Dieta: 7 trucchi per diminuire il consumo di dolci

MEDICINA ONLINE MANGIARE DOLCI CIOCCOLATO FRUTTA MAGRA DIABETE CALORIE GLICEMIA GASSATA OLIGOMINARALE RICETTA INGRASSARE DIMAGRIRE INSULINA GLICATA COCA COLA ARANCIATA THE BERE ALCOL DIEQuando bisogna dimagrire, dobbiamo evitare i cibi dolci. Ecco alcuni rapidi consigli:

  1. attenzione alla spesa (non comprarli!);
  2. mangiate in modo regolare;
  3. pensate prima di mangiare!;
  4. preferite porzioni piccole;
  5. attenzione alle bibite dolci;
  6. concedetevi uno sfizio ogni tanto;
  7. preferite i dolci light e la frutta.

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Dimagrire senza perdere seno: consigli rapidi

MEDICINA ONLINE PALESTRA PESI ELASTICI BANDE MUSCOLI MASSA PROTEINE AMMINOACIDI BCAA RAMIFICATI ESSENZIALI WHEY LATTE SIERO CASEINE CREATINA WORKOUT ALLENAMENTO BICIPITI SPALLE GAMBE ESEConsigli per dimagrire senza perdere seno:

  • evitare le diete troppo drastiche;
  • perdere peso lentamente;
  • assumere la giusta quantità di alimenti ricchi di proteine;
  • consumare pesce: grazie ai suoi acidi grassi polinsaturi favorisce l’elasticità della pelle;
  • limitare salumi, burro e formaggi stagionati: sono troppo ricchi di grassi saturi;
  • assumere frutta e verdura di stagione;
  • assumere la giusta quantità di acqua.

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Vuoi aumentare i tuoi muscoli? il vero allenamento comincia a tavola!

Per avere un fisico muscoloso, l’attività fisica è la componente più importante. Ma molti si dimenticano che la migliore attività fisica renderà poco se il “materiale di costruzione” è scadente, tale materiale è fornito dal cibo che assumiamo durante la giornata.Ma cominciamo con le basi!

Per aumentare la massa muscolare bisogna avere chiaro prima alcune cose, ovvero come avviene la crescita vera e propria del muscolo e quali sono i meccanismi che entrano in funzione per ottenere questo adattamento. L’aumento muscolare avviene per 2 tipi di adattamenti cellulari :
1) L’ipertrofia. Con l’ipertrofia le nostre cellule muscolari aumentano di dimensione ingrossandosi, ma non aumentando di numero, mentre per iperplasia . Nella crescita muscolare dovrebbe farla per la maggiore l’ipertrofia.
2) L’iperplasia è la crescita muscolare che si realizzerebbe mediante aumento del numero di cellule muscolari meccanismo che avviene durante la crescita dell’organismo (fase di sviluppo).

L’ importanza dell’alimentazione è pari quasi a quella dell’allenamento nel mettere massa muscolare, perché l’alimento mattone che ci permette di costruire i muscoli sono le proteine, che a loro volta sono costituite da aminoacidi.
Costruire un fisico possente e ben strutturato, non vuol dire dedicare quei 90 minuti al giorno per 2 o 3 volte a settimana, bensì è un impegno a tempo pieno, perché l’alimentazione va curata durante tutta della giornata, anche nei giorni in cui non ci si allena, apportando determinati nutrienti durante tutta la giornata, da quando ci si sveglia fino a quando si va a dormire.
Nell’alimentazione di chi pratica body building, si sente parlare soprattutto di proteine, tralasciando quando sia importante assumere i carboidrati e i tipi di grassi giusti. Ad esempio, per essere assimilate a dovere le proteine dopo l’allenamento è necessario uno stimolo insulinico, generato da carboidrati a lento rilascio come le maltodestrine o come alcuni tipi di miele che hanno un azione un po’ più veloce e aiutano il ripristino delle scorte di glicogeno.

