentire più appagate concedendosi un alimento che apporta anche molti benefici.

Ma perché la frutta fa ingrassare? È giusto mangiare molti frutti quando si cerca di dimagrire? Ci sono dei frutti che aiutano a perdere peso?

Che cosa contiene la frutta?

Prima di analizzare le proprietà della frutta è bene classificare la moltitudine di frutti esistenti in diverse categorie:

  • frutta acidulo-zuccherina (mele, pere, pesche, susine, uva, albicocche, ciliegie, fragole, lamponi);
  • frutta acidula (come gli agrumi, i quali contengono circa il 15% di zuccheri e forniscono un apporto calorico molto basso);
  • frutta zuccherina (al contrario degli agrumi contiene più del 15% di zuccheri e quindi l’apporto calorico è più elevato);
  • frutta farinosa (come le castagne);
  • frutta oleosa meglio conosciuta come frutta secca (arachidi, anacardi, pistacchi, nocciole, mandorle).

A parte quest’ultima categoria, la frutta è un alimento poco calorico, ricco di antiossidanti e vitamine cioè di sostanze in grado di apportare enormi benefici per il nostro organismo.

Innanzitutto, è composta da una percentuale di acqua che varia dall’80 a più del 90% e da una massiccia presenza di vitamina C, specie nella frutta fresca. Inoltre, questo alimento conferisce un apporto di sali minerali come ferro, potassio, magnesio e calcio, garantisce un’ottima fonte di fibra alimentare apportando allo stesso tempo un ridotto contenuto calorico, nonostante la presenza di saccarosio e fruttosio. Grazie ai sali minerali e alle vitamine la frutta (ma anche la verdura) svolgono sull’organismo azioni rimineralizzanti e vitaminizzanti. Inoltre, l’abbondanza di acqua permette una buona idratazione, stimola la diuresi e la disintossicazione. Altre proprietà di questo prezioso cibo sono l’azione alcalinizzante verso i cibi ad alto contenuto proteico, quella lassativa in virtù della fibra presente e quella digestiva determinata dagli acidi.

Attenzione non tutta la frutta ha un’azione lassativa quella ad alto contenuto di tannini (cioè quelle sostanza in grado di conferire il tipo sapore astringente ad alcuni frutti) può causare stitichezza: l’effetto praticamente opposto. Esempi di frutti di questo tipo sono le nespole e mele cotogne.

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La frutta fa ingrassare?

Dopo aver elencato i principali benefici apportati dall’assunzione della frutta nell’ambito di una dieta sana ed equilibrata, passiamo a rispondere alla tipica domanda che ci si può porre pensando agli effetti della frutta sul nostro peso corporeo: la frutta fa ingrassare? La risposta non è così semplice, ma soprattutto non può risolversi in una semplice affermazione o negazione. Proviamo ad argomentare meglio. L’apporto calorico della frutta è piuttosto basso se paragonato ad altri alimenti che sovente si consumano come merenda o come spuntino di metà mattinata: circa 20-40 kcal per ogni 100 grammi. Discorso differente per la frutta secca che possiede un contenuto calorico decisamente maggiore: mediamente 500 kcal per ogni 100 grammi.

Tralasciando il contenuto calorico che, seppur importante, non può rappresentare l’unico parametro per stabilire se la frutta fa ingrassare o dimagrire. Questo alimento fa bene alla salute e andrebbero consumate dalle 2 alle 5 porzioni al giorno perché è ricco di sostanze in grado di mantenerci in buona salute, favorisce il controllo del peso e riduce lo stress ossidativo per la presenza di grosse quantità di antiossidanti. Attenzione però, questo non vuol dire che mangiare molta frutta (o troppa frutta) vi aiuterà a dimagrire, anzi, essendo molto zuccherina, se introdotta consumata in grandi quantità rischia di essere una delle cause dell’accumulo dei chili di troppo e dunque fa ingrassare.

Come sempre, se avete la necessità di dimagrire, vi invitiamo a chiedere l’aiuto ad un nutrizionista esperto ed evitare diete fai te con il rischio concreto di danneggiare il vostro stato di salute. Detto ciò va anche ribadito che la frutta è un ottimo spezza fame che contribuisce a dare un senso di sazietà maggiore rispetto al consumo di altri alimenti fintamente dietetici (barrette e similari). Inserire molti vegetali nel menù quotidiano è una sana abitudine da mantenere per tutta la vita, indipendentemente dalla dieta. Certo è che, se si sta seguendo un regime alimentare ipocalorico, bisogna preferire la frutta poco calorica e limitarsi nelle porzioni: 200 g è una porzione normale per la frutta poco zucccherina.

Molti commettono l’errore di evitare questi cibi perché spaventati dalla presenza di fruttosio e saccarosio: ribadiamo l’importanza di assumere almeno due porzioni di frutta al giorno, preferendo quella meno energetica se cercate di perdere peso. Non ci stanchiamo di ripetere che questi alimenti sono ricchi di vitamine, antiossidanti, sali minerali, acqua e fibre, che stimolano la diuresi, il transito intestinale ma anche il rinnovo cellulare.

