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Informazioni su dott. Emilio Alessio Loiacono

Medico Chirurgo iscritto all’albo dei Medici Chirurghi di Roma con numero d’iscrizione 61477. Direttore del gruppo di ricerca Medicina OnLine.

Dipendenza dal porno online: è facile cadere nel vortice della masturbazione compulsiva

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO GIOVANE DISPERATO DI FRONTE A PC NOTEBOOK COMPUTER SMARTPHONE TELEFONINO CELLULARE PORNOGRAFIA VIDEO MASTURBAZIONE DIPENDENZA DOPAMINAI problemi di erezione dell’uomo sono sempre esistiti, fin dalla antichità. L’avanzare dell’età, il fumo di sigaretta, l’abuso di alcolici, la scarsa propensione all’attività fisica costante, ha portato i deficit erettivi tra i più diffusi in tutto il mondo. Negli ultimi anni ho però notato un incremento esponenziale rapidissimo tra i giovani di casi di disfunzione erettile, quasi sempre legato alla dipendenza comportamentale sessuale, in particolare alla visione di pornografia online ed alla masturbazione compulsiva. Questo incremento di disfunzione erettile da dipendenza dal sesso tra i più giovani è andato di pari passo con alcuni fattori che descrivo in questo articolo, che sono stati desunti dai racconti e dalle affermazioni dei miei pazienti maschi, sia di orientamento eterosessuale che omosessuale:

  1. la possibilità per chiunque di accedere a reti internet sempre più veloci;
  2. l’aumento dei siti con streaming di video pornografici con contenuti sempre più estremi e diversificati;
  3. l’aumento di piattaforme che permettono la condivisione e l’acquisto di materiale pornografico in modo diretto, senza intermediari, come OnlyFans;
  4. il fatto che i siti con video pornografici siano accessibili a tutti (di fatto anche ai non maggiorenni), in qualsiasi momento e luogo e lontano da occhi indiscreti;
  5. il commercio di sex toys sempre più realistici (che ricalcano fedelmente pene, ano e vagina) e tecnologici (che simulano il movimento massaggiante di una mano, di una vagina, di un ano o di una bocca). Ultimamente si sta diffondendo inoltre l’uso di costose “bambole gonfiabili robot” iper-realistiche, che in futuro diverranno sempre più economiche, tecnologiche (dotate di intelligenza artificiale) ed accessibili a chiunque (già ora ho riscontrato alcuni casi di quella che ho denominato “dipendenza da bambola gonfiabile” o “dipendenza da sex doll” o “dipendenza da ginodroide“);
  6. la possibilità di poter acquistare i sex toys online, eliminando l’intermediario umano, cosa che in passato non poteva essere fatta (alcuni decenni fa era necessario ad esempio rivolgersi ad un negoziante specializzato per acquistare i sex toys e ciò rappresentava spesso un blocco derivato dalla vergogna, specie nei piccoli paesi);
  7. il processo di secolarizzazione con relativa diminuzione dei tabù sociali e religiosi relativi alla masturbazione;
  8. il fatto che alcuni medici sottostimino ancora molto i problemi di una attività masturbatoria ripetuta più e più volte al giorno ed anzi “sdoganino” la masturbazione come atto salutare con frasi come ad esempio “masturbarsi protegge dal cancro alla prostata”, fatto assolutamente vero, ma che tralascia la non indifferente informazione che farlo troppo spesso può essere la spia di una dipendenza comportamentale sessuale;
  9. il continuo bombardamento sessuale che subiamo inconsciamente dall’ambiente che ci circonda, dai cartelloni pubblicitari per strada fino ai film, dai programmi televisivi alle pubblicità in tv o nei siti internet, fino ai “balletti” e similari presenti su TikTok ed altri social, che mostrano spesso nudità o riferimenti sessuali più o meno nascosti;
  10. la relativa facilità con cui, tramite internet, si può visionare anche immagini e video illegali, come la pedopornografia od il materiale derivato dal revenge porn;
  11. il fatto che – legalmente o illegalmente – sia possibile accedere a video pornografici di alta qualità gratuitamente ed in modo illimitato, tramite siti, canali Telegram, Emule, Torrent…
  12. il miglioramento della definizione e qualità dei video, sia dal punto di vista grafico che sonoro, il quale permette maggiore realismo e quindi aumenta il coinvolgimento da parte di chi lo osserva;
  13. la diffusione di video “POV” (point of view), cioè quei video in cui la ripresa avviene secondo il punto di vista diretto dell’attore maschile. Si tratta dunque di riprese che sono create come se si stesse guardando la scena con gli occhi del protagonista maschile, in prima persona, e ciò aumenta il coinvolgimento e l’immedesimazione di chi guarda il video;
  14. il fatto che un video POV possa essere fruito da uno smartphone, il che dà ancora più l’illusione di essere il protagonista reale della scena, come se fossimo noi stessi a registrare un video sullo smartphone: ad esempio più di un paziente mi ha riferito di masturbarsi vedendo un video di sesso orale POV e mettendo il telefonino davanti al pene, fantasticando che il pene nel video sia il proprio;
  15. la diffusione di video pornografici in lingua italiana, fatto che aumenta il coinvolgimento dello spettatore italiano;
  16. la diffusione di video pornografici amatoriali, che aumentano il realismo dell’atto sessuale visionato e di conseguenza il coinvolgimento dello spettatore;
  17. la diversificazione della tipologia di video: i siti ed i canali hanno varie sottosezioni che permettono facilmente di trovare quello che si cerca ed attingere in un attimo allo stile ed alla scena che più ci interessa;
  18. la diversificazione dei personaggi dei video: i video sono talmente tanti, che ogni utente può facilmente trovare i “protagonisti” che più lo eccitano e lo coinvolgono. Ad esempio, uno spettatore eterosessuale potrà scegliere il video con la donna con le caratteristiche (colore dei capelli, costituzione, forma dei seni e dei glutei, tipo di pelo pubico…) che più lo eccitano sessualmente, ma non solo: se vuole potrà scegliere l’attore maschio con cui può può più facilmente identificarsi (più giovane, più anziano, più grasso, più magro, più basso…). A tal proposito, più di un paziente mi ha riferito di scegliere i video anche in base al tipo di pene dell’attore maschio: un pene più simile al proprio (in fatto di caratteristiche come lunghezza, forma del glande, presenza o meno di circoncisione…), aumenta il coinvolgimento dello spettatore;
  19. la grande quantità di attrici pornografiche: l’uomo etero, grazie ai milioni di video esistenti, ha accesso a svariate partner virtuali che possono essere anche “cambiate” ogni giorno. A causa dell’effetto Coolidge e della tolleranza tipica di ogni dipendenza, ciò porta l’uomo a eccitarsi meno o a non eccitarsi più con la propria partner reale (magari la stessa da anni e magari meno attraenti di un tempo) ed a preferire la visione di video con donne ogni giorno nuove ed affascinanti, il che lo lega ancor di più alla dipendenza. Discorso simile può essere fatto ovviamente per i maschi con orientamento omosessuale;
  20. la possibilità di vedere e rivedere all’infinito un video che ci è particolarmente piaciuto, ad esempio mettendolo tra i “preferiti” o scaricandolo su smartphone o computer;
  21. la possibilità di individuare una attrice preferita e metterla tra i “preferiti”, in modo da poter vedere moltissimi video con lei come protagonista ed essere aggiornati in tempo reale su eventuali nuovi suoi video usciti;
  22. la possibilità di poter (o aver l’illusione di poter) interagire direttamente con la propria attrice pornografica preferita, ad esempio seguendola sui social e mandandole messaggi e like;
  23. la presenza, alla fine di ogni video, di link a video simili che ci portano a vedere sempre nuovi video in linea con i nostri gusti, in un circolo vizioso che favorisce comportamenti ossessivo-compulsivi che solo l’orgasmo può interrompere;
  24. la capacità dei siti pornografici di “ricordare” i video che si sono visti nei giorni precedenti, in modo da consigliarci nuovi video in linea con i nostri gusti;
  25. i costi sempre più ridotti degli abbonamenti ai siti pornografici;
  26. il costo praticamente nullo della visione di video e immagini pornografiche anche senza alcun abbonamento;
  27. l’abbassamento dei costi di connessione ed il loro miglioramento in termini di performance: le connessioni ad internet sono sempre più economiche e veloci, ciò permette a tutti di vedere moltissimi video, caricati rapidamente e con la possibilità di spostarsi tra una scena e l’altra dello stesso video con tempi di caricamento minimi;
  28. l’aumento delle performance dei siti pornografici: i siti specializzati in contenuti pornografici sono oggi più performanti del passato e permettono – ad esempio – sempre più facilmente la visione, senza interruzioni dovuta a tempi di caricamento, di video pornografici ad alta definizione, cosa impossibile fino a pochi anni fa;
  29. la possibilità di fruire in privato e in anonimato di immagini e video pornografici, senza che nessuno possa giudicare il proprio comportamento. L’attività sessuale diviene un “oscuro passeggero” che non conosce nessuno tranne la persona stessa che la pratica;
  30. il fatto che una dipendenza sessuale, nella maggioranza dei casi, non determini alcun sintomo o danno significativo visibile dall’esterno, con il risultato che la dipendenza possa perpetuarsi per anni (peggiorando) e spesso senza che nessuno (mogli, partner, fidanzate, amici, parenti…) possa anche solo immaginare che la vita della persona sia così immersa nella pornografia;
  31. la possibilità di ottenere materiale pornografico eliminando l’intermediario umano, cosa che in passato non poteva essere fatta. Alcuni decenni fa era necessario ad esempio rivolgersi ad un giornalaio o ad un negozio di videonoleggio per ottenere immagini e video pornografici e ciò rappresentava spesso un blocco derivato dalla vergogna e disincentivava la visione compulsiva di materiale pornografico;
  32. l’aumento dello stress, delle pressioni e dello stigma sociale a cui viene sempre più sottoposto il genere maschile negli ultimi anni da stampa, società e politica, che viene “curato” con la masturbazione, un vero e proprio antidepressivo naturale;
  33. la difficoltà dell’uomo medio ad accedere ad una relazione amorosa e/o sessuale, che è andata aumentando negli ultimi anni: ciò lo porta, più spesso che nel passato, a ripiegare in un surrogato del sesso reale;
  34. l’aumentata percezione di paura, per l’uomo, di subire false accuse di violenza sessuale, col risultato di essere portato a preferire la masturbazione ad un rapporto sessuale reale ed ai possibili rischi penali ad esso legato;
  35. la recente diffusione dello smart working, che ha permesso a milioni di persone nel mondo di lavorare da casa, tramite un pc, fatto che “aumenta le tentazioni”. Un mio paziente mi ha recentemente riferito che lui – dalla pandemia in poi – lavora abitualmente da casa con un computer e che, mentre lavora, tiene quasi sempre aperta sul lato dello schermo una finestra con avviato un video pornografico che ogni tanto “sbircia”: lui stesso riferisce che la stessa cosa non sarebbe stata possibile se avesse continuato a lavorare in ufficio, come faceva prima, e che questa cosa ha determinato in lui una riduzione delle performance lavorative;
  36. la presenza di app e programmi su smartphone e pc che facilitano la visione e lo scaricamento di un gran numero di filmati pornografici;
  37. la possibilità di avere supporti di memoria (hard disk, schede di memoria…) di capienza sempre più elevata ed a prezzi sempre più bassi che permettono di salvare sul proprio pc o smartphone, una quantità elevatissima di immagini e filmati pornografici e di poterli vedere anche quando si è offline;
  38. la possibilità di avere internet illimitato sia sul pc di casa che sullo smartphone, che permette di aver accesso ad una quantità di materiale pornografico illimitato;
  39. la diffusione di apparecchi facilmente trasportabili (come smartphone e tablet) che permettono di fruire di video pornografici in qualsiasi luogo e momento, anche in luoghi e momenti inappropriati, ad esempio mentre si guida un automobile o mentre si è a lavoro;
  40. la diffusione di smartphone con schermi sempre più grandi e più definiti che consentono maggiore realismo e coinvolgimento;
  41. il progressivo abbassamento del prezzo di strumenti tecnologici utili a visionare materiale pornografico, come smartphone, tablet, notebook e televisori collegati ad internet (smart tv);
  42. l’aumento delle capacità dell’intelligenza artificiale, sempre più capace di generare deepfake e pornografia sintetica realistica.

