Cancro del testicolo: prevenzione, diagnosi, stadiazione, cure

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CANCRO TESTICOLO TUMORE STADIAZIONE CURE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgPrima di iniziare la lettura dell’articolo, vi consiglio di leggere: Testicoli e scroto: dimensioni, anatomia e funzioni in sintesi

I testicoli sono gli organi maschili preposti alla produzione degli spermatozoi e di alcuni ormoni. Il tumore maligno del testicolo è una neoplasia relativamente rara, tuttavia è purtroppo una delle più frequenti nei giovani. Il cancro si sviluppa in seguito a un’alterazione nelle cellule del testicolo, che provoca una crescita incontrollata delle stesse di determinando la formazione di una massa. La maggior parte dei tumori del testicolo originano dalle cellule germinali, che danno origine agli spermatozoi.

Quanto è diffuso

I tumori del testicolo  colpiscono soprattutto la popolazione giovane (in genere tra i 20 e i 40 anni). Nella fascia di età fino a 50 anni costituiscono il tipo di tumore principale (12% di tutte le diagnosi nel genere maschile). Dopo i 50 anni l’incidenza si riduce del 90%. Fino alla metà degli anni Settanta, nove uomini su 10 con tumore del testicolo morivano nel giro di un anno. Oggi i tumori del testicolo guariscono nel 95 per cento dei casi. Nel 2015 in Italia si sono registrati circa 2.000 casi.

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Sintomi

Di solito il tumore esordisce con un nodulo, un aumento di volume, un gonfiore o un senso di pesantezza del testicolo . Per questo è importante che gli uomini imparino a fare l’autoesame del testicolo (così come le donne fanno l’autoesame del seno) palpando l’organo di tanto in tanto per scoprire in tempo eventuali anomalie. Anche la brusca comparsa di un dolore acuto al testicolo è tipico di questo tumore, assieme a un rapido aumento del volume che può essere provocato da una emorragia all’interno del tumore. Viceversa, anche il rimpicciolimento del testicolo può essere un segnale di esordio della malattia. Infine, è importante che i genitori facciano controllare i bambini dal pediatra di fiducia, poiché una correzione dell’eventuale discesa incompleta del testicolo entro il primo anno di vita riduce il rischio di cancro e facilita la diagnosi precoce del tumore.

Fattori di rischio

I principali fattori di rischio di questo tumore sono:

  • il criptorchidismo, cioè la mancata discesa nello scroto del testicolo, che resta nell’addome o nell’inguine; il rischio rimane anche se il difetto è stato ridotto chirurgicamente
  • lo sviluppo anormale del testicolo causato da malattie quali la sindrome di Klinefelter
  • la familiarità, ossia la presenza di casi in famiglia di tumore al testicolo
  • l’età: questa patologia colpisce soprattutto i giovani, in particolare tra i 15 e i 34 anni.

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Diagnosi

Per la diagnosi del tumore del testicolo si possono utilizzare:

  • Esame obiettivo: lo specialista identifica eventuali alterazioni morfologiche del testicolo e richiede i necessari approfondimenti diagnostici.
  • Ecocolordoppler e/o ecografia testicolare: è lo strumento più adatto per la diagnosi della lesione testicolare e per la valutazione della sua estensione locale. E’ una metodica non invasiva, senza alcuna controindicazione.
  • Esami del sangue: l’innalzamento dei valori di alcune sostanze circolanti nel sangue (marcatori tumorali) può indicare la presenza di tumore del testicolo.
  • Orchiectomia radicale inguinale: consiste nell’asportazione chirurgica di un testicolo (il tumore raramente colpisce entrambi i testicoli). E’ una procedura comunemente eseguita in tutti i casi di sospetto cancro del testicolo. Il tessuto asportato viene poi analizzato da un anatomopatologo allo scopo di accertare la presenza del tumore e le sue caratteristiche.
  • TAC: è una metodica utile per definire l’esatta stadiazione della malattia (linfonodi retroperiotoneali e/o localizzazioni in altri organi o distretti corporei).
  • PET (Tomografia a Emissione di Positroni): è una moderna tecnica diagnostica di ausilio nella ristadiazione dell’estensione della malattia.

La diagnosi differenziale è posta rispetto ad altre patologie benigne dello scroto (epididimite, cisti dell’epididimo ecc.).

Stadiazione del tumore del testicolo

Dopo gli esami diagnostici e la conferma della diagnosi di cancro del testicolo, la stadiazione del tumore ai testicoli avviene attraverso il dosaggio ematico di marcatori tumorali specifici (alfa-fetoproteina, beta-HCG e latticodeidrogenasi), l’orchiectomia radicale inguinale (che ha anche valenza terapeutica, poiché permette la rimozione del tumore primitivo e la valutazione istologica) e l’esecuzione di una TAC, per identificare la presenza di eventuali localizzazioni metastatiche.

Trattamenti

A seconda del tipo di neoplasia e della sua estensione, sono possibili diverse strategie terapeutiche, tra cui vigile osservazione, chirurgia, chemioterapia, radioterapia.
Il paziente affetto da tumore del testicolo può avere problemi di fertilità.

  • Chirurgia
    Se il tumore è diagnosticato in una fase precoce, l’intervento chirurgico di rimozione di un testicolo (orchiectomia radicale inguinale) può essere l’unico trattamento necessario, seguito da stretta osservazione. L’esame anatomopatologico per la determinazione del tipo istologico (seminoma, carcinoma embrionario, choriocarcinoma, tumore del sacco vitellino) del tumore riveste un’importanza cruciale per la definizione della terapia più adeguata.
    L’asportazione di un testicolo desta spesso preoccupazione negli uomini. Oltre a produrre gli spermatozoi, il testicolo produce anche gli ormoni maschili: la funzione ormonale torna solitamente alla normalità dopo l’asportazione di un testicolo. Se necessario, il paziente può assumere ormoni allo scopo di ristabilire i livelli normali. L’asportazione di un testicolo non dovrebbe influire sulla funzione sessuale. In caso di preoccupazione per l’aspetto esteriore, gli urologi possono discutere con il paziente l’impianto di una protesi testicolare nello scroto.
    In caso di diffusione del tumore oltre i testicoli, possono rendersi necessari un secondo intervento chirurgico, la chemioterapia o la radioterapia oppure una combinazione di queste terapie.
    Qualora il cancro si sia diffuso ai linfonodi può essere necessario un intervento di dissezione dei linfonodi addominali (chirurgia retroperitoneale). L’asportazione dei linfonodi non influisce sulla capacità del paziente di avere un’erezione o un orgasmo. Tuttavia questo intervento chirurgico può diminuire la fertilità in quanto interferisce con l’eiaculazione.
  • Chemioterapia
    Solitamente, il cancro del testicolo risponde molto bene alla chemioterapia. La necessità della chemioterapia dipende dal tipo, dallo stadio e dalle dimensioni del tumore. In seguito, può essere necessaria la chirurgia allo scopo di garantire la rimozione totale dell’eventuale residuo tumorale.
    Alcuni farmaci antitumorali interferiscono con la produzione di spermatozoi: anche se molti uomini riacquistano la fertilità, talvolta l’effetto è permanente. Come precauzione prima del trattamento, è possibile ricorrere alla conservazione dello sperma ad uso futuro.
  • Radioterapia
    La radioterapia è particolarmente efficace contro un tipo di cancro del testicolo detto seminoma. In genere, la radioterapia non influisce sulle capacità sessuali del paziente. Può tuttavia interferire con la produzione di spermatozoi: questo effetto è solitamente temporaneo e la maggioranza degli uomini riacquista la fertilità nell’arco di pochi mesi. Il paziente può comunque valutare l’ipotesi di ricorrere alla crioconservazione dello sperma prima di sottoporsi al trattamento.

