Donne nate senza vagina: è la sindrome di Rokitansky-Kuster-Hauser

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DONNA TRISTE STANCA STRESS SONNO TRISTEZZA DEPRESSIONELa  sindrome di Rokitansky-Kuster-Hauser (anche chiamta agenesia mülleriana o aplasia utero vaginale o semplicemente sindrome di Rokitansky; in inglese müllerian agenesis o müllerian aplasia o vaginal agenesis o Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser syndrome o MRKH syndrome), è una condizione congenita (cioè presente già alla nascita) che è caratterizzata dall’assenza dell’utero e – in parte o totalmente – della vagina, mentre le ovaie sono presenti e anche i genitali esterni sono normali. E’ causata da un alterato sviluppo dei dotti di Müller, cui consegue l’agenesia dell’utero e variabili malformazioni della porzione prossimale della vagina. A ciò consegue amenorrea primaria, infertilità e l’impossibilità dei rapporti sessuali.

Cenni storici

Questa sindrome prende il nome dal suo più famoso scopritore il barone Karl Von Rokitansky (Cecoslovacchia, 1804-1878), medico e professore all’università di Vienna. Esistono evidenze di malformazioni vaginali sin dai tempi antichi. Già Ippocrate nel libro “Natura della donna” descrive la presenza di un’ostruzione membranosa del canale vaginale. Nel 1829 Mayer e nel 1838 Rokitansky descrivono una sindrome che include l’agenesia dell’utero e della vagina, mentre successivamente sarà Kuster ad osservare una correlazione con difetti urologici. Per questo motivo questa condizione viene anche chiamata sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser.

Diffusione

Si stima che la prevalenza della sindrome sia di 1-5 neonate su 10.000.

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Cause

Normalmente durante l’embriogenesi umana, insieme ai vari apparati e sistemi, avviene lo sviluppo del apparato riproduttivo; nei pazienti affetti da questa malattia lo sviluppo inizia ma non riesce a concludersi. La  sindrome di Rokitansky è causata da un alterato sviluppo dei dotti di Müller, cui consegue l’agenesia dell’utero e malformazioni della porzione prossimale della vagina. La causa a monte che determina tale alterato sviluppo è attualmente ancora non del tutto compreso. Sono stati studiati numerosi geni al fine di identificare una causa genetica. Le forme tipiche e atipiche del disturbo sono presumibilmente causate da mutazioni in diversi geni. Il gene WNT4 (braccio  corto del cromosoma 1) è stato implicato nella versione atipica di questo disturbo. Una mutazione genetica causa la sostituzione di un residuo di leucina in prolina nella posizione dell’amminoacido 12. Questo evento riduce i livelli intranucleari di β catenina, inoltre rimuove l’inibizione degli enzimi steroidogenici come la 3β-idrossisteriod deidrogenasi e la 17α-idrossilasi. I pazienti hanno quindi un eccesso di androgeni. Inoltre, senza WNT4, il dotto mulleriano è deformato o assente. Gli organi riproduttivi femminili, come la cervice, le tube di Falloppio e gran parte della vagina, sono quindi colpiti. È stata segnalata un’associazione con la sindrome da microdelezione 17q12, una mutazione per delezione nel braccio lungo del cromosoma 17. Il gene LHX1 può essere la causa di un certo numero di casi.

Sintomi e segni

Dal punto di vista clinico la sindrome di Rokitansky si manifesta con l’assenza di utero e vagina, con ovaie e genitali esterni nella norma e normale cariotipo femminile. In alcuni casi possono essere associate anomalie a carico di altri organi e apparati come reni e vie urinarie, cuore e scheletro (vedi il prossimo paragrafo). La maggior parte delle pazienti con la sindrome di Rokitansky se ne accorge durante la pubertà, dato che, nonostante le modificazioni normali legate alla pubertà (sviluppo dei caratteri sessuali secondari con pubarca, cioè formazione di peli pubici, e telarca, sviluppo delle mammelle), si ha amenorrea (cioè le mestruazioni sono assenti): è opportuno ricordare che attualmente tale sindrome rappresenta la seconda causa di amenorrea primaria dopo la sindrome di Turner. Le ovaie – normalmente presenti – infatti inducono la caratterizzazione femminile tipica della pubertà, ma le mestruazioni non compaiono in virtù dell’assenza dell’utero. La conseguenza più importante – e più drammatica per la donna – di questa malattia è l’impossibilità totale di avere una gravidanza data la mancanza dell’utero. Inoltre, finchè non si interviene chirurgicamente a creare un’apertura ed uno spazio vaginale, per la donna sarà impossibile la normale penetrazione vaginale durante i rapporti.Esternamente i genitali appaiono normali.

