Biscotti allo zenzero e cioccolato: ricetta facile, veloce e gustosa

MEDICINA ONLINE MARMELLATA GELATINA CONSERVA MOSTARDA SENAPE VERDURA FRUTTA OLIO CROSTATA CREPE NUTELLA CIOCCOLATO BARATTOLO BOTULINO DISINFEZIONE COTTURA BOLLITURA DOLCE PESCA KIWI CREMA NUTELLA LIMONI RICETTA CACAO FATTA.jpgRicetta facile e veloce per preparare in mezzora dei profumati biscotti speziati con golose gocce di cioccolato fondente.
La presenza dello zenzero conferisce a questi biscotti un piacevole retrogusto esotico che ben si abbina con il dolce del cioccolato fondente.

Lo zenzero (Zingiber officinale) è una pianta originaria dell’estremo oriente, utilizzata soprattutto per la preparazione del pan di zenzero (gingerbread in inglese), impasto per biscotti natalizi a base di zenzero, cannella, chiodi di garofano e noce moscata.

Il rizoma essiccato, generalmente commercializzato in polvere, è impiegato come spezia in cucina e nella preparazione di liquori e bibite (in particolare del Ginger ale) come aromatizzante. Ha proprietà stimolanti la digestione e la circolazione periferica, antinfiammatorie e antiossidanti, inoltre si ritiene che contribuisca alla conservazione e all’esaltazione dei sapori delle pietanze cui è solitamente associato. Il rizoma possiede una evidente azione antinausea, antiemetica (contro il vomito), antipiretica e antiinfiammatoria.

Ingredienti dei biscotti allo zenzero e cioccolato:

  • 200 g di farina 00;
  • 100 g di burro;
  • 50 g di zucchero;
  • 50 g di cioccolato fondente;
  • 1 uovo;
  • 3 cucchiaini di zenzero in polvere;
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci.

Preparazione dei biscotti allo zenzero e cioccolato:

  1. Lasciare ammorbidire il burro a temperatura ambiente.
  2. Nel frattempo, sminuzzare il cioccolato fondente in piccole scaglie.
  3. Nel recipiente della planetaria (o a mano se preferite) amalgamare velocemente il burro con lo zucchero fino a ottenere una crema ben montata.
  4. Aggiungere l’uovo e, continuando a lavorare, unire la farina con il lievito e lo zenzero.
  5. Rimuovere l’impasto dalla planetaria e incorporare a mano il cioccolato fondente precedentemente sminuzzato.
  6. Formare delle piccole palline e, su una teglia ricoperta da carta forno, adagiarle leggermente distanziate tra loro.
  7. Infornare a 180 °C per 15 minuti fino a quando i biscotti saranno leggermente colorati.
  8. Sfornare i biscotti allo zenzero e cioccolato, lasciarli raffreddare su una gratella e riporli in una scatola di latta dove si conserveranno bene anche per tre settimane.

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Crema da spalmare alle nocciole light: ricetta della Nutella fatta in casa

MEDICINA ONLINE MARMELLATA GELATINA CONSERVA MOSTARDA SENAPE VERDURA FRUTTA OLIO CROSTATA CREPE NUTELLA CIOCCOLATO BARATTOLO BOTULINO DISINFEZIONE COTTURA BOLLITURA DOLCE PESCA KIWI CREMA NUTELLA LIMONI RICETTA CACAO FATTA IN CASARispetto alle sorelle commerciali ha circa 200 kcal in meno ogni 100 g e anche una minore quantità di grassi. Nonostante sia una versione “light” non ha niente da invidiargli, ha un ottimo gusto di nocciole e il cacao le conferisce una fantastica aroma.

Qualitativamente è parecchio superiore alla crema Ferrero, con una percentuale di nocciole intorno al 30%, rispetto a un misero 13%. La quantità di zucchero è inferiore, non contiene “olii vegetali” di dubbia provenienza e il latte in polvere è sostituito da quello fresco.

