L’acqua di mare fa bene alla tua salute

MEDICINA ONLINE SOLE MARE COPPIA AMORE UOMO DONNA USTIONE SOLARE RADIAZIONE ABBRONZATURA PISCINA ACQUA NUOTO NUOTARE SPIAGGIA NUVOLEAl mare si prende il sole, si nuota, ci si rilassa e nel frattempo il benessere del nostro corpo migliora. Come mai? L’acqua di mare, con tutte le sue proprietà terapeutiche, è una pozione miracolosa per il nostro organismo: per esempio, favorisce la circolazione, stimola il metabolismo, aiuta la respirazione e riduce la pressione sanguigna. Queste e altre delle sue molteplici qualità possono aiutarci a rimettersi in sesto se siamo stressati o affaticati: ecco quali parti del corpo ne beneficiano maggiormente.

Apparato respiratorio

Lo iodio presente nell’acqua del mare e quello che evapora disperdendosi nell’aria è una sostanza essenziale per il nostro organismo; contribuisce a risolvere i problemi respiratori e a sbloccare i metabolismi particolarmente lenti. Un metodo classico per assumerlo in quantità sufficienti per avere benefici (150-200 microgrammi al giorno) è fare lunghi bagni in acqua salata e passeggiate sul lungomare.

Pelle

Da sempre l’acqua di mare è stata utilizzata per combattere i problemi della pelle, dagli eczemi alla psoriasi. Grazie alle sue caratteristiche minerali, in particolare alla presenza di sodio, l’acqua salata disinfetta e purifica i pori dando anche alla nostra epidermide un aspetto più sano. Inoltre mentre stiamo in acqua i nostri tessuti si ossigenano lasciando la pelle più luminosa.

Apparato muscolare

Fare il bagno e nuotare sono attività che impegnano tutti i nostri muscoli, stimolandone la bonificazione e attenuando i reumatismi. Anche il camminare a piedi nudi sul bagnasciuga (ancora meglio quello fatto con i polpacci immersi nel mare che sfruttano la resistenza delle onde) è un ottimo passatempo per esercitare i muscoli delle gambe e i glutei.

Pressione e circolazione sanguigna

Quando ci si immerge nel mare la nostra circolazione si attiva e la pressione sanguigna si abbassa. Inoltre l’effetto drenante dell’acqua, dovuto al fatto che la sua pressione è maggiore di quella dell’aria, aiuta a prevenire e diminuire la ritenzione idrica e i gonfiori.

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Le 20 curiosità che non conosci su Indiana Jones e i Predatori dell’Arca perduta

MEDICINA ONLINE FILM I predatori dell'arca perduta (Raiders of the Lost Ark) è un film del 1981 di Steven Spielberg, capostipite della tetralogia cinematografica di Indiana Jones Harrison Ford WALLPAPER HDQuanto conoscete il film Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta? Ecco le venti cose che forse non sapete su questo bellissimo film del 1981!

20 – L’idea di girare un film su un archeologo amante delle avventure pericolose nasce nella mente di George Lucas nello stesso periodo in cui sta pensando a questa storia ambientata nello spazio, dal tono simile a quello delle avventure di Flash Gordon. Quel film, lì, Guerre Stellari. Lucas parla del progetto allo sceneggiatore Philip Kaufman, ed è proprio Kaufman a suggerire di incentrare la trama sulla ricerca dell’Arca dell’Alleanza. Steven Spielberg entra in ballo solo più tardi: è il 1977, Star Wars sta per uscire nelle sale americane, e Lucas segue un vecchio rito scaramantico, andandosene in vacanza in attesa dei primi dati del botteghino. Spielberg raggiunge l’amico alle Hawaii, proprio mentre a Lucas arriva la notizia che sì, quel film di fantascienza in stile Flash Gordon sta avendo un successo strepitoso. I due si mettono allora a discutere di altri progetti e Spielberg confessa il suo desiderio di girare un film di James Bond. Lucas, che di lì a poco avrebbe coinvolto anche lo sceneggiatore Lawrence Kasdan, gli risponde che ha qualcosa di meglio in cantiere.

19 – È noto che George Lucas avrebbe voluto Tom Selleck come protagonista del film. Meno noto è che Spielberg non era d’accordo: la sua prima scelta per i panni del professor Jones è sempre stata sin da subito Harrison Ford. Lucas era contrario perché aveva già diretto l’attore sia in American Graffiti che in Guerre Stellari, e chiamò il carismatico baffone: i primi screentest del film mostrano infatti Selleck con il cappello di Indy, assieme a una certa attrice di cui parleremo tra un attimo. Il problema è che Tom aveva già preso degli impegni per Magnum P.I. La serie entrò in produzione solo una volta terminate le riprese de I predatori dell’arca perduta, e Selleck se ne restò alle Hawaii. Tempo dopo, avrebbe girato nell’ottava e ultima stagione diMagnum P.I. una parodia del film, un episodio intitolato Legend of the lost art (in Italia, visto che chi sceglieva i titoli non andava al cinema dal ’65, Il segreto della caverna). Altri attori presi in considerazione per la parte, prima di accontentare Spielberg e telefonare a Ford solo tre settimane prima di iniziare a girare: Peter Coyote, Chevy Chase, Nick Nolte, Steve Martin, Bill Murray (ciccia, perché era impegnato con il SNL) e Jack Nicholson.

18 – I predatori dell’arca perduta è tutto una citazione dei film d’avventura degli anni 40 e 50, e soprattutto dei serial della Republic Pictures, con intere sequenze riprodotte fedelmente, che (con qualche voluta esagerazione) raffronta il film di Spielberg con trenta pellicole uscite tra il 1919 e il 1973 . Ma dentro I predatori dell’arca perduta c’è anche un po’ di Ombre Rosse Orizzonte perduto (l’aereo), un omaggio a Quarto Potere (la lunga carrellata aerea nella scena finale nel magazzino), eccetera, eccetera. Quello che invece è meno noto è che la celebre sequenza iniziale con l’idolo e il masso rotolante cita due fumetti Disney di Carl Barks. Nella fattispecie si tratta di: e “The Prize of Pizarro” (Uncle $crooge n. 26, giugno 1959. In Italia “Zio Paperone e l’oro di Pizarro”), usciti quando Spielberg e Lucas erano bambini e quel fumetto lo leggevano. Nel primo i Bassotti spostano un idolo e fanno precipitare un enorme masso rotolante, nel secondo Paperone e nipoti attivano in un tempio varie trappole.

17 – Lucas voleva chiamare il protagonista Indiana Smith. Il nome Indiana, avrebbe detto lo stesso professor Jones al padre, alla fine di Indiana Jones e l’ultima crociata, “era il nome di un cane”. Quello di Lucas. Indiana era infatti l’Alaskan Malamute del cineasta, già fonte d’ispirazione per il personaggio di Chewbacca in Star Wars. Il cognome Smith, invece, voleva essere un omaggio al personaggio interpretato da Steve McQueen in Nevada Smith. Solo che a Spielberg il cognome non piaceva, pensava suonasse male e propose di usare Jones. Per quanto riguarda il nome della protagonista femminile, Marion Ravenwood (Karen Allen, la cugina di Flash), Marion era il nome della nonna della moglie di Lawrence Kasdan, mentre Ravenwood veniva da Ravenwood Court, stradina di Beverly Glen, Los Angeles. Marion sarebbe dovuta apparire anche nel seguito, ma poi si decise di ambientare Il tempio maledetto prima degli eventi de I predatori dell’arca perduta, e perciò il personaggio fu parcheggiato fino al quarto film. Quando torna da Indy portandosi dietro il loro figlio. Il nazista con gli occhialetti si chiama invece Toht, ed il suo nome viene pronunciato Tod, “morte” in tedesco. Per quella parte, Spielberg contattò Klaus Kinski e si pensò a un certo punto anche di munire il villain di braccio artificiale con mitragliatrice incorporata.

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16 – Nello script era presente una scena ambientata a Shangai: per recuperare un pezzo del bastone di Ra, Indy finiva in un bar di laggiù, gli sparavano addosso e si riparava dalle raffiche di mitra facendo rotolare un enorme gong. In un’altra sequenza, lui e Marion avrebbero dovuto fuggire a bordo di un carrello minerario. Tutte e due le scene, scartate per I predatori dell’arca perduta, sono state utilizzate per Indiana Jones e il tempio maledetto.

15 – Per la parte di Marion sono state prese in considerazione varie attrici, come Amy Irving e Debra Winger. In tutti gli screentest per trovare il protagonista maschile, gli attori recitano con Sean Young. La Young sarebbe poi apparsa al fianco di Harrison Ford in Blade Runner. Il ruolo di Sallah fu offerto invece a Danny DeVito, che però era impegnato con la serie Taxi. DeVito avrebbe avuto poi un ruolo simile in All’inseguimento della pietra verde. Per il Dr. Rene Belloq, Spielberg avrebbe voluto invece il nostro Giancarlo Giannini o Jacques Dutronc, ma siccome nessuno dei due parlava inglese, fu chiamato Paul Freeman.