Le proteine

Sono il mattone utilizzato per la costruzione del muscolo e sono costituite da aminoacidi. Ci sono due tipi di aminoacidi (costituente delle proteine): essenziali e non-essenziali. Gli 8 aminoacidi essenziali non possono essere prodotti in quantità sufficiente dal corpo e devono quindi essere forniti dal cibo. I 12 aminoacidi non-essenziali possono essere prodotti da altri aminoacidi presenti nella nostra dieta.

Il fabbisogno proteico per un uomo va da 0,75 a 1 grammo al giorno per kg di peso corporeo, mentre per gli atleti si può arrivare anche a 1,4 grammi, senza esagerare per non sottoporre il fegato a stress (ricordate che ogni individuo è diverso, quindi è bene capire che tutto è relativo alla condizione fisica, a età e ad altri fattori).

Le proteine non si accumulano nel corpo e vanno fornite ad intervalli regolari.
Un abuso di proteine non ha senso, anzi esagerando può diventare dannoso. E’ sufficiente una piccola quantità di proteine ad ogni pasto, anche perché l’eccesso di proteine crea delle scorie (aumento dell’azotemia) che possono arrecare problemi epatici e renali.
Le proteine che occorrono al nostro organismo sono quelle animali perché contengono amminoacidi essenziali che il nostro organismo non potrà mai sintetizzare da solo, invece le proteine vegetali contengono poco o niente di questi amminoacidi essenziali. Le uniche proteine vegetali diciamo simile a quelle animali sono quelle della soia. Questi amminoacidi essenziali hanno funzione anaboliche, quindi anche plastiche (costruzione del muscolo).

Alle proteine viene dato un valore biologico che corrisponde a 100. Questo valore si riferisce essenzialmente alla quantità di amminoacidi essenziali presenti in un determinato prodotto.

Valore biologico corrispondente a 100
Uovo intero 94;
Latte di mucca 90;
Caseina 80;
Pesce 76;
Carne rossa 74;
Carne bianca (pollo…) 74;
Piselli 65;
Riso 64;
Soia 64;
Fagioli 59;
Farina bianca 52;
Lenticchie 45;

Il pasto successivo all’allenamento, deve essere liquido ricco di carboidrati e proteine, anche perché il nostro organismo in questa fase assimila tutto e questo pasto è indispensabile per l’ossigenazione e il recupero muscolare.
Come di buona norma anche per chi non fa body building, è necessario bere almeno 2 litri di acqua al giorno e allenarsi con una bottiglia d’acqua a portata di mano.
Per aumentare di massa, l’apporto calorico dato dall’alimentazione deve essere maggiore di quello che consumiamo durante la giornata. Importante è leggere le etichette degli alimenti per valutare la quantità di grassi, proteine e carboidrati contenuti, e per valutare anche il tipo di grassi (saturi o insaturi) considerando che :

  • 1 gr di proteine contiene 4 calorie;
  • 1 gr di carboidrati contiene 4 calorie;
  • 1 gr di grasso (lipidi) contiene 9 calorie.

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Muscoli

Senza addentrarsi troppo nella composizione, si può dire che il muscolo è costituito da fibre muscolari, che sono di due tipi e hanno caratteristiche diverse:

  • Fibre rosse : chiamate le fibre di tipo I, dotate di minore velocità e minore forza, ma hanno una più alta resistenza.
  • Fibre bianche : chiamate le fibre di tipo IIa e IIx, sono in grado di accorciarsi a una velocità elevata e sono in grado di produrre maggiore forza esplosiva rispetto a quelle di tipo I.

Velocità di contrazione(posto un massimo del 100 %):
10% FIBRE ROSSE(tipo I) ;
55% FIBRE BIANCHE(tipo IIa) ;
100% FIBRE BIANCHE(tipo IIx) ;
Un allenamento adeguato può trasformare in parte le caratteristiche delle fibre muscolari.

Come avviene l’aumento massa muscolare vero e proprio?

