Articolazione temporo mandibolare (ATM): anatomia, funzioni e patologie

MEDICINA ONLINE ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE ATM MANDIBOLA MASCELLA ANATOMIA FUNZIONI FISIOLOGIA.jpg

Anatomia dell’articolazione temporo-mandibolare

L’articolazione temporo-mandibolare (da cui l’acronimo “ATM“), mostrata nel quadrato evidenziato in rosso nella figura in alto, è una diartrosi condiloidea doppia che si occupa di articolare i due condili mandibolari con le fosse mandibolari delle due ossa temporali. L’articolazione viene considerata doppia perché tra il condilo mandibolare e le fosse mandibolari si inserisce un disco che va a suddividere l’articolazione in:

  • temporo-meniscale;
  • mandibolo-meniscale.

Entrambe le superfici articolari sono rivestite da fibrocartilagine composta da 4 strati sovrapposti. Il disco invertebrale invece ha una forma ovolare ed è formato da una parte di tessuto e una parte di cartilagine.

Le ossa presenti nell’articolazione sono:

  • processo condiloideo: ha una forma oivoidale che anteriormente e inferiormente si ristringe;
  • fossa mandibolare: è laterale all’ala dello sfenoide e posteriore al tubercolo articolare; risulta essere inclinata di 25° rispetto al piano occlusale.

I legamenti presenti sono:

  • legamento temporo-mandibolare;
  • legamento collaterale;
  • legamento sfeno-mandibolare;
  • legamento stilo-mandibolare.

Leggi anche: Articolazioni mobili, semimobili, sinoviali e fisse: struttura e funzioni

Funzioni dell’articolazione temporo-mandibolare

L’articolazione temporo-mandibolare si occupa di far muovere la mandibola per favorire la fonazione e la masticazione. In particolare si distinguono i seguenti movimenti:

  • movimenti simmetrici: apertura, chiusura, protusione, retrusione;
  • movimenti asimmetrici: lateralità, masticatori, movimenti automatici;
  • movimenti limite;
  • movimenti di contatto: quelli che prevedono il contatto fra i denti;
  • movimenti liberi.

Leggi anche: Angolo goniaco (angolo goniale): dove si trova e quanto deve misurare per avere un bel profilo?

Patologie dell’articolazione temporo-mandibolare

Come qualsiasi parte del nostro corpo, anche l’articolazione temporo-mandibolare può essere interessata da patologie, traumi e malformazioni che vanno trattate con dei trattamenti specifici, tra queste le più diffuse sono:

  • sindrome temporo-mandibolare;
  • lussazione temporo-mandibolare;
  • dislocazione del menisco;
  • frattura della mandibola;
  • sindrome di Costen.

Continua la lettura con:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Reddit, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Acalasia esofagea: cause, sintomi, cure e prevenzione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ACALASIA ESOFAGEA CAUSE SINTOMI CURE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’acalasia esofagea è una rara patologia dell’esofago a eziologia non nota caratterizzata da un disturbo della motilità esofagea che si esprime con un ipertono dello sfintere esofageo inferiore (che si rilascia incompletamente e in modo non coordinato con passaggio del cibo) e con l’assenza della peristalsi fisiologica a livello del corpo esofageo. Ne derivano disfagia (difficoltà a deglutire), rigurgito, scialorrea, calo ponderale e dolore toracico; inoltre la condizione determina generalmente la comparsa di una dilatazione dell’esofago che può assumere una forma cosiddetta “sigmoidea” caratterizzata da curvature nel tratto sovradiaframmatico, con possibili lesioni al tratto terminale.
Chi soffre di acalasia ha un’incidenza di insorgenza di carcinoma dell’esofago (sia squamo cellulare che adenocarcinoma) cinque volte superiore alla media.

Leggi anche:

Quanto è diffusa l’acalasia esofagea?
L’acalasia ha una prevalenza di 1/10.000, senza differenze tra i due sessi e con la massima frequenza tra i 30 e i 50 anni.

Quali sono le cause dell’acalasia esofagea?
L’acalasia esofagea è considerata una malattia rara e le sue cause non sono ancora note.