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14 – Lasciando perdere la triste storia del nuovo – orribile – doppiaggio del film presente nell’edizione su Blu-Ray (sì, quella in cui Indy ha la voce di Pino Insegno), parliamo delle voci dei nazisti nella traccia inglese. Anche quelle sono state aggiustate nel tempo, perché nella versione originale i nazisti parlavano un tedesco terrificante, con un forte accento americano. Alla fine del film, nella scena del sottomarino, l’altoparlante urla dei numeri in tedesco. Sono 1, 1, 3 e 8: un omaggio al THX-1138 (L’uomo che fuggì dal futuro) di Lucas. La scena della scimmia che fa il saluto nazista, ideata da Lucas, è una delle preferite di Spielberg di tutto il film.

13 – Nessuno studio di Hollywood voleva girare I predatori dell’arca perduta. Ciò era legato ad una questione molto semplice: i soldi. Nessuno, neanche il boss della Paramount, Michael Eisner, che alla fine si convinse ad accettare perché entusiasta dello script, era convinto che un film del genere fosse davvero possibile girarlo con 20 milioni di dollari, come andavano ripetendo Lucas e Spielberg. E, beh, era vero: di milioni di dollari ce ne vollero alla fine circa 22. Ma una volta arrivato in sala, I Predatori ha rimediato in totale 384 milioni di dollari, 9 nomination e 5 Oscar. Cui vanno aggiunti 400 milioni di dollari arrivati poco dopo solo dal noleggio delle VHS. In tutto questo, Steven Spielberg era convinto di aver girato un B-movie. “Tutto quello che volevo fare”, dichiarò in seguito, “era girare una versione migliore dei vecchi serial Republic”. Lucas, invece, come al solito l’aveva vista lunga, stringendo un accordo con la Paramount che gli avrebbe fruttato metà degli incassi, se questi avessero superato una certa quota.

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12 – Nonostante il grande lavoro di ricerca effettuato per mezzi e ambientazione, I predatori dell’arca perduta è zeppo di anacronismi: le mitragliatrici MP38 dei tedeschi vennero adottate solo nel ’38 (il film è ambientato nel 1936), ad esempio, e l’anticarro Panzerfaust usato da Indy per minacciare i nazisti, nel ’43. Ma, soprattutto, i nazisti non giravano liberamente per l’Egitto, controllato dal Regno Unito, e non potevano avere le insegne dell’Afrika Corps (corpo nato nel ’41), e la mappa mostrata durante gli spostamenti in aereo non poteva indicare la Thailandia, perché allora si chiamava Siam.

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11 – All’inizio del film, sull’aereo con cui Indy sfugge agli indios in Sud America si legge la sigla OB-CPO, un omaggio a Obi-Wan Kenobi e C-3PO. Più avanti, nel Pozzo delle Anime, quando Indy e Sallah trovano l’Arca dell’Alleanza, si intravedono i geroglifici dei droidi C-3PO e R2-D2. Parlando del Pozzo delle AnimeI predatori dell’arca perduta inaugura una tradizione poi portata avanti in tutti i film di Indiana Jones: infilarci almeno una scena in cui il protagonista è alle prese con animali schifosi: serpenti nel primo, insetti giganti nel Tempio maledetto, ratti nell’Ultima crociata e… scimmie e formiche assassine ne Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Per girare la scena del Pozzo, la produzione cercò tutti i serpenti di Londra e città limitrofe. Si rimediarono così circa 2.000 serpenti di varie specie, ma secondo Spielberg non erano abbastanza per coprire tutto il set. Il regista ne chiese almeno altri 7.000 e così fecero arrivare serpenti da praticamente ovunque. Ma a Spielberg non bastavano ancora, così ci misero dei pezzi di tubo da giardinaggio tagliati. Non tutti i serpenti veri erano però inoffensivi come i tubi di gomma tagliati. L’assistente alla regia David Tomblin venne morso da un pitone, che non è un serpente velenoso, ok, ma gli restò attaccato alla mano e non si staccava. Finché Tomblin non trovò qualcuno e gli chiese di scuotere il pitone per la coda per fargli mollare la presa. A un altro pitone andò peggio, perché fu morso da uno dei cobra e morì. Per evitare che anche Harrison Ford facesse la stessa fine, venne separato dai cobra da una spessa lastra di vetro. Nel film, quando Indy e il serpente vengono illuminati da un lampo, si vede per un istante un riflesso sul vetro.

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10 – Quando ancora non c’era il computer a far tutto, gli effetti speciali (visivi e audio) erano molto, molto, molto più artigianali. I fantasmi che si vedono alla fine furono ottenuti filmando sott’acqua dei manichini con una lente speciale. Il suono dei cazzotti, colpendo una pila di giacche di pelle con una mazza da baseball. Quello dell’apertura dell’Arca, invece, furono ottenuti a casa del sound designer Ben Burtt, alzando il coperchio dello sciacquone nel bagno.

9 – I predatori dell’arca perduta si apre con una versione del logo Paramount usata negli anni 40 e 50. Subito dopo, la prima inquadratura del film è per una montagna che ricorda quella sul logo. La stessa cosa è avvenuta in tutti gli altri film della serie.

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8 – Il cappello di Indy fu comprato nel celebre negozio di cappelli Herbert Johnson di Saville Row, a Londra, dove veniva venduto come “modello australiano”. Il problema è che quel cappello nuovo era troppo… beh, nuovo. La costume designer Deborah Nadoolman provò a stropicciarlo e piegarlo più volte, quindi ci si sedette sopra e chiese a Harrison Ford di fare lo stesso. Il fatto che Indy non perda mai il cappello fa sempre parte del grande omaggio ai serial degli anni 40 e 50, dove gli eroi non perdevano mai il copricapo, qualunque cosa facessero, perché non era una cosa da gentiluomini affrontare nemici e pericoli a capo scoperto. Pertanto il cappello veniva attaccato alla testa di Ford con il nastro biadesivo e in tutta la serie c’è questa gag di lui che sta attentissimo al cappello. Nonostante questo, gli cadrà una volta sia in Indiana Jones e il tempio maledetto che in Indiana Jones e l’ultima crociata. Anche la giacca di Indy era nuova e fu invecchiata dai costumisti trattandola male. In totale, tra quelle indossate da Ford e quelle per gli stuntman, ne furono usate 10. Anche della frusta furono impiegate più versioni, alcune delle quali più corte, a seconda del tipo di ripresa, ma la principale era lunga 3 metri ed è stata venduta all’asta nel dicembre del ’99 da Christie per 43.000 dollari. Cappello ed (una) giacca sono invece in mostra allo Smithsonian Museum.

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7 – Le riprese in Tunisia furono un vero inferno per tutti, tanto che Steven Spielberg ridusse i tempi, girando in quattro settimane e mezzo anziché nelle sei previste. La temperatura altissima era però solo uno dei tanti problemi, perché cast e troupe si ammalarono di dissenteria. L’unico a non soffrirne fu Spielberg, che in quelle settimane lì evitò qualsiasi cibo locale nutrendosi solo di spaghetti già pronti in lattina che si era portato da casa. Peggio di tutti era andata a John Rhys-Davies (Sallah). In una scena tagliata presente sul DVD, un nazista punta una pistola al futuro Gimli de Il signore degli anelli. Spielberg gli chiese di piegarsi in avanti, ma l’attore aveva il colera, un febbrone da cavallo e l’intestino molto delicato, e se la fece addosso davanti a tutti. Quando non si trovava uno stuntman per interpretare il pilota dell’Ala volante tedesca, perché erano tutti a maledire la Tunisia e chi l’aveva inventata chiusi in qualche bagno, si fece avanti baldanzoso il produttore Frank Marshall. Per un errore di calcolo, Marshall non aveva pensato che gli sarebbe toccato infilarsi un completo pesante da pilota, casco incluso, e starsene nell’abitacolo del velivolo sotto il sole per tre giorni di riprese. Con una temperatura che superava i 45°C.

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6 – Sono stati utilizzati tre diversi stuntman per Harrison Ford. La scena più impegnativa toccò a Terry Leonard: è quella in cui Indy finisce sotto al camion e spunta da dietro attaccato alla frusta. Si tratta di un omaggio a Carovana d’eroi (1940), che conteneva una scena simile, e Terry Leonard ci aveva già provato un anno prima sul set de La leggenda del ranger solitario. Senza riuscirci. Contento di poterci riprovare, chiese solo che alla guida del camion ci fosse un amico e collega di cui si fidava. Il mezzo era stato modificato per alzarne ulteriormente la pancia dal suolo, e una parte concava al centro facilitava l’esecuzione del numero. In più, la scena venne girata a 20 frame al secondo anziché 24, per far sembrare tutto più veloce su pellicola. Nella parte finale della sequenza, quello trascinato al suolo è davvero Harrison Ford: in una ripresa effettuata nel dietro le quinte, si sente l’attore scherzarci su, dicendo che se fosse stata davvero una roba pericolosa, gli avrebbero fatto girare prima molte altre scene del film. Quello che Ford non dice è che arrivò a fine giornata con tutta una collezione di escoriazioni e lividi sulle costole. Ma siccome girare film d’azione è una faccenda più pericolosa di quanto si possa pensare, quello non fu l’unico incidente sul set per l’attore. Nella scena dell’aereo fuori controllo ci lasciò un legamento del ginocchio. Ma siccome non si fidava del sistema sanitario tunisino, andò avanti a impacchi di ghiaccio fino alla fine delle riprese là nel deserto. Il celebre masso rotolante, una delle trappole attivate quando Indy a inizio film prende l’idolo (copia modificata di un idolo della fertilità Inca, per la cronaca), era una palla con un diametro di 6 metri, realizzata in fibra di vetro, ma comunque bella pesante per farla rotolare in quel modo. Harrison Ford dovette ripetere quella corsetta con tuffo finale (su un materasso) due volte per ciascuna delle cinque inquadrature utilizzate, per un totale di dieci volte. Ad un certo punto, durante la corsa, Indy inciampa per un attimo: non era previsto dal copione, Ford era davvero scivolato.