Questi fattori – che presi da soli sono in alcuni casi del tutto innocui – in sinergia tra loro hanno permesso (direttamente e/o indirettamente) a chiunque, in barba ai controlli su chi è o non è realmente “maggiore di 18 anni”, di usufruire in qualsiasi momento e luogo di una quantità sterminata di video pornografici sempre più estremi, coinvolgenti e diversificati in base ai gusti. Chiunque può “cacciare” i propri attori, i propri video e le proprie scene preferiti e vedere per ore e ore (masturbandosi in modalità “edging” cioè senza mai raggiungere l’orgasmo e prolungando al massimo il piacere) sterminate quantità di filmati a luci rosse legali o illegali direttamente sul proprio smartphone in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo: sul lavoro, a scuola, mentre si è nella sala d’attesa del dentista, perfino mentre si guida l’automobile o la bicicletta, come riferito da un mio paziente, con grandi rischi sia sociali che penali. Questa cosa non era possibile fino a neanche dieci anni fa, quando, per fruire di un video pornografico, si doveva essere di fronte ad un pc collegato ad internet o, ancor prima nel tempo, di fronte ad un televisore collegato ad un videoregistratore VHS. La tecnologia è avanzata veloce, troppo veloce rispetto alle capacità del nostro cervello di “metabolizzarla” e ciò – legato alla naturale tendenza umana a percorrere le vie neurologiche della “ricompensa”, ha trasformato il masturbatore saltuario e “sano”, in una sorta di eroinomane che può avere una dose di droga sempre maggiore ed assolutamente gratis, dove vuole, quando vuole e con la percezione che quello che sta facendo è assolutamente naturale ed anzi salutare, ignaro dei pericoli. Mutatis mutandis, l’unica vera differenza è che per un masturbatore compulsivo la droga non è l’eroina, bensì la dopamina, che viene secreta in risposta all’eccitazione procurata dalla masturbazione. E badate bene che quando si parla di masturbazione “compulsiva”, non ci si riferisce alla normale masturbazione che avviene “ogni tanto” (che è fisiologica ed assolutamente normale), bensì a quelle situazioni in cui il soggetto è ossessionato dal vedere materiale pornografico e dal masturbarsi periodicamente una o più volte al giorno senza poterne fare a meno (pena l’avere sintomi di astinenza come il nervosismo e l’ansia) e con seri risvolti nella vita sociale, relazionale, professionale e – a volte – penale. La masturbazione compulsiva è una vera e propria dipendenza comportamentale sessuale che a sua volta è una tossicodipendenza dalla dopamina prodotta dal nostro cervello come ricompensa all’atto sessuale, a tal proposito leggi anche:

I bambini con lo smartphone

Il dato più allarmante è però quello che riguarda i bambini. La tecnologia viene usata da soggetti sempre più giovani, ormai è normale vedere un 11enne ad esempio che usa con facilità il suo smartphone con delle possibilità che noi adulti – alla sua età – ci sognavamo. Questo permette ad individui giovanissimi, perfino prepuberi, con una sfera sessuale ancora in fase di sviluppo, di poter accedere a dei siti colmi di video non adatti a loro e che sarebbero in alcuni casi considerati estremi perfino da un adulto, con tutte le implicazioni del caso (oltre al rischio di pubertà sempre più precoce, col rischio di alterazioni ormonali complesse): prevedo che il vero picco di pazienti con masturbazione compulsiva da porno online non corrisponde alla mia generazione (ultraquarantenni), bensì si verificherà con quelli nati dopo il 2000, che sono letteralmente cresciuti a contatto con video pornografici illimitati e la cultura del “la masturbazione fa sempre bene alla salute”. Dal momento che le dipendenze comportamentali sessuali sembrano modificare irreversibilmente alcune aree del cervello di un adulto, immaginate cosa possa fare una dipendenza dal sesso nel plastico cervello di un bambino o di in un adolescente. A tal proposito leggi anche: Pornografia e masturbazione compulsiva danneggiano il cervello: la Sindrome frontale

E non è tutto. Dal momento che i video porno online diventano ogni anno sempre più numerosi e più coinvolgenti, e che le tecnologie per fruire di questi video diventano sempre più “innestate” nella nostra vita (immaginate un futuro di porno-realtà virtuale tramite il metaverso o di porno-ologrammi o ancora di androidi sessuali già ora in commercio, che in futuro saranno sempre più realistici, economici e dotati di intelligenza artificiale), ogni generazione futura – specie maschile – sarà sempre più isolata, meno propensa a rapporti con persone reali (anche a causa di deterrenti come rischio di malattie, rischio di gravidanze, rischio di denunce per violenza sessuale, rischio di “fare cilecca”, eccessivi ed irrealistici standard richiesti per attrarre un partner…) e soffrirà sempre di più di dipendenza da pornografia e masturbazione compulsiva, a meno che questo circolo vizioso non venga spezzato, cosa molto difficile visto che l’industria del porno guadagna miliardi da questa dipendenza e non ha nessuna intenzione di interromperla, un po’ come avviene per l’industria del tabacco o dell’alcol o – illegalmente – per quella della cocaina o dell’eroina. Ciò mi da la certezza che le dipendenze sessuali da pornografia online e da masturbazione compulsiva diventeranno, in pochi anni, le prime malattie psichiatriche per diffusione tra gli uomini nel mondo occidentale.

Le confessioni di un mio paziente masturbatore cronico

A tale proposito è molto interessante leggere alcune confessioni di un mio paziente – in cui forse vi ritroverete – che soffre da anni di masturbazione compulsiva e dipendenza dal porno online, le potete trovare a questo link: Le confessioni di un mio paziente masturbatore cronico

Se credi di avere un problema di dipendenza da porno online e masturbazione compulsiva, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a gestire e risolvere definitivamente il tuo problema.

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Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Perché sbadigliamo e ci stiracchiamo? Perché lo sbadiglio è contagioso?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SBADIGLIO NOIA DORMIRE LETTO SONNOTutti quanti lo abbiamo fatto almeno una volta “in faccia” a qualcuno che ci stava parlando di cose noiose. Oppure lo abbiamo fatto la mattina presto quando preferivamo rimanere ancora un po’ a letto piuttosto che andare a lavoro. Qualcuno lo fa in modo maleducato, senza mettersi la mano davanti alla bocca. Sto parlando di uno dei gesti più antichi dell’essere umano, compiuto mediamente ben 250 mila volte in una vita: lo sbadiglio.

Cos’è uno sbadiglio?

