Cattivo odore dal naso e muco maleodorante: cacosmia e ozena nasale

MEDICINA ONLINE NASO ANATOMIA FOSSA NASALE CACOSMIA ODORE MUCOSA MUCO CATTIVO LARINGE LINGUA FARINGE GOLA TESTA SENI PARANASALI SINUSITE SUFFUMIGI ARIA RESPIRO POLMONI NARICI.jpgCon “cacosmia” in medicina si intende la percezione di un odore sgradevole, che può essere reale (cacosmia oggettiva) o immaginato dal paziente (cacosmia soggettiva).

Cause di cacosmia oggettiva

Nel caso di cacosmia oggettiva, lo stimolo olfattivo sgradevole è realmente presente e può essere determinato da una causa ben precisa, quasi sempre un’infezione nasale o sinusale, come in caso di alcune forme di rinite, sinusite o tonsillite, caratterizzate anche da una secrezione di muco più o meno maleodorante a seconda del grado dell’infezione. In altri casi, meno frequenti, la cacosmia oggettiva è il risultato di un tumore delle fosse nasali o può indicare la presenza di un corpo estraneo più o meno grande incastrato nelle primissime vie aeree.

Cause di cacosmia soggettiva

La cacosmia soggettiva, invece, è una sensazione “falsa”, che può verificarsi in caso di lesioni delle vie olfattive (neuriti tossiche o infettive del nervo olfattivo), durante particolari stati fisiologici (gravidanza) o in caso di patologie neurologiche, traumi o tumori cerebrali (meningiomi). In altri casi, la cacosmia soggettiva è un sintomo prodromico di alcune forme di epilessia a partenza dalla zona uncinata (crisi uncinate) o può essere di carattere allucinatorio in corso di malattie psichiatriche. In questi casi vengono percepiti odori fetidi, come di uova marce, carne bruciata o zolfo.

Cattivo odore da rinite cronica atrofica

Una delle possibile cause di cattivo odore oggettivo del naso è l’ozena nasale (anche ciamata rinite cronica atrofica), una rinite caratterizzata da una marcata e diffusa atrofia della mucosa nasale, più diffusa tra le donne a partire dalla pubertà. Il disturbo può essere primario o secondario ad altra patologia e si estende a coinvolgere anche le ghiandole, lo scheletro dei turbinati e le terminazioni nervose che si distribuiscono al naso, in alcuni casi arrivando anche in faringe.
Le cavità nasali del paziente con ozena, risultano costantemente infiammate e tendono a divenire ripiene di croste maleodoranti di colore verde scuro o francamente nere. La mucosa nasale presenta importanti alterazioni di tipo atrofico con riassorbimento dell’osso sottostante. Il paziente lamenta spesso sensazione di bruciore al naso e ostruzione nasale. I soggetti affetti da rinite cronica atrofica possono anche presentarsi con cefalea e dolori facciali molto simili a quelli tipici della sinusite cronica. I microrganismi all’interno delle cavità nasali si moltiplicano con estrema facilità e ciò produce un cattivo odore descritto come disgustoso fetore che esce dal naso. Questa caratteristica rende spesso il paziente un emarginato sociale. In alcuni casi il soggetto può avvertire distintamente questo odore disgustoso, mentre nelle fasi più avanzate del disturbo, a seguito della distruzione ed atrofizzazione degli elementi responsabili della percezione degli odori, il paziente può essere del tutto non consapevole di questo (si parla in questo caso di “anosmia misericordiosa”). La diagnosi della rinite atrofica si fonda sull’anamnesi e la visita medica con il riscontro dei classici segni e sintomi e solo in casi eccezionali si esegue una TAC dei seni paranasali.

I migliori prodotti per il benessere del naso e delle prime vie aeree

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, utilissimi per la salute della tua respirazione e possono potenzialmente migliorare gli episodi di cacosmia. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Cattivo odore intimo: cause, cure e rimedi facili

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Plastica Cavitazione Endocrinolog Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Ecografie DermatologiaPsicologia Clinica Acidità pH VaginaOgni donna, come ogni essere vivente , ha un proprio “odore” ed in particolare ha uno specifico odore intimo che viene determinato dal rilascio di sostanze, chiamate feromoni, che servono – fin dall’uomo preistorico – ad attirare il partner per l’accoppiamento. A volte, però, qualcosa nell’organismo non funziona come dovrebbe, e un cattivo odore intimo può esserne sintomo.

Vari fattori possono determinare cattivo odore intimo

La parete vaginale è formata da un rivestimento (epitelio) la cui modificazione e capacità di secernere liquido (fluido vaginale) e di emanare un odore particolare per quella donna, dipende essenzialmente dallo stato ormonale, che rappresenta senz’altro il fattore più importante nel modulare le caratteristiche dell’ambiente vaginale. Questo giustifica le variazioni vaginali in relazione alle fasi del ciclo e soprattutto all’età della donna. Ma non solo: lo stile di vita, ciò che mangiamo e la quantità di liquidi che introduciamo con la dieta, l’igiene personale che adottiamo, gli abiti che indossiamo e lo stress possono influire su quest’organo, e dare origine a sintomi come il cattivo odore intimo. Uno stress psicofisico a cui è sottoposto l’intero organismo potrebbe infatti avere ripercussioni anche sull’ambiente vaginale.

Virus e batteri

Siccome l’ecosistema vaginale in particolare è un ecosistema aperto, è intuibile che possa essere esposto come tale a contaminazioni esterne di virus e batteri provenienti dall’area perineale e dall’ano, che possono anche risalire facilmente l’uretra e giungere in vescica, determinando cistiti ed uretriti persistenti. Un’igiene scorretta può favorire la risalita in vagina di microrganismi patogeni comunemente presenti nell’intestino per esempio, come anche l’impiego eccessivo o troppo frequente di detergenti modifica comunque l’equilibrio vaginale, determinando stati di irritazione, accompagnati spesso a cattivo odore intimo.

