Fluoxetina (Fluoxeren): meccanismo d’azione del farmaco

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROFluoxetina cloridrato – comunemente fluoxetina – è un principio attivo appartenente alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina usato, al pari degli altri SSRI, per il trattamento di disturbi psichiatrici come depressione maggiore, disturbi d’ansia (attacchi di panico, ansia generalizzata, disturbi ossessivi-compulsivi) e bulimia; può però essere utilizzato offlabel anche per altre patologie come il disturbo disforico premestruale, ed eiaculazione precoce solo per citarne alcune.

Meccanismo d’azione

La fluoxetina è in grado di legare e bloccare l’attività del trasportatore della serotonina, senza evidenziare, a dosi terapeutiche, affinità significative per quelli della noradrenalina e della dopamina. Ciò porta ad un incremento delle concentrazioni di serotonina nel vallo sinaptico. Fluoxetina, ad alte dosi (60-80 mg) mostra una non trascurabile affinità per il recettore della serotonina 5HT2C, ciò potrebbe contribuire a rafforzarne gli effetti terapeutici.

La fluoxetina (e il suo metabolita nor-fluoxetina) si sono inoltre dimostrati in grado di aumentare le concentrazioni cerebrali di Allopregnenolone, un potente agonista dei recettori GABA-A (noti per mediare effetti ansiolitici). Entrambi si sono poi mostrati in grado di agire, alla stessa maniera, su questo stesso recettore; ciò potrebbe mediare parte degli effetti teraputici della fluoxetina.

Inoltre la Fluoxetina agisce come agonista del recettore σ1 con una potenza maggiore di quella del citalopram ma inferiore a quella della Fluvoxamina. Tuttavia la rilevanza clinica di questa proprietà non è chiara.

Fluoxetina agisce poi da bloccante del canale anoctamina 1, un canale del cloro attivato dal calcio. Altri canali ionici, come il recettore nicotnico per l’acetilcolina e il recettore della serotonina 5HT3 sono inibiti a concentrazioni terapeutiche dalla fluoxetina.

Fluoxetina inibisce inoltre la sfiengomielinasi acida, un regolatore chiave della concentrazione di cerammidi.

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Differenza tra insufficienza cardiaca e scompenso

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Estetico Medicina Estetica Roma RICONOSCERE INFARTO DEL MIOCARDIO Vita Cuore HD Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo DermatologiaL’ insufficienza cardiaca è una sindrome caratterizzata dall’incapacità del cuore di fornire il sangue in quantità adeguata rispetto all’effettiva richiesta dell’organismo o la capacità di soddisfare tale richiesta solamente a pressioni di riempimento ventricolari superiori alla norma. Tipicamente nell’insufficienza cardiaca si verifica una ridotta contrattilità del miocardio misurata come frazione di eiezione. Ciò può portare un uno stato patologico chiamato scompenso cardiaco acuto, cioè la manifestazione clinica dell’insufficiente lavoro cardiaco.

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Insufficienza cardiaca compensata
Non necessariamente una insufficienza cardiaca determina uno scompenso cardiaco acuto. Poniamo ad esempio il caso di una stenosi della valvola aortica che ha, come risultato, un maggior lavoro del cuore per riuscire a spingere il sangue nel corpo con livelli pressori adeguati. A causa di questo surplus di lavoro, il cuore cronicamente va incontro ad ipertrofia concentrica per mantenere una adeguata gittata (Legge di Laplace). Finchè ci riesce la situazione è “compensata”, per quanto sia la portata ridotta e fissa. Quindi l’insufficienza c’è ma è compensata.

