Utero: anatomia, funzioni, patologie e sintomi in sintesi

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L’utero è un organo muscolare cavo che, insieme alle ovaie, alle tube di Falloppio (o salpingi o tube uterine), alla vagina e alla vulva forma l’apparato riproduttivo femminile. È l’organo deputato ad accogliere l’ovulo fecondato, a consentirne lo sviluppo e a espellere il feto quando la gravidanza giunge al termine. L’utero riceve lo sbocco delle salpingi e in basso si apre nella cavità vaginale.
La struttura dell’utero non è sempre la stessa nel corso della vita: molti sono i cambiamenti a cui questo organo va incontro in base alle diverse fasi dello sviluppo sessuale della donna (prepubertà, pubertà, maturità sessuale, menopausa), in caso di gravidanza e nel corso del ciclo mestruale.

L’utero è posto al centro della piccola pelvi, tra la vescica (anteriormente) e il retto (posteriormente). Caratteristica è la posizione dell’utero rispetto al bacino: l’asse maggiore di questo forma con l’asse maggiore del bacino un angolo aperto anteriormente (angolo di versione) di circa 60° (condizione detta antiversione fisiologica), mentre l’asse del corpo forma con l’asse del collo uterino un angolo ottuso (angolo di flessione) di circa 150°, aperto anteriormente (antiflessione fisiologica). Anteriormente poggia sulla vescica, dalla quale è separato tramite il recesso peritoneale (cavo vescicouterino) che solitamente è una cavità virtuale; posteriormente è in rapporto col retto attraverso l’interposizione di un altro recesso peritoneale, il cavo retto-uterino, detto anche Cavo del Douglas, che solitamente contiene anse dell’intestino tenue; lateralmente al retto prendono inserzione, su entrambi i lati, i legamenti larghi, delle formazioni peritoneali contenenti tessuto connettivo e strutture vasali e legamentose (legamento rotondo, tuba uterina, uretere, parte delle ovaie).

La forma dell’utero ricorda grosso modo quella di un cono con la punta rivolta verso il basso. Nelle donne che non hanno avuto figli le dimensioni dell’utero si attestano intorno ai 6-7 centimetri di lunghezza, 3-4 centimetri di larghezza e uno spessore di 2-3 centimetri, per un peso complessivo di circa 50 grammi: valori che, però, possono subire notevoli cambiamenti nel caso di donne che hanno avuto molti figli, nelle quali dimensioni e peso di questo organo possono aumentare. La cavità uterina è rivestita internamente da una mucosa, l’endometrio, grazie a cui viene garantito nutrimento all’embrione nel primo periodo di vita intrauterina, prima che si verifichi l’impianto. La muscolatura che riveste l’utero (miometrio) è spessa e consistente e le sue contrazioni rendono possibile, al momento del parto, l’espulsione del feto.

Due sono le porzioni nelle quali è possibile idealmente dividere l’utero:

  • una parte più larga – detta corpo uterino o corpo dell’utero – che si espande verso l’alto e in cui sfociano le salpingi (o tube di Falloppio, o tube uterine);
  • il fondo dell’utero, la parte più estesa che termina superiormente;
  • una parte più stretta, detta collo dell’utero o cervice uterina, dalla forma simil-cilindrica, rivolta verso il basso e che va a inserirsi nella vagina.

Prima della pubertà il collo dell’utero corrisponde a circa la metà della lunghezza totale dell’utero; nelle donne che hanno avuto figli, invece, arriva a corrispondere a un terzo di tutta la lunghezza dell’organo: ciò accade, specie nelle donne che hanno avuto più figli, in seguito al notevole sviluppo a cui va incontro il corpo uterino per ospitare le gravidanze.

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Funzioni dell’utero

Il compito dell’utero è triplice: accoglie l’ovulo fecondato, ne consente lo sviluppo e permette l’espulsione del feto quando la gravidanza giunge al termine.

Patologie più diffuse dell’utero

1) Anomalie congenite, rappresentate da uteri malformati in varia maniera (per esempio doppi o con setti).
Sintomi: generalmente asintomatiche (in alcuni casi problemi di fertilità ); spesso saranno associate anomalie congenite del distretto urinario. Nel caso in cui il sangue mestruale per un qualsiasi ostacolo non defluirà  all’esterno (come per esempio nell’imene imperforato), saranno presenti dolori al basso ventre anche di notevole intensità  e l’utero sarà  ripieno di sangue (condizione questa ben visibile all’ecografia).

2) Fibromi (sinonimo nel linguaggio parlato: miomi): sono dei noduli nello spessore del miometrio (la parte muscolare, paragonata ai muri di un stanza). Per definizione sono ascritti tra le formazioni benigne e raramente degenereranno in senso maligno; l’equivalente “invasivo” è il fibrosarcoma; dimensioni e sede risultano estremamente variabili.
Sintomi: spesso sono completamente asintomatici; nella evenienza di localizzazione in prossimità  della cavità  uterina, ma non esclusivamente in questo caso, potranno causare emorragie uterine. È possibile la torsione con dolori al basso ventre soprattutto nei fibromi cosiddetti sottosierosi ad estrinsecazione esterna all’utero. Con il termine fibromatosi uterina, si intende un utero aumentato, anche modicamente, di dimensioni con limiti sinuosi ma non necessariamente pieno di noduli miomatosi; a volte costituisce la normalità  di donne che hanno affrontato più parti, in altri casi può rappresentare l’anticamera allo sviluppo di miomi veri e propri.

