Indifferenza ed anaffettività: ecco come si manifesta il disturbo schizoide di personalità

Malinconia Edvard Munch 1892 olio su tela Oslo Nasjonalgalleriet

Particolare di “Malinconia” di Edvard Munch, datato 1892. Olio su tela, cm 64 x 96. Collocata all’Oslo Nasjonalgalleriet

Il disturbo schizoide di personalità (così come definito secondo i criteri diagnostici DSM-IV–TR e, similmente, nell’ICD-10) è un disturbo di personalità caratterizzato dalla difficoltà nello stabilire relazioni sociali e, soprattutto, dall’assenza del desiderio di stabilirle. La vita delle persone che soffrono di questo disturbo è strutturata in modo da limitare le interazioni con gli altri: hanno pochi amici stretti o confidenti, scelgono lavori che richiedono un contatto sociale minimo o nullo, non sono coinvolti in relazioni intime e in genere non si costruiscono una propria famiglia. Appaiono distaccati e freddi, estremamente riservati e indifferenti all’approvazione o alle critiche degli altri e ai loro sentimenti. Hanno scarsa capacità ad esprimere sentimenti sia positivi che negativi verso gli altri e a provare piacere nello svolgere qualsiasi attività. L’incapacità, o grande difficoltà, di “partecipare alla vita”, che sembra caratterizzare i soggetti affetti da disturbo schizoide, si manifesta principalmente nella vita emotiva e di relazione e talvolta può non avere effetti visibili in altre sfere; ad esempio nell’ambito di lavori non competitivi e solitari questi soggetti possono investire grandi energie e riportare evidenti successi.
I dati epidemiologici di questa patologia non sono stabiliti chiaramente, alcuni studi confermano che colpisce circa il 6% della popolazione italiana e alcuni studi riportano un rapporto maschi-femmine di 2:1.

NOTA BENE: come hai già intuito, questo è un articolo sul disturbo schizoide di personalità. Se invece stai cercando informazioni su “uomo anaffettivo”, leggi invece questo articolo: “Se tu non mi ami è colpa mia”: i pensieri di una donna che ama un uomo anaffettivo

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Come si manifesta il disturbo schizoide di personalità?
Come già accennato nell’introduzione, le persone che presentano questo tipo di disturbo provano un senso di lontananza, di distacco e freddezza nei confronti degli altri e una mancanza di interesse verso un legame profondo con persone reali. Non mostrano e non provano forti emozioni né positive né negative, spesso appaiono e si sentono indifferenti e privi di desideri (anaffettivi), forse per un’incapacità a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri. La mancanza di desiderio e piacere ad avere relazioni con altre persone li porta ad isolarsi o comunque ad avere relazioni formali e/o superficiali, senza che questo causi loro particolare sofferenza; prevalgono pensieri tipo “preferisco farlo da solo”, “preferisco stare solo”, “non mi sento motivato”, “che importa”. Nelle situazioni sociali in genere le emozioni dominanti sono l’indifferenza e la freddezza, anche se a volte possono provare un’ansia intensa o la sensazione di “essere controllati”. Gli individui che presentano questo disturbo possono inoltre avere una particolare difficoltà nell’esprimere la rabbia, anche in risposta ad una provocazione diretta, questo li porta a reagire passivamente alle circostanze avverse e contribuisce a dare l’impressione che manchino di emozioni. La rabbia in questo caso non è del tutto assente: rimane pericolosamente nascosta dentro al soggetto o comunque poco manifestata.

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Sesso e disturbo schizoide di personalità
L’indifferenza verso gli altri e verso la socialità si manifesta chiaramente anche nella sfera sessuale. Lo scarso desiderio di interazione riguarda in maniera caratteristica le esperienze sessuali che sono rare o del tutto assenti, in ogni caso sono poco appaganti in senso affettivo e viste più come obbligo sociale che come esperienza piacevole. Il sesso non sembra destare, nel soggetto affetto, la stessa emozione e trasporto di un soggetto non affetto.