Ingredienti per 160 g di Nutella fatta in casa:

  • 65 g di latte parzialmente scremato
  • 50 g di nocciole pelate
  • 30 g di fruttosio
  • 15 g di cacao in polvere

Preparazione della crema alle nocciole e cacao:

  1. Frullare finemente le nocciole con il fruttosio fino a raggiungere la consistenza di una pasta omogenea, compatta e oleosa.
  2. In una ciotola sufficientemente capiente versare latte, cacao e la pasta di nocciole e cominciare a mescolare dolcemente il tutto assicurandosi che non ci siano grumi nel composto.
  3. Per un risultato ideale utilizzare una spatola da cucina in silicone che consente facilmente di raschiare le pareti della ciotola e mescolare fluidamente.
  4. Quando la crema raggiungerà una consistenza morbida e cremosa (apparirà leggermente liquida), invasare e riporre in frigorifero.
  5. Dopo un paio d’ore il composto acquisterà più consistenza, raggiungendo un bell’aspetto e una buona spalmabilità.
  6. Conservare la crema di nocciole e cacao in frigorifero fino a due settimane.

Valori nutrizionali medi per 100 grammi:

322 kcal; carboidrati 23,1 g; proteine 7,4 g; grassi 22,6 g

Nutella: 533 kcal; carboidrati : 57 proteine : 6.5 grassi : 31

Novi: 538 kcal; Carboidrati: 42.7 Proteine: 11.7 Grassi: 35.6

Note:

Il contenuto di nocciole è poco meno di un terzo (Crema Novi 45%, Nutella 13%), utilizziamo il fruttosio al posto dello zucchero per il suo maggior potere dolcificante (è possibile utilizzare il comune zucchero da cucina, a parità di quantità la crema risulterà un po’ meno dolce).
Costo – Il costo al kg della nostra crema di nocciole e cacao è di circa 6,5€ nella versione con fruttosio e poco meno di 6€ con lo zucchero (crema Novi circa 13€, Nutella circa 7€).

L’abbiamo anche preparata con le noci al posto delle nocciole, il risultato è interessante, crema più densa e un gusto un po’ diverso dal solito.
Anche con le mandorle risulta golosa e ben spalmabile.

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GP Imola 1994: la tragica morte di Roland Ratzenberger

MEDICINA ONLINE GP IMOLA Roland Ratzenberger fatal crash INCIDENTE FOTO DIED DEATH PICTURES ROSSI WALLPAPER MOTO GP GRAN PREMIO PILOTE MORT PICTURES HI RES PHOTO LOVE MEMORY REST IN PEACE RIP HEART CASCO TESTA TRAUMA.jpgLa nostra storia inizia venerdi 29 aprile 1994, giorno in cui si tengono le prove libere di quel maledetto gran premio di San Marino. È una giornata particolarmente ventosa e molti piloti avvertono questo fastidio. Tra i piloti a scendere in pista c’è il non ancora ventiduenne brasiliano Rubens Barrichello. È un pilota molto promettente, alla sua seconda stagione nel circus ma già altamente competitivo. Viene da un quarto e un terzo posto nei primi due gran premi della stagione oltre che a una serie di successi ottenuti nelle formule minori. I brasiliani lo vedono quale possibile erede di Ayrton Senna e quest’ultimo fa di tutto per coccolarlo e spronarlo a migliorare.

L’incidente di Barrichello

Alle ore 13,14 circa, Barrichello si lancia in un giro veloce intenzionato a perfezionare il settaggio della sua Jordan per bissare il podio ottenuto nel gran premio del Pacifico. Sparato a una velocità prossima ai 230 km/h, il pilota di San Paolo entra troppo veloce all’ingresso della Variante Bassa, una curva che riproduce la parte inferiore di una “S”.
L’auto, complice il cedimento della sospensione posteriore sinistra probabilmente a seguito di un urto su un cordolo, allarga la traiettoria e quando Barrichello cerca di correggerla sbanda via a destra e va a montare sul cordolo esterno. Purtroppo il cordolo è leggermente rialzato rispetto all’erba e la Jordan ci salta sopra come su un trampolino.
Per nulla frenata di velocità e incapace di avvertire la pinza dei freni, l’auto decolla di lato e va a schiantarsi, a mezza altezza, sopra alla fila di gomme poste a protezione del muretto eretto al termine della via di fuga, scivola sulle gomme, atterra di muso sull’erba, si ribalta e, compiendo due giri completi, si adagia sul suo lato sinistro. Uno schianto terribile, esaltato da un replay che rende la Jordan simile a un proiettile impazzito che vola sulla pista. Barrichello perde conoscenza. Le bandiere rosse sventolano a segnalare la sospensione delle prove. Intervengono prontamente i commissari e l’ambulanza. Il pilota viene subito trasportato al pronto soccorso dell’autodromo. Si teme il peggio.
Ayrton Senna è tra i primi ad accorrere e a parlare con Barrichello che, scioccato, non ricorda nulla dell’incidente ed è costretto a rinunciare al Gran Premio: ha una costola incrinata, il naso rotto, tagli sulla bocca e una forte contusione al braccio.

