Il comportamento sessuale femminile NON è diverso da quello maschile

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO EGOISTA SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA TRISTE GAY ANSIA JEALOUS LOVE COUPLE FRINEDS LOVERUno dei luoghi comuni più diffusi al mondo, soprattutto nella cultura occidentale, è quello secondo cui il comportamento maschile sarebbe molto più orientato alla sessualità rispetto a quello femminile. Per dirla in altri termini si è a lungo pensato (e in parte si pensa ancora) che gli uomini fossero promiscui e poligami, mentre le donne schive e monogame.
Il pregiudizio circa la differenza tra la vita sessuale maschile e quella femminile è stato a lungo sostenuto anche dalla scienza e in particolare dalla biologia. Ma i risultati scientifici sono sempre certi e puri oppure subiscono anche loro una serie di condizionamenti sociali? In questo caso è particolarmente importante appurarlo perché è proprio da questa convinzione che deriva l’idea secondo cui una donna che va a letto con più uomini è “troia”, mentre un uomo che fa la stessa cosa è affascinante e vincente, o ancora la faccia sbigottita che qualcuno fa quando scopre che una donna tiene dei preservativi nel proprio portafoglio: perché mai dovrebbe farlo? Vediamo di capirlo, procedendo per gradi.

L’origine biologica del pregiudizio

Tutto nasce dalla differenza tra sperma maschile e ovulo femminile; in particolare dalla differenza tra l’energia (concepita in termini di costo) che serve per produrre uno spermatozoo e quella che serve per produrre un ovulo. Già Darwin la chiamava anisogamia e pensava che fosse alla base dei diversi comportamenti sessuali maschili e femminili. In che modo? L’idea è questa: la produzione di uno spermatozoo richiede meno energia, cioè è più economica, e quindi il membro maschile della specie può tranquillamente accoppiarsi con diverse femmine senza incorrere in alcun rischio biologico. La produzione dell’ovulo femminile invece richiede molta più energia, ovvero è costosa, e quindi le femmine sono molto più selettive, cercano il maschio migliore che le possa fecondare. Quella che per Darwin era solo un’intuizione diventa una vera e propria teoria scientifica dimostrata quando, nel 1948, Angus Bateman, botanico che non si era mai occupato di genetica, studia la differenza tra comportamento sessuale maschile e femminile nella colonia di moscerini che si era creata attorno alle sue piante di frutta. Lo studio conduce alla conferma della teoria darwiniana, e viene poi ulteriormente verificato, nel 1972, da Robert Trivers, biologo e sociologo, che trasforma l’anisogamia nella teoria dell’investimento parentale. Non cambia molto: lo sperma richiede minore investimento, quindi i maschi hanno più tempo, energia e motivazione di cercare altre compagne da fecondare, mentre le femmine no.

Cosa non funziona dal punto di vista della natura maschile

Tanto per iniziare bisogna fare un’osservazione. Nei casi di studio citati in precedenza il paragone in termini di costo/investimento veniva svolto tra UNO spermatozoo e UN ovulo. Cosa, questa, che non ha molto senso. Come ha notato Donald Dewsbury, docente emerito di psicologia alla University of Florida, il maschio produce milioni di spermatozoi per fecondare UN solo ovulo. Ed è questo il paragone giusto da prendere in considerazione, cioè quello tra milioni di spermatozoi e UN ovulo. Se la pensiamo così risulta evidente che in realtà i costi di produzione non sono poi così diversi.
Non solo ma, nella maggior parte delle specie, il seme prodotto dal maschio contiene un composto bioattivo che richiede moltissima energia per essere prodotto; non a caso esistono situazioni in cui il corpo maschile non riesce a produrre sperma. Infine bisogna anche notare che anche i maschi sono selettivi: non è vero che non scelgono la propria partner. Non tutti i maschi di una determinata specie si potrebbero accoppiare con le femmine di quella stessa specie.

Cosa non funziona dal punto di vista della natura femminile

Gli studi svolti sugli uccelli, in questo caso, sono fondamentali. Nel 1980 si pensava che  circa il 90% delle specie di uccelli conosciute fosse monogamo, ovvero che il maschio e la femmina si accoppiassero solo tra di loro e facessero dei cuccioli da crescere insieme. Oggi invece sappiamo che solo il 7% delle specie di uccelli conosciute è davvero monogamo. Le nuove tecniche di analisi del patrimonio genetico ci hanno infatti permesso di scoprire che tanto i maschi quanto le femmine tendono ad accoppiarsi e a riprodursi con più partner nell’arco della vita. Non solo, ma sappiamo anche che sono soprattutto le femmine a svolgere un ruolo attivo nella seduzione e nella ricerca di altri partner. Ed è proprio questo che, al contrario di quello che si pensava in origine, aiuta a produrre prole e quindi consente alla specie di sopravvivere. In un libro intitolato Promiscuità. Una storia evoluzionistica della competizione spermatica e del conflitto sessuale e pubblicato nel 2001, si legge: “intere generazioni di biologi hanno dato per scontato che le femmine fossero monogame, ma è ormai chiaro che si erano sbagliati.”

