In generale, il sesso anale non è la prima cosa che viene in mente quando si pensa a qualcosa da fare col proprio partner che possa piacere ad entrambi. Ma è Continua a leggere
Puntura di vespa e shock anafilattico: cosa fare prima dell’arrivo dell’ambulanza?
Prima che intervenga il personale medico, il soggetto può fare anche da solo due cose importanti: può cercare di estrarre il pungiglione, ‘grattando’ delicatamente con l’unghia sul punto della puntura ma facendo attenzione a non rompere la ‘sacca’ in cui può ancora esserci del veleno; può disinfettare applicando con del cotone un po’ di ammoniaca; può cercare di rallentare l’assorbimento del veleno, ponendo per esempio del ghiaccio sulla puntura, oppure stringendo un laccio intorno all’arto colpito.
Importante: coloro che sanno di essere allergici alle punture di vespa o di altri insetti simili (come api, calabroni, conosciuti come imenotteri) dovrebbero sempre avere con sé una ‘penna’ di adrenalina. Si tratta di un auto-iniettore che consente di effettuare rapidamente, in modo efficace e sicuro una iniezione della giusta dose di adrenalina. L’adrenalina è infatti in grado di salvare la vita in casi di questo genere, ma solo se somministrata nella giusta quantità (1 mg portato a 10 ml con soluzione fisiologica).
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Fenistil (dimetindene) 1mg compresse, gocce, gel 0,1% foglietto illustrativo
Denominazione
FENISTIL 1 MG/ML GOCCE ORALI, SOLUZIONE
Categoria Farmacoterapeutica
Antistaminici per uso sistemico.
Principi Attivi
Gocce orali, soluzione/ compresse rivestite/gel contengono: dimetindene maleato.
Eccipienti
Gocce orali: sodio fosfato dibasico dodecaidrato; propilenglicole; acido benzoico; disodio edetato; acido citrico monoidrato; saccarina sodica; acqua depurata.
Compresse rivestite: lattosio, amido di frumento,magnesio stearato, talco, saccarosio, calcio carbonato, gomma arabica,titanio diossido, macrogol.
Indicazioni
Trattamento sintomatico del prurito di varie origini; trattamento sintomatico delle allergie medicamentose ed alimentari.
Controindicazioni/Eff.Secondar
Ipersensibilita’ al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti o altre sostanze strettamente correlate dal punto di vista chimico.Glaucoma, ipertrofia prostatica, ostruzioni del collo vescicale, stenosi piloriche, duodenali o di altri tratti dell’apparato gastroenterico ed urogenitale. Asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Malattie cardiovascolari e ipertensione. Ipertiroidismo. Epilessia. Concomitante trattamento con inibitori delle monoaminossidasi. Gravidanza ed allattamento. Neonati di eta’ inferiore ad 1 mese. Nei bambini al di sotto dei 12 anni utilizzare il medicinale solo dietro prescrizione medica.
Posologia gel
Applicare il gel sulla parte interessata con lieve massaggio, per favorirne la penetrazione in profondita’, 2-3 volte al giorno, a seconda della intensita’ del sintomo infiammatorio.Non superare le dosi consigliate.
Posologia gocce e compresse
Adulti e bambini oltre i 12 anni di eta’: 3-6 mg di dimetindene maleato al giorno, suddivisa in tre somministrazioni. 1 mg/ml gocce: 20-40 gocce 3 volte al giorno; 1 mg compresse rivestite: 1-2 compresse rivestite 3 volte al giorno.
Nei pazienti che presentano una tendenza alla sonnolenza, si prescrivano 2 compresse rivestite (o 40 gocce) alla sera, prima di coricarsi ed 1 compressa rivestita (o 20 gocce) durante laprima colazione. Nei casi gravi questa dose puo’ essere aumentata ad 1compressa 3 volte al giorno.
Bambini: nei bambini al di sotto dei 12anni utilizzare il medicinale solo dietro prescrizione medica. La dosegiornaliera e’ di circa 0,1 mg/kg di peso corporeo. Pertanto, la doseusuale per i bambini di eta’ compresa tra 1 mese e 12 anni di eta’ e’ la seguente, suddivisa in 3 somministrazioni al giorno.