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Le prove, sabato 30 aprile 1994

Il giorno dopo, in seguito al forfait di Barrichello, rimangono in ventisette a contendersi i ventisei posti disponibili in griglia. A rischiare sono i piloti delle due vetture debuttanti: Bertrand Gachot e Paul Belmondo (il figlio del celebre attore Jean-Paul Belmondo) su Pacific Ilmor e David Brabham e Roland Ratzenberger su Simtek Ford. Le due auto infatti sono le peggiori del lotto e la lotta per evitare l’ultimo posto, quello che non darebbe diritto a prendere parte al gran premio, è stretta a questi quattro piloti.
Le prove sono iniziate da poco. L’austriaco Ratzenberger è nervoso. Prima di montare in auto, ai box, ripete più volte ai suoi meccanici: “Devo mantenere il controllo”. Ratzenberger è tra i debuttanti della stagione, ma è tutt’altro che un pivello. Ha quasi trentaquattro anni ed è reduce da una serie di esperienze nelle formule minori e in formule orientali, oltre a quattro partecipazioni alla 24 Ore di Le Mans.
Non si è qualificato nel gran premio che ha battezzato la stagione (prendendo un secondo e mezzo di distacco dal compagno di squadra), mentre ha ultimato il gran premio del Pacifico in ultima posizione con cinque giri di ritardo dal vincitore Michael Schumacher. Non è un pilota con uno sponsor forte alle spalle e stante i risultati tutt’altro che entusiasmanti potrebbe già rischiare il sedile.

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L’incidente mortale

Roland entra in pista e nei cinque giri che precedono quello fatale si rende protagonista di vari errori: un contatto con la Lotus di Johnny Herbert nel giro di lancio, e soprattutto, al suo quinto giro, un leggero fuori pista alla chicane delle Acque Minerali riuscendo tuttavia a riprendere il controllo del veicolo e a chiudere il giro stoppando il cronometro sul 1,27,584 che gli vale il ventiseiesimo posto davanti a Paul Belmondo ma comunque distaccato di sette decimi dal compagno Brabham che precede Bertrand Gachot. Ratzenberger sa che può far meglio, così decide di compiere un nuovo giro.
Sono passati circa venti minuti dall’inizio delle qualifiche, Ratzenberger è nel rettilineo che precede la curva Villeneuve a oltre 300 km/h, quando un’appendice aerodinamica di 20 centimetri quadri dell’alettone anteriore cede, probabilmente in conseguenza del fuoripista precedente. Per le sollecitazioni, il baffo dell’alettone si stacca dal pilone di sostegno finendo sotto le ruote anteriori. Ratzenberger cerca di sterzare, ma l’auto è ormai è ingovernabile, totalmente privata di direzionalità.
L’austriaco sta procedendo a 316 km/h, la via di fuga che si trova davanti è risibile. Solo sette metri lo separano dal muro di cinta. La Simtek va diritto contro la barriera subendo una brusca decelerazione che parte dai vertiginosi 301 km/h iniziali, quindi compie sei testacoda infine si ferma distrutta in mezzo alla pista a circa duecento metri dal punto d’urto. La cellula di sopravvivenza ha resistito piuttosto bene all’urto, tuttavia le immagini sono drammatiche. Il casco bianco e rosso del pilota è completamente abbandonato a sé stesso. Ciondola da un lato all’altro in base alle evoluzioni della macchina, poi si inclina a sinistra e resta immobile. La tragedia è nell’aria. Lo capisce Senna, sgomento ai box a guardare i monitor, lo capiscono i meccanici, i tifosi, ma soprattutto lo comprendono i soccorritori che intervengono rapidissimi. Sul posto sopraggiunge anche Senna che sale sull’auto di un commissario e si reca alla curva Villeneuve. L’incidente ed i primi soccorsi sono visibili nel seguente drammatico video:

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I soccorsi e la reazione di Senna

