Di fimosi avevo già parlato in questo articolo, tuttavia, essendo questo un argomento che desta molto interesse soprattutto tra i lettori di sesso maschile ed Continua a leggere
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La coppia “scoppia” in vacanza: ecco i 10 motivi che vi faranno litigare ed i consigli per evitarli
Non voglio portarvi sfortuna, ma statisticamente durante le vostre vacanze tutti voi litigherete almeno una volta col vostro lui o la vostra lei. Una vacanza senza neanche un piccolo litigio è quasi impossibile da realizzare visto che sono tantissime le potenziali cause di nervosismo. Dalle valigie di lei troppo piene di scarpe ai passaporti che lui si è dimenticato di portare all’aeroporto, da lei che in spiaggia non riesce a staccare gli occhi dal suo cellulare, a lui che non riesce a staccarli dalle altre ragazze: ecco i dieci motivi che vi hanno fatto (o vi faranno) litigare in vacanza e la rispettiva “cura” semiseria. E buone vacanze a tutti!
1) Scegliere una meta che a lui/lei non piace
La vacanza è una sola ma si è in due. Mare o montagna? Mare in Sardegna o mare alle Cicladi? Vacanza culturale o vacanza tutta discoteca? Si sceglie in due ma ci sarà sempre uno contento della meta e l’altro no. La persona scontenta durante la vacanza prima o poi rinfaccerà qualcosa all’altro a riguardo ed il litigio è assicurato. Cura: prima di scegliere, meglio accertarsi che la destinazione piaccia al vostro partner almeno un pochino!
2) Preparare la valigia
“Cara, ma questo bagaglio supera il limite, non può pesare così tanto!”. Tutto quello che ruota attorno alle nostre valige può essere causa di nervosismo: lei otto paia di scarpe col tacco per tre giorni in montagna le potrebbe anche evitare, anche perché poi si sa che sarà l’uomo a trasportare le valige di entrambi su scale e salite! Lui invece potrebbe anche portarsi un po’ più di due paia di mutande per due settimane al mare, anche perché alla fine sarà probabilmente lei a doverle lavare! Cura: usate ognuno la propria valigia e mettete dentro la giusta quantità di indumenti. Usate il buon senso!
3) Direzione: aeroporto
Scelta la meta e fatte le valigie, prossimo ostacolo: prendere l’aereo! La puntualità, si sa, è fondamentale quando si deve prendere un volo. Uno scenario molto frequente, che si verifica proprio prima di andare in aeroporto, è il seguente: il più sensibile della coppia insisterà su come arrivare con almeno tre ore di anticipo, prevedendo un’ora di imbottigliamento nel traffico e la caduta di un meteorite sullo svincolo dell’autostrada; l’altro, quello più rilassato, farà di tutto per ritardare le cose e uscire di casa il più tardi possibile, probabilmente contando sul teletrasporto se le cose dovessero mettersi male. Ancora non si parte e già si discute! Cura: lei dice di uscire alle 7 e lui dice di uscire alle 8? Uscite alle 7 e mezza!
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4) Ma i passaporti non dovevi prenderli tu?
Niente provoca nervosismo improvviso – con conseguente battibecco – come il pensiero di aver lasciato accidentalmente i documenti a casa. “Li avevi presi tu”; “Ma no, di sicuro li hai tu, guarda bene”: inizia così la frenetica ricerca in tutte le tasche e in tutte le borse che avete con voi. Quando il primo della coppia li trova, proprio nella sua giacca, l’altro inevitabilmente esclama trionfante: “Te l’avevo detto!”. Cura: stabilite solennemente chi ha il compito di prendere i passaporti. Se il compito è il tuo ricordatene assolutamente altrimenti il tuo lui/lei avrà ragione ad arrabbiarsi!
5) Fissare le altre donne/gli altri uomini
Uno dei due prova a sbirciare ma l’altro puntualmente se ne accorge lo stesso e scoppia il litigio. Cura: se siete voi a sbirciare, evitate di farlo oppure, se proprio non potete farne a meno, evitate di farvi scoprire! Se è il vostro partner a sbirciare… cambiate partner!
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6) Ustionarsi
Siete andati al mare e lo sappiamo che volete ottenere una tintarella invidiabile da sfoggiare quando sarete tornati in ufficio, ma non è una cosa molto intelligente il primo giorno prendere il sole alle 13 ed evitare di mettere la crema solare: fa male alla pelle e soprattutto potrebbe essere causa di litigi. Infatti, basta qualche ora al sole senza protezione per rovinare la vacanza di entrambi: l’ustionata/o dovrà evitare il sole e dovrà stare chiuso in hotel con colorito da gambero e mal di testa, il partner dovrà fare l’infermiere/a a tempo pieno. La ciliegina sulla torta? Questa situazione vi farà perdere due giorni di vacanza e senza neanche una carezzina complice pelle ustionata e… mal di testa! Cura: l’ideale sarebbe partire dopo aver già passato due o tre week end al mare in modo da presentarsi al primo sole con la pelle già un minimo abbronzata. In alternativa, se arrivate in vacanza più bianchi di una mozzarella, almeno evitate di prendere il sole nelle ore più cale e spalmatevi addosso una buona crema solare!
7) Il flirt col cameriere
La cena a lume di candela vi fa sognare, l’atmosfera è incantata e tutto va per il meglio, ma… a rovinare il momento magico ecco arrivare il/la cameriere/cameriera, che guarda con insistenza la vostra lei o lui e gli/le riserva un po’ troppe attenzioni. Ma lei/lui che fa? Ricambia le occhiate? Cura: andate solo in ristoranti dove i camerieri non assomiglino a Brad Pitt o a Monica Bellucci! In alternativa ritornate al punto 5.
8) A letto presto o a letto tardi?
