Durante la visita sportiva una delle prove classiche è la misurazione della capacità respiratoria. Questo fatto, unito ad altre credenze comuni, fa spesso pensare al runner che quanto maggiore è la capacità respiratoria tanto maggiori sono le prestazioni del soggetto. E’ importante ricordare che la capacità respiratoria non è il “collo di bottiglia del runner” e che molti maratoneti hanno capacità respiratorie vicine a quelle di sedentari. È importante perciò capire per quale motivo si misura la capacità respiratoria. Il motivo è riassumibile nell’acronimo inglese COPD, Chronic Obstructive Lung Disease, in italiano Sindrome Ostruttiva Cronica.
Raggruppa una serie di patologie caratterizzate dalla difficoltà di veicolare l’aria nelle vie aeree. Nei paesi industrializzati è la quinta causa di morte e la seconda di malattia. La causa principale è rappresentata dal fumo di sigaretta (attivo o passivo). Le varie patologie vanno dalla semplice bronchite cronica alla fibrosi cistica (malattia genetica; originariamente si parlava di fibrosi cistica a livello del pancreas, ma successivamente il termine è rimasto anche quando il quadro patologico è respiratorio) e all’enfisema.
Quando la COPD è dovuta la fumo e il soggetto non adotta contromisure efficaci (la più logica sarebbe smettere, ma anche l’esercizio fisico frequente e una buona terapia a base di antiradicali liberi possono dare risultati se non si superano le 10 sigarette al giorno: si deve ricordare che una sigaretta “brucia” 30 mg di vitamina C al giorno) è chiaro che anche la prestazione atletica ne risente. Per quanto detto nella premessa, il calo delle prestazioni in relazione al fumo avviene solo quando la situazione è compromessa. Infatti in gioventù la diminuzione della capacità polmonare non viene avvertita come penalizzante (a meno di patologie acute come bronchiti frequenti) perché è una risorsa ridondante: l’atleta ha talmente tanto fiato che può sprecarne un po’ fumando.
La situazione degenera con l’età quando la “riserva” d’ossigeno comincia a scarseggiare. Tenuto conto che dopo i 35 anni, se non si adottano terapie anti-età, si peggiora comunque mediamente di 1″/km all’anno, i danni da fumo possono essere espressi da una semplice formula:
dove N è il numero delle sigarette fumate giornalmente, E è l’età.
Per esempio con N=10 ed E=45 si ottiene 10/20*((45- 20)/7)2 cioè 0, 5*(25/7)2 = 6,4″/km circa (che devono essere aggiunti al peggioramento dovuto all’età).
Se il soggetto fuma 20 sigarette al giorno, a causa del fumo perde nel tempo:
- a 20 anni – 0″/km
- a 30 anni – 2″/km
- a 40 anni – 8″/km
- a 50 anni – 18″/km
- a 60 anni – 32″/km
- a 70 anni – 51″/km.
Come si vede la progressione è particolarmente invalidante con l’età.
A questo dato occorre aggiungere il contraccolpo psicologico di molti runner fumatori che non riescono a capire come dopo i 45 anni le loro prestazioni crollino di anno in anno. Anziché dare la colpa alle sigarette la danno all’età, al naturale (secondo loro) invecchiamento e abbandonano lo sport, aggravando ulteriormente la situazione.
E se si smette?
Dopo 3 gg. dall’ultima boccata la respirazione diventa più facile e dopo soli 3 mesi la respirazione migliora del 5-10%.
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Lo staff di Medicina OnLine
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Il corpo umano è in grado di produrre autonomamente solo gli aminoacidi non essenziali, mentre tutti gli altri, compresi i BCAA, devono essere necessariamente integrati giornalmente nella dieta. Ecco perché per l’introduzione di questi elementi nell’alimentazione quotidiana, in particolar modo per chi pratica sport di resistenza, si rende necessario il ricorso ad integratori specifici. È importante assumere aminoacidi per promuovere la crescita muscolare e sopperire alle carenze del regime alimentare. Un incremento dell’apporto di aminoacidi ramificati è richiesto soprattutto durante e dopo l’attività aerobica o tra prestazioni sportive intense ravvicinate nel tempo.
Il monossido di azoto (anche chiamato “ossido nitrico” o “NO”; in inglese “nitric oxide”) è un gas incolore; nel corpo umano il monossido di azoto (NO) rappresenta un importante neurotrasmettitore con effetto vasodilatante. E’ quindi un potente vaso-dilatatore, utilizzato per la terapia dell’ipertensione polmonare, in particolare nei neonati affetti da insufficienza respiratoria ipossemica. E per questa caratteristica viene indicato come un fattore di rilascio endotelio-derivato, sigla inglese EDRF. Il NO viene sintetizzato a partire da ossigeno ed arginina grazie all’azione degli enzimi NO-sintasi ed attraverso una reazione multifasica e molto complessa.
La ricomposizione corporea a grandi linee si presenta come una strategia dietetica e di allenamento volta al miglioramento della forma fisica. Andiamo a vedere più nel dettaglio cos’è.
La notizia non è delle migliori. Di doping nello sport si inizia a parlare molto presto, addirittura, dicono i resoconti più preoccupanti, a cominciare addirittura dai 7 anni. Secondo le stime statunitensi, più di 500 mila alunni delle secondarie americane usano prodotti dopanti. Senza andare così lontano uno studio pilota realizzato nel 1999 fra 3768 studenti delle scuole medie inferiori e dei licei del Veneto, opera dell’Unità operativa di tossicologia forense e antidoping di Padova, pubblicato dall’Espresso, ha dato risultati altrettanto allarmanti. Il 5,8% del campione ha ammesso l’uso personale di dopanti, mentre il 9,5% ne ha segnalato l’uso da parte di un compagno. Ma anche un’indagine più recente svolta nel 2003, su oltre 13mila ragazzi delle scuole medie superiori di tutta Italia, non conforta. Sui 10mila che hanno dichiarato di praticare almeno un tipo di sport, il 7% ha ammesso di assumere sostanze dopanti. E l’età tende ad abbassarsi. Possibile? Si, in una società come la nostra dove la competizione è già esasperata a livello giovanile e dove chi dovrebbe vigilare spesso non lo fa. Dalla federazione che dice di non avere soldi per effettuare test antidoping a tappeto già a livello giovanile, alle famiglie stesse spesso complici nel doping adolescente. Adulti o bambini, le sostanze dopanti non cambiano: ormoni peptidici (Gh o ormone della crescita in particolare) e steroidi anabolizzanti. Con rischi però molto maggiori quando l’organismo è ancora in formazione. A crescere in modo abnorme, infatti, oltre alle masse muscolari sono anche organi vitali come il fegato e il cuore con le conseguenze che si possono immaginare. In un simile contesto, perciò, non stupisce che l’American Academy of Pediatrics (AAP) abbia realizzato una pubblicazione sull’argomento, ripresa da Lancet.