Mappa mondiale delle ragazze “facili”: sudamericane più disponibili e le italiane?

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Dopo la mappa mondiale della grandezza del seno (clicca qui per vederla) e la mappa mondiale della lunghezza del pene (clicca qui se vuoi vederla), TargetMap non poteva non stupirci di nuovo con una mappa un po’ meno scientifica del solito e decisamente più “maliziosa”. Quella che vedete qui sopra è infatti la “mappa mondiale delle ragazze facili“. Una cartina che, secondo le ultime ricerche, illustra il mondo in base alla facilità con cui le donne dei vari paesi “si concedono” agli uomini. Le nazioni in verde sono quelli dove è più facile trovare ragazze con cui passare momenti piacevoli, mentre gli stati in rosso sono quelli dove le avventure sessuali con le donne locali sono più una missione impossibile che un’avventura di una notte.

E le donne italiane?

Le ragazze italiane risultano piuttosto difficili, come anche le spagnole. Media difficoltà per le ragazze dell’Europa centrale e del nord. Est europeo e Sud America sembrano invece zone dove la “caccia” è mediamente facile. I paesi arabi, invece, sono competa zona rossa.

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Albinismo: cause, sintomi, diagnosi, terapie, consigli e conseguenze sulla salute

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ALBINISMOL’albinismo è un’anomalia congenita, ereditaria, caratterizzata dall’assenza della melanina, il pigmento, che conferisce colore alla pelle, alle mucose, ai peli, ai capelli e agli occhi. Gli albini soffrono di disturbi alla vista e hanno, inoltre, una predisposizione per i tumori della pelle. L’albinismo è presente nei popoli di tutte le razze.

Cause

L’albinismo è una condizione genetica causata da una mutazione di uno dei circa 18 geni, finora individuati, che al loro interno contengono le informazioni necessarie per la produzione di melanina in pelle e occhi. La melanina è un pigmento neri, bruno o rossastro, presenti in quantità variabile in vari distretti corporei, tra cui pelle, iride e capelli, in base all’etnia: la quantità di melanina presente determina la colorazione più o meno scura della cute.

Trasmissione

La maggior parte dei casi di albinismo, denominati albinismo oculocutaneo, ha una trasmissione genetica autosomica recessiva. Una malattia è detta a trasmissione autosomica recessiva quando l’allele alterato deve essere presente in coppia (omozigosi), cioè sono necessarie due copie dell’allele difettoso per far sì che la malattia si esprima, a prescindere dal sesso. Non basta un solo genitore portatore sano o malato, bensì entrambi i genitori devono essere portatori sani o malati. Il fenotipo quindi si esprime quando nel genotipo dell’individuo sono presenti entrambi gli alleli responsabili, fatto che spiega l’alta probabilità di sviluppare malattie genetiche in caso di incesto. Quindi:

  • un individuo che possegga entrambi gli alleli alterati: è portatore ed è malato;
  • un individuo che possegga solo un allele alterato: è portatore ma è sano;
  • un individuo che non possegga nessun allele alterato: NON è portatore ed è sano.

Essere portatore sano vuol dire quindi NON avere la patologia ma possedere nel proprio genotipo un allele mutato, che può essere trasmesso alle generazioni successive.

Dalla combinazione delle possibili condizioni di genitori sani, malati e portatori sani, deriva la distribuzione probabilità che la malattia sia trasmessa ai figli:

  • genitori malato-malato: la probabilità che il figlio/a nasca malato è del 100%;
  • genitori sano-malato: la probabilità che il figlio/a nasca portatore sano è del 100%;
  • genitori malato-portatore sano: la probabilità che il figlio/a nasca malato è del 50% e del 50% che nasca portatore sano;
  • genitori sano-portatore sano: la probabilità che il figlio/a nasca sano è del 50% e del 50% che nasca portatore sano;
  • genitori portatore-portatore: la probabilità che il figlio/a nasca portatore sano è del 50% mentre è del 25% che nasca sano o malato.

Se nessuno dei genitori ha un allele mutato, non c’è ovviamente alcuna trasmissione autosomica recessiva ed i figli saranno tutti sani e NON portatori dell’allele mutato.

Nell’immagine che segue, è raffigurata la tipica situazione in cui entrambi i genitori sono sani ma portatori dell’allele mutato:

  • un figlio su quattro avrà entrambi gli alleli alterati e sarà malato ed ovviamente portatore;
  • due figli su quattro avranno un allele normale ed uno alterato e saranno sani ma anche portatori;
  • un figlio su quattro avrà entrambi gli alleli normali e sarà sano e NON portatore.

Sintomi e segni

La pelle, i capelli e i peli degli albini hanno una funzionalità normale. Tuttavia, cambiano colore. La colorazione “tipica” dell’albinismo, totale, è il bianco. In realtà, però, esistono diversi “gradi” dell’anomalia congenita. In alcuni casi, infatti, pelle, capelli e peli tendono a scurirsi leggermente. Per questo, quindi, è erroneo considerare albino solo chi presenta pelle bianca, capelli bianchi e occhi rossi.