Perché ci siamo sbagliati

Le teorie/credenze scientifiche circa la differenza tra il comportamento sessuale maschile e femminile sono il prodotto di un condizionamento sociale, da cui evidentemente neanche la scienza può considerarsi esente. Come detto all’inizio, infatti, tutto ha origine da un’intuizione darwiniana, ma è importante ricordare che le teorie di Darwin subivano l’influenza dell’epoca e della cultura vittoriana. Gli stereotipi sociali e le verità scientifiche in quel periodo erano fortemente legati. Più precisamente la scienza doveva dimostrare gli stereotipi sociali. L’idea cioè che gli uomini fossero attivi, biologicamente complessi, determinanti per l’evoluzione e quindi grandi conquistatori per natura, mentre le donne avevano un ruolo passivo, erano semplici, sottomesse all’uomo, chiaramente prive di mire e di sessualità. Le donne dovevano procreare e non essere interessate ad altro. Stiamo parlando in questo caso di uno stereotipo sociale così radicato da essere esteso anche a tutte le altre specie non umane. La scienza quindi doveva dimostrare che differenze di questo tipo esistevano tra i maschi e le femmine di qualsiasi specie.
Non si può propriamente dire che ci sono state raccontate delle bugie. Diciamo invece che a partire da un dato certo, in un’epoca in cui non esistevano mezzi per circoscrivere e spiegare quel dato, ne venivano date delle interpretazione che sono poi state considerate delle verità scientifiche a partire da cui svolgere studi più accurati. Oggi i dati che abbiamo a disposizione rendono chiaro che le cose stanno diversamente, ma i tempi che servono per distruggere uno stereotipo ben radicato sono spesso più lunghi di quelli richiesti da una scoperta scientifica.

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Tecniche mentali per sconfiggere l’ansia da prestazione sessuale

MEDICINA ONLINE AUMENTARE QUANTITA SPERMA EIACULAZIONE FORZA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY ANSIA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUPochi uomini affrontano l’ansia da prestazione sessuale iniziando dall’aspetto psicologico: diciamo che per risolvere il problema è sempre più facile e pratico iniziare dall’aspetto fisico, ma è un errore perché l’ansia è nella mente e non nel fisico. Esistono tanti metodi collaudati per affrontare e vincere l’aspetto psicologico. Esercizi che possono coinvolgere la coppia, con lo scambio di stimoli ma senza un approccio diretto. Evitando di fatto l’atto sessuale e la conseguente conclusione.

Ansia da prestazione

Il grosso problema nell’affrontare l’ansia da prestazione sessuale può diventare il volere ottenere l’eiaculazione o l’orgasmo ad ogni costo. Con la forte e reale possibilità di aggravare la situazione e ottenere l’esatto opposto. Aumentando invece che sminuire l’ansia da prestazione stessa. Il modo migliore per affrontare il tutto è iniziare a praticare il piacere e il divertimento all’interno della coppia. Con umorismo, senza avere troppo a cuore il prendere sul serio ogni attimo che si vive in intimità. Sia l’eiaculazione che l’orgasmo non devono assolutamente essere visti come un obiettivo da raggiungere. Non sono una regola e non dobbiamo fare in modo che lo diventino. Sono qualcosa che fanno parte dell’eventuale piacere del rapporto e non un obbligo incessante. Se poniamo la nostra attenzione sulla sola soddisfazione psicologica, insieme alla sensualità e al gioco dell’erotismo, è probabile che potrai constatare un notevole abbassamento dell’ansia da prestazione.

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Sei semplici consigli

Tra i vari rimedi che puoi adottare per vincere l’ansia da prestazione sessuale, sicuramente troverai utili e preziosi i seguenti sei consigli. Possono tranquillamente aiutare te e il tuo partner. A ridurre l’ansia ed avere così incontri intimi di gran lunga più piacevoli e pieni.

1) Sii fiducioso con il tuo partner durante il rapporto

Entrambi avete bisogno di sicurezza nel vivere il momento piacevole. Il problema non è certamente dovuto alla vostra mancanza di suscitare nell’altro piacere e desiderio sessuale.

2) Non interpretare il sesso come una prova di abilità

Non è una competizione. Utilizzare la parola “amore” invece che “sesso” può aiutare ad uscire da questa possibile visione. Il dare e ricevere piacere può essere vissuto in tanti modi diversi e non devono necessariamente essere identificati con l’erezione e l’atto fisico.