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Come faccio capire se soffro di disturbo schizoide di personalità?
Come fare a capire se si soffre (o se una persona cara soffra) di disturbo schizoide di personalità? A tale proposito vi consiglio di leggere questo mio articolo: Come capire se soffro di disturbo schizoide di personalità? I 20 comportamenti caratteristici

Diagnosi in base al DSM-IV-TR 

  1. Il soggetto non prova desiderio o piacere ad avere relazioni strette con altre persone, inclusa la famiglia
  2. Predilige quasi sempre attività solitarie o che implicano relazioni del tutto superficiali.
  3. Ha poco o nessun interesse in relazioni ed esperienze sessuali reali.
  4. Non prova vero piacere in nessuna o quasi nessuna attività.
  5. Manca di amicizie strette o confidenti oltre ai parenti di primo grado.
  6. Appare emotivamente indifferente a critiche o elogi.
  7. Dimostra “freddezza” emozionale, distacco oppure appiattimento emotivo.

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Diagnosi differenziale con altre patologie con caratteristiche simili
Alcuni sintomi presenti in questo tipo di disturbo si possono ritrovare anche in altre patologie, è quindi in genere necessario rivolgersi a persone competenti che possano fare una diagnosi seria ed accurata. Nelle persone che presentano un disturbo evitante di personalità l’isolamento sociale è si ugualmente presente, ma è vissuto con profonda sofferenza e nel soggetto è presente il desiderio di avere relazioni interpersonali che è invece completamente assente nel disturbo schizoide. Nella diagnosi differenziale devono essere escluse anche le diagnosi di autismo e di sindrome di Asperger.
Alcune caratteristiche del disturbo schizoide di personalità possono anche essere causate da patologie neurologiche, che devono essere escluse.
La schizofrenia ha molti tratti in comune con il disturbo schizoide di personalità: oltre al ritiro sociale, vi sono altri elementi comuni, come, ad esempio, l’anedonia (l’incapacità di provare appagamento o interesse per attività comunemente ritenute piacevoli (come il cibo o il sesso), l’anaffettività, l’inadeguatezza interpersonale, ma in questo caso le capacità cognitive e logiche sono intaccate e, a differenza dello schizoide, il soggetto non è pienamente consapevole della realtà. Le caratteristiche sono comunque molto simili per questo le due patologie hanno in comune la medesima radice: il greco skizo, che significa “scissione”. In passato il disturbo schizoide di personalità è stato anche definito, impropriamente, “pre-schizofrenia”.

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Quali sono le cause del disturbo schizoide di personalità?
Allo stato attuale della ricerca scientifica, non esistono – per questa patologia – delle cause certe e specifiche. Alcune caratteristiche possono però essere certamente annoverate tra i possibili fattori di rischio: sembrano essere coinvolti fattori di vulnerabilità temperamentali presenti fin dall’infanzia come emozionalità ristretta, scarsa empatia, isolamento, stile deficitario nella comunicazione, sostanziale incapacità a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri. Tali caratteristiche hanno origine sia a livello di ereditarietà, sia a livello di ambiente.

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Il ruolo della madre nel disturbo schizoide di personalità
Fattori ambientali importanti alla base di questo disturbo di personalità sono ovviamente costituiti dalla famiglia e dai rapporti che il soggetto instaura con le figure genitoriali, in special modo con la figura materna. Gli schizoidi sono degli individui che, nella primissima infanzia, si sono visti mancare – o è stata molto scarsa – la componente affettiva soprattutto materna. Questo fa sì che il soggetto sviluppi una reazione di difesa istintiva: poiché da piccolo non ha avuto dalla madre quello di cui necessitava, cioè amore, comprensione, rispetto e valorizzazione, lo schizoide ha imparato ad instaurare relazioni superficiali con gli altri per non aver paura di subire di nuovo lo stesso allontanamento affettivo che ha subito dalla madre. Il risultato finale di questa paura è che l’individuo preferirà la solitudine alle relazioni, viste tendenzialmente appunto come false e instabili e inconsciamente pericolose. Tratti in comune sono presenti anche nella Sindrome da abbandono.