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Rapporti sessuali e patologie

Gli stessi rapporti sessuali senza profilattico costituiscono di per sé un elemento perturbante, comportando uno stress meccanico sull’epitelio vaginale da sfregamento e un innalzamento seppur transitorio del pH vaginale, oltre ovviamente alla trasmissione di patogeni veri e propri, qualora il partner fosse affetto da patologie sessualmente trasmissibili, come ad esempio Clamidia, Gonorrea, Herpes, HPV, Sifilide, Pidocchio del pube (piattole), Scabbia, Epatite B ed A, Herpes, HIV, Infezione da Mycoplasma hominis, Tricomoniasi, infezione da ureaplasma, Amebiasi, Criptosporidiosi, Giardiasi, e Shigellosi.
Inoltre varie patologie come il diabete, o malattie che compromettano il sistema immunitario come l’HIV che determina AIDS, sono associate ad una maggior frequenza di infezioni vaginali perché le favoriscono in maniera diretta e/o indiretta. Anche le terapie con antibiotici o cortisonici, specie se protratte, possono favorire l’insorgenza di infezioni vaginali.

Corpi estranei

L’utilizzo di corpi estranei, come la spirale al rame utilizzata a scopo contraccettivo in età fertile o il pessario per il contenimento dei prolassi in età avanzata, sono entrambe condizioni associate ad un maggior rischio di “cattivo odore” e di concomitante presenza di secrezione vaginale spesso maleodorante. Anche in questo caso il disagio è legato alla proliferazione di batteri vaginali che possono essere trattati con terapie locali da eseguire a cicli, per prevenirne le riacutizzazioni.

Gardnerella vaginalis

Le infezioni vaginali che sono più associate a “cattivo odore intimo” sono soprattutto quelle batteriche, in particolare quelle causate dalla Gardnerella vaginalis. La presenza di Gardnerella si associa spesso alla presenza di perdite vaginali maleodoranti o alla percezione di odore di “pesce avariato“, che aumenta in genere dopo i rapporti sessuali o durante le mestruazioni, quando il pH sale per via dello sperma e del sangue. La Gardnerella vaginalis può essere associata all’insorgenza di vaginiti e vaginosi anche gravi che rendono necessario l’intervento del medico. Per trattare la Gardnerella abbiamo a disposizione preparati locali o farmaci da assumere per bocca a seconda della gravità dell’infezione e della sintomatologia riferita dalla donna. Si possono poi usare quotidianamente detergenti mirati ad evitare recidive, come anche l’utilizzo di prodotti locali che aumentino la percentuale di ossigeno in vagina, contrastano la proliferazione eccessiva di questi e di altri batteri.

Quale prodotto usare per prevenire cattivi odori intimi?

Il miglior prodotto per la pulizia dei genitali femminili e la prevenzione di cattivi odori, prurito, smegma femminile ed infiammazioni, selezionato, usato e raccomandato dal nostro Staff di esperti, lo potete trovare qui: http://amzn.to/2C1hhAZ
E’ un detergente a base di estratti naturali di Timo e Salvia, utile in tutte le situazioni in cui è necessario associare all’azione detergente, un’attività antibatterica naturale (utile in caso di ciclo mestruale, post partum, in viaggio, in palestra) inoltre possiede un pH 3,5, perfetto per la pulizia dei genitali femminili.

Una delle cause spesso sottovalutate di cattivi odori intimi è l’accumulo, nell’uomo e nella donna di smegma, a tal proposito leggi: Smegma femminile, vulviti, cattivi odori vaginali e prurito: cura e prevenzione

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Ci sono acqua, aria, vento e vita sulla Luna?

MEDICINA ONLINE STARS MOON ECLIPSE TOTAL ECLISSE TOTALE DI LUNA LUCE STELLA CADENTE LUNA FACCIA VISIBILE LIGHT SIDE MOON APOLLO PIANETA LIGHT SPEED TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTION WALLPAPER NASA IMAGE PICTURE PICSC’è acqua sulla Luna?

Sembrerebbe di si. Alcuni mesi fa un gruppo di ricercatori dell’università delle Hawaii, utilizzando i dati della sonda della Nasa LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) ha identificato aree più luminose e più fredde di altre in prossimità del polo sud della Luna, che probabilmente indicano la presenza di ghiaccio molto vicino alla superficie. I risultati sono stati inclusi in uno studio pubblicato su Icarus (sommario, in inglese).

C’è aria sulla Luna?

La Luna non possiede quella che si può definire un’atmosfera nel senso “terrestre” del termine: si può solo parlare di un velo estremamente tenue, tanto che può essere quasi assimilato al vuoto, con una massa totale di meno di 10 tonnellate. Tra gli elementi dell’atmosfera lunare ci sono: sodio, potassio, elio-4, argon-40, radon-222 e polonio-210. La presenza di vapore acqueo è stata rilevata dalla sonda indiana Chandrayaan-1 a varie latitudini, con un massimo a ~60–70 gradi; si ritiene che possa essere generato dalla sublimazione del ghiaccio d’acqua della regolite.

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C’è vento sulla Luna?

Le caratteristiche fin qui elencate indicano che la tenue atmosfera lunare non permette la normale respirazione umana, tuttavia lievi spostamenti di gas, assimilabili ad una sorta di lieve “vento”, sono effettivamente possibili, anche se non nel senso “terrestre” del termine.