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Prevenzione

Per questo tipo di tumore non esiste un programma di prevenzione specifico e l’autopalpazione regolare dei testicoli rimane ancora oggi il metodo più efficace ed economico per intercettare una neoplasia testicolare in fase precoce.
Tuttavia pazienti con difficoltà riproduttiva associata a:

  • ridotta conta spermatica
  • testicoli con volume inferiore a 12 ml
  • FSH elevato
  • una storia clinica criptorchidismo

rappresentano una fascia di popolazione con un rischio più elevato di sviluppare un tumore del testicolo. L’ecografia testicolare rappresenta un valido strumento diagnostico per restringere ulteriormente la selezione dei pazienti sub-fertili con un rischio di tumore particolarmente elevato. Nei pazienti con alterazioni del tessuto testicolare (microlitiasi-calcificazioni) è indicata, oltre alla autopalpazione, una ecografia testicolare con cadenza annuale.

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Ansimar (doxofillina) 400mg compresse, fiale e bustine, foglietto illustrativo

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ANSIMAR

Categoria Farmacoterapeutica

Farmaci sistemici per disturbi ostruttivi delle vie respiratorie.

Principi Attivi

Compresse da 400 mg: doxofillina 400 mg.

Ogni fiala da 10 ml contiene:doxofillina 100 mg.

Ogni bustina contiene: doxofillina 200 mg. 100 mldi sciroppo contengono: doxofillina 2 g.

Fialoide miniflebo (uso ospedaliero): un fialoide da 100 ml contiene doxofillina 300 mg.

Eccipienti

Compresse da 400 mg: lattosio monoidrato, cellulosa microcristallina esodio carbossimetilcellulosa, amido di mais pregelatinizzato, silicecolloidale anidra, silice colloidale idrata, talco, magnesio stearato,povidone K30. Fiale: acqua distillata. Bustine per uso pediatrico: saccarosio, ammonio glicirizzinato, essenza di menta. Sciroppo: saccarosio, alcool etilico, metile p-idrossibenzoato, essenza di menta, ammonio glicirizzinato, acqua depurata. Miniflebo: acqua distillata.

Indicazioni

Asma bronchiale. Affezioni polmonari con componente spastica bronchiale.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Il preparato e’ controindicato nei soggetti con ipersensibilita’ notaal farmaco o verso altri derivati xantinici, in caso di infarto miocardico acuto, negli stati ipotensivi e durante l’allattamento.

Posologia

>>Compresse da 400 mg: 1 compressa due/tre volte al giorno negli adulti. >>Fiale da 100 mg: negli adulti 2 fiale per via endovenosa somministrate in pazienti in clinostatismo e lentamente (15-20 minuti), preferibilmente diluite, in fase acuta. La somministrazione puo’ essere ripetuta ogni 12 ore, a giudizio del medico. >>Bustine da 200 mg. Bambiniin eta’ scolare (6-12 anni): 1-3 bustine al giorno (12-18 mg/kg) sciolte in abbondante acqua. >>Sciroppo al 2%: 1 misurino da 20 ml due/trevolte al giorno negli adulti (1 misurino da 20 ml corrisponde a 400 mgdi doxofillina)>> Fialoide miniflebo 300 mg: per via endovenosa a goccia lenta sotto controllo medico, da somministrare solo negli adulti.Alla posologia consigliata i livelli plasmatici di doxofillina generalmente non superano i 20 mcg/ml, pertanto non si rende indispensabile controllare periodicamente tali livelli. In caso di aumento di tale posologia e’ necessario ricorrere al controllo dei livelli ematici del farmaco (valori terapeutici intorno ai 10 mcg/ml, valori ai limiti dellatossicita’ 20 mcg/ml).

Conservazione

Il preparato deve essere conservato “nelle ordinarie condizioni ambiente” previste dalla F.U.IX Ed.

Avvertenze

Numerosi fattori possono ridurre la clearance epatica dei derivati xantinici con aumenti dei livelli plasmatici del farmaco. Tra questi sonocompresi l’eta’, lo scompenso cardiaco congestizio, le affezioni ostruttive croniche del polmone, le gravi epatopatie, le infezioni concomitanti, la contemporanea somministrazione di molti farmaci quali: eritromicina, TAO, lincomicina, clindamicina, allopurinolo, cimetidina, vaccino antinfluenzale, propranololo. In questi casi puo’ essere necessario ridurre il dosaggio del farmaco. La fenitoina, altri anticonvulsivanti ed il fumo della sigaretta possono aumentare la clearance dei derivati xantinici con riduzione dell’emivita plasmatica. In questi casi puo’ essere necessario aumentare il dosaggio del farmaco. In caso di fattori che possano influire sulla clearance dei derivati xantinici si raccomanda un monitoraggio della concentrazione dei livelli ematici delfarmaco ai fini del controllo del range terapeutico. La somministrazione del prodotto deve avvenire con prudenza nei cardiopatici, negli ipertesi, negli anziani ed in pazienti con grave ipossiemia, ipertiroidismo, cuore polmonare cronico, insufficienza cardiaca congestizia, epatopatia, ulcera peptica e in pazienti con funzioni renali carenti. In particolare va usato con cautela nei pazienti con insufficienza cardiaca congestizia in quanto in questi pazienti vi e’ un notevole rallentamento della clearance del farmaco, con persistenza per lunghi periodi,anche dopo sospensione del trattamento, di elevati livelli ematici. Non esiste alcun rischio di assuefazione, dipendenza o altro.

Interazioni

Il medicinale non deve essere somministrato insieme ad altri preparatixantinici. Si consiglia un uso moderato di bevande ed alimenti contenenti caffeina. L’associazione tra il prodotto ed efedrina o altri simpaticomimetici richiede cautela. La contemporanea somministrazione di molti farmaci quali eritromicina, TAO, lincomicina, clindamicina, allopurinolo, cimetidina, vaccino antinfluenzale, propranololo puo’ ridurrela clearance epatica dei derivati xantinici con aumento dei livelli plasmatici del farmaco. La fenitoina, altri anticonvulsivanti ed il fumo di sigaretta possono aumentare la clearance dei derivati xantinici con riduzione dell’emivita plasmatica. In questi casi puo’ essere necessario aumentare il dosaggio del farmaco.