Quando si manifestano i primi sintomi del disturbo schizoide di personalità?
L’esordio del disturbo schizoide di personalità può verificarsi a qualsiasi età, anche se solitamente avviene nella prima infanzia o comunque entro l’inizio dell’età adulta.

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Quali sono le conseguenze del disturbo schizoide di personalità?
Le conseguenze più evidenti per chi presenta questo tipo di disturbo sono:

  • un eccessivo isolamento sociale, che può causare, oltre ad una totale assenza di amicizie, problemi e difficoltà sul luogo di lavoro;
  • possibilità di funzionare solo in spazi sociali molto ristretti e stabili;
  • difficoltà a rispondere appropriatamente ad eventi importanti della vita, reazione passiva alle circostanze avverse che porta quindi a subire anche situazioni indesiderate;
  • assenza di piacere e continua sensazione di vuoto interno e di un’esistenza priva di significato.

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Come si cura il disturbo schizoide di personalità?
L’obiettivo finale del trattamento è quello di migliorare la qualità di vita del paziente in accordo con le sue esigenze e tenendo conto delle sue difficoltà e priorità. La terapia di questo disturbo è molto difficile, in quanto chi ne è affetto non ne riconosce la necessità e raramente richiede aiuto, ciò rende anche difficile la diagnosi e quindi la terapia inizia solitamente molto tardi.
I trattamenti possibili sono diversi. Una terapia tipica è il trattamento cognitivo-comportamentale, esso è rappresentato da una psicoterapia individuale a lungo termine che miri ad individuare pensieri, emozioni e comportamenti disfunzionali che caratterizzano il soggetto.
Anche la terapia di gruppo può risultare utile: dopo un periodo di silenzio il paziente può lasciarsi coinvolgere ed i componenti del gruppo possono rappresentare il solo contatto sociale presente nella vita del soggetto schizoide.
Anche la terapia farmacologica è importante, spesso accostata alla psicoterapia. Si usano vari farmaci, decisi dal medico in base ad ogni singolo caso.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Mai essere “trasparente”: tira fuori il tuo carattere!

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Nella vita, mai essere “trasparente”: tiriamo fuori il nostro carattere!

La foto appartiene alla giovanissima fotografa Laura Williams

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Le tue dieci abitudini che ti danneggiano i reni

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma DIECI ABITUDINI TI DANNEGGIANO RENI Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Filler BotulinoSe vi chiedessi a cosa serve il cuore, sapreste cosa rispondermi. Se vi chiedessi a cosa servono i polmoni, ancora una volta sapreste cosa rispondermi. Ma se vi chiedessi a cosa servono i reni? Vi assicuro che non tutti hanno ben chiaro quale siano di preciso i loro compiti. I reni sono due organi retroperitoneali essenziali per la nostra salute: filtrano dal sangue i prodotti di scarto del metabolismo del nostro corpo e li eliminano tramite l’urina che producono, assorbono i minerali, contribuiscono a mantenere la nostra pressione arteriosa entro dei limiti normali, mantengono il corretto equilibrio idro-salino dell’organismo (cioè il giusto bilanciamento di sali e liquidi che permette al nostro corpo di funzionare in maniera ottimale). Senza dimenticare che – contribuendo alla giusta idratazione del nostro corpo – contribuiscono in modo incisivo anche sulla nostra bellezza (influendo, ad esempio, nei confronti della cellulite). Ecco allora, che prendersi cura dei propri reni diventa un argomento essenziale per vivere bene, in salute e belli. Eppure, esistono delle abitudini particolari, di cui magari non ci rendiamo nemmeno conto, che potrebbero danneggiare questi organi preziosi. Ecco quali sono:

1 Bere bevande gassate

A confermare l’ipotesi della stretta correlazione tra le bevande gassate e la formazione dei calcoli renali, uno studio dell’Università di Harvard, condotto con la collaborazione del Policlinico Gemelli di Roma. Secondo quanto emerso dalle analisi effettuate, sembrerebbe che chi consuma una lattina al giorno di bibite zuccherate ha un rischio del 23-33% maggiore dell’insorgenza di calcoli, di chi consuma meno di una lattina alla settimana.