3) Fondere sé stessi e l’altro in un’armonia rilassante

Senza concentrarti esclusivamente sull’aspetto sessuale. Bensì su ogni attimo che può regalare godimento. Uno scambio infinito di stimoli. Approcciare con le tecniche di rilassamento come fosse un nuovo gioco, coinvolgendo sia te che il tuo partner. Con la respirazione profonda. Nell’insieme tutte queste cose sono un eccellente modo per iniziare a ridurre e annullare l’ansia da prestazione sessuale.

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4) Esercitare la propria fantasia

La fantasia e l’ironia aiutano ad allontanare qualsiasi tipo di ansia. Inoltre, rendere al meglio con le fantasie erotiche non è mancanza di amore verso il proprio partner.

5) Non bisogna rendere il sesso una cosa “troppo seria”

Come fosse un compito da svolgere con efficienza. Il sesso è tutt’altro che una cosa “seria”! È importante usare tutte le forme di approccio a nostra disposizione. Come può essere un tocco leggero, tanti baci, infinite e ammalianti carezze. Sono tutte cose che possono tranquillamente dare piacere infinito, sciogliendo anche i più rigidi e spaventati. In questo modo allontaniamo per sempre da noi la possibilità di fallimento. Quella che in fondo è probabilmente la tua paura più grande e costante.

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6) Una buona dose di umorismo

E’ forse la chiave di miglior lettura per ogni cuore disposto ad ascoltarci. L’umorismo non è mai fuori luogo. Neanche in un rapporto con l’altro sesso. Fosse anche solo per finalità sessuali. Il sesso dovrebbe essere la miglior espressione dell’allegria e del gioco, intriso di comicità, visto che è così bello non dovrebbe essere altrimenti!! Goditi il sesso come fosse uno dei tanti giochi che ami fin dalla tua infanzia. Metti sempre più da parte il giudizio verso te stesso, non devi superare alcun esame. Non devi affrontare nessuna competizione. Solo in questo modo puoi facilmente e con certezza abbassare ed annullare l’ansia da prestazione sessuale.

Se pensi di soffrire di disfunzione erettile da cause psicologiche o di ansia da prestazione, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, ti aiuterò a risolvere il tuo problema.

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Come cambia il sesso con l’età dall’infanzia alla menopausa

MEDICINA ONLINE SESSO SEX 10 COSE NON DOVETE MAI DIRE SESSUALITA COPPIA AMORE UOMO DONNA AMPLESSO COITOIn ogni fase della vita si sperimenta un diverso approccio alla sessualità: dall’adolescenza alla menopausa, ecco cosa succede. Per capire meglio come cambia la sessualità nelle diverse fasi della vita, è opportuno partire dal concetto di salute sessuale: secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è “uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale correlato alla sessualità […],richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità ed alle relazioni sessuali”, questa definizione rende evidente la molteplicità di fattori che si intersecano nella costruzione del proprio benessere sessuale.

Per semplificare l’argomento si può suddividere in tre ambiti:

  • la funzione intesa come l’integrità anatomo-funzionale degli organi coinvolti nella risposta sessuale;
  • l’identità sessuale, che comprende la percezione del proprio genere, della propria femminilità, del proprio ruolo di donna e di quella che viene definita la meta sessuale, che cambia con le epoche della vita;
  • la relazione, che descrive la capacità di vivere erotismo, intimità e condivisione con un determinato partner.

Queste tre variabili si trasformano durante la vita della donna e ne declinano la risposta sessuale.

Seconda infanzia (3 – 6 anni)

Durante questa età il bambino spesso è avido di risposte su “da dove vengono i bambini”, indaga per soddisfare la curiosità sul corpo degli altri bambini e degli adulti, dall’età di quattro anni il bambino mostra attaccamento fisico ed emotivo al genitore del sesso opposto, inizia ad avere il senso del pudore e a capire la differenza tra piacere pubblico e privato. Recenti studi in Svezia hanno convalidato che la pratica della masturbazione in questa età è inusuale, tuttavia alcuni iniziano a toccarsi i genitali se sono stanchi o turbati; questa circostanza, che comunque non deve necessariamente essere confusa con la masturbazione, si manifesta meno raramente nei maschi che nelle femmine.

Fanciullezza (6- 9 anni)

In questa età gli sviluppi sono considerabilmente vari a seconda del soggetto. Il fanciullo diventa consapevole delle differenze legate al genere (maschio o femmina) e la scelta di amici dello stesso sesso diviene via via sempre più marcata, parimenti alla esclusione dell’altro sesso. Subentra alla esclusiva attrazione per il genitore del sesso opposto maggior attaccamento verso il genitore dello stesso sesso. La fanciulla aumenta la consapevolezza sui costumi sociali riguardanti il sesso, la nudità e la riservatezza. I fanciulli possono esprimere un linguaggio di natura sessuale per suscitare nell’adulto una reazione.

