Sindrome di Ménière e vertigini: sintomi, cause e cura

MEDICINA ONLINE EQUILIBRIO OTOLITI ESAME VESTIBOLARE NISTAGMO ORECCHIO FENOMENO DI TULLIO MOVIMENTI FASTIDIO CADUTA LABIRINTITE MENIERE OTOSCLEROSI POSIZIONALE BENIGNA CUPOLOLITIASI DIAGNOSI COSTO SEMICIRCOLARE LABIRINTOLa sindrome di Ménière è un disturbo dell’orecchio interno che provoca

  • forti vertigini,
  • acufeni (tintinnii nell’orecchio),
  • perdita dell’udito,
  • una sensazione di pienezza o congestione dell’orecchio.

In genere, interessa un solo orecchio. Gli attacchi di vertigine possono insorgere improvvisamente o dopo un breve periodo di acufeni o udito attutito. In alcuni soggetti, la sindrome si manifesta con singoli attacchi di vertigine intervallati da lunghi periodi, mentre in altri ci possono essere episodi ripetuti nell’arco di diversi giorni. La sindrome di Ménière può dare vertigini talmente intense da provocare la perdita di equilibrio e la caduta del soggetto (attacchi con caduta). La comunità scientifica stima che sei pazienti su dieci migliorano spontaneamente o a seguito di:

  • dieta;
  • farmaci;
  • o altri approcci non invasivi.

Esiste infine un piccolo gruppo di soggetti con sindrome di Ménière che migliora solo sottoponendosi a chirurgia. La sindrome si chiama così in onore del medico francese Prosper Ménière, che la descrisse per primo nel 1861.

Cause

Esistono diverse teorie sulle possibili cause della sindrome, ma nessuna è risultata conclusiva; il termine sindrome indica infatti un insieme di sintomi che potrebbero essere provocati da cause diverse. Alcuni ricercatori ritengono che la sindrome di Ménière sia il risultato di una vasocostrizione simile a quella che origina l’emicrania.

Altri ipotizzano che possa essere conseguente a

  • infezioni virali,
  • allergie,
  • reazioni autoimmuni.

Poiché la sindrome di Ménière sembra avere un decorso famigliare, potrebbe anche dipendere da variazioni genetiche causanti anomalie nel volume o nella regolazione dell’endolinfa. I sintomi della sindrome di Ménière sono dovuti all’accumulo di liquido nel labirinto, lo spazio compartimentato dell’orecchio interno. Il labirinto contiene gli organi dell’equilibrio (canali semicircolari e otoliti) e dell’udito (coclea). Comprende due sezioni: il labirinto osseo e il labirinto membranoso. Il labirinto membranoso è pieno di un liquido detto endolinfa che, negli organi dell’equilibrio, stimola i recettori mentre il corpo è in movimento. I recettori inviano quindi segnali al cervello su posizione e movimento del corpo. All’interno della coclea, le vibrazioni acustiche causano una compressione del liquido, che stimola la trasmissione di segnali dalle cellule sensoriali al cervello. Nella sindrome di Ménière, l’accumulo di endolinfa nel labirinto interferisce con l’equilibrio e con i segnali acustici tra orecchio interno e cervello. Questa anomalia causa le vertigini e gli altri sintomi della malattia.

Fattori di rischio

La sindrome può insorgere a qualunque età, anche se è più frequente negli adulti tra i 40 e i 60 anni di età. Sembrano essere esposti a un rischio maggiore di sviluppare i sintomi i soggetti con:

  • disturbi autoimmuni, caratterizzati dal sistema immunitario che per errore attacca i propri tessuti e organi,
  • famigliarità per il disturbo,
  • squilibri chimici nel fluido presente a livello dell’orecchio interno, per esempio a causa di alterazioni dell’equilibrio di specifici elettroliti (sodio e potassio in particolare),
  • disturbi della circolazione,
  • infezioni virali.

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Sintomi

I sintomi della sindrome di Ménière sono improvvisi: possono verificarsi tutti i giorni come una volta sola all’anno. Le vertigini, che spesso sono il sintomo più debilitante della sindrome, di solito provocano un forte capogiro che costringe il paziente a sdraiarsi. Gli attacchi di vertigini possono provocare:

  • grave nausea,
  • vomito,
  • sudorazione

e spesso non hanno alcun segno premonitore. In alcuni pazienti affetti da sindrome di Ménière gli attacchi hanno inizio con:

  • acufene (ronzio alle orecchie),
  • diminuzione dell’udito,
  • sensazione di riempimento o pressione nell’orecchio colpito.