Leggi anche:

Quali sono i sintomi dell’acalasia esofagea?
Il sintomo principale è la disfagia, cioè la difficoltà a deglutire e la sensazione di arresto del bolo alimentare nell’esofago. La disfagia si manifesta sia per i liquidi che per i solidi, ma inizialmente può essere paradossa, perché il paziente deglutisce bene i solidi, ma non i liquidi, in quanto i solidi grazie al loro maggior peso possono progredire più facilmente lungo l’esofago, anche in assenza di peristalsi. Gli altri sintomi comprendono:

  • rigurgito di cibo indigerito nel 70% dei casi, soprattutto notturno, favorito dal decubito;
  • tosse notturna, causata dal rigurgito che può penetrare nelle vie respiratorie;
  • polmonite ab ingestis, una complicazione del precedente sintomo;
  • scialorrea (eccessiva salivazione);
  • alitosi, poiché il cibo che ristagna nell’esofago fermenta e dà alitosi;
  • dolore toracico e pirosi possono essere presenti nel 30% dei casi, quale conseguenza di aumentata pressione esofagea o esofagite da stasi;
  • perdita di peso.

Come prevenire l’acalasia esofagea?
Attualmente non esistono validi strumenti di prevenzione. Sono in corso diversi studi volti a comprendere i meccanismi genetici che possono determinare la suscettibilità a sviluppare questa malattia.

Leggi anche:

Diagnosi 
La diagnosi viene sospettata sulla base dei sintomi, di una lastra dell’esofago e dello stomaco e della gastroscopia. Tuttavia l’accertamento diagnostico deve passare attraverso l’esecuzione di una manometria esofagea, ossia di una metodica diagnostica che registra l’attività pressoria del viscere.

Trattamenti 
La terapia medica sostanzialmente non è efficace e con effetti collaterali importanti.
Le terapie “meccaniche” deputate alla rimozione dell’ostacolo al deflusso del contenuto dell’esofago possono essere di aiuto nel contrastare i sintomi. Queste possono essere endoscopiche (dilatazione pneumatica; ma si sta sviluppando anche una tecnica detta POEM: ovvero una miotomia, che prevede la sezione delle fibre muscolari dell’esofago, attraverso un’endoscopia flessibile trans orale) o chirurgiche (miotomia per via addominale).
L’intervento di miotomia extramucosa con plastica antireflusso viene eseguito per via laparoscopica (si introducono nell’addome mediante delle cannule, la telecamera e gli strumenti chirurgici) ed è pertanto un intervento mininvasivo. Il paziente viene operato in anestesia generale.
La miotomia prevede la sezione delle fibre muscolari ipertrofiche esofago–gastriche; la sede della miotomia viene poi “coperta” dal fondo gastrico in modo da ridurre la possibilità di avere un reflusso gastro-esofageo postoperatorio.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Alimentazione e disfagia nel paziente con morbo di Parkinson

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ALIMENTAZIONE DISFAGIA MORBO PARKINSON Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgI muscoli e i nervi che controllano la digestione possono essere influenzati dalla malattia, con conseguente costipazione e gastroparesi (il cibo rimane nello stomaco per un periodo di tempo più lungo del normale). Una alimentazione equilibrata, sulla base di periodiche valutazioni nutrizionali, è consigliata e deve essere finalizzata ad evitare la perdita o il guadagno di peso e a ridurre al minimo le conseguenze delle disfunzioni gastrointestinali.

Disfagia nella malattia di Parkinson

Con l’avanzare della malattia, può comparire la disfagia, ossia la difficoltà nella deglutizione. In questi casi può essere utile usare addensanti per l’assunzione di liquidi e assumere una postura eretta quando si mangia, poiché entrambe le misure riducono il rischio di soffocamento. Nei casi più gravi si può ricorrere alla gastrostomia per far giungere il cibo direttamente nello stomaco.

Dieta e levodopa

Il farmaco levodopa (usato nel trattamento della malattia di Parkinson) e le proteine utilizzano, in concorrenza, lo stesso sistema di trasporto nell’intestino e nella barriera emato-encefalica. Questo comporta che, se assunti insieme, l’efficacia del farmaco appaia ridotta. Pertanto, quando si fa uso di levodopa, si sconsiglia il consumo eccessivo di proteine e viene raccomandata una dieta mediterranea equilibrata. Negli stadi avanzati, l’assunzione supplementare di prodotti ipoproteici, come pane o pasta, viene consigliata per ragioni analoghe. Per minimizzare l’interazione con le proteine, la levodopa deve essere assunta 30 minuti prima dei pasti.

