Chi ha paura di Babbo Natale?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO TRISTE TRISTEZZA SUICIDIO DEPRESSIONE PAURA AIUTOMolti non vedono l’ora che arrivi Natale, altri lo eviterebbero volentieri. Ma c’è persino chi sotto le feste rischia addirittura un attacco di panico. E’ il caso di Stefanie Howlett, 28enne di Wirral, nel Merseyside, Regno Unito: la vista di Babbo Natale scatena in lei una reazione emotiva molto forte, dalle lacrime alle palpitazioni, fino ai vere e proprie crisi d’ansia. Il motivo risiederebbe, racconta la ragazza al tabloid britannico ‘Daily Mail’ on line, nel fatto che da piccola è stata più volte forzata dai genitori a incontrare e a sedersi sulle ginocchia di vari ‘Santa Claus’ nei centri commerciali del suo Paese.

Il risultato è una vera e propria fobia che obbliga Stefanie a fare shopping natalizio esclusivamente on line, per evitare di incappare nei Babbi Natale che popolano i negozi in questo periodo, per allietare grandi e piccini. Salvo poi, come nel caso della giovane designer di gioielli, traumatizzarli fino all’età adulta. Sfortuna ha voluto che, quando era alle superiori, Stefanie ha dovuto anche ‘subire’ una gita scolastica in Norvegia, dove gli insegnanti hanno organizzato un incontro con ‘il vero Babbo Natale’. “Quando ho saputo che Santa Claus era nella stanza accanto, il panico è iniziato a salire. Non sopporto nemmeno la sua vista, persino sui biglietti d’auguri”, assicura.

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Lo stress da shopping natalizio ci rende aggressivi e scatena istinti primordiali di sopravvivenza

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SHOPPING COMPULSIVO COMPRARE VESTITI NEGOZIO CENTRO COMMERCIALE SOLDI (2)Altro che crisi economica! Pur essendoci in giro molto meno caos rispetto agli scorsi Natali, rieccoci puntuali alla fine di dicembre con i classici week end freddi (ma non troppo, almeno qui a Roma) e colorati di strade intasate dal traffico, parcheggi introvabili, negozi affollati – anche se in pochi comprano davvero – e nei quali si finisce persino a contendersi gli oggetti. Lo stress è davvero dietro il famigerato angolo. Lo shopping natalizio può essere un vero e proprio campo di battaglia, che talvolta ci rende aggressivi e scatena istinti primordiali di sopravvivenza. A lanciare l’allarme uno psicologo inglese, David Lewis, fondatore dell’ente indipendente di ricerca Mindlab International.

Continua la lettura su https://www.ilmattino.it/salute/medicina/shopping_natalizio_stress_battiti_cuore_istinti_primitivi-232587.html

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Il segreto per evitare l’abbuffata natalizia? E’ un colore

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DOLCI DI NATALE BISCOTTI TORTA CALORIE GRASSI ZUCCHERO NATALIZI (7)Durante le feste le nostre tavole si riempiono di cibi molto buoni, ma anche molto calorici, non è raro infatti che mesi di sacrifici per dimagrire siano spesso vanificati da pochi giorni di festa. Da oggi sappiamo che uno dei segreti per non abbuffarsi durante le feste, potrebbe essere un colore: proprio il colore natalizio, cioè il rosso. Uno studio italiano condotto da psicologi dell’Università di Parma, infatti, dimostra che servendo le pietanze in piatti rossi si mangia di meno. Pubblicato sulla rivista Appetite, lo studio è stato condotto da Nicola Bruno e coordinato da Claudio Oleari dell’ateneo parmense. Gli esperti hanno coinvolto 240 individui ed hanno messo in piatti di colore rosso, blu e bianco dei pop corn, una crema per le mani e del cioccolato. Non hanno svelato ai partecipanti lo scopo della ricerca ma hanno chiesto loro di valutare la bontà di quei prodotti. E’ emerso che i partecipanti consumavano nettamente meno prodotto, crema per le mani compresa, se questo veniva servito su piatti rossi piuttosto che quando veniva servito su piatti di altri colori. Il motivo di ciò è ancora, però, sconosciuto.