Diagnosi

La diagnosi avviene principalmente tramite anamnesi ed esame obiettivo. I test genici possono individuare i geni responsabili dell’albinismo.

Conseguenze per la salute

I principali problemi per la salute di un albino sono legati alla pelle e agli occhi. La melanina colora la pelle rappresentando uno degli “elementi”, visibili, della variazione umana ma, questo pigmento, svolge anche il ruolo di proteggere la pelle dai raggi, dannosi, del sole. Una prolungata esposizione al sole, infatti, determina un aumento della produzione di pigmento, l’abbronzatura, che funge da “filtro solare naturale”. Quando la pelle, però, è poco o per nulla pigmentata risulta priva di protezione. Questa condizione predispone a facili “scottature” – eritema solare – e, con maggiore rischio, a degenerazioni tumorali.

Gli occhi, senza una normale quantità di pigmento durante lo sviluppo embrionale e durante il primo periodo di vita, non si sviluppano bene e non funzionano bene. L’assenza del pigmento oculare – presente nell’iride e nella retina – determina, specifici, cambiamenti dell’occhio e dei nervi ottici:

  • l’iride si presenta trasparente lasciando passare la luce che, normalmente, entra soltanto attraverso la pupilla con, conseguente, ipersensibilità dell’occhio alla luce, fotofobia;
  • la retina, parte dell’occhio in cui sono localizzate le cellule che percepiscono lo stimolo visivo, manca di un’area piccola ma importante, la fovea, per cui si ha una riduzione dell’acuità visiva;
  • le connessioni nervose, addette al trasporto dello stimolo visivo dalla retina al cervello, seguono un percorso anomalo determinando, di conseguenza, una diminuzione della visione tridimensionale;
  • il nistagmo, movimento involontario degli occhi, generalmente, di tipo orizzontale, lo strabismo ed altri difetti oculari – errori di rifrazione – contribuiscono alla riduzione della visione.

L’entità di ognuno di questi disturbi è variabile in relazione alla quantità di pigmento presente durante lo sviluppo dell’occhio.

Conseguenze a livello psicologico

I soggetti con albinismo affrontano varie di discriminazione in tutto il mondo a causa del colore della pelle: come risultato il paziente tende ad isolarsi e può sviluppare depressione ed ideazioni suicidarie.

Terapie e consigli

Non esiste una terapia specifica per l’albinismo. I consigli, per i pazienti con albinismo, sono:

  • evitare la luce solare diretta;
  • utilizzare occhiali da sole;
  • indossare indumenti protettivi;
  • applicare schermi solari con un fattore di protezione superiore a 30 come  protezione contro i raggi UVA e UVB.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Osteogenesi imperfetta: la malattia delle ossa di cristallo

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Michel Petrucciani, è stato un pianista francese fra i più apprezzati di tutti i tempi nel genere jazz. Malato fin dalla nascita di osteogenesi imperfetta.

L’osteogenesi imperfetta è una malattia genetica a trasmissione autosomica dominante per anomalie nella sintesi del collagene tipo I per mutazione dei geni Col1A1 e 2. Crea problemi a carico dello scheletro, delle articolazioni, degli occhi, delle orecchie, della cute e dei denti. I fenotipi più gravi o letali sono la conseguenza di difetti genetici, che determinano molecole anomale di collagene che non riescono a formare la tripla elica.

Epidemiologia

La malattia colpisce in eguali proporzioni maschi e femmine, con incidenza compresa fra 1/20 000 e 1/50 000 nati vivi.

Cause

L’origine è riconducibile prevalentemente a fattori ereditari. Tuttavia, come può avvenire nelle altre malattie genetiche, l’insorgenza di una mutazione negli alleli coinvolti a partire da copie del gene non mutate nei genitori, può determinare la comparsa dell’osteogenesi imperfetta nei figli di genitori sani. Un genitore affetto ha invece il 50% di probabilità di trasmettere la malattia ai figli.

Sintomi, segni e classificazione

Clinicamente manifesta fragilità ossea ed è conosciuta anche come Malattia di Lobstein (tipo I), Sindrome di Vrolik (tipo II), Sindrome di van der HoeveSindrome di Eddowes.

Attualmente se ne conoscono otto tipi varianti a diversa gravità; i quattro tipi storicamente noti sono:

  • Tipo III: fratture alla nascita, ritardo di accrescimento nel 50%, fratture ossee; cifosi e scoliosi con iperestensibilità articolare, sclere bluastre e perdita dell’udito sia a difetto neuro-sensoriale che a causa di anomalie ossee dell’orecchio medio e interno. In certi casi si associa a dentinogenesi imperfetta.
  • Tipo II: è costantemente fatale durante la vita intrauterina o nel periodo perinatale. Accentuatissima fragilità ossea con fratture multiple che si manifestano quando il feto è ancora in utero. Finora c’è un solo caso documentato di bambino sopravvissuto al parto.
  • Tipo IV: malformazioni progressive degli arti e cifoscoliosi, sclere blu, bassa statura, possibile perdita dell’udito, dentinogenesi imperfetta comune.
  • Tipo I: la forma clinicamente meno grave, con statura normale o poco ridotta, fragilità ossea lieve o moderata, fratture postnatali, sclere normali, udito normale, deformità variabili. In certi casi si associa a dentinogenesi imperfetta.