Effetti Indesiderati

Con l’impiego di derivati xantinici possono manifestarsi nausea, vomito, dolore epigastrico, cefalea, irritabilita’, insonnia, tachicardia,extrasistole, tachipnea ed occasionalmente iperglicemia ed albuminuria. In caso di sovradosaggio possono comparire aritmie cardiache gravi ecrisi convulsive tonico-cloniche. Tali manifestazioni possono costituire i primi segni di intossicazione. La comparsa di effetti collaterali puo’ richiedere la sospensione del trattamento che, se necessario agiudizio del medico, potra’ essere ripreso a dosi piu’ basse dopo la scomparsa di tutti i segni ed i sintomi di tossicita’.

Gravidanza E Allattamento

Le indagini eseguite sull’animale hanno indicato che il principio attivo del preparato il farmaco non interferisce con lo sviluppo pre- e post-natale. Tuttavia, poiche’ non esiste sufficiente sperimentazione clinica in gravidanza, l’uso del farmaco in corso di gestazione deve essere attentamente valutato caso per caso secondo il criterio rischio- beneficio. Il farmaco e’ controindicato durante l’allattamento.

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Sesso durante il ciclo: come farlo?

MEDICINA ONLINE SEX SESSO NAKED NUDE GIRL WOMAN CUTE YOUNG VAGINA CLITORIS CLITORIDE CICLO MESTRUAZIONI VULVA SANGUE CICLO MESTRUALE ROSA FIORE DONNA RAGAZZA DOLORE MESTRUALE RIMEDI FARMACI VIOLENZA SESSUALE SESSUALITA PUBEUna delle credenze più diffuse è che fare sesso durante il ciclo mette al riparo da gravidanze indesiderate. La ragione sta nella  combinazione di due fattori: la durata della fertilità della donna e la sopravvivenza degli spermatozoi dell’uomo.
Infatti è accertato che il periodo fertile femminile può estendersi oltre la fase dell’ovulazione. In caso di alterazioni del ciclo, la fecondazione può quindi avvenire anche se le mestruazioni non sono ancora terminate. Ed è altrettanto accertato che la sopravvivenza dello spermatozoo nell’utero può durare anche 3 o 4 giorni, oltrepassando la fase della infertilità della donna. In questo caso la fecondazione potrebbe avvenire  in un momento successivo al giorno in cui è avvenuto il rapporto sessuale .

Sesso durante il ciclo: piacere o dovere?
Ma il dilemma  sulla praticabilità del rapporto sessuale durante il ciclo mestruale forse è un altro e riguarda non il fattore tecnico ma la sfera psicologica ed emozionale che si realizza tra l’uomo e la donna in quei giorni lì. Quando si entra nella sfera psicologico-emozionale la prospettiva cambia radicalmente e subentrano fattori personali che riguardano 2 aspetti: la cultura ricevuta e la risposta dell’organismo.
Sul primo aspetto non tutti gli uomini e le donne amano avere rapporti durante il ciclo. E il motivo è da ricondurre per le donne sia ai dolori e malesseri  connessi  che al retaggio culturale  di chi esclude  il rapporto mentre fluisce il sangue perché farlo suscita sensibilità centrate non sulle suggestioni del “piacere” del rapporto sessuale, ma sul “dovere” della corretta funzionalità dell’apparato genitale femminile  finalizzata alla procreazione.
Alcune donne riferiscono di sentirsi “ sporche” , durante il ciclo, associando il sangue che fluisce naturalmente (e guai se non fluisse in età fertile) con  ciò che generalmente occorre fare in quella circostanza, cioè proteggersi, indossare assorbenti igienici, lavarsi, eliminare il cattivo odore che promana dal ciclo mestruale.
Alcuni uomini poi appaiono a disagio; non amano confondere sangue e sperma perché nel loro immaginario tali fluidi evocano situazioni differenti. In sostanza, per questa categoria di  persone, che secondo una ricerca recente assomma a circa l’80 % delle donne ed al 70% degli uomini,  il ciclo spoetizza il rapporto sessuale.

Quando durante il ciclo aumenta  il desiderio di fare sesso
Al contrario ci sono altri uomini ed altre donne che durante il ciclo esaltano le loro sensazioni erotico-amorose. Non è affatto infrequente, per esempio, che nella donna aumenti il desiderio sessuale in modo spasmodico e l’irrefrenabile desiderio di soddisfarlo intensamente con una maggiore frequenza del rapporto sessuale; e spesso per questa categoria di donne l’orgasmo arriva a picchi di intensità anche dieci volte superiori alla normalità soggettiva.
Fenomeno che agisce anche su quegli uomini che, anziché essere respinti dalla vista del sangue della loro donna,  trovano nel rapporto sessuale durante il ciclo  e dalla vista del sangue una ipereccitazione che amplifica l’erezione e la durata del rapporto stesso.

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Sesso durante il ciclo: le 5 regole che riducono i rischi e aumentano il piacere
Quale che sia la vostra appartenenza al primo al secondo gruppo di persone, è comunque bene tenere a mente alcune regole nel caso foste interessati a praticare o provare a fare sesso durante il ciclo mestruale della donna:

1) Calcolate esattamente la fertilità della donna – Eviterete il rischio di gravidanze indesiderate.

2) Usate il preservativo – Dal momento che non è affatto certo che  il rapporto non protetto non corra rischi di gravidanza, anche se le probabilità sono basse, l’uomo o la donna che vogliano evitare una gravidanza  usino il profilattico durante il rapporto. Inoltre, il preservativo elimina del tutto il rischio di trasmissione di malattie sessuali che potrebbe essere maggiore dato che è proprio con il flusso di sangue che agisce il rischio di contagio.

3) Utilizzate  un telo  e  fazzoletti di carta – Per non sporcare il luogo in cui  avete intenzione di compiere il rapporto sessuale e dotatevi di fazzoletti  per arginare la fuoruscita e la mescolanza di  fluidi che si determina  nel momento finale.

4) Valutate  l’opportunità del sesso orale. Tecnicamente la donna non ha alcuna riduzione della libido. Il clitoride è posto nella parte superiore della vagina e dunque la sollecitazione non riduce l’eccitazione che deriva dalla sua sollecitazione, ovviamente dopo una adeguata igiene della zona. Restano le considerazioni personali  sul gradimento  e sul disagio pudico che lui e lei possono e non possono manifestare.

5) Ricorrere alla fantasia erotica –  Spesso uomini e donne che non riescono a trattenere le loro reciproche attrazioni per tutta la durata del ciclo ( che può anche arrivare a sette giorni) ricorrono a posizioni e luoghi che accrescono l’eccitazione e stimolano la fantasia.  Fare l’amore sotto la doccia o nella vasca per esempio,  è la risorsa più gradita e praticata per i cultori del sesso durante il ciclo.

