Grasso e cellulite non sono la stessa cosa! Scopri le differenze

01-00250021000001Molti fanno confusione tra grasso (cioè adiposità localizzata) e cellulite. Per capire che stiamo parlando di cose distinte basta guardare la foto qui sopra.

La donna raffigurata è la grande tennista russa Maria Sharapova. Qualcuno potrebbe mai dire di lei che sia grassa? Evidentemente no, eppure guardate la foto successiva.

Questo è il caratteristico aspetto a buccia d’arancia tanto temuto dalle donne ed è un segno inequivocabile di cellulite! Ma allora anche una magrissima campionessa mondiale di tennis può avere la cellulite? Certamente! Tanti uomini neanche immaginano quanta cellulite può nascondersi sotto un bel vestito indossato da una donna anche magrissima. Addirittura i cataloghi dei costumi da bagno sono pieni di foto di donne bellissime e magrissime che appaiono senza traccia alcuna di cellulite solo perché è intervenuto l’esperto di foto ritocco: senza il computer tantissime modelle si rivelerebbero con qualche traccia di cellulite! Questo è uno dei motivi per cui anche le donne con una bella linea hanno così tanta paura della prova costume dove non c’è una gonna a coprire i glutei o un collant a coprire le gambe!

Parlo di donne proprio perché sono loro a soffrirne di più rispetto agli uomini (in questi ultimi si riscontra molto raramente) ed inoltre secondo alcune ricerche ben l’80% delle donne dopo la pubertà è segnata dalla cellulite (alcune ricerche parlano addirittura del 95%).

Per poter distinguere con chiarezza l’adiposità localizzata dalla cellulite, è bene conoscere le peculiarità di questi due quadri clinici, che sono molto diversi tra loro, ma che spesso possono coesistere nelle stesse regioni corporee di un medesimo individuo.

Per adiposità localizzata si intende la presenza di un accumulo di tessuto adiposo in particolari regioni del corpo, non solo femminile, ma anche maschile, in base al biotipo, ovvero alla particolare conformazione fisica. Nella donna (biotipo ginoide) l’accumulo di tessuto adiposo si localizza tipicamente ai fianchi, nell’area periombelicale e sovrapubica, alle cosce e nella regione interna del ginocchio. Nell’uomo invece i depositi adiposi si accumulano tipicamente a livello addominale (biotipo androide). Ci sono però anche delle donne che, pur mantenendo intatto il loro fascino femminile, hanno delle caratteristiche molto simili al biotipo maschile, con accumuli adiposi che tendono a localizzarsi soprattutto a livello del dorso e dell’addome.

L’adiposità localizzata è caratterizzata da aumento in volume (ipertrofia) e in numero (iperplasia) degli adipociti, senza alterazione della composizione del grasso in essi contenuto, della struttura delle cellule e dell’ipoderma (pannicolo adiposo) e senza modificazioni della microcircolazione locale, ipodermica e dermica. Anche l’epidermide mantiene intatte le sue caratteristiche senza subire modificazioni. Si tratta pertanto di un aumento localizzato di tessuto adiposo cosiddetto “sano”, senza edema, né dolore, né alterazioni cutanee, a differenza di quanto avviene nella cellulite.

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La cellulite, o lipodistrofia ginoide (GLD) o panniculopatia edemato-fibro-sclerotica (PEFS) è considerata da molti studiosi una condizione fisiologicamente, cioè “naturalmente” legata al sesso femminile ed è pertanto un disturbo molto comune. Il termine “cellulite”, utilizzato erroneamente da un punto di vista scientifico, è però entrato ormai nell’uso comune anche in dermatologia.
Si tratta di una condizione considerata dalla quasi totalità delle donne altamente inestetica, indipendentemente dalla sua severità. La cellulite non dipende dal peso corporeo, infatti può comparire anche in persone considerate magre, ma l’aumento di grasso o di adiposità ne enfatizza la presenza. Normalmente compare dopo la pubertà, tende a diventare cronica e peggiora con l’avanzare dell’età.
Si localizza preferenzialmente ai glutei e alle cosce dove la superficie cutanea assume il tipico aspetto a “buccia d’arancia”. Successivamente possono comparire depressioni più profonde e disomogenee, alternate ad aree irregolarmente rilevate (cute “a materasso”) e negli stadi più avanzati può interessare anche altre regioni corporee, come l’addome e le braccia.