5 – Quando Indy spara al camion, quest’ultimo avrebbe dovuto sbattere contro il sostegno in cemento del palo e ribaltarsi. Ma gli esplosivi utilizzati non erano abbastanza potenti, ed il camion anziché capovolgersi prosegue su due ruote per qualche metro e poi si rovescia su un fianco come si vede nel film. Non c’era tempo per riprovarci: buona così, tutti in albergo, occhio all’acqua del rubinetto e al ghiaccio nella coca cola. Nella scena in cui Indy minaccia i nazisti con il lanciarazzi, si vede una mosca entrare nella bocca di Paul Freeman (Belloq). Pur di continuare a girare, da vero professionista Freeman la ingoia: secondo la rivista Empire, è una delle scene che ha reso più popolare l’utilizzo del tasto “pausa” nei videoregistratori di mezzo mondo. Per la cronaca, il canyon in cui si svolge la scena è lo stesso in cui R2-D2 veniva rapito dai Jawa nel primo Star Wars.

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4 – I predatori dell’arca perduta è stato il primo film americano dell’inglese Alfred Molina, il futuro Dottor Octopus di Spiderman 2. Il primo giorno che si presentò sul set, gli dissero che doveva farsi tappezzare la schiena di ragni giganti simili a tarantole. Vivi. Il problema è che gli aracnidi non si muovevano perché, secondo il tizio che li aveva portati, erano tutti maschi, e ci voleva una femmina per farli combattere e sembrare più vivi. E l’hanno fatto: ci hanno messo una femmina e quelli sono impazziti.

3 –  Bozzetti preparatori e concepl art del film furono affidati da George Lucas a Jim Steranko, grandissimo disegnatore che rivoluzionò con i suoi lavori ispirati a Warhol, al surrealismo ed ai film di James Bond il fumetto americano. I suoi numeri di Nick Fury: Agent of Shield e di Capitan America. Oltre che per I predatori dell’arca perduta, Steranko ha curato i bozzetti preparatori anche del Dracula di Bram Stoker di Coppola.

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2 – Il wrestler inglese Pat Roach viene ucciso due volte nel film: la prima è lo sherpa nepalese gigante nel bar che va in fiamme, la seconda è il meccanico tedesco energumeno che finisce macinato dall’elica dell’aereo. Non è tutto: Roach sarebbe apparso in altri due film della serie: in Indiana Jones e il tempio maledetto è il capo dei Thugs, mentre in Indiana Jones e l’ultima crociata è un ufficiale della Gestapo, ma fa giusto una comparsa veloce, perché il suo scontro con Indy è stato tagliato. Scomparso nel 2004, Roach non ebbe modo di partecipare al quarto film, ma per rispettare la tradizione in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo venne comunque infilato un personaggio della sua mole (il colonnello Dovchenko).

1 – Una delle scene più famose del film, quella in cui Indy spara allo spadaccino, NON era prevista dal copione. O meglio: Indy avrebbe dovuto prendersi a cazzotti e cinquine con il tipo, dopo avergli fatto cadere la spada di mano con un colpo di frusta. Il problema? La diarrea. Sia lui che praticamente tutto il resto del cast e della troupe tranne Spielberg, che come visto poco sopra era lì a a girare tranquillo grazie ad i suoi spaghetti precotti, stavano talmente male che nessuno c’aveva la voglia o la forza di mettersi a girare una scazzottata, quindi si trovò una soluzione più rapida. Spielberg fu entusiasta dell’idea.
Tra una pausa e l’altra delle riprese, Spielberg chiacchierava con Melissa Mathison, all’epoca seconda e non ultima moglie di Harrison Ford e lì per portargli l’imodium, di questa idea che aveva per un altro film. Un film che di lì a poco la Mathison e Spielberg avrebbero scritto assieme: si trattava di E.T L’extraterrestre.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Nanismo: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

MEDICINA ONLINE TALL SHORT MAN GIRL WOMAN BOY ALTEZZA STATURA AUMENTARE NANISMO LITTLE PEOPLE ALTEZZA CENTIMETRI LUNGHEZZA MONDO MEDIA ITALIANA ITALIA MONDO MEDIA PER REGIONE OSSA ORMONI GH CRESCITA PUBERTA SALDATURA OSSEA.jpgCon nanismo si intende una situazione patologica caratterizzata dal mancato raggiungimento del livello staturale della media della popolazione. Si distinguono nanismi armonici e nanismi disarmonici. Più precisamente, si parla di nanismo quando l’altezza di un individuo risulta inferiore di tre deviazioni standard sulla curva di accrescimento normale stabilita in funzione dell’età e del sesso. Esistono infatti tabelle di accrescimento, elaborate a partire da ampie popolazioni infantili, che forniscono, per ogni età e sesso, un’altezza media normale ed il valore di una deviazione standard.

Cause

Le cause del nanismo sono multiple, in quanto la statura è determinata da moltissimi fattori: genetici, ormonali e ambientali, tuttavia, la maggior parte dei bambini sottoposti all’attenzione del medico per bassa statura non presentano alcunché di patologico: si tratta in molti casi di una bassa statura costituzionale, con una curva di accrescimento regolare, o di un ritardo di crescita legato ad una pubertà tardiva. Occorre distinguere le forme di nanismo a causa prenatale da quelle che esordiscono (o che si manifestano) dopo la nascita.

Nanismi prenatali

Tra i nanismi prenatali figurano il ritardo di crescita intrauterino, le anomalie ossee costituzionali, la più frequente delle quali è l’acondroplasia (malattia genetica a carico dello scheletro), e alcune anomalie cromosomiche che portano a diverse malformazioni (trisomia 21, sindrome di Turner). Tutte queste patologie possono venire diagnosticate prima della nascita con l’ecografia o l’amniocentesi.

Nanismi postnatali

Le forme di nanismo ad esordio postnatale comprendono alcune anomalie endocrine: ipertiroidismo, deficit dell’ormone della crescita. Alcune malattie metaboliche o viscerali (morbo celiaco, caratterizzato da malassorbimento digestivo, malattie renali, epatiche, neurolo giche o cardiorespiratorie) sono talvolta responsabili di nanismo. Altre possibili cause sono malnutrizione per difetto e carenze affettive (nanismo psicosociale). Infine vi sono casi per i quali non è evidenziabile alcuna causa (nanismo essenziale o idiopatico).

Nanismo essenziale

Esistono forme di nanismo “essenziale”, che non possono essere ricondotte ad alcun meccanismo patogenetico noto. Alcune famiglie per esempio presentano una notevole incidenza di individui di statura decisamente inferiore rispetto alla media; i figli di genitori provenienti da famiglie di questo tipo hanno maggiori probabilità degli altri bambini di non raggiungere mai i livelli staturali medi della popolazione.

Nanismi da endocrinopatie

Molti dei casi di nanismo noti sono dipendenti da una patologia dell’apparato endocrino. I nanismi da endocrinopatie dipendono da una alterata funzione di una o più ghiandole a secrezione interna la cui funzione è essenziale nella normale regolazione dei processi di crescita. Il nanismo ipofisario dipende da una alterata funzione dell’ipofisi, che secerne quantitativi ridotti di ormone della crescita (ormone somatotropo). Si tratta di una tipica forma di nanismo armonico, che si associa spesso a deficit di secrezione di altri ormoni ipofisari. L’ipofisi può essere danneggiata in tenera età da processi patologici di natura diversa, fra i quali importanti sono quelli neoplastici e quelli infiammatori.

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Diagnosi del nanismo

La diagnosi di nanismo si basa innanzitutto su elementi clinici semplici: storia medica del bambino a partire dalla gestaz ione, curva di crescita staturale, tenendo conto dell’altezza dei genitori, eventuale esistenza di dismorfismi (deformità), maturazione sessuale e ossea (radiografia del carpo). Lo studio di tutti questi parametri, eventualmente integrato da alcuni esami biologici, permette di scoprire la causa del nanismo e, all’occorrenza, di pianificare un trattamento. Le carenze ormonali possono essere compensate da trattamenti sostitutivi: l’ipertiroidismo è tenuto sotto controllo con la somministrazione orale di ormone tiroideo, per tutta la vita; la secrezione insufficiente di ormone della crescita, con l’iniezione quotidiana dell’ormone stesso, ottenuto con tecniche di ingegneria genetica, dal momento della diagnosi sino alla fine della pubertà. Quando possibile (morbo celiaco, malnutrizione) viene messo in atto il trattamento della causa del nanismo.

Nanismo di tipo pseudodiastrofico

Forma ereditaria di displasia ossea, caratterizzata da arti e collo corto, facies tipica, contratture e lussazioni articolari.