Insufficienza cardiaca scompensata
Progressivamente (anche dopo anni) l’ostio della valvola aortica ridurrà ulteriormente le sue dimensioni, in alcuni casi passando allo scompenso vero e proprio: il volume residuo nel ventricolo aumenta, non riuscendo al cuore in sistole di emettere un adeguato volume sistolico. Questo porterà ad una dilatazione delle pareti e allungandosi le fibre la tensione esercitata per “spremere” sangue non sarà più sufficiente (Legge di Starling).
Questo comporterà un aumento della pressione telediastolica sinistra e quindi – andando a ritroso nel circolo – ipertensione venosa polmonare passiva. Nei polmoni avremo edema interstiziale e quindi dispnea da sforzo, aumento di postcarico sul cuore destro con edemi declivi e turgore giugulare. A livello renale avremo oliguria per ridotta pressione nelle arteriole essendo la gittata cardiaca ridotta ecc.. Tutto questo è ciò che clinicamente notiamo e che chiamiamo scompenso cardiaco.

Per cui insufficienza cardiaca e scompenso, pur usati come sinonimi nell’uso comune, non lo sono necessariamente perché l’insufficienza cardiaca può avere una fase piuttosto lunga di compenso, una fase in cui il paziente sta bene, piuttosto che determinare immediatamente scompenso cardiaco.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Test per la diagnosi di schizofrenia

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Test per la diagnosi di schizofrenia

Spesso si ritiene che possano essere configurati degli specifici test per la schizofrenia. In realtà, da questo punto di vista, bisogna fare una certa attenzione, perché la diagnosi della schizofrenia è molto complessa e non può essere affidata al fai da te. Online possono trovarsi dei quiz, che danno delle indicazioni molto spesso non attendibili. Un vero test psicologico deve obbedire a dei criteri ben precisi, come la standardizzazione, la validità del contenuto, l’efficacia rispetto ad un criterio esterno e la validità del costrutto. Solo in questo modo può essere considerato attendibile. Comunque, in senso generale, il disagio schizofrenico può essere riconosciuto solo ed esclusivamente da personale sanitario esperto, attraverso un’attenta e generale considerazione dell’anamnesi e del quadro sintomatologico del paziente.

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I 10 motivi per cui è stressante avere il pene, che le donne non possono capire

MEDICINA ONLINE PENE TESTICOLO ASIMMETRICO PENIS SCROTO DAVID MICHELANGELO FIRENZE ASIMMETRIA VENA VARICOCELEOgni volta che una donna ha il ciclo, oppure è costretta a fare l’equilibrista per fare pipì in un bagno pubblico senza sedersi, pensa che avere il pene renderebbe tutto più facile.

In realtà, anche se ci sono indubbi vantaggi come quello di fare pipì in piedi, essere maschi ha anche degli aspetti negativi da non sottovalutare.

Il giornalista di Cosmopolitan Frank Kobola ne ha elencati dieci, vediamo quali sono.

I 10 svantaggi di avere il pene

  1. Una delle esperienze più dolorose, è chiudersi la punta nella cerniera del pantalone dopo aver fatto pipì. C’è chi finisce al pronto soccorso!
  2. Anche sedersi sui testicoli fa parecchio male. Non accade con molta frequenza per fortuna, ma accade ed è doloroso.
  3. In generale, è stressante doversi costantemente preoccupare dei propri testicoli. Quando un uomo viene colpito nelle parti basse, sente un dolore fortissimo e una nausea profonda che si irradia dall’interno. Certo, partorire è più doloroso, ma è possibile prepararsi con l’epidurale, mentre nulla può preparare un uomo ad un calcio sui testicoli.
  4. Quando fa caldo, avere il pene è insopportabile: i testicoli diventano sudaticci e appiccicosi, sotto il perineo (lo spazio tra l’ano e i testicoli) si forma una pozza di sudore!
  5. Un’altra esperienza dolorosa e pericolosa è la torsione testicolare, davvero tremenda!
  6. Gestire un’erezione è tra le cosa più complicate per un uomo, soprattutto in costume o quando si indossa la tuta. Qualsiasi cosa potrebbe scatenarla, anche in momenti sconvenienti e imbarazzanti.
  7. Nelli Stati Uniti, dove l’acqua del water raggiunge quasi il bordo, è raccapricciante sedersi e toccarla con la punta del pene e i testicoli.
  8. Gli uomini odiano fare pipì dopo il sesso, sia per il fastidioso pizzicore dello sperma secco, sia perché il getto non finisce mai dove dovrebbe, ovvero nella tazza.
  9. Le donne possono avere più orgasmi uno dopo l’altro, l’uomo ha il cosiddetto“periodo refrattario”, il pene deve riposarsi!
  10. La depilazione intima non è mai piacevole, men che meno quando bisogna rasare sopra e attorno ai testicoli.