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Le 10 cose che non dovete MAI fare durante il sesso

MEDICINA ONLINE SESSO SEX 10 COSE NON DOVETE MAI DIRE SESSUALITA COPPIA AMORE UOMO DONNA AMPLESSO COITO.jpgIl sesso dovrebbe essere divertente, libero, crudo, e… sexy, ma a volte noi non possiamo fare a meno di rovinare quella che avrebbe potuto essere una esperienza sessuale perfettamente emozionante iniettando una grande dose di stupidità. Anche se pensi di essere una dea o una divinità del sesso, è probabile che anche tu possa  beneficiare della nostra lista semiseria delle “10 cose che da non fare mai durante un rapporto sessuale”.

1. Menzionare il tuo ex

Menzionare il tuo ex o la tua ex è sempre una idea decisamente sbagliata e lo è ancor di più durante un rapporto sessuale. Meglio evitarlo.

2. Dire al partner che sta facendo qualcosa di sbagliato

Va bene, se si prova fastidio dovresti dirgli di smettere. Tuttavia, invece di porre la cosa che sta facendo in negativo, utilizza una frase in modo positivo. Ad esempio, se sta facendo qualcosa che non ti piace digli qualcosa tipo: “Cambiamo? Mi piace molto quando mi fai questo o quest’altro“. In questo modo potrai comunicare al tuo partner in modo delicato che non eri davvero appagata o appagato da quanto stava facendo, senza offenderlo.

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3. Rispondere a una telefonata

A meno che non aspetti una chiamata realmente urgente, puoi attendere!

4. Cercare di nasconderti

Durante un rapporto sessuale non è proprio il momento di sentirsi a disagio su una certa posizione a causa del modo in cui il partner potrebbe giudicarti. Evitalo.

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5. Dire “sono stanco”

Dire “sono stanco” in genere fa abbassare la libido di qualsiasi partner, quindi meglio evitare.

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6. Piangere

Non importa se è l’esperienza sessuale più commovente che tu abbia mai avuto, non è il momento di piangere. Il tuo partner in automatico potrebbe, invece, pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato. Se poi è l’uomo a piangere durante il rapporto sessuale, la partner potrebbe vederlo come meno virile.

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7. Sbadigliare

Mostrare che sei assonnata o assonnato dà prova al tuo lui o alla tua lei che ti stai disinteressando del rapporto e che ti stai annoiando: evita!

8. Fingere un orgasmo

Se sei una donna, evita di fingere un orgasmo. Il tuo partner potrebbe accorgersene e provare sentimenti di inadeguatezza. Se proprio non puoi arrivare ad un orgasmo è meglio parlarne per spiegare i motivi. Forse non eri abbastanza coinvolta in quel momento, forse non c’è stata abbastanza intesa questa volta, forse lui sbagliava i movimenti e tu puoi dirgli come correggerli. Qualunque sia la ragione, hai molte più probabilità di non offendere il tuo compagno se parlerai dell’accaduto insieme con lui.

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9. Parlare di qualsiasi cosa che non sia sesso

Dire cose non correlate al rapporto sessuale che stai avendo è veramente sbagliato. Quindi, no a “Ho dimenticato di caricare la lavastoviglie“, e non a “Ho davvero bisogno di chiamare mia zia, lo avevo completamente dimenticato“. Tutti i pensieri casuali che ti vengono in mente durante il coito possono essere discussi in seguito.

10. Flatulenza durante il coito

Ecco se proprio non riuscite a trattenere l’aria e “vi scappa”… parlatene e cercate di riderci su, per quanto possibile. Ricordate che comunque è una cosa naturale che può capitare sia all’uomo che alla donna!

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Sindrome dell’intestino irritabile: sintomi, dieta, cibi da evitare e prodotti consigliati

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI FEGATOLa sindrome dell’intestino irritabile è una condizione molto comune e debilitante, che interessa circa il 10% della popolazione, soprattutto di sesso femminile e con un tasso più alto di prevalenza dai 20 ai 50 anni. È caratterizzata da fastidio o dolore addominale, associati all’alterazione della funzione intestinale ed accompagnati da gonfiore o distensione.

Che cos’è la sindrome dell’intestino irritabile?

La sindrome dell’intestino irritabile, che una volta veniva definita “colite spastica” o “colon irritabile”, si presenta tipicamente con un fastidio o dolore addominale, che migliora dopo l’evacuazione; l’intestino può essere stitico, diarroico oppure di tipo misto, ossia con alternanza fra stipsi e diarrea. Spesso i pazienti sperimentano una riduzione della qualità della vita, e circa il 60% di essi lamenta anche debolezza ed affaticamento. L’andamento è cronico con carattere fluttuante e nel corso degli anni le riacutizzazioni dei sintomi coincidono con eventi stressanti, sia di tipo fisico (es. interventi chirurgici, infezioni virali o batteriche), che di tipo psichico (es. stress, separazioni, lutti). Le donne ne sono interessate in misura doppia rispetto agli uomini. Chi soffre di Sindrome dell’Intestino Irritabile spesso presenta sintomi anche di emicrania, ansia, depressione, fibromialgia, fatica cronica, cistite e problemi nella sfera sessuale.

Quali sono le cause della sindrome dell’intestino irritabile?

Le cause sono molteplici e, nello stesso individuo, non è riconoscibile un singolo fattore scatenante. Da un lato vi sono fattori psico-sociali, come il comportamento verso le malattie, aspetti cognitivi ed emotivi; dall’altro fattori biologici, come la predisposizione e la suscettibilità individuale, alterazioni della motilità del tratto digestivo, la sensibilità dei visceri, la percezione soggettiva del dolore, la flora batterica ed infezioni intestinali. A complicare il tutto vi possono essere anche intolleranze ed allergie alimentari, l’utilizzo cronico di farmaci (es anti-infiammatori, antibiotici) e lo stress, che possono avere un ruolo nel determinare e perpetuare la presenza dei sintomi. A livello intestinale c’è il cosiddetto “secondo cervello”, che è in continua comunicazione con il nostro “primo cervello”. Per questo motivo, molti degli eventi stressanti a livello psichico si riflettono sull’intestino, e viceversa (problemi addominali che causano stress psicologici). La Sindrome dell’Intestino Irritabile si presenta spesso in associazione con altri disordini motori del tratto digestivo, come la dispepsia funzionale e la malattia da reflusso gastroesofageo, così come altre patologie, inclusa la malattia celiaca. Un’alta percentuale dei pazienti, inoltre, presenta cefalea, dolori alla schiena, insonnia, debolezza, fibromialgia, dolore pelvico cronico, e dolore all’articolazione temporo-mandibolare.

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Quali sono i sintomi e segni della sindrome dell’intestino irritabile?