Ratzenberger è morto sul colpo a causa della secca decelerazione. Perde sangue dalla bocca e dal naso, ha la spina dorsale spezzata e una frattura alla base cranica, ma si cerca comunque di rianimarlo evitando di dichiararne la morte. Se si dichiarasse morto sul posto si renderebbe necessaria la sospensione del gran premio con il sequestro probatorio della pista e conseguenziale annullamento della prova.
Ratzenberger viene allora condotto sull’elicottero e trasportato d’urgenza all’ospedale di Bologna. Qui viene dichiarato deceduto solo dopo sette minuti dall’arrivo e lo spettacolo può così continuare, ma paradossalmente su Imola si scatenerà una maledizione senza precedenti.
Senna si chiude in un composto silenzio stampa, promettendo di parlare solo dopo la conclusione del week-end (non avrà tempo per farlo). Visibilmente scosso, viene visto piangere nell’ospedale di Bologna. Frank Williams, il proprietario della scuderia per la quale corre il pilota brasiliano, comincia a pensare che il suo pupillo non prenderà parte alla gara.
Un giornalista amico di Senna chiede a quest’ultimo se occorra davvero proseguire la carriera e se non sia opportuno godersi la vita, ma Senna gli risponde: “Non posso farlo”. Per il brasiliano “la competizione è nel suo sangue, fa parte della sua vita” e non riesce a farne a meno.
Rientrato in albergo, la mattina seguente, Senna prende la Bibbia e chiede a Dio di parlargli. È un fatto notorio che il pilota brasiliano dicesse di vedere Dio accanto a sé negli schieramenti di partenza e dunque la sua reazione non deve stupire. Apre così a caso il testo sacro e si sofferma su un passo in cui c’è scritto che quel giorno Dio gli farà il dono più grande di tutti e cioè Dio stesso.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Caviglia slogata (distorsione) e gonfia: cosa fare? Fasciatura ed altri rimedi

MEDICINA ONLINE CAVIGLIA SLOGATA DISTORSIONE STORTA DOLORE FASCIATURA GONFIA RIMEDI TERAPIA FARMACI.jpgPer distorsione – che è sinonimo di “slogatura” o, più popolarmente, “storta” – intendiamo una lesione a carico di un’articolazione o delle strutture a essa connesse.
Nel caso della caviglia, la distorsione interessa l’articolazione tibio-peroneo-astragalica detta anche tibio-tarsica o talo-crurale. Le ossa chiamate in causa sono la tibia, il perone e l’astragalo. Le strutture associate a questa articolazione che possono essere interessate dalla slogatura sono i vari legamenti.
Dal punto di vista fisiologico, la distorsione è causata da un movimento fuori dall’ordinario, che comunque non avrà comportato dislocazioni o sublussazioni.
La distorsione si può verificare come primo episodio oppure come recidiva, se c’è già stato un evento traumatico. Infine, ci sono i casi di lassità croniche, dove, a causa di un’eccessiva mobilità dell’articolazione (dovuta, per esempio, a un trattamento inadeguato di una slogatura precedente), si è spesso soggetti a distorsione.
Tra i sintomi più comuni della patologia ci sono, oltre al dolore, il gonfiore, la presenza di ematomi e, nelle circostanze più gravi, l’impossibilità di camminare.
Ora che abbiamo fatto maggiore chiarezza su cosa sia una distorsione, vediamo insieme quali sono le sue diverse tipologie.

Le tipologie di distorsione e le cure consigliate
Ci sono 3 tipi di distorsione, che si differenziano tra loro per la gravità del trauma:

  • distorsione di primo grado: si verifica una deformazione elastica a carico del legamento, che però, per fortuna, non riporta lesioni;
  • distorsione di secondo grado: qui la faccenda si complica un po’, perché si ha una lesione parcellare (parziale) del legamento. Ciò può predisporre a recidive;
  • distorsione di terzo grado: in questo caso, il peggiore, avremo la completa lesione del legamento e potrebbe rivelarsi necessario agire con la chirurgia.
    Terapie consigliate per la distorsione di primo grado
    Se hai subìto una distorsione di primo grado le cure a cui dovrai sottoporti sono: riposo, uso della borsa del ghiaccio, tenere la caviglia sollevata, utilizzo della cavigliera elastica, fisiokinesiterapia. Si prevedono 7 giorni di prognosi.