3) Adenomiosi: Consiste nella presenza di endometrio nello spessore del miometrio o muscolo uterino. Si formano così delle zone singole o multiple che spesso causano metrorragie – le quali a volte non risentono del trattamento con estroprogestinici (pillola) -, dolori mestruali soprattutto dal secondo giorno del ciclo. Tale condizione, che rappresenta una forma di endometriosi interna, è spesso non diagnosticata e confusa ecograficamente con i fibromi. Il trattamento consiste nell’uso di progestinici, analoghi dell’LHRH, isterectomia in caso di dolore e metrorragie in donne che non desiderano la prole. Sconsigliata in donne in età  fertile l’escissione del focolaio adenomiosico in quanto potrebbe determinare una perdita di tessuto uterino, incompatibile con successive gravidanze. Ogni caso, ad ogni modo, richiede valutazione personalizzata.

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4) Polipi endometriali e del canale cervicale: spesso benigni, richiedono però valutazione istologica per la possibile presenza di atipie.
Sintomi: nessun sintomo; emorragie uterine o perdite ematiche lievi.

5) Cancro endometriale: è più frequente in donne in perimenopausa;
Sintomi: emorragie uterine; perdite capricciose; in alcuni casi nessun sintomo.

6) Patologie del collo uterino: sostanzialmente includono le infiammazioni ed il cancro; il cancro potrà  causare nessun sintomo o perdite vaginali ematiche anche lievi. Le infiammazioni quasi sempre provocheranno leucorrea (fuoriuscita vaginale di secrezioni con varie caratteristiche). Quasi tutte le persone alla domanda: “ha mai avuto perdite ginecologiche?” rispondono senza esitare: “soltanto in quantità  normale”. La normalità è però: nessuna perdita. Sono solo ammesse a metà  del ciclo, modeste emissioni di muco chiaro, inodore, incolore, e filante.

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Gravidanza: è vero che il desiderio sessuale aumenta?

gravidanza tiroidite HashimotoÈ vero che nell’attesa il desiderio aumenta?
Nel corso dei nove mesi la produzione degli ormoni estrogeni cresce progressivamente, in più, si verifica una maggiore vasocongestione a livello vaginale e tutti questi fattori agiscono positivamente sul desiderio sessuale della futura mamma.
Naturalmente, oltre a questi motivi il modo di vivere la sessualità in gravidanza dipende molto da come la si viveva prima, ma a parte questo, è vero che il più delle volte la donna si sente bene nel suo nuovo stato e si vede ugualmente piacevole e femminile. Non per niente, rispetto al passato il pancione si ‘porta’ con molta più disinvoltura e si espone volentieri, tanto che in spiaggia capita spesso di vedere future mamme in bikini, orgogliose di mostrare le loro nuove rotondità. Anche in gravidanza, insomma, si ha voglia di essere riconosciute come donne e di vivere il proprio spazio come amanti.
E questo soprattutto nel secondo trimestre, quando il corpo si è ormai abituato alle modificazioni della gravidanza, la donna si sente meglio e il pancione non è ancora tanto ingombrante. C’è poi un altro aspetto che, da un punto di vista psicologico, può influire positivamente: durante l’attesa si possono avere rapporti sessuali in libertà, senza preoccuparsi di dover usare un anticoncezionale o di dover stare attente… per non restare incinte! Infine, il fatto di condurre ritmi di vita di solito più rilassati fa sentire bene con se stesse e più serene: spesso, infatti, stress e stanchezza finiscono per spegnere il desiderio.

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L’abuso verbale ed emozionale nella coppia

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO VIOLENTO VIOLENT RAGE HUNGRY SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FRINEDS LOIl partner abusatore, che sia maschio o femmina, ha un obiettivo fondamentale: vuole controllare e dominare il proprio compagno o la propria compagna. L’abuso verbale è il mezzo attraverso il quale raggiunge questo scopo. È egocentrico, impaziente, distaccato, poco empatico, estremamente geloso e sospettoso. Per mantenere il controllo sul partner e sulla situazione, l’abusatore cerca di isolare il partner dagli amici e dalla famiglia. Il suo umore tipicamente slitta dal romanticismo alla rabbia. La paura della rabbia (verbale) ti costringe alla sottomissione.

Leggi anche: Le 8 tattiche usate dai narcisisti per controllare le conversazioni

Sei vittima di un abuso verbale?

L’abuso verbale e emozionale comincia in modo innocuo, ma cresce via via che l’abusatore comprende che non lo lascerete nonostante i suoi comportamenti. A volte gli eventi scatenanti sono il matrimonio o la maternità. Tuttavia, guardandoti indietro puoi riconoscere dei segnali dell’incubo che vivi ora: gelosia, sospetto, tentativi di controllo. Spesso sono gli amici e la famiglia ad avvertirti, ma ancora più spesso non vengono ascoltati. Le persone più a rischio sono quelle remissive. Se ti ritieni una di esse allora dovresti chiederti se qualche volta hai accettato il comportamento del tuo partner per evitare il confronto. Ti è familiare la sensazione di reprimere la tua rabbia per non scatenare la sua? Dopo aver risposto a tono agli attacchi del tuo partner ti senti in colpa? Vorresti dirgli un sacco di cose ma quando cominci poi ti rendi conto che sono tutte cose che non puoi dire? Se ti riconosci in questi comportamenti e pensieri probabilmente sei stato abusato verbalmente e emotivamente.

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Cosa sono l’abuso verbale ed emotivo nella coppia?

Sono comportamenti atti a denigrare, controllare, manipolare e punire il proprio partner. Se non ti senti libero di essere in un luogo senza che il tuo partner lo sappia significa che lui ha il potere di controllare i tuoi spostamenti. Se non ti senti libero di parlare con una persona perché sai che non farebbe piacere al tuo partner significa che lui può controllare le tue amicizie. Se non ti senti libero di contraddire il tuo partner perché temi di farlo arrabbiare significa che può controllare la tua vita.