Tipologie

Esistono due tipologie di sindrome di Rokitansky:

  • sindrome di Rokitansky di primo tipo (MRKH di tipo I): si riscontra l’assenza solo di utero e vagina;
  • sindrome di Rokitansky di secondo tipo (MRKH di tipo II o MURCS -Müllerian aplasia, Renal aplasia and Cervico-thoracic Somite dysplasia):  si riscontra l’assenza di utero e vagina ma sono anche associate malformazioni di altri organi, tra cui reni, cuore e scheletro. In particolare il 40% delle donne malate presenta anomalie renali (il 15% nasce con un solo rene), il 10% presenta difficoltà uditive e il 10-12% anomalie scheletriche.

Il secondo tipo è generalmente considerato quello più grave e potenzialmente caratterizzato da sintomi e segni in quantità maggiore rispetto al primo tipo.

Un’altro tipo di classificazione, prevede tre gruppi:

  • Tipica agenesia mulleriana – Aplasia/ipoplasia uterovaginale isolata (prevalenza 64%);
  • Agenesia mulleriana atipica – Aplasia/ipoplasia uterovaginale con malformazione renale o aplasia/ipoplasia uterovaginale con disfunzione ovarica (prevalenza 24%);
  • Sindrome MURCS – Aplasia/ipoplasia uterovaginale con malformazione renale, malformazione scheletrica e malformazione cardiaca (prevalenza 12%).

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Diagnosi

La diagnosi di sindrome di Rokitansky è essenzialmente clinica. Tuttavia la normale visita medica va integrata con esami genetici per il controllo del cariotipo, un’ecografia pelvica e una risonanza magnetica per il controllo dell’anatomia interna. Importante anche una ecografia renale, visto che, come dicevo all’inizio dell’articolo, spesso tale patologia è associata e anomalie a carico di altri organi ed il rene è statisticamente quello più colpito.

Trattamento

Per quanto riguarda il trattamento è possibile ricostituire la vagina mediante intervento chirurgico di vaginoplastica: la costruzione di una neovagina è necessario per permettere alla paziente di avere una normale vita sessuale. Questo ovviamente non risolve il problema dell’assenza dell’utero (per cui permangono per tutta la vita l’infertilità e l’amenorrea), anche se in futuro si prevede che sarà possibile ricorrere al trapianto di utero. Già adesso presso la Clinica Ginecologica dell’ospedale Umberto I di Roma si stanno sperimentando nuove terapie a base di cellule staminali autogene, cioè prelevate dalla stessa paziente. Il trattamento con utero artificiale è ancora in fase di studio. Ritornando all’impossibilità di avere figli, una ulteriore brutta notizia è che l’assenza dell’utero rende impossibile anche il ricorso a tecniche di fecondazione in vitro. Rimane la possibilità della maternità surrogata (vietata in Italia) oppure ovviamente dell’adozione. I trattamenti effettuati sono finalizzati a migliorare il rapporto sessuale ed a migliorare la qualità della vita della paziente, soprattutto dal punto di vista psicologico. Per migliorare il rapporto sessuale sono utilizzati sia dilatatori vaginali, sia la chirurgia, che presenta numerosi approcci, tra i quali:

  1. il metodo McIndoe: prevede l’utilizzo di cute del paziente al fine di confezionare una vagina artificiale; dopo l’intervento l’uso di dilatatori vaginali può rendersi necessario in caso di stenosi.
  2. il metodo Vecchietti: consiste nell’inserimento, a livello del fondo cieco della vagina, di una dispositivo di forma ovalare che viene successivamente messo in trazione dall’interno dell’addome tramite un intervento laparoscopico; l’intervento dura in tutto 45 minuti. In tal modo la vagina può crescere in dimensione di 1 cm al giorno, creando una vagina normale in circa una settimana o più.

Il trapianto uterino è stato eseguito in un certo numero di persone con agenesia mulleriana, ma l’intervento è ancora in fase sperimentale. Poiché le ovaie sono presenti, le persone con questa condizione possono avere figli genetici attraverso la fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione a un portatore gestazionale. Nell’ottobre 2014, è stato riferito che un mese prima una donna svedese di 36 anni era diventata la prima donna con un utero trapiantato a dare alla luce un bambino sano. È nata senza utero, ma aveva ovaie funzionanti. Lei e il padre sono passati alla fecondazione in vitro per produrre 11 embrioni, che sono stati poi congelati. I medici dell’Università di Göteborg hanno quindi eseguito il trapianto di utero, essendo il donatore un amico di famiglia di 61 anni. Uno degli embrioni congelati è stato impiantato un anno dopo il trapianto e il bambino è nato prematuro a 31 settimane dopo che la madre aveva sviluppato la preeclampsia. La ricerca promettente include l’uso di strutture coltivate in laboratorio, che sono meno soggette alle complicazioni del tessuto non vaginale, e possono essere coltivate utilizzando le cellule della donna stessa come fonte di coltura. Il recente sviluppo di vagine ingegnerizzate utilizzando le cellule del paziente stesso ha portato a vagine perfettamente funzionanti capaci di mestruazioni e orgasmo in un certo numero di pazienti.