Sindrome di Dyggve-Melchior-Clausen

Rara malattia scheletrica a trasmissione autosomica recessiva appartenente al gruppo delle displasie spondilo-epimetaf isarie.
I segni clinici sono bassa statura progressiva con tronco corto, prominenza dello sterno, microcefalia e ritardo mentale moderatograve.
I segni radiologici comprendono platispondilia con doppia prominenza dei piatti vertebrali, displasia epifiso-metaf isaria e aspetto smerlato delle ali iliache.

Nanismo di Laron

Nanismo da resistenza all’ormone della crescita, caratterizzato da normali concentrazioni plasmatiche di GH e deficit della produzione di somatomedina.

Nanismo di Majewski

Rarissima sindrome che causa anomalie congenite multiple, ritardo mentale grave e osteosclerosi.

È caratterizzata da progeria, ritardo della crescita, dilatazione delle vene, fontanella anteriore larga, orecchio grande, sindattilia delle mani e dei piedi, anomalie dello smalto dentale.

Nanismo di Seckel

Forma di nanismo ateliotico, di origine ipofisaria. Poiché la produzione di gonadotropine non è inibita, gli individui colpiti conservano la capacità riproduttiva.

Nanismo di Paltauf

Forma di nanismo causata da una disfunzione nella secrezione dell’ormone della crescita da parte dell’ipofisi, spesso associata a insufficienze surrenalica e tiroidea.

Nanismo di Ellis Van Creveld

Forma di nanismo osteocondrodisplasico a ereditarietà autosomica recessiva, caratterizzato da esadattilia, nanismo con arti corti, anomalie dentarie e cardiopatia congenita. Il gene di questa malattia è stato recentemente localizzato a livello del braccio corto del cromosoma 4.

Sindrome di Silver Russel

Forma di nanismo intrauterino caratterizzato da bassa statura, dita piccole e incurvate, facies tipica, asimmetria scheletrica, sviluppo sessuale precoce. In alcuni casi si riscontrano disturbi renali e urogenitali e ritardo mentale. Può colpire entrambi i sessi. L’eziologia è sconosciuta.

Sindrome di Cockayne

Sindrome a trasmissione autosomica recessiva che si sviluppa durante il secondo anno di vita. Le principali manifestazioni cliniche della patologia, annoverata tra le sindromi in cui vi è un difetto di riparazione del DNA, sono nanismo, retinite pigmentosa, cecità, ritardo mentale, sordità neurosensoriale e invecchiamento precoce.

Sindrome di Hanhart I

Nanismo da insufficienza ipofisaria, caratterizzato da carenza dell’ormone della crescita e di gonadotropine. I soggetti che ne sono affetti, pur essendo di costituzione proporzionata, presentano limitato sviluppo staturale, associato a riduzione dell’età ossea. La sindrome si manifesta in forma sporadica, ma sono stati descritti anche casi di trasmissione ereditaria con modalità autosomica recessiva.

Sindrome di Hallermann streiff

Sindrome costituita da un insieme di anomalie congenite che comprendono nanismo armonico, naso appuntito, micrognazia, atrofia cutanea, anomalie dentali, cataratta e ipotricosi. Di eziologia ancora sconosciuta, si manifesta generalmente in forma sporadica.

Microcefalia di Seckel

Forma di nanismo intrauterino caratterizzato da ritardo della crescita, nanismo armonico, microcefalia, naso a becco, orecchie larghe, capigliatura rada, lieve ritardo mentale. La malattia, trasmessa con ereditarietà autosomica recessiva, si manifesta alla nascita e colpisce entrambi i sessi.

Sindrome di Albright Butler Bloomberg

Malattia che si manifesta dopo i primi 6 mesi di vita e comporta severe anomalie della crescita, quali membra corte e nanismo alle estremità inferiori, ossa ingrossate e prominenti, ipoplasia dello smalto, dentizione ritardata e perdita precoce dei denti. Sintomi associati sono atassia e addome protuberante. Si è rivelata resistente alle terapie a base di vitamina D. L’ereditarietà è legata al cromosoma X.

Sindrome di Prader Willi

Forma di nanismo dismorfico le cui principali caratteristiche sono ipotonia muscolare intrauterina e postnatale, ritardo mentale, obesità, iperfagia, ipogonadismo. Nelle femmine si riscontra r itardo o assenza dello sviluppo puberale.

Nanismo mesomelico di Léri-Weil

Forma di discondroplasia caratterizzata da deformazione del radio, dell’ulna e da anomalie dei metacarpi, associate a bassa statura prevalentemente mesomelica. L’esame radiografico evidenzia, in particolare, il sovvertimento dei rapporti articolari dell’articolazione radiocarpica, la lussazione volare dell’epifisi distale dell’ulna e l’agenesia del capitello radiale con assenza dell’articolazione radioulnare prossimale.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Sindrome da defecazione ostruita: sintomi, cause e terapie

MEDICINA ONLINE ENTEROCLISMA PERETTA CLISTERE EVACUATIVO PULIZIA COLON MICROCLISMA INTESTINO STIPSI COSTIPAZIONE FECALOMA FECI DURISSIME TAPPO DIGIUNO DEFECAZIONE DIARREA ODORE CIBO TEMPO ESPULSO DIGESTIONE COPROFAGIA.jpgCol termine ‘sindrome da ostruita defecazione’ si definisce una patologia nella quale è impossibile svuotare completamente l’ ampolla rettale mediante la defecazione in presenza di stimolo.

Sintomi

I sintomi che caratterizzano questa sindrome non sono sempre espressi chiaramente dal paziente in occasione della prima visita ed in genere il paziente riferisce di essere affetto da emorroidi o stipsi, è compito quindi dello specialista indagare adeguatamente mediante un’ accurata anamnesi ed individuare i seguenti sintomi caratteristici:

  • eccessiva spinta per evacuare
  •  dolore alla defecazione
  • tempo eccessivo trascorso in bagno tentando di scaricarsi
  • senso di fastidio e peso perineale in stazione eretta
  • sensazione di evacuazione incompleta
  • tenesmo
  • defecazione frammentata
  • necessità di stimolare digitalmente il retto o la vagina per permettere un’ evacuazione adeguata
  • uso ed abuso di lassativi e clisteri.

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Cause

Le cause possono essere distinte in funzionali e meccaniche.

Le funzionali comprendono:

  • stipsi da rallentato transito intestinale dove il maggior ostacolo all’ evacuazione è costituito da feci piccole e dure
  • deficit della sensibilità o della motilità rettale primitivi o secondari all’ assunzione di farmaci
  • la cosiddetta dissinergia pelvirettale ovvero un rilasciamento assente o insufficiente o una contrattura paradossa del sistema muscolare responsabile della defecazione

Le meccaniche invece sono associate a:

  • presenza di prolasso rettale interno eventualmente associato a rettocele
  • prolasso pelvici complessi dove la deformazione rettale è secondaria al prolasso di organi adiacenti quali ad esempio l’ intestino tenue (enterocele), il sigma (sigmoidocele) o l’ apparato genitourinario. In queste situazioni, paradossalmente, il prolasso degli organi adiacenti può favorire l’ evacuazione e ridurre i sintomi.

Nei pazienti affetti da defecazione ostruita frequentemente è possibile apprezzare un prolasso rettale interno e un rettocele alla visita proctologica. In questi casi è giustificato un approfondimento diagnostico in previsione di una eventuale terapia chirurgica.

E’ opportuno eseguire una colonscopia preliminare per escludere malattie infiammatorie intestinali o neoplastiche. La terapia conservativa (dieta, regolarizzazione intestinale mediante lassativi e clisteri, ginnastica e rieducazione del pavimento pelvico, biofeedback) in molti pazienti permette di migliorare significativamente i sintomi. Nei restanti casi, ove è presente una alterazione morfologica tipo prolasso interno o rettocele può essere considerata una terapia chirurgica. La rigorosa selezione dei pazienti da sottoporre a chirurgia è fondamentale per ottenere buoni risultati.
E’ indispensabile infatti che la sintomatologia sia tale da motivare il paziente verso una soluzione chirurgica dopo il fallimento delle terapie conservative sopra elencate. Nei casi ove esiste una presenza di sintomi tali da definire la sindrome ed un alterazione morfologica rettale è proponibile l’ intervento di STARR ovvero resezione rettale transanale con stapler ideata da Antonio Longo. In presenza di alterazioni extrarettali associate è opportuna invece una valutazione multidisciplinare preliminare in collaborazione con urologo e ginecologo per valutare l’ eventuale indicazione a correzioni associate. La valutazione oggettiva e quantitativa dei sintomi viene posta correttamente utilizzando i cosiddetti score, ovvero l’ attribuzione di un punteggio in presenza di sintomi variabile in base alla loro gravita’ per utilizzare dati confrontabili da diversi osservatori, il più utilizzato è il cosiddetto score di Longo specifico per l’Ods.

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L’iter diagnostico deve poi comprendere i seguenti accertamenti:

  • La defecografia o meglio cisto colpo defecografia è l’ esame fondamentale e permette di valutare la morfologia e la funzione del retto e degli organi adiacenti durante l’ atto defecatorio, mediante l’ esecuzione di video ed immagini radiologiche dopo aver somministrato del mezzo di contrasto. Il quadro morfologico tuttavia non sempre è coerente con i sintomi riferiti, la valutazione deve quindi sempre essere complessiva.
  • Anche la risonanza magnetica viene utilizzata nello studio dei disturbi delle defecazione, senza pero’ avero sostituito la defecografia che rimane l’ esame di scelta.
  • Nei casi ove si evidente o presunto un difetto di continenza fecale, la manometria anorettale e l’ ecografia transanale sono utilizzate per determinare l’ aspetto e la funzione del sistema sfinteriale.