Sebbene non sempre ci si trovi di fronte a quadri clinici impegnativi o gravi, si tratta di una vera e propria patologia, che si manifesta con un’alterazione delle cellule del tessuto adiposo (adipociti) e della microcircolazione locale, con neoformazione di fibre collagene e incremento di acido ialuronico e conseguente richiamo di acqua. L’edema (gonfiore) che si forma per il ristagno di liquidi, a sua volta comprime le strutture presenti e i vasi sanguigni, ostacolando ulteriormente la microcircolazione locale e gli scambi metabolici. Inoltre le fibre collagene, ispessendosi e moltiplicandosi in modo anomalo, vanno a incapsulare ammassi di adipociti degenerati, formando dei noduli.
Tali disordini si ripercuotono anche a carico dell’epidermide, lo strato più superficiale della pelle, con pallore, ipotermia (abbassamento della temperatura locale) e secchezza. La dolorabilità, molto soggettiva negli stadi iniziali, successivamente è presente non solo alla palpazione, ma anche spontaneamente.

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Le cause della cellulite sono molteplici, infatti si riconoscono fattori predisponenti, legati alla razza, al sesso, al biotipo, alla familiarità, e fattori scatenanti, come le terapie ormonali, uno stile di vita inadeguato, alcool, fumo, diete disordinate, ecc., ma il fattore più rilevante è legato al ruolo svolto dagli ormoni sessuali femminili, gli estrogeni, che favoriscono la ritenzione idrica e il naturale deposito di cellule adipose in particolari zone del corpo femminile, come i glutei e le cosce (biotipo ginoide). Gli estrogeni influenzano anche la microcircolazione, il delicato meccanismo di scambio di liquidi nei tessuti, che è profondamente coinvolto nella genesi della cellulite.

Nella donna inoltre, il pannicolo adiposo delle aree ginoidi ha una configurazione diversa da quella dell’uomo. Nella donna infatti i setti fibrosi decorrono perpendicolarmente alla superficie cutanea e separano grandi lobuli adiposi in sezioni rettangolari. Quando il tessuto adiposo si scompagina, aumentano le dimensioni dei lobuli e i setti di fibre collagene si sclerotizzano (si induriscono), determinando una compressione dell’ipoderma verso il derma, cioè verso la superficie, che assume così l’aspetto tipico “a materasso”. Nel tessuto adiposo dell’uomo i setti fibrosi hanno invece una disposizione romboidale, con la formazione di lobuli di forma poligonale che, anche in caso di grandi depositi di grasso, non sono in grado di invadere il derma.

Nella donna in età fertile, è possibile riscontrare quadri clinici riconducibili a forme miste, ovvero ad aree con adiposità localizzata, associate in modo variabile a modificazioni tipiche della cellulite, soprattutto nei distretti che ne sono tipicamente colpiti, come i glutei e le cosce.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Gli italiani nati nel sud sono meno intelligenti dei settentrionali?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SCUOLA STUDENTI UNIVERSITA STUDIARE LAUREATISolo alcuni giorni fa avevo pubblicato questo articolo: I cervelli delle persone del nord sono più grandi di quelli del sud: i milanesi sono più intelligenti dei palermitani?

L’argomento è decisamente scottante, oltre che interessante, così ho esteso le mie ricerche ed ho trovato uno studio del prof. Richard Lynn che proverebbe una verità scomoda per i meridionali: gli italiani nati nel sud sono meno intelligenti di chi è nato nel nord. Richard Lynn, docente emerito di psicologia all’università dell’Ulster a Coleraine, in Irlanda del Nord, è famoso per le sue teorie a dir poco provocatorie. Ritiene che esistano differenze nell’intelligenza degli individui in base alla razza e al sesso: ad esempio una sua ricerca vuole dimostrare che la pelle più chiara corrisponde a una maggiore capacità mentale, un’altra sua ricerca dimostrerebbe la minore capacità intellettiva delle donne rispetto agli uomini in base alla misura più piccola del volume cranico delle prime rispetto ai secondi.