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Tecniche di abuso verbale

Le principali tecniche di abuso verbale, sono:

  1. Opposizione: questa tecnica usati dall’abusatore consiste nell’attaccare tutto quello che dici, sfidare le tue percezioni, le tue supposizioni, i tuoi pensieri e le tue credenze. Ti tratta sempre come un avversario da combattere.
  2. Bloccaggio: in questo caso l’abusatore risponde alle tue parole chiudendo il discorso con delle frasi come adesso non ho voglia di parlare, che sciocchezze dici, ma figurati, non so di cosa parli, che tradotte significano tutte “stai zitto”!
  3. Sminuire le emozioni: minimizza o scredita i tuoi pensieri, le tue emozioni e i tuoi sentimenti. In questo modo sottolinea che non conta quello che provi o peggio che è sbagliato.
  4. Negazione: nega sia esistita discussione o litigio con te. Tu provi a sostenere la verità di quei ricordi ma alla fine ottieni solo di dubitare della tua memoria o della tua visione del mondo.

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Come contrastare l’abuso nella coppia?

Per prima cosa ricorda che l’obiettivo dell’abusatore non è vare ragione nella discussione, è avere il controllo su di te. Se ti focalizzi sui contenuti cadrai nella sua trappola e proverai a rispondere razionalmente, negando le accuse e cercando di difendere te stesso. Quando questo avviene hai perso, nel momento in cui senti il bisogno di giustificare le tue azioni (corrette e oneste) al tuo partner, significa che lui ti ha soggiogato. Quello che devi fare è metterti sempre sul suo stesso piano e devi farlo cercando di mantenere la calma, altrimenti se ti arrabbi rischi che lui faccia la vittima per scatenare il tuo senso di colpa. Nel concreto si tratta di rispondere a quello di cui ti accusa con lo stesso tono con il quale vieni accusato.

Se credi di essere intrappolata o intrappolato in una relazione tossica o che il tuo partner usi l’abuso verbale nei tuoi confronti, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a gestire ed a superare questa situazione.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Non riesco a trovare il punto G: come fare?

MEDICINA ONLINE PUNTO G G POINT SEX SESSO VAGINA PARETE ANTERIORE ANO MASSAGGIO TANTRA VULVA CLITORIDE STIMOLAZIONE VIDEO TOCCARE PREMERE DONNA WALLPAPER HI RES PICTURE IMAGEI primi a parlare del “punto G” come zona erogena sono stati centinaia di anni fa gli orientali nei loro testi filosofici e religiosi, a cui si riferivano come “punto del sole”. Il punto G è stato poi individuato anatomicamente dal dottor Grafenbergh, a cui si deve il suo nome, e da allora in moltissimi hanno tentato di spiegare le tecniche giuste per far raggiungere il culmine del piacere ad una donna tramite la stimolazione di questa zona.

Dove si trova?
Il punto G non è una zona anatomica ben definita. Per la maggior parte delle donne tale punto, grande quanto una piccola moneta, è collocato nella parete anteriore della vagina ad una profondità di circa 5 cm proprio in corrispondenza della localizzazione esterna del clitoride, tuttavia in alcune donne tale punto può essere localizzato in una zona diversa.

Come stimolare il punto G?

  • la donna si posiziona sdraiata con la pancia in alto;
  • il partner inserisce dito indice e/o medio nella vagina in modo da tenere il palmo della mano rivolto verso l’alto, vedi immagine all’inizio dell’articolo;
  • successivamente il partner piega leggermente le dita;
  • il partner muove avanti ed indietro ripetutamente i polpastrelli sulla parete anteriore della vagina, piegando il dito come nel gesto che significa “vieni qua”;
  • contemporaneamente il partner può usare il pollice per massaggiare delicatamente il clitoride, vedi immagine in alto.

Se non riuscite proprio ad individuare il punto G, sappiate che:

  • Alla maggior parte delle donne sono necessari lunghi preliminari e stimolazione sessuale prima che il punto G possa loro procurare piacere.
  • In alcune donne, la pressione sul punto G non provoca piacere, bensì stimolo di urinare (dal momento che spingendolo si può indirettamente stimolare la vicina vescica) o addirittura fastidio, specie se stimolato con eccessiva irruenza.
  • Secondo alcuni studi, il clitoride sarebbe molto più sensibile del punto G.
  • Secondo alcuni studi, non tutte le donne hanno il punto G.

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Ansia da prestazione sessuale femminile: perché viene e come si supera?

MEDICINA ONLINE SESSO ANSIA PRESTAZIONE SESSUALE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA CAMEL TOE LOVE FIRST TIME LOVER SEX GIRL MAN YOUNG WOMAN WA SQUIRTAnche se per la maggior parte delle persone è un problema solo maschile, l’ansia da prestazione riguarda anche le donne, ed è piuttosto diffusa.
Molte recenti ricerche e sondaggi sull’argomento, rilevano che una donna su cinque ne soffre e che potrebbe diventare uno dei nuovi nemici della coppia insieme allo stress e alla routine.
Una problematica questa che si è spesso associata solo all’uomo e che, invece, attanaglia anche l’universo femminile, mettendo sullo stesso piano maschi e femmine nell’espressione dell’ansia e sui suoi risvolti in ambito sessuale.
La donna quindi può vivere il sesso in maniera problematica al pari dell’uomo, ma nonostante questo dell’ansia da prestazione femminile si continua a parlare poco.
Per questioni culturali l’effetto negativo sull’identità sessuale è ancora maggior negli uomini che vivono la defaillance come un’impotenza più generalizzata alla propria identità di maschio. Il non appagamento femminile è considerato spesso più “normale”, accettabile, complice l’idea che le donne vivano il sesso con minor enfasi e bisogno.