2 Trattenere l’urina

Non svuotare la vescica quando se ne sente la necessità è una cattivissima abitudine. Se fatto in maniera frequente, può aumentare la pressione dell’urina nei reni e comprometterne la salute.

3 Consumare troppo sale

Il sale è un elemento importante per il nostro corpo, ma non in dosi eccessive. Aumenta la pressione sanguigna e mette sotto sforzo i reni. Attenzione quindi a quanto ne adoperate.

4 Assumere poco magnesio con la dieta

Se nel nostro corpo non viene introdotto abbastanza magnesio, il calcio non può essere assimilato in maniera corretta e questo può causare un sovraccarico e la formazione di calcoli renali. Per evitare che avvenga ciò, è consigliabile consumare alimenti che contengono buone fonti di magnesio, come ad esempio le noci, i semi, le verdure a foglia verde e i fagioli.

5 Avere disturbi del sonno

Dormire bene è utile al nostro umore, ma anche al nostro corpo. E anche i reni possono risentire della mancanza di sonno. In base a una ricerca effettuata dai ricercatori del Peter Munk Cardiac Centre delToronto General Hospital, i ritmi circadiani hanno un impatto importante sul rinnovamento dei tessuti cardiovascolari e, quindi, anche del tessuto renale. L’interruzione del sonno potrebbe quindi danneggiare gli organi.

6 Bere poca acqua

I nostri reni devono essere adeguatamente idratati per poter svolgere le loro funzioni. Se non si beve abbastanza, le tossine possono iniziare ad accumularsi nel sangue, perché non c’è abbastanza liquido per drenarle. Un modo semplice per verificare se non si sta bevendo abbastanza, ad esempio, è vedere quanto sono scure le urine.

7 Assumere poca vitamina B6 con la dieta

Una dieta sana significa un buon funzionamento degli organi interni, anche dei reni. Secondo i medici dell’Università del Maryland Medical Center, una grave carenza di vitamina B6 può essere una delle cause dell’insorgenza di calcoli renali. Per una funzione renale ottimale, sarebbe necessario consumarne 1,3 mg al giorno.

8 Abusare di farmaci

Spesso tendiamo a prendere una medicina al comparire del primo dolore di testa. È una cosa a cui dovremmo pensare molto attentamente. I medicinali, tutti, sono dotati di effetti collaterali e molti di essi possono provocare danni ai reni.

9 Assumere troppe proteine con la dieta

Spesso sentiamo dire che una dieta ad alto contenuto di proteine garantisce i migliori risultati in termini di dimagrimento. È importante sapere, però, che un regime alimentare che prevede l’assimilazione di una quantità esagerata di proteine potrebbe obbligare l’organismo a un lavoro eccessivo per la metabolizzazione dei cibi. Nel tempo, questo crea un sovraccarico epatico e renale. Il prodotto della digestione delle proteine ​​è l’ammoniaca, una tossina che i reni neutralizzano con maggiore difficoltà. Più proteine ​​significa più sforzo per i reni, che, nel tempo, portare vedere ridotta la loro funzionalità. Meglio osservare le quantità consigliate dal medico.

10 Trascurare le infezioni più comuni

Non trattare le infezioni comuni in maniera rapida e corretta spinge ad affaticare ed esaurire il nostro corpo. Questo può portare anche a danni ai reni. Alcuni studi hanno dimostrato che le persone che sono riluttanti a riposare e guarire correttamente, spesso finiscono ad avere malattie renali.

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Dimentica il cervello e ascolta il tuo cuore

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma DIMENTICA CERVELLO ASCOLTA TUO CUORE Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Filler BotulinoTrova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera… Come trovarlo? Dimentica il cervello e ascolta il tuo cuore.

Immagine e dialogo tratto dal film “Vi presento Joe Black”.