Per approfondire, leggi:

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Ghiandole salivari ingrossate: sintomi, cause, come si curano

blood cell types

blood cell types

Le ghiandole salivari producono un litro circa di saliva ogni giorno. La saliva svolge un ruolo importante nella lubrificazione della bocca, favorisce la deglutizione, contrasta la proliferazione di agenti microbici nel cavo orale e contribuisce alla digestione del cibo. Le tre principali coppie di ghiandole salivari sono: le parotidi, le sottomandibolari, le sottolinguali.
In presenza di un problema a carico delle ghiandole salivari o dei suddetti dotti, è possibile l’insorgenza di sintomi quali gonfiore delle ghiandole salivari, secchezza delle fauci, dolore, febbre e drenaggio di gusto sgradevole in bocca.

Leggi anche:

Cause di ingrossamento delle ghiandole salivari
Esistono molti problemi differenti in grado di interferire con la funzionalità delle ghiandole salivari od ostruire i dotti compromettendo il regolare drenaggio salivare. Quelli che andremo ad elencare qui di seguito sono alcuni dei problemi più comuni delle ghiandole salivari:

  • Calcoli salivari o scialoliti (scialolitiasi). Sono la causa più comune di gonfiore a carico delle ghiandole salivari. Si tratta di accumuli di depositi di saliva cristallizzata. Talvolta, i calcoli salivari possono arrivare ad ostruire il flusso salivare. Quando la saliva non è in grado di fuoriuscire attraverso i dotti, reflua nella ghiandola causando dolore e gonfiore. Il dolore in genere è intermittente, viene percepito ad una sola ghiandola e si aggrava in modo progressivo. Se l’ostruzione non viene risolta, la ghiandola rischia di infettarsi.
  • Infiammazione delle ghiandole salivari o scialoadenite. L’infezione batterica delle ghiandole salivari, più comunemente delle ghiandole parotidi, può insorgere in presenza di ostruzione a carico dei dotti presenti nella bocca. La scialoadenite crea una protuberanza dolorosa nella ghiandola e un drenaggio purulento di sapore sgradevole nella bocca. La scialoadenite è più comune negli adulti più anziani che presentano calcoli salivari, ma può insorgere anche nei neonati durante le prime settimane dopo la nascita. Se non trattate, le infezioni delle ghiandole salivari possono causare forte dolore, febbre alta e ascesso.
  • Infezioni. Le infezioni virali (come parotite, influenza e altre) possono causare gonfiore a carico delle ghiandole salivari. Il gonfiore interessa le ghiandole parotidi ad entrambi i lati del viso, conferendo al paziente un aspetto del viso particolare. Il gonfiore delle ghiandole salivari è comunemente associato alla parotite e si verifica in circa il 30%-40% delle infezioni da parotite. In genere, ha inizio 48 ore circa dopo l’insorgere di altri sintomi, quali febbre e mal di testa. Altre malattie virali che causano gonfiore a carico delle ghiandole salivari includono il virus di Epstein-Barr (EBV), citomegalovirus (CMV), Coxsackie virus e il virus dell’immunodeficienza umana (HIV). Le infezioni batteriche in genere causano un gonfiore unilaterale. Altri sintomi, come febbre e dolore, accompagneranno tale gonfiore. In genere, i batteri responsabili sono quelli normalmente presenti nella bocca, così come i batteri stafilococco. Queste infezioni colpiscono con maggiore frequenza la ghiandola parotide. Disidratazione e malnutrizione aumentano il rischio di contrarre una infezione batterica.
  • Cisti. Lo sviluppo di cisti nelle ghiandole salivari può verificarsi nel caso in cui lesioni, infezioni, tumori o calcoli salivari ostruiscano il flusso salivare. Alcuni bambini nascono con cisti nella ghiandola parotide a causa di un problema nello sviluppo delle orecchie. Può apparire come una vescicola o un’area morbida rialzata. Le cisti possono interferire con normali attività, come mangiare e parlare.
  • Tumori. Diverse tipologie di tumori possono colpire le ghiandole salivari. Possono essere maligni o benigni. I due tumori più comuni sono adenoma pleomorfo e tumore di Warthin. L’adenoma pleomorfo colpisce più comunemente le ghiandole parotidi, ma può interessare anche la ghiandola sottomandibolare e le ghiandole salivari minori. Il tumore di solito è indolore e si sviluppa lentamente. L’adenoma pleomorfo è di natura benigna ed è più comune nelle donne che negli uomini. Anche il tumore di Warthin è benigno e colpisce la ghiandola parotide. Può svilupparsi su ambedue i lati del viso e colpisce più gli uomini che le donne. Sebbene la maggior parte dei tumori delle ghiandole salivari sia benigna, alcuni di essi possono essere tuttavia maligni. Le neoplasie maligne includono carcinoma mucoepidermoide, carcinoma adenoide cistico, adenocarcinoma, adenocarcinoma polimorfo a basso grado e tumore misto maligno.
  • Sindrome di Sjögren. Si tratta di una malattia cronica autoimmune in cui le cellule del sistema immunitario attaccano le ghiandole salivari e altre ghiandole esocrine, causando l’insorgenza di secchezza delle fauci e secchezza oculare. Circa la metà dei soggetti affetti da questa sindrome presenta anche un ingrossamento delle ghiandole salivari su ambedue i lati della bocca, in genere indolore.

