Il pap test è, insieme alla mammografia, uno degli esami fondamentali di screening per la diagnosi precoce di patologie che possono mettere a repentaglio la salute femminile. Eseguito una volta ogni tre anni, ci consente di scoprire eventuali infezioni che colpiscono l’utero o la cervice, la presenza del Papilloma Virus nelle donne non sottoposte a vaccino, e soprattutto di rilevare lesioni cancerose ancora in stadio precocissimo, così da consentire una terapia immediata che impedisca al tumore di svilupparsi. Un vero esame salvavita, che tutte le donne in età fertile, dai 20-25 anni in su, dovrebbero eseguire. In molte regioni italiane le Asl hanno avviato un programma di prevenzione che consente alle donne di sottoporsi ad un pap test gratuito, è bene, perciò, che ciascuna si informi sui consultori e gli ospedali dove potersi prenotare per questo semplice esame.
Ideato dal medico Papanicolau, che gli ha dato il nome, questo esame medico, spesso confuso con lo striscio vaginale che però serve solo per individuare eventuali infezioni, il pap test in realtà è il miglior sistema diagnostico per scoprire precocemente una eventuale lesione cancerosa all’utero, anche in fase iniziale. Il pap test non fa male, semmai si può avvertire un certo fastidio, più che altro legato all’inserimento dello speculum, ma è talmente veloce che davvero non c’è il tanto di preoccuparsi. Vediamo come si esegue.
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Pap test: come si fa?
Il pap test si esegue nello studio medico e si effettua in non più di un quarto d’ora. Dopo aver fatto stendere la paziente sul lettino, il medico inserisce delicatamente in vagina un piccolo divaricatore, lo speculum, che permette di esaminare direttamente a occhio nudo il collo dell’utero. A questo punto, si effettua il prelievo delle cellule della cervice, in due tempi: un primo prelievo consiste nella raccolta dalla parte esterna della cervice mediante una piccola spatola, e il secondo dall’interno della cervice con un apposito spazzolino. Il muco prelevato viene “strisciato” su un vetrino dal medico stesso, e subito inviato al laboratorio di citodiagnostica per l’analisi.
Nelle donne in età fertile il pap test si effettua almeno 5 giorni dopo la fine del ciclo o almeno 5 giorni prima della data di inizio. In tutti i casi si consiglia di eseguire il pap test lontano dai rapporti sessuali (due giorni almeno dall’ultimo) e di non effettuare lavande vaginali prima. E’ bene anche astenersi dall’uso di diaframmi, ovuli o altre creme e pomate vaginali nei 3 giorni che precedono l’esame. Il pap test può essere eseguito in gravidanza senza problemi fino all’ottavo mese. Anche una ragazza vergine può sottoporsi al pap test. Di norma i risultati di laboratorio arrivano dopo tre settimane.
Pap test risultati: come si leggono?
Come interpretare i risultati del nostro pap test? Ecco qualche indicazione utile. Il pap test perfetto è negativo: ovvero nel referto troverete che non sono state rilevate lesioni pre-cancerose, né altre alterazioni del tessuto uterino di alcun tipo o processi infiammatori in atto, né, infine, la presenza del Papilloma Virus. Tuttavia, il nostro Pap-test può risultare positivo, ad esempio potrebbe aver rilevato una piccola alterazione, evidenziata da infiammazione senza cellule atipiche, che di solito è dovuta ad una comune infezione della vagina o del collo dell’utero.
Se sono segnalate cellule squamose atipiche significa che siamo in presenza di una semplice infezione virale. Veniamo alle definizioni che ci devono preoccupare un po’ di più: se nel referto si parla di lesione squamosa intraepiteliale (SIL) vuol dire che vi è la probabilità (da verificare) di una alterazione pre-cancerosa, ovvero di una lesione che potrebbe dare origine ad un carcinoma dell’utero se non curata subito. Infine, possono essere rilevate cellule che sono già maligne.