Continua la lettura con https://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_16/meridionali-intelligenza-ricerca-lynn_42261d88-1b05-11df-af4a-00144f02aabe.shtml

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Disseta più una Coca Cola fredda o un bicchiere d’acqua calda?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BICCHIERE ACQUA BERE LIQUIDI IDRATAZIONE SPIAGGIA CALDO ESTATE MARE VACANZE SETE BEREImmaginate di essere nel deserto da giorni, avendo cibo a sufficienza ma senza poter bere. Non siete mai stati così assetati in vita vostra. Arrivereste perfino a bere da una pozzanghera come Paolo Villaggio “maratoneta” nel film “Superfantozzi”, se solo ne trovaste una.

All’improvviso dal nulla appare una sorta di mago che decide di salvarvi la vita dandovi qualcosa da bere. Vi offre un solo bicchiere con cinque possibilità di liquidi con cui riempirlo:

  • Coca Cola ghiacciata,
  • thè freddo alla pesca,
  • champagne Moët & Chandon Grand Vintage Collection 1911,
  • birra scura fresca fresca appena uscita dal frigo,
  • acqua a 40 gradi.

Cosa scegliereste valutando che questi saranno gli unici liquidi che riuscirete a bere per tanti giorni a venire?

In pochi probabilmente sceglierebbero l’acqua calda. In pochi quindi… sopravviverebbero a lungo! La bevanda che vi offre più possibilità di sopravvivenza è proprio l’acqua.

Le bevande zuccherate alzano la curva glicemica col risultato che fanno venire ancora più sete! Stessa sorte per le bevande alcoliche o contenenti caffeina: più ne beviamo e più avremo sete. Tutto ciò non è un parere soggettivo: è semplicemente ricavato dalla fisiologia del nostro corpo.

L’alcol, in particolare, richiede una maggiore quantità di acqua per il suo metabolismo ed in più aumenta la perdita di liquidi attraverso le urine, in quanto provoca un blocco dell’ormone antidiuretico: non esattamente ciò che vi serve per sopravvivere nel deserto.

Insomma se avete veramente sete, niente di meglio dell’acqua, soprattutto se volete dimagrire: l’acqua è l’alimento più dietetico che esista e – al contrario delle altre bevande citate – non ha nessuna caloria!

A proposito, vi siete mai chiesti perché – se siete assetati – la cosa più sbagliata del mondo è bere l’acqua di mare? Leggete qui: Perché l’acqua di mare non si può bere?

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Perdiamo una lattina di acqua ogni ora: quanta acqua bere d’estate per evitare la disidratazione?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BICCHIERE ACQUA BERE LIQUIDI IDRATAZIONE BAMBINI BIMBI NATURAL’organismo umano, per le sue funzioni biologiche, perde circa 300 ml di liquidi ogni ora, ossia la stessa quantità di una lattina che contiene le bibite. Gli esperti dell’European Food Safety Authority (Efsa) hanno calcolato che il livello tollerabile di disidratazione per il corpo umano è pari a circa l’un per cento del peso totale. Con questa velocità la disidratazione potrebbe verificarsi nel giro di due o tre ore.

Come perdiamo liquidi

In linea di massima un adulto sano che vive in un clima temperato perde tra i 2 e i 2 litri e mezzo d’acqua al giorno, attraverso il respiro, il sudore, le secrezioni corporee, l’urina. Tale perdita idrica viene bilanciata dall’acqua assunta ogni giorno con cibi e bevande.

Quanta acqua bere? Dipende!

Il nostro fabbisogno idrico giornaliero è strettamente correlato al nostro fabbisogno calorico giornaliero: dovremmo assumere 1 ml di liquido per ogni caloria di fabbisogno calorico e, dal momento che nella popolazione generale quest’ultimo si aggira intorno alle 1500/2000 calorie, si dovrebbe bere circa 1,5/2 litri di acqua al giorno. In linea generale:

  • I neonati da zero a 6 mesi hanno bisogno di 680 ml al giorno, tutti ricavati dal latte materno.
  • Dai 6 ai 12 mesi, invece, il fabbisogno di acqua passa a 0.8-1 litri al giorno, suddivisi tra il latte e le prime bevande dello svezzamento.
  • Tra 1 e 3 anni bisogna bene fino a 1,3 litri d’acqua, aumentando progressivamente il fabbisogno fino all’adolescenza: qui si vedono le prime differenze tra maschi e femmine, dato che un bambino dai 9 ai 13 anni ha bisogno di 2,1 litri di acqua al giorno, mentre una bambina circa 200 ml in meno.
  • Tra i 14 e i 18 anni gli esperti consigliano d’estate  2,5 litri al giorno per i maschi e 2 litri per le femmine. La quantità necessaria sarà identica fino a 70 anni. Di inverso il fabbisogno si abbassa di circa mezzo litro per ambo i sessi.

Ma ci sono le eccezioni: una donna in gravidanza, per esempio, dovrà bere almeno 2,3 litri di acqua al giorno, una donna che sta allattando, invece, 2,7 litri, per reintegrare proprio quei 680 ml che il suo bambino assumerà con il latte. Altra profonda differenza è determinata dalle condizioni ambientali (il caldo aumenta la perdita di liquidi e determina un aumento del fabbisogno idrico) e dalla attività fisica svolta, motivo per cui un maratoneta professionista ha un fabbisogno idrico più elevato rispetto ad un soggetto sedentario. Il metabolismo basale influenza infine molto la quantità di acqua bevuta: bodybuilder professionisti, con % di massa magra elevatissima e fabbisogni calorici di varie migliaia di calorie giornaliere, necessitano di molti litri di acqua, anche oltre 4 o 5 al giorno.

Quanto bere d’estate?

In estate chi fa vita all’aperto dovrebbe bere almeno due litri di acqua al giorno che diventano tre o quattro  se si fa attività fisica (la quantità esatta dipende dal tipo di sport) . Durante gli sforzi prolungati sotto il sole è preferibile bere molte volte, piuttosto che bere molto in un unico momento. Questo perché il corpo assorbe meglio i fluidi in piccole quantità.

Ma qual è la bevanda migliore?

Quando abbiamo sete , vuol dire che le varie sostanze presenti nel nostro organismo, sia nelle cellule che nei liquidi corporei, come il sangue, sono troppo concentrate e c’è bisogno di ” acqua ” per diluirle: quindi la risposta è banale. E’ l’acqua. Le bevande zuccherate dissetano solo apparentemente, in realtà fanno venire ancora più sete! Non ci credete? Leggete questo articolo.

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Cosa c’è realmente nel tuo bicchiere d’acqua a parte… l’acqua?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BICCHIERE ACQUA BERE LIQUIDI IDRATAZIONEE’ estate e beviamo (o almeno dovremmo bere) molto di più che nelle altre stagioni dell’anno. Bere fa bene, il nostro corpo ha una altissima percentuale di acqua. Ma quando beviamo, sappiamo esattamente cosa c’è nel nostro bicchiere a parte l’H2O?

Quando si beve non solo si soddisfa un bisogno primario ma dissetandoci, senza rendercene conto assumiamo tanti micro elementi contenuti nell’acqua che a seconda della loro concentrazione e della varietà possono rivelarsi utili e benefici per il nostro specifico organismo oppure appesantirlo e rallentare determinate funzioni vitali.

Dato che in commercio ci sono tante varietà, non è bene scegliere l’acqua sulla base dei soli messaggi pubblicitari, spesso generici e fuorvianti, ma approfondire e leggere bene le etichette per scegliere in modo consapevole. E’ quindi importante conoscere e saper leggere correttamente le etichette che riportano le caratteristiche di ciascun tipo di acqua, sulla bottiglia stessa. Ci sono infatti quelle più indicate per alcuni scopi come dimagrire e altre più idonee per lo sport, per combattere l’alta pressione, per chi soffre di calcoli renali ecc.