Leggi anche:

Trattamento delle ghiandole salivari ingrossate
Il trattamento dei problemi delle ghiandole salivari dipenderà dalla causa. In caso di calcoli e altre ostruzioni a carico dei dotti, il trattamento spesso ha inizio con misure quali rimozione manuale dei calcoli, impacchi caldi o caramelle acide per aumentare il flusso salivare. Se tali semplici misure non dovessero alleviare il problema, può essere necessario un intervento chirurgico per rimuovere l’ostruzione e/o la ghiandola colpita.
La chirurgia di solito è necessaria per rimuovere tumori benigni e maligni. Alcuni tumori benigni vengono trattati mediante radioterapia per evitare che possano ripresentarsi. Alcune neoplasie maligne richiedono l’impiego di radioterapia e chemioterapia. Il ricorso alla chirurgia può essere necessario anche in caso di cisti di grandi dimensioni.
Altri problemi possono essere trattati mediante terapia farmacologica. Per esempio, le infezioni batteriche vengono trattate con gli antibiotici. I farmaci possono essere prescritti anche in caso di secchezza delle fauci.

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!

Pesce a tavola: i trucchi per riconoscere quello fresco

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma TAVOLA TRUCCHI SCEGLIERE PESCE FRESCO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgPer avere un pesce di qualità a tavola, è importante saperlo scegliere quando si acquista. Ma come capire se il pesce è di qualità e, soprattutto, se è fresco o no? L’occhio, le branchie, la pelle, le squame, il peritoneo, la colonna vertebrale e la carne possono lanciare dei segnali che, colti durante l’acquisto e la scelta del pesce, possono aiutarti a distinguere quello fresco da quello andato a male. Ma come interpretarli?

Se il pesce è fresco…

  • L’occhio è bombato (convesso), la cornea trasparente e la pupilla nera e brillante;
  • Le branchie sono di colore rosso vivace e senza muco. L’odore delle branchie (e della cavità addominale) è di alghe marine;
  • La pelle è di colore vivo, senza decolorazioni. Il muco cutaneo, presente naturalmente sulla superficie del pesce, è acquoso e trasparente;
  • Le squame aderiscono alla pelle. La carne è compatta ed elastica;
  • Il peritoneo, la membrana che riveste la cavità addominale, nel pesce fresco, aderisce alla carne;
  • La colonna vertebrale si spezza invece di staccarsi; internamente, lungo la colonna, non è presente alcuna colorazione.

Se il pesce non è fresco…

  • l’occhio è incavato al centro, la cornea lattiginosa e la pupilla è grigia;
  • Il colore delle branchie tende al giallastro ed è presente muco lattiginoso. L’odore delle branchie (e della cavità addominale) è acre;
  • La pelle si presenta spenta o in uno stato più avanzato di deperimento; il muco è grigio-giallognolo e opaco;
  • Le squame si staccano con facilità dalla pelle;
  • La carne è molla e flaccida;
  • Il peritoneo non aderisce alla cavità addominale e la colonna vertebrale si stacca. Inoltre, la zona lungo la colonna vertebrale, diventa di colore sempre più rosso con l'”invecchiamento”.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Cattivo sapore in bocca acido o amaro: rimedi e quando è pericoloso