Eta’ compresa tra 1 mese -1 anno: 0,15-0,50 mg 3 volte al giorno, 3-10 gocce.
Eta’compresa tra 1 e 3 anni: 0,50- 0,75 mg 3 volte al giorno, 10-15 gocce.Eta’ compresa tra 3 e 12 anni: 0,75-1,00 mg 3 volte al giorno, 15-20 gocce (20 gocce corrispondono a 1 ml di dimetindene maleato). Il farmaco in gocce non deve essere sottoposto a temperature elevate: aggiungere le gocce nel biberon all’ultimo istante, quando il contenuto e’ tiepido. Se il bambino e’ in grado di mangiare col cucchiaio, somministrare le gocce non diluite in un cucchiaino da caffe’. Il loro sapore e’gradevole.
Conservazione
Compresse rivestite: conservare nel contenitore originale. Gocce orali: conservare a temperatura inferiore ai 25 gradi C. Tenere il flaconenell’astuccio per proteggere il medicinale dalla luce.
Avvertenze
Usare con cautela nei pazienti affetti da gravi malattie epatiche. Gliantistaminici possono causare fotosensibilizzazione: dopo la somministrazione del medicinale evitare l’esposizione alla luce solare. Particolare attenzione va posta nel determinare la dose nei bambini e neglianziani. Nei bambini al di sotto dei 12 anni utilizzare il medicinalesolo dietro prescrizione medica. Si raccomanda prudenza in caso di somministrazione di qualsiasi antistaminico a bambini di eta’ inferiore ad 1 anno: l’effetto sedativo puo’ essere associato ad episodi di apneadurante il sonno. Le compresse contengono lattosio; saccarosio e amido di frumento.
Interazioni
L’effetto sul sistema nervoso centrale di farmaci depressori del sistema nervoso centrale (come tranquillanti, analgesici oppioidi, anticonvulsivanti, antistaminici, antiemetici, antipsicotici, ansiolitici, ipnotici e alcool) puo’ essere rafforzato dal dimetindene maleato. Cio’ puo’ causare conseguenze indesiderabili che potrebbero mettere in pericolo la vita. Gli antidepressivi triciclici e gli anticolinergici possono esplicare un effetto antimuscarinico additivo con quello degli antistaminici, aumentando il rischio di un aggravamento del glaucoma o della ritenzione urinaria. Per minimizzare la depressione del SNC e il possibile potenziamento, la contemporanea somministrazione di procarbazina e antistaminici deve essere usata con cautela. L’uso degli antistaminici puo’ mascherare i primi segni di ototossicita’ di alcuni antibiotici e puo’ ridurre la durata d’azione degli anticoagulanti orali.
Effetti Indesiderati
Gli effetti indesiderati includono sonnolenza, specialmente, all’inizio del trattamento. In casi molto rari, possono verificarsi reazioni allergiche. Gli effetti indesiderati sono elencati di seguito in base alsistema organi classi e frequenza. Le frequenze sono definite come: molto comune (>=1/10); comune (>=1/100, <1/10); non comune (>=1/1.000,<1/100); raro (>=1/10.000, <1/1.000); molto raro (<1/10.000). Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo: casi isolati di edema, rash cutaneo. Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo: spasmo muscolare. Disturbi del sistema immunitario. Molto raro: eruzioni cutanee, fotosensibilizzazione, reazioni anafilattoidi (inclusi edema al viso, edema faringeo e dispnea). Disturbi psichiatrici. Raro: agitazione; molto raro: segni di eccitazione (quali euforia, tremore, insonnia, convulsioni). Patologie del sistema nervoso. Molto comune: faticabilita’; comune: sonnolenza, nervosismo; raro: cefalea, vertigini; molto raro: sedazione, astenia, disturbi della coordinazione, disturbi della visione. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche. Molto raro: secchezza del naso, riduzione e ispessimento della secrezione bronchiale accompagnati da senso di oppressione toracica e difficolta’ respiratoria. Patologie gastrointestinali. Raro: disturbi gastrointestinali, nausea, secchezza della bocca e della gola; molto raro:anoressia, vomito, diarrea o stipsi. Patologie renali e urinarie. Molto raro: difficolta’ nella minzione e ritenzione urinaria.