Vediamo le caratteristiche più importanti da tenere presente nella scelta:

  • RESIDUO FISSO: è la stima del contenuto dei sali minerali presenti nell’acqua. Sono importanti perché regolano l’equilibrio idrosalino, lo sviluppo degli organi e dei tessuti. Il nostro corpo già ne possiede diversi come il sodio, il potassio, magnesio e calcio. Ognuno di questi però, se assunto in dosi eccessive può essere nocivo o al contrario se carente, creare problemi fisiologici. Sulla base della quantità di residuo fisso si distinguono acque:
  • MINERALIZZATE: sono quelle più leggere, povere in sodio, che hanno sali minerali inferiori a 50 mg per litro e sono indicate quando vi è necessità di tenere sotto controllo la tendenza a sviluppare calcoli renali, per chi soffre di ipertensione e nell’alimentazione dei neonati. Sono ottime per la diuresi.
  • OLIGOMINERALI: hanno un residuo fisso inferiore a 500 mg per litro, hanno poco sodio e svolgono principalmente azione diuretica. Indicate per tutta la famiglia, da bere durante i pasti.
  • MINERALI: il residuo fisso è compreso tra 500 e 1000 mg per litro. Il discreto contenuto di sali le rende utili da bere in estate, quando si suda di più e si perdono più sali che quindi vanno reintegrati; oppure utilissime a chi pratica sport, sempre per reintegrare i minerali persi durante l’allenamento. E’ preferibile non berne più di un litro al giorno, alternandole ad acqua oligominerale per non eccedere.
  • RICCHE DI SALI MINERALI: qui il residuo fisso è di oltre 1500 mg per litro e vanno bevute solo dietro consiglio medico, a scopo curativo specifico, in quanto molto ricche di minerali. Hanno un effetto diuretico inferiore e possono causare a lungo andare calcoli renali.

Le altre voci:

  • BICARBONATO: sostanza utile nel contrastare la formazione di acido lattico, quindi indicata nelle maggiori dosi, per gli sportivi. Se superiore a 600 mg è utile inoltre per attenuare l’iperacidità gastrica e nelle patologie renali.
  • SOLFATI: se superiore a 200 mg è lassativa, indicata per insufficienze digestive. Sconsigliata durante la crescita e nel periodo di menopausa perché interferisce con l’assorbimento del calcio.
  • CLORURO: se superiore a 200 mg è in grado di equilibrare le funzioni intestinali e del fegato. Ha inoltre azione lassativa e purgativa.
  • CALCIO: se superiore a 150 mg, agisce beneficamente a livello dello stomaco e del fegato. Particolarmente utile nella prevenzione dell’osteoporosi e ipertensione.
  • FLUORO: superiore a 1 mg è importante per rinforzare i denti e prevenire le carie.
  • FERRO: indicata per le persone che soffrono di anemie, carenze di ferro, per i vegetariani e per coloro che hanno bisogno di maggiori dosi come i lattanti, donne in gravidanza, sportivi e adolescenti.
  • SODIO: se superiore a 200 mg è importante per chi soffre di pressione bassa e per gli sportivi durante gli allenamenti. Controindicata per ipertensione e ritenzione idrica. In tali ultimi casi meglio scegliere acque che abbiano non più di 20 mg di sodio per litro.
  • PH: ci indica il livello di acidità dell’acqua che va da 0 (massima acidità) a 14 (minima acidità). Il punto intermedio, 7, è una condizione di neutralità, che di solito hanno la maggior parte delle acque. Comunque maggiore è il contenuto di anidride carbonica e solfati, minore sarà il ph (maggior acidità).
  • NITRATI: è un parametro molto importante soprattutto per neonati e bambini; se assunti in eccesso possono ostacolare il trasporto di ossigeno nel sangue. Verificare perciò che l’acqua che date ai bambini non abbia un valore superiore ai 10 mg, mentre per gli adulti va bene fino ai 45 mg.

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I lati positivi del caldo: il sole estivo aumenta il testosterone

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO COPPIA AMORE SESSO RAPPORTO INNAMORATI ESTATE SPIAGGIA MARE VACANZE TRAMONTOVi siete mai chiesti perché durante l’estate c’è un boom di nuove coppie? I motivi sono vari: le vacanze, l’assenza di stress, i vestiti si accorciano e diventano più provocanti… Ma per quel che riguarda l’uomo anche la chimica gioca la sua parte! Uno studio chiamato “Association of vitamin D status with serum androgen levels in men” portato a termine dai ricercatori dell’università di Graz (Austria) ha dimostrato il collegamento tra sole e libido maschile. Nei mesi estivi il sole favorisce nell’uomo l’aumento del livello di testosterone e l’attivazione di tutti gli altri ormoni, tra cui i feromoni. Per questo durante i mesi estivi, nei quali si è esposti maggiormente ai raggi solari, gli uomini accumulano più elevati livelli di testosterone ed il desiderio sessuale è maggiore (come maggiore è la voglia di tradire l’eventuale partner). Tale aumento di testosterone sembra protrarsi fino a settembre, mese nel quale il testosterone degli italiani è infatti quasi il doppio che nei mesi invernali.