È importante ricordare che tutti questi sintomi non possono essere previsti in alcun modo: di norma l’attacco è caratterizzato da una combinazione di vertigini, acufene e diminuzione dell’udito e può protrarsi per diverse ore. La frequenza, la durata e l’intensità di questi disturbi variano da persona a persona. Alcuni possono provare lievi vertigini alcune volte all’anno, altri invece possono essere affetti di tanto in tanto da un acufene intenso e incontrollabile durante il sonno. I pazienti affetti dalla sindrome di Ménière spesso vivono anche una diminuzione dell’udito e si sentono sempre insicuri e traballanti anche per lunghi periodi. Tra gli altri sintomi della sindrome di Ménière, che però si verificano con meno frequenza troviamo:

  • mal di testa,
  • disturbi addominali,
  • diarrea.

L’udito tende a ridiventare normale tra un attacco e l’altro, ma con l’andare del tempo peggiora.

Diagnosi

Per una corretta diagnosti della sindrome di Ménière sono necessari diversi passaggi, tra cui un colloquio conoscitivo della storia medica del paziente e un esame fisico da parte di un otorinolaringoiatra. Non esistono purtroppo né esami specifici né sintomi univoci cui riferirsi per fare diagnosi, che è basata essenzialmente sull’anamnesi e sulla presenza di:

  • due o più episodi di vertigine della durata di almeno 20 minuti ciascuno,
  • acufeni,
  • perdita temporanea dell’udito,
  • sensazione di congestione dell’orecchio.

Alcuni medici eseguono un esame dell’udito per quantificarne la riduzione dovuta alla sindrome; è infatti opinione diffusa che la misurazione accurata e la caratterizzazione della perdita d’udito siano fattori di importanza fondamentale per la diagnosi della sindrome di Ménière. Usando diversi tipi di esame dell’udito i medici possono caratterizzare la diminuzione dell’udito come sensoriale, cioè originata dall’orecchio interno, oppure neurale, cioè originata dal nervo acustico. La registrazione della risposta uditiva del tronco encefalico, che misura l’attività elettrica nel nervo acustico e nel tronco encefalico, è molto utile per distinguere tra questi due tipi di diminuzione dell’udito. L’elettrococleografia, ovvero la registrazione dell’attività elettrica dell’orecchio esterno in reazione al suono, può aiutare a confermare la diagnosi. Per esaminare l’apparato vestibolare, deputato all’equilibrio, il medico irriga le orecchie con acqua o aria calda e fredda. Questo procedimento provoca il nistagmo, ovvero i rapidi movimenti involontari degli occhi, che possono aiutare il medico nell’analisi del disturbo dell’equilibrio. Possono inoltre essere indicati esami come la risonanza magnetica o la TAC del cervello per escludere altre malattie; per esempio poiché i tumori, crescendo, possono provocare sintomi simili a quelli della sindrome di Ménière, una risonanza magnetica è utile per capire se le vertigini e la diminuzione dell’udito possano essere provocati da un tumore.

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Cura e terapia

La sindrome di Ménière purtroppo non dispone di una cura specifica, ma possono però essere indicati alcuni degli approcci sottoelencati per la gestione dei sintomi.

  • Farmaci. Il sintomo più invalidante della sindrome di Ménière è la vertigine. Farmaci su prescrizione medica, come alcune benzodiazepine (diazepam, lorazepam, …), la betaistina e alcuni antistaminici di vecchia generazione possono alleviare la vertigine e ridurne la durata. Utile la metoclopramide per la nausea. Possono talvolta essere prescritti anche cortisonici.
  • Restrizione del sale e diuretici. In alcuni soggetti, una dieta povera di sale e l’assunzione di diuretici controllano la sintomatologia riducendo la ritenzione idrica dell’organismo, con possibili minori volume e pressione del liquido nell’orecchio.
  • Altre modifiche alimentari e comportamentali. Alcuni soggetti individuano in caffeina, cioccolato e alcolici alimenti che peggiorano i sintomi, quindi riducendone le quantità o eliminandoli dalla propria dieta si osserva spesso un miglioramento dei sintomi. Anche l’astensione dal fumo può aiutare a ridurre i sintomi.
  • Terapia cognitivo-comportamentale. Si tratta di una forma di psicoterapia che aiuta a concentrarsi sulle interpretazioni e reazioni alle esperienze di vita. In alcuni soggetti, la terapia cognitiva aiuta a tollerare meglio la natura improvvisa degli attacchi e riduce l’ansia per possibili nuovi episodi.
  • Iniezioni. L’iniezione di gentamicina nell’orecchio medio aiuta a controllare le vertigini ma aumenta significativamente il rischio di perdere l’udito; la gentamicina, infatti, può danneggiare le microscopiche cellule cigliate dell’orecchio interno che servono a sentire. Alcuni medici iniettano piuttosto un corticosteroide, che spesso aiuta a ridurre le vertigini senza rischi per l’udito.
  • Chirurgia. La chirurgia può trovare indicazioni quando tutti gli altri trattamenti non sono riusciti ad attenuare le vertigini. Alcune procedure chirurgiche vengono eseguite sul sacco endolinfatico per decomprimerlo. Altro possibile intervento è il taglio del nervo vestibolare, anche se viene eseguito più raramente.
  • Medicina alternativa. Una valutazione scientifica di alcune pratiche di medicina alternativa nella sindrome di Ménière non ha mostrato alcuna evidenza a supporto di un’efficacia di terapie come agopuntura, agopressione, tai chi, integratori naturali come gingko bilboa, niacina o zenzero. Condividere comunque con il proprio curante il ricorso a queste terapie, perché possono talvolta avere conseguenze sull’efficacia o sulla sicurezza della medicina convenzionale.