Pre-pubertà (9 – 12 anni)

In questa fase può iniziare a divenire comune la masturbazione. Fino alla pubertà si potrà avere orgasmo asciutto cioè senza seme. La capacità di eiaculare si svilupperà gradualmente con tempi sostanzialmente uguali in tutte le etnie e culture. È comunque possibile avere un orgasmo anche nella fanciullezza.

Adolescenza

La sessualità nell’adolescenza è caratterizzata dalla trasformazione fisica che avviene durante il passaggio attraverso la pubertà, la funzione corporea è solitamente integra, inizia la ciclicità mestruale nelle giovani e l’emissione di sperma nei ragazzi, inoltre vi è una notevole attivazione della fantasia e della capacità di provare sensazioni fisiche. Questa predisposizione è accompagnata da sbalzi ormonali che rendono instabile l’emotività e quindi la percezione di sé, inoltre l’identità sessuale è in fase di costruzione, le ragazze fluttuano tra curiosità e timori, percezioni e insicurezze. Normalmente le relazioni in questa fase sono instabili, i ragazzi cercano di capire quali canali utilizzare per entrare in sintonia con l’altro, e spesso si trovano a cercare conferme ed informazioni in ambiti poco rassicuranti come il gruppo, dove il confronto è basato su parametri di performance e non certo di intimità, o, peggio, in rete dove la difficoltà di filtrare le informazioni e le immagini crea fantasie falsate e spesso molto frustranti.

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Età adulta

L’età adulta è dominata dalla percezione della fertilità, il corpo può subire variazioni dovute all’utilizzo di contraccezione ormonale, o al verificarsi di gravidanze e parti; il rapporto con la propria corporeità è spesso funzionale all’esprimersi o meno della propria fertilità. La risposta sessuale è più consapevole e la percezione dei propri bisogni dovrebbe essere più piena, infatti l’identità sessuale è ben costruita e solidificata e le relazioni sono tendenzialmente più stabili. Questa è la fase più sfaccettata della sessualità, ed è importante che una donna in questa fase della propria vita riesca ad impossessarsi della propria corporeità tanto da attraversare i cambiamenti di ruolo e fisici con serenità e piena consapevolezza.

Menopausa

Con la menopausa inizia ad esserci un deterioramento dell’integrità fisica, il corpo è meno sensibile e la sensorialità meno istintiva, è il momento in cui una donna deve ristrutturare la propria identità, rivalutare il proprio ruolo di donna matura anche nella gestione del proprio corpo. Diventa necessario attuare strategie di prevenzione e cura per mantenere trofismo e lubrificazione vaginale, e ricostruire una nuova mappa corporea per sé e per il partner, in menopausa la sessualità basata sulla penetrazione diventerà meno dominante e le coppie che hanno costruito una complicità forte ed intima durante la loro vita insieme possono riuscire a creare una sessualità più individuale e personale, svincolata dalle dinamiche della procreazione e più basata sulla conoscenza e sull’ascolto reciproco. Questo breve volo sull’evolversi della sessualità attraverso le età rende evidente come in questo campo sia importante imparare ad ascoltare i propri bisogni ed essere disposte ad evolversi con essi, però per farlo è necessario svincolarsi da stereotipi che paralizzano come quelli estetici, spesso il corpo viene vissuto come “sessuale” solo se bello o magro o tonico e performante. La sessualità umana non è fatta di azioni e performance, è fatta di abbandono, percezione ed intimità. L’equivalente maschile è l’andropausa, che ha però connotazioni più sfumate, dal momento che un uomo può potenzialmente avere un figlio anche in età molto avanzata.

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Clitoride: dove si trova e come stimolarlo per provare piacere

MEDICINA ONLINE EREZIONE CLITORIDE VULVA VAGINA SESSO DONNA LABBRA GRANDI PICCOLE CLITORYS 02Il clitoride è l’organo dell’appartato genitale femminile più importante per il piacere della donna. Simbolo dell’autonomia sessuale Continua a leggere

Né donna, né uomo: io sono una transessuale

MEDICINA ONLINE SESSO ANALE ANO RETTO LUBRIFICANTE FECI TRANS COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA JEALOUS LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRL MAN NO WOMAN WA SQUIRTIG.jpgQuella nella foto qui sopra sono io: Stella. Sono più vicina ai 40 che ai 30, sono fidanzata, di lavoro faccio la stylist e sono una transessuale. Mi sono rifatta il naso, ho eliminato barba e peli con la luce pulsata, prendo ormoni femminili, e poche settimane fa ho fatto la mastoplastica additiva, una quarta coppa D. Ma mi fermerò qui. Come la maggior parte delle transessuali, non interverrò chirurgicamente sui miei organi genitali. Mi vanno benissimo così. Ho un ottimo rapporto con il mio pene. E finalmente adesso sono quello che ho sempre voluto essere. Non un uomo. Non una donna. Ma una transessuale. Ci ho messo più di vent’anni ad arrivare dove sono ora. A capirmi, a prendere coraggio delle mie azioni, a sbagliare, a ricominciare. Sono stati anni duri. Anni disperati, di depressione, e intensi, di serate ed eccessi. Ma anche anni belli. A volte guardo le ragazze transessuali più giovani, persone che hanno 15 anni meno di me, e che hanno già fatto tutto (ormoni, epilazione, seno), e mi sento una stupida per aver sprecato tutto questo tempo. Perché non l’ho fatto prima? Non lo so. Non lo so proprio. Ognuno ha il suo cammino da fare, immagino. Quello che leggi qui è il mio.