Gravidanza E Allattamento
La sicurezza d’impiego durante la gravidanza non e’ stata valutata nell’uomo. Il prodotto e’ controindicato in gravidanza e nell’allattamento.
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Retinopatia diabetica: cause, sintomi e terapie
La retinopatia diabetica è una grave complicanza del diabete: colpisce la retina e, in età lavorativa, è la prima causa d’ipovisione e di cecità nei Paesi sviluppati. Si calcola che sia stata diagnosticata una retinopatia a circa un terzo dei diabetici. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che i diabetici nel mondo siano 422 milioni. Secondo l’Istat in Italia la prevalenza del diabete è stimata intorno al 5,5% della popolazione (oltre tre milioni di persone); colpisce soprattutto gli anziani e, in particolare, circa 20 persone su cento con più di 75 anni. La IAPB internazionale scrive:
Mentre in passato erano colpiti soprattutto i Paesi più benestanti, oggi gli Stati a basso e medio reddito rendono conto di circa il 75% dei diabetici e molti [di questi Paesi] sono ancora poco attrezzati per diagnosticarlo correttamente, per trattarlo e gestire le conseguenze varie e complesse di questa patologia. Attualmente il Sud-Est asiatico e il Pacifico occidentale rendono conto di oltre la metà dei diabetici adulti a livello mondiale.
Va detto, comunque, che la zona del mondo dove si registra la maggiore prevalenza di diabetici è il Mediterraneo orientale (13,7% della popolazione maggiorenne), mentre complessivamente la regione europea si attesta al 7,3% (per avere un termine di confronto l’Africa è al 7,1%). Scrive l’Oms nel suo Rapporto sul diabete del 2016:
La retinopatia diabetica è un’importante causa di cecità e si verifica come risultato di un danno accumulato nel lungo periodo a carico dei piccoli vasi sanguigni della retina.
La retinopatia diabetica ha provocato globalmente l’1,9% della disabilità visiva (moderata o grave) e il 2,6% della cecità nel 2010. Studi suggeriscono che la prevalenza di ogni tipo di retinopatia in persone con diabete sia del 35%, mentre quella della retinopatia proliferativa (pericolosa per la vista) sia del 7%.
Cause di retinopatia diabetica
La causa principale della retinopatia diabetica è la presenza di un diabete mal controllato che, nel tempo, porta allo sviluppo di alterazioni dei piccoli vasi sanguigni, fino a creare dei veri e propri sfiancamenti (detti microaneurismi) e la trasudazionedella parte liquida del sangue in prossimità della regione maculare – il centro della retina – che, a sua volta, può provocare la maculopatia diabetica (èdema maculare).
L’accumulo di sostanze al di fuori dei vasi è detto essudato. La malattia progredisce lentamente, provocando danni prima reversibili (curabili), che diventano progressivamente irreversibili (il tessuto nervoso retinico può essere danneggiato irreparabilmente e si può perdere la vista se non ci si cura correttamente).
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Tipi di retinopatia diabetica
Esistono due tipi di retinopatia diabetica:
- Forma non proliferante. I vasi retinici presentano zone di indebolimento, con dilatazione della parete (microaneurismi), e possono sanguinare, producendo emorragie retiniche, edema e/o ischemia. L’edema si verifica quando trasuda del liquido dalle pareti alterate dei capillari: il fluido provoca un rigonfiamento della retina o l’accumulo di grassi e proteine (essudati duri). L’ischemia (carenza di ossigeno ai tessuti) è il risultato dell’occlusione dei vasi capillari; la retina, ricevendo sangue in quantità insufficiente, non riesce a funzionare correttamente. Ciò favorisce il passaggio alla forma proliferante.