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Trattamento del diabete mellito: esercizio fisico e follow up

MEDICINA ONLINE DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA OBESITA GRASSO DIETA DIMAGRIRE PANCIAIl diabete mellito abbreviato DM è una forma di diabete ovvero un gruppo di disturbi metabolici accomunati dal fatto di presentare una persistente instabilità del livello glicemico del sangue, passando da condizioni di iperglicemia, più frequente, a condizioni di ipoglicemia.

Trattamento

Le linee guida per attuare una razionale terapia in caso di DM non complicato prevedono l’adozione da parte del paziente di uno stile di vita (dieta ed esercizio fisico) adeguato e funzionale al trattamento farmacologico impostato. Senza voler prescindere dall’importanza di una dieta con apporto limitato di zuccheri semplici, studi recenti individuano come una precoce terapia insulinica possa scongiurare una progressione del diabete di tipo 2 in una percentuale maggiore che non gli ipoglicemizzanti orali. Molti studi hanno evidenziato l’importanza del cambiamento dello stile di vita nelle persone affette da diabete mellito, inoltre sembra che l’allattamento al seno riduca la possibilità di sviluppare il diabete da adulti. Un regime dietetico in cui i rapporti tra carboidrati, proteine, acidi grassi saturi e insaturi siano ben controllati è fondamentale affinché la terapia farmacologica riesca a controllare efficacemente la glicemia.

  1. Contrariamente a quanto avveniva in passato, non si prescrivono più regimi nutrizionali ipoglucidici, ma si ritiene che l’apporto di carboidrati debba costituire il 50-55% del totale giornaliero di calorie, l’apporto di grassi circa il 30% (cercando di ridurre i grassi saturi a meno del 10%) e l’apporto proteico intorno al 10-20% (non più di 0,8-1 gr/kg/die).
  2. L’alcool va assunto in quantità modesta se il paziente è ben compensato; è assolutamente sconsigliato nei pazienti in sovrappeso, con livelli di glicemia non ottimali nonostante la terapia, nei pazienti con ipertrigliceridemia.
  3. Ultimamente si è dimostrato che le fibre, in quantità di 20-30 gr/die, sono utilissime nel controllo glicemico, dei trigliceridi, del peso corporeo attraverso un aumento del senso di sazietà. Un diabetico deve quindi incrementare l’assunzione di frutta, verdura e cereali(soprattutto integrali).

Anche alcuni composti di derivazione naturale, spesso derivati da piante officinali, hanno mostrato in degli studi di esercitare un effetto positivo nel controllo della glicemia, specie se concomitante ad altre sindromi metaboliche, ma per ora per nessuno di essi si sono raggiunte sufficienti evidenze da essere raccomandati nelle linee guida ufficiale per il trattamento della patologia. Tra questi vi sono l’inositolo, gli estratti di Jiaogulan, il sulforafano, la lagerstroemia speciosa.

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Esercizio fisico

Il diabetes prevention program, (DPP, letteralmente il programma di prevenzione del diabete) ha dimostrato che un modesto esercizio fisico giova soprattutto alla forma DM2 nella maggioranza dei casi indicando come un esercizio fisico della durata di 30 minuti circa per 5 giorni alla settimana possano produrre effetti positivi, sia a livello di prevenzione che per quanto riguarda il ritardarsi dei possibili effetti. A meno che non sia controindicato per la coesistenza di altre patologie, l’esercizio riduce l’intolleranza al glucosio (migliorando la sensibilità all’insulina) e diminuisce i fattori di rischio cardiovascolari. La diminuzione del peso conseguente all’esercizio svolto è un altro incentivo visto che la riduzione del peso corporeo è un intervento basilare nella terapia del diabete di Tipo 2. L’effetto positivo lo si riscontra in entrambi i sessi e a qualunque età. Contrariamente a quanto si può pensare capita che durante lo sforzo fisico la glicemia aumenti. Ciò che accade è che durante l’attività ormoni come l’adrenalina e il glucagone vengono prodotti causando perciò un aumento della glicemia. Prima e/o dopo l’attività sportiva potrebbe essere opportuno diminuire l’insulina in quanto lo sforzo fisico aiuta la funzione dell’insulina, si calcola infatti che sotto sforzo l’azione dell’insulina sia potenziata del 20/30%. Basandosi sulle indicazioni del proprio medico curante ed eventualmente sui riscontri glicemici è quindi necessario apportare i dovuti cambiamenti alla terapia insulinica tenendo conto di tali informazioni.