Uno sbadiglio è un atto spontaneo e involontario di profonda inalazione ed espirazione del respiro, fisiologico e compiuto da ogni essere umano a prescindere da razza, sesso e ceto sociale. E’ compiuto anche da molti animali, come pesci, cani, gatti, topi, serpenti, uccelli. È dimostrato che già a 11 settimane di gestazione i feti manifestano contrazioni della bocca accompagnate da un abbassamento della lingua. Spesso è accompagnato da vari gesti di “stiracchiamento” che in gergo medico sono definiti “pandiculazione”.

Come avviene uno sbadiglio?

Bastano circa sei secondi per fare uno sbadiglio. Un’azione ripetuta in media quasi 10 volte al giorno, per un totale di quasi 250mila volte nella vita. Lo sbadiglio si compone di due fasi:

  1. inspirazione: si apre la bocca, si alza la glottide, si contraggono i muscoli costali allo scopo di favorire il passaggio dell’aria;
  2. espirazione: l’aria viene espulsa lentamente e si assiste al progressivo ritorno alla posizione iniziale.

Leggi anche: Le dieci cose che sicuramente non sai sui sogni

Perché si sbadiglia?

Le cause degli sbadigli non sono ancora state del tutto chiarite, anche se ci sono varie ipotesi a riguardo, molte legate all’aumento della disponibilità di ossigeno legato allo sbadiglio.

1) Stress: quando siamo sottoposti a stress, il nostro corpo ha bisogno di più ossigeno e l’ottiene facilmente con uno o più sbadigli;

2) noia: non ancora del tutto chiarito il legame tra noia e sbadigli, tuttavia è un legame forte come l’esperienza di tutti noi può confermare;

3) fame e digestione: durante la digestione il corpo ha bisogno di più ossigeno, ottenuto con uno o più sbadigli. Non ancora del tutto chiarito invece il legame tra fame e sbadiglio;

4) sonnolenza (mattina presto e tarda sera). Anche in questo caso il corpo reclama più ossigeno: la mattina presto dopo la minore ossigenazione durante la notte; oppure al termine di una giornata stancante quando le energie cominciano a latitare;

5) empatia: a volte sbadigliamo senza alcun apparente motivo, solo perché una persona che ci sta accanto ha sbadigliato. Analizzerò meglio la questione nel prossimo paragrafo.

6) attrazione sessuale: sembra incredibile eppure sempre più tesi vanno verso un legame tra sbadiglio ed attrazione sessuale. La correlazione tra sesso e sbadiglio, messa in primo piano da un gruppo di studiosi nel 2012, è documentata già in antichi testi indiani, che paragonano lo sbadiglio a un piccolo orgasmo. Forse lo sbadiglio permette una maggiore ossigenazione dei tessuti in vista di un rapporto sessuale;

7) farmaci: alcuni farmaci, come quelli per curare Parkinson, ansia, depressione, possono provocare una media giornaliera di sbadigli più alta.

Da quanto detto appare chiaro il fatto che lo sbadiglio non sia un segno specifico, bensì un atto che il nostro corpo manifesta in una variegata quantità di situazioni diverse. Eppure le reali cause restano praticamente sconosciute. Come dice Wolter Seuntjens, un accademico olandese considerato il pioniere della chasmology – la scienza che studia gli sbadigli  – «Siamo in grado di mandare un uomo sulla luna, ma non riusciamo a spiegare il più banale degli atti: lo sbadiglio».

Leggi anche: Dormire senza struccarsi invecchia la pelle di dieci anni

Perché gli sbadigli sono contagiosi?

Tutti lo sanno: sbadigliare è contagioso. E’ più probabile che una persona sbadigli dopo aver visto – o anche solo udito! – lo sbadiglio emesso da un’altra persona; questo statisticamente avviene più la mattina presto e la sera. Un recente studio condotto da Ivan Norscia ed Elisabetta Palagi (Università di Pisa) ha fornito la prima evidenza comportamentale che il contagio dello sbadiglio è associato al legame empatico tra le persone. Lo studio ha dimostrato che il contagio segue lo stesso gradiente dell’empatia: è massimo e rapidissimo a manifestarsi nei parenti stretti (genitori/figli/nipoti, fratelli, coppie stabili), decresce negli amici, poi nei conoscenti e raggiunge il minimo negli sconosciuti. Vari studi di tipo clinico, psicologico e neurobiologico suggeriscono e supportano il legame tra contagio dello sbadiglio e empatia. Ad esempio, il contagio inizia a manifestarsi a 4-5 anni di età, quando i bambini sviluppano la capacità di identificare, in modo corretto, le emozioni altrui. Inoltre, il contagio è ridotto o assente in soggetti che presentano disturbi legati all’empatia, come gli autistici ed è positivamente legato ai punteggi soggettivi di empatia basati su test di tipo psicologico. Infine, le aree del cervello legate alla sfera emotiva si sovrappongono, in parte, con quelle coinvolte nella risposta allo sbadiglio, con un possibile coinvolgimento dei neuroni specchio. Curiosità: più si è anziani e meno si sbadiglia per empatia.

Leggi anche: Sognare topi, serpenti, gatti, sangue… Perché alcuni sogni sono ricorrenti e cosa significano?

Sbadigli contagiosi tra uomo e cani

Il contagio dello sbadiglio, con possibili implicazioni empatiche, è stato finora dimostrato negli scimpanzé e nei babbuini gelada. La presenza di contagio tra uomo e cane domestico, considerato capace di un legame empatico con gli umani, è stata ipotizzata, ma i risultati sono controversi.

Perché ci si stiracchia durante uno sbadiglio?

Come precedentemente accennato, l’atto di “stiracchiamento” viene chiamato più correttamente “pandiculazione” ed è un insieme di contrazioni muscolari sinergiche in parte volontarie ed in parte involontarie che di solito – ma non sempre – accompagnano lo sbadiglio, e che portano a “sgranchirsi”. La maggior parte delle volte la pandiculazione coinvolge la testa, la contrazione dei muscoli lombari e toracici (con un caratteristico movimento “petto in fuori”) e lo stiramento degli arti superiori, che nell’atto vengono portati verso l’alto, stirati e con le mani spesso raccolte su se stesse. Lo stiramento può anche localizzarsi agli arti inferiori, con allungamento dei piedi. Il significato della pandiculazione non è ancora stato chiarito, si pensa che il caratteristico movimento del busto permetta al torace di espandersi permettendo ai polmoni di accumulare più aria e determinando una maggiore dinamica nel sangue nelle estremità del corpo dopo che esse sono rimaste inattive, non a caso la pandiculazione accosta gli sbadigli mattutini dopo che per una notte le estremità sono rimaste non attive.

