Le sigarette elettroniche fanno male?

Si riaccende il dibattito sulle ormai famose sigarette elettroniche. Questa volta però ad essere messa in dubbio non è la loro reale efficacia nell’indurre il tabagista a smettere di fumare, ma la loro sicurezza.

Le ricerche forniscono dati discordanti e il dibattito rimane aperto tra esperti divisi in favorevoli ai sistemi alternativi al fumo di tabacco e contrari. Se pochi giorni fa risultati confortanti su questi dispositivi erano arrivati dal congresso della Società europea di cardiologia, almeno per quanto riguarda gli effetti sul cuore, uno studio presentato al meeting della European Respiratory Society (Ers) in corso a Vienna ribalta tutto e avverte: le ‘e-cig’, come sono state soprannominate negli Stati Uniti, possono causare danni ai polmoni.

Il motivo, secondo i ricercatori è semplice: le sigarette elettroniche sono dispositivi che rilasciano nicotina attraverso vapore, piuttosto che fumo. In pratica, non c’è combustione come avviene nelle normali ‘bionde’, ma la nicotina contenuta in questi piccoli strumenti è pur sempre un derivato del tabacco.

La ricerca dell’università di Atene ha voluto affrontare la questione degli effetti a breve termine delle ‘e-cig’, su persone diverse: ha coinvolto 8 individui che non avevano mai fumato e 24 tabagisti, di cui 11 con funzione polmonare normale e 13 con Broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) o asma. Ogni volontario ha utilizzato una sigaretta elettronica per 10 minuti. I ricercatori greci hanno poi misurato l’aumento della resistenza delle vie aeree (broncocostrizione) mediante una serie di test, compreso quello spirometrico.

I risultati hanno mostrato che, nei soggetti sani, c’è stato un aumento statisticamente significativo della resistenza delle vie aeree in media del 182-206%, che perdura per 10 minuti. Nei fumatori con spirometria normale, l’aumento è risultato in media pari a +176-220%. Nei pazienti con Bpco e asma, l’uso di una e-cig sembra invece non avere un effetto immediato.

Christina Gratziou, uno degli autori e presidente del Comitato per il controllo del tabacco Ers, ha detto: “Non sappiamo ancora se questi dispositivi siano più sicuri rispetto alle sigarette normali, nonostante vengano sponsorizzati così. Questa ricerca ci aiuta a capire come questi prodotti possano essere potenzialmente dannosi. Abbiamo rilevato un immediato aumento della resistenza delle vie aeree nel nostro gruppo di partecipanti, il che suggerisce che le sigarette elettroniche possono causare un danno immediato dopo che sono state utlizzate. Saranno necessarie ulteriori ricerche per capire se questo danno abbia effetti anche nel lungo termine”.

La questione in realtà potrebbe essere indifferente perché, come ha ribadito l’Ers anche in questa occasione, si raccomanda sempre di “seguire le linee guida ufficiali sui trattamenti per smettere di fumare, con sistemi basati sulle evidenze cliniche” che però “non sostengono l’uso di tali prodotti”. Le prove di efficacia sulle sigarette elettroniche sono più concordanti rispetto quelle di tossicità e dicono che non fanno smettere di fumare. Molti fumatori, sostengono però di aver abbandonato il vizio e quindi anche da questo punto di vista i risultati della scienza si scontrerebbero col dato empirico. Il dibattito sulle sigarette elettroniche non si spegnerà dunque così presto.

In teoria i programmi per smettere di fumare con le sigarette elettroniche prevedono l’uso di sigarette caricate con dosi di nicotina a scalare, in modo da disassuefare il fumatore alla sostanza che dà dipendenza. Quindi, qualora ci fossero anche effetti a breve o lungo termine, non sarebbero destinati ad durare per sempre e comunque non sarebbero peggiori che continuare a fumare sigarette vere per lo stesso periodo. In altri termini le preoccupazioni dovrebbero esserci per quei fumatori che si limitano a sostituire le sigarette normali con quelle elettroniche senza una reale intenzione di smettere e senza impegnarsi a scalare la dose di nicotina nel dispositivo.