Completato l’iter diagnostico, esistono una serie di criteri di esclusione da rispettare prima di proporre l’ intervento. Sono considerate controindicazioni assolute le seguenti patologie:

  • infezione anorettali in atto;
  • patologie severe anorettali in corso;
  • proctite da malattia infiammatoria o da raggi;
  • enterocele stabile (condizione nella quale alcune anse ileali sono posizionate nello scavo pelvio adiacenti al retto);
  • diarrea cronica.

Sono invece controindicazioni relative, le seguenti patologie.

  • presenza di corpi estranei adiacenti al retto (materiale protesico utilizzato in chirurgia uroginecologica) ;
  • precedente chirurgia transanale maggiore (ad esempio anastomosi colorettali);
  • patologie psichiatriche.

Terapie

Durante il colloquio preoperatorio col paziente deve essere sottolineato come la correzione del difetto anatomico, non sempre si accompagna ad una corrispondente correzione della funzione, sottolineando al paziente che la garanzia di efficacia dell’intervento, pur ottenibile nella stragrande maggioranza dei casi, non può essere fornita. E’ anche indispensabile sottolineare che si tratta di un intervento complesso di chirurgia maggiore che, come ogni procedura, anche in mani esperte può essere gravato da complicanze che in rari casi possono essere serie. A discrezione dell’operatore, l’intervento può essere eseguito mediante l’ utilizzo di due suturatici meccaniche (intervento di STARR), oppure utilizzando una nuova suturatrice ricaricabile che permette, quando indicato e necessario di asportare eventualmente una maggior quantità di tessuto malato (intervento di TRANSTAR). Entrambi gli interventi, ideati e proposti da un chirurgo italiano, Antonio Longo, prevedono un iter formativo complesso per i chirurghi ed un training continuo affinché la procedura venga eseguita correttamente cosi’ da ottenere migliori risultati e poche complicanze. L’intervento viene eseguito in anestesia generale o locoregionale, richiede uno o più giorni di degenza ed un periodo postoperatorio caratterizzato da una cosiddetta fase di adattamento durante la quale frequentemente si presenta il fenomeno della ‘urgency’ ovvero lo stimolo ad evacuare che deve essere seguito da una scarica alvina in tempi rapidi, anche più volte al giorno.  Questo periodo transitorio in genere dura alcuni mesi fino a quando si stabilizza permettendo una evacuazione fisiologica. L’utilizzo della nuova suturatrice permette di modulare con precisione il tessuto che deve essere rimosso rendendo l’ intervento modificabile in base alla situazione del singolo paziente.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Altezza: quando si può parlare di nanismo o gigantismo

MEDICINA ONLINE TALL SHORT MAN GIRL WOMAN BOY ALTEZZA STATURA AUMENTARE AUMENTO ALTEZZA CENTIMETRI LUNGHEZZA MONDO MEDIA ITALIANA ITALIA MONDO MEDIA PER REGIONE OSSA ORMONI GH CRESCITA PUBERTA SALDATURA OSSEA.jpgIn generale, la statura è ereditaria: chi ha una bassa statura solitamente la eredita dai genitori, che a loro volta l’hanno ereditata dalle precedenti generazioni, e lo stesso si può dire per chi ha un’alta statura. Nel 1886 Francis Galton si accorse che questo processo ha comunque un limite: i figli più alti della media avevano genitori più bassi di loro e i figli più bassi della media avevano genitori più alti. Galton chiamò questo fenomeno “regressione verso la media”  Esistono tuttavia deformazioni, vere e proprie malattie, comunque abbastanza rare, come il gigantismo e il nanismo, le cui cause sono diverse.

Si parla di gigantismo negli uomini e nelle donne per le persone che superano i 200 cm, superando così del 20% la statura standard di 165 cm.

Si parla, invece, di nanismo negli uomini e nelle donne per le persone che non arrivano ai 135 cm, il 20% in meno rispetto alla statura standard.

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Differenza tra torrone morbido e duro

MEDICINA ONLINE NATALE DOLCI NATALIZI PANDORO PANETTONE TORRONE NOCCIOLE CIOCCOLATO BIANCO SFOGLIATA LIEVITAZIONE OFFELLA INGREDIENTI ZUCCHERO VENEZIANA A VELO CALORIE RICETTE DIFFERENZEIl torrone è un dolce natalizio, tipicamente composto da albume d’uovo, miele e zucchero, farcito con mandorle, noci, arachidi o nocciole tostate; spesso ricoperto da due strati d’ostia. Viene prodotto nella variante classica (dura), morbida o al cioccolato. Il suo nome deriva dal verbo latino torreo che significa abbrustolire con riferimento alla tostatura delle nocciole che lo compongono.

Le principali varietà di torrone sono quello duro e quello morbido: la differenza fra le due è dovuta a diversi fattori. Innanzitutto il diverso grado di cottura dell’impasto: difatti nel torrone duro (anche chiamato “friabile”) la cottura è solitamente prolungata nel tempo fino a raggiungere (in alcuni prodotti tipici) le 12 ore.

Altrettanto importante è la composizione della ricetta ed il rapporto tra il miele e gli zuccheri (tra cui saccarosio, sciroppo di glucosio, sciroppo di zucchero invertito).

Il torrone tenero, invece, ha una cottura più breve, che solitamente non supera le 2/3 ore; ciò permette di avere un’umidità dell’impasto più alta; questo fattore in combinazione alla ricetta diversa (con maggiore percentuale di glucosio) produce un impasto più tenero e dolciastro rispetto al tipo duro.

Varianti più moderne comprendono il torrone classico ricoperto di cioccolato. Una ulteriore tipologia, con pasta reale (pasta di mandorle ricoperta di cioccolato pregiato o di glassa di zucchero fondente) non è da considerarsi propriamente un “torrone”.

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Le 20 curiosità che ancora non conosci sui Ghostbusters

MEDICINA ONLINE ACCHIAPPAFANTASMI Ghostbusters is a 1984 American supernatural comedy film directed and produced by Ivan Reitman and written by Dan Aykroyd and Harold Ramis. The film stars Bill Murray WALLPAPER SFONDO HDQuanto conoscete il film Ghostbusters – Acchiappafantasmi? Ecco le venti cose che forse non sapete su questo bellissimo film del 1984!

20 – Il termine “zaino protonico” (“proton pack” in originale) non viene MAI usato nel film. Il primo a chiamare così gli speciali zaini degli Acchiappafantasmi sarà Egon Spengler, ma in Ghostbusters II (nella scena nel tunnel della metro, quando lui, Ray e Winston indossano i caschi da speleologo e gli impermeabili gialli).

19 – Ghostbusters nasce dalle ceneri di un altro progetto, una trasposizione di Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams. Ivan Reitman e i due associate producer Joe Medjuck e Michael C. Gross iniziano a lavorare con Adams (che sforna loro tre diverse proposte). Poi a un certo punto si pensa di tirare dentro Dan Aykroyd per fargli interpretare Ford Prefect. Ma Aykroyd ha questa idea nel cassetto di un film su dei tizi che acchiappano i fantasmi, e a Reitman, Medjyck e Gross non sembra poi male!

18 – Se guardate il film in lingua originale, vi accorgerete che molte scene (molte di quelle con Bill Murray, per esempio) sono state almeno in parte ridoppiate dagli attori. Perché sul set si è seguito poco il copione, si è improvvisato parecchio anche a causa dei tempi feroci di lavorazione.

17 – La campagna di marketing organizzata dalla Columbia Pictures includeva una Ecto-1 mandata in giro per Manhattan prima dell’uscita del film. Dopo che la pellicola arrivò in sala, Reitman fece infilare nel trailer la parte con lo spot degli Acchiappafantasmi che si vede nel film. Al posto del loro numero finto (555-2368), però, lì ce n’era uno vero al quale rispondevano dei messaggi registrati di Bill Murray e Dan Aykroyd, che dicevano di esser fuori a caccia di fantasmi (“Hi. We’re out catching ghosts right now”). La produzione stimò che per sei settimane quel numero aveva ricevuto circa mille chiamate all’ora.

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16 – Per far uscire il film nel periodo di lancio previsto (giugno 1984; da noi arrivò il 24 novembre di quell’anno), Ghostbusters fu girato e montato con una grande fretta. Nella commentary track del DVD viene spiegato che, arrivati a dover girare la scena finale, non si sapeva bene che tirarne fuori. Cast e regista ne parlarono per un po’, finché non venne in mente a qualcuno la storia dell’incrociare pericolosissimamente i flussi. Ivan Reitman dichiarò in seguito che la pellicola era piena di errori tecnici (cavi e altri trucchi che si vedevano, effetti speciali incompleti, etc.), anche se “a nessuno sembrava fregargliene nulla”.