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Terapie consigliate per la distorsione di primo grado
Nei casi più lievi, quando c’è solo un lieve arrossamento della zona interessata basta del ghiaccio, messo più volte al giorno e una fasciatura leggera, oltre ovviamente al riposo. La fasciatura più essere eseguita anche personalmente purché sia salda ma allo stesso tempo non stretta. E’ sbagliato credere che più si stringe prima si risolve la torsione. La fasciatura deve essere ben salda, ma leggera, in modo da far respirare la pelle e non impedire la circolazione, è anche inutile fare una fasciatura larga perché totalmente inutile allo scopo. L’arto non deve essere costretto eccessivamente, ma deve essere mobile. Nei casi più lievi la situazione si risolve in uno o due giorno, solo se c’è del dolore si può prendere anche un farmaco analgesico, ma è sempre meglio farne a meno. Quando al momento della slogatura sono evidenti fin da subito rigonfiamenti, deformazioni e irregolarità nell’arto, in questo caso bisogna rivolgersi prontamente al medico. Solo il medico può decidere come procedere, soprattutto se sulla caviglia sono presenti anche lividi ed ematomi. In alcuni casi la fasciatura va rimandata di qualche ora o anche di un paio di giorni, in modo da far riassorbire eventuali liquidi. Nel caso di una slogatura seria la fasciatura da preferire è quella a spirale. Il bendaggio va eseguito con delle fasce larghe e compatte, che avvolgono prima la caviglia nella parte alta del collo del piede e poi a livello trasversale in entrambi i lati. La forma finale deve essere quella di tante “x” sovrapposte e poi tenute insieme o da una spilla o da adesivo. In ogni caso qualora la fasciatura non sia sufficiente è preferibile anche fare delle radiografie per escludere la presenza anche di fratture. In caso affermativo quando a essere coinvolti sono anche i legamenti è sempre il medico che valuterà la possibilità di un intervento o di un bloccaggio completo mediante ingessatura. Non ci sono svantaggi nel fasciare la caviglia quando è slogata, a patto che lo si faccia in modo adeguato e preciso, senza essere troppo avventati. Il vantaggio è quello di bloccare la lesione e dare al piede il riposo necessario per ristabilirsi. Una buona fasciatura, va ripetuta almeno ogni due o tre giorni. Bisogna sempre chiedere al medico quando toglierla, se il caso è più complicato.

Terapie consigliate per la distorsione di secondo grado
Per evitare il rischio di recidive è importante che i trattamenti prescritti dal tuo medico siano seguiti per filo e per segno. Anche qui troviamo riposo e borsa del ghiaccio, cui si aggiungono stampelle, bendaggio funzionale/cavigliera elastica e riabilitazione fisiokinesiterapica.

Terapie consigliate per la distorsione di terzo grado
Di certo sarà necessaria, oltre ai sempre utili riposo, ghiaccio e cavigliera elastica, l’immobilizzazione. La prognosi media è di 30 giorni e bisognerà procedere con la fisiokinesiterapia. Nei casi più gravi potrebbe rendersi necessario un intervento chirurgico.

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Azomyr (desloratadina) 5mg compresse, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICDenominazione

AZOMYR 5 MG COMPRESSE RIVESTITE CON FILM

Categoria Farmacoterapeutica

antistaminici – H1 antagonisti.

Principi Attivi

Desloratadina.

Eccipienti

Nucleo della compressa: calcio fosfato dibasico diidrato, cellulosa microcristallina, amido di mais, talco. Rivestimento della compressa: film (contenente lattosio monoidrato, ipromellosa, titanio diossido, macrogol 400, indigotina (E132)), rivestimento trasparente (contenente ipromellosa, macrogol 400), cera carnauba, cera bianca.

Indicazioni

Il farmaco e’ indicato per ottenere sollievo dai sintomi associati a:rinite allergica, orticaria.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo, ad uno qualsiasi degli eccipienti, o alla loratadina.