Sono tante le donne che soffrono l’ansia da prestazione?
Nella pratica clinica gli esperti si confrontano continuamente con casi di ansia da prestazione femminile, in quanto è strettamente collegata a fattori di disagio e blocchi emotivi che inevitabilmente invadono la sfera sessuale. Pertanto, diviene una problematica comune e frequente che crea irrigidimento, tensione, impossibilità nel raggiungere l’orgasmo, portando a vivere via via l’intera esperienza sessuale in modo estraneo e sgradevole.

Cos’è
E’ un blocco emotivo della riposta sessuale che deriva dall’incapacità di lasciarsi andare e di perdere il controllo.
Il meccanismo, nell’uomo e nella donna è analogo; se nell’uomo però deriva dal timore di non farcela a raggiungere un’erezione, nella donna tutto parte dalla paura di non riuscire ad avere un orgasmo.
Differenti invece le “manifestazioni esterne”, che per l’uomo sono più evidenti e problematiche. La mancanza di erezione negli uomini crea più imbarazzo e l’ impossibilità a proseguire il rapporto, mentre nelle donne, pur con forte disagio, è possibile in genere portare a termine il rapporto.

Sentire il corpo con le sue sensazioni
Se la donna è troppo concentrata sul “risultato”, il rapporto è vissuto al pari di una competizione sportiva, come un atto puramente meccanico, uno strumento per ottenere il premio, ovvero l’orgasmo.
L’eccessiva focalizzazione sulla prestazione porta la donna a far prevalere la sua parte razionale su quella emotiva, impedendole di lasciarsi andare e di vivere il suo corpo e le sensazioni che le regala in quel momento.

La profezia che si avvera
Il timore di non riuscire a raggiungere l’orgasmo porta la donna a non averlo per davvero; il sesso è accompagnato da preoccupazione, ansia, e da un irrigidimento che ostacola l’eccitazione e tutte le reazioni corporee propedeutiche al piacere.
L’orgasmo così – complice anche una mancata o carente lubrificazione – nella maggior parte dei casi, non arriva.
L’esperienza sessuale diventa un teatrino sgradevole in cui non si è attori ma spettatori. Si parla infatti di “spectatoring”, intendendo con questo termine uno stato in cui si arriva ad osservare la propria prestazione dall’esterno, diventando spettatrici di se stesse. Anziché vivere le sensazioni di piacevolezza dell’amplesso, si controllano le emozioni e si analizza il proprio modo di fare l’amore con gli occhi freddi di un giudice, pronto a criticare ogni dettaglio.
Nel trattamento dell’ansia da prestazione va inoltre distinto se il problema è di tipo generalizzato (in tutte le situazioni) o situazionale (solo in alcuni momenti o con alcuni partner), primaria o secondaria, a seconda in che fase della vita sessuale si presenta.

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Può essere scatenata anche da eventi particolari o comparire in determinati momenti di vita?
La sessualità è sempre uno specchio di come stiamo e della qualità della nostra emotività, quindi sicuramente a seconda dei periodi e degli avvenimenti che si susseguono nella nostra vita, ci saranno ripercussioni nella nostra vita sessuale e nella capacità di lasciarsi andare e di godere appieno delle esperienze (anche sessuali) che facciamo.
L’importante è rimanere in contatto con con ciò che si sta provando per capirne il senso e trovare un modo per allentare il blocco emotivo.

Da cosa dipende?
Alcuni studi sottolineano quanto la manifestazione di questo problema sia sempre più legata alla “mascolinizzazione” dello stile di vita della donna di oggi, sempre più dedito al lavoro e soggetto ad abitudini nocive (stress, fumo, consumo di alcol, eccessi). In generale nasce da tutte quelle problematiche legate all’ansia e ad aspetti di sé suscettibili di conflitto emotivo come: una bassa autostima, l’inesperienza e inconsapevolezza sessuale, ma anche il non sentirsi desiderabili e all’altezza delle aspettative proprie e dell’altro. Può, inoltre, svilupparsi a causa di una problematica nella coppia, di fiducia nel proprio partner o più in generale dalla scarsa capacità di fidarsi ed affidarsi all’altro, o per un grande blocco nel lasciarsi andare e perdere il controllo.
Vediamo più nel dettaglio.

Per raggiungere il piacere bisogna piacersi
Prima e imprescindibile condizione per vivere la sessualità nel migliore dei modi, senza problemi né ansie, è l’autostima.
Se una donna non ha fiducia in se stessa tenderà ad essere critica e per questo a focalizzarsi con severità sulla sua prestazione innescando il meccanismo dello spectatoring.
Un altro rischio, se non ci si ama abbastanza, è quello di concentrarsi unicamente sulla soddisfazione del partner. Il pensiero “l’importante è il tuo piacere, non il mio” è sintomatico del mettersi in secondo piano rispetto al proprio compagno.

L’autoerotismo : conoscere se stesse e il proprio corpo
A volte invece l’ansia da prestazione può essere correlata a una scarsa conoscenza della propria “mappa erotica” e della propria risposta sessuale.
Avere la consapevolezza del proprio corpo, dei punti più sensibili e di ciò che ci piace e non ci piace è importantissimo per “sentire” davvero il sesso e non avere l’ansia dell’orgasmo perché diventa più semplice raggiungerlo. Oltre che diviene fondamentale per poter comunicare e ”guidare” al meglio il partner verso il nostro piacere.