L’unità contrattile del tessuto muscolare è il sarcomero. Nel muscolo i sarcomeri sono disposti uno dopo l’altro e costituiti da due tipi di filamenti: quelli sottili di actina e quelli spessi di miosina a formare dei fascetti contrattili chiamati miofibrilla.
I filamenti di “actina” e “miosina” sono delle proteine, l’incremento delle singole fibre avviene per sintesi di nuove proteine (per sintesi, per essere più comprensivo si intende proprio la creazione di una nuova proteina). Perché avvenga la sintesi proteica, è indispensabile la presenza degli aminoacidi (componenti principali delle proteine), delle vitamine e di sali minerali e da qui l’importanza di una corretta alimentazione.
Anche gli ormoni sono determinanti per il fenomeno dell’ipertrofia: la presenza nell’uomo, anche in fase di riposo, di quelli androgeni, consentirà la sintesi di un numero maggiore di proteine rispetto alla donna. Da un individuo all’altro esistono notevoli diversità, per quanto riguarda la presenza nel sangue di queste sostanze e questo, a parità di carichi di allenamento, spiega la differenza di risultati tra una persona e l’altra, quindi purtroppo alla fine è un fatto anche di genetica o se vogliamo proprio essere sinceri fortuna, per cui non è detto che a parità di allenamento 2 individui simili crescano muscolarmente in modo uguale! L’ipertrofia è la risposta dell’organismo che nel tentativo di mantenere un equilibrio omeostatico interno, si attiva per adattare il volume delle cellule muscolari (masse muscolari) all’intensità degli sforzi (stimolo allenante) che gli vengono costantemente somministrati.

L’ ipertrofia, e cioè l’aumento delle dimensioni delle cellule muscolari, è ottenuta lacerando la fibra stessa: tanto maggiore sarà il numero di fibre esaurite, tanto maggiore sarà l’ipertrofia e l’aumento del volume del muscolo. Il TUT, ovvero time under tension, è dato dalla somma dei tempi delle fasi positive e negative del movimento, insieme a quelli del momento di contrazione e di allungamento massimi del muscolo. Esso è necessario anche per sfruttare al meglio la fase negativa, dove si riesce a sostenere anche carichi del 130% rispetto alla fase positiva, ed è estremamente importante per reclutare il maggior numero di fibre.

Riepilogando per aumentare la massa muscolare sono pochi ma cruciali i punti fondamentali:

  1. Allenarsi con metodo e specificatamente al proprio fisico stimolando l’ipertrofia con i giusti carichi, con metodo intendo suddividendo le fasce muscolari da allenare durante la settimana, facendo le giuste pause e senza sottoporre il fisico a uno stress eccessivo tale da causare danni.
  2. Seguire una giusta alimentazione ricca di proteine (per la ricostruzione del muscolo), e selezionando i giusti carboidrati e grassi da assimilare (per il quale è consigliato altamente un nutrizionista).
  3. Avere un sonno regolare tra le 6-8 ore al giorno, fase in cui abbiamo la massima concentrazione giornaliera della produzione dell’ormone Gh (max concentrazione raggiunta nelle prime ore di sonno notturno), in quanto il muscolo cresce quando riposiamo e non mentre ci alleniamo, quello che vedete durante l’allenamento non è altro che una vasodilatazione.

E’ importante bere almeno 2 litri d’acqua al giorno (anche più, in caso di fabbisogni calorici giornalieri che superino le 2000 Kcal al giorno), e adeguare il proprio corpo a un allenamento crescente, senza tentare di strafare fin dall’inizio quando il proprio corpo ancora è fuori forma. Se volete assumere integratori proteici, ricordate sempre che questi non devono sostituire l’alimentazione, bensì proprio per il nome che prendono, devono integrarla, inoltre non tutti gli integratori proteici sono uguali, infatti a parità di grammi, il prezzo può variare di varie decine di euro, proprio per il metodo con cui sono filtrate, il chè permette di avere un contenuto proteico che può variare dal 70 al 90%, andando a incidere anche sulla quantità di grassi presenti negli integratori.
Visto che l’organismo non è in grado di mantenere e accumulare le proteine per più di alcune ore, dovete strutturare la vostra alimentazione facendo più pasti giornalieri, motivo necessario per massimizzare la crescita muscolare. Questi non sono gli unici integratori necessari, in quanto visto lo stress a cui va incontro l’organismo, sono necessari anche integratori vitaminici e non solo.
Per chi vuole massimizzare lo sforzo fatto in palestra per ottenere i migliori risultati, di nozioni da acquisire ce ne sono veramente tante, questo è anche una delle cose a mio parere personale stimolanti, perché vi obbliga a documentarvi e ad imparare tante nuove nozioni.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Punto G femminile: trovarlo e stimolarlo e le posizioni sessuali che più lo eccitano