 

Follow up

Il controllo continuo della terapia è obbligatorio nel DM in quanto il paziente rischia di non rendersi conto dell’eventuale inadeguatezza della terapia o della dieta, essendo il DM patologia che decorre asintomatica per lungo tempo. Classicamente il follow-up lo esegue il paziente stesso attraverso il glucometro: effettuando una serie di dosaggi del proprio livello glicemico durante tutta la giornata (eventualmente anche durante la notte), verifica che i valori siano correttamente mantenuti dalla terapia in atto. A queste si può associare (soprattutto al risveglio mattutino, ma anche nel corso di tutta la giornata) il dosaggio, mediante stick reattivi, di glucosio e corpi chetonici eventualmente contenuti nelle urine. Il paziente deve verificare la correttezza del regime terapeutico adottato e del proprio stile di vita ed il medico ha l’obbligo e il diritto di verificare l’efficacia dei presidi messi in atto; proprio per questo ai controlli quotidiani si associa un controllo periodico di tipo ambulatoristico-strumentale della emoglobina glicata e delle proteine plasmatiche glicate (riunite sotto il termine “fruttosamina”). Questi dosaggi si basano sul legame irreversibile e non enzimatico (glicazione) glucosio-emoglobina e glucosio-proteine plasmatiche che avviene proporzionalmente al livello glicemico. L’emoglobina ha una lunga emivita (circa 120 giorni) e si è visto che la sua glicazione rispecchia l’andamento glicemico delle ultime 6-8 settimane. Per quanto riguarda la fruttosamina, essa riflette l’andamento metabolico degli ultimi 10-15 giorni.

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Clistere: dopo quanto fa effetto?

MEDICINA ONLINE ENTEROCLISMA PERETTA CLISTERE EVACUATIVO PULIZIA COLON MICROCLISMA INTESTINO STIPSI COSTIPAZIONE FECALOMA FECI DURISSIME TAPPO DIGIUNO DEFECAZIONE DIARREA ODORE CIBO TEMPO ESPULSO DIGESTIONE Rectal bulbIl clistere evacuativo (con peretta o con enteroclisma) fa effetto in tempi molto variabili, che dipendono ovviamente dalla variabilità individuale, dalla patologia/condizione del paziente e dalla tipologia di liquido usato. Il clistere può fare effetto dopo alcuni secondi come Continua a leggere

Citalopram (Elopram): uso in gravidanza ed allattamento

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA DIABETE GESTAZIONALE FETO PARTO CESAREO DIETA FIBRA GRASSI ZUCCHERI PROTEINE GONFIORE ADDOMINALE MANGIARE CIBO PRANZO DIMAGRIRE PANCIA PESO INTESTINO DIGESTIONE STOMACO CALORIE METABOLISMOIl citalopram è una molecola della famiglia degli SSRI (selective serotonin reuptake inhibitors) utilizzata per il trattamento della depressione maggiore e dei disturbi d’ansia (attacchi di panico, ansia generalizzata, disturbo ossessivo compulsivo). Al pari di altri SSRI ha anche utilizzi off-label come per il trattamento del disturbo disforico premestruale, neuropatia diabetica e dismorfofobia, per citarne alcuni.