Terapia

Non c’è una cura definitiva per la patologia, ma la terapia con bifosfonati ha dimostrato di migliorare la mobilità e la densità ossea, riducendo il dolore e l’incidenza delle fratture, anche se studi clinici hanno riportato risultati diversi in base al bifosfonato utilizzato e alla via di somministrazione.L’unica molecola autorizzata in Italia dall’AIFA, è il Neridronato. In Italia si può usufruire di una clinica a Roma specializzata alla cura secondo una via preferenziale nel policlinico Umberto I

Curiosità

Nel film Unbreakable – Il predestinato di M. Night Shyamalan (2000), l’antagonista, interpretato dall’attore Samuel L. Jackson, soffre proprio di questa rara malattia. Nel film Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet (2001), Raymond Dufayel (Serge Merlin), “l’uomo di vetro”, soffre di questa malattia.

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Sintomi della diarrea: quando è necessario consultare il medico?

MEDICINA ONLINE DONNA CORPO DOLORE TRISTE PANCIA MESTRUAZIONI CICLOLa prima precisazione da fare è che la diarrea è già di per se un sintomo (anzi, un “segno”): è il nostro corpo che ci segnala la presenza di una patologia. Può essere di origine infettiva o psicosomatica ma è comunque sempre la manifestazione soggettiva di una malattia o di un processo patologico. Si traduce con l’emissione di una quantità e di una frequenza superiori alla normalità delle feci. Queste ultime possono essere molli e acquose. A volte sono accompagnate da mucosità o sangue.
Gli episodi diarreici sono in genere associati a dolori e crampi addominali. Di solito si avverte anche una sensazione di debolezza generale e una leggera febbre può accompagnare questo stato doloroso.

Alleviare i sintomi: farmaci

Per attenuare i sintomi esistono vari farmaci acquistabili con o senza ricetta medica. I farmaci antidiarroici a base di loperamide (alcuni di questi non hanno bisogno della prescrizione medica, come Imodium Lingual®) riducono l’attività eccessiva dell’intestino e migliorano l’assorbimento liquido. Questo consente di riportare le feci alla normalità. Tali farmaci possono risultare pratici per i viaggiatori che devono percorrere lunghi tragitti. Attenuano rapidamente la diarrea e impediscono di perdere troppi liquidi e sostanze nutritive. Oltre a normalizzare le feci, queste medicine evitano anche l’indebolimento. Sono, però, controindicati in presenza di febbre alta (>38,5°C), oppure se le feci contengono mucosità o sangue.
Attenzione a non assumerli troppo rapidamente perché potrebbero impedire l’evacuazione dei germi e quindi il trattamento della patologia.
Per i dolori addominali, puoi prendere degli antispasmodici (come il Spasfon Lyoc o l’Imodium Duo, che sono di più rapida ingestione).
Non abusare però di questi palliativi. Ricordiamo che questi farmaci alleviano i sintomi ma non trattano in alcun caso le patologie associate. Se i dolori e le diarree persistono, devi tassativamente consultare un medico.

Alleviare i sintomi: i rimedi naturali

Esistono molte “ricette della nonna” per alleviare i sintomi legati a una diarrea. Ecco una piccola selezione:

  • I probiotici: due studi hanno dimostrato che, come complemento della reidratazione, quando si manifesta, i lactobacilli possono ridurre i sintomi di diarrea in caso d’intolleranza agli antibiotici.
  • La fitoterapia: è consigliata per ogni tipo di diarrea. Puoi bere un decotto di corteccia di quercia. Grazie al suo effetto astringente, che riduce cioè la permeabilità dell’intestino, calma le diarree. Anche gli infusi di camomilla o zenzero attenuano i sintomi.

Diarrea: quando è necessario consultare il medico?

La diarrea è spesso un fenomeno passeggero che si regolarizza da solo nel giro di qualche giorno. Tuttavia, in alcuni casi è importante sentire il parere di uno specialista. Il professor Laurent Beaugerie, gastroenterologo all’ospedale Saint-Antoine di Parigi precisa: “Se la diarrea si accompagna a febbre alta e se le feci presentano mucosità o sangue, bisogna tassativamente consultare il medico. Questi sintomi, infatti, sono spesso sinonimi di infezioni parassitarie evolutive che bisogna trattare rapidamente”. Ma c’è un altro caso che necessita di un consulto: “Attenzione anche ai dolori addominali. Finché sono sotto forma di spasmi, cioè finché la sofferenza dura circa cinque minuti e scompare dopo essere andati in bagno, niente di preoccupante. Se invece si avverte un dolore continuo in un punto ben preciso della pancia, bisogna rivolgersi al medico. Potrebbe trattarsi di un’infiammazione del colon, di un’appendicite o anche di una peritonite”.