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PUNTO G DOVE SI TROVA VAGINA CLITORIDE VESCICA UTERO APPARATO SESSUALE FEMMINILE DONNA SESSO SESSUALITA MASTURBAZIONE DITA RAPPORTO GRAFENBERGVa detto subito che il punto G, contrariamente a quanto avrete certamente sentito dire, non è un “pulsante magico” che basta toccare per far avere un orgasmo ad una donna, ma piuttosto un’area piacevole da stimolare per alcune donne, quindi cominciamo col non mitizzarlo.
Sebbene quasi tutte, ma non tutte, le donne lo abbiano (anche se tale cosa è messa in discussione da alcune ricerche), non tutte le donne sono sensibili e/o provano piacere in quel punto. Molte donne dicono che essere stimolate in quella zona procura loro degli orgasmi più intensi rispetto alla penetrazione del pene. Quando viene fatta pressione nel punto G alcune donne hanno lo stimolo di urinare – a causa della pressione sulla vescica – tuttavia questa sensazione, se si continua a stimolare la parete, diminuisce gradatamente provocando – in poco tempo – un piacere intenso che porta molto spesso a orgasmi multipli. Cerchiamo oggi di capire qualcosa di più su questa misteriosa zona femminile.

Perché il punto G si chiama così?

Non ci sono motivi particolarmente tecnici: il punto G si chiama così semplicemente dall’iniziale del suo scopritore, che si chiamava Grafenberg.

Cos’è il punto G?

Si tratta di un piccolo fascio di terminazioni nervose che, se correttamente stimolato, produce un grado di soddisfazione inaspettato. Neanche a farlo apposta, il punto G in effetti è la parte meno agevole da rintracciare nell’anatomia femminile. Comunque, la sua stimolazione meccanica si ha in tutte le posizioni in cui la donna sta sopra. Il punto G allora si gonfia e assume la forma di una piccola massa che sporge, come un bottoncino.

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Ha qualcosa a che fare con la “eiaculazione” femminile?

Se la stimolazione del punto G si protrae a lungo, l’utero comincia a contrarsi fino a produrre un orgasmo molto particolare, che talora si accompagna alla produzione di un liquido chiaro. Le analisi di laboratorio hanno rivelato che questo fluido è simile alla composizione del liquido prodotto dalla prostata, che ha il compito di proteggere gli spermatozoi. Proprio per questa ragione i ricercatori hanno ipotizzato che il punto G sia un abbozzo di prostata.

A che serve il punto G?

Il punto G resta uno degli aspetti più misteriosi dell’anatomia femminile. Si è pensato anche che possa avere un ruolo nella maternità: l’orgasmo profondo prodotto dalla stimolazione del punto G è infatti spesso accompagnato da una sensazione di spinta verso l’esterno. Poiché il punto può essere stimolato anche dalla discesa del feto durante il parto, sembra possibile che il punto G abbia una funzione di aiuto alla nascita. Per strano che possa sembrare, ci sono donne, che malgrado i dolori del travaglio, raggiungono un orgasmo proprio durante l’espulsione del bambino.

Dove si trova e come si può stimolare il punto G?

Per la maggior parte delle donne il punto G è collocato nella parete anteriore della vagina ad una profondità di circa 4-5 cm proprio dietro la localizzazione esterna del clitoride. Il motivo per cui dico “la maggior parte delle donne” è che per alcune può essere differente. Il punto G è grande più o meno quanto una piccola monetina e quando stimolato propriamente si dilata un po’ e cambia leggermente struttura. Alla maggior parte delle donne sono necessari lunghi preliminari e stimolazione sessuale prima che il punto G possa loro procurare piacere. In tal senso una corretta stimolazione del punto G passa da preliminari prolungati e da una lunga stimolazione manuale e/o orale dei genitali femminili. Se proprio non riuscite ad individuare questa zona, leggete anche: Non riesco a trovare il punto G: come fare?