Studiando le ciglia dell’orecchio interno, responsabili dell’udito e dell’equilibrio, sarà possibile capire come l’orecchio possa convertire l’energia meccanica delle onde sonore in impulsi nervosi; con una migliore comprensione dei meccanismi della sindrome di Ménière i ricercatori potranno sviluppare strategie di prevenzione e terapie più efficaci e mirate.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Rossore dopo la ceretta: cure e rimedi

Beautician Waxing A Woman's Leg Applying Wax StripEsistono rimedi per evitare, o comunque ridurre notevolmente, l’antipatico rossore che si spande sul nostro corpo dopo l’epilazione? Oggi ti spiegheremo qualche semplice rimedio per evitare o attenuare il rossore dopo la ceretta.

Rossore post ceretta: come funzionano i rimedi

Esistono rimedi per trattare il rossore post ceretta differenti a seconda dei posti interessati dal trattamento. In particolare, curare il rossore dopo la ceretta del viso sarà differente rispetto a quello della ceretta di gambe e ascelle. In ogni caso, comunque, il miglior rimedio per attenuare il rossore post ceretta e far durare di più l’effetto della depilazione, è predisporre la pelle perfettamente al trattamento prima di effettuarlo. Ecco cosa fare prima per una ceretta senza dolore e senza antipatici brufoletti rossi dopo.

  • Effettuare uno scrub due giorni prima del trattamento, per predisporre e ammorbidire la pelle
  • Fai una doccia calda prima della ceretta per aprire i follicoli permettendo al pelo di fuoriuscire più facilmente
  • Non usare prima o dopo alcolici o profumi sulla pelle

Per quanto riguarda invece la ceretta vera e propria, ricorda di:

  • Affidarti a un professionista se hai la pelle delicata
  • Scegliere il metodo di epilazione con ceretta più adatto alle tue esigenze
  • Detergere perfettamente la pelle prima della ceretta
  • Strappare contropelo
  • Non esporti al sole subito dopo il trattamento

Seguendo queste regole si diminuisce la possibilità di incorrere in rossori e irritazioni post ceretta, ma se dovessero comunque comparire, come comportarsi?

Come attenuare il rossore post ceretta a seconda dei posti in cui compare

Ecco una guida che spiega come ridurre il rossore e l’irritazione post ceretta, considerando il tipo di ceretta effettuata e soprattutto la zona che siamo andate a depilare. Ricordate sempre che subito dopo la depilazione è bene

  • disinfettare la parte interessata con acqua ossigenata
  • rimuovere ogni residuo di cera con oli e detergenti appositi
  • in caso di rossore post ceretta diffuso, doloroso e persistente potreste avere una follicolite e sarà quindi bene consultare un dermatologo

Rossore post ceretta viso

Il rossore post ceretta al viso può presentarsi in più zone, generalmente quelle interessate dai peli superflui, dai baffetti a quelli sul mento o fra le sopracciglia. Innanzitutto, subito dopo l’epilazione, disinfetta la parte interessata con un po’ di acqua ossigenata e poi rimuovi la cera in eccesso con un olio naturale, per pulire la zona ed evitare che la cera rimasta possa darti problemi.

Una volta fatto questo, per rinfrescarsi e attenuare il rossore dopo la ceretta al viso, è consigliato concedersi una bella maschera lenitiva e nutriente, per esempio all’aloe vera, ingrediente fondamentale per chi voglia prendersi cura delle irritazioni che possono generare fastidi sulla pelle, come vedremo. Per disinfettare e lenire il rossore, si può inoltre optare per una crema all’ossido di zinco e Lanolina, ma prima di applicarla provatela prima su una zona piccola e nascosta del corpo per testare eventuali intolleranze cutanee.

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Rossore post ceretta baffi e baffetti

Se invece il rossore post ceretta è localizzato sopra il labbro superiore, dove generalmente si trovano baffi e baffetti laterali, ecco qualche trucco per lenirlo. Innanzitutto bisogna capire il tipo di rossore e irritazione con cui abbiamo a che fare: se è troppo esteso infatti, o duraturo, potreste aver usato una cera troppo calda o aver strappato male.