- Forma proliferante. Si presenta quando i capillari retinici occlusi sono numerosi, compaiono ampie zone di sofferenza retinica (aree ischemiche ed essudati molli). Queste zone di retina sofferente, nel tentativo di supplire alla ridotta ossigenazione, reagiscono stimolando la crescita di nuovi vasi sanguigni. I nuovi vasi sono però anomali perché hanno una parete molto fragile e si moltiplicano sulla superficie della retina. Essi sanguinano facilmente, dando luogo a emorragie vitreali, e portano alla formazione di tessuto cicatriziale, il quale, contraendosi progressivamente, può provocare il raggrinzimento e/o il distacco della retina.
Sintomi di retinopatia diabetica
Nelle fasi iniziali la retinopatia diabetica può essere totalmente asintomatica, cioè non dare alcun sintomo, in altri casi la retinopatia diabetica può portare ad un calo progressivo della vista fino all’ipovisione e alla cecità. Generalmente i primi disturbi tendono ad essere avvertiti dal paziente solo negli stadi avanzati della malattia, quando tende a verificarsi un rapido ed improvviso calo dell’acuità visiva.
La retinopatia diabetica si può prevenire?
Sì, i danni alla retina associati al diabete sono generalmente evitabili.
Diagnosi e prevenzione
La prevenzione può essere fatta innanzitutto controllando periodicamente il livello di zuccheri in circolo: occorre sottoporsi ai classici esami del sangue e, in particolare, al controllo della glicemia. Inoltre è essenziale eseguire controlli periodici del fondo oculare e, se necessario, sottoporsi ad esami specifici (come fluorangiografia e OCT) per valutare l’eventuale presenza della malattia e la sua gravità. Quest’ultima dipende, in massima parte, dal grado di scompenso del diabete: ciò che conta non è solo il valore della glicemia, ma pesano anche le sue variazioni quotidiane (differenza tra massimo e minimo). Un test attendibile è l’emoglobina glicata (HbA1c): si misura con un semplice prelievo sanguigno e dà una misura dell’andamento della glicemia degli ultimi mesi.
Diagnosi di retinopatia diabetica
Per la diagnosi della retinopatia diabetica l’osservazione del fondo oculare (oftalmoscopia diretta e indiretta) è un momento essenziale nella visita della persona con diabete mellito.
Altre metodiche che permettono di studiare il microcircolo e scoprire le alterazioni dei vasi retinici sono:
- retinografia (utile quando si debbano effettuare confronti nel tempo delle condizioni del fondo oculare);
- fluorangiografia (la digitalizzazione di tale metodica permette di elaborare le immagini in modo da evidenziare con grande nitidezza le più piccole alterazioni della rete capillare e fornisce informazioni utili per un eventuale trattamento laser).
Invece l’OCT è un esame diagnostico retinico non invasivo che consente di valutare l’eventuale presenza di liquido nei tessuti della retina (edema maculare diabetico) e la sua evoluzione nel tempo.
Per approfondire, leggi anche::
- esame dell’acuità visiva (esame della vista);
- esame del campo visivo;
- esame del fondo oculare;
- tomografia ottica computerizzata (OCT);
- esame alla lampada a fessura (o biomicroscopia);
- retinografia tradizionale e a fluorescenza;
- autorefrattometria;
- fluorangiografia retinica;
- tavole di Ishihara;
- tonometria.
Terapia della retinopatia diabetica
È essenziale, se i valori sono alterati, riportare entro i valori normali la glicemia e l’emoglobina glicosilata. A tale scopo possono essere utili ai diabetici, da un lato, i farmaci ipoglicemizzanti e, dall’altro, integratori alimentari specifici, rimedi vasoprotettori ed anti-edemigeni (contro l’accumulo di liquidi sotto la retina). In caso di retinopatia diabetica avanzata, invece, può essere necessario, oltre all’impiego dell’insulina per via generale, il ricorso alla laserterapia fotocoagulativaretinica allo scopo di salvare la vista residua. Se si è affetti da una grave retinopatia diabetica, con sanguinamento consistente, può essere necessario invece un intervento chirurgico di vitrectomia (rimozione dell’umor vitreo ed asportazione di eventuali membrane). In caso di presenza di èdema maculare diabetico si può fare ricorso anche a iniezioni intravitreali (anti-VEFG) che inibiscono la proliferazione indesiderata di vasi retinici dannosi.