Individuare il Punto G

Mentre la donna giace sul dorso, inserite uno o due dita nella vagina in modo da tenere il palmo della mano rivolto verso l’alto. Successivamente piegate leggermente le dita. Come detto in precedenza la parete sulla quale si trova il punto G è una superficie rugosa, proseguite tra la vescica e la pelvi, li si trova un’area molto sensibile. E’ molto probabile che non si riconosca al tatto (comunque è caratterizzata da una forma a cupoletta tondeggiante), fate in modo che sia lei (la diretta interessata) a guidarvi. E’ importante non eccedere nella ricerca perché è possibile che alla vostra partner la pressione esercitata dia fastidio, quindi cambiare stimolazione e rimandare alla prossima volta la ricerca del punto G.

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO DIRETTORE MEDICINA ONLINE TROVARE STIMOLARE PUNTO G FIND G SPOT SEX SESSO SESSUALITA VAGINA UTERO DONNA RAPPORTO AMORE CLITORIDE

Il punto G è indicato in giallo

Stimolare il punto G con le dita

Individuato il punto, l’uomo dovrebbe inizialmente avere un tocco delicato, successivamente, quando il punto G si inturgidisce, può gradualmente aumentare la pressione per circa 5 minuti. Poi allentala di nuovo, anche se non del tutto, per far riposare un po’ il dito. Volendo, può inserirne un altro senza ritirare il primo (per esempio aggiungere l’indice al medio) e prepararsi a una pressione ancora più decisa. Il punto G non è delicato come il clitoride, richiede molta più pressione.

Movimenti con le dita per stimolare il punto G

  • stantuffo: avanti e indietro come un pistone;
  • fluttuazione: come lo stantuffo, con movimenti più dolci e più lenti;
  • vibrazione: movimenti ancora più dolci, ma più veloci, come quando tremi dal freddo;
  • invito: piegando il dito in su verso di te come nel gesto che significa “vieni qua”.

Le migliori posizioni sessuali per stimolare il punto G

Per i sessuologi la posizione che procura le sensazioni più piacevoli alle donne non è certamente quella cosiddetta del missionario. Infatti l’organo sessuale maschile in tal modo eccita la parete posteriore della vagina, ma non quella anteriore, dove si trova il punto G. Le migliori posizioni per stimolare il punto G sono quelle da dietro, la cosiddetta “pecorina” (con lui leggermente sopra di lei) e quella con l’uomo steso e lei sopra (lasciare che faccia lei); il pene deve entrare con una certa angolazione specifica per stimolare efficacemente il punto G.

Il punto G ed il clitoride, quali sono le differenze?

Alcuni autori descrivono il punto G come la parte interiore del clitoride. Tralasciando l’aspetto anatomico possiamo dire che i vissuti di queste due zone sensibili non riflettono affatto questa tesi.
Il clitoride ha una reazione lineare: il primo tocco è piacevolmente eccitante, e i successivi sono via via sempre più eccitanti fino a raggiungere l’orgasmo.
Il punto G è tutto il contrario, la sua reazione è ondeggiante, oscilla dal dolore al piacere, dal pianto al riso, dal non star più nella pelle fino alla pace più profonda; insomma, da un estremo all’altro. Attraverso la stimolazione di un unico punto la donna può sperimentare l’intero universo di sentimenti che il suo corpo le può offrire. Oltretutto, le sensazioni non rimangono limitate all’area pubica o al bacino, ma tendono a coinvolgere la totalità del corpo.

Ultime raccomandazioni. A lui/lei: non siate precipitosi! Masturbatela sempre con molta delicatezza e pazienza, a lei piace di più! A lei: non vi scoraggiate se il punto G a voi non fa effetto.