Un paio di cocktail vanno benissimo per entrambi, ma se avete prenotato una vacanza all-inclusive ci sarà probabilmente, tra i due, quello che vuole restare a degustare tequila sunrise e a valutare quanto è fatto bene il mojito fino a notte fonda nella discoteca dell’hotel, e l’altro che vuole andare a dormire ad un’ora decente per alzarsi in forma la mattina ed andare a correre o a visitare la città, pimpante e felice. Cura: provate a mettervi d’accordo nel pomeriggio sul programma della sera e cercate di decidere una sera per uno!
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9) Non riuscire a staccare dal lavoro o dai social
Siete nel museo più bello della città, quello che volevate visitare fin dai tempi del liceo, ed il vostro partner non toglie gli occhi dal proprio smartphone per verificare se siano arrivate nuove mail di lavoro? Siete in intimità e vostra suocera continua a chiamarvi per sapere se state mangiando abbastanza? State guardando il tramonto sull’oceano e il vostro partner continua a controllare le notifiche di Facebook sul cellulare per sapere come vanno le vacanze di sua cognata? Cura: gustatevi il tramonto e peggio per lui/lei! In alternativa: prendetegli il cellulare e lanciatelo nell’oceano! Tornando un minimo seri: nei momenti più intensi della vacanza perché non decidere a tavolino di spegnere entrambi il cellulare?
10) Il parcheggio in aeroporto
Congratulazioni, siete sopravvissuti alla vostra vacanza: i bagagli ci sono tutti, voi vi amate più di prima ed è il momento di tornare a casa. Ma… la macchina!? Dov’è? B1? C1? E1? E la fila qual era? La 22? La 78? Siete li a cercare la macchina da due ore, non la trovate e siete indecisi se andare ai carabinieri perché pensate che l’abbiano rubata? Vi siete dimenticati i dettagli e state dando i numeri proprio nel momento in cui siete più stanchi e vorreste essere già a casa sotto la doccia. Siete ancora in tempo per litigare con la vostra metà. Cura: scrivetevi tutte le indicazioni su un taccuino o sul cellulare, vedrete che troverete la vostra automobile in un attimo. Ma… chi ha le chiavi della macchina? Ops!
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Si rompe il femore a 109 anni: “Ora voglio andare a bere il caffè al bar”
Voleva gustarsi un caffè al bar dell’ospedale e così, con l’ausilio del deambulatore e sotto stretto controllo dell’equipe del reparto di ortopedia dell’ospedale di Città di Castello, ha realizzato il suo desiderio. Niente di eccezionale se non fosse che il paziente in questione è Dante Parlani, classe 1905. Centonove primavere vissute in salute (spegnerà 110 candeline il prossimo 23 novembre) noto ai più come il “cavalier Dante” o “il fattore”. Qualche giorno fa il “cavaliere”, a seguito di una brutta caduta, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per la riduzione della frattura del femore. Operato dall’equipe di ortopedia dell’ospedale cittadino guidata dal primario Piero Petrini, il paziente ha superato brillantemente sia l’intervento che la fase post operatoria. Ultimato il ciclo di riabilitazione, il cavalier Parlani è stato accompagnato dai sanitari del reparto al bar dell’ospedale per gustarsi un caffè.
Conosciutissimo in tutta la vallata altotiberina, il tifernate d’adozione (è nato ad Apecchio) vanta un record di longevità che lo annovera tra i più anziani d’Italia oltre a un altro record che lo ha visto amministrare per oltre mezzo secolo, dal 1933 al 1983, ben 110 tenute appartenenti a proprietari privati ed enti statali, perfino di dimensioni superiori ai mille ettari di superficie nell’Alta Valle del Tevere. Una professione che gli ha valso la stima sia dei proprietari dei poderi che dei contadini, oltre ai riconoscimenti ottenuti dal ministero dell’agricoltura per aver contribuito a incrementare la produttività agraria e dalle Fattoria Autonoma Tabacchi di Città di Castello per aver favorito lo sviluppo della tabacchicoltura in Altotevere.
A quanti in questi giorni sono andati a trovarlo in ospedale, il cavalier Parlani ha dato appuntamento in un bar del centro per il consueto caffè mattutino cui segue, da decenni, la lettura dei giornali e la passeggiata in piazza accompagnato da un assistente. A chi gli chiede quale sia il suo segreto, il cavaliere ha sempre risposto che la miglior medicina per vivere bene e a lungo è camminare, andare a letto non troppo tardi e sorridere. Visti i risultati c’è da crederci.
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Lo staff di Medicina OnLine
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Disfunzione erettile: terapia orale, mininvasiva e chirurgica
La disfunzione erettile, chiamata in passato impotenza è definita come “l’incapacità del soggetto di sesso maschile a raggiungere e/o mantenere una erezione sufficiente a condurre un rapporto soddisfacente”. Oggi non ci focalizzeremo sulle cause della disfunzione erettile, faremo invece chiarezza su tutte le terapie disponibili per questa patologia. Se volete sapere cause e prevenzione della disfunzione erettile, leggete invece: La disfunzione erettile (o impotenza): quali sono le cause e come prevenirla
Le terapie per la disfunzione erettile sono classificabili in tre grandi gruppi: la terapia orale (non invasiva), quella mininvasiva, quella chirurgica (invasiva).