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Le dieci cose che sicuramente non sai sui sogni

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO CERVELLO SISTEMA NERVOSO BRAIN (4)I sogni ed il sognare sono tra i più grandi misteri fin dall’uomo preistorico. Fonte di paure, di speranza, di angoscia, i sogni ci hanno sempre affascinato. Nonostante i grandi sforzi però, la scienza non è ancora riuscita a dare risposta certa a cosa siano di preciso i sogni. Oggi vi presento dieci curiosità che (quasi) sicuramente non conoscete riguardo i sogni, anche se prima, per comprendere meglio quello di cui stiamo parlando, vi consiglio di leggere prima questo mio articolo: Perché sogniamo? Perché ricordiamo alcuni sogni e altri no? Cos’è un sogno lucido e la fase REM?

1) I sogni sono uguali in tutto il mondo

I sogni sono spesso influenzati dalle nostre esperienze personali, ma sono anche universali: alcuni temi sono comuni e ricorrenti in tutti gli individui del mondo come, per esempio, l’essere inseguiti da qualcuno, l’essere attaccati, il cadere, il sentirsi paralizzati, l’arrivare in ritardo, il volare, il trovarsi nudi in pubblico, l’essere sotto esame.

2) Dolore e segni

Il dolore “entra” nei sogni: indurre un formicolio al piede di qualcuno che dorme fa sì che egli sogni un fastidio ai piedi. Se da svegli si ha un dolore in una parte del corpo, spesso mentre si dorme di avverte di avere quello stesso dolore nel sogno.

3) Niente libri

La maggioranza delle persone ammette di non aver mai sognato di leggere qualcosa nei propri sogni e di non essere in grado di capire che ora sia con precisione guardando un orologio presente nel sogno.

4) Non REM

Fino a pochi anni fa si riteneva che si sognasse solo durante la fase del sonno detta REM, ma alcune ricerche sembrano indicare che in realtà si sogna anche durante il sonno non-REM (NREM) e che tali sogni si ricordino più facilmente, visto che il sonno REM è la fase più vicina al risveglio.

Leggi anche: Differenze tra fase REM e NON REM del sonno

5) Sogno lucido

E’ un sogno lucido quel tipo di sogno in cui chi dorme è consapevole che si sta sognando. I “sognatori lucidi” sognano soprattutto cose come passare attraverso i muri, viaggiare nel tempo e volare.

6) Sogni e memoria

Un esperimento, condotto dal dott. Robert Stickgold dell’Harvard Medical School ha confermato che ricordano meglio coloro che subito dopo la lettura cadono in un sonno ricco di sogni rispetto a chi non fa molti sogni.

Leggi anche: Narcolessia: cause, sintomi, cure e terapia farmacologica

7) Sogni celebri

Molti autori e inventori hanno dichiarato che le loro creazioni sono state inventate grazie ad un sogno: ad esempio la scrittrice Mary Shelley scrisse di Frankenstein dopo averlo sognato, Nikola Tesla sognò molte proprie future invenzioni prima di plasmarle nella realtà, Elias Howe trasse l’ispirazione per inventare la macchina per cucire, Friedrich August Kekulé scoprì la struttura chimica del benzene grazie ad un sogno.

Leggi anche: Sognare topi, serpenti, gatti, sangue… Perché alcuni sogni sono ricorrenti e cosa significano?

8) Sogni colorati o in bianco e nero

Una piccola percentuale di persone afferma di sognare in bianco e nero, mentre la maggioranza di noi sogna a colori.

9) Premonizioni

Secondo alcuni, i sogni possono indicare quello che avverrà a futuro. Ad esempio Lincoln disse di aver sognato il proprio assassinio, cosa che avvenne dieci giorni dopo.

Leggi anche: Paralisi del sonno e allucinazioni ipnagogiche: cause, pericoli, rimedi

10) Sogni ed emozioni

Nei sogni viviamo molte emozioni, come gioia, felicità e paura. L’emozione più diffusa nei sogni però è la paura: le emozioni negative sono decisamente più diffuse di quelle positive, nei sogni.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Lettera di un cane al suo compagno di viaggio

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO ANIMALI CANE TRISTE CANILEHai deciso di non comprare un cane, ma di addottarne uno, quindi ora sei qui, di fronte a me, a decidere se sarò io il tuo amico per la vita o se saranno gli altri cani che stanno con me in questo canile. Già soltanto il fatto di vederti e sfiorare la tua mano mi rende felice: mi basta un niente per avere il cuore pieno di gioia.

Qualsiasi sarà la tua scelta, se me o loro, io sarò felice per te, perché con un cane accanto non ti mancherà mai l’amore nella tua vita, in nessun caso. Perché noi cani amiamo il nostro compagno di viaggio senza condizioni, sia se ricco che se povero, sia se bello che se brutto, sia se giovane che se anziano. E il giorno in cui hai scelto noi al canile non sarà mai dimenticato. Ma qualsiasi sarà la tua scelta, falla con tanta attenzione, perché né io, né i miei compagni di cella, siamo dei giocattoli. Siamo esseri viventi, che soffrono, che gioiscono, che si impauriscono ed amano. Come te.

Perciò pensaci prima di adottarmi. Devi sapere che la mia vita dura pochissimo rispetto alla tua, 10 o 15 anni al massimo, molto raramente di più. Ogni volta che mi separo da te per me è una sofferenza: non lasciarmi solo tutto il giorno, ti prego, perché a me sembrerà di stare solo per un anno. E se andrai in vacanza, sappi che per me venire con te ed i tuoi cari, che sono anche i miei, sarà la gioia più grande. Sii paziente con me, dammi il tempo di capire cosa vuoi che faccia: la maggior parte delle persone capisce soltanto una lingua, mentre da me si pretende che ne capisca due, quella canina e quella umana. Certi giorni sono più felice, altri meno, proprio come capita a te, ma se tu vorrai giocare, io ci sarò sempre. Se tu sarai triste, io ti starò accanto. Fidati di me, perché tu sei la mia unica ragione di vita.