Qualora il ginecologo evidenziasse delle alterazioni nei risultati del vostro pap test, vi consiglierebbe un ulteriore esame più approfondito chiamato colposcopia, che permette di guardare, attraverso un microscopio particolare, la parte dell’utero che sporge dalla vagina, per localizzare esattamente le lesioni cancerose (se presenti) e permettere un piccolo prelievo di tessuti detto biopsia. Per curare molte delle lesioni precancerose o cancerose in fase iniziale diagnosticate dal pap test, sono oggi disponibili delle terapie ambulatoriali (o in day-hospital) e in anestesia locale.
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Lo staff di Medicina OnLine
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Come avere un seno perfetto naturalmente, senza ricorrere agli interventi di mastoplastica, è un intimo quesito che ogni donna, dalla teenager appena uscita dalla pubertà fino alla signora matura, magari già nonna, si pone. Il perché è intuitivo: il seno rappresenta il simbolo stesso della femminilità, e avere un décolleté florido e pieno fa sentire sicure di sé e attraenti. Ma come si fa ad avere un seno più bello di quello che vediamo ogni giorno quando ci specchiamo, che ci appare magari troppo piccolo, o cadente?
I virus dell’influenza di tipo A sono capaci di crescere nel pancreas umano, suggerendo un possibile legame tra l’influenza e il diabete di tipo 1. E’ il risultato di una ricerca italiana pubblicata domenica 28 ottobre sul Journal of Virology.
Care lettrici siciliane e calabresi non saltate subito a conclusioni affrettate, e voi donne piemontesi e lombarde non esultate troppo presto: il nord ed il sud a cui mi riferisco non sono quelli della nostra Italia, sono il nord ed il sud… del mondo!
Non bastavano lo spread, i piani anticrisi e le misure di austerità ad accendere la rivalità tra Italia e Germania, senza contare la lunghissima e tradizionale contrapposizione calcistica (che ci ha visto quasi sempre vincitori, ricordiamolo!). Ora la battaglia si sposta sul fronte dei centimetri, più precisamente quelli del pene. Il tabloid tedesco
Gommage o scrub o scrubbing è un termine della lingua inglese utilizzato per indicare un tipo di trattamento estetico che interessa per lo più il viso e finalizzato alla esfoliazione dell’epidermide. Consiste in sostanza nella rimozione di quello strato superficiale di cellule morte e sporcizia che viene ad accumularsi col tempo sulla pelle. Esso favorisce pertanto l’ossigenazione dei tessuti, il rinnovamento della cute e previene il cosiddetto “incarnimento” dei peli. Il gommage si applica sempre dopo la detersione, a volte congiuntamente alla vaporizzazione della pelle; l’effetto ottimale si ottiene a pelle pulita con pori dilatati e circolazione cutanea particolarmente attiva. Consiste, sostanzialmente, nella rimozione meccanica dello strato in eccesso di cellule morte e sporcizia attraverso l’uso di superfici abrasive come il guanto di crine; spesso l’abrasione è accompagnata dall’azione chimica di particolari creme a base di acidi di frutta che ne migliorano l’efficacia.
Il peeling chimico (dall’inglese to peel, “spellare”, “sbucciare”) è una tecnica clinico-estetica che consiste nell’applicazione di uno o più agenti caustici sulla cute per un periodo sufficiente ad interagire con strati cellulari sempre più profondi dell’epidermide e successivamente del derma, provocando un danneggiamento selettivo e prevedibile della pelle. Può semplicemente accelerare i processi naturali di desquamazione, ma può anche necrotizzare l’epidermide e una proporzione più o meno profonda del derma, essenzialmente mediante coagulazione proteica o lisi. In funzione delle sostanze utilizzate, della procedura di applicazione e degli strati cutanei raggiunti, qualsiasi peeling chimico può, in misura maggiore o minore, modulare i processi rigenerativi e riparativi della cute. Il peeling chimico, quando produce una esfoliazione solo degli strati più esterni, può essere eseguito anche come trattamento cosmetico e procedura non ambulatoriale.