1) TERAPIA ORALE (la terapia di prima scelta)
-
- TADALAFIL, SILDENAFIL, VARDENAFIL (CIALIS, LEVITRA, VIAGRA)
Farmaci messi a punto inizialmente per il trattamento dell’angina pectoris, nel corso degli studi clinici mostrarono di aumentare il numero delle erezioni nei pazienti trattati. Devono essere assunti da 30 a 60 minuti prima della prevista attività sessuale, possibilmente a digiuno. La loro azione ha una durata variabile che può arrivare anche alle 36 ore. Non provocano erezione direttamente ma potenziano il rilasciamento protratto della muscolatura liscia dei corpi cavernosi migliorando la qualità dell’erezione. Sono controindicati negli uomini che assumono farmaci a base di nitrati (compresse sub-linguali o cerotti adesivi che producono vasodilatazione delle coronarie) per il rischio di eccessivo abbassamento della pressione arteriosa anche in maniera grave. È efficace nel 50-80% degli uomini. Gli effetti collaterali possono essere: cefalea (16%), flushing (vampate di calore) nel 10%, dispepsia (7%), alterata percezione dei colori, maggiore sensibilità alla luce o visione sfocata (3%). Si consiglia utilizzarli con cautela nei pazienti cardiopatici in terapie complesse con più farmaci (antipertensivi ed antiaritmici) ed in pazienti con crisi lipotimiche (crisi di abbassamento della pressione arteriosa con perdita della coscienza). A tale proposito vi consiglio di leggere anche: Meglio Viagra, Cialis, o Levitra per trattare la disfunzione erettile? Un utile confronto tra i tre farmaci - Terapia sostitutiva ormonale
Il desiderio sessuale è legato ad un buono stato di salute generale, più in particolare al giusto livello di androgeni (ormoni maschili) che regolano anche il tono muscolare, la funzione cardiaca, il tono dell’umore e della concentrazione. Anche se meno nota della menopausa, l’andropausa è quella condizione che inizia nell’uomo che ha superato i 50 anni di età e che si manifesta con una diminuita produzione di testosterone. La somministrazione di testosterone oltre a migliorare la libido e l’induzione dell’erezione, migliora il tono muscolare, riduce
la stancabilità fisica, aiuta a mantenere il giusto peso forma, migliora la sensazione di benessere. La somministrazione di androgeni va sempre effettuata sotto controllo
medico-specialistico, in particolar modo per gli effetti collaterali che può avere sulla prostata. - Yohimbina
È un alcaloide estratto dalla corteccia dello Yohimbe (albero del Sud Africa).
Dai primi del ‘900 è utilizzato come afrodisiaco. Possiede debole attività bloccante alfa adrenergica, cioè bloccherebbe gli stimoli nervosi che determinano spasmo dei vasi sanguigni e mancato rilasciamento della muscolatura dei corpi cavernosi e quindi favorirebbe l’afflusso di sangue al pene. Gli studi clinici non hanno dimostrato però molta efficacia per cui il farmaco non possiede vera e propria validazione scientifica.
- TADALAFIL, SILDENAFIL, VARDENAFIL (CIALIS, LEVITRA, VIAGRA)
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2) TERAPIA MINIVASIVA (FIC e Vacuum Device)
Farmacoprotesi (FIC)
Consiste nell’introduzione, mediante una siringa dotata di un sottilissimo ago, all’interno dei corpi cavernosi, di un farmaco che induce erezione. La FIC consente di ottenere una valida erezione ed esercita un effetto elasticizzante sul tessuto erettile “ginnastica vasoattiva”.
È oggi considerata una terapia di seconda scelta laddove hanno fallito le terapie orali.
Il dosaggio del farmaco scelto è strettamente individuale e va accuratamente determinato
per evitare effetti dannosi secondari quali il priapismo. È sempre raccomandabile avere la reperibilità dello specialista urologo quando si utilizzano tali terapie per far fronte ad eventuali imprevisti, è inoltre indispensabile controllare ogni 6-12 mesi lo stato di salute dei corpi cavernosi con un’ecografia. Per facilitare l’utilizzo di tali terapie in soggetti con scarsa manualità sono stati posti in commercio dispositivi automatici di autoiniezione. L’erezione indotta da farmacoprotesi è generalmente pronta (si manifesta in genere dopo10-20 minuti)
e duratura, migliora con la stimolazione sessuale.
I farmaci utilizzati sono: Prostaglandina E (PGE1 – alprostadil): il farmaco oggi più utilizzato per efficacia, maneggevolezza e sicurezza. È efficace nel 70-80% dei casi.
L’incidenza degli effetti collaterali è molto bassa. La dose varia da 5 a 20 microgrammi.
Casi di erezione prolungata sono segnalati nell’1%. È disponibile nelle farmacie italiane
a pagamento, mentre è gratis per i pazienti medullolesi.
Fenossibenzamina: ottimo e pronto effetto protesico ma scarsamente maneggevole per la sua lunga emivita (24 h) e per la facilità con cui induce priapismo.
Associazioni di farmaci: in caso di scarsa risposta ai farmaci standard (prostaglandine
e papaverina).
Papaverina + fentolamina: utilizzata a motivo della sua efficacia e di un costo relativamente modesto; è più efficace della sola papaverina.
Trimix (papaverina + prostaglandina + fentolamina): viene dosata e preparata sotto stretto controllo specialistico.
Dispositivi a vuoto (vacuum device)
Questi dispositivi creano “vuoto” attorno al pene in modo che il sangue viene costretto ad affluire all’interno degli spazi cavernosi. Sono costituiti da un cilindro di materiale plastico trasparente che viene posto intorno al pene e fatto aderire al pube utilizzando una crema lubrificante per un’adeguata tenuta d’aria. Collegato al cilindro c’è un meccanismo per pompare all’esterno l’aria e produrre il vuoto all’interno che faciliterà l’afflusso di sangue al pene. A tal punto, un elastico verrà
fatto scivolare dall’esterno del cilindro alla base del pene occludendo il deflusso venoso e favorendo la rimozione del cilindro. La pressione all’interno dei corpi cavernosi aumenta sino a valori simili a quelli ottenibili con la papaverina.
L’effetto compressivo dell’anello elastico riduce sia l’afflusso arterioso che il deflusso venoso causando un aspetto cianotico e l’abbassamento della temperatura del pene. L’anello costrittivo va rimosso al massimo dopo 30 minuti. Il maggior problema di questo sistema
è rappresentato dalla mancanza di spontaneità del rapporto sessuale. Per tale motivo è raccomandato nelle coppie stabilizzate. Necessita inoltre di una certa abilità manuale.