MEDICINA ONLINE LINGUA BOCCA FRENULO ANATOMIA FISIOLOGIA ORAL TONGUE LABBRA LEPORINO GENGIVE DENTI MANDIBOLA MASCELLA PAPILLE GUSTATIVE GUSTO CIBO FONAZIONE GLOSSODINIA PALATO SCHISILa presenza di un cattivo sapore in bocca può indicare un’alterazione del gusto. Le cause di questo disagio possono variare da una alterazione del gusto ad una perdita totale del senso del gusto. Tuttavia, quest’ultima è un’eventualità piuttosto rara. Il cattivo sapore in bocca è un sintomo comune di malattia da reflusso gastroesofageo, infezione delle ghiandole salivari, sinusite, scarsa igiene dentale oppure può essere dovuto all’assunzione di alcuni farmaci. I problemi che interessano il senso del gusto sono causati da tutto ciò che interrompe il trasferimento delle sensazioni gustative al cervello o da condizioni che influenzano il modo in cui il cervello interpreta tali sensazioni. Il reflusso gastrico è una causa comune di cattivo sapore in bocca. L’acido gastrico che viene rigurgitato in bocca produce un sapore anomalo, descritto come acido o metallico. Anche una infezione di una delle ghiandole salivari maggiori è una causa comune di cattivo sapore in bocca. Una ulteriore possibilità può essere una infezione virale che può danneggiare le cellule sensoriali della lingua e causare alterazioni del gusto. Anche altri disturbi della bocca o della lingua, incluse le ulcere del cavo orale, sono possibili cause. Il cattivo sapore in bocca può insorgere a seguito di una radioterapia e dell’assunzione di farmaci, come antibiotici e inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-inibitori). La risoluzione dei problemi che interessano il senso del gusto può richiedere mesi o anni. Alcune alterazioni possono essere permanenti, specie nel caso in cui la bocca sia il target di una radioterapia diretta. La presenza di alito cattivo può essere un segno di una condizione grave. Qualora il cattivo sapore dovesse essere persistente o rappresentare motivo di preoccupazione, si consiglia di rivolgersi prontamente al medico. Se si dovessero sperimentare difficoltà respiratorie o febbre alta, si raccomanda di recarsi presso l’ospedale più vicino.

Leggi anche:

Sintomi

Il cattivo sapore in bocca può accompagnare altri sintomi, che variano a seconda della condizione sottostante. I sintomi che spesso interessano l’apparato digerente possono anche coinvolgere altri sistemi corporei.

Sintomi gastrointestinali

  • Dolore addominale
  • Gonfiore addominale dovuto ai gas intestinali
  • Tosse
  • Pirosi (bruciore di stomaco)
  • Indigestione

Sintomi delle ghiandole salivari

  • Difficoltà ad aprire la bocca
  • Secchezza delle fauci
  • Febbre
  • Mal di testa
  • Dolore al viso o alla bocca
  • Rossore ad un lato del viso o nella parte superiore del collo
  • Mal di gola
  • Gonfiore del viso o del collo

Sintomi nasali e sinusali

  • Stanchezza
  • Febbre
  • Mal di testa
  • Scolo retronasale
  • Mal di gola
  • Congestione nasale

Sintomi che potrebbero indicare una condizione grave

In alcuni casi, il cattivo sapore in bocca può insorgere in concomitanza con altri sintomi che potrebbero indicare la presenza di una condizione grave che necessita di una valutazione medica immediata. Si raccomanda di ricercare cure mediche immediate nel caso il cattivo sapore in bocca si presenti con altri sintomi gravi come:

  • Difficoltà respiratoria
  • Febbre alta
  • Dimagrimento
  • Altre perdite sensoriali (come vista, udito od olfatto)

Cause

Le infiammazioni e le infezioni a carico di tratto respiratorio superiore, seni paranasali, bocca e lingua possono tradursi in cattivo sapore in bocca. I sintomi possono insorgere in seguito a condizioni infiammatorie, infezioni o malattie che colpisco le papille gustative della lingua responsabili della sensazione del gusto. La malattia da reflusso gastroesofageo presenta un effetto simile sulla superficie della lingua, che può essere danneggiata dall’acido gastrico e dalla bile.