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Internet sta cambiando il tuo cervello, ecco come

MEDICINA ONLINE UFFICIO STUDENTE SOCIAL PC COMPUTER PORTATILE SCRIVANIA LAVORO SEDIAInternet sta cambiando il nostro cervello e i comportamenti: il cervello non è più usato come memoria per immagazzinare conoscenze per le quali ci si affida alla rete, inoltre si fa meno riferimento agli altri per informarsi di qualcosa e si ha la presunzione di sapere tante cose, solo perché quando ci serve un’informazione la cerchiamo in un click su Google o su Wikipedia. A spiegare questa metamorfosi attivata su di noi da internet è sul magazine Scientific American lo psicologo Adrian Ward della University of Colorado a Boulder, che delinea rischi e opportunità del trasferimento di memoria e conoscenza dalla mente umana a memorie digitali e virtuali.

Continua la lettura su https://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/stilidivita/2013/11/21/Cosi-internet-sta-cambiando-cervello-comportamenti-umani_9658940.html

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Qual è l’orario migliore per bere il caffè?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CAFFE CAFFEINA TAZZINA COLAZIONE“Drogati di caffeina” a parte, forse oggi abbiamo una risposta più precisa grazie alle ricerche di Steven Miller, neuroscienziato della Uniformed Services University of the Health Sciences, nel Maryland. L’orario ideale per bere il caffè sarebbe tra le 9,30 e le 11,30, comunque un paio d’ore dopo essersi svegliati. Secondo l’esperto, infatti, sarebbe quello il momento per godere a pieno dei benefici della caffeina, perché nell’organismo si abbassano i livelli di cortisolo (meglio noto come l’ormone dello stress) rispetto a quando si è appena svegli. Al momento del risveglio, spiega il neuroscienziato sul suo blog, c’è un picco di questo ormone nel sangue, che dovrebbe farci sentire più svegli vanificando sostanzialmente gli effetti della caffeina o ancora peggio creando assuefazione e facendoci sentire di volta in volta la necessità di berlo sempre più forte per ottenere degli effetti sull’organismo. Lo stesso accade all’ora di pranzo e tra le 17,30 e le 18,30, tutti orari non indicati per bere il caffè. I livelli di cortisolo variano però da persona a persona, conclude Miller, per questo gli orari indicati potrebbero non essere validi proprio per tutti.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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La depressione fa invecchiare prima

MEDICINA ONLINE DONNA TRENTANNI SINGLE PAURA RAPPORTO SESSO SAD TRISTE PIANTO RAGAZZA FIDANZATA AMORE PRINCIPESSA TRISTEZZA DEPRESSIONE MENTE EMOZIONI SESSO SEX GIRL YOUNG CUTE CRYING VERY UNHAPPY WALLPAPEROltre a provocare moltissimi disagi nel paziente, la depressione può favorirne l’invecchiamento. A rivelarlo è una ricerca olandese, del Vu University Medical Centre di Amsterdam, pubblicata sulla rivista Molecular Psychiatry. Gli studiosi hanno esaminato 2400 persone affette e non da depressione, studiando in particolare i loro ‘telomeri’ (cioè le parti terminali dei cromosomi che proteggono il Dna dal danneggiamento) e scoprendo che nelle persone depresse tali telomeri risultavano più corti rispetto a quelli che non erano stati mai affetti da questa patologia.

Gli anni passano, i telomeri si accorciano
Il fenomeno dell’accorciamento progressivo dei ‘telomeri’ risulta legato all’invecchiamento, spiegano gli studiosi: ogni anno perdiamo tra le 14 e le 29 coppie di basi del Dna (che ne misurano la lunghezza), ma nelle persone depresse questa perdita risultava ben più significativa, pari a 83-84 coppie di basi, che corrispondevano a un'”anzianità” cellulare di sei-otto anni maggiore.

Come limitare la depressione e quindi il processo di invecchiamento?
In questo caso a venire in aiuto è un altro recente studio, pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine, che ha misurato gli effetti benefici della luce, soprattutto quella naturale, sul trattamento e la prevenzione della depressione. Gli esperti in questo caso raccomandano 20-30 minuti al giorno di attività all’aperto, come giardinaggio o passeggiate. Ovviamente ciò non basta assolutamente a curare la depressione, malattia che necessita un aiuto specifico da parte del medico.