Questi dispositivi sono particolarmente indicati negli uomini anziani con relazioni stabili
e nel caso in cui altri trattamenti risultino inefficaci.
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3) TERAPIA INVASIVA (chirurgica correttiva, vascolare e protesica)
Chirurgia correttiva delle malformazioni:
1) incurvamento del pene congenito o secondario a trauma. Le tecniche chirurgiche di raddrizzamento consistono essenzialmente nel confezionamento di aree di controtrazione controlaterali alla curvatura, mediante plicature o riduzioni della guaina di rivestimento dei corpi cavernosi (albuginea)
in caso di curvature con angolo inferiore ai 90°. Quando l’incurvamento supera i 90° si procede alla correzione dell’angolo di curvatura mediante l’innesto di patch di derma autologo o liofilizzato (patch di allungamento).
2) pene nascosto e micropene: un eccessivo cuscinetto di grasso sovrapubico o un’eccessiva riduzione della cute che riveste
i corpi cavernosi possono nascondere parte del pene.tali difetti possono essere corretti con interventi di liposcultura o utilizzando la pelle prepuziale per aumentare la visibilità del pene.
3) ipospadia: anomalia di sviluppo dell’uretra con sede anomala del meato uretrale esterno.
4) induratio penis plastica: una volta stabilizzata farmacologicamente la malattia si può procedere ad escissione della placca ed a sostituzione della lesione con patch di derma autologo o liofilizzato con recupero del normale allineamento ed elasticità del pene. Nei casi estremi della malattia con estesa compromissione dei corpi cavernosi (albuginea e tessuto spongioso) è consigliato l’impianto di protesi malleabili.
5) traumi dei corpi cavernosi:
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Trauma del pene con frattura del corpo cavernoso
A) ematoma peniero da stravaso per frattura B) soffusione emorragica sovrapubica cavernoso ed evidenza della rottura C) versamento emorragico scrotale |
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| Preparazione chirurgica del corpo cavernoso ed evidenza della rottura | Sutura del corpo cavernoso fratturato |
Quando non immediatamente risolti i traumi dei corpi cavernosi danno come esito delle lesioni molto simili a quelle indurative. Il trattamento è analogo a quello della induratio penis plastica e degli incurvamenti.
Chirurgia vascolare del deficit erettile
Le cause più frequenti di disfunzione erettile organica sono quelle vascolari
che possono essere di due tipi:
1) Insufficienza arteriosa (ipoafflusso): erezione incompleta
2) Insufficienza venosa (iperdeflusso): erezione breve (difficoltà di mantenimento)
Dal perfetto bilanciamento del flusso sanguigno arterioso e venoso all’interno dei corpi cavernosi dipende infatti, oltre che l’integrità, anche la durata dell’ erezione. A seconda del tipo di defici (arterioso o venoso) si procede con:
1) Chirurgia del deficit erettile da insufficienza arteriosa: sono stati ideati numerosi interventi chirurgici volti ad aumentare il flusso sanguigno dei corpi cavernosi quando la portata delle arterie dorsali del pene o delle arterie cavernose si mostra insufficiente. Con tecniche diverse si è attuata una deviazione della circolazione ematica da altri distretti a quello penieno mediante by-pass arteriosi (epigastro-cavernoso, epigastro-dorsale termino/laterale o termino/terminale). Tali interventi sono stati ormai abbandonati sia per la loro complessit à che per l’alta incidenza di trombosi e quindi di chiusura dell’anastomosi che di fatto ne vanifica gli effetti positivi.
2) Chirurgia del deficit erettile da disfunzione veno-occlusiva (dvo o fuga venosa):
è una condizione che viene a verificarsi quando esiste un difetto dei meccanismi preposti al mantenimento del sangue all’interno dei corpi cavernosi (sistema corporo-occlusivo) con conseguente impossibilità per i corpi cavernosi di raggiungere e mantenere una pressione adeguata al raggiungimento di una valida erezione. Il sangue defluisce dai corpi cavernosi attraverso 3 sistemi di drenaggio venoso: il superficiale (v. Dorsale superficiale), l’ intermedio (v. Dorsale profonda) ed il profondo (v. Cavernose e crurali). L’intervento consiste nel ridurre il deflusso del sangue dai corpi cavernosi, legando, sezionando ed asportando una delle principali vie di scarico venoso: la vena dorsale profonda con le sue emissarie (vene Circonflesse). Nei casi più complessi si può agire anche sul sistema delle vene cavernose e crurali.
Chirurgia protesica
Obiettivo della chirurgia protesica è quello di sostituire i corpi cavernosi difettosi con degli analoghi artificiali che consentano al pene di mantenere un adeguato livello di rigidità tale da consentire la penetrazione.
È quindi indicata solo su quei soggetti che hanno subito un danno fisico ed irreversibile della struttura erettile dei corpi cavernosi e che quindi non si giovano dei trattamenti farmacologici non invasivi. Va considerata come ultima scelta terapeutica.
Va consigliata solo a pazienti “motivati” con un buon equilibrio e con una buona vita relazionale ed affettiva che hanno ben compreso che la protesi rappresenta l’unico mezzo meccanico che consente di avere un rapporto.
L’impianto di protesi peniene consiste nell’inserire all’interno dei corpi cavernosi dei cilindri di materiale plastico inerte che li sostituiscono nella funzione erettile. I cilindri vengono posizionati nel tessuto spongioso dei corpi cavernosi all’interno della guaina albuginea. L’indicazione all’impianto delle protesi viene oggi limitata alle fibrosi estese dei corpi carnosi, ai casi estremi di induratio penis plastica, a ben definite forme di deficit erettile di origine psicogena in pazienti che rifiutano o non si giovano di terapie farmacologiche alternative non invasive.Indicazioni all’inserimento di protesi peniene
| Fibrosi dei corpi cavernosi | Fibrosi post-iniettiva (farmacoprotesi) Fibrosi post-chirurgica Esiti di priapismo Induratio Penis Plastica avanzata |
| Insuccesso di altri trattamenti | Deficit erettile vasculogenico Deficit erettile psicogeno |
| Rifiuto del paziente di trattamenti alternativi |
Le protesi si dividono in due grosse categorie: le semirigide e le gonfiabili.