I sintomi e segni tipici sono definiti da criteri diagnostici internazionali (criteri di Roma). Il dolore o fastidio addominale (insorto almeno sei mesi prima della diagnosi) deve essere presente per almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi, in associazione a 2 o più dei seguenti sintomi:

  1. migliora dopo l’evacuazione;
  2. inizialmente è associato con modificazioni della frequenza delle evacuazioni;
  3. inizialmente è associato con modificazioni dell’aspetto delle feci.

Altri sintomi e segni possono essere:

  • anomala frequenza di evacuazioni (maggiore di 3 al giorno o meno di 3 alla settimana);
  • alterata consistenza delle feci;
  • evacuazione difficoltosa (spinta eccessiva, sensazione di urgenza e di evacuazione incompleta);
  • passaggio di muco;
  • gonfiore o distensione addominale, talvolta alternati.

Diagnosi

La diagnosi si basa sulla classificazione sintomatologica ed è detta di “esclusione”, dal momento che i sintomi sono presenti ma non ci sono malattie organiche specifiche che li giustifichino. Se sono invece presenti anche sintomi e segni definiti “di allarme”, è necessario procedere con indagini più approfondite (ad esempio la colonscopia) che saranno indicate dal medico curante. I sintomi e segni di allarme sono:

  • insorgenza dopo i 50 anni di età;
  • dimagrimento inspiegabile;
  • anemia;
  • febbre;
  • sangue nelle feci;
  • dolore che non migliora dopo l’evacuazione.

Se i sintomi peggiorano in seguito all’ingestione di certi alimenti, sono indicati test diagnostici per escludere allergie oppure un malassorbimento. Fra gli esami da eseguire per escludere altre cause dei sintomi vi sono:

  • Colonscopia: consente di esaminare l’intero colon attraverso l’introduzione di uno strumento flessibile con incorporata una telecamera e con un sottile canale attraverso il quale passare la pinza bioptica per eseguire piccoli prelievi di mucosa (biopsie) o per asportare polipi.
  • Tomografia computerizzata: riproduce immagini degli organi interni, a livello dell’addome e della pelvi.
  • Breath test al lattosio (o test del respiro): l’esame è utile per verificare se è presente la Lattasi che è l’enzima necessario per digerire gli zuccheri (lattosio) presenti nei prodotti caseari (latticini). Se l’enzima è assente, l’ingestione di latticini può essere la causa di sintomi tipici della Sindrome dell’Intestino Irritabile e l’eliminazione degli alimenti contenenti lattosio può risolvere i problemi.
  • Esami del sangue per la malattia celiaca: la malattia celiaca è dovuta all’allergia al glutine e si può presentare con sintomi simili alla Sindrome dell’Intestino Irritabile.

Trattamenti

La strategia terapeutica per la sindrome dell’intestino irritabile si basa principalmente sul trattamento dei sintomi riferiti dal paziente, essendo spesso sconosciuta la causa scatenante.

L’approccio iniziale si basa su:

  • Un’adeguata educazione alimentare e dello stile di vita, cercando di suggerire quali alimenti e bevande possono essere utili o nocivi.
  • Corretta idratazione ed attività fisica appropriata.
  • Ai chi soffre principalmente di stipsi verranno suggeriti integratori, lassativi o procinetici a seconda del tipo di stipsi. In caso di diarrea sono utili probiotici (fermenti lattici), antibiotici non assorbibili (es. rifaximina), anti-infiammatori intestinali (es. mesalazina). Nei casi di meteorismo ed eccesso di gas intestinali sono utili enzimi digestivi, integratori a base di probiotici, piante carminative (es. camomilla, melissa, cumino).
  • Integratori a base di fibre e lassativi osmotici: sia le fibre solubili (es. psyllium, glucomannano) o insolubili (es crusca) che gli osmotici (es. macrogol) sono utili nei casi di associata stipsi e gonfiore.
  • Farmaci antidiarroici: i farmaci da banco come la Loperamide devono essere utilizzati, con cautela e sotto controllo medico, nei casi di diarrea.
  • Dieta di eliminazione di cibi “formanti gas”: se il sintomo principale è il meteorismo e gonfiore con distensione addominale, è consigliabile la riduzione di alimenti che fermentano come le bevande gassate, l’insalata a foglia larga (es. lattuga), gli ortaggi (es. cavolfiore, piselli, broccoli), i legumi (es. fagioli, ceci, lenticchie), masticare chewing-gum, e la frutta dopo i pasti (è preferibile consumarla lontano).
  • Farmaci antispastici (o anticolinergici): questa classe di farmaci viene utilizzata per alleviare i dolori e gli spasmi intestinali. Esercitano anche azione anti-gonfiore ma, se assunti ad alto dosaggio, possono peggiorare la stipsi.
  • Farmaci antidepressivi: se i sintomi si accompagnano ad una riduzione del tono dell’umore, questi farmaci sono efficaci, in quanto aumentano i livelli disponibili di serotonina, che è il neurotrasmettitore maggiormente coinvolto nell’asse cervello-intestino, modulando sia la motilità che l’umore.
  • Farmaci ansiolitici: sei i sintomi si accompagnano ad uno stato ansioso, ci sono farmaci a base di benzodiazepine con o senza associazione di un antispastico. Solitamente vengono utilizzati nei casi di dolore spastico (crampi) intestinale aggravato da stress psico-fisici. Le Benzodiazepine inoltre esercitano un effetto rilassante la muscolatura intestinale.
  • Antibiotici non riassorbibili: sono antibiotici che non hanno un’azione sistemica (ovvero sull’intero organismo), ma solo a livello intestinale. Sono utilizzati per contrastare una contaminazione batterica del piccolo intestino che spesso può essere alla base di sintomi quali gonfiore, dolore e meteorismo.
  • Terapie complementari: diverse terapie non convenzionali si sono dimostrate efficaci nella cura della Sindrome dell’Intestino Irritabile, quali l’agopuntura, la terapia cognitivo comportamentale e le tecniche di rilassamento.

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Prevenzione

Più che la prevenzione, è indicato un comportamento teso ad accettare la malattia e convivere con essa. Solitamente, i pazienti sono in grado di riconoscere eventi particolari che riacutizzano i sintomi; in questi casi è necessario assumere, sul momento, farmaci o integratori in grado di contrastare il dolore, oppure adottare tecniche già sperimentate (attività sportiva, rilassamento, training autogeno) per affrontare al meglio le situazioni “a rischio”.