Supporto psicologico

Scoprire di essere affette dalla sindrome di Rokitansky è ovviamente uno shock molto forte per la donna, che avrà la certezza di non poter mai rimanere incinta oltre alla percezione di essere “meno donna” del normale. La diagnosi avviene spesso in giovane età, durante le prime fasi post-puberali e ciò rende ancora più traumatica la notizia: in questo senso è assai importante avere un supporto psicologico e psichiatrico, che aiuti la paziente ad accettare la malattia. Alcune pazienti potrebbero avere un forte contraccolpo psicologico e ricadere nella depressione, nell’isolamento sociale e perfino in idee suicidarie: in questi casi farmaci antidepressivi e psicoterapia possono essere di grande aiuto.

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Bimbo nasce di 19 settimane, sopravvive qualche minuto e commuove il mondo

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare bimbo 19 settimaneCi sono notizie che riescono ad emozionare il mondo intero: questa lo è di sicuro! “L’ho preso, l’ho abbracciato, mentre il suo cuoricino batteva. L’ho tenuto vicino al cuore, ho contato le dita di mani e piedi e l’ho baciato sulla piccola fronte,” ha detto la madre commossa Lexi Fretz.

L’evento ha avuto luogo la scorsa settimana nello stato dell’Indiana (USA). Lexi Fretz, fotografa, si stava preparando a un servizio fotografico per un matrimonio che si sarebbe svolto il giorno dopo, quando ha cominciato ad avere perdite.

Corsa in ospedale, le contrazioni sono diventate sempre più forti finché non ha dato alla luce il piccolo Walter Joshua Fretz, di 19 settimane e 3 giorni, sopravvissuto solo pochi minuti.

“Custodirò sempre quei ricordi che ho di lui,” ha detto la madre. “Sono molto felice che mio marito sia riuscito a raggiungere la macchina per prendere la fotocamera. All’inizio non volevo foto, ma ora sono l’unica cosa che ho per poterlo ricordare.”

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Lina Medina è la mamma più giovane al mondo: ha partorito il suo primo figlio a 5 anni

MEDICINA ONLINE LINA MEDINA MAMMA PIU GIOVANE MONDO 5 ANNI CINQUE FIVE YEARS YOUNGEST MOTHER MAM MOM MAMMA WORLD.jpgQuando nel 1939 la peruviana Lina Vanessa Medina partorì il suo primo figlio, successe un fatto storico destinato ad entrare nella storia della medicina: Lina aveva appena 5 anni e divenne la più giovane madre al mondo.

Lina Medina, è nata il 27 settembre 1933 a Paurange, un piccolo villaggio sperduto nelle Ande Peruviane, nel distretto di Ticrapo. Intorno ai 5 anni, Lina Medina, manifestò quello che sembrava un problema di salute: il suo addome iniziò ad ingrossarsi. I suoi genitori, Tiburelo Medina e Victoria Losea, inizialmente chiesero l’intervento dello sciamano del villaggio per farla guarire, ma senza successo. Temendo un tumore addominale, il padre portò la figlia in ospedale. La visita medica accertò la natura del male di Medina: non aveva un tumore ma era incinta al settimo mese (a questo proposito, non è mai stata rivelata ufficialmente l’identità di chi mise incinta Medina. Alcune voci hanno indicato in un suo fratello, con problemi mentali, come l’autore del gesto).