Entrambe presentano vantaggi e criticità che possono essere così riassunti:
1) semirigide: basso costo, semplicità di impianto, semplicità di utilizzo, elevata affidabilità
nel tempo. Il pene mantiene costantemente una erezione che può indurre imbarazzo.
2) gonfiabili: alto costo, impianto complesso, utilizzo a volte difficoltoso, ridotta affidabilità
nel tempo per rottura di un componente. Ottimo effetto estetico.
Il pene riesce a simulare un’erezione normale.
A volte non garantiscono la rigidità necessaria per un’agevole penetrazione.
All’interno di entrambe le categorie esiste una serie di sottogruppi con caratteristiche specifiche per ogni indicazione. La decisione sulla scelta del tipo di protesi da impiantare varia da caso a caso e deve essere presa insieme al paziente ed alla partner.
Le protesi semirigide debbono conciliare la necessità di una adeguata rigidità con un certo grado di flessibilità, così da essere esteticamente accettabili quando non sono in uso. Sono costituite da un cilindro di materiale plastico inerte che contiene al suo interno un’armatura metallica malleabile che, aumentandone la rigidità, favorisce la penetrazione. Le protesi gonfiabili sono costituite da una coppia di cilindri di materiale plastico inerte che raggiungono la rigidità desiderata grazie ad un liquido che viene fatto circolare a pressione al loro interno. Si dividono in:
1) protesi tricomponenti: coppia di cilindri da inserire nei corpi cavernosi + serbatoio da inserire nello spazio prevescicale + pompa di attivazione da inserire nello scroto. I tre componenti vengono collegati da tubi che permettono il flusso del liquido dal serbatoio ai cilindri per l’erezione ed in senso inverso per la detumescenza.
2) protesi bicomponenti: coppia di cilindri da inserire nei corpi cavernosi + serbatoio e pompa di attivazione associati e posti nello scroto. I due componenti sono collegati da tubi che consentono il flusso del liquido nelle due direzioni.
3) protesi monocomponenti: cilindro con pompa e serbatoio integrati. I cilindri inseriti nei corpi cavernosi contengono nell’estremità distale il complesso pompa/serbatoio che viene attivato con una pressione sul glande. Una seconda pressione attiva la valvola per sgonfiare la protesi consentendone la detumescenza.
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| Protesi idraulica bicomponente | Protesi idraulica monocomponente | |
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| Protesi idraulica tricomponente | Protesi semirigida |
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Sintomi di eccitazione sessuale femminile e maschile
Il desiderio sessuale è una fase fondamentale nel rapporto. Perché questa fase sia attiva, il cervello deve produrre in quantità un neurotrasmettitore, la dopamina , che sollecita il desiderio e si deve rallentare la produzione della sostanza che lo inibisce: la serotonina . Occorre per questo uscire dall’anestesia emotiva, tanto che si ha anche una riduzione della produzione di endorfine da parte dell’ipotalamo. Contemporaneamente aumenta la produzione di una molecola che regola il sistema ormonale riproduttivo: il GnRH . Perché tutto ciò si svolga adeguatamente è necessario che il cervello emozionale, chiamato sistema limbico, abbia dato il “via libera” di fronte ad un’emozione con connotazione erotica .
Le 4 fasi della risposta sessuale
L’insieme dei fenomeni fisici e psichici che avvengono nel corpo umano in seguito ad uno stimolo erotico viene definito “ciclo di risposta sessuale” e comprende 4 fasi:
-
eccitamento;
-
plateau;
-
orgasmo;
-
risoluzione;
Naturalmente l’intensità e la durata di queste fasi varia molto da un soggetto all’altro, perché esiste un’importante componente psicologica che accompagna, stimola o addirittura deprime e inibisce una buona risposta sessuale, soprattutto nella fase dell’orgasmo. Oggi si pensa che la proporzione ottimale fra mente e corpo sia del 50%, perciò è importante sapersi abbandonare all’istinto e alle sensazioni, imparare a rilassarsi, diminuendo il livello di ansia e le inibizioni. Questo buon approccio psicologico permette il realizzarsi della fisicità del rapporto a partire dalla prima fase cioè l’eccitamento , costituito da una serie di stimoli erotici sia fisici (carezze, stimolazione genitale) sia sensoriali (odore della pelle e delle secrezioni, fantasie erotiche). Se la tensione sessuale persiste si raggiunge la fase statica: il plateau costituito dal perdurare dell’eccitazione fisica fino al raggiungimento della terza fase che è l’orgasmo, la cui intensità è condizionata sia dall’efficacia degli stimoli precedenti, sia dalle motivazioni e dalla disponibilità psicologica del soggetto. L’orgasmo si manifesta con un acme di piacere intenso e involontario nel quale si riversano tensioni fisico-psichiche del soggetto avvertite nella donna a livello di vagina, clitoride ed utero e nell’uomo a livello di pene, prostata e vescichette seminali. Nel maschio questa fase è sempre molto intensa e stabile, mentre nella donna è più variabile e si possono avere schemi di risposta diversi : in uno l’orgasmo si manifesta come un acme evidente sulla fase di plateau, talvolta invece l’acme è molto debole e con caratteristica ondulatoria, altre volte viene raggiunto per mezzo di un rapido e progressivo incremento della tensione sessuale. La fase di risoluzione vede una progressiva diminuzione della tensione sessuale che si manifesta con profonde differenze fra i due sessi. Nell’uomo si ha un fisiologico “periodo refrattario” la cui durata è estremamente soggettiva e variabile: in genere è più breve nei giovani. Tale periodo è caratterizzato da una fase di detumescenza rapida con condizioni inferiori alla norma d’eccitabilità. La donna, quando si trova in questa fase, se riceve un’adeguata stimolazione, può ricominciare il ciclo e avere successivi orgasmi distinti fra loro provando ondate di piacere nel corso dello stesso rapporto sessuale.
