Dolore nel lato sinistro e destro del corpo: a cosa corrisponde?

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Il lato sinistro del corpo equivale al lato destro dell’immagine e viceversa

L’addome ed il torace del nostro corpo contengono organi che sono fondamentali per il funzionamento del nostro organismo. Molto spesso i meno esperti tendono a confondere la posizione di questi organi: sono a destra o a sinistra? Oppure capita a tutti di avere dei dolori in una data posizione del corpo e non sapere esattamente a quali organi possano corrispondere. Oggi facciamo chiarezza, anche con l’ausilio dell’immagine in alto, tenendo conto di due informazioni fondamentali:

  • il lato sinistro del corpo equivale al lato destro dell’immagine e viceversa, ad esempio la milza è nel lato sinistro del corpo ma nell’immagine è rappresentata sul lato destro. Dal punto di vista “anatomico” devi imparare ad immaginare un corpo umano come se lo stessi guardando di fronte a te.
  • un dolore può essere percepito in un punto ma può essere causato da una patologia che riguarda un tessuto anche molto distante da quel punto, ad esempio può essere riferito al braccio sinistro ma in realtà avere origine nel cuore, come avviene nell’infarto del miocardio.

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Organi posizionati nel lato sinistro di torace ed addome

Gli organi e tessuti posizionati nel lato sinistro di torace ed addome, sono:

  • il polmone sinistro;
  • la pleura sinistra;
  • il lobo sinistro del fegato;
  • la scapola e la clavicola sinistra;
  • la parte sinistra dello sterno;
  • una parte dell’esofago;
  • lo stomaco;
  • la milza;
  • una parte dell’aorta;
  • le coste ed i muscoli intercostali;
  • il corpo e la coda del pancreas;
  • la parte finale del colon trasverso;
  • il colon discendente;
  • il sigma;
  • l’ovaio sinistro nelle donne;
  • il rene sinistro;
  • la porzione sinistra dell’intestino tenue;
  • le fasce muscolari.

Organi posizionati nel lato destro di torace ed addome

Gli organi e tessuti posizionati nel lato destro di torace ed addome, sono:

  • il polmone destro;
  • la pleura destra;
  • la maggior parte del fegato;
  • la scapola e la clavicola destra;
  • la parte destra dello sterno;
  • una parte dell’esofago;
  • una parte dell’aorta;
  • le coste ed i muscoli intercostali;
  • la testa del pancreas;
  • la parte iniziale del colon trasverso;
  • il colon ascendente;
  • l’appendice vermiforme;
  • l’ovaio destro nelle donne;
  • il rene destro;
  • la porzione destra dell’intestino tenue;
  • le fasce muscolari.

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I dolori alla parte alta del fianco sinistro possono essere determinati da:

  • patologie del fegato;
  • ulcera allo stomaco;
  • patologie del diaframma;
  • ulcera al duodeno;
  • colica biliare;
  • traumi;
  • patologie della milza;
  • emorragie;
  • pancreatite acuta.

I dolori alla parte centrale del fianco sinistro possono essere determinati da:

  • calcoli renali;
  • traumi;
  • malattia diverticolare del colon;
  • costipazione;
  • infiammazione intestinale;
  • emorragie;
  • patologie della milza.

I dolori alla parte bassa del fianco sinistro possono essere determinati da:

  • malattia diverticolare del colon;
  • dolore pelvico di origine ginecologica;
  • traumi;
  • emorragie;
  • ernia inguinale.

I dolori alla parte alta del fianco destro possono essere determinati da:

  • patologie del fegato;
  • patologie del diaframma;
  • ulcera al duodeno;
  • colica biliare;
  • colecistite;
  • traumi;
  • emorragie;
  • pancreatite acuta.

I dolori alla parte centrale del fianco destro possono essere determinati da:

  • calcoli renali;
  • traumi;
  • malattia diverticolare del colon;
  • infiammazione intestinale;
  • emorragie.

I dolori alla parte bassa del fianco destro possono essere determinati da:

  • malattia diverticolare del colon;
  • dolore pelvico di origine ginecologica;
  • traumi;
  • emorragie;
  • ernia inguinale.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Aorta addominale: dove si trova?

MEDICINA ONLINE CUORE AORTA TORACICA ADDOMINALE ASCENDENTE ARCO AORTICO DISCENDENTE RAMI GIUGULARE CAROTIDI CORONARIE ARTERIE VASI SANGUIGNI VASIL’aorta addominale fa parte dell’aorta discendente, fa seguito all’aorta toracica, inizia al livello dello iato aortico del diaframma e decorre parallelamente e a sinistra della vena cava inferiore. Termina a livello del corpo della quarta vertebra lombare, dove si biforca nelle due arterie iliache comuni. La posizione dell’aorta addominale appare chiara osservando l’immagine in alto.