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Il parto

Il 14 maggio 1939, dopo 9 mesi di gravidanza senza alcun problema, dopo un mese e mezzo di ricovero in ospedale, all’età di 5 anni, 7 mesi e 21 giorni, Lina Medina partorì suo figlio. Il parto si svolse senza problemi. Una equipe formata dai dottori Lozada e Busalleu e l’anestesista Dott. Colata, intervenne con un taglio cesareo per aiutarla a dare alla luce un bambino di 2.700 grammi, senza difetti fisici e in buona salute. Il neonato fu chiamato Gerardo Alejandro in onore dei dottori che si presero a cuore il caso, Lozada e Busalleu. Dopo alcuni giorni, madre e bambino lasciarono la clinica. La bambina non rivelò mai chi fosse il padre né le circostanze del concepimento: Escomel scrisse che ella “non poteva dare risposte precise”, suggerendo così che non lo sapesse davvero. Ma la vicenda provocò intanto l’arresto del padre con l’accusa di violenza sessuale e incesto. L’uomo fu scagionato per insufficienza di prove.
Data l’impossibilità della Medina di mantenere il figlio, venne creata dal governo del Perù una commissione per la cura e la tutela del neonato. Da adulta, la Medina si impiegò come segretaria nella clinica di Lozada a Lima. Il chirurgo le fornì un’istruzione e la aiutò ad assicurare a suo figlio la possibilità di frequentare le scuole superiori. Il giovane venne allevato nella convinzione che Lina fosse una sorella maggiore.

Verità o falso?

Ad oggi, alcuni sono scettici riguardo a questo curioso caso. Benché si sia sospettato il falso, il caso appare comunque suffragato dalla letteratura scientifica: casi estremi di pubertà precoce, in bambini sotto i nove anni, sono eccezionali, ma non sconosciuti alla letteratura medica. Riguardo Lina Medina sono state pubblicate alcune fotografie che documentano il caso. La prima fu scattata un mese e mezzo prima del parto, intorno ai primi di aprile del 1939, quando la bambina era incinta di sette mesi e mezzo. Presa dal profilo sinistro, ritrae la bambina nuda in piedi, con le mani incrociate dietro la schiena, in modo da evidenziare su sfondo neutro l’estensione del ventre e le mammelle sviluppate: è l’unica immagine della sua gravidanza. L’altra fotografia, molto più chiara, fu scattata un anno più tardi a Lima quando Gerardo aveva undici mesi. Le due foto sono visibili nell’immagine qui in alto. Una terza foto disponibile (che trovate all’inizio dell’articolo) mostra la neomamma subito dopo il parto, con accanto a lei una infermiera che tiene in braccio il neonato; altre foto mostrano Lina col proprio bambino:

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Il figlio morì a 40 anni

Il caso di Lina Medina, è stato riportato dettagliatamente dal Dott. Edmundo Escomel, nell’articolo “La plus jeune mère du monde” pubblicato nella rivista scientifica “La Presse Medicale” il 31 maggio 1939, in cui il medico aggiunse particolari sulla comparsa del menarca ad otto mesi di età (ma secondo altre fonti a due anni e mezzo), e sullo sviluppo delle mammelle già a quattro anni. A cinque, la bambina presentava ampliamento del bacino e maturazione ossea avanzata.
Gerardo Alejandro scoprì all’età di 10 anni di essere il figlio e non il fratello di Lina, furono i suoi compagni di scuola a dirglielo. Gerardo morì nel 1979 a 40 anni; la causa della morte fu una malattia del midollo spinale, ma non è stato mai chiarito se vi sia stato un collegamento tra la patologia spinale e la sua nascita avvenuta da una madre ancora bambina. Lina Medina si è sposata nel 1972 con Raúl Jurado da cui ha avuto un secondo figlio, nato 33 anni dopo la nascita del primo figlio.

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Lina Medina oggi

Lina Medina ha oggi quasi ottant’anni, è in salute e vive attualmente con il marito Raúl Jurado, in un quartiere povero di Lima noto come Chicago Chico. Avrebbe potuto guadagnare molto dalla sua storia, ma è sempre stata restia a concedere interviste e non le piace parlare della sua vita privata e della vicenda che le è capitata; nel 2002 ha rifiutato l’ennesima intervista all’agenzia di stampa Reuters. A lei è oggi dedicata una statua al Museo delle Cere di New York: il suo primato rimarrà probabilmente imbattuto per sempre.

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Conoscere i giorni fertili per rimanere incinta velocemente: il calendario dell’ovulazione

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO GRAVIDANZA PANCIA MATERNITA MAMMA GINECOLOGIA CONCEPIMENTO PARTO PANCIONE FIGLIO MADRE BAMBINA AMOREIl vostro più grande desiderio è rimanere incinta ma finora non ci siete riuscite e per di più non sapete come fare per favorire il ‘lieto evento’? Sicuramente la cosa più importante è quella di conoscere i vostri giorni fertili e questo è possibile attraverso la conoscenza del calendario dell’ovulazione. Vediamo insieme come fare.

Avere pazienza!