Vitamina D e testosterone?

Il livello di testosterone aumenta quando cresce nell’organismo la vitamina D, sostanza che si innalza nell’organismo proprio in seguito all’esposizione ai raggi solari. Allo stesso tempo l’abbronzatura estiva è piacevole alla vista ed elimina alcuni inestetismi cutanei: ciò è in grado di migliorare la capacità attrattiva di entrambi i sessi ed i flirt estivi sono nell’uomo essi stessi fattori che aumentano il testosterone. Ma durante l’estate non solo aumenta il testosterone: con l’abbronzatura aumentano anche i feromoni, che hanno un ruolo chiave nel governare le reazioni istintive di fronte a un’altra persona. Insomma d’estate il corpo maschile si “gioca tutte le carte a sua disposizione” e libera tutte le sostanze chimiche in grado di attivare l’attrazione sessuale, senza considerare che il caldo estivo è un forte vasodilatatore e ciò facilita anche l’erezione del pene.

Il freddo inverno

Quando ci sono meno ore di luce, invece, il livello di testosterone diminuisce e cala anche il desiderio sessuale. Secondo gli esperti la libido mediamente cala a partire da novembre e raggiunge il suo livello più basso a febbraio, anche a causa della debolezza delle radiazioni solari in questo periodo. Una ricerca svolta nel 2012 tra i nostri pazienti maschi tra i 20 e i 60 anni, conferma questa tesi. La grande luce estiva, inoltre, ha un effetto euforizzante e antidepressivo in grado di stabilizzare l’umore e di rivitalizzare tutti i sensi. Basta pensare a come ci può rendere tristi il buio o una giornata di pioggia e di come invece ci rende allegri una bella giornata di sole e di luce. Buon sole e buona abbronzatura a tutti i lettori, ma sempre usando il buon senso!

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Risveglia il desiderio sessuale con uno dei più potenti afrodisiaci esistenti al mondo: il cioccolato

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO COPPIA AMORE SESSO RAPPORTO INNAMORATIOstriche, aglio, mandorle, peperoncino, anice… Tutti ottimi cibi dagli effetti afrodisiaci (e non dimentichiamoci di fare anche un salto dall’erborista!) tuttavia ognuno di essi ha un sapore particolare che non piace sicuramente a tutti, senza considerare spiacevoli effetti secondari: immaginate di fare l’amore con le labbra gonfie da peperoncino o con l’alito dal retrogusto all’aglio! Invece a mettere d’accordo tutti ci pensa il nostro amato cioccolato: difficile trovare gente a cui non piaccia il suo sapore o che non trovi interessanti i mille giochi in cui lui può diventare co-protagonista sotto le coperte (provate a fare lo stesso con le ostriche)! Come potete vedere dai miei moltissimi articoli che trattano di cioccolato, esso è uno dei miei alimenti preferiti e mi piace consigliarlo a chiunque stia iniziando una dieta. Usandolo nel modo giusto, il cioccolato diventa non soltanto il lato allegro della dieta, ma anche addirittura un nostro potente alleato per dimagrire, specialmente se è fondente. Ma torniamo sul lato “afrodisiaco” della questione.

Iniziamo dal lato più romantico e psicologico: il cioccolato è tradizionalmente un dono di amore, assieme alle rose è considerato come il più importante dono romantico. Vi siete mai chiesti perché a San Valentino ci si regala il cioccolato e non una busta di peperoncino calabrese? I cioccolatini hanno il grande pregio di essere piccoli e potete facilmente porgerli al vostro partner, direttamente nella sua bocca in maniera molto sensuale. Una volta mangiati non è più una questione psicologica: diventa tutto molto chimico: il cioccolato contiene alcune sostanze che potrebbero giustificare l’effetto afrodisiaco come la caffeina, la teobromina e la feniletilamina.