C’è vita sulla Luna?

Allo stato attuale non lo sappiamo con certezza, la domanda “c’è vita sulla Luna” rimane ancora senza una risposta precisa.

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C’è vento su Marte? C’è aria su Marte? Differenza atmosfera di Terra e Marte

MEDICINA ONLINE SOPRAVVISSUTO The Martian 2015 science fiction film directed by Ridley Scott Andy Weir's Matt Damon REVIEW RECENSIONE MOVIE CINEMA TRAMA FANTASCIENZA MARTE PIANETA SISTEM

Immagine tratta dal film “Sopravvissuto – The Martian” del 2015

Su Marte c’è una atmosfera e soffiano i venti esattamente come sulla nostra Terra, con la differenza che mentre l’atmosfera terrestre è costituita da una miscela di gas, l’aria, che sono respirabili e permettono la vita degli esseri viventi terrestri, l’atmosfera marziana è invece incompatibile con la nostra sopravvivenza, essendo costituita da:

  • anidride carbonica: 95,2%,
  • azoto: 2,7%,
  • argon: 1,6%,
  • ossigeno: 0,13%,
  • monossido di carbonio: 0,07%,
  • acqua: 0,03%,
  • neon: 0,00025%,
  • kripton: 0,00003%,
  • xenon: 0,000008%,
  • ozono: 0,000003%.

L’atmosfera terrestre ha invece la seguente costituzione:

  • azoto: 78%,
  • ossigeno: 20,9%,
  • argon: 0,934%,
  • anidride carbonica: 0,04%,
  • neon: 0,0018% ,
  • elio: 0,000524%,
  • metano: 0,00016%,
  • kripton: 0,000114%,
  • idrogeno: 0,00005%,
  • xeno: 0,0000087%,
  • vapore acqueo dallo 0% al 6%,
  • ozono: 0,000004% .

Sono anche presenti, in tracce, ossidi di azoto (NO, NO2; N2O), monossido di carbonio (CO), ammoniaca (NH3), biossido di zolfo (SO2) e solfuro di idrogeno (H2S).

Nuvole e vento su marte

E’ una atmosfera che un essere umano non potrebbe respirare, inoltre è estremamente secca poiché contiene solo un millesimo dell’acqua presente nell’atmosfera terrestre, anche se ciò non impedisce al pianeta rosso di avere delle nubi nell’alta atmosfera o vicino le cime dei grandi vulcani e dei fenomeni ventosi simili a quelli terrestri. La velocità del vento di Marte è generalmente molto bassa, solo di alcuni metri al secondo, tuttavia a volte raggiunge la velocità di 50 m/s, sufficiente a sollevare enormi nubi di polvere dalla superficie, tanto da oscurare l’intero pianeta per alcuni mesi.

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Una atmosfera perduta

Le numerose sonde spaziali inviate sul suolo marziano, hanno rivelato che in passato un’atmosfera molto più densa potrebbe aver permesso all’acqua di scorrere sul pianeta e, forse, anche una qualche forma di vita. Alcune caratteristiche fisiche simili a grandi battigie, gole, alvei e isole, indicano che con ogni probabilità tempo fa grandi fiumi scorrevano sulla superficie del pianeta, anche se ciò è difficile da provare con certezza. Il vento e le radiazioni solari sono probabilmente stati i primi responsabili della costante diminuzione dell’atmosfera marziana, come confermato dai i dati raccolti dalla missione Maven (Mars Atmosphere and Volatile Evolution Mission) della NASA. Il pianeta rosso, che avrebbe potuto ospitare la vita miliardi di anni fa, è oggi un mondo desertico e freddo a causa del Sole. «Grazie alle nostre misurazioni è stato possibile verificare che circa il 65% dell’argon presente nell’atmosfera marziana è stato ormai perso nello spazio», dice Bruce Jakosky, principal investigator di Maven.

C’è vita su Marte?

Inutile girarci attorno: allo stato attuale non lo sappiamo con certezza. Resta infatti irrisolta la domanda più importante di chiunque si interessi al pianeta rosso: “C’è vita su Marte?” E se non c’è ora… c’è mai stata? Andando oltre fantomatiche prove di piramidi, volti o lucertole ritrovate sul suolo marziano, la domanda rimane ancora senza una risposta precisa.

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Cibi ed alimenti che aumentano il calore del corpo e ti riscaldano

MEDICINA ONLINE Lenticchie proprietà benefici varietà calorie valori nutrizionali legumi fibre verdura lenticchie rosse bianche grigie nere gialle marroni colore ricette dieta fibra fibre cucina dimagrire stipsi feci gasAvete sempre freddo? L’ultimo week end vi ha costretto a tirare fuori tutte le sciarpe di lana che avevate rinchiuso mesi fa negli armadi? Sappiate che il freddo si combatte non solo con giacche e termosifoni: potete sconfiggerlo anche a tavola (entro certi limiti!). Legumi, carne, frutta e verdure di stagione, come spinaci, zucchine e broccoli, aiutano l’organismo ad alzare la temperatura. Questi cibi, grazie al loro apporto calorico, danno una marcia in più al metabolismo, che riesce a produrre più energia e più calore.

Leggi anche: Perché ho sempre le mani ed i piedi freddi? Cosa fare e cosa NON fare per scaldarli

No a diete eccessive e all’alcol

Per prima cosa bisogna fare attenzione alle diete troppo severe con pochissime calorie e pochi grassi: tali diete esagerate, fatte in periodi freddi, rallentano la capacità di regolare la temperatura corporea, ed anche per questo tendo a sconsigliarle ai miei pazienti. Attenzione anche all’alcol che, dopo una iniziale vasodilatazione che determina una sensazione di calore, lascia spazio ad una vasocostrizione che ti farà sentire parecchio freddo! Quindi NO a diete troppo ipocaloriche e troppi ipolipidiche e NO ad alcolici e superalcolici.