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Fibrodisplasia ossificante progressiva: la malattia che trasforma il tuo corpo in una pietra

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE ANAMNESI ESAME FONENDOSCOPIOFelice come lo sono i bambini di quattro anni, Sophie è apparentemente una bambina come tutte le altre. A colazione, le canzonette per bambini si mescolano al profumo della cioccolata. Ma Sophie non riesce a girare la testa, non può più alzare le braccia: i suoi muscoli si stanno gradualmente trasformando in ossa. Tutti gli stati Uniti si sono commossi di fronte a questa storia che, tuttavia, non rappresenta per nulla un caso unico. Proprio come lei, sono 2.500 le persone al mondo affette da questa malattia genetica rarissima chiamata fibrodisplasia ossificante progressiva (FOP) o miosite ossificante progressiva congenita, anche detta malattia di Münchmeyer, più comunemente nota col nome inquietante di “malattia dell’uomo di pietra“. Nonostante le descrizioni dei primi sintomi della malattia dell’uomo di pietra risalgano al XVII secolo, nessuna ricerca condotta a quel tempo aveva permesso di risalirne alle cause. Tuttavia, si è riusciti a sopperire alla mancanza di mezzi di ricerca grazie alla perseveranza di alcuni studiosi, tutti decisi a raccogliere questa sfida contro questa dolorosa malattia: è grazie a questi ricercatori che ora sappiamo qualcosa di più sulla fibrodisplasia ossificante progressiva.

Una formazione anarchica delle ossa

Comparendo generalmente nell’infanzia, la malattia è caratterizzata da un’ossificazione anormale dei muscoli, che sopraggiunge nel corso di episodi dolorosi. “Come suggerisce il nome, si tratta di una malattia che progredisce in concomitanza con episodi infiammatori locali. Partendo dalla regione cervicale, si diffonde progressivamente alla colonna vertebrale e ai muscoli scheletrici. È possibile sospettare la presenza della malattia nel caso di malformazione dell’alluce, che appare più piccolo e curvo”, precisa la Dr.ssa Martine Le Merrer, specialista della malattia presso l’ospedale infantile Necker di Parigi. Le ossa “soprannumerarie” si formano nello stesso in modo in cui si genera un osso dopo una frattura. Qualsiasi tentativo di estrarre il nuovo osso comporterà la formazione di uno nuovo ancora più robusto. “Ragione per cui è necessario limitare il più possibile qualunque biopsia o qualsiasi intervento chirurgico. Perfino una semplice vaccinazione può causare problemi nei soggetti colpiti dalla malattia”, sostiene la Dr.ssa Le Merrer.

Anche i muscoli sono coinvolti

Associata a malformazioni ossee di diversa natura, in casi estremi la malattia può arrivare a colpire i muscoli, eccetto i muscoli della lingua, della faringe, del diaframma, degli sfinteri e il muscolo cardiaco. Benché questa malattia non possa causare la morte, l’immobilizzazione o la perforazione di un polmone, in seguito alla crescita di un nuovo osso, può rivelarsi purtroppo fatale.

Diagnosi

La diagnosi della FOP si basa sull’esame clinico. Le semplici radiografie possono evidenziare le anomalie minori degli alluci e la presenza di ossificazione eterotopica e i test genetici consentono di confermare la diagnosi. La diagnosi differenziale si pone con l’eteroplasia ossea progressiva, l’osteosarcoma, il linfedema, il sarcoma dei tessuti molli, i tumori desmoidi (si vedano questi termini), la fibromatosi aggressiva giovanile e l’ossificazione eterotopica non ereditaria (acquisita).

La causa è genetica

La patologia nella variante classica è dovuta alla mutazione del gene ACVR1 (ALK2), che codifica per il recettore dell’activina A tipo 1/activina-like chinasi 2, un recettore tipo 1 delle proteine morfogenetiche dell’osso (BMP). I pazienti affetti dalla FOP atipica presentano anche mutazioni missenso eterozigoti del gene ACVR1 negli aminoacidi evolutivamente conservati.

Può essere passata ai figli?

La maggior parte dei casi di FOP sono il risultato di una mutazione spontanea ex novo. La trasmissione genetica è autosomica dominante e può essere ereditata da entrambi i genitori.  Se un genitore ha FOP, la probabilità che un bambino erediti FOP è del 50 per cento. La gravidanza è possibile per donne affette da fibrodisplasia ossificante progressiva, ma i rischi sono potenzialmente letali sia per la madre che per il bambino. Non sono disponibili test prenatali né esiste un trattamento definitivo per questa patologia.

Cure palliative e prevenzione

La somministrazione di corticosteroidi ad alto dosaggio per 4 giorni, iniziata entro le prime 24 ore successive alla riacutizzazione, può ridurre l’infiammazione acuta e l’edema tissutale osservati nei primi stadi della malattia. La prevenzione si attua con l’utilizzo di misure volte a ridurre le cadute e gli urti in casa, ad impedire il declino respiratorio (spirometria incentiva) e le infezioni virali. L’attesa di vita media è circa di 40 anni e la maggior parte dei pazienti è costretta in sedia a rotelle intorno ai 20 anni. La causa di morte più tipica è la sindrome da insufficienza toracica. In Italia si occupa di questa rara patologia l’associazione F.O.P. Onlus, costituita da genitori e parenti di persone, principalmente bambini, malati di F.O.P.