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Quanto c’entra il partner? O è sempre una questione individuale?
E’ un tipo di disagio che può nascere sia da proprie caratteristiche e quindi essere presente in tutti i rapporti che si hanno, o invece, nascere strettamente correlata alla qualità della specifica relazione che si vive. In tal caso va esplorata la dinamica disfunzionale con il partner per comprendere meglio cosa agita e blocca l’energia e la fluidità sessuale, come ad es. una scarsa comunicazione dei propri desideri, mancanza di complicità e intimità sessuale, forme di imbarazzo e pregiudizi sulla sessualità, incapacità nel “guidare” l’altro al proprio piacere, eccessiva adattabilità allo schema sessuale dell’altro, o mancanza di fiducia verso la relazione.
Se il problema però è situazionale – ovvero compare solo in alcuni contesti (una volta si e altre volte no) – allora è necessario prendere in esame tutte le variabili di quel determinato contesto per capire qual è la causa scatenante.

Scarsa comunicazione dei propri desideri
Un motivo può essere una scarsa (o addirittura assente) comunicazione sessuale. Non sono poche le coppie, infatti, che dialogano positivamente su tutto ma per le quali “l’ argomento sesso” è un tabù; non si dicono e soprattutto ignorano i rispettivi gusti, fantasie, ma anche le loro paure e imbarazzi.
Questo è ovviamente un freno per l’eccitazione e per il trasporto sessuale.
Imparare a comunicare è essenziale nella sessualità, per “vedersi”, capirsi e trovarsi.

Conoscenza superficiale del partner
E’ facile anche che il blocco avvenga con un partner appena conosciuto, con il quale si ha ancora una confidenza limitata (rapporti occasionali, o consumati troppo presto possono causare imbarazzo o addirittura vergogna, perché si ha paura di mostrarsi come si è). E’ importante quindi non forzarsi mai a vivere situazioni che non sono adatte al proprio modo di essere e/o anticipare i tempi di legami appena nati.

Pregiudizi
Anche i pregiudizi sulla sessualità e i vari tipi di condizionamenti e stereotipi possono influire.
Un’educazione famigliare troppo rigida o religiosa, piena di tabù, dove il sesso è visto come qualcosa di peccaminoso o limitato alla procreazione, o dove le donne disinibite sono etichettate come “poco di buono”, può provocare una forte chiusura e un’incapacità nel lasciarsi andare. Ma anche nei casi in cui è il partner a risultare poco aperto mentalmente o disponibile a sperimentare, si può innescare una forte ansia per la paura di essere giudicata.

Passività
Una donna passiva che subisce il partner, assecondando in toto i suoi desideri, difficilmente si potrà permettere serenamente l’espressione dei propri. In questo caso sarà indispensabile riappropriarsi della propria individualità sessuale, per mettere in atto ciò che la fa star bene. Attenzione anche alle situazioni in cui l’inesperienza di lui la “fa da padrone”, creando difficoltà nel chiarire con sincerità e senza imbarazzo quali sono i modi più adeguati per lei per raggiungere il piacere.

Poca complicità e scarsa fiducia nella relazione
Una relazione in cui non si crede fino in fondo, in cui non ci si fida del partner o dove si ha paura di essere lasciati può ostacolare l’abbandonarsi al piacere, perché c’è l’intenzione inconscia di mantenere il controllo per non essere ferite.

Disfunzione sessuale maschile
Se nella coppia il partner presenta un disturbo sessuale può succedere che l’ansia vissuta dalla donna per tale disfunzione non le consenta, nemmeno come tempi (per es. in caso di disfunzioni come eiaculazione precoce e perdita dell’erezione), di lasciarsi andare e concentrarsi sul proprio piacere.

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Quale è l’atteggiamento migliore che si può avere con la propria compagna per prevenire o contrastare questo problema?

Certamente la tensione e l’ansia sono i fattori dominanti in questa difficoltà, per cui tutti quei gesti, parole, comportamenti volti a far rilassare l’altra saranno sicuramente utili e funzionali:
E’ opportuno quindi creare un clima e un contesto piacevole per tutti i sensi (luci, profumi, etc.) in cui concedersi un tempo per “esplorarsi” reciprocamente;
lasciarsi andare al contatto fisico ed emotivo per costruire in modo fluido l’interazione, senza fretta e senza schemi precostituiti;
rinforzare l’autostima della partner facendola sentire desiderabile ed eccitati dalla sua sessualità.

L’ansia di lei può provocare l’ansia di lui?
L’uomo spesso fa più fatica a riconoscere le difficoltà sessuali della partner e a mettersi in discussione, tendendo ad attribuire alla partner la totale responsabilità del blocco sessuale, questo sicuramente perchè la donna non sempre esprime e comunica appieno e in modo chiaro le sue difficoltà. Certamente, però, avere una partner “bloccata”, alla lunga può “contagiare” la sessualità di lui facendo insorgere problematiche di frustrazione che possono anche facilmente strutturare una disfunzione sessuale.

Quando si può risolvere da sola e quando è bene rivolgersi a un esperto?
Come in tutte le problematiche psicologiche, già saper riconoscere di avere un problema è un gran passo avanti. Valutare, inoltre, l’efficacia delle tentate soluzioni messe in atto per risolverlo, può servire a comprendere se siamo in grado di andare da sole verso una risoluzione del problema o, se, invece, è più opportuno farsi guidare da un esperto, che possa portare verso strategie più mirate a comprendere e modificare lo schema comportamentale disfunzionale.