RACCOMANDAZIONI DIETETICHE GENERALI

  • Buona idratazione, un corretto equilibrio idrico è importante per garantire una consistenza morbida delle feci.
  • Prediligere preparazioni semplici come la cottura al vapore, ai ferri, alla griglia, alla piastra, al forno, al cartoccio.
  • Evitare un’alimentazione sbilanciata, troppo ricca di grassi, proteine e povera o priva di carboidrati.
  • Seguire un’alimentazione equilibrata tipicamente mediterranea con frutta, verdura e cereali.
  • Mangiare lentamente, masticando con calma i bocconi.
  • Valutare la tolleranza individuale agli alimenti

ATTENZIONE: durante la fase acuta (colica), le raccomandazioni dietetiche cambiano!
È raccomandabile prediligere una dieta “idrica” volta principalmente a garantire liquidi e sali minerali ed attenersi alle indicazioni mediche sulla base del quadro clinico.

I tre capitoli che seguono indicano gli alimenti non consentiti, consentiti con moderazione, consentiti e consigliati in caso della patologia indicata. Nel seguire le indicazioni si deve però tenere conto che, per ottenere una corretta ed equilibrata alimentazione che fornisca all’organismo tutti i nutrienti di cui necessita, occorre assumere la giusta quantità (porzione) dell’alimento e rispettare le frequenze con le quali alcuni alimenti debbono essere consumati, giornalmente o settimanalmente, all’interno di uno schema alimentare personalizzato. L’alimentazione della giornata deve rispettare il bilancio energetico di ciascuno e l’energia introdotta deve essere uguale a quella spesa per non aumentare il rischio di sovrappeso, obesità ma anche di malnutrizione.

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ALIMENTI NON CONSENTITI

  • Sorbitolo, mannitolo dolcificanti presenti nelle gomme da masticare, nella confetteria, nelle caramelle senza zucchero.
  • Superalcolici e alcolici
  • Caffè, tè e bevande contenenti caffeina (come la cola)
  • Bevande gassate
  • Condimenti grassi come burro, lardo, margarine e altri alimenti grassi che possono rallentano la digestione (intingoli, fritture, ecc.).
  • Insaccati
  • Salse come maionese, ketchup, senape
  • Peperoncino, pepe e spezie piccanti in generale perché possono irritare le mucose intestinali
  • Brodo di carne o confezionato con estratti di carne o dadi per brodo.
  • Dolci come torte, pasticcini, marmellata, panna, gelati ecc.
  • La fibra della crusca può aggravare alcuni sintomi del colon irritabile, pertanto bisogna essere attenti alle eventuali reazioni negative a questo alimento.

ALIMENTI CONSENTITI CON MODERAZIONE

  • Legumi (fagioli, piselli, lenticchie) per il loro potenziale flautogeno.
  • Verdure che durante la digestione producono grandi quantità di gas quali cavoli, cavolfiori, broccoli.
  • Frutta con potenziale flautogeno uva passa, banane, albicocche e prugne.
  • Latte. Alimento ritenuto a rischio ma da limitare soprattutto in associazione ad intolleranza al lattosio.
  • Prodotti integrali. Valutare la tolleranza individuale.

ALIMENTI CONSENTITI E CONSIGLIATI

  • Acqua almeno 1,5 litri al giorno, oligominerale naturale.
  • Pane, pasta, riso e cracker, in qualsiasi varietà tra cui segale, orzo, avena, grano intero bianco senza glutine, ecc. sono ben tollerati.
  • Pesce (fresco o surgelato). È consigliabile consumarlo, nelle dosi prescritte, almeno tre volte alla settimana preferibilmente cucinato alla griglia, al forno, al vapore, arrosto.
  • Carne: manzo, vitello, vitellone, pollo, coniglio, tacchino, lonza di maiale, cavallo, scelte nelle parti più magre e private del grasso visibile. Cucinate alla griglia, arrosto, bollito, al forno o anche in umido purché il tutto venga cucinato senza far friggere i condimenti.
  • Latticini freschi e yogurt. Quest’ultimo agisce positivamente sulla flora intestinale se consumato abitualmente.
  • Formaggi stagionati, come il Grana Padano DOP che non contiene lattosio e può essere un ottimo sostituto a un secondo piatto di carne o uova. Questo formaggio può anche essere consumato giornalmente grattugiato (un cucchiaio 10 grammi) per insaporire i primi o i passati di verdura al posto del sale. Il Grana Padano DOP è un concentrato di latte, ma meno grasso del latte intero perché parzialmente decremato durante la lavorazione, il suo consumo incrementa l’apporto proteico ai pasti e favorisce il raggiungimento del fabbisogno giornaliero di calcio.
  • Frutta. Consumare circa 2-3 frutti di medie dimensioni, a seconda della tollerabilità, sbucciata o non (in questo caso ben lavata). Il limone rappresenta uno dei migliori disinfettanti naturali dell’intestino e i kiwi, oltre a contenere una buona quantità di fibre per riequilibrare l’intestino, possono potenziare l’azione delle fibre prebiotiche.
  • Verdure. Le fibre permettono una buona peristalsi. Preferire quelle molto ricche in fibra grezza come carciofi, insalata, bieta e quelle che contengono i fruttoligosaccaridi (FOS) come asparagi, pomodoro, carote, porri, cicoria.

CONSIGLI COMPORTAMENTALI

  • Consumare i pasti a tavola mangiando lentamente
  • Rendere lo stile di vita più attivo (abbandona la sedentarietà! Vai al lavoro a piedi, in bicicletta o parcheggia lontano, se puoi evita l’uso dell’ascensore e fai le scale a piedi)
  • Praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana. L’attività fisica moderata concorre ad attenuare i sintomi.
  • Non fumare: il fumo contribuisce a danneggiare le mucose dell’organismo
  • Elimina gli stress ambientali
  • Leggere le etichette dei prodotti, soprattutto per accertarsi del loro contenuto in grassi.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere del vostro apparato digerente, in grado di combattere stipsi, fecalomi, meteorismo, gonfiore addominale, acidità di stomaco, reflusso, cattiva digestione ed alitosi:

Per approfondire:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Destiniamo i soldi di Sanremo alle case dei terremotati

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DESTINIAMO SOLDI SANREMO TERREMOTATI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgHo letto che ad Amatrice c’è stata l’estrazione a sorte delle prime 25 casette da dare alle famiglie dei terremotati. Qualcuno ha gioito, qualcun altro è rimasto escluso. Dal mio punto di vista una estrazione del genere è scandalosa in un paese civile. Contemporaneamente ho letto dei compensi spropositati destinati a Sanremo 2017, l’ennesimo Festival della Canzone Italiana, compensi ricavati dal canone che noi paghiamo con le nostre tasse, anche se magari – come il sottoscritto – non vede la televisione da anni. Ora, sarà un ragionamento populista, ottuso, di non larghe vedute, utopico, superficiale, irrealizzabile ma mi chiedo… non sarebbe stato meglio destinare tutti (o almeno in parte) quei milioni di euro del festival alla costruzione di un numero maggiore di case per i terremotati? Non sarebbe stato bellissimo saltare il festival per un anno o almeno eliminare qualche super-ospite pagato a peso d’oro, per dare un tetto vero alle famiglie, agli anziani, ai bambini esclusi dal sorteggio? Sarei stato per la prima volta felice di aver pagato il canone.