Dei composti promettenti individuati in uno squalo e in una rana

Una terapia definitiva ancora purtroppo non esiste, tuttavia gli studi continuano. È nelle profondità oceaniche che potrebbe trovarsi una risposta: fu infatti nel pescecane che il Prof. Zasloff dell’Università della Pennsylvania (Stati Uniti) scoprì una proteina assai promettente. Lo scheletro degli squali è costituito interamente da cartilagine. L’assenza di ossa deriva da una limitata irrorazione sanguigna che impedisce alla cartilagine di diventare osso. Nel fegato di questo predatore marino, lo studioso scoprì una nuovissima sostanza in grado di bloccare lo sviluppo dei vasi sanguigni. Il farmaco che si ottenne, lo Squalene, è da ormai molti anni oggetto di sperimentazioni terapeutiche. Un altro composto in grado di limitare la formazione di ossa è stato ritrovato nell’embrione di una rana africana dal Prof. Harland, biologo molecolare presso l’Università della California. Questa proteina, nota come Noggin e scoperta nel 1996, svela poco alla volta i suoi segreti. È attualmente oggetto di numerosi progetti di ricerca. Per il momento resta il fatto che le persone colpite da FOP devono fare i conti ogni giorno con questa malattia le cui cure non permettono ancora di fermare la progressione.
Il mio pensiero oggi è tutto per loro.

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Cosa sono le emorroidi e come si curano?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BAGNO TAZZA TOILETTE WC SANITARI CACCA FECI URINA PIPI GABINETTO BIDET CISTITE EMORROIDI STIPSI COSTIPAZIONE STITICHEZZA (5)Malgrado la frequenza, le emorroidi sono un argomento sul quale vige assoluto silenzio. Ecco cosa bisogna fare per non soffrire più, senza timore di parlarne.

Cosa sono le emorroidi?

Non sempre le “emorroidi” sono una malattia! In genere, sono formazioni venose non dolorose, situate intorno o all’interno dell’ano e del retto. I problemi compaiono quando sopraggiunge una crisi emorroidaria, provocata da un’anormale dilatazione delle vene. I vasi possono allora manifestarsi sotto forma di “pallina” nella zona anale. Le emorroidi in crescita producono un fastidio più o meno forte, accompagnato da bruciore, che si intensifica dopo la defecazione, da seduti o con il movimento. Non necessariamente si prova dolore nella regione anale. Quando questo accade ci si trova confrontati in genere a una complicazione: la trombosi interna o esterna, a seconda di dove si trovano i vasi sanguigni interessati, in presenza di ascessi (dolore pulsatile) o di ragadi anali (dolore durante la defecazione). Dopo l’evacuazione, il sanguinamento è di norma lieve, visibile sulla carta igienica o sulla biancheria intima. I microsanguinamenti ripetuti possono causare una anemia, causa di respiro affannoso e di fatica cronica. E’ necessario agire tempestivamente sulle emorroidi, rivolgendosi al proprio medico. Attenzione, dolori ed emissioni di sangue a livello anale possono anche nascondere altre malattie più o meno gravi che solo il medico curante potrà diagnosticare. Nel dubbio, è quindi importante chiedere un consulto. Se si tratta di “semplici” emorroidi, puoi sempre curarti da solo in seguito!

Principali fattori scatenanti

Di solito, ogni pressione troppo forte esercitata sulle vene emorroidarie può generarne la congestione. Le cause principali sono:

  • La vita sedentaria, prolungati periodi seduti o in piedi;
  • Sforzi fisici ripetuti e intensi (ad esempio, traslochi, sport impegnativi, ciclismo, equitazione);
  • I disturbi del transito intestinale (stipsi, diarrea, assunzione di lassativi irritanti) che provocano sforzi ripetuti nella spinta e abrasioni delle mucose;
  • L’alimentazione: alcol, spezie, caffè, tè, fumo favoriscono la crisi;
  • La disidratazione è altresì un fattore scatenante;
  • La gravidanza, il parto;
  • Una malattia del tratto digerente o del fegato (come la cirrosi), che può comportare una congestione sanguigna più in basso: a prescindere dalle emorroidi, il medico ne avrà il sospetto in base ai segni clinici, come dolori addominali costanti, dimagrimento, febbre, ecc.;
  • Fattori ereditari (predisposizione familiare).

Alcuni semplici consigli per la prevenzione

Il movimento, che consente di rinforzare i muscoli della regione anorettale, e un’alimentazione equilibrata e ricca di fibre contribuiscono a evitare la stitichezza e le contrazioni che favoriscono le emorroidi. Per l’igiene personale, utilizza prodotti a base d’olio di mandorla dolce invece di saponi acidi, tenendo presente che lavaggi troppo frequenti possono spesso causare l’irritazione delle mucose. In generale, evita di bere troppo alcol. Tuttavia, se partecipi a un pasto un po’ “annaffiato”, bevi molta acqua, onde evitare la disidratazione. Parimenti, evita cibi piccanti e caffè.