Cause gastrointestinali

  • Esofagite (infiammazione dell’esofago)
  • Malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE)
  • Gas intestinali
  • Ulcere peptiche

Altre cause

  • Infezioni batteriche
  • Disidratazione
  • Farmaci
  • Ulcere o ascessi del cavo orale
  • Scarsa igiene orale
  • Infezioni dei seni paranasali
  • Sindrome di Sjogren (malattia autoimmune caratterizzata da secchezza oculare e delle fauci)
  • Uso del tabacco
  • Infezioni virali

Cause gravi o pericolose per la vita del paziente

  • Cancro del cavo orale
  • Infezione severa
  • Ictus

Dal medico

Per diagnosticare la condizione sottostante, il medico porrà al paziente alcune domande, tra cui:

  • I cibi e le bevande hanno tutti lo stesso sapore?
  • Fuma?
  • Sperimenta difficoltà a mangiare?
  • Il suo senso dell’olfatto è normale?
  • Ha cambiato dentifricio o collutorio?
  • Da quanto dura il problema gustativo?
  • Quali farmaci sta assumendo?
  • Sperimenta altri sintomi?

Quando può essere pericoloso? Le complicanze

Poiché il cattivo sapore in bocca può essere dovuto a patologie gravi, il mancato trattamento della condizione può tradursi in gravi complicanze e danni permanenti. Una volta diagnosticata la causa sottostante, è di fondamentale importanza che il paziente segue il piano terapeutico formulato dal medico al fine di ridurre il rischio di potenziali complicanze, come:

  • disidratazione;
  • eccessivo dimagrimento;
  • malnutrizione;
  • diffusione di cancro;
  • diffusione dell’infezione.

I migliori prodotti per l’igiene orale

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della bocca e del viso, in grado di migliorare l’igiene orale, combattere l’alito cattivo, pulire la lingua dalla patina ed idratare le labbra. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato, testato ripetutamente ed usato dal nostro Staff di esperti:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn e su Pinterest, grazie!

Quali sono i cereali senza glutine?

MEDICINA ONLINE CEREALI GLUTINE INTOLLERANZA CELIACO CEREALE INTEGRALE DIETA CIBO MANGIARE DIMAGRIRE STIPSI INTESTINO AMARANTO GRANO SARACENO MIGLIO QUINOALa celiachia è una malattia immunomediata dell’intestino tenue che può colpire individui di tutte le età e riconosce una predisposizione genetica. Nella forma classica presenta sintomi quali diarrea cronica, dolore addominale, gonfiore addominale, cefalea, ritardo della crescita nei bambini etc. Per non avere disturbi è necessario che i soggetti celiaci consumino alimenti che non contengono glutine, ovvero quella componente proteica dei cereali presente nel frumento e in alcune varietà di cereali quali farro, spelta, triticale, orzo e segale. Ma quali sono dunque i cereali senza glutine? Vediamolo nella lista che segue.

Riso
Il riso integrale, ricco di vitamine del complesso B e fibre, è privo di glutine. Contiene inoltre molto potassio e poco sodio e quindi è indicato per chi soffre di ipertensione. Ricco di molti nutrienti, aiuta a eliminare il gonfiore.

Miglio
Il miglio non contiene glutine, in esso sono presenti molte proteine rispetto a quelle del frumento, ma non solo, contiene vitamine del gruppo B, fosforo e magnesio ed è anche fonte di fibre alimentari. Questo cereale è però sconsigliato a chi soffre di ipotiroidismo poiché contiene una sostanza che interferisce con l’ormone tiroideo.

Mais
Privo di glutine, il mais rappresenta una grande fonte di vitamina B1, acido folico e fibre. Oltre ad essere adatto per chi soffre di celiachia è consigliato anche in gravidanza, per la dieta dei bambini e per chi ha livelli alti di colesterolo.

Quinoa
Ricca di magnesio, manganese, proteine, aminoacidi, vitamine B2, E, rame, ferro, zinco e fosforo, la quinoa è un’ottima alternativa per i soggetti celiaci.

Leggi anche:

Grano Saraceno
Anche il grano saraceno non contiene glutine, in esso sono presenti il 20% di proteine e la rutina, un glicoside flavonoico che rinforza i vasi sanguigni. Contiene inoltre ferro, zinco e selenio, dunque è indicato per combattere il diabete.

Amaranto
Il seme dell’amaranto non contiene glutine. In esso sono presenti molte proteine, aminoacidi, lisina e metionina. L’apporto proteico che fornisce è completo, inoltre la presenza di calcio, fosforo, magnesio, ferro, fibre aiuta la digestione e le funzioni intestinali.