Leggi anche: Naso chiuso (congestione nasale): cause, rimedi naturali e farmaci

Il termometro del corpo

Ora una breve parentesi scientifica per farvi capire quanto può essere soggettiva la sensazione di freddo. Il “termometro” del corpo è composto dai termorecettori cutanei, microscopici sensori in grado di rilevare il caldo e il freddo: percepiscono le variazioni di calore dell’ambiente e innescano la risposta. Che è affidata a neuroni termosensibili, posti nell’ipotalamo. Lo scopo è mantenere costanti i gradi corporei attraverso un meccanismo di termoregolazione, che disperde calore (se fa caldo) o ne favorisce la produzione (se fa freddo). La pura verità è che si sa ancora ben poco sulla struttura delle terminazioni nervose termorecettive, e ancora meno sulle modalità in cui gli individui percepiscono le sensazioni di caldo e freddo. Restano poco chiari i meccanismi per i quali, a parità di temperatura, alcune persone avvertono una sensazione confortevole e altre hanno freddo. Nelle persone “freddolose” la temperatura percepita dai termorecettori viene interpretata come gelida indipendentemente da un riscontro oggettivo, ossia anche in presenza di temperature abbastanza elevate. Non esistono farmaci o terapie: oltre a curare il regime alimentare, l’unica soluzione rimane coprirsi di più. Anche l’uso di farmaci vasodilatatori non ha giustificazione scientifica e può avere effetti negativi. Ma ora passiamo all’argomento “caldo”: quali cibi ci riscaldano di più?

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I cibi anti-freddo

Veniamo ora al cuore dell’articolo: quali sono i cibi “anti-fredddo” e ci proteggono dai malanni tipici dell’inverno?

LEGUMI
I cibi ricchi di ferro hanno un effetto anti-gelo. Questo minerale contribuisce infatti a creare una sorta di scudo nei confronti del freddo. Del resto, quando il ferro scarseggia e si ha l’anemia sideropenica, uno dei disagi accusati è proprio la scarsa resistenza alle basse temperature. Dove si trova il ferro assimilabile dall’organismo? Nei legumi e negli ortaggi a foglia verde (oltre che nella carne e nel pesce). A tal proposito, potrebbe interessarti questo articolo: Differenza tra verdura, legumi ed ortaggi con esempi

KIWI
Quando il termometro si abbassa, la pelle del viso comincia a tirare, arrossarsi e screpolarsi. Per difenderla, un aiuto arriva dal kiwi. Contiene ben 85 milligrammi di vitamina C ogni cento grammi di frutto (contro i 50 milligrammi di media degli agrumi). La vitamina C è importante per la produzione del collagene, che costituisce la struttura di sostegno dei tessuti connettivi in generale e del derma in particolare.

BROCCOLI
I carotenoidi, precursori della vitamina A, sono raccomandati dal ministero della Salute perché in grado di stimolare le difese immunitarie, più fragili in inverno. Dove si trovano? Oltre che nei broccoli (il cui sapore personalmente non mi fa del tutto impazzire) li possiamo trovare in abbondanza anche in in carote, zucca, patate, pomodori, spinaci, carciofi, barbabietole rosse, cavolfiori, peperoni.

Leggi anche: Cibi che raffreddano il corpo e diminuiscono il caldo

CARNE E UOVA
Consumare proteine sviluppa calore, quindi nel tuo menù dell’inverno non dovrebbe mancare un po’ di carne, ma anche latte, uova, pesce, prosciutto. Ottimi anche i legumi, anche se le proteine che ci forniscono hanno un valore biologico più basso rispetto a quello degli alimenti di origine animali. Attenzione però a non esagerare con le proteine: gli eccessi non sono salutari, perché appesantiscono il lavoro di fegato e reni. Per approfondire, leggi: Valore biologico: significato, alimenti con proteine ad alto e basso valore biologico

FRUTTA E VERDURA
Per tenere alla larga l’influenza e i mali invernali, porta a tavola frutta e verdura di stagione (l’OMS raccomanda 5 porzioni al giorno) di tutti i colori. In questo modo puoi rinforzare il tuo sistema immunitario, grazie alla grande quantità di vitamine e sali minerali che tali alimenti forniscono.

Leggi anche: Perché ci viene la febbre e perché non dobbiamo aver paura di lei

NOCI
Per prevenire il raffreddore, mangia tutto l’anno cibi ricchi di zinco: oltre a noci, carne di manzo, uova (il tuorlo), ostriche, crostacei, cereali, legumi e verdure. E ancora: germe di grano, lievito di birra e lecitina di soia. Per approfondire: Classifica dei cibi con maggior quantità di zinco esistenti

SPREMUTE D’ARANCIA
Per prevenire il raffreddore le spremute d’arancia sono utili. Contengono una discreta quantità di vitamina C, di antocianidine (sostanze che hanno potere protettivo sulle cellule e anche sul sistema immunitario) e di altri antiossidanti. Per approfondire, leggi: Antiossidanti: alimenti ed integratori migliori contro i radicali liberi

YOGURT
Secondo una ricerca dell’Università degli Studi di Milano, pubblicata sul Journal of Clinical Gastroenterology, l’impiego costante di probiotici riduce i casi di infezione e rende le forme influenzali meno aggressive.

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MANDORLE
Il tocoferolo (vitamina E) è raccomandato dal Ministero della Salute nella stagione invernale perché in grado di fare da scudo contro raffreddori e influenze. È contenuto soprattutto in mandorle, nocciole e olio extravergine d’oliva.