Retinopatia diabetica: quando andare dall’oculista?
In seguito alla diagnosi di diabete è vivamente consigliabile prenotare tempestivamente una visita oculistica, in modo da valutare le condizioni visive e lo stato della retina (soprattutto se è da tanto tempo che non ci si controlla). Sarà poi l’oculista a indicare la data più opportuna per la visita successiva e, collaborando col diabetologo, potrà adottare la terapia più idonea ed efficace. Le linee-guida SID-AMD (Società Italiana di Diabetologia-Associazione Medici Diabetologi) raccomandano intervalli di screening ogni due anni se la retinopatia è assente all’ultimo controllo, un anno se lieve, sei mesi o direttamente invio a consulenza se si riscontra retinopatia moderata o più grave. Soprattutto se si soffre il diabete di tipo 1 può essere opportuno controllare il fondo oculare almeno una volta l’anno.
Il New England Journal of Medicine scrive in particolare:
In pazienti che avevano da 5 anni il diabete di tipo 1 le attuali raccomandazioni riguardo allo screening della retinopatia diabetica comprendono esami retinici annuali con dilatazione della pupilla per diagnosticare una retinopatia proliferante oppure un edema maculare clinicamente significativo; entrambi i casi richiedono un intervento tempestivo per preservare la vista.
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Reflusso gastroesofageo: terapia farmacologica e chirurgica
Prima di iniziare la lettura vi consiglio di leggere questo articolo: Reflusso gastroesofageo: sintomi, diagnosi e cura
La cura della malattia da reflusso gastroesofageo si basa su:
- correzione dello stile di vita, in particolare modificazione della dieta e dello stile di vita (soprattutto cessazione del fumo ed evitare abbuffate prima di andare a dormire);
- terapia famacologica;
- terapia chirurgica.
La terapia è solitamente basata su alcune norme igienico-dietetiche di base, e sull’assunzione (per periodi più o meno prolungati) di farmaci appartenenti alle classi degli inibitori di pompa protonica/IPP (che inibiscono notevolmente la produzione acida nello stomaco) e degli anti-H2[10] (in gran parte però soppiantati dai più moderni e potenti IPP); non è comprovata l’efficacia dei procinetici. Gli antiacidi e gli alginati sono usati al bisogno a fini di sollievo sintomatico. L’intervento chirurgico viene relegato a quei casi in cui le norme comportamentali ed i farmaci, non hanno risolto il problema. Viene eseguito in chirurgia laparoscopia. Ha lo scopo di ripristinare la normale funzionalità dello sfintere gastroesofageo.
Complicanze
Nei casi più gravi, si verifica una grave esofagite, inoltre il danno epiteliale può evolvere verso una forma di metaplasia detta esofago di Barrett. In ogni caso il paziente con frequenza e persistenza di sintomi di MRGE è ritenuto ad alto rischio di sviluppo dell’adenocarcinoma del tratto distale dell’esofago, in presenza o meno dell’esofago di Barrett.
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Vivere senza fare sesso: le 5 conseguenze di cui potresti soffrire
Si è vero si può vivere anche senza fare sesso, ma ci sono alcune conseguenze che devi tener presente. Il sesso è una cosa naturale e se siamo stati fatti grazie al sesso siamo di fatto creati per fare sesso. Se pensi si pensa che non fare sesso non abbia conseguenze per la salute, allora ti sbagli, perché il sesso ha effetti positivi sul corpo umano.
1) Nelle donne la vagina tende a restringersi e ad essere meno elastica
2) Negli uomini aumenta il rischio di soffrire di mancanza di erezione
3) Il sistema immunitario si indebolirà in modo significativo
4) La salute cardiovascolare potrebbe essere compromessa
5) L’umore e la tua felicità ne potrebbero risentire
I vantaggi del sesso si estendono ben oltre la camera da letto.