Trucchi e stratagemmi pratici per evitarla
La regola dovrebbe sempre essere quella di sentire e seguire le proprie sensazioni ed emozioni in modo da liberare l’energia sessuale anzichè trattenerla e irrigidirla.
Anche lo stress è un elemento “diabolico” per la vita sessuale, così come la routine quotidiana che boicotta il desiderio e la curiosità. Quindi via libera a tutto ciò che possa creare un nuovo gioco relazionale ed erotico, che possa avere un effetto sorpresa e mettere un po’ di pepe nell’incontro a patto di non esagerare con performance stereotipate che invece di allentare aumentino l’ansia da prestazione.
Il miglior modo per affrontare la difficoltà, dopo aver capito da cosa dipende, è attuare strategie di rilassamento e “preparazione” all’atto:
Un bagno rilassante, un massaggio, cospargersi il corpo di olio profumato, indossare qualcosa che faccia sentire a proprio agio ma speciali e desiderabili, favorisce il relax e l’eccitazione.
Dare spazio ai preliminari, che sono sempre un ottimo modo per “scaldare” l’atmosfera, per sciogliere le tensioni e per costruire una migliore confidenza e intimità.
Arrivare all’incontro sessuale disponibile a fare un passo alla volta, concedersi tempo, cercando di comunicare con il proprio partner ed esplicitare le proprie sensazioni.
Vivere il sesso con un atteggiamento il più possibile di curiosità, esplorazione e condivisione ma, soprattutto, via libera al gioco relazionale ed erotico in tutte le sue forme.

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Ansia da prestazione sessuale: come sconfiggerla per sempre?

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI PAURA CLISTERE COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FL’ansia da prestazione ha un forte collegamento con diverse problematiche di natura sessuale estremamente diffuse. Infatti, moltissimi uomini presentano un qualche genere di problema di erezione a causa del timore di fallire legato al proprio stato mentale di ansia da prestazione. Oltretutto, tali problematiche non risultano essere un disagio riscontrabile solo tra gli uomini della terza età (come superficialmente si può essere portati a credere), ma anche e soprattutto tra ragazzi molto più giovani e in ottima salute fisica.

Tuttavia, c’è anche da dire che sul rapporto tra i problemi di erezione e l’ansia da prestazione maschile vi è molta confusione e disinformazione tra gli uomini, soprattutto quando si imbattono in un’inaspettata disfunzione erettile proprio durante il rapporto sessuale con l’amata o con la partner occasionale.

Infatti, non a tutti gli uomini è chiaro cosa sia esattamente l’ansia da prestazione sessuale, né tantomeno perché quest’ultima provochi impotenza o problemi di erezione vari solo in determinate circostanze e non in altre. Fatte queste necessarie premesse, qui di seguito si cercherà di dare una chiara risposta alle seguenti domande:

  • Cosa è esattamente l’ansia da prestazione sessuale maschile?
  • Cosa non è?
  • Perché e in che modo moltissime problematiche erettive si verificano a causa dell’ansia da prestazione?
  • Cosa fare per non rischiare di peggiorare la situazione e i problemi erettivi?
  • Cosa è possibile fare per combattere l’ansia da prestazione e per migliorare l’erezione?

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Cos’è l’ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione sessuale è una condizione mentale e psicologica di tensione, agitazione e “blocco” che scaturisce a causa di incertezza, insicurezza e preoccupazione nei confronti del rapporto sessuale con la partner. Le sue cause possono essere varie e, se di alcune possiamo esserne pienamente consapevoli, di altre ne siamo spesso del tutto inconsapevoli. Tra esse possiamo avere:

  • timore di deludere sessualmente le donne (di non essere sessualmente abbastanza bravi o desiderabili)
  • timore di essere sessualmente inferiore nelle discussioni e nei confronti sociali fra coetanei, amici o colleghi (o prendendo la pornografia come sistema di paragone)
  • convinzioni errate sul sesso e sulle esigenze sessuali femminili
  • bassa autostima sessuale e mancanza di fiducia in sé stessi
  • paure legate alle dimensioni del pene (nel caso di chi si ritiene poco dotato)
  • auto-monitorizzazione del pene e dell’erezione durante il rapporto sessuale
  • uso o abuso di alcool e droghe (anche i cannabinoidi come la marijuana)
  • interazione con alcuni farmaci (per esempio: ansiolitici, antidepressivi, psicofarmaci)
  • convinzioni auto-limitanti (quasi sempre inconsce e molto sottovalutate)
  • auto-sabotaggi inconsci (programmazione inconscia e inconsapevole al proprio fallimento sessuale).

La causa singola, o l’insieme di cause, provocano per l’appunto un senso di incertezza e insicurezza che, molto spesso, porta a vedere nel rapporto sessuale con la partner una sorta di test o banco di prova per dimostrare virilità e/o per ricevere approvazione e sentirsi sessualmente “normali”, eccezionali o desiderati e accettati. Questo, tuttavia, crea agitazione mentale e una tensione comunemente chiamata ansia da prestazione sessuale, la quale blocca il meccanismo psicologico e fisiologico dell’erezione (per il motivo che vedremo tra poco) provocando, durante il rapporto sessuale, problemi come:

  • la mancanza totale di erezione (spesso definita impropriamente impotenza maschile)
  • la perdita di erezione durante la penetrazione o durante altri momenti del rapporto sessuale
  • problematiche come l’erezione parziale o poco intensa.

Prima di spiegare in che modo queste problematiche possono essere causate dal timore di fallire a letto, è importante precisare e chiarire, a chi si trova a che fare con questo imbarazzante e spesso affliggente problema, che l’ansia da prestazione sessuale non è una malattia. Soprattutto, è importante comprendere che avere problemi di erezione, per via della propria insicurezza, non è una cosa di cui doversi vergognare e non rappresenta in alcun modo una mancanza di virilità o di mascolinità.