Vibratori e sex toys

Esistono una serie di vibratori, sex toys ed indumenti, che possono essere usati per ottenere più piacere e rendere più appagante il rapporto per entrambi i partner, noi vi consigliamo questi:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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AZ Whitestrips: denti più bianchi senza andare dal dentista

MEDICINA ONLINE DIABETE GENGIVE BOCCA LABBRA DONNA BELLEZZA DENTI MANDIBOLA TESTA PARODONTITE ALITO CATTIVO LINGUA DENTE DENTATURAVolete sorridere e sfoggiare una denti bianchi e brillanti? Avere denti bianchi è il desiderio di molti. Talvolta la semplice igiene orale non basta e per avere denti bianchi si ricorre a sistemi di sbiancamento. E’ importante precisare che sbiancare i denti con appositi prodotti è del tutto inutile se questa pratica non è accompagnata da una vigorosa igiene orale.

Per avere denti bianchi è necessario lavarli e spazzolarli dopo ogni pasto. Sul mercato sono presenti dentifricio e colluttorio pensati appositamente per risaltare il colorito bianco dei denti. L’utilizzo di questi prodotti può essere abbinato a tecniche per sbiancare i denti sia effettuate in appositi studi odontoiatrici che fatte in casa.

Come sbiancare i denti in casa
Se non volete affidarvi all’esperienza del vostro dentista, potete sbiancare i denti utilizzando dei pratici sistemi di sbiancamento. Si tratta delle cosiddette “White Strips”, strisce da applicare sui denti con diverse modalità d’uso.
Per esempio, per sbiancare i denti con le Whitestrips di AZ, si dovrà effettuare un trattamento di 14 giorni. Il prodotto, infatti, garantisce risultati visibili in due settimane e può sbiancare i denti e mantenerli bianchi fino a 12 mesi.

Le strisce sono ricoperte di un gel studiato per sbiancare i denti senza danneggiarne lo smalto naturale. Ogni confezione contiene 56 strisce, 28 destinate ai denti superiori e 28 a quelli inferiori. Vanno applicate due volte al giorno per una durata totale di un’ora (30 minuti per ogni applicazione). Le strisce sbiancanti rappresentano un modo veloce, pratico ed economico per avere denti bianchi. Dove trovare le strisce per sbiancare i denti? Di sicuro in farmacia, talvolta anche nel reparto “igiene orale” di un ipermercato ben fornito.

Attenzione agli effetti collaterali che sono principalmente un rischio aumentato di afte e di ipersensibilità a caldo e/o freddo.

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Caffè e caffeina: effetti benefici, collaterali, metabolismo, sport, doping

MEDICINA ONLINE CAFFE CAFFEINA THE TE TEINA ECCITANTE ASTINENZA GINSENG LUNGO CORTO ORZO MACCHIATO CALDO FREDDO TAZZA GRANDE VETRO DIFFERENZE COFFE ESPRESSO AMERICANO WALLPAPER PIC PICTURE HI RES PHOTOLa caffeina è una sostanza psicoattiva appartenente alla famiglia degli alcaloidi e che si trova soprattutto nei semi, o chicchi, della pianta del caffè. La caffeina è un debole psicostimolante, aumentando la concentrazione, il senso di allerta e di vigilanza, il metabolismo basale. La caffeina inoltre (entro certe quantità) aiuta la performance sportiva. In genere è meglio evitare di superare le tre tazzine al giorno. Alcuni soggetti però dovrebbero limitarlo ulteriormente, ad esempio chi soffre di pressione alta non dovrebbe superare le due tazzine. Moderazione per le donne in gravidanza (massimo un caffè) e per chi soffre di gastrite, reflusso gastro esofageo, anemia ed osteoporosi. Per approfondire, continua la lettura con: Quanti caffè posso assumere ogni giorno? E se sono iperteso o prendo farmaci? E durante la gravidanza e l’allattamento?