Ecco alcuni benefici nel fare sesso:
- Fare sesso aiuta a mantenere attivo il sistema immunitario
“Le persone sessualmente attive hanno meno giorni di malattia”, dice Yvonne K. Fulbright, PhD esperto di salute sessuale. Le persone che hanno rapporti sessuali costanti hanno livelli più elevati di difesa contro i germi, virus e altre intrusioni. I ricercatori della Wilkes University in Pennsylvania hanno scoperto che gli studenti universitari che avevano avuto rapporti sessuali una o due volte alla settimana avevano più alti livelli di anticorpi rispetto agli studenti che avevano fatto sesso meno spesso.
- Fare sesso aumenta la libido
Voglia di una vita sessuale più vivace? “Fare sesso farà il sesso migliore e migliorerà la vostra libido “, dice Lauren Streicher, MD. professore clinico assistente di Ostetricia e Ginecologia presso la Feinberg School of Medicine della Northwestern University di Chicago. Per le donne avere rapporti sessuali significa tenere sana la lubrificazione vaginale e la sua elasticità.
- Fare sesso migliora il controllo della vescica femminile
Un pavimento pelvico forte è importante per evitare l’incontinenza, una patologia che interesse circa il 30% delle donne dopo gli ‘anta. Il buon sesso è come un allenamento per i muscoli del pavimento pelvico. Quando si ha un orgasmo, questo provoca le contrazioni proprio di quei muscoli, che li rafforza.
- Fare sesso abbassa la pressione sanguigna
Molte ricerche indicano un legame tra sesso e bassa pressione sanguigna, dice Joseph J. Pinzone, MD. amministratore delegato e direttore medico dell’ Amai Wellness. “Ci sono stati molti studi,” dice. “che hanno rilevato che il rapporto sessuale specifico (non la masturbazione) abbassa la pressione sistolica.”
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- Fare sesso è un buon esercizio fisico
“Il sesso è davvero una grande forma di esercizio fisico “, dice Pinzone. Non sostituirà il tapis roulant, ma è già qualcosa. Durante il sesso si consumano circa cinque calorie al minuto.
- Fare sesso diminuisce gli attacchi di cuore
Una buona vita sessuale è buona per la salute del cuore. Oltre ad essere un ottimo modo per aumentare la frequenza cardiaca, il sesso aiuta a mantenere i livelli di estrogeni e testosterone in equilibrio. “Quando uno di questi si bassa si iniziano ad avere molti problemi, come l’osteoporosi e anche malattie di cuore”, dice Pinzone. Fare sesso più spesso può aiutare. Secondo uno studio, gli uomini che hanno rapporti sessuali almeno due volte a settimana avrebbero la metà delle probabilità di morire di malattie cardiache rispetto agli uomini che hanno rapporti sessuali raramente.
- Fare sesso riduce il dolore
Prima di prendere l’aspirina , prova un orgasmo. “L’orgasmo può bloccare il dolore”, dice Barry R. Komisaruk, PhD, professore onorario presso la Rutgers, l’Università statale del New Jersey. Si rilascia un ormone che contribuisce ad accrescere la soglia del dolore. Anche la stimolazione senza orgasmo può essere positiva. “Abbiamo scoperto che la stimolazione vaginale può bloccare il dolore cronico alla schiena e alle gambe , e molte donne ci hanno detto che l’auto-stimolazione della vagina può ridurre i dolori mestruali, crampi, dolori artritici, e in alcuni casi anche di mal di testa “, dice Komisaruk.
- Fare sesso diminuisce le probabilità di cancro alla prostata
Provare piacere può contribuire ad evitare il cancro alla prostata. Gli uomini che eiaculano frequentemente (almeno 21 volte al mese) hanno meno probabilità di ammalarsi di cancro alla prostata secondo uno studio pubblicato nel Journal of American Medical Association. Non è necessaria un partner per ottenere questo beneficio: rapporti sessuali, l’eiaculazione notturna e la masturbazione fanno tutti parte dell’equazione. Sono molti i fattori che influenzano il rischio di cancro alla prostata. Ma più il sesso non vi farà male.