E’ importante comunque ricordare che non tutte le sigarette elettroniche sono caricate con nicotina: alcune hanno solo aromi, sulla cui efficacia e sicurezza però non ci si scommette. Tempo fa la Food and Drug Administration americana ha reso pubblici i risultati delle analisi di laboratorio sulla sigaretta elettronica. Nei campioni degli aromi sottoposti a test sono state trovate sostanze chimiche tossiche e cancerogene come il Dietilene Glicole (prodotto utilizzato nell’industria come antigelo) associate a mentolo, glicerina, glicole propilenico e miscele di isomeri di dipropilenglicole.

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Masturbarsi regolarmente ti protegge dal cancro alla prostata

MEDICINA ONLINE SPERMA LIQUIDO SEMINALE PLASMA UOMO COME FUNZIONA AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRIntanto cominciamo a capire cos’è e dov’è situata la prostata. E’ una ghiandola presente solo negli uomini che, in condizioni normali, ha le dimensioni di una noce. È situata dietro l’intestino e avvolge l’uretra. Tra i suoi compiti c’è quello di produrre e immagazzinare il liquido seminale rilasciato durante l’eiaculazione.
Il tumore della prostata è provocato dalla crescita incontrollata di alcune cellule all’interno della ghiandola stessa.
I principali fattori di rischio noti, a parte l’età, sono una dieta ricca di grassi saturi e la presenza in famiglia di altri casi: per quest’ultima categoria il rischio è doppio rispetto alla popolazione generale. Inoltre, anche i geni sembrano avere un ruolo nell’aumento del rischio.
Si stima che il numero di persone malate di cancro alla prostata aumenti di 8000 ogni anno.

Masturbazione e cancro

Una recente ricerca inglese ha però svelato quale potrebbe essere un importante fattore protettivo nei confronti di questa patologia: la masturbazione è in grado di proteggere dal cancro alla prostata. L’autore dello studio, Chris Hiley del Prostate Cancer Charity ha ipotizzato nel suo lavoro che sostanze ad azione cancerogena si formino all’interno della prostata di chi non eiacula regolarmente e il loro accumulo può portare allo sviluppo di tumori. Detto in altre parole l’autoerotismo permette  agli uomini che non hanno rapporti sessuali regolari di eiaculare, evento fisiologico necessario per eliminare l’accumulo di sostanze dannose nelle ghiandole sessuali. Uomini che hanno una eiaculazione 5 o più volte a settimana hanno minore rischio di sviluppare un tumore alla prostata nella loro vita.

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Meglio con una partner fissa

Naturalmente lo stesso concetto è applicabile anche nel caso di uomini che hanno una partner fissa e relativa attività sessuale stabile ma, a differenza di questi ultimi, gli uomini che praticano l’auto-erotismo hanno un fattore di protezione in più rappresentato dalla mancanza di occasioni per contrarre infezioni e patologie che possono spianare la strada all’insorgenza del tumore. Sarebbe proprio questa differenza a ridurre le probabilità di sviluppare il cancro fin quasi ad azzerarle.

Integratori alimentari efficaci nel migliorare il benessere della prostata

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Un massaggio per ogni disturbo, dolori al collo, pressione alta, stress e depressione

Troviamo molte giustificazioni per andare dal fisioterapista, prenderci qualche tempo di pausa, lontani dallo stress e farci coccolare. Ma sottoporsi ad un massaggio significa anche curare la propria salute, fa bene a tante cose, classico, thai o shiatsu, fa sempre bene, riduce la pressione alta, rallenta la frequenza cardiaca, aiuta nei disturbi intestinali. Conosciamoli insieme, scopriamo i benefici e le tecniche.

Massaggio per il dolore al collo
Dieci massaggi per dieci settimane, un bel passatempo. Ma se soffri di un costante mal di collo possono anche cambiari la vita, in meglio, ovviamente; in un caso su due, quando vengono eseguiti dalle mani esperti di un fisioterapista riescono a ridurre del quaranta per cento gli effetti invalidanti del torcicollo.