E’ importante che per prima cosa capiate che non dovete essere frettolose: i tempi per restare incinta possono a volte essere lunghi e per ottenere un buon esito dovete restare tranquille e serene. Non per questo, però, meno determinate e costanti: sappiate che in media per rimanere incinta possono volerci anche 7-8 mesi e in ognuno di questi mesi la probabilità di concepire varia dal 15 al 20 per cento. Una volta presa la decisione e capito che sono necessarie costanza e pazienza, vediamo come fare per favorire la gravidanza.

Capire quali sono i giorni fertili

Innanzitutto è che dovete capire quali sono i giorni in cui siete fertili, e per farlo bisogna conoscere bene il vostro ciclo mestruale: questo è il principale segreto per sapere quando è in atto l’ovulazione. Nel corso del ciclo ci sono all’incirca 7 giorni in cui si è più fertili e si ha quindi una possibilità maggiore di concepire. Ma abbiamo ancora un aiuto in più: sappiate che durante il periodo di fertilità ci sono alcuni giorni in cui si tocca un picco. Questo avviene pochi giorni prima dell’ovulazione e dovete imparare a riconoscere questi giorni per poter rendere ancora più probabile la possibilità di rimanere incinta. Per far questo, dovete sapere come funziona il concepimento: nel corso dell’ovulazione una delle ovaie rilascia un ovulo maturo che entra nella tuba di Falloppio. Questo ovulo ha una vita media di un giorno e la natura fa sì che nel momento dell’ovulazione la temperatura del corpo salga in modo da rendere l’ambiente adatto per accogliere l’uovo fecondato.
A questo punto è necessario sapere esattamente quando avviene l’ovulazione in modo da poter individuare con precisione i giorni fertili. Il che è facile se il ciclo è regolare, dato che l’ovulazione si ha 14 giorni dopo la mestruazione. In questo caso è quindi sufficiente sottrarre 14 giorni dalla durata del ciclo. La cosa diventa più difficile se il ciclo è irregolare. Ma tranquille, a questo punto entrano in gioco alcuni “trucchi”.

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1) Misurare la temperatura

Il primo sistema è quello di controllare la temperatura del corpo, che aumenta durante l’ovulazione. E’ quindi sufficiente misurare la temperatura con un termometro (possibilmente digitale) ogni mattina alla stessa ora mentre si è ancora nel letto. La misurazione va effettuata per bocca o per via vaginale. In realtà l’aumento di temperatura durante l’ovulazione non è eccessiva: si tratta di mezzo grado in più, per questo il consiglio è di adoperare un termometro digitale, con il quale è facile rilevare ogni piccola oscillazione di temperatura.

2) Test di ovulazione

Un secondo trucco per favorire la gravidanza in caso di ciclo irregolare è quello di acquistare in farmacia un test digitale di ovulazione, che potrà indicare quali sono i 2 giorni più favorevoli per il concepimento. Il funzionamento del test si basa sulla rilevazione dell’ormone dell’ovulazione da 24 a 36 ore prima che la stessa ovulazione abbia luogo e va usato ogni giorno, per una volta e sempre allo stesso orario, ma solo nei giorni in cui prevedete il picco di fertilità.

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3) Muco cervicale

Un terzo sistema è quello di osservare qualunque cambiamento nel muco cervicale. Si tratta di un sistema poco tecnologico ma spesso efficace, che si basa sulla produzione di maggiore quantità di muco che avviene quando ci si prepara all’ovulazione. Come riconoscere il muco cervicale? Si tratta di una sostanza quasi trasparente, simile ad un albume d’uovo, la cui funzione è quella di preparare la strada allo sperma nel suo percorso volto ad incontrare l’ovulo.

Altri consigli

Ora che abbiamo un panorama chiaro del ciclo e dei giorni fertili, ecco alcuni consigli finali per favorire la gravidanza: ricordate che avere un rapporto sessuale subito dopo l’ovulazione potrebbe essere inutile, perché si corre il rischio di ‘arrivare in ritardo’; inoltre i rapporti sessuali devono avvenire (quotidianamente) già da 5 giorni prima dell’ovulazione e fino al giorno seguente la stessa ovulazione Seguendo le indicazioni che vi abbiamo dato, le probabilità di restare incinta saranno sfruttate al massimo.