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Tronco cerebrale (mesencefalo, ponte e bulbo) anatomia e funzioni in sintesi

MEDICINA ONLINE SISTEMA NERVOSO ANATOMIA FUNZIONI CERVELLO CENTRALE PERIFERICO SIMPATICO PARASIMPATICO MIDOLLO SPINALE TRONCO ENCEFALICO CEREBRALE MESENCEFALO PONTE BULBO MIDOLLO ALLUNGATO.jpgIl tronco encefalico (anche chiamato “tronco cerebrale”) è una parte del sistema nervoso centrale (SNC) o – più precisamente – dell’encefalo costituita dal mesencefalo e dal romboencefalo. Il romboencefalo è a sua volta diviso in due parti:

  • metencefalo: composto da ponte di Varolio (o più semplicemente “ponte”) e cervelletto;
  • mielencefalo: composto dal midollo allungato (o “bulbo”).

Il tronco encefalico viene quindi ad essere formato da 3 segmenti che sono, dall’alto verso il basso:

  • mesencefalo (a sua volta diviso in tetto e tegmento);
  • ponte di Varolio (o ponte);
  • midollo allungato (o “bulbo”).

Il cervelletto, pur facendo parte del romboencefalo assieme al ponte, non è invece considerato parte del tronco encefalico. Più in basso il tronco encefalico, nella sua parte più inferiore (il midollo allungato) si continua col midollo spinale che, al contrario di quello che abbiamo visto fino ad ora, non è più considerato “encefalo” (ricordiamo infatti che l’encefalo si compone di cervello propriamente detto, cervelletto e tronco encefalico).

Funzioni del tronco encefalico

Il tronco encefalico è costituito da strutture molto complesse, deputate a svolgere innumerevoli funzioni e a regolarne tante altre, tutte fondamentali per la sopravvivenza dell’organismo, è infatti sede:

  • dei riflessi e del controllo di molti visceri;
  • dei centri che regolano il respiro da cui partono i segnali che garantiscono gli automatismi respiratori;
  • dei centri che regolano la temperatura corporea partono i segnali che mantengono costante la temperatura in modo da permettere tutti i processi biologici e chimici indispensabili per la vita;
  • dei centri che regolano la circolazione sanguigna.

Se questi centri vengono direttamente danneggiati – ad esempio nei traumi che coinvolgono la testa e la colonna vertebrale cervicale, volgarmente chiamati “rottura del collo” – le conseguenze sono sempre di estrema gravità al punto di condurre il paziente alla morte cerebrale o, nel caso in cui la lesione intervenga poco più in basso, a livello del midollo spinale, determinare tetraplegia e dipendenza da un respiratore automatico come accaduto ad esempio al famoso attore Christopher Reeve. Nel tronco encefalico la sostanza bianca e la sostanza grigia non si distinguono facilmente. Soprattutto nel ponte e nel bulbo le fibre formano la sostanza reticolare, dove si trovano i centri che regolano il ritmo sonno/veglia, la circolazione sanguigna e la respirazione.

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Sezioni del tronco encefalico

Mesencefalo

Il mesencefalo è la porzione più alta e breve del tronco encefalico essendo lunga in media 2 cm, è diviso in “tetto” e “tegmento” ed è contenuto come il resto del tronco encefalico nella fossa cranica posteriore. Nel mesencefalo vengono convenzionalmente distinte due parti, i peduncoli cerebrali, laterali e il tetto del mesencefalo tra essi compreso. I peduncoli cerebrali sono ulteriormente divisi dalla sostanza nera in una parte anteriore detta piede e in una parte posteriore detta parte tegmentale. A dividere tra loro i peduncoli si trova la fossa interpeduncolare, all’interno della quale scorre liquido cerebrospinale. Il nervo oculomotore esce tra i peduncoli, e quello trocleare è visibile arrotolato attorno l’esterno dei peduncoli. Il tetto del mesencefalo è invece diviso nei collicoli inferiori e superiori che insieme sono chiamati corpi o tubercoli quadrigemini e dall’area pretettale. Essi aiutano a decussare diverse fibre del nervo ottico, e a causa della loro sistemazione controlaterale si forma il chiasma ottico. Comunque alcune fibre mostrano una disposizione anche ipsilaterale, cioè corrono parallele sullo stesso lato senza decussare. Il tubercolo superiore è coinvolto nei movimenti saccadici dell’occhio, mentre quello inferiore è un punto di sinapsi per le informazioni sonore. Il nervo trocleare esce dalla superficie posteriore del mesencefalo, sotto al tubercolo inferiore. Anteriormente al tetto del mesencefalo decorre lo stretto canale detto acquedotto di Silvio, continuazione antero-superiore del quarto ventricolo, circondato dalla sostanza grigia periacqueduttale. Inferiormente al mesencefalo vi è il ponte.