Posologia

Adulti e adolescenti (12 anni di eta’ o superiore): una compressa unavolta al giorno vicino o lontano dai pasti per il sollievo dei sintomiassociati alla rinite allergica (inclusa rinite allergica intermittente e persistente) e all’orticaria. Esiste un limitato numero di studiclinici che hanno valutato l’efficacia di desloratadina negli adolescenti di eta’ 12 e 17 anni. Si deve trattare la rinite allergica intermittente (presenza dei sintomi per meno di 4 giorni nel corso di una settimana o per meno di 4 settimane) in accordo con la valutazione dellastoria clinica del paziente e si puo’ interrompere il trattamento dopola risoluzione dei sintomi e ricominciare dopo che siano riapparsi. Nel caso di rinite allergica persistente (presenza dei sintomi per 4 giorni o piu’ nel corso di una settimana e per piu’ di 4 settimane) si puo’ consigliare ai pazienti un trattamento continuativo durante il periodo di esposizione degli allergeni.

Conservazione

Conservare a temperatura non superiore ai 30 gradi C. Conservare nellaconfezione originale.

Avvertenze

Non sono state stabilite l’efficacia e la sicurezza delle compresse nei bambini di eta’ inferiore ai 12 anni. In caso di insufficienza renale grave, il farmaco deve essere usato con cautela. Contiene lattosio.

Interazioni

Nel corso degli studi clinici con desloratadina compresse nei quali sono stati somministrati contemporaneamente eritromicina o ketoconazolonon sono state osservate interazioni di rilevanza clinica. In uno studio di farmacologia clinica l’assunzione concomitante del medicinale con alcool non ha mostrato di potenziare gli effetti dannosi dell’alcoolsulle capacita’ psicofisiche dei soggetti.

Effetti Indesiderati

Disturbi psichiatrici: allucinazioni. Patologie del sistema nervoso: capogiro, sonnolenza, insonnia, iperattivita’ psicomotoria, convulsioni. Patologie cardiache: tachicardia, palpitazioni. Patologie gastrointestinali: dolore addominale, nausea, vomito, dispepsia, diarrea. Patologie epatobiliari: aumento degli enzimi epatici, aumento della bilirubina, epatite. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo: mialgia. Patologie sistemiche: reazioni di ipersensibilita’(come anafilassi, angioedema, dispnea, prurito, rash e orticaria).

Gravidanza E Allattamento

Non e’ stata stabilita la sicurezza d’impiego del medicinale durante la gravidanza. Pertanto l’utilizzo del farmaco durante la gravidanza non e’ raccomandato. La desloratadina viene escreta nel latte materno, pertanto non e’ raccomandata l’assunzione del medicinale in donne che allattano.

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Differenza tra area di Broca e Wernicke

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COME FATTO CERVELLO SERVE FUNZIONA MEMORIA Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio PeneL’area di Broca (in inglese “Broca’s area”; pronuncia: brocà) è una parte dell’emisfero dominante del cervello (spesso il sinistro) ed ha funzioni relative all’elaborazione del linguaggio. L’area di Wernicke (in inglese “Wernicke’s area”) è una parte del lobo temporale del cervello le cui funzioni sono coinvolte nella comprensione del linguaggio.

Differente posizione
L’area di Broca è localizzata nel piede della terza circonvoluzione frontale. Tale area può anche essere descritta come l’unione dell’area 44 di Brodmann e della 45, ed è connessa all’area di Wernicke da un percorso neurale detto fascicolo arcuato. L’area di Wernicke corrisponde invece alla parte posteriore dell’area 22 di Brodmann, nel lobo temporale superiore (corteccia associativa sensoriale).

Differenti funzioni
Entrambe le aree fanno parte di un gruppo di strutture atte a comprendere ed mettere linguaggio, con una importante differenza: l’area di Broca, ha funzione di elaborare mentalmente e meccanicamente il linguaggio, mentre quella di Wernicke ha funzione di comprendere il linguaggio. Essendo zone con funzioni diverse, un danno in una specifica parte, determina sintomi specifici, a tal proposito leggi: Differenza tra afasia di Broca e di Wernicke

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Noradrenalina: cos’è ed a cosa serve?