Continua la lettura su  https://www.mondobenessereblog.com/2011/09/03/massaggio-ogni-disturbo-dolori-collo-pressione-alta-stress-depressione/

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Elettroporazione – Veicolazione transdermica di principi attivi per contrastare acne, rughe, macchie cutanee, cicatrici e smagliature

Cos’è
Rappresenta una metodica in grado di veicolare negli strati profondi dell’epidermide sostanze medicamentose o principi attivi con diametri maggiori degli spazi normalmente presenti all’interno dello strato cutaneo. Il principio fisico sul quale si base tale metodica – in assenza di aghi, di laser o peeling chimici – consiste nella sommistrazione di micro-correnti elettriche (continue ed alternate) che attraverso un manipolo, vengono erogate a livello cutaneo superficiale. Il paziente non avverte alcun fastidio, in quanto le “dosi” di corrente sono infinitesimali ed impercettibili per il paziente stesso.. si differenzia dalla ionoforesi, dalla Ionoforesi e dalla Crioelettroforesi in quanto nella veicolazione trasdermica si impiegano molecole di principio attivo a diametro maggiore; raggiungimento di una maggiore profondità nel derma; assenza di effetti colaterali (rischio di ustioni cutanee).

Come funziona
Viene quindi impiegato un manipolo collegato ad un generatore elettrico il quale, erogando microcorrenti, favorisce l’apertura di canali ionici ed acquosi che rappresentano vere e proprie “autostrade”. Attraverso questi canali, mediante l’applicazione di un gel conduttore, si applicano i principi attivi ionizzabili (sia liquidi che in polvere generalemtne sotto forma di cocktail) in funzione delle indicazioni cliniche poste dal medico. Il trattemento dura circa 20-40 min in funzione della regione del corpo da trattare (volto e/o corpo). Mediamente sono previste 6-10 sedute a cadenza settimanale.

Post Trattamento
al termine della seduta può essere applicata una maschera lenitiva. Il trattemento non è socialmente invalidante. Il paziente riprende immediatamente la sua attività lavorativa.

A chi è rivolta
a pazienti affetti da: acne papulo-pustuilosa; acne rosacea; discromie ed iperpigmentazioni. Rugosità del volto, collo e decoltè; cicatrici e smagliature. PEFS (cellulite)

Domande frequenti
D. La cute, prima del trattamento, dev’essere pre-trattata in qualche modo?
R. generalmente non è richiesta alcuna preparazione domiciliare; talvolta potrebbe essere indicato un trattamento di qualche settimana con creme domiciliari indicate dal medico
D. La metodica si può eseguire in qualunque periodo dell’anno?
R. Si, anche se si consiglia il trattamento su cute non abbronzata o particolarmente irritata.
D. E’ possibile conoscere in anticipo il numero di sedute necessarie per la risoluzione del problema clinico/estetico.
R. Generalmente NO: esistono delle “medie” di numero di sedute applicative; ogni singolo caso clinico va studiato, vagliato e concordato con il paziente il numero “minimo” e l’intervallo tra una seduta e l’altra.

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Peeling chimico per una pelle nuova

Che cosa sono i peelings?

I peelings sono delle soluzioni chimiche che consentono di migliorare e levigare la cute del volto rimuovendo gli strati più superficiali danneggiati da eventi patologici (cicatrici, esiti da acne, lesioni precancerose, ecc.), da iperpigmentazione o dagli effetti dell’invecchiamento (rughe, perdita di elasticità e tonicità della pelle, ecc.).

Vari tipi di peelings
Esistono diversi tipi di peelings che si distinguono in:
Peelings superficiali e molto superficiali (derivati degli alfaidrossiacidi AHA).
Peelings intermedi (derivati dell’acido tricloroacetico TCA).
Peelings profondi (derivati del fenolo).

Come agiscono
I peelings chimici agiscono sulla cute rompendo i legami intercellulari dei vari strati dell’epitelio. L’azione dipende dal tipo di peeling usato:

molto superficiale (assottigliamento o rimozione dello strato corneo)
superficiale (necrosi di una parte o di tutta l’epidermide fino allo strato basale)
medio (necrosi dell’epidermide e di una parte o di tutto il derma papillare)
profondo (necrosi dell’epidermide fino al derma reticolare)

Scopo del peeling chimico

Lo scopo del peeling chimico è quello di rimuovere gli strati cutanei superficiali per migliorare e correggere le rughe sottili del viso, migliorare la pigmentazione cutanea (macchie), rendere meno visibili le smagliature. Oltre alle rughe del viso, il peeling chimico può essere utilizzato in altre aree corporee sia per il miglioramento della qualità cutanea, sia per la riduzione della visibilità delle smagliature.

Quali difetti estetici possono essere corretti con i peelings superficiali?

I peelings superficiali derivati degli alfaidrossiacidi (AHA) come l’acido glicolico, l’acido lattico, ecc, consentono di eliminare le rughe più superficiali del volto e delle mani, restituire tonicità alla cute, rimuovere piccole macchie della pelle e migliorare la qualità della cute acneica e gli esiti da acne.