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Fumi durante la gravidanza? Ecco cosa rischia tuo figlio

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO GRAVIDANZA PANCIA MATERNITA MAMMA GINECOLOGIA CONCEPIMENTO PARTO PANCIONE FIGLIO MADRESto per dire una cosa ovvia: se fumare fa male, fumare durante la gravidanza fa doppiamente male perché tutto quello che di negativo noi respiriamo giunge al feto con una potenza esagerata essendo quest’ultimo un organismo in via di formazione e perciò sensibilissimo agli agenti lesivi. Gli effetti negativi dell’esposizione al fumo di tabacco durante la vita fetale sono dovuti essenzialmente a due motivi:

  1.  l’ipossia (diminuzione di Ossigeno disponibile nel sangue e nei tessuti) indotta dall’Ossido di Carbonio (CO) derivante dalla combustione, e che passa attraverso la placenta nell’organismo del feto, nonché dall’azione vasocostrittrice della nicotina;
  2. la presenza nel fumo di circa 4.000 sostanze, di cui molte cancerogene e potenzialmente responsabili di allergie.

Il nascituro subisce danni non soltanto se la madre fuma, ma anche dall’esposizione al fumo passivo ed al fumo terziario. I bambini nati da fumatrici presentano un più alto rischio di soffrire di respiro affannoso e di asma. Lo dice uno studio condotto da Andrew Lux, della Bath Unit for Research in Paediatrics presso il Royal United Children’s Hospital di Bath, in Inghilterra. Nell’ambito dell’ALSPAC (Avon Longitudinal Study of Parents and Children), più di 8500 donne gravide sono state tenute sotto osservazione anche per quanto riguarda l’abitudine al fumo.

Si è poi visto che nei bambini tra i 18 e i 30 mesi, uno su cinque soffriva di respiro affannoso, e il rischio era più alto nei figli di quante avevano fumato in gravidanza (il periodo considerato è importante, perché successivamente questo problema respiratorio può essere causato da infezioni). Forse inaspettatamente, nella stessa ricerca si è visto che anche l’esposizione al fumo passivo provoca effetti analoghi. Le sigarette sono colpevoli di problemi di affanno nei piccoli, ci sono poi ovviamente altri fattori di rischio, come una storia familiare di asma, l’essere maschi, le condizioni abitative, eccetera. Di questi fattori, comunque, il fumo sarebbe il più facile da eliminare. Secondo un altro studio olandese (condotto dalla Sijmen Reijneveld Institution, a Leida) i figli di forti fumatrici (15-50 sigarette al giorno) soffrono di coliche il doppio dei figli di non fumatrici. Lo si è appurato intervistando un campione rappresentativo di genitori di più di 3000 bambini di età superiore ai sei mesi. Le coliche venivano identificate da specifici comportamenti di pianto che duravano più di tre ore al giorno per più di tre giorni alla settimana.

Le complicanze più comuni dei poveri bambini esposti al fumo di sigaretta:

1) Sistema nervoso: la nicotina agisce anche sulle terminazioni nervose del feto ed è in grado di modificare in modo duraturo il sistema nervoso e i collegamenti tra i neuroni. A questo proposito è documentato che i figli di donne fumatrici possono manifestare disturbi neuro-comportamentali di lunga durata: sono più eccitabili, iperattivi e hanno delle performance intellettive inferiori.

2) SIDS (sindrome da morte improvvisa): il rischio della morte in culla del lattante sembra essere in correlazione con l’abitudine materna al fumo. Per morte improvvisa si intende il decesso inspiegabile e inatteso del lattante. Le cause rimangono oscure, ma è certo che vi sono alcuni fattori che aumentano il rischio che questo accada e tra questi c’è l’esposizione al fumo. Diversi studi condotti in Inghilterra negli anni ’90 hanno evidenziato che il fumo passivo prima e dopo la nascita può determinare il manifestarsi di questo evento, poiché l’attività cardiaca e nervosa di un neonato che è stato vittima di questa pratica durante la gestazione è diversa da quella di un bambino che non è mai stato esposto al fumo.

3) Diminuzione del peso alla nascita, da 200 a 500 grammi in relazione al numero di sigarette. Gli effetti sono, almeno in parte, definitivi, in quanto a sviluppo completato il ragazzo sarà mediamente 1 cm meno alto rispetto agli altri.

4) Aumento della frequenza dei parti prematuri, il che incide ancora una volta sul peso alla nascita.

5) Aumento delle infezioni neonatali, con persistente aumentata suscettibilità a infezioni respiratorie e cutanee in età adolescenziale e adulta.

6) Alterazioni dello sviluppo psicofisico nei figli di madri fumatrici, con significativo aumento di problemi comportamentali e di socializzazione. – Aumentata incidenza di tumori infantili (il 15% di questi sono legati al fumo in famiglia).

7) Disturbi respiratori: l’esposizione al fumo materno durante la vita fetale comporta una ridotta funzione respiratoria, in particolare per l’interessamento delle piccole vie aeree. Il fumo dei familiari è invece responsabile del 15% dell’asma nei bambini e dell’11% del respiro sibilante negli adolescenti.