15 – Il primo script di 40 pagine scritto da Aykroyd prevedeva solo tre Acchiappafantasmi (Dan Aykroyd, John Belushi ed Eddie Murphy) e tutta una serie di differenze a livello di storia. Il Winston Zeddmore di Murphy sarebbe apparso prima nel film – lo script lo vedeva già spalmato di slime nella scena dell’hotel – e avrebbe avuto molto più spazio, ovviamente. Solo che il povero Belushi se l’è portato via uno speedball che non era il videogioco nel marzo dell’82, e Murphy ha preferito dedicarsi a Beverly Hills Cop – Un piedipiatti a Beverly Hills (uscito sempre nell’84 e secondo al botteghino di quell’anno solo a Ghostbusters), perciò si è dovuto rimetter mano a copione e cast. John Candy avrebbe dovuto interpretare invece Louis Tully, il personaggio poi andato a Rick Moranis. Lo stesso Ramis (sceneggiatore del film) decise di diventare il dottor Egon Spengler “perché costretto”. In pratica, non si trovava l’attore giusto, e con grande modestia Ramis si considerò la persona più adatta per interpretare il personaggio scritto da lui. Il nome di Egon Spengler contiene un doppio omaggio. A uno studente straniero conosciuto da Ramis ai tempi del liceo, che faceva di nome Egon, e al filosofo tedesco Oswald Spengler. L’elenco di tizi cui è stata offerta una parte da Columbia e che hanno risposto Credici, infine, è lunghissimo. Bill Murray accettò di girare Ghostbusters solo a patto che la Columbia finanziasse un remake de Il filo del rasoio.

14 – Quando gli hanno chiesto di tirar fuori la theme song del film, Ray Parker Jr. non sapeva proprio dove sbattere la testa. In un’intervista rivelò tempo dopo che “Ghostbusters” era nata alle 4 e 30 del mattino, dopo aver visto alla tele la pubblicità di una ditta di spurghi e drenaggi e averla collegata allo spot televisivo degli Acchiappafantasmi mostrato nel film. Da lì al “Who you gonna call?” è stato un attimo. Solo che a quel punto non c’era più tempo per confezionare al meglio il brano, perciò per i coretti il cantante ha chiamato le prime persone rimediabili: la sua ragazza e un paio di amici. Il brano è rimasto in cima alla classifica dei singoli USA per tre settimane, portandogli un’accusa di plagio. Huey Lewis (del gruppo Huey Lewis and the news), a cui Columbia aveva proposto il lavoro poi finito a Ray Parker Jr, nel sentire la canzone lo accusò di aver plagiato la loro I Want a New Drug.

13 – Durante le riprese, sulle canne dei fucili protonici furono montate delle lampadine, per aiutare i ragazzi degli effetti speciali a piazzare meglio i flussi. E magari evitare di incrociarli. Perché incrociarli (tranne quando proprio serve a fine film) sarebbe male, lo sappiamo.

12 – Discorso location. Pur essendo considerato da sempre uno dei film simbolo di New York, Ghostbusters è stato girato solo in minima parte a Manhattan (tre settimane di riprese in tutto): il resto l’hanno fatto a Los Angeles. Per l’albergo in cui si trova Slimer sono stati usati la facciata dell’Algonquin Hotel di New York e gli interni del Millennium Biltmore Hotel di Los Angeles. Quest’ultimo ha ospitato i set di molte pellicole (Beverly Hills Cop, Il Professore Matto, Cruel Intensions), serie tv (Beverly Hills 90210, Ally McBeal) e video musicali (come Overprotected di Britney Spears). Nove anni dopo, lo stesso Ivan Reitman tornerà a girarci Dave – Presidente per un giorno. Idem per la caserma dei pompieri e per la biblioteca. Nel primo caso, l’esterno è quello della Hook and Ladder #8 di Tribeca, a New York City, mentre gli interni del quartier generale dei Ghostbusters sono stati girati in una caserma dei pompieri di Los Angeles (l’idea di usare davvero il palo fu di Aykroyd), poi riciclata in Grosso guaio a Chinatown e The Mask – Da zero a mito. Quanto alla biblioteca, un paio di riprese sono riusciti a piazzarle davvero alla Biblioteca Pubblica di New York sulla 5a strada, ma la troupe aveva il permesso di girare solo un giorno e solo fino alle 10 del mattino. Tutto il resto della scena l’hanno tirato fuori alla Los Angeles Public Library.

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11 – La voce demoniaca di Dana Barrett (Sigourney Weaver) posseduta da Zuul era in originale quella del regista, Ivan Reitman. Durante il provino, Sigourney Weaver si mise a quattro zampe su un divano e iniziò da abbaiare come un cane. L’effetto di Dana che fluttua come il Mago di Segrate fu ottenuto grazie a dei semplici cavi. I cassetti che si aprono da soli avevano dei tizi dietro un falso muro che li spingevano.

10 – La scena della prigione fu girata in un vecchio penitenziario abbandonato, all’epoca ritenuto DAVVERO infestato dai fantasmi dopo la voce messa in giro da Aykroyd. Il produttore Medjuck dichiarò inoltre che avevano trovato degli strani graffi sulla pellicola. Reitman si impressionò sul serio, tanto che durante la produzione del film sperò di non dover tornare in quel posto. Gli disse bene, perché le prime riprese bastarono per completare la scena.

9 – Nella versione originale del soggetto scritta da Aykroyd, la storia era ambientata nel futuro e a fine film quello dei Ghostbusters diventava un franchise mondiale, con varie squadre in tutto il globo. La pellicola si apriva inoltre con gli Acchiappafantasmi già in servizio e una ripresa della Ecto-1 VOLANTE, e presentava UNA SERIE di mostri giganti. Nella traccia di commento del DVD, Reitman spiega che sarebbe stato impossibile girare quel tipo di film senza spendere “almeno 300 milioni di dollari del 1984” (Columbia ne cacciò in tutto 32). Per questo motivo venne ingaggiato Harold Ramis per tirar fuori uno script parecchio meno fantascientifico. Ramis rimise mano alla storia assieme ad Aykoryd, quando l’attore tornò dal ritiro di tre settimane autoimpostosi su un’isola per metabolizzare il lutto dopo la scomparsa di John Belushi.

8 – Per la stessa ragione, l’omino dei marshmallow Stay-Puft non sbuca dal mare accanto alla Statua della Libertà come previsto in un primo momento. Troppo difficile da girare, troppi soldi, troppo tempo. Sul set si sono adoperate tre tute per il Marshmallow Man, ciascuna del costo di circa 20.000 dollari. Nessuna delle tre è sopravvissuta alla fine delle riprese. Il marshmallow inzaccherante prodotto dall’esplosione del pupazzone era schiuma da barba. Prima di esserne ricoperto, William Atherton chiese al regista se gli avrebbe fatto male quella doccia di schiuma molto densa. L’unica cosa certa, è che uno dei membri della troupe se ne uscì con un’allergia al mentolo.

7 – Il ruolo di Janine Melnitz fu offerto in un primo momento a Sandra Bernhard, ma finì ad Annie Potts. Lo script di Harold Ramis prevedeva una love story tra Egon e Janine ma buona parte di quella sottotrama venne lasciata fuori. Alcune delle scene eliminate presenti sul DVD mostrano ad esempio Janine che regala ad Egon una monetina fortunata quando gli Acchiappafantasmi devono andare ad affrontare Gozer. Il loro rapporto sarebbe stato approfondito nella serie animata.

6 – In tutto il film è stata usata una sola auto per la Ecto-1 (una limo Cadillac del ’59 convertita in ambulanza dalla Miller Meteor, azienda specializzata nel modificare veicoli per farne ambulanze o carri funebri). Durante una scena, quando Ray e Winston sono in auto sul ponte di Brooklyn, la macchina si è rotta ed hanno dovuto ripararla. Nell’edizione Blu-Ray del film si spiega che, finite le riprese, il veicolo venne abbandonato in un magazzino della Universal, dal quale è stato tirato fuori solo di recente. L’idea iniziale era quella di dipingere l’ambulanza di nero, ma ci si rese conto che non era una grande pensata, dovendo girare molte scene esterne in notturna. Come quella in cui si vede correre l’ambulanza per Manhattan, girata nei primi giorni di riprese… praticamente senza permessi.  Sia nel primo che nel secondo film, nessuno la chiama mai Ecto-1 o Ectomobile. Succede solo nel cartone animato, The Real Ghostbusters, dove Ray la definisce “una di famiglia”.

– Sulla porta dell’ufficio di Peter Venkman sarebbero dovute apparire delle robe di maleducazione, ma per avere un film per famiglie ci si limitò a un “Venkman brucia all’inferno” che è una citazione della scena finale di Carrie – Lo sguardo di Satana, quando si vede un cartello vendesi su cui qualcuno ha scritto “Carrie Burn in Hell”. Quel “Nice shootin’, Tex!” che dice Venkman dopo che hanno devastato l’hotel per prendere Slimer, sostengono alcuni, sarebbe un omaggio a Tex Willer.
Tra le fonti di ispirazione certe, citate espressamente dagli autori ci sono invece un cartone Disney del ’37 (Lonesome ghosts, con Topolino, Paperino e Pippo a caccia di fantasmi e muniti di ambulanza), ed alcuni film con Bob Hope che piacevano ad Aykroyd, come Il fantasma di mezzanotte (1939) e La donna e lo spettro (1940). Il titolo originale con cui venne registrato il film era The Ghost Busters, scritto staccato, perché Columbia aveva acquistato per andare sul sicuro i diritti del telefilm omonimo della Filmation. In seguito Filmation tirò fuori come noto il suo cartone (Filmation’s Ghostbusters) e quello degli Acchiappafantasmi venne chiamato perciò The Real Ghostbusters. Il logo con il divieto e il fantasma era stato ideato invece da un amico di Aykroyd (tra le comparse nella scena della prigione): la Harvey Comics citò in giudizio la Columbia, sostenendo che era un clone di Fatso, uno degli zii del fantasmino Casper. Ma due anni più tardi il giudice dispose che un fantasma non è che puoi disegnarlo in tanti modi diversi… La prima scelta per il titolo del film era un’altra. Dan Aykroyd pensava a qualcosa tipo Ghost Smashers.