In questi casi, dopo aver gentilmente disinfettato l’area e aver pulito gli eccessi di cera rimasti, converrà utilizzare un gel all’aloe vera per lenire irritazione e fastidio. Evitate creme con antibiotici o cortisoni: sono medicinali e andrebbero sempre usati con cautela e dietro consiglio medico. Meglio un olio alle mandorle dolci, ottimo lenitivo naturale.

Dopo il gel all’aloe vera, se vedete che il rossore persiste o ci sono bruciature lievi, potrete invece usare una crema cicatrizzante. Abbiate cura di non stressare la pelle dopo queste applicazioni, perché avrà bisogno di qualche giorno per “riprendersi”. Se invece il problema principale è rappresentato dal fastidio del post ceretta e dal rossore lieve, senza bruciature, si possono utilizzare soluzioni lenitive al mentolo e al tè verde, due prodotti ideali per donare sollievo alla pelle irritata del post depilazione.

Rossore post ceretta, gambe e petto

Per quanto riguarda i rimedi contro il rossore post ceretta a gambe e petto si deve innanzitutto procedere come per le altre parti del corpo, rimuovendo quindi l’eccesso di ceretta e disinfettando la zona.

Se si tratta di una zona circoscritta, il primo passo può essere passare del ghiaccio, per lenire immediatamente il rossore ed evitare che si diffonda o diventi persistente. Ricordate sempre di non applicare mai il ghiaccio direttamente sulla pelle, ma di frapporre sempre un panno per preservare la pelle. In alternativa di può usare l’olio per lenire e idratare la pelle irritata. In caso invece il rossore sia esteso, puoi fare un bagno all’avena colloidale: basterà versarne un po’ nell’acqua e poi lasciarsi coccolare.

Rossore post ceretta alle ascelle e all’inguine

Ci sono zone più delicate del corpo dove maggiormente bisogna fare attenzione alla depilazione e al processo post epilatorio, per evitare fastidi e irritazioni maggiori, dato lo sfregamento. E’ il caso del rossore post ceretta a inguine e ascelle, che va trattato con particolare delicatezza per evitare possa durare e peggiorare a causa dello sfregamento con i vestiti, soprattutto se troppo stretti. Ecco qualche consiglio per curare il rossore post ceretta nei due casi

Rossore post ceretta ascelle

Il rossore post ceretta alle ascelle è particolarmente fastidioso, perché può ripercuotersi per tutto il giorno sui nostri gesti. Pertanto è necessario innanzitutto scegliere con la propria estetista il tipo di ceretta migliore per noi. Una volta finita la ceretta bisogna:

  • pulire i residui di cera e asciugare attentamente le ascelle, per evitare che l’umidità possa creare un ambiente batterico
  • lenire il rossore con impacchi di camomilla, oli alla calendula o creme che contengano l’aloe vera
  • lasciar riposare la pelle almeno per qualche ora, non indossare magliette dalle maniche troppo aderenti e non esporre la parte al sole

Rossore post ceretta inguine

Il rossore post ceretta all’inguine può essere molto fastidioso, sia al mare che in città, perché se eccessivo può limitare i movimenti e peggiorare per lo sfregamento.

Pertanto bisognerà innanzitutto fare un gommage delicato due giorni prima della ceretta, per preparare la pelle. Il giorno della ceretta, invece, dovrete assicurarvi di avere qualche ora dopo la depilazione, per far riposare la pelle dopo i trattamenti lenitivi necessari per evitare e rimuovere rossore e irritazioni.

Anche in questo caso possono essere un toccasana gli oli alla calendula, soprattutto per le pelli più delicate. Più in generale dovrete dotarvi di gel o creme dagli ingredienti lenitivi (come il latte e l’aloe vera) oppure rinfrescanti come menta o mentolo. Ricordate di non indossare abiti aderenti per almeno un giorno, e di evitare invece per 48 ore l’esposizione al sole, per lasciare alla pelle il tempo di alleviare il rossore post ceretta senza stress.Leggi anche:

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Come bloccare sul nascere il desiderio di masturbarti in 10 passi

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma VANTAGGI NON MASTURBARSI MASTURBATORE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene VaginaLa masturbazione è una pratica relativamente comune e del tutto fisiologica. Se si tratta di un’attività occasionale e non eccessiva, allora è in grado di Continua a leggere

Cos’è l’aura emicranica?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Dietologo Dieta Perdere Peso Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Sesso Ecografie Dermatologia Mini Cervello LaboratorioL’aura è l’insieme dei disturbi psichici, visivi, motori e/o neurologici che possono precedere l’insorgenza dell’emicrania ma anche di una crisi epilettica, causati da un’onda di depressione corticale. L’aura ha una durata variabile, ma di solito dura tra 5 e 15 minuti. L’aura può essere:

  • Con deficit visivo (aura visiva);
  • Con deficit sensitivo (aura parestesica);
  • Con deficit fasico (aura fasica);
  • Con deficit stenico.