Non restare arrabbiato con me a lungo: tu hai il tuo lavoro, i tuoi amici, i tuoi divertimenti, ma io ho soltanto te. Parla con me: anche se io non capisco le tue parole mi piace ascoltarti e riconoscerei la tua voce tra mille. Sappi che, comunque mi tratti, ti perdonerò sempre, ma non potrò mai dimenticare, e quel che mi fai mi segnerà per sempre. Prima di picchiarmi ricordati: io potrei difendermi, ma non sceglierò mai di morderti. Prima di sgridarmi perché sono testardo, stanco o svogliato, chiediti se c’è qualcosa che non va: forse ho un problema di salute, forse il cibo che mi dai non mi fa bene, oppure sono rimasto per troppo tempo sotto il sole o sento un dolore fortissimo da qualche parte.

Per favore prenditi cura di me quando sarò vecchio, anche tu invecchierai e avrai bisogno di qualcuno che si prenda cura di te e che non ti abbandoni. Quando arriverà il giorno del mio ultimo viaggio, per favore, resta accanto a me. Non dire che non puoi sopportare di vedermi morire, non lasciare che io affronti quel terribile momento da solo. Se sarai al mio fianco sarà più facile per me lasciarti, perché saprò ancora una volta di più che mi vuoi bene e che stai facendo quello che è più giusto per me. Quando morirò tu sarai il mio ultimo pensiero, e sarò felice di aver donato tutta la mia vita a te, che mi hai salvato dal canile. A te, che mi hai amato più di ogni altro al mondo. A te, che non ti dimenticherai mai di me.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Donna rimane incinta dopo sesso anale, ecco la spiegazione scientifica

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Si può rimanere incinta dopo un rapporto sessuale anale? Sembra impossibile ed invece è possibilissimo, ma è un evento estremamente raro, che può verificarsi in una donna su 50.000.

Una malformazione

Il dott. Brian Steixner, un urologo presso il Jersey Urology Group di Atlantic City (USA), ha spiegato cosa è successo ad una sua paziente. La donna aveva avuto in gioventù una patologia che metteva in comunicazione retto, uretra e vagina; in pratica le tre parti rimanevano collegate in un’unica apertura (vedi immagine in alto). La paziente si era quindi sottoposta ad un intervento per separare i tre canali, ma non tutto andò come previsto e dopo l’intervento si creò una nuova fistola che rimise in comunicazione retto ed apparato sessuale, due strutture che normalmente sono invece ben separate. La donna, però, non si era accorta della formazione di tale fistola.

Un evento raro

La donna, rimasta incinta, confusa spiegò ai medici di aver praticato solo sesso anale prima della gravidanza. Le analisi hanno rivelato un fatto alquanto raro: “Dopo aver eseguito una serie di analisi abbiamo scoperto che, nonostante l’intervento fatto in gioventù, retto e vagina della paziente erano ancora in comunicazione tra loro e ciò ha permesso il passaggio dello sperma dal retto alla vagina e quindi la possibilità per gli spermatozoi di arrivare a fecondare l’ovulo presente nell’utero”, ha detto il dott. Steixner. Per la cronaca: la gravidanza si è conclusa felicemente per madre e figlio, grazie a un taglio cesareo che ha consentito di far nascere il bimbo in tutta sicurezza.

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L’uomo con il pene più grande del mondo: “Faccio sesso orale da solo e da morto donerò il mio pene a…”

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma UOMO IL PENE PIU GRANDE MONDO FALCON Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Pressoterapia LinfodrenaggioIl quarantacinquenne newyorchese Jonah Falcon è, almeno nel mondo industrializzato, l’uomo con il pene più lungo al mondo: le sue misure sono 22 cm a riposo e 34 in erezione. Ha scoperto di avere misure record a 10 anni, quando per la prima volta se lo misurò: “Stavo leggendo un libro per ragazzi che parlava della lunghezza del pene e allora decisi di confrontarmi, ma all’epoca non mi interessai molto alla questione”. “Mi accorgevo del loro stupore”, dice a proposito dei suoi amici, “dalle loro facce quando guardavano tra le mie gambe nella doccia, ma all’epoca nessuno me ne parlò apertamente”.

Vita sessuale poco attiva

Jonah ha una vita sessuale non molto attiva, contrariamente a quanto ci si possa immaginare: “Faccio sesso solo saltuariamente, al momento ho altre preoccupazioni. L’ho fatto così tante volte in vita mia che ora non ne sento più il bisogno come altri uomini. Il sesso non è una priorità per me. Se ne ho voglia lo faccio, punto”. La reazione delle sue partner? “Appena mi spoglio e vedono il mio pene, rimangono confuse, strabiliate ed a volte inspiegabilmente arrabbiate. Tante di loro lo afferrano con entrambe le mani e si mettono a guardarlo e ad esplorarlo, e io adoro quando lo fanno”. Falcon riferisce di essere in grado di fare sesso orale da solo: “Lo facevo soprattutto da bambino, da quando avevo 10 anni fino a circa 18. Poi mi iniziò a fare male la schiena ed un po’ ho smesso”.

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Donerà il suo pene alla scienza

Falcon ha promesso che dopo la morte donerà il suo pene al Museo Fallologico Islandese, conosciuto per essere l’unico museo al mondo che raccoglie una collezione di campioni fallologici appartenenti a tutte le varie specie di mammiferi presenti in un singolo paese. Dice Jonah sorridendo: “Donerò il mio pene al museo perché mi ha convinto a farlo il mio amico giornalista Buck Wolf. È stata una sua idea e io ho deciso di assecondarlo”. Jonah si diverte ad uscire di casa con pantaloni molto attillati per mettere in mostra le sue misure: “Lo faccio per scioccare le persone. L’ultima volta è stato due settimane fa: sono uscito con un paio di leggins strettissimi con stampata sopra la bandiera inglese all’altezza del pene e non vi dico le facce delle persone che mi incontravano per strada: abbassavano gli occhi e rimanevano a bocca aperta”.

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Il mio pene scambiato per una bomba all’aeroporto

Jonah racconta di essere stato fermato dalla sicurezza dell’aeroporto di San Francisco nel 2012, a causa del suo pene. Gli addetti alla sicurezza hanno notato un rigonfiamento molto evidente nei suoi pantaloni e hanno subito pensato si trattasse di una potenziale minaccia terroristica: pensavano che quel rigonfiamento sul vestito fosse una bomba. Jonah ha risposto: “Non è una bomba, è il mio c***o!”. Ma la sicurezza dell’aeroporto di non gli ha voluto subito credere e così ha dovuto farglielo toccare per fugare ogni dubbio: “Mi hanno cosparso di polvere sui pantaloni, probabilmente si trattava di un test per esplosivi. L’ho trovato divertente. Non convinto, il personale dell’aeroporto mi ha sottoposto a stretta perquisizione. L’agente mi ha dato una piccola pacca laggiù ma per renderlo sicuro che non si trattava di nulla di pericoloso, gli ho fatto fare un giro con le mani tutto intorno al mio pene».