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4 – Un anno dopo l’uscita, Reitman incontrò William Atherton: si aspettava un accoglienza calorosa da parte dell’attore, e invece per poco quello non lo prese a sputi. Atherton gli spiegò che il personaggio di Walter Peck gli aveva praticamente rovinato la vita. Fare il “cattivo” in una commedia di tale successo, pare, volesse dire ritrovarsi circondato da gente che ti urlava le peggio robe per strada o cercava di menarti nei bar.

3 – Nei progetti iniziali, gli Acchiappafantasmi avrebbero dovuto indossare delle tute tipo SWAT, con tanto di casco, e combattere i fantasmi… con delle bacchette magiche. Negli storyboard del film si vedono infatti queste bacchettone attaccate agli zaini protonici.

2 – Nel primo film non ha un nome, ma tutta la troupe lo chiama “Onionhead”, Dan Aykroyd, invece, sul set lo chiama Bluto, perché gli ricorda il personaggio di Belushi in Animal House. Sarà solo la serie animata a dargli un nome vero e proprio: Slimer.

1 – Aykroyd rivelò in un’intervista che la scena della sigaretta incollata al labbro era stata prevista, non fu casuale. Ma anche che non venne utilizzato alcun tipo di adesivo, se non la sua saliva. Il produttore Joe Medjuck racconta invece che tra il primo e il secondo film era cambiata notevolmente la sensibilità delle major hollywoodiane in merito al fumo: in Ghostbusters II (1989) nessuno dei protagonisti fuma. Harold Ramis, in quella stessa commentary track, ci scherza su ed aggiunge che erano passati direttamente all’ecstasy.

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Le 20 curiosità che ancora non conosci sui Goonies

MEDICINA ONLINE The Goonies  1985 Richard Donner Harvey Bernhard Chris Columbus Steven Spielberg FILM WALLPAPER HD PICS PHOTO IMMAGINE SCENA MAPPA RECENSIONE MOVIE CINEMAQuanto conoscete il film I Goonies? Ecco le venti cose che forse non sapete su questo bellissimo film del 1985!

20 – Anche se il film non lo spiega esplicitamente, i Goonies si chiamano così perché vivono (come a inizio pellicola viene ripetuto più volte) a Goon Docks, quartiere di Astoria, nell’Oregon. Ma “goony” nello slang americano vuol dire anche sempliciotto, e questo spiega perché Mikey ripeta spesso con quel tono da piccola fiammiferaia che loro sono solo dei “poveri Goonies”. In una scena tagliata del film, quango i ragazzi si trovano nel pozzo dei desideri e Andy dice di non essere una Goonie, viene recitato il giuramento dei Goonies, che fa così: “I will never betray my goon dock friends / We will stick together until the whole world ends / Through heaven and hell, and nuclear war / Good pals like us, will stick like tar / In the city, or the country, or the forest, or the boonies / I am proudly declared a fellow Goony”.

19 – Tra le scene eliminate nella versione cinematografica (alcune delle quali poi ripescate per l’home video), la più celebre è quella della piovra: a fine film, quando i Goonies riabbracciano i loro genitori, Data racconta ai giornalisti di “una piovra spaventosa”, affermazione che sembra una sparata ed invece era relativa ad una scena eliminata. In quella scena, una piovra spuntava dal mare accanto alla nave pirata di WIlly l’Orbo e afferrava Stef e Mouth. A fermarla era lo stesso Data, che le infilava in bocca un walkman evidentemente impermeabile, addolcendo la bestia con un po’ di musica dance. Il brano in sottofondo, parte della colonna sonora del film, era “8 Arms To Hold You” dei The Goon Squad. Persa la scena con la piovra, sparì dal film anche il pezzo. Risultato: il maxisingolo stampato apposta non ha venduto molto ed oggi è ambitissimo tra gli appassionati dei Goonies. Le altre scene tagliate mostrano i ragazzi parlare (e Data fare un’altra delle sue figuracce) davanti al ristorante-covo della banda Fratelli, e i Goonies che arrivano in bici a un drugstore, lo Stop-N-Snack, dove Mikey trova una cartina di Astoria da cui individua la posizione del tratto di costa di cui parla la mappa di Willy l’Orbo. Nella rastrelliera delle cartine ci sono anche dei fumetti: si tratta di Warlord vol. 1 #89 (gennaio 1985) e di Marvel Team Up vol. 1 #149 (gennaio 1985, con l’Uomo-Ragno e Cannonball dei Nuovi Mutanti contro l’Uomo Incandescente). Si vede anche un numero di Mad (#254, dicembre 1984), il che fa tre apparizioni della rivista nel film, considerando le due vecchie copie che si vedono a casa di Mikey. Nella stessa scena, mentre Chunk lecca del gelato dal banco frigo, arrivano Stef e Andy in compagnia del loro amico stronzo figlio del ricco Troy. Stef e Mouth si mettono a giocare a due coin op Atari dell’epoca: I, Robot e Return of the Jedi. Troy prende la mappa ai ragazzi, se l’arrotola come un sigaro e l’accende. A fermarlo, quando sta per menare Mikey, è l’intervento del fratello di quest’ultimo, il figlio maggiore dei Walsh. Che, per quanto venga chiamato Brand per tutto il film, si chiama Brandon.

18 – Per la parte di Mouth, poi andata a Corey Feldman, aveva sostenuto in precedenza un provino anche Corey Haim. I due giovani attori si sarebbero conosciuti sul set di Ragazzi perduti e sarebbero diventati a) pappa e ciccia, b) colleghi in altri sei film a cavallo tra la fine degli anni 80 e l’inizio del meno colorato decennio successivo, tanto da diventare noti come “I due Corey”. Haim, rimasto praticamente senza un soldo, è morto nel 2010 per un edema polmonare. In questa scena all’inizio del film, quando Chunk racconta di aver assistito alla fuga della Banda Fratelli dalla polizia, Mikey fa una battuta su Michael Jackson, per dare del pallonaro all’amico (“Più mondiale di quella volta che Michael Jackson venne a casa tua per andare al gabinetto?”). Corey Feldman sarebbe diventato un grande amico del cantante e avrebbe fatto capolino anche in un suo video (Liberian Girl, 1989). In seguito, chiamato a testimoniare nei processi per molestie a carico di Jackson, Feldman accuserà la popstar di aver allontanato molti ragazzini come lui dopo esserne stato amico, creando loro degli scompensi emotivi. Feldman si disse comunque molto colpito della morte di Jacko nel 2009

17 – La nave pirata di Willy l’Orbo, l’Inferno (Infierno nella versione italiana), era un vero vascello lungo 32 metri, ispirato alla nave di Erroll Flynn nel film Lo sparviero del mare; tutte le scene di interni che si vedono alla fine del film sono state girate realmente a bordo dell’imbarcazione. La Inferno venne costruita in due mesi e mezzo, utilizzando anche del cordame dell’attrazione Pirati dei Caraibi di Disneyland, all’epoca in corso di restauro. Alla fine delle riprese fu messa in vendita, ma in mancanza di acquirenti venne demolita.

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16 – Mentre sono nel covo della banda Fratelli e prima di scendere giù per il camino, i fratelli Mikey e Brandon stanno litigando. Sean Astin, rivolto a Josh Brolin, termina una frase chiamando l’altro con il suo vero nome, Josh. In un’altra scena, Sean Astin dice “Holy Mackenzie!”: è un omaggio a suo fratello, Mackenzie Astin, di lì a poco anche lui attore. Sean Astin, il futuro Sam nel Signore degli Anelli, per chi non lo sapesse è figlio dell’attrice Patty Duke (Oscar nel ’63 per Anna dei Miracoli) e figlio adottivo del suo terzo marito, John Astin.

15 – Durante l’inseguimento sui titoli di testa, vediamo Data alle prese con uno dei suoi marchingegni. Sulla cintura è inciso il numero identificativo di un certo agente segreto. Più tardi, quando scivola sulla corda per arrivare a casa di Mikey e sta per sfondargli la porta a vetri, si sente anche il tema dei film di Bond.

14 – Quando Chunk si mette alla ricerca degli altri Goonies e della banda Fratelli assieme a Sloth, quest’ultimo indossa una maglietta degli Oakland Raiders. L’attore che interpreta Sloth, John Matuszak, era stato un giocatore di quella squadra dell’NFL tra il 1976 e il 1981, ed era molto meno mostruoso senza trucco. Tanto è vero che se lo cercate so Google immagini, trovate foto in cui è mezzo nudo e abbracciato a degli orsacchiotti, scattate per la rivista playgirl. Erano necessarie ogni volta cinque ore di trucco per dargli la faccia di Sloth. L’occhio sinistro e le orecchie erano meccanici e controllati a distanza con un telecomando da un tizio della troupe. Quando Sloth doveva sbattere le ciglia, partiva un conto alla rovescia per sincronizzare l’occhio vero e quello finto. Nonostante il cognome, Matuszak è morto piuttosto giovane quattro anni dopo: a soli 38 anni se l’è portato via un infarto, provocato da un sovradosaggio di antidolorifici.