Gravidanza

Valutare attentamente il rapporto rischio/beneficio prima di somministrare citalopram in donne in gravidanza. La depressione può arrivare a colpire fino al 20% delle donne in stato di gravidanza ed è stata associata a ritardo di crescita uterina e a basso peso alla nascita. La depressione materna non trattata può inoltre alterare il rapporto madre-neonato (scarsa capacità genitoriale). Gli studi clinici relativi all’impiego degli SSRI (intesi come classe terapeutica) hanno evidenziato un basso rischio di anomalie congenite; l’analisi dei singoli farmaci ha evidenziato un correlazione con difetti cardiaci settali e omfalocele per sertralina e paroxetina. L’esposizione agli SSRI durante il terzo trimestre di gravidanza può provocare nel neonato la comparsa della sindrome da astinenza da SSRI e ipertensione polmonare persistente. I sintomi più frequenti relativi alla sindrome da astinenza includono: agitazione, irritabilità, ipo/ipertonia, iperriflessia, sonnolenza, problemi nella suzione, pianto persistente. Più raramente si sono manifestati ipoglicemia, difficoltà respiratoria, anomalie della termoregolazione, convulsioni. L’ipertensione polmonare persistente è una grave patologia che richiede terapia intensiva e che può indurre anomalie dello sviluppo neurologico e morte. L’incidenza è pari a 1/100 neonati esposti a SSRI nella seconda metà della gravidanza rispetto ad una incidenza di 1/1000 nati vivi nella popolazione generale. Probabilmente questa patologia è correlata ad effetti della serotonina sullo sviluppo cardiovascolare. Il passaggio transplacentare degli SSRI può provocare emorragie nel neonato. Non sono noti gli effetti dovuti all’esposizione in gravidanza agli SSRI sullo sviluppo neurocomportamentale dei bambini tuttavia ci sono evidenze di aumentato rischio di autismo ed aumentata probabilità di depressione in età adolescenziale. Nelle donne in gravidanza in terapia con SSRI si raccomanda un monitoraggio ecografico fetale alla 20ª settimana per evidenziare eventuali malformazioni fetali e il monitoraggio di segni e/o sintomi riconducibili a tossicità neontale (distress respiratorio, ittero, convulsioni, PPHN).

Allattamento

Sebbene nel latte materno la concentrazione di citalopram e dei suoi principali metaboliti, demetilcitalopram e didemetilcitalopram, sia risultata maggiore rispetto a quella ematica, la quantità di queste sostanze nel bambino allattato al seno è minima o inferiore al limite diagnostico. Nei trial clinici non sono stati evidenziati effetti tossici nel bambino allattato al seno.

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L’auto grande è davvero il prolungamento di un pene piccolo?

MEDICINA ONLINE AUTO SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FETICISTA TRANS DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA CAMEL TOE LOVE COUPLE LOVER SEX GIRL MAN NO WOMAN WA SQUIRTIGIn questo momento di furiosi spostamenti estivi, in cui le autostrade si saturano e si saturano anche le statali, vorrei tornare su un argomento di cui occasionalmente si discute ma sempre senza approfondire abbastanza, senza arrivare al dunque, e senza dare qualche speranza che prima o poi ci possa essere una vera soluzione del problema. Il problema è quello solito dell’automobile come prolungamento fallico. La gente, cioè i maschi, hanno un fallo, o un pene, e però ne giudicano la lunghezza insoddisfacente per avere una propria vita felice, o almeno normale. Traducendo in un italiano d’uso un po’ più gergale ma più espressivo, quasi tutti gli uomini vorrebbero avere un cazzo un po’ più lungo, se possibile vorrebbero essere quelli che hanno il cazzo più lungo della loro città, o della nazione, e forse del mondo e dell’intero universo. Diciamo così, normalmente il tuo cazzo non ti basta, rispetto ai tuoi desideri è sempre un po’ un cazzino. Come risolvere il problema?