MEDICINA ONLINE SINAPSI SISTEMA NERVOSO ACETILCOLINA NORADRENALINA DOPAMINA NEUROTRASMETTITORI CERVELLO SISTEMA NERVOSO AUTONOMO CENTRALE SIMPATICO PARASIMPATICO NEURONI GLIA CERVELLETTO SNC ORMONILa noradrenalina, anche chiamata norepinefrina, è un ormone e un neurotrasmettitore prodotto in buona parte dalle terminazioni nervose centrali e periferiche su stimolo della tirosina (ormone tiroideo), e per il resto dalle ghiandole surrenali. Questo specifico ormone, che lavora in “accordo” con l’adrenalina, viene prodotto massicciamente in condizioni di importanti stress psicofisici perché ha il compito di stimolare la contrattilità del muscolo cardiaco aumentando la frequenza del battito e di indurre la produzione del glucagone a livello metabolico con conseguenze calo dei livelli di insulina. Lo scopo è quello di fornire un surplus energetico al corpo in caso di necessità. In effetti la noradrenalina fa parte di quel meccanismo naturale di reazione ad uno stress che il corpo mette in atto in situazioni come: trauma da incidente, shock emorragico, riduzione delle riserve energetiche con indebolimento, ustioni, interventi chirurgici e naturalmente grandi sforzi fisici ed eventi traumatici sotto il profilo psicologico (ad esempio grandi spaventi).

Quando i livelli di norepinefrina aumentano all’improvviso nel corpo, aumentano anche la reattività e la vigilanza, e accelera il metabolismo perché l’organismo si pone in quella condizione definita di “attacco o fuga”, ovvero ha necessità di aumentare i livelli di energia subito disponibili e di attenzione in vista di un pericolo da cui scappare o di un ostacolo da superare. Ovviamente in condizioni normali questi meccanismi si attuano in modo del tutto automatico quando è necessario, ma senza perdurare nel tempo perché tale stato di tensione e di allarme affatica il corpo e in particolare il cuore.

Altri effetti fisiologici dell’aumento della noradrenalina nel sangue sono la dilatazione delle pupille e l’aumento della sudorazione, così come una reazione di termogenesi che induce un più rapido consumo dei grassi accumulati, sempre all’interno del meccanismo che spinge ad un recupero di energia corporea superiore alla norma.

La noradrenalina di sintesi viene somministrata nelle terapie mediche di’urgenza per il trattamento di shock cardiaci, shock settici e collasso. Un aumento ingiustificato dei valori di noradrenalina (e di adrenalina), nel sangue (ovvero che superino i 100 mg per millilitro di sangue) possono indicare squilibri endocrini (ad esempio della tiroide), e malattie delle ghiandole surrenali tra cui tumori.

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Marmellata di kiwi: ricetta originale, sana e gustosa

MEDICINA ONLINE KIWI FRUTTA PROPRIETA CALORIE ZUCCHERI GRASSO DIMAGRIRE DIABETE INSULINA SANGUE GLICEMIALa marmellata o confettura di kiwi è una marmellata abbastanza insolita rispetto alle classiche al gusto di fragola, pesca o albicocca ma è decisamente molto gustosa. Il periodo giusto per preparala è in ottobre quando inizia la stagione dei kiwi.

Ingredienti

  • 1 kg di kiwi maturi ma non molli;
  • 700 gr di zucchero;
  • il succo di 2 limoni.

Procedimento

  1. Sbucciate i kiwi, tagliateli a piccoli pezzi togliendo eventualmente la parte bianca interna. Metteteli in una pentola dal fondo pesante, insieme al succo dei limoni e allo zucchero.
  2. Mescolate molto bene, coprite e lasciate riposare per 4/5 ore.
  3. Trascorso questo tempo mettete la pentola sul fuoco e portate a bollore, lasciando cuocere per circa 10 minuti. Togliete con una palettina bucata l’eventuale schiuma che si formasse in superficie.
  4. Abbassate la fiamma e continuate la cottura a fuoco medio per ancora 40 minuti, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.
  5. Per vedere quando la marmellata è pronta, fate la prova piattino, che consiste nel mettere un cucchiaino di marmellata su un piatto freddo. Inclinando il piattino la marmellata dovrà aderire senza scivolare rapidamente.
  6. Versate la marmellata ancora calda nei vasetti caldi preventivamente sterilizzati e perfettamente asciutti. Chiudeteli con un tappo nuovo e capovolgeteli, girandoli solo a completo raffreddamento.
  7. Se volete mantenere la marmellata più a lungo, pastorizzatela, facendo bollire i vasetti raffreddati avvolti in tovaglioli in una pentola completamente coperti di acqua fredda . L’acqua deve superare di 10 cm il tappo dei vasetti.
  8. Portate a bollore e fate bollire per circa 30 minuti, quindi spegnete la fiamma e lasciateli raffreddare all’interno della pentola con l’acqua.

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