CHE LE DONNE NON MI PIACESSERO, MI È STATO CHIARO FIN DALL’INIZIO

Ero in quarta, quinta elementare e già prendevo le mie cottarelle per i compagni maschi. Ma per il resto (sono uomo o donna?), buio totale. Non sapevo neppure che esistessero i transessuali. Sapevo solo che avevo delle fantasie: avevo 12 anni, guardavo Madonna nel video di Material Girl e pensavo: «Che figa. Io voglio essere così». Guardavo Guesch Patti che cantava Étienne, con il suo look Anni 40 (longuette, camicia bianca. Sotto: un corpetto, un body, giarrettiere) e mi dicevo: «Magari essere lei, una donna di potere, bella, determinata. Una femme fatale. Supersexy». Da adolescente, andavo a cena con i miei amici, alle serate, ai pranzi di famiglia, mi mettevo in un angolo e mi annullavo. Immaginavo di fare il mio ingresso come Guesch Patti, di attirare gli sguardi di tutti i maschi, di sedurli, di piacere. Nessuno sapeva delle mie fantasie, e io diventavo sempre più cupo. Ai miei avevo detto che ero gay, ma nulla di più. Non è stato un dramma, erano di mentalità aperta, ma da allora non mi hanno chiesto più niente. La mia adolescenza è stata lunga, solitaria, incerta. Brutta.

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TUTTO È CAMBIATO QUANDO MI SONO TRASFERITO A MILANO DALLA SARDEGNA

Milano mi ha aiutato a fiorire: qui ho fatto le mie prime esperienze omosessuali, ho cominciato a uscire, a divertirmi. Una sera, avrò avuto 22, 23 anni, in un locale gay mi sono avvicinato a una transessuale: ero un bel ragazzo sardo, abbronzato, col pizzetto. Mi avvicino e le dico: «Ciao ti posso conoscere?». E lei: «Ma certo». Io: «Non l’ho mai detto a nessuno: voglio diventare una transessuale». Risposta sua: «Ma vai a quel paese. Credevo volessi provarci con me!». Non mi ricordo neppure come si chiamava, ma quella trans lì, quella sera, fu la prima ad accogliere le mie prime confidenze e a spiegarmi le cose. Nel nostro ambiente c’è una tradizione: le più adulte aiutano le più giovani. È una specie di regola non scritta, come in una tribù, in cui la conoscenza passa di generazione in generazione. Perché quando hai 20 anni, sei un uomo e scopri che vuoi vestirti da donna, tutto è complicatissimo. Non sai come nascondere la barba, come truccarti, che parrucca usare, dove comprare gli abiti. Da solo non ce la faresti mai. Anch’io, ora che sono (ehm…) grandicella, sto aiutando alcune transessuali giovani. Mi piace. Le guido, do loro consigli, le ascolto, lo scorso weekend le ho portate a ballare… Ma sto divagando. Torniamo alla mia storia.

LA SERA CHE HO FATTO LA MIA PRIMA USCITA DA DRAG QUEEN

(odio il termine travestito, mi sembra dispregiativo), il mio amico Riccardo, che era un truccatore, mi ha aiutato a prepararmi. A diventare Stella. Ho ancora una polaroid di quella sera lì: caschetto biondo platino (chissà perché è la prima parrucca che usiamo tutte), abito nero, zeppe altissime. Ho rischiato di rompermi una caviglia a ogni passo. È stato bellissimo: eravamo al Tunnel di Milano, una serata gay, e io finalmente interpretavo la parte che avevo sempre desiderato fare. Da quel giorno ho cominciato a lavorare nei locali: adoravo fare la door selector, soprattutto dei privé. Ero una femme fatale potentissima che decideva chi poteva entrare o rimanere fuori. Feci il primo passo: mi sbarazzai della barba. Per una trans i peli in faccia sono un incubo: se fai una serata in discoteca, quando arrivi alle sei del mattino, il mostro comincia a spuntare. Terribile. Dio benedica chi ha scoperto la luce pulsata. La prima seduta è stata dolorosissima, tornai a casa con il viso tutto rosso. Poi dopo qualche giorno, mentre mi lavavo la faccia al mattino, mi resi conto che i peli mi rimanevano in mano.