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ACQUA, TISANE E TÈ
Pur se senti meno bisogno di bere rispetto ai mesi caldi – quando la maggiore sudorazione ci spinge ad assumere più liquidi – anche d’inverno devi idratarti: non farti mancare acqua, tè, tisane e minestre. Ricorda che anche la frutta è ricca di acqua. Ricorda che ben più della metà del tuo corpo è fatto di acqua: se il tuo organismo è ben idratato, si difende meglio dal freddo e dai malanni invernali. Per approfondire: Fabbisogno idrico giornaliero: quanta acqua bere al giorno?

ALCOL? NO GRAZIE
Come già prima anticipato, attenzione agli effetti degli alcolici: dopo una iniziale vasodilatazione, con sensazione di calore, possono lasciare spazio a una vasocostrizione con sensazione di freddo. Se hai problemi con l’alcol, forse potrebbe interessarti questo articolo: Dipendenza da alcol: come fare per smettere di bere alcolici e superalcolici

NON ESAGERARE COI DOLCI
Una cosa che mi è spesso successa è di trovarmi nello studio di fronte alla solita signora convinta che poteva combattere il freddo mangiando più dolci: “I dolci sono pieni di calorie che fanno aumentare il calore del corpo“. Ecco, mi spiace ma non è esattamente così che funziona! Fermo restante che – come prima affermato – una dieta fortemente ipocalorica ed ipolipidica è controindicata per difendersi dal gelo, mangiare una torta intera non può però aiutarti a sentire meno il freddo: gli zuccheri hanno anzi un basso potere termogenico e i grassi l’hanno ancora più basso. Ricordate che sono le proteine ad aver il più alto valore di  ”Termogenesi Indotta dalla Dieta”. Insomma, i dolci fanno aumentare le calorie ma non il calore!

I migliori prodotti per il benessere in caso di febbre, influenza e raffreddore

Visto che siamo in quel periodo dell’anno in cui siamo maggiormente a rischio di febbre, influenza, tosse e raffreddore, vi presento ora una lista di prodotti utilissimi per contrastare questi malanni stagionali::

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Scoliosi lieve e grave in adulti e bambini: cure e rimedi

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Cause di scoliosi

Si stima che, approssimativamente, il 65% dei casi di scoliosi sia idiopatica, circa il 15% siano congenite e circa il 10% siano secondarie a una patologia neuromuscolare (dopo poliomielite, distrofie muscolari, ecc.).

Scoliosi idiopatica

La scoliosi idiopatica è una condizione che perdura per l’intera vita, ma non influenza negativamente la speranza di vita degli individui affetti. Attualmente la scoliosi idiopatica dell’adolescente è generalmente considerata come originata da cause multifattoriali, anche se si ritiene che vi giochino un ruolo fattori genetici. Varie cause sono state implicate, nessuna delle quali ha raccolto il consenso degli scienziati quale causa della scoliosi, sebbene sia ampiamente accettato il ruolo di fattori genetici nello sviluppo di questa condizione. In uno studio, ad esempio, il gene CHD7 è stato associato a una forma idiopatica di scoliosi. In uno studio del 2006, tre polimorfismi di microsatelliti del gene MATN1 (responsabile della codifica della proteina Matrilin 1, cartilage matrix protein) costituiti, rispettivamente, da 103, 101, e 99 coppie di basi, sono stati messi in relazione alla scoliosi idiopatica.

Scoliosi congenite e secondarie

Forme congenite della scoliosi possono essere fatte risalire a malformazioni della spina tra la terza e la sesta settimana in utero. È il risultato sia di una incompleta formazione, sia di una mancanza di segmentazione, sia di una combinazione di entrambi. Scoliosi secondarie a patologie neuromuscolari possono svilupparsi durante l’adolescenza, come nel caso della sindrome del midollo spinale legato .

Segni e sintomi

Il segno principale della scoliosi è la classica alterazione della naturale curvatura della colonna vertebrale. Alcuni gravi casi di scoliosi possono portare a vari segni e sintomi come una diminuzione della capacità polmonare, a pressioni patologiche sul cuore ed alterazione in alcuni movimenti.

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Condizioni associate

La scoliosi è talvolta associata ad altre condizioni, come la Sindrome di Ehlers-Danlos, sindrome di Charcot-Marie-Tooth, sindrome di Prader-Willi, osteogenesi imperfetta, cifosi, paralisi cerebrale infantile, atrofia muscolare spinale, distrofia muscolare, disautonomia familiare, sindrome di CHARGE, atassia di Friedreich, sindrome dell’X fragile, sindrome di Proteo, spina bifida, sindrome di Marfan, neurofibromatosi, connettivite indifferenziata, ernia diaframmatica congenita, disturbi dell’asse craniospinale (ad esempio, la siringomielia, sindrome da prolasso valvolare mitralico, malformazione di Arnold-Chiari), e sindrome di banda amniotica.