I sintomi neurologici che caratterizzano l’aura sono:

  • scotomi scintillanti (una zona luminosa a forma variabile di arco o linee, attorno alla quale la percezione visiva è generalmente buona);
  • stato confusionale di vario grado (formicolio, ronzio, ansia);
  • perdita delle forze di varia entità;
  • disturbi di fotofobia;
  • disturbi del linguaggio;
  • altri disturbi neurologici.

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Quali sono le cause dell’aura?
I fattori scatenanti e cause per i soggetti predisposti sono attualmente sconosciuti a livello di evidenze sperimentali. È opinione comune attribuire un ruolo determinante a stati di stanchezza psicofisica (eccessivo lavoro mentale e/o fisico), stress visivo (pattern di luce persistente, luce intensa, abbagli), alimentazione (alcool, latticini, zuccheri, diabete, caffeina, pasti disordinati, pesce affumicato, fagioli), composti chimici (farmaci, coloranti, fumo, nitrati, glutammato, tiramina), problemi di pressione sanguigna (insufficienza della circolazione vertebro basilare, ipotensione ortostatica), problemi ai recettori nervosi (crisi vaso vagali, lesioni demielinizzanti), altri problemi neurovegetativi (mancanza di sonno, anomala quantità di serotonina, ciclo mestruale), e numerosissimi altri tra cui odori, rumori ed allergie.
Le prime insorgenze di aura sono sovente confuse con l’ictus cerebrale o con un attacco ischemico transitorio (TIA) e possono dare luogo a intense reazioni emotive; tuttavia, la durata limitata e la completa reversibilità sono importanti elementi da prendere in considerazione per identificare la natura benigna di tali manifestazioni.
L’attacco di emicrania si verifica solo dopo il termine dell’aura, ma raramente è anche sotto forma di emicrania asintomatica e non porta ad alcun dolore o crisi.

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Differenza tra emicrania con aura ed emicrania senza aura

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Perchè è così difficile smettere di fumare Perchè mi sento depresso dopoL’emicrania è un mal di testa caratterizzato da un dolore prevalentemente unilaterale (ma può anche essere bilaterale), di intensità moderata o severa, descritto come pulsante, che tende a peggiorare con il movimento e con gli sforzi fisici e solitamente risulta associato a nausea e/o vomito. L’emicrania si distingue in due forme: emicrania senza aura ed emicrania con aura

Le differenze principali sono nella frequenza (l’emicrania con aura è meno frequente di quella senza aura) e nella presenza/assenza dell’aura. A tale proposito leggi questo articolo: Cos’è l’aura emicranica?

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Emicrania senza aura: cause, sintomi, diagnosi e trattamenti

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Mangiare meno ringiovanisce il tuo cervello2

L’emicrania è un mal di testa caratterizzato da un dolore prevalentemente unilaterale, ma può manifestarsi anche bilateralmente, di intensità moderata o severa, descritto come pulsante, che tende a peggiorare con il movimento e con gli sforzi fisici e solitamente risulta associato a nausea e/o vomito. Generalmente il dolore si sviluppa nella regione frontotemporale per poi estendersi a tutto il capo e al collo. I soggetti colpiti da emicrania manifestano disturbi nei confronti della luce (fotofobia), disturbi nei confronti del rumore (fonofobia) e, in alcuni casi, disturbi nei confronti di odori (osmofobia). Solitamente il paziente desidera e ha bisogno di stare a letto, a riposo assoluto, in ambiente buio e silenzioso. La durata degli attacchi è compresa tra 4 e 72 ore. In generale la prevalenza media dell’emicrania nella popolazione adulta è di circa il 12% (18% nelle donne e 6% negli uomini). L’emicrania si distingue in due forme: emicrania senza aura (è la forma più frequente e rappresenta l’80% di tutti i casi di emicrania) ed emicrania con aura (quest’ultima è meno frequente, circa il 10-15% dei casi totali di emicrania).

L’emicrania senza aura spesso compare al risveglio. La frequenza con cui questo disturbo si manifesta è molto variabile da soggetto a soggetto: può andare da qualche episodio all’anno a manifestarsi quasi quotidianamente (emicrania cronica); nella maggior parte dei casi le crisi si scatenano da 1 a 4 volte al mese. Nonostante le cause all’origine dell’emicrania senza aura non siano ancora note, la letteratura scientifica ha riconosciuto la presenza di alcuni fattori scatenanti: eventi stressanti, ovulazione, ciclo mestruale, eccesso o difetto di sonno, consumo di particolari alimenti. Anche nell’emicrania senza aura la proporzione di donne e uomini interessati dalla patologia rimane la stessa che per l’emicrania in generale: per ogni 3 donne con la patologia risulta colpito un uomo.

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Che cos’è l’emicrania senza aura?