Si tratta di un cibo estremamente importante, soprattutto per la salute dell’organismo, quindi non va eliminato solo perché si è a dieta. Quindi, la risposta al quesito iniziale, se la frutta fa ingrassare o meno, è “si” se si esagera con le porzioni e con la qualità della frutta (frutta secca rispetto a quella fresca), “no” se si adotta moderazione. Continuiamo insieme la nostra analisi per scoprire quando è preferibile mangiare la frutta per non ingrassare e le nostre conclusioni sull’argomento.

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Quando è preferibile mangiare la frutta?

Sebbene, come detto, non ci siano particolari controindicazioni, la frutta si può mangiare tranquillamente come spuntino a metà mattinata o nel pomeriggio in attesa della cena.

Alcuni preferiscono evitarla dopo i pasti, in quanto una delle caratteristiche di questo alimento è che causa fermentazione e quindi gonfiore addominale. Tuttavia non ci sono particolari avvertenze nel concludere la cena oppure il pranzo con un frutto.

Per quanto riguarda le proprietà “dimagranti” o “ingrassanti” della protagonista del nostro articolo, in questo paragrafo facciamo una distinzione tra i frutti meno calorici e quelli che invece contengono più calorie. Abbiamo già detto che la frutta oleosa, conosciuta come frutta secca, è densamente calorica e quindi va mangiata con moderazione seppur molto benefica per l’organismo.

Tuttavia non va eliminata dalla dieta: infatti, le nocciole, le noci, i pistacchi, i pinoli contribuiscono a controllare i valori del colesterolo LDL (quello “cattivo”), permettono di tenere sotto controllo il senso di sazietà e possono essere ottimi per apportare le giuste dosi di omega-3.

Per quanto riguarda la frutta da consumare in una dieta dimagrante è preferibile mangiare quella meno calorica tra cui:

  • l’anguria;
  • il melone;
  • le fragole;
  • le ciliegie;
  • i lamponi;
  • le albicocche;
  • l’ananas;
  • gli agrumi;
  • i kiwi.

Nella scelta della frutta da consumare, è preferibile dare priorità a quella di stagione perché sicuramente più sana in quanto maturata sotto i raggi del sole della stagione in cui è nata e non in un ambiente artificiale come può essere una serra o una camera di crescita. I frutti più zuccherini da mangiare moderatamente sono le banane, i cachi e l’uva, mentre quelli più calorici sono la frutta secca, l’avocado e il cocco che vanno consumati con moderazione se l’obiettivo è quello di perdere peso.

Conclusione: la frutta fa ingrassare o dimagrire?

Di certo stiamo parlando di un alimento naturale e sano, preferibile a molti snack ricchi di olio di palma e prodotti industriali che ci concediamo durante le nostre pause. È indubbiamente un alimento zuccherino e in quanto tale contiene calorie, ma anche fibra e vitamine, oltre ad acqua, sali minerali e preziosi antiossidanti. Frutta e verdura sono fondamentali per la dieta dell’uomo e quindi non vanno assolutamente eliminati dalla tavola. Praticare attività fisica, bere molta acqua e mangiare almeno due frutti al giorno possono aiutare a tenere il peso sotto controllo. Per problemi più seri o per diete specifiche per un determinato problema è importante farsi sempre seguire da un esperto.

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Differenza tra caffeina e taurina

MEDICINA ONLINE CAFFE CAFFEINA THE TE TEINA ECCITANTE ASTINENZA GINSENG LUNGO CORTO ORZO MACCHIATO CALDO FREDDO TAZZA GRANDE VETRO DIFFERENZE COFFE ESPRESSO AMERICANO WALLPAPER PIC PICTURE HI RES PHOTOLa caffeina è una sostanza appartenente alla famiglia degli alcaloidi naturali ed è presente in numerose piante (come quella del caffè, cacao, tè, cola, guaranà ecc…).
La caffeina è un composto che a temperatura ambiente si presenta come un solido bianco inodore. La caffeina è uno stimolante del sistema nervoso centrale e viene utilizzata in ambito medico o per produrre alcune bevande (caffè, tè, coca cola…).
È importante sapere che la caffeina va utilizzata solo occasionalmente perché l’utilizzo prolungato può portare alla perdita di risposta alla stessa.

La taurina è un’ammina, detta anche  acido 2-amminoetanosulfonico, ovvero una sostanza chimica acida prodotta in molti tessuti animali (compreso l’uomo) e in qualche specie batterica.
La taurina svolge numerose funzioni biologiche, come la sintesi dei sali biliari, il mantenimento dell’osmolaritàcellulare, la regolazione dell’attività fagocitaria delle cellule immunitarie, ha azione cardioprotettiva e spiccata azione antiossidante.
Grazie alla sua azione energizzante la taurina è diventata un ingrediente comune nelle bibite energetiche come la Red Bull, caramelle energetiche e nel latte per bambini fino a tre anni. Si chiama così perché è stata scoperta per la prima volta nella bile del toro.

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