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L’acido salicilico per levigare la tua pelle e combattere l’acne

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA ESTETICA CAPELLI OCCHI BELLEZZA COSMETICI PELLE RUGHE TRUCCO MAKE UP FIORI NATURAL’acido salicilico è un acido carbossilico incolore cristallino, idrossiacidi. Per sostituzione dell’ossidrile fenolico con un acetile, dall’acido salicilico si ottiene l’acido acetilsalicilico, noto principio attivo dell’Aspirina. In chimica, l’acido salicilico è chiamato acido 2-idrossibenzoico, identificato dalla formula bruta C7H6O3. La molecola deriva dall’idrolisi enzimatica della salicina, glucoside salicoside estratto dal salice bianco (Salix alba).

L’acido salicilico in cosmesi ed in medicina estetica

L’acido salicilico è un noto agente esfoliante utilizzato in cosmesi per preparare scrub o peeling chimici. Le sue spiccate virtù cheratolitiche e leviganti rendono questa molecola molto indicata per combattere efficacemente l’acne papulo-pustolosa di lieve e moderata entità, inoltre è un componente essenziale di prodotti per la cura della keratosis pilaris e delle verruche. Può anche essere usato in determinati casi di psoriasi al fine di eliminare la desquamazione e agevolare quindi il trattamento topico.

Come agisce l’acido salicilico sulla pelle?

Una volta applicato sulla nostra pelle, l’acido salicilico agisce come potente cheratolitico: tale molecola è in grado di spezzare selettivamente la catena proteica della cheratina, abbondantemente presente nei corneociti. Non esercitando alcun effetto sulle altre proteine, l’acido salicilico è in grado di esfoliare e distruggere solamente le cellule dello strato corneo: per questa ragione, la molecola è ben tollerata dalle cellule sottostanti, chiaramente prive di ogni traccia di cheratina.
A livello cutaneo, l’acido salicilico diminuisce le forze di coesione dei corneociti: così facendo, viene favorita la desquamazione dei cheratinociti iperpigmentati, incoraggiando nel contempo il rinnovamento cellulare. L’effetto finale promosso dall’acido salicilico è sorprendente: i “nuovi” cheratinociti, essendo meno ricchi di pigmento melanico, donano alla pelle un aspetto uniforme, levigato e luminoso. L’acido salicilico è sfruttato anche per le sue proprietà batteriostatiche e lenitive: la sostanza, infatti, penetra rapidamente nelle lesioni infiammate esercitando eccellentemente queste funzioni, senza peraltro provocare fenomeni irritativi evidenti.

Concentrazioni dell’acido salicilico

In ambito cosmetico, l’acido salicilico è utilizzato ad una concentrazione variabile dall’1 al 2% (in quantità tanto maggiore quanto più basso è il pH del cosmetico utilizzato). In ambito ambulatoriale, invece, la molecola può essere utilizzata in soluzione alcolica ad una concentrazione variabile dal 20 al 30%.

Acido salicilico: indicazioni

L’indicazione principale dell’acido salicilico è preparare peeling chimici, scrub o creme contro l’acne papulo-pustolosa di grado lieve o moderato: eliminando il tappo di cheratina, questa molecola è in grado di liberare il follicolo pilo-sebaceo riducendo visibilmente segni e sintomi del disturbo. Inoltre – come già prima accennato – l’acido salicilico penetra rapidamente nelle lesioni acneiche infiammate esercitando un’eccellente azione batteriostatica. A tale scopo, sono generalmente necessarie 4-6 sedute di trattamento, distanziate l’una dall’altra di almeno 21 giorni.

Oltre all’acne papulosa, l’acido salicilico trova indicazione nelle seguenti circostanze:

1) Acne in fase comedonica ed acne nodulare;
2) Rosacea;
3) Macchie scure sulla pelle legate al photoaging (tipico stato d’iperpigmentazione cutanea delle persone di mezza età ed anziane);
4) Melasma o cloasma (maschera gravidica);
5) Disturbi del cuoio capelluto: forfora, psoriasi (concentrazione max. dell’acido salicilico ammessa per legge nei cosmetici per capelli: 3%);
6) Calli, duroni ed ipercheratosi in genere;
7) Verruche;
8) Keratosis pilaris.