Datemi pure del populista, ma non riesco a non pensare a queste domande.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Labbra blu: da cosa sono causate e come si curano in bimbi ed adulti

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Bimbo con Tetralogia di Fallot

Il colorito blu delle labbra si verifica quando la cute labiale assume una colorazione bluastra. In linea generale, questo segno è causato da una carenza di ossigeno nel sangue o a temperature estremamente basse. Quando la cute diventa bluastra, si parla di cianosi. Più comunemente, le labbra blu sono causate da una carenza di ossigeno nel sangue (ipossiemia): questo può accadere quando ci si trova ad altitudini elevate o in caso di soffocamento. Tale sintomo può anche essere dovuto a condizioni croniche sottostanti, come malattie polmonari o difetti cardiaci cronici. La mancanza di ossigeno nel sangue, indipendentemente dalla causa, porta alla colorazione bluastra della cute specie a carico di mani, piedi e labbra.
Le labbra blu sono un segno che in alcuni casi può indicare la presenza di una grave condizione medica, che necessita di essere valutata prontamente dal medico.

IMPORTANTE: Qualora le labbra blu siano accompagnate da altri segni e sintomi di grave entità, come difficoltà respiratoria, dolore toracico irradiato al braccio sinistro, letargia, vertigini, febbre alta o svenimento, si consiglia di chiamare immediatamente il Numero Unico per le Emergenze 112 o di recarsi presso il pronto soccorso più vicino.

Leggi anche: Saturazione dell’ossigeno: valori normali e patologici in anziani e bambini

Sintomi e segni

Il colorito blu delle labbra è esso stesso un sintomo (più correttamente, in medicina, si parla di “segno”) ed è generalmente causato da freddo intenso o da carenza di ossigeno nel sangue. In caso di colore bluastro delle labbra da carenza di ossigeno, le labbra blu potrebbero essere accompagnate da altri sintomi e segni, tra cui:

  • frequenza respiratoria rapida (tachipnea);
  • dispnea (difficoltà a respirare normalmente);
  • ispessimento dei tessuti subungueali (posti sotto l’unghia);
  • cianosi (colorazione bluastra della cute);
  • letargia;
  • stanchezza/affaticamento;
  • perdita di coscienza.

In alcuni casi, le labbra blu possono essere un sintomo di una condizione estremamente grave per la quale è necessaria una valutazione medica immediata. Si consiglia di chiamare il 118 o di recarsi presso il pronto soccorso più vicino in presenza di uno qualsiasi dei seguenti sintomi:

  • febbre molto alta;
  • dolore toracico;
  • dolore toracico irradiato al braccio sinistro;
  • senso di oppressione al petto;
  • grave dispnea (grave difficoltà di respirazione);
  • grave letargia;
  • vertigini;
  • svenimento.

Leggi anche: Bocca secca ed asciutta da ansia, diabete, malattie del fegato: diagnosi e cure

Cause e fattori di rischio negli adulti

Come accennato precedentemente, la carenza di ossigeno nel sangue è di solito la causa più comune di insorgenza di labbra blu, tuttavia anche alcune condizioni metereologiche ed ambientali possono provocare tale segno, in particolare negli adulti. Possono causare labbra blu:

  • esposizione improvvisa a freddo estremo;
  • esposizione prolungata a freddo moderato;
  • altitudini elevate.

La diminuzione dei livelli di ossigeno nel sangue (ipossiemia) è sicuramente la causa di labbra blu più pericolosa. L’ipossiemia può essere dovuta a una serie di condizioni sottostanti, tra cui:

  • infezioni polmonari (ad esempio Covid-19);
  • asma bronchiale;
  • broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO, che include enfisema e bronchite cronica);
  • neoplasie polmonari;
  • polmonite;
  • insufficienza respiratoria;
  • ipertensione polmonare (ipertensione a carico delle arterie polmonari).

Leggi anche: Insufficienza respiratoria acuta e cronica: cause e conseguenze

Anche altre condizioni e malattie che coinvolgono altri sistemi corporei possono diminuire i livelli di ossigeno nel sangue e causare e/o favorire l’insorgenza di labbra blu, tra cui:

  • anemia;
  • difetti cardiaci congeniti;
  • insufficienza cardiaca congestizia (deterioramento della capacità del muscolo cardiaco di pompare sangue);
  • laringite difterica/croup (malattia virale);
  • epiglottite (infiammazione e gonfiore estremamente gravi a carico dell’epiglottide, lamina cartilaginea posta fra la lingua e la trachea);
  • infarto del miocardio (attacco di cuore);
  • metaemoglobinemia (emoglobina anomala che può essere causata da alcuni farmaci o tossine);
  • fenomeno di Raynaud (spasmi dei piccoli vasi sanguigni della dita di mani e piedi, che riducono la circolazione sanguigna; il fenomeno di Raynaud è secondario a molti disturbi autoimmuni come il lupus);
  • fumo;
  • uso di droghe;
  • uso di alcuni farmaci;
  • cattiva circolazione;
  • dieta squilibrata.

Leggi anche: Asma bronchiale in bambini e adulti: cause, sintomi e cura

Condizioni che causano o favoriscono la comparsa di labbra blu e che richiedono immediato intervento medico, sono:

  • soffocamento (ad esempio da corpo estraneo);
  • avvelenamento/intossicazione;
  • attacchi convulsivi prolungati;
  • embolia polmonare (ostruzione di una arteria polmonare dovuta ad un coagulo di sangue proveniente dalla circolazione venosa sistemica);
  • insufficienza cardiaca;
  • arresto cardiaco;
  • insufficienza respiratoria;
  • arresto respiratorio.

Leggi anche: Igiene orale: consigli e prodotti per pulire lingua, denti e bocca

Quali sono le cause labbra blu nei neonati e nei bambini?

Idealmente, le labbra di un bambino, di un neonato o di un lattante dovrebbero essere rosa. Oltre alle labbra, nessuna parte del corpo del bambino dovrebbe diventare blu o viola, poiché la cianosi potrebbe significare che il bimbo ha una quantità insufficiente di ossigeno nel sangue. La cianosi nei bimbi è causata spesso dall’esposizione a freddo intenso o da difetti cardiaci congeniti, ma altre cause possono includere convulsioni, shock settico e le malattie polmonari come l’asma o la polmonite. Detto questo è bene sapere che la cianosi non è sempre indice di patologia. In realtà, molti neonati e bambini piccoli normalmente sperimentano lievi macchie blu sulle mani e sui piedi. In termini medici si chiama come cianosi periferica: essa di solito si risolve nel corso del tempo e non deve destare preoccupazione. Le labbra blu nei bambini possono essere un’indicazione di una patologia o condizione pre-esistente, come ad esempio:

  • asma;
  • anemia;
  • bronchite;
  • malattia polmonare ostruttiva cronica;
  • metemoglobinemia;
  • epiglottite;
  • tetralogia di Fallot;
  • cardiopatia cianotica e altri disturbi cardiaci;
  • shock;
  • soffocamento;
  • esposizione ad ambienti freddi;
  • tosse prolungata;
  • trasposizione dei grossi vasi.