La sigaretta rende anche più difficile rimanere incinta

Il fumo influisce non solo sulla fertilità dell’uomo (leggi l’articolo apposito) ma anche della donna. Nelle fumatrici la gravidanza si instaura dopo più tentativi rispetto alle non fumatrici, in quanto le possibilità di fecondazione dell’uovo sono ridotte del 40%. La nicotina riduce la contrattilità delle tube, ostacolando l’incontro degli ovociti con gli spermatozoi. II fumo, inoltre, fa diminuire i livelli di progesterone e rende difficile l’annidamento dell’uovo fecondato nella mucosa uterina, danneggiandone la maturazione. Uomini e donne hanno risultati inferiori in caso di trattamenti per fecondazione assistita, questo perché il fumo nell’uomo può ridurre la fertilità mediante riduzione della densità dello sperma, del numero e della mobilità degli spermatozoi ed è un importante fattore di disfunzione erettile. Nella donna invece provoca menopause più precoci di circa 2 anni rispetto alle non fumatrici in quanto il fumo altera la normale produzione di ormoni sessuali femminili. Il fumo può quindi arrivare ad impedire di avere una famiglia, le persone che programmano una gravidanza dovrebbero smettere di fumare.

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L’esposizione al sole in gravidanza fa bene al bambino e previene la sclerosi multipla

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO GRAVIDANZA PANCIA MATERNITA MAMMA GINECOLOGIA CONCEPIMENTO PARTO PANCIONE FIGLIO MADREIl caldo è arrivato, improvviso e potente come ogni estate ed ovviamente come ogni anno arrivano gli immancabili consigli per esporsi al sole in sicurezza (ed io non faccio eccezione: leggi l’articolo qui). L’esposizione al sole porta anche tanti vantaggi, soprattutto alle future mamme ed ai loro bambini. In che modo? L’esposizione solare apporta vitamina D che passa al feto e contribuisce a prevenire la sclerosi multipla.

Lo sostiene uno studio dell’Università Nazionale australiana di Canberra e dell’Istituto Murdoch di ricerca infantile. La ricerca è stata condotta su 1524 malati di Sclerosi multipla. Ebbene si è evidenziato differenze tra le mamme che hanno trascorso i primi tre mesi di gestazione durante il periodo invernale e quello che lo hanno trascorso in quello estivo: in queste ultime, infatti, la percentuale di figli malati era minore del 32%.

In conclusione quindi esporsi al sole fa bene al bambino, rimane comunque l’avvertenza per le future mamme di esporsi al sole con criterio, avendo l’accortezza di evitare le ore più calde del giorno e di utilizzare una buona crema solare in grado di proteggere l’epidermide dai raggi UV.

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L’ecografia transvaginale esplora gli organi genitali interni femminili

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L’ecografia trans-vaginale o “ecografia transvaginale“, a volte abbreviata con ECO-TV o ETV o TVS (acronimo dall’inglese “Trans-Vaginal Sonography”) o TVU (da “Trans-Vaginal Ultrasonography) è una tecnica diagnostica per immagini, che indaga morfologia e stato di salute degli organi genitali interni femminili, usando una sonda ad ultrasuoni ad elevata frequenza che viene introdotta nella vagina.

Chi la effettua?

L’ecografia transvaginale viene effettuata dal medico ginecologo o da altro personale medico competente.

Quando si usa?

L’ecografia trans-vaginale viene effettuata in tre casi principali:

  • sospetto di patologie riguardanti l’apparato genitale femminile;
  • visualizzazione precoce della camera gestazionale nelle pazienti con sospetta gravidanza;
  • valutazione ostetrica della lunghezza cervicale e valutazione dell’eventuale funneling.

Quali patologie indaga?

L’elevata frequenza della sonda permette un alto potere risolutivo che consente l’osservazione e la misurazione di diverse patologie e condizioni, tra cui:

  • gravidanza extrauterina;
  • adenomiosi ed endometriosi;
  • malformazioni;
  • masse ovariche ed altre condizioni patologiche degli annessi (ad esempio cisti, PCOS…);
  • ascessi o processi infettivi localizzati;
  • iperplasia endometriale;
  • leiomiomatosi uterina;
  • neoplasie cervico-endometriali (cancro);
  • infertilità o sterilità;
  • polipi endometriali o cervicali.