Funzioni del mesencefalo e nervi cranici

Il mesencefalo è attraversato per tutta la sua lunghezza dalle fibre ascendenti e discendenti di numerose vie di collegamento tra centri nervosi superiori e inferiori. Esso inoltre è sede di nuclei motori e centro di regolazione e di integrazione di diverse funzioni nervose. I tubercoli quadrigemini anteriori appartengono alle vie ottiche e costituiscono centri di numerosi riflessi visivi (riflessi pupillari alla luce, riflessi motori a stimoli luminosi o visivi ecc.). Analoga funzione di centri riflessi hanno i tubercoli quadrigemini posteriori, che invece appartengono alle vie uditive. Nella profondità del mesencefalo sono contenuti i nuclei motori di alcuni nervi cranici: il nervo oculomotore comune (III paio) e il nervo trocleare (IV paio). Altre due formazioni di sostanza grigia sono invece centri del sistema motorio extrapiramidale: sono il nucleo rosso (così denominato perché in sezione presenta un colorito rosso bruno pallido) e la sostanza nera di Sommering, formazione allungata situata dorsalmente ai fasci di fibre dei peduncoli cerebrali formata da cellule nervose ricche di melanina.La sostanza grigia che circonda l’acquedotto di Silvio svolge probabilmente un ruolo nella percezione del dolore e quindi nella regolazione del tono affettivo tale attività si esplica forse tramite la liberazione di particolari mediatori chimici di natura polipeptidica detti encefaline ed endorfine, i quali hanno azione analgesica. Le cellule nervose disperse tra i fasci di fibre nella porzione centromediale del mesencefalo costituiscono la formazione reticolare, che si continua nel ponte e nel bulbo essa è collegata con molte altre parti del sistema nervoso centrale e costituisce un importante sistema di integrazione in grado di modulare i messaggi sensoriali, di regolare l’attività motoria dei centri spinali, il tono posturale e diverse funzioni vegetative, di controllare l’attività elettrica corticale e il ritmo sonno-veglia.

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Ponte di Varolio (o “ponte”)

Il ponte è una grossa protuberanza del tronco cerebrale, che costituisce parte del pavimento del quarto ventricolo cerebrale, e posteriormente si unisce con il cervelletto tramite il peduncolo cerebellare medio. Insieme al cervelletto, il ponte forma il metencefalo, ma è importante ricordare che il cervelletto NON fa parte del tronco encefalico. Il ponte di Varolio è convesso in senso trasversale e poco convesso in senso longitudinale. Il suo peso, variabile in base alla mole del cervelletto, è in media pari a 18 g, è alto 27 mm e largo 38 mm. Il suo nome deriva dal fatto che i peduncoli cerebrali, continuandosi verso il basso, vengono ricoperti ventralmente da una massa di fibre nervose trasversali provenienti dal cervelletto che attraversano come un ponte la linea mediana. Il ponte è situato tra il mesencefalo (posto più in alto, da cui è separato dal solco ponto-mesencefalico) e il bulbo (posto più in basso, da cui è separato dal solco bulbo-pontino).

Funzioni del ponte

Le funzioni del ponte sono molto importanti sia per attività accessorie di minore importanza, sia per il mantenimento vitale dell’organismo. Nel piede trovano posto i nuclei pontini, formanti le vie corticopontine che, a loro volta, innervano il cervelletto nelle vie pontocerebellari. I nuclei pontini, inoltre, sono connessi ad altri centri nervosi, anche a livello del bulbo. Il ponte ha un ruolo attivo nel mantenimento dello sguardo su una posizione fissa anche al variare dell’inclinazione del cranio. Questa particolarità deriva dalla presenza di tre fasci, chiamati longitudinale e mediale, tettospinale e tegmentale che controllano la muscolatura oculare modulando i dovuti aggiustamenti quando il soggetto muove tridimensionalmente il cranio. Un altro, importante, compito del ponte è relativo al controllo della respirazione; l’organo accoglie, difatti, dei centri nervosi che modulano la respirazione.