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Mai desiderato un pene più piccolo?

Il newyorkese ha acquisito una certa fama negli Usa proprio grazie a un documentario sulle particolari dimensioni del suo pene, girato nel 1999 e successivo a un articolo che il giornale Rolling Stones gli aveva dedicato. Da quel momento, però, la sua vita è stata parecchio difficile. A livello lavorativo, anzitutto: nessuno lo voleva più assumere e ha trovato solo un impiego temporaneo come recensore di videogiochi per computer.
Nonostante i disagi legati ad una presenza così “generosa”, comunque, non ha mai desiderato avere un pene più piccolo: “No, sono contento così”.

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Differenze tra Paracetamolo, Tachipirina, Ibuprofene, Aspirina, Oki, Efferalgan e Co-Efferalgan

EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRUGO DIRETTORE MEDICINA ONLINE PARACETAMOLO TACHIPIRINA BRUFEN IBUPROFENE ASPIRINA OKI EFFERALGAN CO-EFFERALGAN FANS FARMACI ANTINFIAMMATORI NON STEROIDEI ANTIDOLORIFICI ANTIPIRETICI DOLORELo spunto per scrivere questo articolo è nato alcuni mesi fa, da una particolare richiesta di un paziente di 80 anni, che era ricoverato per Continua a leggere →

Perché abbiamo il singhiozzo, quando può diventare pericoloso e come farlo passare

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE ABBIAMO SINGHIOZZO PASSARE Riabilitazione Nutrizionista Dieta Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Pene Capillari Pressoterapia Linfodrenaggi AntifumoTutti noi lo abbiamo provato almeno una volta nella vita e tutti noi ci siamo impauriti quella volta in cui è durato più a lungo del solito e abbiamo temuto che non ci passasse mai più. Sto parlando di quello che in gergo medico è il flutter diaframmatico sincrono (FDS), più semplicemente noto con il termine “singhiozzo”.

Cos’è il singhiozzo?

Il singhiozzo è una contrazione involontaria (contrazione mioclonica) del diaframma toracico (muscolo posto sotto i polmoni che divide torace da addome), che si ripete nel tempo ad intervalli più o meno regolari.

Perché viene il singhiozzo?

La causa scatenante è l’irritazione del nervo frenico, deputato proprio al controllo delle contrazioni del diaframma. Se il nervo frenico viene irritato in un punto qualsiasi, si può scatenare un episodio di singhiozzo.

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Vari tipi di singhiozzo

In base alle sue caratteristiche, esistono varie tipologie di singhiozzo:

  • Isolato: è la tipologia di singhiozzo più comune, che tutti provano almeno una volta nel corso della propria vita, appare all’improvviso e ha una durata compresa tra qualche secondo e qualche minuto. Tende ad attenuarsi spontaneamente o con l’utilizzo dei classici “rimedi della nonna” a cui faremo cenno in seguito.
  • Acuto: è un tipo di singhiozzo che può durare fino a 48 ore e che è caratterizzato da contrazioni rapide e ripetitive. Non necessita quasi mai di trattamento medico, di solito scompare spontaneamente.
  • Cronico: è un singhiozzo che ha una durata superiore a 48 ore, anch’esso caratterizzato da contrazioni frequenti e rapide. Questo tipo di singhiozzo è frequente e ricorrente, e si può manifestare per alcuni giorni al mese o addirittura per alcune settimane al mese, alternato a periodi in cui non si manifesta. E’ necessario l’intervento del medico, come vedremo più avanti nell’articolo.

Quanto tempo passa da un sussulto e l’altro?

Il tempo tra un sussulto e l’altro può variare di molto essendo il singhiozzo a volte più ravvicinato, altre volte meno: alcuni singhiozzi hanno una frequenza di 4/minuto, mentre altri addirittura di 60/minuto, cioè un sussulto al secondo. Mediamente si verifica un sussulto ogni 6 secondi, cioè 10 al minuto.

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Quanto dura un singhiozzo?

La durata di un singhiozzo è estremamente variabile tra individuo ed individuo e tra episodio ed episodio. Un attacco di singhiozzo mediamente può durare da pochi minuti a meno di cinque minuti; tuttavia non ci sono regole precise ed alcuni casi particolari lo dimostrano. Lo statunitense Charles Osborne è entrato nel Guinnes dei primati per aver avuto il più lungo attacco di singhiozzo mai registrato. Il primo sussulto arrivò nel 1922 e durò fino al 1990, cioè dopo 68 anni e con una media di circa 30 sussulti al minuto che gli hanno fatto totalizzare 430 milioni contrazioni!

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Quali sono gli eventi che possono scatenare il singhiozzo?

Alcuni eventi che possono aumentare le possibilità di avere un attacco di singhiozzo, sono:

  • mangiare un pasto troppo abbondante;
  • mangiare troppo velocemente un cibo;
  • bere troppe bevande gassate;
  • bere troppi alcolici: l’eccessiva ingestione di bevande alcoliche può danneggiare la mucosa gastrica, provocandone l’infiammazione e indirettamente irritare il diaframma;
  • balzi di temperatura rapidi ed improvvisi;
  • fumo di sigaretta: un eccesso di nicotina può aumentare il rischio di insorgenza del singhiozzo;
  • stati di stress o di eccitazione elevati: quando ci si trova in una condizione stress/eccitazione si respira più velocemente e ciò può provocare l’irritazione del diaframma e quindi la comparsa del singhiozzo.

Come prevenire il singhiozzo?

Alla luce del paragrafo precedente, appaiono chiari gli accorgimenti da adottare per prevenire la comparsa del singhiozzo in soggetti che ne soffrono spesso: evitare una rapida ed eccessiva ingestione di cibo e liquidi, masticare bene il cibo prima di deglutirlo, limitare l’assunzione di bevande alcoliche ed evitare l’ingestione di alimenti troppo caldi o troppo freddi, non fumare, rilassarsi.

Quali sono i fattori di rischio?