Vantaggi

L’ecografia trans-vaginale, grazie all’uso di una sonda ad alta frequenza, permette di indagare in modo dettagliato utero, ovaie ed annessi, oltre che di controllare la gravidanza nel primo trimestre o nel quadro di tecniche di riproduzione assistita.
Rispetto all’ecografia pelvica trans-addominale (nella quale la sonda ecografica viene appoggiata sull’addome inferiore) permette una migliore visualizzazione di utero, endometrio, cervice uterina, tube di Falloppio, ovaie e dello spazio parauterino, comprensivo delle logge parieto-coliche e del cavo del Douglas. Tale maggior precisione e dettaglio è dato dalla vicinanza della sonda ecografica alle strutture da esaminare e dalla mancanza dello “scherma” rappresentato dagli organi e dai tessuti che inevitabilmente incontrano gli ultrasuoni nella via trans-addominale (in particolare vescica e tessuto adiposo, soprattutto se la donna è fortemente obesa).
Rispetto alle indagini eseguite con radiografia o con TC, l’ecografia trans-vaginale NON usa radiazioni ionizzanti, quindi può essere eseguita più volte in sicurezza ed anche nelle donne incinte, senza pericoli per il feto.

Svantaggi

Rispetto all’ecografia pelvica trans-addominale, l’ecografia trans-vaginale è certamente più invasiva, più fastidiosa e più rischiosa. In genere ha anche un costo maggiore rispetto all’ecografia pelvica trans-addominale. Non può essere eseguita nelle donne vergini (con imene intatto e non particolarmente elastico).
E’ una tecnica operatore-dipendente: la sua capacità di individuare eventuali patologie è fortemente legata all’esperienza del medico che la esegue.

Preparazione all’esame

La paziente viene invitata ad urinare prima dell’esame e, una volta a vescica vuota, viene fatta spogliare dalla vita in giù e distendere in un lettino per esami in posizione ginecologica. Talvolta, però, si richiede di avere la vescica piena (bere e non urinare nell’ora precedente all’esame) per effettuare anche l’ecografia pelvica esterna.

Procedura

L’ecografia transvaginale viene considerata una metodica moderatamente invasiva; mentre nell’ecografia tradizionale trans-addominale la sonda viene posizionata sulla parte bassa dell’addome, in quella trans-addominale la sonda viene introdotta all’interno della vagina. Tale sonda ha una elevata frequenza, è lunga e stretta, viene rivestita con materiale monouso (simile ad un profilattico) ed è di piccole dimensioni (poco più di 1 cm di diametro). La sonda viene inserita più facilmente in vagina grazie al gel per ultrasonografia, consentendo un ingresso agevole ed indolore.

Quanto dura?

L’esame si completa generalmente in 10 – 15 minuti, tranne quei casi in cui si rilevano anomalie che possono richiedere altro tempo per essere analizzate.

Cosa fare al termine dell’esame?

Al termine dell’indagine si può tornare alle normali attività giornaliere e lavorative. Non occorre farsi accompagnare da altre persone, visto che al termine dell’esame si è auto-sufficienti. Dopo l’esame si può tranquillamente guidare e gestire strumenti e mezzi pericolosi, visto che l’esame non induce sonnolenza.

L’esame è doloroso?

L’esame non è doloroso, tuttavia viene considerato fastidioso da molte pazienti. Si può avvertire fastidio e pressione soprattutto durante le fasi di penetrazione della sonda.

L’esame è rischioso?

L’esame, usando ultrasuoni, non è rischioso per la salute della donna, né per quella dell’eventuale feto. In rarissimi casi la sonda potrebbe determinare delle lesioni all’interno della vagina.

Controindicazioni

L’esame non presenta particolari controindicazioni. Non può essere eseguita nelle donne vergini (con imene intatto e poco elastico) che vogliano conservare l’integrità dell’imene.

L’ecografia trans-vaginale si può effettuare su una donna vergine?

Nelle donne vergini, con imene intatto, l’esame non può essere eseguito, salvo quei casi in cui l’imene intatto è comunque sufficientemente elastico da consentire l’esecuzione del test. E’ il medico a decidere se eseguire o non eseguire l’esame.

L’ecografia trans-vaginale si può eseguire con le mestruazioni?

L’indagine può essere eseguita in qualunque fase del ciclo mestruale e – se necessario ed urgente – anche in presenza di mestruazioni, tuttavia, preferibilmente non dovrebbe essere eseguita durante le mestruazioni.

Alternative

Se per qualche motivo non è possibile eseguire una ecografia trans-vaginale, si può eseguire al suo posto:

  • una ecografia trans-addominale (con sonda poggiata sulla parte inferiore dell’addome);
  • una ecografia  ecografia trans-rettale (con sonda inserita nell’ano).

Costo

Il prezzo di una ecografia trans-vaginale eseguita privatamente, oscilla in genere tra 80 e 250 euro.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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