Scegliere una cura adeguata

Se viene confermata la diagnosi di crisi emorroidaria, puoi utilizzare prodotti antiemorroidali per uso topico. Allievano l’irritazione e favoriscono la cicatrizzazione. Tali prodotti si presentano sotto forma di pomata (di solito con una cannula per applicazioni interne o esterne) oppure di supposte. Le creme diminuiscono rapidamente il fastidio (alcune contengono anche un anestetico locale). Potrebbero tuttavia essere insufficienti. In tal caso, si può ricorrere a un farmaco denominato “venotonico”. Rinforzerà il tono e la resistenza delle vene. Alcuni di questi medicinali non necessitano di ricetta medica, ma in caso di dubbio è meglio chiedere informazioni. Se le emorroidi sono un problema frequente e fastidioso, sono disponibili semplici trattamenti. Pertanto non esitare a richiederli al tuo farmacista di fiducia, e se il disturbo persiste consulta il medico che ti potrà proporre anche una soluzione chirurgica e definitiva!

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Acari ed allergia: cosa sono, dove si trovano, come si combattono

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SBADIGLIO NOIA DORMIRE LETTO SONNO1) Cos’è l’acaro?
Con quattro paia di zampe e un corpo peloso, gli acari sono lunghi da 0,2 a 0,4 mm. Appartenenti alla stessa famiglia dei ragni e degli scorpioni, l’ordine degli Acarina (volgarmente noti come acari) è suddiviso in 5 famiglie, 18 generi e circa 50.000 specie. In caso di allergia agli acari, la causa che scatena l’allergia (allergene) non è l’acaro in sé, ma le sue feci o le secrezioni, oltre che le carcasse post-mortem. A tale proposito, una decina di acari sono particolare causa di allergia: quelli del genere Dermatophagoides (pteronyssinus e farinae) e la Blomia tropicalis.

2) Dove si trovano gli acari?
Soprattutto infestano la biancheria da letto, i peluche, i divani, i tappeti e le moquette. Tutte le case ne ospitano, persino quelle più pulite.

3) Quali misure preventive è possibile mettere in atto?
Per limitare i rischi di allergia, la disinfestazione è fondamentale, anche se è davvero efficace solo se effettuata in modo precoce, completo e prolungato. Tuttavia, alcune semplici misure permettono di alleviare in modo significativo i sintomi. È opportuno aerare al massimo le stanze, mantenere una temperatura ambiente piuttosto fresca e scegliere come arredo interno superfici lisce facilmente lavabili. Inoltre, si possono anche rivestire i materassi con apposite fodere antiacari e cambiare la biancheria del letto ogni settimana, così come passare frequentemente l’aspirapolvere e, all’occorrenza, munirla di apposito filtro. Per la stessa ragione, si consiglia di mantenere un’umidità relativa dell’aria che non superi il 50% e una temperatura ambiente compresa tra 19 e 21°C (da 16° a 18°C nelle camere da letto). Molto utile è anche l’uso di un apposito spray antiacaro, come questo: https://amzn.to/2RtEsvl

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4) Che posto occupa l’allergia agli acari tra le allergie respiratorie?
Per semplificare, si distinguono le allergie stagionali (causate essenzialmente dai pollini) dalle allergie aperiodiche (o perannuali), che possono sopraggiungere in qualsiasi momento dell’anno. L’allergia agli acari è una di quelle. Si tratta della forma di allergia più diffusa in Italia. Colpisce gran parte dei pazienti che presentano segni di rinite allergica o di asma.

5) L’allergia agli acari è più significativa nel bambino o nell’adulto?
È stato riscontrato un aumento della frequenza di allergia agli acari con il passare degli anni. Più si cresce, più si diventa sensibili agli acari. I bambini, dal canto loro, sviluppano presto questa sensibilizzazione, che si manifesta completamente come allergia solo in età adulta. Pare che questa allergia sia decisiva durante l’infanzia per evolversi poi in asma, in particolare a causa dell’interazione con le infezioni virali, spesso a ripetizione a quell’età.

6) Come distinguere questa allergia da un normale raffreddore?
L’inverno è un periodo dell’anno che può dare adito a confusione. Infatti, i raffreddori producono sintomi piuttosto simili a quelli della rinite allergica. Ciò che permette di distinguere una rinite allergica da un classico raffreddore è quando i sintomi persistono in modo anomalo (ad esempio un raffreddore che dura diverse settimane) o quando i sintomi diventano più evidenti in situazioni particolari (spostamenti in campagna o permanenza in ambienti non opportunamente aerati, caratterizzati da una concentrazione abbondante di polvere e acari…). Una buona diagnosi è certamente fondamentale, ma per prima cosa ciò che conta è curare. Infatti, è curando la rinite allergica che è possibile migliorare i sintomi di un raffreddore virale. D’altronde, uno studio ha dimostrato che i soggetti sensibili agli acari sono maggiormente esposti al rischio di infezioni virali. Succede come se l’allergia agli acari rendesse forte o distruggesse la mucosa respiratoria, preparando il terreno alle infezioni che verrebbero ad aggravare il quadro. È una sorta di circolo vizioso, poiché la rinite e la minaccia virale sono molto spesso associate.