Quali difetti estetici possono essere corretti con i peelings intermedi?

I peelings intermedi derivati dell’acido tricloroacetico (TCA), utilizzati a varie concentrazioni, permettono di eliminare le rughe meno superficiali del volto e di rimuovere le macchie della cute e piccole cheratosi.

Quali difetti estetici possono essere corretti con i peelings profondi?

I peelings profondi derivati del fenolo, usati a varie concentrazioni, consentono di eliminare le rughe più profonde del volto, rinnovare completamente la cute, rimuovere le macchie anche più estese e le lesioni precancerose, migliorare le cicatrici e gli esiti da acne e ottenere un notevole ringiovanimento del volto senza ricorrere alla chirurgia estetica (si parla in questo caso di lifting non chirurgico).

Pre peeeling

Per la preparazione della pelle si consiglia, nelle due settimane precedenti il peeling, l’uso di formulazioni domiciliari contenenti alfa – idrossi – acidi, allo scopo di ottenere un risultato più evidente e una più rapida riepitelizzazione. Tale più rapida riepitelizzazione diminuisce il rischio di infezioni e complicanze. L’uso di cosmetici contenenti acido glicolico assicura allo stesso modo una più veloce guarigione della pelle, riducendo l’incidenza di iperpigmentazioni post-infiammatorie. Anche l’uso di sostanze depigmentanti (idrochinone, acido cogico, acido azelaico) può essere consigliabile per prevenire ed attenuare la comparsa di iperpigmentazioni post-infiammatorie.

Che tipo di anestesia viene praticata?

Il trattamento con peelings superficiali e intermedi non richiede alcun tipo di anestesia, mentre i peelings profondi necessitano di una anestesia locale con sedazione e vengono effettuati in regime di day hospital o con ricovero in clinica per una notte.

Metodo

Una soluzione acida (generalmente acido glicolico a varie concentrazioni, ma possono essere impiegati, in base alle necessità, altri prodotti più aggressivi, come l’ acido tricloroacetico o il fenolo) viene applicata sul viso per pochi minuti. Il trattamento, che va normalmente ripetuto più volte, elimina lo strato superficiale ed invecchiato dell’ epitelio, rigenerandolo e donando nuova lucentezza alla pelle. Il peeling chimico viene effettuato in ambulatorio, richiede circa 15-20 minuti e non è doloroso. Poichè i peeling chimici assottigliano gli strati cutanei superficiali, il trattamento non è consigliabile nei mesi estivi, e richiede l’ applicazione di crema protettiva dopo l’ effettuazione.

Post peeling

La pelle deve essere detersa con un detergente delicato, risciacquata con cura ed estrema delicatezza. E’ necessario asciugare la cute evitando qualsiasi tipo di sfregamento o irritazione per non provocare l’esfoliazione precoce. Mantenere la cute costantemente protetta con un prodotto emolliente. Ma soprattutto, evitare in maniera assoluta esposizioni al sole o a lampade UVA – UVB per almeno due mesi dopo l’applicazione del peeling.

Periodo di guarigione

Successivamente al peeling chimico si nota un lieve rossore nelle aree trattate per circa 24 ore (più a lungo nel caso dei peeling con agenti più potenti dell’ acido glicolico). Nei giorni successivi al trattamento è possibile notare una desquamazione superficiale nelle zone trattate. La ripresa delle normali attività dopo il peeling chimico con acido glicolico è immediata.

Dopo il trattamento con i peelings chimici residuano postumi significativi?

Quando vengono utilizzati peelings superficiali, gli unici postumi consistono in un lieve rossore che permane per 1-2 ore e, talvolta, nella formazione di qualche piccola crosticina che scomparirà dopo 3-4 giorni.
Quando vengono usati peelings intermedi, oltre ad un rossore iniziale, dopo 3-4 giorni si avrà un’esfoliazione che si completa dopo 6-7 giorni.
Nel caso di peelings profondi, invece, la zona trattata risulterà gonfia ed edematosa, andrà incontro a desquamazione, e nei 7-10 giorni successivi al trattamento si avrà il completo rinnovamento di tutti gli strati cutanei.