Diagnosi di scoliosi

I pazienti che presentano scoliosi vengono inizialmente esaminati per determinare se la deformità è una causa sottostante. Durante l’esame, al paziente viene chiesto di mettersi a petto nudo e di piegarsi in avanti. Questo è noto come test Adams con il piegamento in avanti e viene spesso effettuato sugli studenti. Se si nota un rilievo, si ha la possibilità che sia presente una scoliosi e quindi il paziente viene inviato a compiere un esame radiologico per confermare la diagnosi. Viene, in seguito, valutata la capacità di deambulazione del paziente e si controlla la presenza di altre anomalie (ad esempio, spina bifida, nevi pelosi, lipomi o emangioma). Viene eseguito, inoltre, un approfondito esame neurologico. Quando si sospetta scoliosi, vengono effettuate delle radiografie, in carico, complete della colonna, sia in antero-posteriore che in laterale. I raggi X sono solitamente utilizzati per valutare le curve di scoliosi, la cifosi e la lordosi, in quanto questi ultimi possono essere presenti frequentemente nei soggetti con scoliosi. La radiografia, su tutta la lunghezza della colonna vertebrale in piedi, è il metodo standard per la valutazione della gravità e della progressione della scoliosi, e permette, inoltre, di valutare se è congenita o idiopatica. Nei soggetti in crescita, si possono eseguire una serie di radiografie in intervalli che vanno dai tre ai 12 mesi, per seguire la progressione della curva, e in alcuni casi, si può completare l’indagine con una risonanza magnetica per valutare il midollo spinale.

Angolo di Cobb

Il metodo standard per valutare quantitativamente la curvatura è la misura dell’angolo di Cobb. Questo è l’angolo tra due linee, perpendicolari alla faccia superiore dell’ultima vertebra coinvolta superiormente e alla faccia inferiore dell’ultima vertebra coinvolta inferiormente. Per i pazienti con due curve, gli angoli di Cobb sono calcolati per entrambe le curve.

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I progressi del trattamento della scoliosi in una giovane paziente

Trattamento

La ricerca scientifica ha dimostrato che in una malattia muscolo-scheletrica come la scoliosi tutti i trattamenti (dai corsetti alla chirurgia) causano una disabilità psicologica, fisica e funzionale (transitoria nel caso del corsetto e permanente nel caso della chirurgia). Un buon approccio conservativo basato sull’uso di esercizi specifici cerca quindi di compensare o, se possibile, prevenire un simile danno secondario e mira a prevenire la progressione della scoliosi e il conseguente uso del corsetto. Come diceva Sibilla “le scoliosi andrebbero trattate un gradino per volta, ma il problema è cominciare con il gradino giusto”. In questa ipotetica scala, se il disallineamento della colonna è molto lieve, l’inizio del trattamento può prevedere la sola osservazione, oppure, in casi che necessitano un trattamento correttivo, la scelta degli esercizi, che, se non sufficienti, verranno affiancati all’uso del corsetto (di diversa tipologia e con diverso dosaggio, a seconda della gravità della situazione), con l’obiettivo finale di evitare l’intervento chirurgico. Fra i più conosciuti metodi di trattamento con esercizi ce ne sono alcuni che sono rimasti immutati (Mézières, Sohier, Klapp o Dobomed) ed altri (Schroth, RPG, SEAS) che sono cambiati nel tempo sulla spinta delle nuove proposte degli autori che propongono l’approccio.

Corsetti e busti

Quando, nelle forme un po’ più gravi, verrà applicato al paziente il corsetto o il busto in gesso, un esercizio al fine di mobilizzare la curva, sarà lo sgusciamento, e possibili esercizi isotonici e isometrici, da svolgere durante tutta la giornata. Importante è l’incremento della capacità respiratoria, con esercizi di ginnastica, al fine di rieducare la respirazione del paziente nell’apparecchio gessato. Se il corsetto o il busto in gesso sono adatti al problema della persona ci sarà miglioramento oppure la situazione rimarrà statica, invece se non sono adatti al problema potrebbe verificarsi un peggioramento e anche una rotazione. I corsetti si classificano in inamovibili e amovibili. Tra i corsetti inamovibili, troviamo il Risser e il modello E.D.F. Tra i corsetti amovibili più utilizzati, troviamo il corsetto Sforzesco, il corsetto Milwaukee, il corsetto Boston, il corsetto Lapadula, il Lionese, il Riviera e lo Cheneau.

Trattamento chirurgico

Da alcuni la chirurgia viene indicata nei casi in cui gli altri rimedi non abbiano portato a miglioramenti e soltanto quando la curva scoliotica raggiunga i 45-50°. Ad alcuni adolescenti viene proposto l’intervento dopo aver indossato corsetti in gesso ed in plastica per più di sei anni.

L’intervento viene effettuato prima dei diciotto anni d’età e consiste in un innesto nella zona bersaglio di tessuto osseo, autoplastico endogeno o esogeno (banca dell’osso), per correggere il tratto anormale e portare alla maturazione della artrodesi. Se l’intervento viene effettuato prima dei diciotto anni d’età significa che il consenso viene dato dai genitori e non dal soggetto interessato che raggiunta l’età adulta potrebbe rammaricarsi dell’evento. Dopo l’intervento si può ottenere un incremento notevole della statura, più il soggetto è alto più consistente sarà l’aumento, post-operatorio, di cm dovuto al recupero della deviazione della colonna vertebrale. Il dolore post-operatorio è elevato ma parzialmente controllabile.