Se si nota che il bambino ha le labbra blu, specie se si associano dispnea (difficoltà a respirare), letargia o comunque un comportamento del bimbo diverso dall’usuale, andare rapidamente al pronto soccorso pediatrico del più vicino ospedale.

Per approfondire:

Potenziali complicanze

Come abbiamo visto, le labbra blu in alcuni casi possono indicare una condizione sottostante o una malattia di grave entità. Una celere valutazione medica può contribuire a identificare la causa del problema. Una volta diagnosticata la condizione o la malattia sottostanti, è essenziale che il paziente segua il piano di cura formulato dal medico. Questo ridurrà il rischio di insorgenza di potenziali complicazioni, tra cui:

  • insufficienza cardiaca e arresto cardiaco;
  • insufficienza respiratoria e arresto respiratorio;
  • ictus cerebrale;
  • coma e decesso.

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Diagnosi

Una volta che il paziente si rechi dal medico presentando delle labbra bluastre o violastre, saranno necessari vari step per poter capire la causa a monte che le determina, tra cui:

  • anamnesi (raccolta dei dati del paziente e di eventuali sintomi);
  • esame obiettivo (raccolta di eventuali altri segni: osservazione delle labbra, del torace, dell’addome, auscultazione del torace, eventuale palpazione, percussione…);
  • esami di laboratorio (esame del sangue venoso periferico, emogasanalisi, esame delle urine…);
  • altri esami (spirometria, radiografia del torace, tc del torace, ecografia addominale, elettrocardiogramma, ecocolordoppler, biopsia…).

Non tutti gli esami sono necessari per raggiungere una diagnosi.

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Terapie

Le labbra blu possono essere causate da varie condizioni e patologie, quindi non esiste una cura unica che risolva la situazione in tutti i casi. La terapia deve essere organizzata in base alla causa a monte che ha determinato la comparsa di labbra blu. Ad esempio se le labbra blu sono determinate da freddo intenso, in genere basterà riscaldare l’ambiente per far tornare normali le labbra. Valori al saturimetro di SpO² compresi tra 90 e 95% indicano una parziale assenza dell’ossigeno (lieve ipossia, potenzialmente indice di patologia), mentre valori al di sotto del 90% non sono fisiologici ed indicano una severa deficienza di ossigeno (grave ipossia) che necessita di ossigenoterapia e di assistenza ventilatoria urgente per il bambino e l’adulto. Se presente una anemia da carenza di ferro, potrebbe essere necessaria la somministrazione di preparati a base di ferro ber via orale. In caso di asma bronchiale possono essere usati usati corticosteroidi inalatori, come il beclometasone, il budesonide o il flunisolide. Se presente una tetralogia di Fallot, sarà necessario un intervento chirurgico.

I migliori prodotti per l’igiene orale

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra:

Per approfondire:

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Apparato genitale femminile: anatomia, funzioni e patologie in sintesi

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOL’apparato genitale femminil è l’insieme degli organi e delle strutture anatomiche che permettono la riproduzione e l’accoppiamento nella donna, studiato dal medico ginecologo. L’apparato genitale femminile è composto da due parti principali:

  • genitali interni;
  • genitali esterni.

Genitali interni

I genitali interni sono:

  • Ovaie. Le ovaie sono organi pari, piccoli, situati sulle pareti laterali della piccola pelvi. Le ovaie sono formate da follicoli ovarici che liberano le cellule uovo mature chiamate ovuli: queste discendono nelle Tube di Falloppio dove avviene la fecondazione (se l’ambiente è favorevole e sono presenti spermatozoi attivi). Se l’uovo non viene fecondato entro 24 ore, viene eliminato tramite la mestruazione, se invece viene fecondato, l’ovulo discende nell’utero dove si forma lo zigote.
  • Salpinge. Tromba o tuba di Falloppio.
  • Utero. L’utero è un organo impari, cavo, muscolare. Assomiglia alla forma di una pera rovesciata ed ha il compito di accogliere il feto durante la gestazione. Si trova tra il retto e la vescica. La cavità dell’utero è distinta in tre parti: corpo, in rapporto con la vescica e delimita lo spazio o cavo vescica-uterino, collo ed istmo.
  • Vagina. La vagina è il canale antistante l’utero e, nel rapporto sessuale, è l’organo che accoglie il genitale maschile (pene). La vagina è la sede in cui si può prevenire meccanicamente o chimicamente la fecondazione, inserendo appositi sistemi, quali ad es. il diaframma e la spirale intrauterina o I.U.D. (Intra Uterine Device), che vanno a chiudere la bocca dell’utero e/o inibire la fecondazione.

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Genitali esterni

I genitali esterni sono:

  • pube (anche chiamato “monte di Venere”);
  • clitoride (ricoperto dal prepuzio clitorideo);
  • grandi labbra;
  • piccole labbra;
  • orifizio uretrale;
  • imene;
  • orifizio vaginale;
  • perineo.

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Funzioni dell’apparato genitale femminile

L’apparato genitale femminile ha funzioni sia riproduttive che endocrine:

  • funzione riproduttiva: produce gameti femminili;
  • funzione endocrina: produce ormoni femminili, quali gli estrogeni e i progestinici.

Principali patologie dell’apparato sessuale femminile

Le principali patologie e condizioni dell’apparato sessuale femminile, sono:

  • vaginiti: insieme di infiammazioni che coinvolgono la vagina, spesso causati da mancanza di igiene adeguata;
  • amenorrea: mancanza del flusso mestruale;
  • dismenorrea: mestruazioni dolorose;
  • vaginismo: spasmo involontario dei muscoli vaginali e perivaginali nel momento della penetrazione del pene o del tentativo – reale o immaginario – di penetrazione. Il vaginismo rende dolorosi, se non addirittura impossibili, i rapporti sessuali;
    prolasso vaginale: spostamento verso il basso delle pareti vaginali per cedimento delle strutture di sostegno e sospensione della vagina;
  • climaterio: insieme dei sintomi legati alla menopausa
  • infezioni da Candida Albicans, un fungo che viene trasmesso dal maschio durante i rapporti sessuali;
  • fibroma: tumore benigno, da tenere sotto stretto controllo medico in quanto se trascurato potrebbe evolvere nella forma maligna;
  • anomalie congenite, rappresentate da uteri malformati in varia maniera (per esempio doppi o con setti);
  • polipi endometriali e del canale cervicale: spesso benigni, richiedono però valutazione istologica per la possibile presenza di atipie;
  • cancro endometriale, più frequente in donne in perimenopausa;
  • patologie del collo uterino: sostanzialmente includono le infiammazioni ed il cancro.

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