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RISPOSTA SESSUALE MASCHILE
La zona maggiormente sensibile agli stimoli in fase d’eccitazione è il glande, perché ricco di recettori sessuali specifici che trasmettono le sensazioni attraverso il midollo spinale, fino all’encefalo. Il parasimpatico controlla il sistema vascolare penieno e agisce sia sull’afflusso di sangue in fase di erezione, sia sul deflusso che avviene con il calo dell’erezione .La stimolazione diretta dei genitali determina l’inizio del periodo di eccitamento caratterizzato dall’aumentato afflusso sanguigno con conseguente allagamento e irrigidimento dei corpi cavernosi. Nel sistema limbico si trovano le aree
responsabili dell’erezione che sono sensibile all’azione del testosterone, infatti durante la fase di eccitamento si ha un aumento della sua secrezione. Nella fase di plateau, con il perdurare dell’eccitazione, il pene raggiunge il massimo di durezza, di lunghezza e di diametro . A questo proposito è importante sottolineare che non esiste una proporzione tra le dimensioni del pene a riposo e quelle in stato di erezione, perché molto dipende dall’elasticità dei tessuti e da come è fisiologicamente posizionata l’asta peniena dietro all’arcata pubica. La fase di plateau ha una durata variabile a seconda dell’individuo e si allunga spontaneamente con l’età ed è caratterizzata dal glande di un colore rosso vinoso e dall’aumento di volume dei testicoli, che risalgono aderendo al perineo per contrazione del saccco scrotale. L’orgasmo che segue è caratterizzato da una serie di violente contrazioni ritmiche che determinano l’emissione e l’eiaculazione. L’emissione è costituita dal rilascio di sperma e di fluidi di ghiandole accessorie nell’uretra pelvica, mentre l’eiaculazione consiste nell’espulsione del seme maschile. L’intensità del piacere è dovuta a più fattori: le contrazioni precedenti il momento dell’eiaculazione, il volume dell’eiaculato, il tempo di astinenza, la durata e l’intensità dell’eccitazione sessuale e da una serie di fattori psicologi estremamente variabili da un individuo all’altro.
RISPOSTA SESSUALE FEMMINILE
Il primo essenziale segno di eccitazione femminile, corrispondente all’erezione maschile, è la lubrificazione vaginale, che si manifesta velocemente e rende possibile e non doloroso il coito . Inoltre le secrezioni diminuiscono l’acidità della vagina che altrimenti sarebbe inadatta alla motilità degli spermatozoi. I centri nervosi che assicurano la risposta fisica sessuale , anche nella donna sono situati a livello midollare e in rapporto con il Sistema Nervoso Centrale. La stimolazione del clitoride, zona erogena di primaria importanza nella donna, attiva migliaia di fibre nervose e determina una serie di reazioni vascolari ed endocrine che contribuiscono alla formazione della “piattaforma orgasmica”. Questa fase è costituita da una vasocongestione vaginale, dall’appiattimento e dalla distensione delle grandi labbra contro il perineo fino a scoprire parzialmente l’ostio vaginale e dall’aumento del diametro delle piccole labbra fino a sporgere dalle grandi labbra. Il colore varia dal rosa al rosso intenso, aumenta il corpo del clitoride e si ha una trasudazione di sostanza mucosa che ricopre tutta la parete vaginale. La zona esterna della vagina è, quindi, quella sicuramente più sensibile, infatti nel suo interno non si
trovano molte terminazioni nervose. Si pensa che la sensibilità erogena vaginale sia comunque collegata a recettori profondi a partenza muscolare, ciò spiega il fatto che molte donne apprezzano una penetrazione profonda, ricavandone un piacere intenso diverso da quello ottenuto dalla stimolazione vaginale esterna. Il proseguire della fase di eccitamento porta alla fase di plateau , caratterizzata da un’intensa vasocongestione, dalla riduzione del lume vaginale di circa il 50% rispetto alla dilatazione verificatasi nella fase di eccitamento, dall’intensificazione del colore e dall’appiattimento delle pieghe mucose. Tutto questo porta all’aumento delle sensazioni fino ad arrivare all’orgasmo il cui piacere è unico e può variare parecchio di intensità in relazione allo stimolo iniziale. In questa fase il condotto vaginale si espande e si determinano una serie di contrazioni dei muscoli perivaginali spesso accompagnate da simili contrazioni dello sfintere anale esterno e da motilità del perineo. Avviene un’innalzamento dell’utero e il sollevamento del canale cervicale per creare una eventuale sede di deposito dello sperma. Dopo questa fase, l’eccitazione sessuale svanisce lentamente, senza avere il rapido crollo caratteristico dell’uomo e sia l’utero che il canale cervicale recuperano la loro posizione normale. Si è molto discusso sul tipo di orgasmo femminile: se è determinato dalla stimolazione clitoridea o da quella vaginale. Sicuramente la stimolazione del clitoride in modo diretto (carezze, baci…) prima del coito e quella che avviene durante il rapporto attraverso i movimenti penieni, lo sfregamento e la pressione delle pareti vaginali produce intense sensazioni che portano all’orgasmo. Esiste, però, un orgasmo definito vaginale del quale si ignorano ancora le cause scatenanti. Si crede che esistano alcuni punti capaci di attivarlo, per esempio il punto G nella parte interna anteriore della vagina, lo sbocco dell’uretra stimolato durante il coito, la prima parte della vagina e le strutture vaginali profonde. L’eccitazione dell’orgasmo è un’esperienza totale e unica che può arrivare a livelli così elevati da far perdere coscienza per qualche attimo. E’ avvertito con contrazioni involontarie definite come tremito pelvico e precedute da una sensazione di spasmo, di calore che parte dalla zona pelvica e si irradia a tutto il corpo. Queste sensazioni possono ripetersi più volte nel corso dello stesso rapporto sessuale in particolari condizioni di coinvolgimento emotivo e di grande eccitazione, dando vita a quello che viene definito come orgasmo multiplo.