L’emicrania senza aura spesso compare al risveglio. La frequenza con cui questo disturbo si manifesta è molto variabile da soggetto a soggetto, può variare da qualche episodio all’anno a manifestarsi quasi quotidianamente (emicrania cronica). Nella maggior parte dei casi le crisi si scatenano da 1 a 4 volte al mese.

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Quali sono le cause dell’emicrania senza aura?

All’origine dell’emicrania sembrerebbe esserci un particolare processo caratterizzato dallo spasmo rapido dei vasi encefalici seguito da una prolungata vasodilatazione. Quali siano le cause che, a loro volta, provocano l’innescarsi di questo particolare meccanismo non è però ancora noto. Nonostante le cause all’origine di questo disturbo non siano ancora conosciute, alcuni fattori possono risultare scatenanti, come ad esempio il consumo di particolari alimenti, variazioni delle abitudini di vita o dei ritmi di sonno/veglia, eventi particolarmente stressanti.

Quali sono i sintomi dell’emicrania senza aura?

Nella forma senza aura l’emicrania è caratterizzata da un dolore prevalentemente unilaterale, ma può manifestarsi anche bilateralmente, di intensità moderata o severa, descritto come pulsante, che tende a peggiorare con il movimento e con gli sforzi fisici e solitamente risulta associato a nausea e/o vomito. Generalmente il dolore si sviluppa nella regione frontotemporale per poi estendersi a tutto il capo e al collo. I soggetti colpiti manifestano disturbi nei confronti della luce (fotofobia), disturbi nei confronti del rumore (fonofobia) e, in alcuni casi, disturbi nei confronti di odori (osmofobia). Gli attacchi di emicrania possono essere preceduti di alcune ore da una serie di disturbi premonitori (i cosiddetti “sintomi prodromici“) tra cui irritabilità, stanchezza, sonnolenza, tendenza a cambiare umore.

Prevenzione

I farmaci di prevenzione vengono impiegati soprattutto sui soggetti – che costituiscono la minoranza – che presentano attacchi di emicrania molto frequenti. I rimedi più attivi nel ridurre la frequenza delle crisi sono il metoprololo, la flunarizina, l’amitriptilina, alcuni antiepilettici e alcuni antidepressivi. Tra le terapie preventive non farmacologiche vanno segnalati il biofeedback e l’agopuntura.

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Diagnosi

La diagnosi di emicrania senza aura si basa sulla manifestazione di almeno 5 attacchi che soddisfano i seguenti criteri:

  • durata degli attacchi di 4-72 ore senza farmaci o trattati senza successo;
  • presenza di almeno due delle seguenti caratteristiche: unilateralità del dolore; dolore pulsante; intensità moderata o forte; peggioramento indotto dall’attività fisica;
  • presenza, durante il mal di testa, di almeno uno dei seguenti sintomi: nausea e/o vomito; fono e/o foto fobia.

La storia clinica e l’esame obiettivo e neurologico serviranno per escludere un’origine secondaria dell’emicrania (attribuibile, cioè, ad altre cause come traumi a carico di collo e schiena, infezioni, patologie vascolari, assunzione di sostanze stupefacenti, patologie psichiatriche, ecc) e a determinare con certezza, quindi, la diagnosi di emicrania senza aura.

Trattamenti

Nei soggetti che soffrono di un numero limitato di crisi emicraniche all’anno la terapia farmacologica è mirata a stroncare l’attacco (terapia sintomatica), mentre quando le crisi sono frequenti e ricorrenti si prende in considerazione una finalità preventiva (terapia preventiva).
Tra i farmaci più utilizzati nella terapia sintomatica dell’attacco emicranico ci sono i comuni analgesici non steroidei (Fans) e i triptani.

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Emicrania con aura: cause, sintomi, diagnosi e trattamenti

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CERVELLETTO FUNZIONI CORREZIONE MOVIMENTI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari An Pene

L’emicrania è un mal di testa caratterizzato da un dolore prevalentemente unilaterale (ma può anche essere bilaterale), di intensità moderata o severa, descritto come pulsante, che tende a peggiorare con il movimento e con gli sforzi fisici e solitamente risulta associato a nausea e/o vomito. Generalmente il dolore si sviluppa nella regione frontotemporale per poi estendersi a tutto il capo e in alcuni casi anche al collo. I soggetti colpiti da emicrania manifestano disturbi nei confronti della luce (fotofobia), disturbi nei confronti del rumore (fonofobia) e, in alcuni casi, disturbi nei confronti di odori (osmofobia). Solitamente il paziente desidera e ha bisogno di stare a letto, a riposo assoluto, in ambiente buio e silenzioso. La durata degli attacchi è compresa tra 4 e 72 ore. La presenza media dell’emicrania nella popolazione adulta è di circa il 12% (18% nelle donne e 6% negli uomini). L’emicrania si distingue in due forme: emicrania senza aura ed emicrania con aura (quest’ultima è meno frequente).