Nervi emergenti del ponte

Dal ponte emergono quattro paia di nervi cranici:

  • V nervo (trigemino);
  • VI nervo (abducente);
  • VII nervo (faciale).

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Bulbo (o “midollo allungato”)

Il midollo allungato o bulbo corrisponde al mielencefalo ed è la parte più inferiore dell’intero tronco cerebrale, rappresentando il confine tra encefalo e midollo spinale, che gli fa seguito in basso attraverso il canale vertebrale. A livello del bulbo si incrociano le vie piramidali. Contiene centri per la regolazione delle funzioni viscerali respirazione, pressione sanguigna.

Porzione media del bulbo

In sezione la forma della porzione media del bulbo ricorda quella di una farfalla a causa della comparsa posteriormente della cavità nota come quarto ventricolo e per l’approfondirsi dei solchi antero-laterali a causa della comparsa dell’oliva. Il cordone anteriore della sostanza bianca è ancora una volta costituito quasi esclusivamente dalle piramidi che contengono il fascio corticospinale che decussa a livello del bulbo inferiore. Anteriormente a esse si possono distinguere i piccoli nuclei arcuati e le fibre arciformi esterne. Posteriormente a esse vi è il lemnisco mediale, originatosi dalle fibre arciformi interne, assoni di neuroni del nucleo cuneato e del nucleo gracile. Lateralmente al lemnisco mediale vi è il nucleo olivare accessorio mediale, dalla forma ondulata. Posteriormente al lemnisco mediale decorre il fascicolo longitudinale mediale e posteriormente a questo il fascio tettospinale. I nuclei dei nervi cranici sono spostati posteriormente dal lemnisco mediale e si dispongono anteriormente al margine del quarto ventricolo che costituisce la caratteristica più posteriore di questo livello del bulbo ed è triangolare in sezione, con la base posteriore e l’apice anteriore. Sulla parete posteriore del quarto ventricolo vi sono i plessi corioidei. Sul margine anteriore del quarto ventricolo, in direzione mediolaterale si trovano il nucleo del nervo ipoglosso, che invia le sue fibre antero-lateralmente, separando le piramidi dall’oliva, il nucleo motore dorsale del vago, che a sua volta invia le sue fibre antero-lateralmente separando l’oliva dal tratto spinale e dal nucleo del trigemino, e infine, il più laterale, è il nucleo del tratto solitario con il tratto solitario stesso. Tra le radicole dei nervi ipoglosso e vago compare il nucleo olivare inferiore, dalla forma convoluta, con l’ilo rivolto postero-medialmente, supero-medialmente a esso compare anche il nucleo olivare accessorio superiore mentre superiormente permangono il nucleo ambiguo e più lateralmente il fascio spinotalamico e il fascio spinoreticolare. Superiormente alle fibre in uscita dal bulbo del nervo vago si trova il tratto spinale del nervo trigemino con il suo nucleo, lateralmente a esso il peduncolo cerebellare inferiore e superiormente il nucleo cuneato (mediale) e il nucleo cuneato accessorio (laterale). Dal nucleo cuneato accessorio hanno origine le fibre ascendenti che costituiscono il fascio cuneocerebellare che si portano all’interno del peduncolo cerebellare inferiore.

Porzione superiore del bulbo

La porzione superiore del bulbo in sezione ha una forma a farfalla ancora più accentuata rispetto alla porzione media, dal momento che il quarto ventricolo si allarga, estendendo quindi la porzione posteriore (che si sposta lateralmente da ambo le parti) che risulta doppiamente larga rispetto alla anteriore. La parte anteriore a questo livello è formata al centro dalle piramidi che contengono il fascio corticospinale e tutt’attorno alle piramidi numerosi nuclei arcuati, dei nuclei pontini ectopici. Postero-lateralmente alle piramidi si trova il nucleo olivare inferiore dell’oliva e lateralmente a questo decorre il fascio spinotalamico insieme al fascio spinoreticolare. Posteriormente alle piramidi vi sono i nuclei del rafe fiancheggiati da ambo le parti dal lemnisco mediale anteriormente e dal fascicolo longitudinale mediale posteriormente. Posteriormente al nucleo olivare inferiore vi è il fascio tegmentale centrale.