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REAZIONI EXTRAGENITALI
Nella donna il primo segno di eccitazione è dato dall’erezione dei capezzoli e dalla congestione mammaria, che in seguito determina un aumento di volume delle mammelle e un ispessimento dell’aureola che ingloba parzialmente il capezzolo eretto. In fase di plateau facilmente nella donna si manifesta una reazione eritematosa sul torace, sul collo e sul volto che diventa un rossore generalizzato con l’aumentare dell’eccitamento e che scompare dopo l’orgasmo. Sia nell’uomo che nella donna è presente un aumento della tensione nella muscolatura degli arti, nei muscoli addominali e in quelli intercostali e un’accelerazione del ritmo respiratorio. Nella fase iniziale della risposta sessuale c’è il controllo volontario della muscolatura striata, ma questo scompare nella fase preorgasmica, nella quale si instaura un periodo tonico seguito da contrazioni cloniche tipiche dell’orgasmo . Spesso nel momento immediatamente successivo si può avere un tremolio in quei muscoli che avevano avuto movimenti involontari. Viene inibita la mobilità intestinale ed è presente una dilatazione delle pupille. Costante della tensione sessuale sono l’iperventilazione e la tachipnea con associazione di vocalizzi, gemiti che culminano con una inspirazione forzata nel momento dell’orgasmo. Si ha un aumento del battito cardiaco e della pressione arteriosa. In fase di risoluzione nell’uomo si presenta sudorazione a livello della superficie plantare dei piedi e delle mani e nella donna a livello del torace e delle cosce.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Resistere
Resistere significa tante cose: significa orgoglio, amore, forza, sentimento, perseveranza, carattere…
Resistere significa avere la capacità di superare una situazione difficile, significa non aver paura di un domani ostile. Resistere significa anche aver paura, ma affrontare lo stesso la vita a testa alta.
Resistere significa avere il coraggio di fronteggiare una grave malattia con il sorriso sulle labbra; significa avere un handicap ma svegliarsi ogni mattina con una immensa voglia di vivere.
Resistere significa non sentire dolore mentre fai un allenamento, perché vuoi ricominciare a camminare o perché vuoi vincere la medaglia d’oro; significa opporsi ad un Sistema di ladri e di corrotti che ti vorrebbe cieco ed ubbidiente. Resistere significa continuare ad aver fiducia nell’umanità, anche se vedi angherie in ogni angolo del globo; significa mettere da parte la propria brillante carriera, per avere più tempo da dedicare ai tuoi figli; significa continuare da anni a fare la raccolta differenziata anche se poi lo spazzino butta tutto nella stessa busta; significa nascere in una famiglia mafiosa e non aver paura di dire che la mafia è una montagna di merda.
Resistere significa salire su una barca di notte insieme ad altre mille persone, per scappare da una guerra che ti ha portato via tutto; significa non comprare un cellulare da 700 euro a tuo figlio di 12 anni solo perché tutti i suoi compagni lo hanno; significa continuare ad amare una persona del tuo stesso sesso, nel Paese più bigotto del mondo.
Resistere significa svegliarsi tutte le mattine alle 5 per fare un lavoro malpagato per dare da mangiare ai tuoi figli.
Ma soprattutto resistere significa non scendere a compromessi con la propria coscienza e non piegarsi mai di fronte a chi vorrebbe vederti strisciare ai suoi piedi.
Tutti noi combattiamo le nostre piccole grandi battaglie ogni giorno, e questo – al di là del credo politico di ognuno – ci rende tutti uniti contro le difficoltà della vita, qualunque esse siano. Tutti uniti nella resistenza.
Perciò auguri a tutti quelli che resistono, oggi come ieri.
Oggi come 70 anni fa
Nella foto la ballerina Ma Li (che ha perso il braccio destro in un incidente quando aveva undici anni) ed il ballerino Zhai Xiaowei (che non possiede la gamba sinistra) mentre danzano.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Orgasmo femminile: le posizioni migliori per raggiungerlo
L’orgasmo è stato così mitizzato che ancora oggi la maggior parte dei discorsi tra donne si incentrano su di esso e, nello specifico, su come raggiungerlo. Schiere di esperti si sono affannati a dimostrare che ogni donna può raggiungere l’orgasmo, basta avere pazienza e conoscenza del proprio corpo. Detto questo, quali sono le posizioni sessuali migliori per noi donne per raggiungerlo? Ecco le più famose:
Il missionario
Una delle posizioni più tradizionali, che pur nella sua “banalità” permette una stimolazione molto favorevole al piacere femminile.
La penetrazione da dietro
Secondo il luogo comune è una delle posizioni preferite degli uomini, ma anche alle donne può dare davvero molto piacere, soprattutto per chi ama la penetrazione molto profonda.
La penetrazione di fianco
Ci si stende su un fianco guardandosi negli occhi, e lei alza una gamba per permettere la penetrazione: è una posizione molto intima e molto coinvolgente.
La tarantola
Lui seduto sotto, lei seduta sopra di lui con la schiena inarcata: questa posizione permette lo sfregamento del clitoride sull’addome di lui.
L’amazzone
Molto simile alla classica posizione con lui sotto e lei sopra: lei si mette a cavalcioni e inarca la schiena, permettendo a lui di toccare il clitoride.
Lei seduta e lui in piedi davanti
Un’altra posizione che consente una stimolazione quasi diretta del clitoride.