7) Come passare dal sospetto a un’effettiva diagnosi di allergia agli acari?
Il test di riferimento è un test cutaneo noto come “prick test” (prove allergiche). Si provoca un contatto pungendo leggermente la pelle del paziente con uno specillo, attraverso una goccia di allergene purificato. In caso di reazione cutanea significa che si è in presenza di una sensibilizzazione. E, in caso di sensibilizzazione e di sintomi, significa che esiste allergia. Un esame del sangue, il Test delle IgE specifiche, prevede un dosaggio di anticorpi diretti verso l’allergene. Sarà possibile ricercare eventuali allergie incrociate, in particolare ai gamberetti o alle lumache, che possono essere talvolta estremamente pericolose nei pazienti molto allergici agli acari.

Per approfondire, leggi: Test per Allergie e Intolleranze Alimentari

8) Di fronte a queste allergie, gli antistaminici e i corticoidi locali sono efficaci?
Quando sono i pazienti stessi a sospettare l’esistenza di una causa allergica dei loro sintomi, il ricorso a questi farmaci è, infatti, frequente e spesso necessario. Sono consigliati sia dal medico curante, sia da familiari e amici. Quindi, esiste spesso anche la possibilità di un’automedicazione che, in un discreto numero di casi, si rivela insufficiente.

9) Per quali pazienti si consiglia una desensibilizzazione?
Per quei pazienti la cui rinite allergica impedisce una buona qualità di vita e la diagnosi è stata ben formulata, è possibile considerare un’immunoterapia allergenica. In un altro caso, quello dei pazienti affetti da una forma molto grave di asma, occorre in primo luogo regolarla e tenerla sotto controllo prima di considerare una desensibilizzazione per migliorarla.

10) Come avviene la desensibilizzazione?
Il principio dell’immunoterapia allergenica o desensibilizzazione è di apportare, in modo frequente e regolare, l’allergene all’organismo. Questo consente di riconoscerlo e di abituarsi poco alla volta senza sviluppare sintomi allergici. In passato, si faceva uso di un certo quantitativo di allergeni per indurre una tolleranza. Oggi, questo fenomeno immunologico si ottiene somministrando tutti i giorni delle gocce sotto la lingua, a digiuno. Nel caso di allergia agli acari, questo trattamento viene assunto tutto l’anno e la sua durata varia da tre a cinque anni. L’efficacia di questa cura varia in base alla gravità dell’allergia, anche se sarà sempre possibile apprezzare una diminuzione più o meno significativa dei sintomi. Infatti, questo trattamento comporta sempre un aumento del numero di giorni senza sintomi e una diminuzione del consumo di farmaci di emergenza. Nella migliore delle ipotesi, si riesce a farli scomparire del tutto.

Consigli antiacari

  • Aver cura della biancheria da letto (materassi, reti) e degli accessori a corredo (lenzuola, guanciali, piumoni e copripiumoni…);
  • Far prendere aria ai letti la mattina;
  • Passare regolarmente l’aspirapolvere (tutte le settimane), utilizzando sistematicamente del materiale specifico (filtro HEPA);
  • Lavare regolarmente la biancheria da letto (ogni 2 settimane) a temperature superiori a 60°C (in assenza di fodere antiacari);
  • Lavare la fodera antiacari a 60°C due volte all’anno;
  • Cambiare le lenzuola una volta alla settimana;
  • Preferire una rete con doghe in legno;
  • Evitare i piumoni in piuma naturale (nicchie in cui si annidano gli acari, difficili da pulire);
  • Pulire i pavimenti e gli oggetti a rischio;
  • Preferire il parquet e il linoleum alla moquette;
  • Lavare tende e cuscini a 60°C;
  • Prediligere i peluche lavabili in lavatrice a 60°C;
  • Rivestire guanciali, materassi e piumoni con fodere antiacari;
  • Gestire la temperatura all’interno della casa, cambiare aria, ecc.
  • Far prendere aria ai letti la mattina e aerare le camere da letto almeno un quarto d’ora al giorno, soprattutto in presenza di tempo freddo e secco;
  • Controllare l’umidità relativa (utilizzare un deumidificatore) al di sotto del 50%;
  • Mantenere una temperatura ambiente ragionevole (al massimo tra 18 e 20° C, in particolare nelle camere da letto).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Disturbo da desiderio sessuale ipoattivo: quando la libido scompare

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO AMORE COPPIA SESSO SESSUALITA ABBRACCIO MATRIMONIO MASTURBAZIONE ORGASMO (4)Il desiderio sessuale ipoattivo è una malattia riconosciuta ufficialmente dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Tale malattia è caratterizzata da una mancanza o assenza di fantasie sessuali e desiderio di attività sessuale per un periodo di tempo. Per essere riconosciuto come tale deve causare preoccupazione o difficoltà nei rapporti interpersonali, se non addirittura angoscia, afflizione, depressione, scarsa autostima. E’ sempre fondamentale, in presenza di tale patologia, accertare se il disagio sia riferibile a fattori psicologici, a fattori fisiopatologici o entrambi (esempi classici: depressione, uso di farmaci, abuso di droghe, bassi livelli di ormoni).