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Il caffè: cosa contiene e per quali persone è sconsigliato?

caffè donnaChi non ama il caffè, alzi la mano. Bevanda “nazionale” per eccellenza, questo estratto dalla torrefazione del seme del caffè, pianta di origine africana coltivata in molte aree tropicali e subtropicali del globo, è stata “vittima”, fino a qualche anno fa, di molti pregiudizi. La si riteneva un vizio dannoso quasi al pari del fumo (forse perché spesso caffè e sigaretta si abbinavano in uno stesso rituale di piacere), in grado di provocare ipertensione, ulcere gastriche, irritabilità ed eccitabilità. Ultimamente, però, la quotidiana tazzina è stata riabilitata, e sarebbero soprattutto le donne a trarne i maggiori benefici. Recenti ricerche hanno dimostrato che un consumo regolare di caffè può ridurre il rischio di cancro all’utero all’endometrio, e anche allontanare il pericolo di ictus proprio nelle donne. Ma come dobbiamo regolarci, a proposito dell’amata bevanda? Quanti caffè possiamo bere al giorno per goderne i benefici effetti, senza, però subirne dannose conseguenze?

Quali sostanze contiene il caffè?

Intanto, cominciamo con l’elencare le tante sostanze contenute in una tazzina di caffè espresso (quello del bar, ma anche quello fatto dalla nostra moka di casa). In 80ml sono concentrati sali minerali come potassio, calcio e magnesio, inoltre sono presenti anche lipidi e carboidrati. Soprattutto, il caffè è una vera miniera di antiossidanti, eccellenti per contrastare l’invecchiamento cellulare determinato dalla produzione dei radicali liberi. La caffeina, sostanza in passato accusata di provocare non pochi mali, in realtà non è altro che un debole psicostimolante. Agisce a livello mentale aumentando la concentrazione, il senso di allerta e di vigilanza (perciò eccellente da assumere quando ci si mette alla guida), riduce il senso di stanchezza e quindi aiuta in effetti a migliorare le nostre prestazioni lavorative. Ma quanti caffè possiamo bere, e soprattutto a chi non è consigliata la bevanda preferita dagli italiani?

A chi è sconsigliato il caffè?

In genere è meglio evitare di superare le tre tazzine al giorno. Alcuni soggetti però dovrebbero limitarlo ulteriormente, ad esempio chi soffre di pressione alta non dovrebbe superare le due tazzine. Moderazione per le donne in gravidanza (massimo un caffè) e per chi soffre di gastrite, reflusso gastro esofageo, anemia ed osteoporosi. Per approfondire: Quanti caffè posso assumere ogni giorno? E se sono iperteso o prendo farmaci? E durante la gravidanza e l’allattamento?

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Nodulo tiroideo: cos’è, sintomi, esami, diagnosi e cure

MEDICINA ONLINE TIROIDE ECOGRAFIA TUMORE NODULI IPERTIROIDISMO ORMONI TIROIDEI ENDOCRINOLOGIA IPOTIROIDISMO IMMAGINI DIAGNOSI GOZZO TIROIDEO Thyroid scan ultrasound Radioactive Iodine Ablation TherapyIl nodulo tiroideo è una delle affezioni più comuni della tiroide, ghiandola endocrina a forma di farfalla situata nella nostra gola, che attraverso i due ormoni prodotti – la Tiroxina (T-4) e la Triodotironina (T-3) – regola moltissime funzioni fisiologiche, tra cui il metabolismo. I problemi alla tiroide, abbastanza comuni, soprattutto nella popolazione femminile, sono più frequenti nelle zone povere di iodio, ecco perché i medici consigliano fin da piccoli, qualora possibile, di effettuare viaggi o vacanze in località di mare, ricche appunto di questa sostanza, e di non farsela mancare nella dieta. I noduli tiroidei – anche definiti gozzo nodulare – possono colpire anche bambini e giovani, ma sono più probabili tra le donne di età comprese tra i 50 e i 60 anni. Vediamo tipologie e sintomi dei noduli tiroidei.

Leggi anche: Tiroide: dove si trova, com’è fatta e quali funzioni svolge?

Nodulo tiroideo: cos’è?