PER ANNI LA MIA VITA FU COSÌ: ALLA SERA ERO STELLA, LA DRAG, DI GIORNO ERO FULVIO, IL GAY

Con chi stavo? Alla luce del sole avevo storie con ragazzi omosessuali, da uomo. Di sera, con gli etero, vestita da donna. Ero condannata a essere spaccata in due. Col tempo, mi accorsi che i ragazzi gay non mi piacevano più. Io stavo bene solo con gli eterosessuali. Mi completavano. Ero diventata brava a sedurli con gli sguardi, le parole, il cervello. Il problema era che Stella, con le sue tette finte troppo grosse, i suoi eccessi, le parrucche, il trucco pesante, esisteva solo alla sera. Mica potevo andare in giro di giorno conciata così. Dopo una serata con qualcuno, aspettavo sempre una chiamata al mattino che non arrivava mai. In quegli anni ho sofferto molte volte di attacchi di depressione. Mi curavo, ma poi abbandonavo i farmaci e dopo un po’ era tutto daccapo. Ripensandoci ora, la depressione era causata dal rapporto con il mio corpo: volevo essere una transessuale, invece ero una drag queen. Era tutto finto. Alcune mattine mi svegliavo senza forze, annichilita. Non riuscivo ad alzarmi dal letto. Gli uomini con cui stavo io erano tutti fidanzati o sposati. Che cosa trovavano in me? Non saprei. Ma non pensare che fosse, banalmente, il desiderio della trasgressione. Non c’è solo quello, e comunque con una transessuale le “combinazioni” sono tante.

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POI, UN BRUTTO GIORNO, È ARRIVATA LA CRISI ECONOMICA

Persi il lavoro. Fu come diventare adulta all’improvviso. Altri mesi bui. Di incoscienza e sofferenza. Pian piano però facevo dei cambiamenti: un trucco meno forte, un look meno eccessivo, qualche iniezione a zigomi e labbra. Il mio viso diventava sempre più effemminato. Ripresi a lavorare, le cose cominciavano ad andare meglio. Ma non riuscivo a trovare il coraggio per fare il passo. Il passo degli ormoni, il vero spartiacque. Gli ormoni ti cambiano il viso, ti addolciscono i lineamenti, ti modificano l’umore: diventi molto emotiva, vulnerabile. E poi, se fai una cura forte, hai problemi di erezione. È un prezzo da pagare altissimo. Ma faresti qualsiasi cosa pur di non prolungare l’agonia. Io ci ho messo anni prima di decidere. Un giorno una mia amica trans mi disse: «Sei ridicolo. Sei una testa di donna messa sopra un corpo da ragazzo. Ti vedi?». Eravamo in centro, mi sono guardata riflessa in una vetrina: era vero. Presi appuntamento dall’endocrinologo, ma rimandai per un anno ancora. Finalmente arriviamo alla primavera del 2014. Vado da un endocrinologo, questa volta decisa davvero, e mi faccio dare una cura ormonale.

COMINCIO CON GLI ORMONI, E MI FACCIO CHIAMARE DA TUTTI STELLA

Mi metto pure le ciglia finte, quelle permanenti. Di colpo, gli etero cominciano a guardarmi sempre di più, anche di giorno. Anche se sono Fulvio. E io sono felice.Sto meglio. Dopo qualche mese faccio la mia prima uscita al mattino con un trucco leggero, al bar sotto casa. Sorpresa: nessuno sguardo di disapprovazione. A ottobre 2014 vado in centro con un paio di jeans e i tacchi. Altra sorpresa: nessuno episodio spiacevole. Certo, ci sono gli sguardi, soprattutto delle donne, a quelli ti devi abituare. Ma saranno occhiate di curiosità o di disapprovazione? Nel frattempo incontro un ragazzo che ha 25 anni, eterosessuale, e cominciamo a uscire. Ci fidanziamo. Andiamo al cinema assieme, usciamo con le mie amiche trans e i loro fidanzati. Una vita quasi normale. Prendo coraggio, e decido di fare quello che ho sempre sognato: le tette. Il primo luglio 2015 mi sottopongo all’intervento. Quando mi sveglio sono così dolorante che non riesco neppure a essere felice.