È importante fare queste precisazioni in quanto molti uomini pensano erroneamente che il sentirsi dire dal proprio medico che “fisicamente è tutto normale, si tratta solo di un problema mentale”, sia sinonimo di gravi e vergognosi disturbi psicologici e che ciò rappresenti una mancanza di virilità. Questo modo di pensare è del tutto irrazionale e illogico perché problemi di erezione e ansia da prestazione sono disagi diffusissimi a qualunque età e sono normalissimi disturbi che sorgono per cause precise e relazionate a problematiche della società moderna, problematiche umane e ordinarie e non problemi rari di cui doversi vergognare.

Molti uomini arrivano al punto di pensare cose come: “Io non soffro di ansia da prestazione, però ho paura di deludere la mia donna perché lei è bellissima e molto esperta, mentre io ne sono innamorato e ho poca esperienza/sono poco dotato/non sono bello/non sono sicuro di soddisfarla ecc.”. In sostanza, non vogliono ammettere a sé stessi di avere un’ansia prestazionale perché pensano, erroneamente, che si tratti di una malattia psicologica o qualcosa di cui vergognarsi. Inoltre, non riescono a comprendere per quale motivo si presenti una scarsa erezione soltanto a letto con lei, mentre invece ciò non accade da soli o con la partner precedente.

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Come l’ansia da prestazione crea problemi?

L’erezione del pene, e il mantenimento della stessa durante il rapporto sessuale, nasce grazie a una serie di fenomeni a catena, in cui il primo provoca il successivo e così via. Il punto di partenza di tutto il meccanismo psico-fisico è l’eccitazione mentale e psicologica, in seguito a stimoli sensoriali di carattere erotico (vista, udito, tatto, olfatto, immaginazione).

L’eccitazione sessuale psicologica provoca il rilascio di ormoni, impulsi chimici, neurali e bioelettrici che, dirigendosi verso la zona genitale, determinano il rilascio della muscolatura liscia del pene e l’afflusso di sangue nei corpi cavernosi. In questo modo, quest’ultimi si possono gonfiarsi di sangue come se fossero una spugna o un palloncino e portare il pene dallo stato di riposo allo stato eretto. Questo è ciò che accade quando l’eccitazione mentale è “pura” e priva di blocchi. Ma ecco che qui può entrare in gioco l’ansia da prestazione a giocare brutti scherzi, creando grossi problemi o limiti alla normale capacità erettiva.

Infatti, la paura di non essere all’altezza crea agitazione interiore, tensione mentale e quindi un blocco o un freno allo stato psicologico di eccitazione. Venendo meno l’eccitazione mentale, si vanno a interrompere o a limitare tutti i processi fisiologici successivi del meccanismo erettile e il pene riceve meno sangue dando così luogo ai problemi di erezione o limitando la sua potenzialità erettiva. Inoltre, lo stato ansiogeno induce la produzione di ormoni dello stress come l’adrenalina e la noradrenalina e un processo di vasocostrizione (restringimento dei vasi sanguigni), rendendo ancora più problematica e difficoltosa l’erezione del pene e il suo mantenimento in tale stato.

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Come evitare di alimentare l’ansia da prestazione?

Di fronte ai disagi generati dall’ansia da prestazione sessuale, molti uomini tendono a preoccuparsi eccessivamente e a temere di avere problemi organici alla sfera genitale, oppure a deprimersi facilmente pensando che sia una cosa grave, rara e poco virile. Ma in questo modo non fanno altro che alimentare la preoccupazione (in modo irrazionale) e quindi, senza rendersene pienamente conto, finiscono per aumentare ulteriormente anche il loro stato ansiogeno peggiorando così la loro situazione. Molti cercano nei rimedi farmacologici (o a volte in quelli naturali o in preparazioni erboristiche) una speranza di salvezza per sentirsi più sicuri, illudendosi che in questo modo avranno un’erezione certa al 100%. Tuttavia non è così per due motivi:

  1. I farmaci per la disfunzione erettile non provocano un’erezione automatica, perché per provocarla occorre, in ogni caso, una pura e sana eccitazione mentale senza blocchi psicologici. Pertanto, se vi è insicurezza verso l’esito del rapporto sessuale (o verso il soddisfacimento della partner), allora molto probabilmente si presenteranno problemi erettivi, anche se si assumono preparazioni farmacologiche poiché l’ansia da prestazione non è stata eliminata alla radice.
  2. Riponendo fiducia e speranza nei farmaci si instaura un meccanismo psicologico di dipendenza mentale dai farmaci stessi. Infatti, questi ultimi andrebbero assunti per sempre prima di ogni rapporto sessuale e, in questo modo e senza esserne consapevoli, si diventa psicologicamente dipendenti dal farmaco e si sminuisce ulteriormente la propria autostima sessuale, alimentando la credenza interiore di non poter fare a meno di un “aiuto” esterno…

Cosa fare per liberarsene?

Se hai compreso correttamente le dinamiche che portano ai problemi di erezione attraverso l’ansia da prestazione, dovresti anche aver compreso che la causa di quest’ultima va combattuta ed eliminata alla radice: ovvero nei processi mentali auto-limitanti più o meno inconsci. Elevare la propria autostima sessuale è la prima cosa da fare per vivere la sessualità con la propria partner in uno stato di serenità e fiducia interiore.

Diventare consapevoli dei propri meccanismi inconsci di auto-sabotaggio è altrettanto importante, così come lo è il ricevere una corretta informazione sul funzionamento di certe dinamiche sessuali di coppia che invece, troppo spesso, vengono storpiate a causa della dilagante disinformazione sessuale che circola sul web o su riviste e TV.