13 – Le voci su un possibile seguito per i Goonies si sono rincorse per anni. La Warner Bros e Donner hanno ribadito più volte che quella storia di The Goonies Never Say Die era solo una leggenda metropolitana. L’unico vero seguito delle vicende di Mikey e compagni – se togli alcuni elementi non presenti nel film ma narrati nella sua novelisation, come il fatto che la famiglia di Chunk abbia davvero adottato Sloth alla fine – è rappresentato dall’ultimo dei tre videogiochi ispirati al film. Dopo un primo platform di Datasoft per Commodore 64 e altri computer a 8-bit (1985, con un remake nel 2010), la palla passò a Konami, che sfornò nel 1986 il suo The Goonies (per Famicom, poi portato anche su MSX, NEC PC-88 e Sharp X1) e l’anno dopo The Goonies II (NES). Quest’ultimo, uscito anche in versione americana e PAL, raccontava del ritorno dei Fratelli, che rapivano gli amici di Mikey e, per una qualche ragione, una sirena di nome Annie.

12 – Che fine hanno fatto i Goonies oggi? Di Sean Astin (Mikey) sappiamo già. Oltre a doppiare Raffaello nell’ultima serie delle Turtles, sta girando vari film. Josh Brolin (Brand), figlio di James Brolin, è anche lui ancora lanciatissimo. Sarà Dwight McCarthy nel nuovo film di Sin City, Una donna per cui uccidere. Corey Feldman ha alle spalle due matrimoni, altrettanti divorzi e problemi di droga come successo a molti ragazzini prodigio di Hollywood. Kerry Green (Andy) è apparsa in diverse serie TV (Law and Order, La signora in giallo). Marta Plimpton (Stef) si è vista di recente nelle serie The Good Wife e Raising Hope. Jonathan Ke Quan (Data) ha smesso di fare l’attore nel 2002. Ma ha continuato a studiare varie arti marziali (aveva iniziato sul set di Indiana Jones e il tempio maledetto) ed è diventato un coordinatore di stuntman (X-Men, The One). Jeff Cohen (Chunk) ha mollato molto prima, nel ’91: ha studiato legge all’UCLA, ha aperto uno studio legale specializzato in beghe hollywoodiane, è considerato uno degli uomini più importanti del settore oltre ad essere decisamente migliorato fisicamente:

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11 – Il televisore su cui ragazzi stanno guardando il video di Cyndi Lauper, “Goonies R Good Enough”, a casa di Mikey, è stato infilato lì in fase di montaggio: quel video è stato girato solo sei mesi dopo la fine delle riprese del film. Molti dei ragazzini si dissero terrorizzati dell’esperienza sul set di quel videoclip, per la presenza di wrestler come André the Giant e Iron Sheik.

10 – Richard Donner appare alla fine del film: è uno dei due poliziotti in sella ai quad che arrivano in soccorso dei ragazzi quando sbucano sulla spiaggia (quello a destra con i capelli bianchi). Molti altri membri della crew fanno comparsa nella pellicola: il tizio morto nella cella frigorifera è uno dei cameraman, mentre un altro ha interpretato il padre di Mouth; la madre di Data è invece l’assistente alla regia Jennie Lew Tugend.

9 – L’idea di far cantare la Madama Butterfly di Puccini, il Rigoletto di Verdi e la romanza Una furtiva lagrima di Donizetti a Jake Fratelli è venuta allo stesso Robert Davi, che aveva un passato da studente di canto lirico. Nelle due scene in cui la madre lo schiaffeggia, Anne Ramsey lo prese davvero a cinquine. Donner chiese all’attrice (scomparsa poco dopo anche lei, nell’88) di metterci tutta la forza possibile. L’altro membro della banda, Francis, è invece Joe Pantoliano (il traditore di Matrix, Memento, ma soprattutto Ralph Cifaretto dei Soprano).

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8 – Quando Chunk, liberato da Sloth, chiama la polizia dal covo dei Fratelli, il poliziotto non gli crede perché abituato alle sue frottole. L’agente, mentre gli elenca le sue precedenti bugie, dice:“Oppure quell’ultima balla sui mostriciattoli che si moltiplicano se gli butti sopra l’acqua”. È ovviamente una citazione di Gremlins, film scritto dallo stesso sceneggiatore dei Goonies, Chris Columbus, e nel quale appariva anche Corey Feldman. Altre citazioni: sul marchingegno usato per aprire il cancello a casa di Mikey, quando arriva Chunk, è dipinta la scritta “Rube G 83”: è un omaggio a Rube Goldberg, fumettista vincitore del Pulitzer per la satira, che nelle sue storie inseriva macchine complicatissime per eseguire azioni molto semplici. Senza di lui non ci sarebbero stati i The Incredible Machine, i Little Big Planet e molti altri videogiochi e pubblicità. Andiamo avanti. Brand segue gli altri sulla bicicletta a rotelle e decolla dopo esser stato agganciato all’auto da Troy: Spielberg – che oltre ad aver prodotto I Goonies e averne scritto il soggetto, ne ha anche diretto alcune scene – autocita ovviamente il suo ET. Quando Sloth arriva a salvare i Goonies sulla nave di Willy l’Orbo, scende fendendo una vela con il coltello, come nel film che stava vedendo prima alla TV (Capitan Blood con Errol Flynn). Poco dopo, si libera dei suoi due fratelli e mostra la maglietta di Superman, mentre partono le prime note del tema di John Williams. Anche qui trattasi di auto omaggio, perché Donner aveva diretto sia Superman, sia buona parte di Superman II. Nella scena tagliata all’esterno del ristorante, Data solleva la maglia per mostrare un altro dei suoi accrocchi, sul quale ha attaccato un adesivo dell’Uomo-Ragno. Il vascello di Willy che si vede veleggiare verso il tramonto alla fine era – come mostra impietosamente l’alta definizione – un modellino.

7 – Al cast non fu permesso di vedere la nave pirata prima di girare l’arrivo nella grotta con gli scivoli dell’Aquafan. Nel vederla partì qualche “Holy shit!” e dovettero rigirare la scena. Le parole “shit” e “bullshit” sono pronunciate in tutto 19 volte nel film, perlopiù dalla banda Fratelli. A un certo punto Data grida “HOLY S-H-I-T!”, facendo lo spelling, perché l’attore aveva promesso a sua madre di non dire parolacce nel film.

6 – I pipistrelli che volano fuori dal passaggio quando Brand rimuove la roccia erano pezzi di carta crespa nera pressata sparati da un cannone ad aria compressa.

5 – Anche ne I Goonies, come in molti film di quegli anni (come Ritorno al futuro) c’è una LEGGERISSIMA presenza della Pepsi Altri marchi buttati lì davanti alla cinepresa per parecchi secondi sono Domino’s Pizza e Baby Ruth, barretta al cioccolato sul quale è incentrata un’intera scena del film.

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4 – La signora Walsh è l’attrice Mary Ellen Trainor. Sposata tra il 1980 e il 2000 con il regista Robert Zemeckis, è apparsa in quattro suoi film, tra cui Ritorno al Futuro parte II (è l’agente Reese) e fa la parte della psicologa in tutti e quattro i film della serie Arma Letale. La signora accanto a lei, la colf Rosalita, è Lupe Ontiveros, Juanita di Desperate Housewives. Le scene in cui Mouth parla in spagnolo, rifilando alla povera donna quello scherzone sulle droghe e le altre abitudini perverse di casa Walsh, nella versione spagnola del film sono… in italiano: la governante in quella versione è italiana e si chiama Rosanna.

3 – Durante la scena dell’interrogatorio, Chunk tra le altre cosa confessa: “Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Eydie e poi ho dato la colpa al cane”. Eydie è il nome della vera sorella di Jeff Cohen,  che fa una piccola comparsa assieme agli altri familiari sulla spiaggia, a fine film. L’abbigliamento bislacco di Chunk nasce da un’idea di Spielberg: si doveva scegliere tra la camicia hawaiana ed i pantaloni a quadretti, e si decise alla fine di usarli tutti e due.

2 – La testa di Willy l’Orbo si trova ancora nell’ufficio di Richard Donner. Il nome completo di Willy l’Orbo, anche se nel film non viene rivelato (sulla mappa si legge solo il suo nome da pirata in spagnolo), è William B. Pordobell.

1 – Quelle macchie rosse sulla mappa di Willy? È sangue. Sangue umano. In un’intervista radiofonica, il production designer del film, J. Michael Riva, ha rivelato come poco prima di girare le prime scene con la mappa, quest’ultima non gli sembrasse sufficientemente vecchia. Perciò la inguacchiò nella sua camera d’albergo con del caffè e, non trovando della vernice, con un po’ di sangue. Il suo. Probabilmente ignorando la cosa, Sean Astin si portò a casa la mappa alla fine delle riprese, con il beneplacito della produzione. Solo che anni dopo la madre, trovando quello straccio incartapecorito e macchiato, lo prese per una cartaccia e lo butto via.

0 – Jeff Cohen si prese la varicella dopo esser stato scelto per il ruolo di Chunk. Si presentò sul set lo stesso, temendo che lo rimpiazzassero.

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