Il nodulo tiroideo è una tumefazione rotondeggiante che può essere singola o multipla, e in questo caso parliamo di gozzo multinodulare. Queste neoformazioni possono anche essere solide, cisti o misti, e in particolare il nodulo tiroideo solido può essere ipoecogeno, iperecogeno o isoecogeno, caratteristiche che un’ecografia del collo può evidenziare. Le dimensioni in genere sono piccole, tanto che in molti casi un nodulo alla tiroide è del tutto asintomatico e si scopre per puro caso, ma può anche arrivare ad alcuni centimetri, e in questo caso si percepisce anche dall’autopalpazione. Di solito il nodulo tiroideo è benigno, ma nel 5-6% dei casi può invece avere una natura tumorale anche maligna, e in questo caso sovente è associato a rigonfiamento dei linfonodi del collo.

Leggi anche: Tiroidite di Hashimoto: esami, cura, conseguenze, dieta, guarire

Nodulo tiroideo: sintomi e segni

I principali sintomi e segni di un nodulo tiroideo, sono:

  • gonfiori e tumefazioni nella regione del collo;
  • aumento del volume dei linfonodi laterocervicali;
  • disturbi da compressione, difficoltà nella deglutizione;
  • raucedine.

Nella maggior parte dei casi piccoli noduli non danno alcun sintomo e difficilmente un nodulo tiroideo si associa a infezioni.

Leggi anche: Differenza tra nodulo caldo e freddo della tiroide

Nodulo alla tiroide: esami da fare

Le indagini diagnostiche da fare per stabilire l’entità del problema e se si tratta di un nodulo maligno o benigno sono i seguenti:

  • Dosaggio del TSH e degli ormoni tiroidei (necessari per indagare la funzionalità tiroidea).
  • Dosaggio della Calcitonina (per valutare se vi sia un carcinoma midollare, un raro tumore della tiroide).
  • Dosaggio degli anticorpi antitireoglobulina (TgAb) e antitireoperossidasi (per escludere la Tiroidite di Haschimoto).
  • Ecografia, utilissima per individuare un nodulo tiroideo a rischio, ad esempio se vascolarizzato, ipoecogeno, con margini irregolari).
  • Tac e risonanza magnetica.
  • Scintigrafia tiroidea per valutare quali noduli sono funzionanti e quali no; si effettua tramite la captazione di un isotopo radioattivo dello iodio ed è assolutamente sconsigliato in gravidanza. Il nodulo tiroideo viene distinto in “caldo“, “tiepido” e “freddo”, ma l’esame scintigrafico non riesce comunque a farci capire se sia di natura maligna o benigna.
  • L’agoaspirato sul nodulo tiroideo è un esame citologico che consente di prelevare, tramite siringa con ago molto sottile, piccole gocce di liquido che poi verranno analizzate. Questo esame non sempre serve, e a volte addirittura il materiale asportato non è sufficiente per consentire una diagnosi, per questo si consiglia di eseguirlo soprattutto nei noduli con un diametro minimo di 8 mm. Tuttavia, se effettuato in abbinamento all’ecografia, permette con buon margine di sicurezza di capire se il nodulo sia maligno o benigno (nodulo tiroideo iperplastico o colloide).

Per approfondire:

Nodulo tiroideo: cure

Per quanto riguarda le cure , nei casi di nodulo tiroideo benigno si fa una terapia a base di levo-tiroxina. Se il nodulo è maligno ovviamente la situazione è più seria e si procede chirurgicamente con l’asportazione di una parte (lobectomia) o di tutta (tiroidectomia) la tiroide, poi di sostengo si fanno chemioterapia, radioterapia e radiometabolica, ovvero somministrazione di iodio radioattivo per distruggere le cellule residue. In gravidanza la situazione si complica ulteriormente: le indagini diagnostiche possono essere eseguite tutte ad eccezione della scintigrafia; per la terapia invece, in caso di nodulo benigno non ci sono problemi con la levo-tiroxina, purché la cura venga fatta in modo graduale. Nei casi di tumore maligno, invece, l’intervento chirurgico deve essere valutato bene, e si può anche posticipare ad una fase più avanzata della gravidanza, quando il feto è più forte, ma sempre tenendo la situazione sotto stretta osservazione. Nei casi di carcinoma papillare , la forma di tumore più diffusa, dato che cresce molto lentamente e non genera metastasi, l’intervento si può procrastinare senza problemi a dopo il parto.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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