Manioca
La manioca è una pianta originaria dell’America centro-meridionale di cui si utilizzano le radici a tubero. Ricche di amido esse hanno un basso contenuto proteico e possono essere assunte dai celiaci perché prive di glutine. I tuberi, dopo essere stati sbucciati, possono essere cucinati come le patate, l’importante è che non vengano mai mangiati crudi.

Teff
Il teff è un cereale noto per le sue proprietà benefiche e curative, grazie all’elevato contenuto di fibre e sali minerali tra cui il magnesio, il calcio, il potassio ed il ferro. Oltre ad essere adatto per chi soffre di celiachia è consigliato anche ai diabetici, poiché in grado di abbassare i livelli di zuccheri nel sangue.

Sorgo
Il sorgo è un cereale ricco di fibre, ferro, calcio, potassio, vitamina B3 ed E. Privo di glutine è molto digeribile e facilmente assimilabile.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Sindrome temporo-mandibolare: cause, sintomi, diagnosi e cure

MEDICINA ONLINE ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE ATM MANDIBOLA MASCELLA ANATOMIA FUNZIONI FISIOLOGIALa sindrome temporo-mandibolare è un disturbo che interessa l’articolazione omonima che collega l’osso temporale del cranio alla mandibola oppure i muscoli e i legamenti a supporto. L’articolazione temporo-mandibolare deve essere perfettamente allineata in modo da favorire la corretta masticazione; nei casi in cui non è presente un corretto allineamento, i muscoli e i legamenti a supporto si sforzano per compensare i movimenti errati e viene danneggiata tutta l’articolazione. Tra le cause più accrediatate che possono provocare la patologia vi sono: artrosi dell’articolazione, traumi della mandibola, traumi al collo e altre cause che analizzeremo nel prossimo paragrafo. I pazienti colpiti dalla patologia mostrano una certa difficoltà nell’apertura della bocca accompagnata da schiocchi, blocchi improvvisi e scricchiolii. Esistono diversi trattamenti medici per alleviare il dolore e la tensione muscolare e tra questi sono consigliate anche delle sedute di Agopuntura.

Cause e fattori di rischio

Le cause che spesso provocano la sindrome temporo-mandibolare sono:

  • trauma alla mandibola;
  • trauma al collo;
  • trauma alla testa;
  • artrosi dell’articolazione temporo-mandibolare;
  • malocclusione;
  • otturazione eseguita male;
  • protesi dentale eseguita male;
  • dislocazione articolare;
  • digrignamento notturno dei denti.

Leggi anche: Alitosi: il tipo di odore del tuo alito cattivo rivela la patologia che hai

Sintomi e segni

La sindrome temporo-mandibolare si caratterizza per la difficoltà ad aprire correttamente la bocca. Spesso la bocca si può bloccare in una determinata posizione provocando dolori improvvisi, scricchiolii, schiocchi e blocchi momentanei. Oltre a ciò possono manifestarsi altri sintomi come:

  • mal di testa;
  • mal di denti;
  • cefalea;
  • dolore al collo;
  • dolore al viso;
  • dolore alle orecchie;
  • vertigini;
  • ronzii;
  • muscoli mandibolari indolenziti.

Leggi anche: Malocclusione dentale di 1° 2° e 3° grado: cause, sintomi, diagnosi, cure

Diagnosi

Per diagnosticare la sindrome che colpisce l’articolazione temporo-mandibolare è necessario effettuare:

  • anamnesi (raccolta delle informazioni del paziente, delle sue abitudini alimentari, di altre patologie, dei suoi sintomi…);
  • esame obiettivo (osservazione della zona interessata e raccolta dei segni);
  • indagini di laboratorio come analisi del sangue;
  • indagini strumentali come radiografia, TC o risonanza magnetica dell’articolazione.

Leggi anche: Denti più bianchi e più sani: i cibi e le bevande consigliati e quelli da evitare

Terapie

Per trattare il dolore è consigliato assumere: aspirine, FANS e miorilassanti. Poi è necessario utilizzare un Bite (apparecchio in resina che si appoggia sull’arcata dentaria superiore o inferiore) per evitare di digrignare i denti. Per alleviare la tensione muscolare, i dolori e il mal di testa è consigliato effettuare delle sedute di Agopuntura. E’ consigliato preferire cibi morbidi ai cibi croccanti. Nei casi in cui è presente una malformazione anatomica dell’articolazione, può essere opportuno l’intervento chirurgico.

Per approfondire:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su YouTube, su LinkedIn, su Reddit, su Tumblr e su Pinterest, grazie!