LA FELICITÀ ARRIVA DOPO, A CASA, COME UN FIUME

Un fiume di lacrime che ogni due per tre mi viene su agli occhi. Sono spossata, svuotata, come dopo aver fatto una gran fatica. Anni di fatiche. Mi guardo le tette, e mi commuovo. Io che non ho mai fatto il bagno o la doccia con nessuno (nessuno!) ora a casa giro sempre nuda. Mi guardo allo specchio e vedo che sono quello che ho sempre voluto essere. Una trans che si chiama Stella. Di giorno e di notte.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Calcio e crisi di coppia: l’uomo trascura la donna per vedere le partite

MEDICINA ONLINE Neymar da Silva Santos Jùnior nasce il 5 febbraio del 1992 a Mogi das Cruzes, nello stato di San Paolo, in Brasile CALCIO CALCIATORE SFONDO WALLPAPER HD PICTURE PHOTO SOCCER FOOTBALL PLAYERLa stragrande maggioranza dei maschi italici ama il calcio. E la stragrande maggioranza delle mogli, delle compagne o delle fidanzate di questi maschi, invece, del calcio se ne infischia. E’ storia vecchia e ben nota ormai da decenni. Volendo approfondire l’argomento, però, ci si rende conto che molte liti e, di conseguenza, alcune delle crisi che vengono a svilupparsi tra lui e lei prendono origine proprio dal calcio o, in generale, dall’eccessivo attaccamento degli uomini alle loro passioni sportive.

Secondo un sondaggio, circa il 67% delle donne afferma di sentirsi trascurata dal proprio compagno che, invece, dedica tempo ed attenzione, in certi casi persino in maniera morbosa, alle partite. Tenendo conto che, almeno per il calcio, ci sono incontri in diretta spalmati nell’arco di tutta la settimana, il problema per molte coppie diventa serio. Le soluzioni non sono moltissime: o gli uomini cercano di rununciare a qualche ora di sport in TV per venire incontro alle richieste delle loro donne oppure le donne trovano qualche interessante alternativa ad un marito o fidanzato troppo impegnato a seguire la squadra del cuore!

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Quali sono le paure sessuali più diffuse tra le donne?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE DONNE PIANGONO DOPO AVER FATTO AMORE SESSO ORGASMO Riabilitazione Nutrizionista Dieta Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Seno Pulsata Massaggio AnoE’ noto a tutti: uomini e donne sono diversi, hanno varie forme di comportarsi, di affrontare e risolvere i conflitti nonché di agire; è ovvio che queste diversità si presentino anche nei confronti del sesso. I ragazzi hanno dei timori e le ragazze altri, sai quali sono quelli femminili più comuni?

Non piacersi
Tutti gli esseri umani provano insicurezza, tuttavia, per le donne il tema di spogliarsi difronte ad un’altra persona è spesso un punto dolente quando non sono soddisfatte di alcuni “dettagli” del loro corpo (cioè quasi sempre!). Nulla di meglio per disfarti dei suoi vestiti che farle sentire che ogni poro della sua pelle è bello, che ti piace, che la desideri pazzamente, questo farà crescere immediatamente la sua autostima e ti mostrerà il suo lato più sensuale.

Non essere abbastanza eccitante
A tutte le donne piace sapere che sono brave a soddisfare il proprio uomo, che sono appassionate a letto, ecco perché uno dei principali timori è quello di non essere abbastanza sensuali e “brave” e non far sì che lui impazzisca mentre si fa sesso.

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Non raggiungere l’orgasmo
È noto che per le donne, soprattutto per alcune, non è così facile raggiungere l’orgasmo e questo è uno dei loro principali timori sessuali, perché produce anche tensioni nell’uomo, che ritiene che non abbia svolto bene il suo compito. Giungere o meno all’orgasmo è il risultato di molti fattori, una buona stimolazione, ma anche la presenza o assenza di disfunzioni sessuali, per questo motivo è importante rilassarsi e concentrarsi nel dare e ricevere piacere invece che nell’adempiere il proprio compito con ansia e stress.

Che si pensi ad un’altra, mentre lo stai facendo
Sì, molte, ma molte donne temono questo, per questo motivo è positivo non fare riferimento alle esperienze sessuali precedenti in modo esplicito: un uomo non deve dire mai che un’ex era fantastica a letto, o che la faceva impazzire, ecc. Farai sì che lei si senta insicura e che creda che stai pensando all’altra durante i vostri incontri sessuali.

Come aiutarla?
Falle ciò che ti piacerebbe che facessero a te, dille quanto ti piace il suo corpo, ciò che fa con te a letto, parlale quando senti che qualcosa si può migliorare, sperimentate nuove cose insieme, dà e ricevi piacere, occupati dei suoi orgasmi e di sicuro le ti ripagherà facendo lo stesso per te.

Consigli

  • È normale avere paure e incertezze sessuali, la chiave sta nel non farsi vincere da queste.
  • Se pensi che le tue paure sessuali sono troppo forti e ti è difficile superarle, allora non esitare a chiedere l’aiuto di uno specialista.

Sei curioso di leggere invece, le paure maschili più diffuse? Leggi questo articolo: Quali sono le paure sessuali più diffuse tra gli uomini?