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Cos’è l’aura?

A tale proposito leggi questo articolo: Cos’è l’aura emicranica?

Cos’è l’emicrania con aura?

Nella forma con aura, l’emicrania è preceduta da diversi sintomi tipo visione di lampi (fotopsia), scotomi scintillanti, deformazioni degli oggetti, emianopsia (oscuramento di metà campo visivo), ma anche addormentamento del braccio e della gamba (parestesia), disturbi della parola di tipo afasico (se la cefalea è localizzata a sinistra). Alla cessazione dei sintomi che costituiscono l’aura inizia l’emicrania, che si accompagna generalmente a nausea, vomito, fotofobia, fonofobia e osmofobia.

Quali sono le cause dell’emicrania con aura?

All’origine dell’emicrania sembrerebbe esserci un particolare processo caratterizzato dallo spasmo rapido dei vasi encefalici seguito da una prolungata vasodilatazione. Quali siano le cause che, a loro volta, provocano l’innescarsi di questo particolare meccanismo non è però ancora noto. Nonostante le cause all’origine di questo disturbo non siano ancora note, alcuni fattori possono risultare scatenanti, come ad esempio il consumo di particolari alimenti, variazioni delle abitudini di vita o dei ritmi di sonno/veglia, eventi particolarmente stressanti.

Quali sono i sintomi dell’emicrania con aura?

Nell’emicrania con aura il dolore tipico dell’emicrania è preceduto da diversi sintomi, che possono durare tra i 10 e i 60 minuti, tra cui:

  • visione di lampi (fotopsia);
  • scotomi scintillanti;
  • deformazioni degli oggetti;
  • emianopsia (oscuramento di metà campo visivo);
  • addormentamento del braccio e della gamba (parestesia);
  • disturbi della parola di tipo afasico (se la cefalea è localizzata a sinistra).

Alla cessazione dei sintomi che costituiscono l’aura inizia l’emicrania, che si accompagna generalmente a nausea, vomito, fotofobia, fonofobia e osmofobia.

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Diagnosi

La diagnosi di emicrania con aura può essere fatta quando si siano verificati almeno due attacchi con le medesime caratteristiche. La storia clinica e l’esame obiettivo e neurologico serviranno per escludere un’origine secondaria dell’emicrania (attribuibile, cioè, ad altre patologie).

Trattamento e prevenzione

Nei soggetti che soffrono di un numero limitato di crisi emicraniche all’anno la terapia farmacologica è mirata a stroncare l’attacco (terapia sintomatica), mentre quando le crisi sono frequenti e ricorrenti si prende in considerazione una finalità preventiva (terapia preventiva).
Tra i farmaci più utilizzati nella terapia sintomatica dell’attacco emicranico ci sono i comuni analgesici non steroidei (Fans) e i triptani: entrambe queste tipologie di farmaci riescono a stroncare l’attacco doloroso, mentre generalmente non riescono a sortire effetto sull’aura.
I farmaci di prevenzione vengono impiegati soprattutto sui soggetti – che costituiscono la minoranza – che presentano attacchi di emicrania molto frequenti. I rimedi più frequenti contro le crisi sono il metoprololo, la flunarizina, l’amitriptilina e la lamotrigina, che sembrerebbe essere efficace sia sull’attacco doloroso che sull’aura. Tra le terapie preventive non farmacologiche vanno segnalati il biofeedback e l’agopuntura.

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Edema polmonare acuto, cardiogeno, cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ENFISEMA POLMONARE SINTOMI SI MUORE CURA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneL’edema polmonare è una condizione caratterizzata da un aumento dei liquidi nello spazio extravascolare (interstizio e alveoli) a livello del parenchima dei polmoni. L’edema polmonare acuto può essere secondario ad un aumento della pressione idrostatica nei capillari polmonari (insufficienza cardiaca o scompenso cardiaco acuto in lingua inglese acute heart failure, AHF), stenosi mitralica o ad un’alterazione delle membrane alveolocapillari (inalazione di sostanze irritanti, processi infettivi). Accumulandosi all’interno degli alveoli, le strutture in cui avvengono gli scambi di ossigeno tra l’aria e il sangue, i fluidi causano problemi respiratori.

I rischi dell’edema polmonare

L’accumulo di fluidi nei polmoni alla base dell’edema polmonare richiede un intervento immediato per evitare gravi complicazioni. Se non trattato può infatti portare all’aumento della pressione nell’arteria polmonare e, in alcuni casi, a una sofferenza del ventricolo destro del cuore. L’aumento di pressione si ripercuote sull’atrio destro e, di conseguenza, su diverse parti del corpo, portando a gonfiori addominali e a livello delle gambe, accumulo di liquidi intorno ai polmoni e congestione e gonfiori del fegato.