Esiste un trattamento neurochirurgico eziologico, la Sezione del Filum terminale, che elimina la causa e arresta o riduce l’evoluzione ulteriore della curvatura scoliotica. Tutto ciò è indicato nei casi di scoliosi idiopatica in cui si conferma, con un esame completo di Risonanza Magnetica della colonna, che la patologia è dovuta alla forza di trazione anomala provocata dal legamento del Filum terminale, quando questo è eccessivamente teso (nella maggior parte dei casi per motivi congeniti). Il trattamento di Sezione del Filum terminale nella Scoliosi Idiopatica si applica anche qualora non associata a Sindrome d’Arnold Chiari I e/o Siringomielia: arresta l’avanzare della scoliosi quando ancora non vi influisce anche la forza di gravità (sotto i 40-50 gradi di curvatura), e previene alcuni rischi e complicazioni della fissazione vertebrale quando la scoliosi è già superiore a 50 gradi ed è necessario stabilizzare la colonna successivamente.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Differenza tra sindrome coronarica acuta ed infarto

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L’infarto è un danno permanente a un tessuto causato da un’ischemia prolungata, cioè dalla diminuzione – parziale o totale – dell’apporto di sangue ad una regione di un organo o a un tessuto causata da un problema cardio-circolatorio di varia natura, ad esempio una stenosi (restringimento) di un vaso o la sua occlusione, determinata da un elemento ostruttivo come può essere un embolo. Pur esistendo vari tipi di infarto, quello più comune è l’infarto a carico del miocardio, provocato dall’occlusione di un’arteria coronaria e dalla conseguente ipossia che colpisce la regione irrorata dal vaso ostruito e conseguenze necrosi (morte) del tessuto miocardico che, essendo così importante per assicurare la sopravvivenza, può portare al decesso del soggetto anche in tempi brevi, a meno che non venga presto ristabilito il corretto flusso coronarico. L’infarto del miocardio può manifestarsi in maniera silente, senza quindi causare particolari sintomi macroscopici, oppure in maniera estremamente devastante in tempi brevissimi, causando sintomi intensi e dolorosi. L’insieme di tutti questi sintomi sono descritti dalla sindrome coronarica acuta.

Sindrome coronarica acuta

La sindrome coronarica acuta o SCA (in inglese Acute Coronary Syndrome o ACS, è una definizione che riunisce i diversi segni e sintomi clinici caratteristici della cardiopatia ischemica determinata da interruzione parziale o totale del flusso di sangue coronarico. Il sintomo principale che unisce tale manifestazioni è la “precordialgia” cioè il dolore precordiale (sito a sterno e zone limitofre), presente nella quasi totalità delle persone che si recano nei Pronto Soccorso nel sospetto di una patologia cardiovascolare. Tale sintomo è spesso irradiato al braccio sinistro, alla mandibola ed associato a sintomi neurovegetativi quali malessere generale, ansia, nausea, vomito e svenimento.

La causa principale del manifestarsi dei sintomi descritti dalla SCA è l’interruzione totale o parziale del flusso ematico a livello delle coronarie, quasi sempre da ostruzione acuta (da embolo ad esempio) che porta ad angina pectoris o ad infarto del miocardio. La sindrome coronarica acuta comporta tre principali quadri clinici:

  • Infarto miocardico acuto, con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI = ST elevation myocardial infarction), una volta definito infarto subepicardico.
  • Infarto miocardico acuto con aumento delle troponine I e T, ma senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI = Non-ST elevation myocardial infarction), una volta definito infarto subendocardico.
  • Angina pectoris senza aumento delle troponine I e T o Angina instabile.

Tutte queste condizioni sono determinate e favorite, sia direttamente che indirettamente, da vari fattori di rischio, come: ipertensione arteriosa, diabete mellito, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, fumo di sigaretta, sovrappeso, obesità, stress, sesso maschile, uso di droghe ed età avanzata.

Differenza tra sindrome coronarica acuta ed infarto

Da quanto detto dovrebbe essere chiara la differenza tra infarto del miocardio e sindrome coronarica acuta: l’infarto, in quanto caratterizzato da interruzione del flusso ematico coronarico, si manifesta con un insieme di sintomi che nel complesso prendono il nome di sindrome coronarica acuta. Ricordiamo al lettore che il termine “sindrome” indica proprio un insieme di sintomi e segni clinici che costituiscono le manifestazioni cliniche di una o più malattie, indipendentemente dall’eziologia (cioè la causa) che le contraddistingue. Un infarto, a prescindere dalla causa che l’ha determinato, porta alla sintomatologia descritta dalla sindrome coronarica acuta.

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Cattivo odore ascelle: cause, ormoni, bicarbonato e altri rimedi

MEDICINA ONLINE DEODORANTE SUDORE ASCELLA PUZZA CATTIVO ODORE IGIENE PULIZIA SAPONE DETERGENTE DONNA DOCCIA GHIANDOLE SUDORIPARE PELLE ACIDA GRASSA PELI DEPILARE ASCELLE.jpgTutti noi emettiamo sudore e tutti noi alla fine di una giornata di lavoro intensa, torniamo a casa non certo “profumati”, tuttavia per alcune persone l’odore delle ascelle è oggettivamente più sgradevole delle altre: a loro è dedicata questa guida.

Cattivo odore ascellare: quali sono le cause?

Nella maggioranza dei casi un odore sgradevole proveniente dalle ascelle è causato da una produzione eccessiva di sudore da parte delle ghiandole sudoripare localizzate in tutto il corpo ed anche a livello ascellare. La differenza con le altre parti del corpo è che mentre generalmente il sudore riesce a disperdersi facilmente nell’ambiente, invece sulle ascelle tende a ristagnare, ponendo le basi per creare un ambiente favorevole alla proliferazione di alcuni batteri che popolano abitualmente la superficie cutanea, ma che col sudore aumentano il loro numero e le loro attività vitali. Il tipico odore sgradevole dalle ascelle deriva essenzialmente dall’esalazione di ammine ed acidi grassi a corta catena prodotti proprio dai batteri contenuti sulle ascelle, favoriti dal sudore, a partire dalla loro capacità di metabolizzazione di cheratina e lipidi cutanei. Per tale motivo dopo una giornata stressante le nostre ascelle puzzano più del solito: più è lo stress e maggiore e la sudorazione quindi maggiore è la proliferazione batterica. Il cattivo odore della ascelle non è dovuto comunque necessariamente all’accumulo di sudore: può essere favorito da fattori ghiandolari od ormonali individuali, per tale motivo alcune persone tendono ad avere un odore più sgradevole di altre a parità di sudore accumulato.