Secondo alcuni psicologi e sociologi l’uomo troverebbe un adeguato sostitutivo della carente lunghezza del suo pene nell’automobile, che diviene il suo confortante prolungamento fallico principale. E’ noto che qualsiasi automobile è più lunga di un pene, anche la Panda o la Smart, però si sottintende che l’uomo preferisca come prolungamento fallico le macchine di grossa taglia. Se puoi ti compri questa macchina molto grande che è come avere un pene molto lungo, e, tra l’altro, che tutti possono vedere parcheggiato davanti a casa tua, in modo da saperlo che ce l’hai; mentre il pene, quello vero, lo tieni sempre chiuso nelle mutande dove nessuno lo vede. Un maligno potrebbe pensare a questo punto che, seguendo una specie di proporzionalità inversa, tanto più lunga sia la macchina che riesci a acquistare, tanto più corto sia il tuo pene.

Se questo fosse vero, ogni volta che vedi passare uno con una Panda dovresti pensare che lui sia uno che ha un pene piuttosto lungo, e ogni volta che invece passa una Mercedes o una BMW, dovresti pensare che chi la sta guidando ha un pene piccoletto. In questo senso l’automobile di grossa taglia sarebbe per un verso il prolungamento fallico desiderato, ma per l’altro, diventerebbe una specie di confessione sulle scarse dimensioni della propria strumentazione intima (voglio dire che anche questo poi potrebbe non essere uno svantaggio perché tutte quelle donne che hanno una loro conformazione intima per cui troppo grosso dà più fastidio che piacere potrebbero vedere passare uno con una Audi di quelle grandi e dirsi: “Ve’ che macchinone, quello lì magari ha uno di quei cazzetti proprio come piacciono a me”).

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Ma tutto questo non mi sembra possibile, e mi sembra piuttosto una forma di moralismo veterocomunista. Se la cosa stesse veramente così, la macchina grande sarebbe diventata una specie di raccorciatore fallico, e tutti avrebbero comprato delle Smart che a quel punto sarebbero diventate loro l’autentico prolungamento fallico desiderato. Quindi, in assenza di dati reali che mettano in correlazione la lunghezza del fallo di x con la dimensione dell’automobile di x, possiamo dire che non sappiamo se ci sia una vera corrispondenza tra la lunghezza del proprio fallo e la lunghezza della propria automobile, ma restiamo sul fatto che la corrispondenza sia a livello di desiderio: visto che quasi tutti desidererebbero avercelo più lungo, la lunghezza del succedaneo (automobile) compensa la lunghezza del desiderio di avere un pene tal dei tali e non la lunghezza di un pene reale.

Ma vorrei ritornare qui al problema di cui si parlava all’inizio e lanciare una grande sfida alla bioingegneria dell’avvenire: non si potrebbe, grazie alle cellule staminali, riuscire a creare in laboratorio dei prolungamenti del pene fatti di pene, cioè dei tessuti cavernosi in più e dei pezzi di pelle, in modo che per esempio, se uno rispetto al suo desiderio gli sembra di non averlo lungo abbastanza, possa farsi un prolungamento del pene in pene e non in lamiera e motore a combustione interna e eccetera, con tutto quello che comporta di produzione di anidride carbonica e occupazione di spazio.

Per esempio, un prolungamento del pene fatto di automobile equivale a almeno dodici quintali di materie (ferro, plastica, gomme, etc), che occupa dodici metri quadrati di spazio e in un ora di uso produce tot grammi di anidride carbonica e consuma almeno quattro litri di petrolio. Un prolungamento del pene fatto di pene, per esempio un nuovo pezzo di pene lungo cinque centimetri da attaccarti al tuo che hai già occupa meno di dieci centimetri quadrati, peserà trentacinque grammi, tanto da starti comodamente nelle mutande se non lo usi, e in un ora di uso consumerà quattrocento calorie.

Secondo me puoi venderlo a qualche migliaio di euro, facciamo fino a cinquemila, che comunque è molto inferiore come costo a quello di una Mercedes, e il costo di manutenzione poi è molto minore e non devi neanche assicurarlo. Al momento l’unica pecca che vedo nella cosa è che come prolungamento fallico per venire in montagna nel weekend è meglio l’automobile, anche se poi, una volta arrivato in montagna con una signorina graziosa, ritorna migliore il prolungamento fallico fatto di pene con le staminali.

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