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Esofago di Barrett, tumore e reflusso gastroesofageo
Prima di iniziare la lettura, per comprendere meglio l’argomento trattato, vi consiglio di leggere questo articolo: Reflusso gastroesofageo: sintomi, diagnosi e cura
Quali sono le possibili complicanze della malattia da reflusso gastroesofageo?
In alcuni casi la malattia da reflusso si associa a lesioni della mucosa esofagea (esofagite). Una irritazione cronica delle pareti dell’esofago da parte dei succhi gastrici può infatti causarne dapprima l’infiammazione e poi il logoramento. In base ai risultati dell’esame endoscopico queste lesioni vengono classificate in cinque livelli di gravità. Al primo stadio troviamo piccole erosioni isolate che, salendo di livello, interessano sempre più severamente l’esofago fino a provocare vere e proprie perforazioni (ulcere). L’esofago di Barrett è la complicanza più grave poiché causa il cambiamento della mucosa esofagea in senso metaplasico e rappresenta un aumento del rischio di patologia tumorale. In pratica alcune cellule dell’esofago vengono sostituite con altre più simili al rivestimento dello stomaco, questo avviene perché il corpo si tutela contro un assalto da parte dell’acidità gastrica che potrebbe determinare danni seri all’esofago, attrezzando quest’ultimo con cellule meno funzionali ma più resistenti all’azione corrosiva dei succhi gastrici che refluiscono.
Tale alterazione può essere acuta e reversibile o cronica ed in quest’ultimo caso viene considerata come uno stadio precanceroso. L’esofago di Barrett deve essere riconosciuto endoscopicamente ed essere confermato da una biopsia. Presente in circa il 10% dei pazienti che soffrono di reflusso gastroesofageo, si accompagna talvolta ad esofagiti severe, ulcere, stenosi e sanguinamento.
Tumore all’esofago e reflusso gastroesofageo
Molte persone temono che la malattia da reflusso gastroesofageo possa in qualche modo favorire la formazione di tumore all’esofago. Tuttavia tale rischio, pur essendo comunque basso, è apprezzabile soltanto nelle condizioni più gravi. La probabilità che l’esofago di Barret si evolva in una condizione precancerosa è infatti intorno al 10% (ricordiamo che l’esofago di Barrett è presente in circa il 10% dei pazienti che soffrono da reflusso, quindi 10% del 10% = 1% circa). Come gran parte dei tumori anche la curabilità dell’adenocarcinoma esofageo è legata alla tempestività della diagnosi.
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Padre anaffettivo e assente: effetti sui figli, cosa fare?
Con il termine “assenza paterna” ci riferiamo non all’assenza fisica di un padre, legata a un decesso o abbandono. Parliamo di padri presenti fisicamente ma assenti dal punto di vista emotivo. La presenza di un padre, non solo fisica ma anche e soprattutto emotiva, sociale, risulta fondamentale nello sviluppo di un bambino. Ma non sempre un padre è realmente presente. Spesso capita che la figura paterna sia anaffettiva o comunque emotivamente più restia, meno aperta e disposta ad instaurare una relazione sana con il figlio, a fargli da guida nel suo percorso di vita. Quali sono le conseguenze sui figli?
Problemi comportamentali
Un padre assente può generare nel bambino problemi comportamentali. Il bambino ha bisogno di un confronto continuo con il mondo esterno. La sola presenza fisica del genitore non basta a forgiare il carattere, ad aiutare il bambino ad affrontare il mondo.Anzi. Talvolta può essere addirittura peggiore la presenza fisica di un genitore se questa non è accompagnata dalle opportune attenzioni nei confronti del bambino.
Insicurezza e ansia
Un padre assente, o che mette in discussione ogni attività del bambino genera in lui ansia, insicurezza. È importante metterli in discussione certo, ma in maniera costruttiva, facendo comprendere che si è “dalla loro parte” sempre e comunque. Lo stimolo non va confuso con il disfattismo, con la negatività fine a se stessa.