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Eiaculazione retrograda: quando lo sperma non esce o è troppo poco

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma EIACULAZIONE RETROGRADA QUANDO SPERMA NON ESCE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari.jpgL’eiaculazione retrograda (retrograde ejaculation in inglese) è una patologia in cui lo sperma, durante l’orgasmo maschile, viene eiaculato totalmente o in parte nella vescica urinaria anziché fuoriuscire dal meato uretrale (l’apertura all’apice del glande del pene) tramite l’uretra peniena. L’eiaculazione viene definita “retrograda” proprio perché l’emissione del liquido seminale avviene in direzione contraria a quella fisiologica, non verso l’esterno ma verso la vescica. L’eiaculazione “fisiologica”, invece, viene invece definita “anterograda”, appunto perché il liquido seminale viene espulso verso l’esterno.

Differenza tra eiaculazione retrograda e aneiaculazione

L’aneiaculazione è un disturbo diverso dall’eiaculazione retrograda, per approfondire le differenze tra le due patologie, segui questo link: Differenza tra eiaculazione retrograda e aneiaculazione

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Sintomi e segni

Il paziente prova un orgasmo con le tipiche contrazioni, non dissimile da un orgasmo di un paziente sano, con la differenza che lo sperma non viene emesso all’esterno, oppure fuoriesce dal pene in quantità ridotta rispetto alle quantità medie emesse da un maschio adulto sano (da 2 a 5 ml di sperma). L’eiaculazione retrograda non provoca alcun dolore al paziente.

Cosa accade allo sperma rimasto all’interno del corpo?

Lo sperma, rimasto intrappolato all’interno della vescica, viene espulso insieme all’urina durante le minzioni immediatamente successive alla mancata eiaculazione.

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Cause e fattori di rischio

In condizioni di normalità, durante l’emissione di sperma, una serie di meccanismi automatici impedisce al liquido seminale di raggiungere la vescica. L’eiaculazione retrograda è dovuta nella maggioranza dei casi all’impossibilità da parte dell’imbocco della vescica di chiudersi durante l’atto eiaculatorio, e ciò permette il flusso spermatico retrogrado.
La mancata chiusura dell’imbocco della vescica è causata, a sua volta, da traumi fisici a livello vescicale, da patologie o da deficit neurologici, congeniti od acquisiti.
L’eiaculazione retrograda rappresenta un problema che riguarda molti pazienti con diabete: la neuropatia diabetica sembra infatti la maggior responsabile del danneggiamento a carico della connessione nervosa alla vescica.
Tra gli altri fattori causali direttamente implicati nell’eiaculazione retrograda, spiccano anche l’assunzione di alcuni farmaci, le disfunzioni della prostata, deficit del sistema nervoso autonomo, complicanze chirurgiche che interessano prostata e collo vescicale, e l’intervento TURP (acronimo di resezione endoscopica trans uretrale prostatica, il più noto intervento volto al trattamento dell’ipertrofia prostatica).
L’eiaculazione retrograda è stata diagnosticata anche dopo interventi chirurgici mirati, quali elettroresezione endoscopica di adenomi prostatici di natura benigna, adenomiectomia prostatica, chirurgia spinale e degli organi pelvici, chirurgia del retro peritoneo. Le cause più comuni di eiaculazione retrograda sono sinteticamente:

  • diabete;
  • disfunzioni del sistema nervoso autonomo;
  • disfunzioni della prostata;
  • complicazioni di operazioni chirurgiche a carico della prostata compiute attraversando l’uretra o di una linfoadenectomia retroperitoneale;
  • farmaci, principalmente antipertensivi, antidepressivi e neurolettici, in particolare, i farmaci neurolettici ed antipertensivi aumentano la probabilità di generare questo disturbo.

Diagnosi

Nella maggior parte dei casi, la diagnosi viene confermata se si riscontra un elevato numero di spermatozoi in un campione di urina dopo l’eiaculazione. L’eiaculazione retrograda è indistinguibile dall’aneiaculazione, specie nella sua variante orgasmica, senza un esame delle urine che constati la presenza di spermatozoi nell’urina. E’ importante però ricordare che, in un paziente affetto da azoospermia (nello sperma non sono presenti spermatozoi), l’assenza di spermatozoi nelle urine non esclude con certezza l’eiaculazione retrograda: in simili frangenti, è consigliata la ricerca del fruttosio nell’urina.
Tra le altre strategie diagnostiche, anche l’ecografia prostatica trans rettale potrebbe rappresentare un valido aiuto per l’indagine di eventuali anomalie morfologico-strutturali delle vescicole seminali.

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Trattamento e complicanze fisiche e psicologiche

L’eiaculazione retrograda, come facilmente intuibile, può risultare in un’evidente causa di sterilità, oltre a determinare danni psicologici non indifferenti nel paziente. Per approfondire continua la lettura con questo articolo: Eiaculazione retrograda: cure e complicanze fisiche e psicologiche

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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