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Quali sono le cause dell’edema polmonare?

Nella maggior parte dei casi l’edema polmonare è causato da problemi cardiaci, ad esempio malattie coronariche, cardiomiopatie, problemi alle valvole cardiache e ipertensione. I liquidi possono però accumularsi anche a causa di infezioni ai polmoni, malattie renali, inalazione di fumi chimici, farmaci, uno scampato annegamento e sindrome da stress respiratorio acuto. Le cause esatte dell’edema polmonare da alta quota – una forma che In genere colpisce al di sopra dei 2.400 metri di altitudine o chi pratica sport in quota senza prima essersi acclimatato – non sono note, ma sembra che si tratti di un problema associato all’aumento della pressione causato dalla costrizione dei capillari polmonari.

Edema polmonare da squilibrio delle forze di Starling

L’edema polmonare può essere conseguente ad uno squilibrio delle forze di Starling che trattengono i liquidi plasmatici all’interno del letto capillare o ad un’alterazione delle membrane alveolocapillari:

  • Aumento della pressione capillare polmonare (insufficienza cardiaca, stenosi mitralica, edema da iperafflusso);
  • Diminuzione della pressione oncotica del plasma (iponchia);
  • Diminuzione della pressione interstiziale polmonare (rapida espansione di polmone collassato a causa di pneumotorace);
  • Eccessiva diminuzione della pressione endopleurica (aumento del volume di fine espirazione in corso di asma).

Edema polmonare acuto da insufficienza cardiaca

L’edema polmonare acuto cardiogeno (secondario ad una grave insufficienza cardiaca ad esempio da infarto del miocardio o da severe bradiaritmia) è dovuto alla disfunzione di pompa ventricolare conseguente a lesioni acute o croniche a livello delle strutture cardiache. Il deficit di pompa si traduce in un accumulo di liquidi a monte del ventricolo insufficiente, con aumento della pressione idrostatica nei distretti venosi che drenano i tessuti; in tal caso, l’aumento della pressione di deflusso venoso si ripercuote a livello dei capillari polmonari: in questa sede, l’incremento della pressione vascolare porta ad uno stravaso dei liquidi a livello dell’interstizio polmonare. Questa situazione viene definita “edema interstiziale”. A questo punto, un ulteriore innalzamento della pressione capillare può portare alla rottura della giunzioni occludenti degli alveoli polmonari con inondazione degli stessi. Questa situazione è definita “edema alveolare”.

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Quali sono i sintomi dell’edema polmonare?

L’edema polmonare improvviso si manifesta con respiro molto corto e difficoltà respiratorie che si aggravano sdraiandosi, un senso di soffocamento, rantoli o sibili, ansia e preoccupazione, sudorazione eccessiva, tosse (a volte con sangue), cute pallida, palpitazioni e, in alcuni casi, dolore al petto. L’edema polmonare cronico è invece caratterizzato da mancanza di respiro e difficoltà respiratorie mentre si pratica attività fisica, sibili, risvegli notturni per la mancanza di fiato, perdita dell’appetito, gambe e caviglie gonfie, stanchezza e, in caso di insufficienza cardiaca, un rapido aumento di peso. I sintomi dell’edema da alta quota sono mal di testa, insonnia, ritenzione idrica, tosse e fiato corto.

Come prevenire l’edema polmonare?

Spesso l’edema polmonare non è prevenibile, ma uno stile di vita mirato alla prevenzione delle malattie cardiovascolari aiuta anche a ridurne la probabilità. Per questo è importante tenere sotto controllo lo stress, la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo, praticare un’attività fisica regolare, mantenere un peso salutare, seguire un’alimentazione ricca di frutta fresca, verdure e latticini a basso contenuto di grassi, limitare il consumo di sale e di alcol e non fumare.

Diagnosi

La diagnosi di edema polmonare richiede una visita medica e una radiografia al torace.
È possibile che vengano valutati i livelli di ossigeno e di anidride carbonica nel sangue e la concentrazione di peptide natriuretico di tipo B, che può indicare la presenza di problemi cardiaci.

Altri possibili esami sono:

  • ecografia cardiaca con colordoppler;
  • test per la funzionalità renale;
  • esami del sangue;
  • esami per escludere la possibilità di infarto;
  • elettrocardiogramma;
  • ecocardiogramma transesofageo;
  • cateterismo dell’arteria polmonare;
  • cateterismo cardiaco.

Trattamenti

Il trattamento immediato dell’edema polmonare prevede la somministrazione di ossigeno. In alcuni casi può essere necessaria la ventilazione assistita.
A seconda della situazione è possibile che vengano somministrati:

  • farmaci per la riduzione del precarico;
  • morfina per ridurre l’ansia e l’affanno respiratorio;
  • farmaci per la riduzione del postcarico;
  • antipertensivi.

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