I fattori di rischio del singhiozzo, sono:

  • sesso maschile: gli uomini corrono maggiori rischi di soffrire di singhiozzo prolungato rispetto alle donne;
  • gravidanza: una donna incinta ha una probabilità elevata di frequenti singhiozzi, questo perché l’aumento di volume dell’utero determina uno stimolo del nervo frenico;
  • essere appena nati: i neonati hanno frequentissimi attacchi di singhiozzo;
  • fattori emotivi: l’ansia, lo stress e l’eccitazione sembrano connessi ad alcuni casi di singhiozzo sia a breve sia a lungo termine;
  • interventi chirurgici: diversi fattori connessi agli interventi chirurgici probabilmente fanno aumentare il rischio di soffrire di singhiozzo prolungato. Tra di essi ricordiamo:
    • anestesia generale,
    • intubazione (tubicino collocato nella gola per aiutarvi a respirare),
    • allungamento del collo, necessario durante l’intubazione,
    • distensione addominale, frequente dopo gli interventi in endoscopia eseguiti mediante piccole incisioni,
    • manipolazione degli organi interni.

Quando il singhiozzo diventa “pericoloso” e quale patologie può indicare?

Il singhiozzo in se, non è un problema grave, tuttavia può diventarlo se dura troppo a lungo. In alcuni pazienti – circa uno su 100.000 – il singhiozzo può continuare anche per diversi mesi, causando problemi nutrizionali ed esaurimento. Inoltre il singhiozzo che si verifica frequentemente o che dura più di 48 ore (singhiozzo cronico) può essere una sorta di campanello di allarme che spinge il medico ad indagare con esami di laboratorio e diagnostica per immagini (specie indagini endoscopiche a esofago e trachea) alla ricerca di altra patologia come:

1) Lesione/irritazione di nervi. La causa più frequente del singhiozzo che dura per molto tempo è la lesione o l’irritazione severa del nervo vago o del nervo frenico. Tra le possibili cause delle lesioni o dell’irritazione di questi nervi ricordiamo:

  • peli o corpi estranei che toccano il timpano,
  • mal di gola o laringite,
  • presenza di un tumore, di un nodulo o del gozzo nella gola,
  • reflusso gastroesofageo.

2) Disturbi del sistema nervoso centrale. Il controllo del riflesso del singhiozzo può essere inibito da un tumore o un’infezione del sistema nervoso centrale, oppure da una lesione traumatica del sistema nervoso centrale, come ad esempio:

  • ictus,
  • sclerosi multipla,
  • tumori,
  • meningite,
  • encefalite,
  • lesioni traumatiche al cervello.

3) Varie patologie: diabete, esofagite, tracheite, polmoniti, pleurite, pericardite, insufficienza renale, epatopatie, reflusso gastroesofageo ed altre patologie gastroenteriche, laringite, faringite, cancro alle prime vie aeree, squilibri elettrolitici, Morbo di Parkinson, infezioni di varia natura.
4) Uso smodato di farmaci: cortisonici, barbiturici e di interesse psichiatrico.
5) Alcolismo.

Singhiozzo: quando chiamare il medico?

In alcuni casi il singhiozzo non deve essere sottovalutato. E’ necessario il parere del medico se:

  • Il singhiozzo è frequente, per esempio se lo avete ogni giorno per una settimana;
  • dura da più di 48 ore senza pause;
  • è talmente forte da impedirvi di mangiare o – soprattutto – respirare.

Effetti collaterali del singhiozzo

Il singhiozzo, specie quello prolungato, può determinare una serie di effetti collaterali andando ad interferire con la capacità di parlare e con la capacità di nutrirsi in maniera adeguata. Altro problema nel singhiozzo cronico può essere la difficoltà nell’addormentarsi e un sonno poco ristoratore. Il singhiozzo prolungato può inoltre rallentare la guarigione delle ferite dopo l’intervento chirurgico.

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Come far passare rapidamente il singhiozzo? Terapia medica

Un attacco di singhiozzo, in generale, si risolve senza alcun intervento, anche se molti rimedi domestici vengono spesso utilizzati per tentare di ridurne la durata. Il trattamento medico è a volte necessario nei casi di singhiozzo cronico:

  • farmaci: clorpromazina (antipsicotico), metoclopramide (Plasil® antinausea), baclofen (Lioresal® miorilassante);
  • sondino nasogastrico: se lo stomaco è disteso, è possibile fermare il singhiozzo ricorrendo al sondino nasogastrico, un tubicino sottile e flessibile inserito nel naso, che scende fino allo stomaco;
  • anestesia del nervo frenico: Se le terapie meno invasive non sono efficaci, il medico vi può consigliare un’iniezione di anestetico che blocchi il nervo frenico e fermi il singhiozzo;
  • terapia chirurgica con impianto che stimola il nervo vago. Un dispositivo a batteria, impiantato chirurgicamente nel torace, può essere programmato per provocare una lieve stimolazione elettrica del nervo vago. Questo intervento è usato soprattutto per la terapia dell’epilessia, ma può anche essere utile in caso di singhiozzo protratto;
  • agopuntura.

Come far passare rapidamente il singhiozzo? I “rimedi della nonna”

Alcuni rimedi, anche se non del tutto “scientifici” sembrano aiutare la cessazione del singhiozzo: ingoiare rapidamente un cucchiaino di zucchero semolato, respirare in una borsa di carta, fare i gargarismi con acqua molto fredda, ingerire rapidamente acqua a piccoli sorsi, favorire uno starnuto, assumere un cucchiaino d’aceto o di succo di limone puro, comprimere con le unghie degli indici un punto situato all’interno dei padiglioni auricolari. Il rimedio più pratico rimane forse quello consigliato più di 2000 anni da Ippocrate: trattenere il fiato e restare in apnea per 10-25 secondi. Questa manovra induce il diaframma a rilassarsi e deve essere preceduta da un’inspirazione profonda.

Curiosità sul singhiozzo

Nel momento della contrazione diaframmatica, il respiro viene temporaneamente interrotto: il nome “singhiozzo” viene del latino “singultus” proprio ad indicare l’atto di “catturare” il respiro mentre si singhiozza. Perché il singhiozzo determina il classico suono “hic“? L’azione involontaria del singhiozzo coinvolge un arco riflesso: attivato il riflesso si determina una forte contrazione del diaframma seguita, circa 0,25 secondi dopo, dalla chiusura delle corde vocali che si traduce appunto nel classico suono “hic“. Non a caso in lingua inglese il singhiozzo è denominato “hiccup”.

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