Durata del risultato

La durata del risultato è temporanea, poichè il peeling non interrompe il normale invecchiamento cutaneo. Il peeling va ripetuto periodicamente per il mantenimento del risultato.

Quali sono i rischi e le complicanze di questo tipo di trattamento?

Il trattamento estetico mediante peelings chimici è generalmente molto sicuro. Si tratta comunque di una procedura delicata dove le complicanze (difetti di pigmentazione, infezione e cicatrici anomale) sono rare ma possono accadere ed essere agevolmente risolte solo se il trattamento è eseguito da uno specialista in chirurgia plastica.

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Lifting del sopracciglio con tossina botulinica

La tossina botulinica per uso cosmetico (botulino) può essere utilizzata con successo per il lifting del sopracciglio o per il suo rimodellamento. La tecnica di infiltrazione è simile a quella impiegata per l’ eliminazione delle rughe glabellari (le rughe di espressione poste tra le sopracciglia al di sopra del naso), ma richiede una maggiore precisione nella selezione dei muscoli che dovranno essere temporaneamente bloccati dalla tossina botulinica. Il principio è quello di indebolire selettivamente i muscoli depressori del sopracciglio, consentendo che l’ azione dei muscoli elevatori sollevi l’ arcata di qualche millimetro. La tecnica non chirurgica per il lifting del sopracciglio con tossina botulinica viene spesso anche definita lifting chimico del sopracciglio.

Le aree da trattare

Muscolo Procero e Depressore del Sopracciglio

Il lifting del sopracciglio prevede l’ infiltrazione del muscolo procero, con una quantità di tossina botulinica generalmente pari a 4 unità, ed il successivo massaggio della zona per consentire la diffusione della tossina al depressore del sopracciglio (parte del muscolo corrugatore).
Muscolo depressore laterale del sopracciglio

Per sollevare la porzione laterale del sopracciglio viene effettuata un’ infiltrazione di circa 2 unità di tossina botulinica a livello del muscolo depressore laterale, come indicato nella figura a lato.

I risultati ottenibili con il lifting del sopracciglio

Il sollevamento ottenibile con questa tecnica misura in media circa 4mm. nella porzione laterale del sopracciglio, misurando la distanza tra estremità del sopracciglio e canto esterno (angolo laterale dell’ occhio), mentre nella parte centrale l’ infiltrazione del muscolo procero consente mediamente un sollevamento compreso tra 1mm. e 3mm., misurando la distanza tra l’ estremità del sopracciglio e la pupilla.

Periodo di guarigione, durata degli effetti e rischi

Come per tutti i trattamenti con tossina botulinica, il periodo di guarigione successivo al lifting chimico del sopracciglio è particolarmente rapido, ed in genere si nota soltanto un lieve rossore per le prime ore successive all’ infiltrazione. L’ effetto del trattamento non è immediato, ed in genere sono necessari sette-otto giorni perchè l’ azione della tossina botulinica diventi pienamente visibile.
Gli effetti del lifting del sopracciglio con tossina botulinica non sono permanenti, e la loro durata media è di circa quattro-cinque mesi. Se il trattamento non viene ripetuto gli effetti sono pienamente reversibili.
Le complicanze del trattamento con tossina botulinica sono estremamente rare, ed includono lividi e gonfiore nelle aree trattate e ptosi palpebrale (abbassamento della palpebra).

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Da labbra sottili a labbra carnose: riempimento e rimodellamento con filler a base di acido ialuronico

Correggere le labbra sottili

Le labbra sottili sono una caratteristica molto comune nella popolazione europea ma, più che una variante estetica, sono considerate da molte donne un difetto sgradevole, anche perché le labbra sottili sono spesso viste come segno di un carattere chiuso ed introverso. In effetti le labbra, quando sono ben disegnate, leggermente sporgenti, equilibrate nei volumi che ne definiscono i tratti, incarnano il concetto stesso del desiderio e rappresentano il tratto più sensuale del volto sia femminile che maschile. Il make-up può essere d’aiuto per creare l’illusione di una bella bocca ma spesso le labbra sottili sono davvero difficili da truccare e si rischia di ottenere un effetto ‘burlesque’, decisamente volgare.