Lo smorzacandela
Un grande classico, con lui sotto e lei sopra: ideale perché così la donna può controllare i movimenti e gestire la profondità della penetrazione e stimolare il clitoride.
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Le 6 cose che gli uomini con il pene piccolo vogliono che la donna sappia
Nella vita, tutto quello che puoi fare è giocare con le carte che ti hanno dato. E quando si tratta delle misure del pene, mentre alla maggior parte degli uomini è toccata una mano decente, c’è una minoranza che ha avuto quello che la società percepisce come il jolly del mazzo. Nel caso non fosse chiaro, parlo del pene piccolo e del micropene (quando il pene eretto misura meno di 7 cm). Ma cosa sappiamo dei peni piccoli e degli uomini che li possiedono? E più importante ancora, cosa vogliono farti sapere costoro?
1. IL PENE PICCOLO FUNZIONA COMUNQUE IN MODO NORMALE
La vasta maggioranza dei peni molto piccoli funziona perfettamente. Personalmente, non ho alcun problema con l’erezione, o l’eiaculazione, o nemmeno l’andare al bagno. I problemi più comuni che si presentano nell’avere un membro piccolo nella società odierna sono di ordine psicologico e basati sull’ansia da prestazione sessuale. Possono essere piccoli, ma se la cavano anche loro!
2. È DIFFICILE AVVERTIRE LE DONNE IN ANTICIPO CHE HAI IL MICROPENE
Gli uomini con il pene piccolo si trovano costretti in un circolo vizioso quando si tratta di dire alle potenziali partner delle dimensioni del pene. Potresti sentirti ingannata all’ultimo momento, se hai investito del tempo in un uomo solo per scoprire che ha un membro molto piccolo, ma ci sono motivi per cui lui potrebbe non voler tirare fuori la questione. Molti uomini microdotati affermano che provvedere a un avvertimento preliminare è problematico perché le donne spesso reagiscono male. Molti dicono che le partner si offendono a causa dell’avvertimento anticipato perché verrebbe dato per scontato che vogliono fare sesso. Altri affermano che le donne si sentono altresì insultate dall’avvertimento perché questo implicherebbe che l’uomo li ritiene superficiali. C’è anche il rischio che gli uomini perdano la donna a cui sono interessati veramente prima di aver avuto la possibilità di scoprire se hanno intesa sessuale. Onestamente, non esiste un metodo ideale per dirlo a qualcuno.
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3. PER FAVORE NON DIRMI CHE HO IL PENE GROSSO
Quando si raggiunge l’intimità, molti uomini con un micropene subiscono il commento di donne ben intenzionate che affermavano di trovare il loro organo normale o addirittura grosso. Se una donna mi dicesse questo, penserei che è veramente gentile e lo prenderei comunque come segno di buon cuore. Ma la maggior parte degli uomini reagirebbero differentemente. I maschi microdotati sanno di averlo piccolo, e la maggior parte di loro si sente frustrato quando una donna ben intenzionata dice di trovare il micropene grande o di dimensioni normali. Si sentano compatiti, il che, di ritorno, rinforza l’idea che ci sia qualcosa di sbagliato in loro – con esito opposto a quella che era, probabilmente, l’intenzione della partner. Se ami il tuo uomo e vuoi farlo sentire meglio con il suo membro piccolo, sarebbe probabilmente meglio dire che ti piace la sua misura piuttosto che negarne la dimensione ridotta.
4. LE PROCEDURE PER AUMENTARE LE DIMENSIONI DEL PENE SONO UN MITO
Da cosa dipenda la lunghezza del pene, nessuno lo sa. E la realtà è che la chirurgia di incremento del pene è pericolosa, dolorosa, costosa, e in rari casi nel quale è stata un successo, può ridurre le sensibilità e il godimento del sesso. Vengono scritte un sacco di sciocchezze su cosa gli uomini microdotati possono ottenere con la chirurgia se la misura è un vero problema, ma questo avviene in modo quantomeno semplicistico. In termini di lunghezza l’aumento massimo al quale si può ragionevolmente aspirare è uno o due centimetri, il che, quando possiedi un membro piccolo, non fa praticamente alcuna differenza. Anche nel Regno Unito, dove l’aumento del seno è mutuabile per alcune donne, gli uomini devono pagare quello del pene di tasca propria. In breve, la chirurgia per avere un pene più grosso è solo una perdita di tempo.
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5. “IL MIO RAGAZZO HA IL PENE PICCOLO”. OVVERO: NON DIRLO MAI ALLE AMICHE
Uno dei problemi più fastidiosamente comuni che gli uomini con micropene riferiscono sono i pettegolezzi sulle misure del loro membro tra le donne con le quali hanno dormito e le amiche. Quando gli uomini lo scoprono si sentono derubati della propria dignità e questo spesso ne distrugge la sicurezza durante i rapporti sessuali per il resto della loro vita. Immagina come ti farebbe sentire se avessi un disturbo vaginale e ognuno sul tuo posto di lavoro lo sapesse. È molto difficile trovare un uomo con un pene piccolo che non ha sofferto qualche forma di bullismo a causa di questo ma, di nuovo, sono relativamente rari per cui sarà probabilmente difficile in primo luogo trovare un uomo microdotato.
6. IL SESSO PUÒ ESSERE GRANDIOSO COMUNQUE
La maggior parte degli uomini con il membro molto piccolo hanno problemi di natura sessuale sia per come la gente reagisce o parla delle misure del pene o perché non hanno acquisito abbastanza esperienza per migliorare le loro performance. Nel mio caso è una combinazione di entrambi, ma se guardo alla situazione oggettivamente, ci sono uomini là fuori che hanno vita sessuale grandiosa pur avendo micropene. Se a un uomo interessa veramente della donna con il quale sta, e se lei è di mentalità aperta, lui troverà altri modi di soddisfarla sessualmente.
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Lo staff di Medicina OnLine
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