E’ utile ricordare che, esfoliando la pelle, l’acido salicilico facilita l’assorbimento di altri principi attivi, soprattutto agenti idratanti, emollienti, nutrienti ecc.. Particolarmente indicate a tale scopo sono le creme all’acido ialuronico, in grado di esercitare un eccellente effetto idratante (ed antirughe).

Rischi, controindicazioni ed effetti collaterali

L’effetto cheratolitico esercitato dall’acido salicilico può avvenire in modo piuttosto evidente: difatti, non è raro che, dopo l’applicazione del prodotto sulla pelle, si vengano a formare grosse chiazze scure di corneociti. Tuttavia, questo effetto collaterale tende a svanire nell’arco di un breve periodo di tempo.
Non vi sono particolari controindicazioni all’uso di creme od altri cosmetici preparati con acido salicilico, fatta eccezione – chiaramente – per l’allergia ai salicilati.
Si raccomanda di evitare l’esposizione al sole durante l’intero trattamento con acido salicilico: questa sostanza, infatti, assottigliando la naturale barriera dello strato corneo, rende la cute estremamente suscettibile alle radiazioni UV. A tale scopo, oltre ad evitare quanto possibile l’esposizione diretta al sole (e le sedute abbronzanti), si raccomanda di applicare creme solari ad alta protezione (SPF 50).

Importante

Come prima accennato, l’acido salicilico non dev’essere somministrato – né per applicazione topica, né per via orale – ai soggetti allergici ai salicilati. Una reazione allergica a questa sostanza può causare sintomi come alterazione marcata del colore della pelle, rush cutaneo, orticaria, rigonfiamento di mani e piedi, rossore agli occhi, anafilassi (casi estremi)
Non utilizzare prodotti contenenti acido salicilico nei bambini di età inferiore ai 3 anni.

Acido salicilico ed acido glicolico

Similmente all’acido salicilico, anche le creme all’acido glicolico si rivelano fedeli alleate della bellezza contro le lesioni acneiche. Tuttavia, queste due molecole presentano una differenza non trascurabile: mentre l’acido salicilico è indicato anche per velocizzare la guarigione del processo infiammatorio (generato dall’acne papulosa), l’acido glicolico è efficace esclusivamente per trattare l’acne solo dopo che l’infiammazione è stata risolta.

FONTI:

http://www.corriere.it/salute/dizionario/s…ido/index.shtml
http://www.inerboristeria.com/acido-salici…o-per-acne.html
www.my-personaltrainer.it/benessere/acido-salicilico.html
http://www.farmaciavernile.it/index.php?pa…chk=1&Itemid=65
Manuale di cosmetologia – Proserpio, Racchini

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Se ami un fiore… non lo raccogli

Due fiori margherite viste da vicinoSe ami un fiore, non lo raccogli; se ami una persona, non la possiedi

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Qual è la giusta percentuale di grasso che dobbiamo avere nel corpo?

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma GIUSTA PERCENTUALE GRASSO CORPO Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Sex Filler Botulino

In molti, dopo avere stati sottoposti all’esame bioimpedenziometrico, mi chiedono quale sia la percentuale di massa grassa che il loro corpo deve possedere per essere considerati “in forma”. Da ora in poi, grazie alla figura che vedete qui in alto, questa percentuale non sarà più un mistero!

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Cartoline dalla mia città: la Fontana di Trevi

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma CARTOLINE CITTA FONTANA DI TREVI Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Sex Filler BotulinoLa Fontana di Trevi è la più grande fontana della città di Roma, probabilmente è la più famosa fontana al mondo. Progettata da Nicola Salvi, inaugurata nel 1735, la Fontana di Trevi è posta su di un lato del  Palazzo Poli.
Il tema della fontana è il mare: al centro spicca una grande statua di Oceano che guida un cocchio a forma di conchiglia trainato da due cavalli alati, a loro volta guidati da altrettanti tritoni.
Famosa è l’usanza di gettare una moneta all’interno delle sue acque, esprimendo al contempo un desiderio. Meta di milioni di turisti ogni anno, la fontana attualmente è in fase di restauro. Se venite a visitare la mia città, non potete perdervi lo spettacolo di questa meravigliosa fontana!

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