Cattivo odore alle ascella: come non puzzare?

Esistono molti rimedi per il cattivo odore proveniente dalle ascelle, vediamoli insieme.

Lavate molto bene le ascelle

È più che scontato, anche se a volte può capitare di lavarsi molto bene, ma continuare a sudare e ad avere un cattivo odore. Per questo motivo è indispensabile lavare bene le ascelle con il sapone. Esistono alcuni saponi dall’aroma intenso che, invece di profumare, fanno sudare ancora più velocemente e rendono l’odore poco gradevole. Per questo vi consigliamo di utilizzare un sapone neutro. Per questo motivo è necessario lavare molto bene le ascelle dato che possono rimanere dei residui di deodorante dal giorno prima o di sapone e ciò può provocare la comparsa di funghi o batteri. Potete preparare un rimedio naturale per assicurarvi che dopo esservi lavati le vostre ascelle rimangano pulite e inodori: mescolate aceto con alcol e applicate la miscela con un panno dopo la doccia. Per renderlo più efficace ripetete il trattamento anche la notte.

Cattivo odore alle ascelle: come usare il bicarbonato?

In generale il bicarbonato viene utilizzato per evitare i cattivi odori. Lavate molto bene le ascelle appena sentite il cattivo odore e applicate un po’ di polvere di bicarbonato con dell’ovatta. Non c’è bisogno che lo togliate. Se non vi dà fastidio, potete lasciarlo. Un altro trucco è mescolare un cucchiaio di bicarbonato con il succo di un limone e applicare questa miscela dopo essersi lavati. I suoi effetti nel contrastare il cattivo odore sono molto conosciuti.

Rimedi pratici

Un antitraspirante roll-on per ascelle che penetra nelle ghiandole sudoripare inibendo la loro attività e che ti consigliamo, è questo: https://amzn.to/2KX3cJu

Un bagnoschiuma antibatterico molto efficace per eliminare i cattivi odori, è questo: https://amzn.to/2IdvKR2

L’allume di potassio usato sulla cute bagnata delle ascelle è un ottimo sistema per annullare e prevenire i cattivi odori: https://amzn.to/2jSubJG

Se la sudorazione è particolarmente abbondante, puoi anche utilizzare degli appositi assorbenti ascellari di qualità, come questi che vi consigliamo: https://amzn.to/2IcKBaE

Infuso per controllare la sudorazione

Preparate un infuso con foglie di timo o rosmarino e applicatelo sulle ascelle. Questo aiuta a controllare l’iperidrosi, sudorazione cronica, che interferisce sulle relazioni interpersonali e sulle attività quotidiane.

Leggi anche: Sudore acido e cattivo odore: cause, deodorante e bagnoschiuma

Aloe vera contro il sudore

Anche l’aloe vera controlla la sudorazione eccessiva. Applicate semplicemente un po’ del gel, la notte perché abbia maggiore efficacia. Dovrebbe neutralizzare il cattivo odore. Anche il pomodoro, inoltre, aiuta a ridurre l’eccesso di sudore: applicate un pomodoro frullato sulle ascelle e lasciatelo agire per qualche minuto.

Quali vestiti non indossare per evitare il cattivo odore ascellare

Esistono alcuni tessuti o colori che possono far sì che si sudi o che si produca cattivo odore. Ad esempio, se soffrite già di cattivo odore evitate di usare vestiti molto attillati perché impediscono alla pelle di respirare in modo adeguato, evitate i capi sintetici e preferite quelli prodotti con tessuti naturali. Anche i colori, inoltre, giocano un ruolo importante perché ad esempio il nero, malgrado snellisca, può far sudare più del normale, anche perché – a parità di vestito – il colore nero tende a trattenere molto di più il calore favorendo la sudorazione.

Lava bene i vestiti

Se i vostri vestiti sono impregnati di sudore, dovrete lavarli a fondo per evitare che puzzino di sudore quando li indosserete nuovamente.

Mangiate bene

Sebbene di solito non venga presa molto in considerazione, anche l’alimentazione ha a che fare con il cattivo odore delle ascelle. Ad esempio, se mangiate molto spesso o in quantità eccessive cipolla, aglio, caffè e bevande alcoliche l’odore del sudore risulterà molto più pungente, mentre se gli alimenti che più consumate sono frutta e verdura, il cattivo odore diminuirà. Lo stesso vale per le sigarette poiché distruggono la pelle e stimolano l’organismo a produrre cattivi odori.

Depilatevi le ascelle

Un’ascella con molti peli può anche essere la causa del cattivo odore perché i peli tendono a far ristagnare il sudore ed a formare l’ambiente adatto per i microrganismi. Meglio quindi depilarsi le ascelle o – se siete uomini – almeno accorciare un po’ i peli.

Usate un anti-traspirante invece di un deodorante

È dimostrato che i deodoranti tendono a coprire l’odore della pelle e non combattono realmente la sudorazione eccessiva a monte, quindi possono essere efficaci in caso di sudorazione normale o inefficaci se la sudorazione è elevata. Al contrario gli anti-traspiranti tengono sotto controllo l’eccesso di sudore ed il cattivo odore. Se un normale deodorante con voi non funziona, provate con un anti-traspirante.

I migliori prodotti per l’igiene delle ascelle e per eliminare il cattivo odore

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere delle tue ascelle, in grado di migliorare la loro igiene orale e combattere i cattivi odori. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato, testato ripetutamente ed usato dal nostro Staff di esperti:

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