Come intervenire

Il riempimento delle labbra sottili può essere effettuato rispettando pienamente i desideri di ognuno: la tendenza attuale è tesa ad uno spiccato individualismo e questo si riflette nella domanda sempre più diversificata sia in termini di volume che di forma delle labbra. La procedura che meglio si accorda con questo tipo di richiesta è l’impiego di fillers a base di acido ialuronico.
Per il riempimento delle labbra sottili sono disponibili diversi tipi di gel di acido ialuronico, dai più fluidi, impiegati per dare compattezza e turgore senza esagerare con la proiezione e la sporgenza, ai più strutturati in cui le microparticelle assumono una conformazione globulare, adatti per creare un effetto di maggiore pienezza e rotazione del prolabio. Questi ultimi sono particolarmente ricercati da chi desidera aumentare l’altezza delle labbra e non solo la sporgenza.
La correzione della labbra sottili è un trattamento che viene eseguito in anestesia locale, richiede circa trenta minuti ed ha tempi di recupero molto ridotti (al trattamento residua un modesto gonfiore, che dura 24/48 ore, la ripresa delle normali attività è immediata)
Alcuni accorgimenti messi in atto prima (per esempio la sospensione dei farmaci anticoagulanti come l’aspirina), durante (infiltrazione effettuata utilizzando microcannule flessibili e atraumatiche) e dopo il trattamento (evitare tutte le attività che aumentano la temperatura a livello del volto e favorire invece l’idratazione dei tessuti) consentono di ridurre al minimo i fastidi ed i rischi di complicanze e ne migliorano l’efficacia.

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Il fumo di sigaretta causa disfunzione erettile e infertilità

MEDICINA ONLINE FUMO SIGARETTA NICOTINA TABACCO TABAGISMO CANCRO POLMONI FERTILITA SPERMAIl fumo di sigaretta è un fattore di rischio importante nello sviluppo sia dell’aterosclerosi che della disfunzione erettile. In un importante Studio condotto in Massachusetts (Massachusetts Male Aging Study-Mmas) si è riscontrato che il fumo di sigaretta amplifica notevolmente il rischio di quella che una volta veniva chiamata “impotenza”, specie quando associato a patologie cardiovascolari e relative terapie farmacologiche. Nei soggetti tra i 40 e i 70 anni l’incidenza di impotenza variava tra il 5% e il 15%. Nei pazienti trattati per una patologia cardiaca la probabilità di una impotenza completa era del 56% tra i fumatori e del 21% tra i non fumatori. Tra i pazienti ipertesi in terapia medica, quelli che fumavano avevano una incidenza di impotenza completa del 20%, mentre i non-fumatori avevano un rischio di impotenza dell’8.5%, comparabile con quello della popolazione generale (9.6%).

Ovviamente però non tutti i fumatori sono impotenti, benché il tabacco sia nefasto sia per l’erezione che per la qualità del liquido seminale. Ma il tabacco non ha solo un effetto dannoso a livello vascolare, favorendo la formazione di ateromi in tutte le arterie, esso ha anche un ruolo diretto sul tessuto erettile del pene. L’elasticità del tessuto erettile e quindi la sua capacità di dilatarsi diminuisce nei forti fumatori, che spesso hanno una erezione molto meno duratura. Questo effetto negativo è stato verificato in numerosi studi sperimentali, che hanno mostrato come il fumo di una sola sigaretta sia in grado di danneggiare la qualità dell’erezione.

L’eliminazione del fumo di sigaretta (presente nel 75% dei soggetti giunti all’osservazione del medico per Disfunzione Erettile) in questa patologia deve quindi essere considerata la terapia di prima linea (“first-line therapy”) della disfunzione erettile, oltreché una delle misure più importanti nella prevenzione dell’aterosclerosi. Per il medico, inoltre, la terapia della disfunzione erettile del pene è l’ argomentazione più importante per indurre un paziente a smettere di fumare. La prospettiva di migliorare le prestazioni sessuali costituisce una motivazione fortissima per far abbandonare al fumatore la sua tossicodipendenza. Il fumo inoltre può ridurre la fertilità mediante riduzione della densità dello sperma, del numero e della mobilità degli spermatozoi.

Gli uomini che fumano hanno una conta spermatica dal 30 fino al 70% più bassa dei non fumatori. Inoltre gli spermatozoi possono riscontrare anomalie nella forma, nella funzione, e una mobilità più bassa.
In conclusione se una coppia non riesce ad avere un bambino ed uno dei due (o entrambi) fuma, lo smettere di fumare sicuramente aumenterebbe le possibilità totali di concepire.

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