Secondo l’Osservatorio Nestlé-Fondazione Adi, l’Associazione italiani di dietetica e nutrizione clinica, solo il 33% degli italiani, rispetto al 38% dello scorso anno, mangia pesce almeno due volte alla settimana come indicano le linee guida del Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione per una corretta alimentazione. I dati 2013 della quinta edizione dell’Osservatorio Nestlé-Fondazione Adi sottolineano una riduzione del consumo di prodotti ittici sulle tavole: il 66% degli italiani ha modificato le abitudini alimentari per diminuire spese e sprechi. E proprio i consumatori più attenti al prezzo (pari al 67% del campione) afferma di consumare pesce saltuariamente (26%) o solo una volta la settimana (36%).
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Lo staff di Medicina OnLine
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L’etichetta nutrizionale serve ai consumatori per fare scelte informate e consapevoli. Se fosse compilata in modo corretto e fornisse davvero tutte le informazioni necessarie per farsi un’idea di cosa si sta acquistando, il che non sempre accade, si potrebbe essere d’accordo. Ma un’affermazione come questa resta molto imprecisa perché non tiene conto di un elemento determinante nelle decisioni di consumo: il condizionamento psicologico.
Se per Natale avevate intenzione di sospendere la dieta, di dimenticare tutti i vostri buoni propositi e di darvi alle abbuffate di dolci, beh, sappiate che potreste danneggiare la vostra memoria, e in maniera irreversibile! A dirlo è un recente studio: pare che dosi elevate di zucchero, anche consumate raramente, alterino rapidamente la memoria. Il tutto è stato dimostrato e provato dai ricercatori della School of medical science della University of New South Wales, a Sydney, con una ricerca pubblicata sulla rivista Brain, Behavior and Immunity. È pur vero che lo studio è stato effettuato sui topi, ma pare che gli effetti sugli umani siano praticamente gli stessi.
Dopo la menopausa le donne vedono aumentare il proprio rischio di cancro al seno quando il loro indice di massa corporea tende ad aumentare (
L’anno sta per finire e
Io lo prendo sempre macchiato caldo senza schiuma, c’è chi lo preferisce espresso, chi all’americana, chi al ginseng e chi in una delle numerosissime varianti ormai in circolazione in ogni angolo del mondo, ma sicuramente non c’è adulto che non abbia mai provato a bere un caffè. Benedetto dagli studenti universitari e da chi fa un lavoro che lo obbliga a svegliarsi molto presto, per molti è un rito, per tanti un’abitudine, per tutti è soprattutto un piacere. Ma le opinioni riguardo alle controindicazioni del caffè lo reso “amaro” a chi alla salute proprio non vuole rinunciare. Ora però arrivano buone notizie per tutti gli amanti del caffè: fa bene al cervello, alla pelle e al corpo (anche se non bisogna mai esagerare!).
A parità di calorie assunte si può essere magri, normali o obesi. E’ la qualità a fare la differenza tanto che, dopo l’indice di massa corporea (Bmi) nasce l’indice di qualità dieta (Iqd), più utile del conto delle calorie. Lo dimostra una ricerca fatta dalla sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia dell’università Sapienza di Roma, presentata due giorni fa in occasione del settimo congresso regionale della Società italiana dell’obesità, in corso all’università Sapienza.
Qual è l’ingrediente dei cibi colpevole di indurci ad abbuffate e pasti esagerati di cui poi immancabilmente ci si pente? Molti pazienti a questa domanda rispondono sicuri: i grassi! Ma sbagliano. E’ lo zucchero contenuto nei cibi – e non i grassi – a farci mangiare troppo e a spingerci alla sovra-alimentazione. A portare nuovamente lo zucchero sul banco degli imputati, stavolta con l’accusa di portare ad eccessi a tavola, è un interessante studio condotto da Eric Stice dell’Oregon Research Institute e pubblicato sulla rivista The American Journal of Clinical Nutrition.