La caffeina non ha bisogno di eccessive presentazioni, agisce come uno stimolante. Se volete saperne di più leggete questo articolo.

La teobromina dal punto di vista chimico è una xantina e come tale svolge azione stimolante del sistema nervoso centrale intervenendo sulle sinapsi. Stimola il muscolo cardiaco e ha effetto vasodilatatore quindi tende a contrastare l’impotenza. Piccola curiosità: la teobromina è il motivo per cui alcuni animali non possono mangiare cioccolata. Essa è infatti un composto tossico ma negli uomini ha una tossicità trascurabile dovuta al fatto che essa viene metabolizzata molto velocemente, invece è altamente tossica per i cani ed i gatti perché tali animali la metabolizzano molto lentamente. Un cane di piccole dimensioni potrebbe intossicarsi letalmente con 50 grammi di cioccolato fondente, un gatto con molto meno.

La feniletilamina è considerata (anche se non esistono delle prove assolutamente certe) una sostanza che migliora lo stato d’animo e che funge anche da anti-depressivo.  Essa è un ormone della classe delle anfetamine che rilascia dopamina nei centri del piacere del cervello: sembra che stimoli sentimenti di eccitazione, attrazione ed euforia.

C’è poi l’anandamide, esso è un neurotrasmettitore che mima gli effetti dei composti psicoattivi presenti nella cannabis, noti come cannabinoidi. Il nome di questo composto deriva dal sanscrito “ananda” e significa “beatitudine interiore”: un ottimo biglietto da visita!

Inoltre il cioccolato contiene triptofano, un amminoacido chiave nell’aumento del livello di serotonina dell’organismo. E come sappiamo bene, la serotonina è il principale neurotrasmettitore per la produzione di piacere e relax. La combinazione di queste sostanze fornisce più energia, accelera il battito cardiaco e rende la persona più predisposta alle relazioni sociali ed al sesso. Il re azteco Montezuma lo aveva capito molto prima degli scienziati: usava bere una bevanda di cioccolata spumosa prima di andare ad incontrare una delle sue mogli. Comunque, ricorda che queste sostanze esplicano i loro effetti quando vengono consumate in piccole quantità: mangiare un kg di cioccolato non ti farà diventare un toro a letto, ma al massimo una pecorella col mal di pancia!

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, erezione e libido maschile e femminile
Qui di seguito trovate una lista completa di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto:

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Oggi inizia l’estate e subito una buona notizia: mangiare cioccolato fa bene all’abbronzatura

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CIOCCOLATO CIOCCOLATINO DOLCI GRASSI DIETA MANGIARE CALORIEUltimamente gli amanti del cioccolato stanno avendo delle grandi soddisfazioni! Dopo il cioccolato che non ingrassa, il fatto che fa dimagrire, fa bene alla mente e fa bene al cuore ed alla circolazione, oggi abbiamo un motivo in più per amare questo alimento, soprattutto perchè oggi inizia l’estate e la voglia di abbronzatura aumenta! Pare infatti che il cioccolato aiuterebbe anche a proteggersi dai raggi del sole.

Uno studio scientifico inglese della European Dermatology e Cosmetic Science Group School of Management and Science della London University of The Arts dimostrerebbe l’efficace protezione svolta dai polifenoli contro i raggi del sole. In particolare le fave di cacao fresche, ricche di flavonoidi (potenti antiossidanti), mantengono il loro potere – in parte – anche durante la lavorazione del prodotto e sono loro ad essere importanti per la protezione della pelle.

I ricercatori hanno coinvolto 30 persone sane e le hanno divise in due gruppi: uno dei due ha consumato 20 grammi di cioccolato al giorno come spuntino per 12 settimane. Lo studio ha dimostrato che il consumo regolare di cioccolato ricco di flavonoidi conferisce una importante fotoprotezione e protegge la pelle dagli effetti dei raggi solari e quindi diminuisce il rischio di patologie della pelle. Tale effetto è ancora più potente tanto più il cioccolato è fondente.

Amanti del cioccolato: buona estate, buon appetito e buona tintarella, ma sempre con moderazione!

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