Autostima
Il fatto di non riconoscere pienamente l’affetto del padre, o quantomeno il fatto di non avvertire senso di approvazione, porta il subconscio del bambino a ridurre la stima in se stesso. La personalità del bambino non è ancora pienamente sviluppata , si sta creando adesso, e sentirsi poco accettato da una figura cosi vicina ed importante come quella del padre condizionerà l’evoluzione del suo carattere.
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Assenza paterna: il ruolo della madre
La madre spesso, pur di salvaguardare “l’unione familiare” tenta invano di giustificare l’assenza paterna con frasi tipo:
“dai sai benissimo com’è fatto tuo padre”;
“tuo padre non si rende conto”;
“cerca di capire tuo padre” “tuo padre lo fa per te”.
La madre fondamentalmente ha imparato ad accettare il carattere distaccato del compagno, e cerca di farlo comprendere anche al figlio, che a sua volta vive tutto ciò come una mancata considerazione. Ma non è assolutamente così. Proprio perché vi ama, la figura materna ingenuamente, cerca di riportare a proprio modo la serenità in famiglia.
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Padre assente: cosa succede da adulti?
Cosi come per qualsiasi figura che cresce accanto al bambino, ma che risulta emotivamente assente, anche la poca presenza di un padre genera conseguenze che si prolungano fino all’età adulta. L’adulto che ha avuto un padre poco presente infatti rimane, sotto alcuni aspetti, lo stesso bambino insicuro e ansioso che era un tempo.
Questo può provocare problemi, anche in età avanzata, nell’approcciarsi con gli altri.
Il soggetto quindi sarà affetto molto probabilmente da forme di distacco sociale, di superficialità nei rapporti, di problemi di fiducia nei confronti degli altri.
Il seme della negatività interrato anni prima è diventato un germoglio, durante l’adolescenza un delicato arbusto e da adulto da i suoi frutti che si concretizzano con emozioni quali: paura e sfiducia verso il prossimo.
Perché un padre è assente?
Diverse sono le motivazioni che spingono un padre a non svolgere quello che è il suo ruolo.
Non dimentichiamo che ogni padre è stato figlio a sua volta. È possibile che lui stesso sia stato vittima di ferite legate all’assenza di un genitore, ma non è questo il punto.
Può anche essere che, per un motivo o per un altro, vostro padre non abbia acquisito le capacità necessarie per creare un legame con i propri figli. È colpa sua? È colpa vostra? Non è nemmeno qui che vogliamo arrivare. È importante ciò che volte voi, nel presente, adesso, non nel passato. “Se vuoi qualcosa nella vita allunga la mano e prendila” la frase del celebre film (“into the wild”) risulta emblematica.
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Padre assente: come guarire dalle ferite?
Partiamo dal presupposto che un padre assente lo ricorderete e vi segnerà comunque per tutta la vita e che nulla potrà riconcedervi quegli anni perduti. Ma non perdetevi d’animo. Ricordate sempre che anche se avete patito le sofferenze a causa di mancanza d’affetto da parte di un padre sicuramente vi saranno state (e vi sono) figure che in un modo o nell’altro hanno saputo aiutarvi nel vostro percorso di vita (nonni, zii, amici, partner).
Ormai siete adulti. Che avete il raziocinio per affrontare la vita e perché no di migliorare, un minimo, il rapporto con il vostro genitore. Con l’età si diventa più sensibili, si cambia, si da maggiore importanza a determinati aspetti trascurati in gioventù.
Migliorare il legame emotivo con il padre
Probabilmente anche vostro padre avrebbe voluto un rapporto diverso con voi ma non è riuscito ad impostarlo. Ora siete grandi, anche se mantenete il ruolo di figlio, probabilmente siete genitori a vostra volta e avete compreso quanto è difficile essere padri/madri. Non dove accusare o rinfacciare, semplicemente, se lo riterrete opportuno, cercare di salvare il salvabile rendendo più “umano” il vostro rapporto. Come? Un abbraccio, un sorriso, un “ti voglio bene” sembrano sciocchezze ma non lo sono per niente, sono i piccoli gesti, fatti col cuore, a migliorarci la vita.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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