Evitare di auto-programmarsi all’insuccesso è fondamentale per evitare di ricadere nel circolo senza fine dell’ansia da prestazione e dei problemi di erezione. E tutto questo lo si può raggiungere soltanto lavorando su sé stessi con opportune tecniche mentali per elevare la propria autostima sessuale e migliorare l’eccitabilità mentale quando si è a letto con la partner.

Se a queste tecniche mentali vengono anche aggiunte tecniche fisiche ed esercizi per potenziare i fattori fisiologici del meccanismo erettile, in breve tempo si può migliorare anche la capacità erettile per ritrovare piena fiducia in sé e un’erezione sicura durante il rapporto sessuale. In questo modo, molto probabilmente, si potrà dire addio in modo definitivo all’ansia da prestazione, senza dipendere da nulla e vivendo finalmente i rapporti sessuali soddisfacendo sia sé stessi che la propria partner.

Se credi di avere un problema di disfunzione erettile da cause psicologiche, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Perché un uomo sposato tradisce la moglie con un’altra donna o una prostituta?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE UOMO TRADISCE DONNA Tradimento Riabilitazione Nutrizionista Dieta Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Vagina HDSapere perché un uomo sposato tradisce, è utile alla donna, per non sentirsi minacciata da una probabile infedeltà del consorte. Che venga chiamato “tradimento” o “scappatella” poco importa, quello che conta è riconoscere le cause per rimediare al più presto nella maniera meno dolorosa per entrambi i coniugi. A volte si tratta di una follia di una notte o semplicemente di una sbandata. Perché un uomo sposato tradisce la propria moglie? Per molti la ragione va ricercata in famiglia e nella compagna. Una volta scoperto che il partner tradisce, bisogna poi capire le cause.

Leggi anche: Consigli per smascherare un tradimento

Rapporti insoddisfacenti

In genere alla base di un adulterio c’è la mancanza di rapporti intimi soddisfacenti. Gli uomini tradiscono perché sono disinteressati dal sesso che esercitano con la partner. Ci sono dei segnali che lasciano intendere che lui abbia un’altra, e il perché un uomo sposato tradisce, va ricercato nella necessità di creare contesti da brivido fuori dall’ordinario. Quando l’uomo non è particolarmente soddisfatto della sua vita di coppia sente la necessità di trovare nuovi stimoli verso qualcuno che lo desideri di più.
Sentirsi frustrati, emotivamente feriti e magari non adeguatamente desiderati dalla compagna, sono soltanto alcuni campanelli di allarme che potrebbero spingere un uomo tra le braccia di una sconosciuta. Iniziare una storia d’amore clandestina con un’altra donna, gli permette di acquistare fiducia in se stesso e di mantenere alto il suo alter-ego. Esistono delle tipologie di matrimonio destinate a naufragare. L’uomo purtroppo non sempre sa comunicare e invece di affrontare la situazione a viso aperto, preferisce cercare conforto altrove.

Leggi anche: Come affrontare e superare un tradimento

Perché con una prostituta?

L’uomo ricorre alle prostitute o escort perché con una sconosciuta è più facile esternare le proprie fantasie erotiche, senza provarne vergogna. A lei fa richieste sessuali che a volte nemmeno tenta di chiedere alla moglie, solo per un senso di pudore e di disagio, oppure a volte è lei stessa a rifiutare, perché non predilige le novità o non sente la necessità di provare nuovi cambiamenti nella coppia. L’atteggiamento puritano della moglie, porta il marito a ricercare differenti piaceri tra le braccia di chi tanti scrupoli e remore morali nemmeno se li pone. Poi c’è il caso eclatante di uomini sposati che tradiscono perché non riescono a dipendere da una sola persona, oppure semplicemente perché la propria moglie o compagna non è più bella come un tempo e l’amante è invece molto più giovane ed attraente. Continua la lettura con: Perché l’uomo tradisce la donna? Dieci uomini raccontano senza censure il loro tradimento

Se sei stata tradita dal tuo ragazzo, dal tuo compagno o da tuo marito e non riesci a gestire da sola questa situazione, prenota subito la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a superare questo momento difficile.

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Ghiandole di Cowper e liquido di Cowper: anatomia e funzioni

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma Ecografia Spalla Ginocchio Traumatologia Gambe Sangue Articolare POSIZIONE FRATTURA PENE Medicina Estetica Luce Pulsata Depilazione Macchie Capillari Rughe Dietologo Radiofrequenza Cavitazione GrassoLe ghiandole bulbouretrali (o ghiandole di Cowper) sono piccole ghiandole esocrine, da 3 a 5 mm di diametro, situate alla radice del pene all’altezza dell’uretra membranosa.

La loro capsula fibroelastica è composta, oltre che da fibroblasti e cellule muscolari lisce, dalle fibre muscolari scheletriche provenienti dai muscoli del diaframma urogenitale. Dalla capsula provengono dei setti che dividono ogni ghiandola in lobuli (cisterne). L’epitelio (tessuto) di queste ghiandole tubuloalveolari composte, varia da cubico semplice a colonnare semplice.

La funzione delle ghiandole è la produzione di un secreto denso e viscoso, trasparente, il liquido di Cowper (chiamato anche liquido pre-eiaculatorio, liquido preorgasmico, liquido prespermatico, liquido preseminale), che durante la fase di eccitazione sessuale maschile, emerge come piccole quantità di fluido che procede dall’uretra alla cima del pene; inoltre è un liquido alcalino, ossia neutralizza l’ambiente acido dell’uretra.

Sembrerebbe che il liquido di Cowper non contenga al suo interno spermatozoi, tranne che durante la fase di eiaculazione, tuttavia potrebbe raccogliere spermatozoi depositati nell’uretra da eiaculazioni precedenti.

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