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I 10 motivi per cui il tuo cervello ti fa credere di essere affamato quando in realtà non lo sei

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RISTORANTE MANGIARE CUCINA DIETA CIBO CHEFNon è ancora ora di pranzo o cena eppure non riesci a tenere a freno quella fame nervosa, quel languorino che ti fa sentire pronto a mangiare qualsiasi cosa ricca di grassi e carboidrati ti capiti a tiro? Sappi che la tua mente sta “cospirando” contro di te e che quella che senti non è «fame», ma un’illusione del tuo cervello dovuta a diversi fattori, non ultimo l’affaticamento mentale da ufficio e, visto il periodo, lo “stress da Natale”.

Proprio a tal proposito troverai utilissimo questo articolo: I 10 cibi che ti aiutano a combattere lo stress del periodo natalizio

L’Huffington Post ci aiuta elencando i nove motivi per cui il tuo cervello ti fa credere di essere affamato,anche quando non hai realmente fame.

1) Non dormi abbastanza di notte. La mancanza di sonno stimola la produzione di ormoni che faranno sentire affamato.

2) Ieri hai mangiato troppo. La scienza non è ancora riuscita a spiegare del tutto il meccanismo dietro a questo fenomeno ma pare che sia proprio così: dopo un pasto abbondante… si ha voglia di mangiare ancora.

3) Sei in piena sindrome premestruale. Le donne lo sanno bene: tutta colpa del progesterone che fa sentire più affamate (ma anche più gonfie).

4) Hai fatto una colazione scarsa o non adeguata. Lo sanno tutti che la colazione è il pasto più importante della giornata: servono almeno 300-400 calorie. Digiunare a colazione è il metodo migliore per avere fame tutto il giorno.

5) Prendi farmaci. Chi è costretto a prendere una grande quantità di medicinali riscontra spesso un aumento incontrollato dell’appetito. In caso di cure molto lunghe è bene parlarne con il medico per evitare che la «troppa fame» diventi dannosa.

6) Bevi bevande light o senza zuccheri. Quando si beve una bevanda senza contenuto calorico, il cervello si attiva pensando che siano in arrivo delle calorie che però, in realtà, non arrivano. La reazione “stizzita” del nostro cervello è  ingigantire lo stimolo della fame.

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7) In realtà hai sete. Il cervello può reagire ai primi sintomi di una leggera disidratazione azionando lo stimolo della fame.

8) Sei annoiato. Le nostre attività quotidiane sono regolate dalla dopamina, l’ormone della «soddisfazione». A livello biologico, la dopamina viene rilasciata anche quando mangiamo. Per questo, quando siamo annoiati o insoddisfatti, ci viene voglia di «pasticciare col cibo», per smuovere un po’ di quella dopamina che ci fa sentire così bene.

9) Sei stressato. È un meccanismo infallibile derivato dagli animali: così come una gazzella scappa per evitare di diventare la cena del leone, anche noi cerchiamo di scappare il prima possibile – o di fronteggiare al meglio – le situazioni stressanti. E per riuscirci, bisogna avere la pancia piena (anche quando in realtà non serve). In pratica quando siamo stressati il nostro corpo ci “prepara” ad un surplus di lavoro con una preventiva richiesta di cibo in eccesso.

Un decimo motivo lo posso aggiungere io, vi assicuro che ne so qualcosa: avere smesso di famare da poco. Quando si smette con le sigarette la fame ha una vera impennata, però bisagna dire che dopo qualche mese sia la fame che il peso corporeo tendono nella maggioranza dei casi a normalizzarsi e a tornare come prima dell’ultima sigaretta.

A tale proposito troverete interessante la lettura di questo articolo: Per quali motivi si ingrassa dopo aver smesso di fumare?

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Lo zucchero diminuisce la nostra aggressività

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SALE ZUCCHERO BIANCO CUCCHIAIO CUCINA CUCINARE DIETA DIETOLOGIA DIMAGRIRE CALORIENon è certo una novità che un po’ di zucchero possa addolcire le persone. Ma ora uno studio scientifico conferma che chi è incline a comportamenti aggressivi può ridurre gli scoppi emotivi e controllare il proprio impulso a scontrarsi, in due maniere che rafforzano l’autocontrollo: consumare un po’ di zucchero per disporre dell’energia necessaria, oppure usare la mano non dominante.

Continua la lettura su https://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/stilidivita/2013/11/04/Sei-aggressivo-migliorare-autocontrollo-mangia-zucchero_9563061.html

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