Il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo può essere di tipo permanente, se la persona ha da sempre presentato un basso livello di libido o di tipo acquisito, se il grado di desiderio sessuale dipende dal modo in cui il soggetto ha elaborato le aspettative rispetto al comportamento sessuale. Apprendimenti culturali ed esperienze personali negative possono, infatti, condizionare il livello di desiderio sessuale. Il disturbo, inoltre, può essere di tipo generalizzato, se lo scarso desiderio sessuale è presente costantemente e al variare dei partner, o situazionale, se presente con un solo partner o solo in determinate circostanze ambientali.

In ambito di diagnosi differenziale il Disturbo da Desiderio Ipoattivo deve essere distinto dal Disturbo da Avversione Sessuale, in quanto mentre nel primo caso il soggetto non è sessualmente procettivo (non prende l’iniziativa sessuale ma solitamente è recettivo, cioè accetta l’invito sessuale se adeguatamente stimolato e gode adeguatamente o poco del rapporto), nel secondo caso, invece, la persona non è né procettiva né recettiva, provando avversione,disgusto o paura, anche con la sola immaginazione, verso tutto ciò che ha una connotazione sessuale. Sovente il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo è in comorbidità con altri Disturbi Sessuali , per cui è importante stabilire quale sia il disturbo primario.

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Cause psicologiche individuali

Possibili cause individuali del Disturbo da Desiderio Ipoattivo comprendono:

  • Convinzioni religiose ed educazione familiare: un’educazione di tipo rigido e/o sessuofobico può implicare condizionamenti emozionali negativi verso il sesso, inibendo sia la libido che la risposta sessuale, o riducendo la percezione della propria corporeità.
  • Personalità Ossessivo-Compulsiva: persone con tale disturbo, non essendo interessati agli aspetti ludici delle attività ed avendo una coartazione emozionale possono avere difficoltà nei rapporti intimi o al contatto con i fluidi corporei inevitabilmente presenti durante l’attività sessuale.
  • Disturbo dell’Identità di Genere o di scelta dell’oggetto sessuale: persone che si impongono di amare una persona del sesso opposto, pur essendo attratti da persone dello stesso sesso, anche a causa della presenza dell’Omofobia Interiorizzata, possono presentare un calo della libido.
  • Fobie Sessuali Specifiche: esistono fobie riferite alle parti intime o alle secrezioni genitali, che in un quadro primario di avversione sessuale possono secondariamente indurre un disturbo da desiderio ipoattivo.
  • Timore di perdere il controllo: persone con atteggiamenti di ipercontrollo possono non riuscire a rilassarsi e a lasciarsi andare per timore di perdere il controllo durante l’orgasmo.
  • Timore di una gravidanza: persone ambivalenti rispetto alla possibilità di avere un figlio possono manifestare calo della libido in concomitanza con la sospensione dell’uso di anticoncezionali o della fase di decisione di avere un figlio con il partner.
  • Sindrome del vedovo: alcuni uomini che non hanno elaborato il lutto per la precedente moglie, per senso di colpa verso quest’ultima, possono avere calo della libido.
  • Preoccupazione per l’invecchiamento: lo scarso desiderio sessuale può essere attribuibile al fatto che il proprio corpo e/o quello del partner sono percepiti come poco attraenti.
  • Stress e stile di vita frenetico.

Cause relazionali

In alcuni casi è possibile che la persona soffra di Disturbo da Desiderio Ipoattivo, a causa di conflitti di natura emotiva e relazionale presenti all’interno della coppia quali:

  • Mancanza di attrazione verso il partner.
  • Scarse abilità sessuali del partner.
  • Difficoltà a tollerare l’intimità psicologica e/o fisica in uno o entrambi i partner..
  • Conflitti di coppia.
  • Conflitti di potere e dinamiche relazionali passivo-aggressive all’interno della coppia: se un membro della coppia ha la percezione di essere passivo può utilizzare il desiderio sessuale come unico mezzo di potere e di controllo.
  • Difficoltà a coniugare i sentimenti di amore con il desiderio sessuale: alcune persone possono scegliere partner che stimano ed amano, ma che non riescono ad apprezzare dal punto di vista sessuale. Essi finiscono così per riservare la propria attività sessuale a partner esterni alla coppia che sono ritenuti meno rispettabili, ma più eccitanti.

Cause fisiopatologiche

Possibili cause comprendono fattori fisici (bassi livelli di testosterone, alti livelli di prolattina, altri problemi ormonali), fattori medici (uso di determinati farmaci) e patologie psichiatriche come la depressione.

Trattamento

A seconda di ciò che emerge da un’attenta valutazione del caso, in particolare a seconda dei fattori causali e di mantenimento del disturbo stesso, si imposta un piano di trattamento. Classicamente il trattamento medico comprende la cura dell’agente scatenante (ad esempio un trattamento ormonale se la patologia ha origine in un deficit ormonale) mentre il trattamento cognitivo-comportamentale è previsto se la patologia ha cause psicologiche e non organiche.

Integrazione alimentare

Qui di seguito trovate una lista di alcuni integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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