Postero-lateralmente a questo il tratto spinale del trigemino e il nucleo spinale del trigemino. Lateralmente al tratto spinale del trigemino compare il nucleo cocleare anteriore, che riceve fibre dal nervo statoacustico (VIII). A questo livello esce anche il nervo glossofaringeo (IX), anteriormente allo statoacustico. Posteriormente al nucleo cocleare anteriore, tondeggiante, vi è l’arcuato nucleo cocleare dorsale, che segue il margine postero-laterale del bulbo; tra i due è compreso il peduncolo cerebellare inferiore. La formazione reticolare riempie gli spazi centrali del bulbo, appena lateralmente al fascicolo longitudinale mediale, ai nuclei del rafe e al lemnisco mediale. Anteriormente alla parete anteriore del quarto ventricolo compaiono, in direzione medio-laterale, il nucleo vestibolare laterale (di Deiters) e il nucleo vestibolare inferiore. Il nucleo vestibolare laterale è l’origine del tratto vestibolo spinale laterale.

Funzioni del bulbo

Dal bulbo passano le informazioni inerenti al gusto, al tatto e principalmente all’udito. Vi hanno sede i centri bulbari della respirazione, bersaglio di svariate sostanze quali l’eroina e numerosi farmaci come gli antidepressivi, i sonniferi e i tranquillanti che inibiscono i centri respiratori. Presenta al suo interno anche il centro vasomotore responsabile principale del controllo del tono muscolare dei vasi, della frequenza cardiaca, del volume-sistole e quindi della pressione sanguigna. Il midollo allungato, assieme al ponte di Varolio controlla il pH del sangue. Nel caso in cui questo dovesse diventare troppo basso (a causa dell’eccessiva formazione di acido carbonico, dovuta al legame tra anidride carbonica e acqua) queste due regioni del cervello inviano uno stimolo di contrazione ai muscoli intercostali e al diaframma.

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Differenza tra proencefalo, mesencefalo, romboencefalo, telencefalo, diencefalo

MEDICINA ONLINE SISTEMA NERVOSO ANATOMIA DIENCEFALO MESENCEFALO ROMBOENCEFALO TELE CERVELLO CENTRALE PERIFERICO SIMPATICO PARASIMPATICO MIDOLLO SPINALE TRONCO ENCEFALICO CEREBRALE MESENCL’anatomia macroscopica del sistema nervoso può essere a volte difficile da capire, specie per i giovani studenti che tendono a fare confusione tra vari termini che si somigliano tra loro. Cerchiamo oggi di fare chiarezza con uno schema sintetico e di facile comprensione.

Il sistema nervoso umano è diviso in due parti fondamentali:

  • il sistema nervoso centrale (SNC);
  • il sistema nervoso periferico (SNP) diviso in sistema motorio e sensoriale, quest’ultimo suddiviso a sua volta in somatico e autonomo (l’autonomo ancora diviso in sistema simpatico e sistema parasimpatico).

Il sistema nervoso centrale è a sua volta diviso in due parti fondamentali:

  • l’encefalo posto nella scatola cranica;
  • il midollo spinale situato nel canale vertebrale.

L’encefalo è virtualmente diviso dal midollo spinale tramite un piano convenzionale passante subito sotto la decussazione delle piramidi. Molti usano le parole “encefalo” e “cervello” come sinonimi, ma ciò è un errore, in quanto il cervello propriamente detto è solo una parte dell’encefalo. L’encefalo (anche chiamato “proencefalo”, “prosencefalo” o “cerebro”) è infatti costituito da tre parti fondamentali:

  • cervello: a sua volta diviso in telencefalo e diencefalo;
  • tronco encefalico: costituito da mesencefalo e romboencefalo;
  • cervelletto.

Il tronco encefalico (anche chiamato “tronco cerebrale”) è quindi quella parte dell’encefalo costituita dal mesencefalo e dal romboencefalo. Il romboencefalo è a sua volta diviso in due parti:

  • metencefalo: composto da ponte di Varolio (o più semplicemente “ponte”) e cervelletto;
  • mielencefalo: composto dal midollo allungato (o “bulbo”).

Il tronco encefalico viene quindi ad essere formato da 3 segmenti che sono, dall’alto verso il basso:

  • mesencefalo (a sua volta diviso in tetto e tegmento);
  • ponte di Varolio (o ponte);
  • midollo allungato (o “bulbo”).

Il cervelletto, pur facendo parte del romboencefalo assieme al ponte, non è invece considerato parte del tronco encefalico.

Più in basso il tronco encefalico, nella sua parte più inferiore (il midollo allungato) si continua col midollo spinale che, al contrario di quello che abbiamo visto fino ad ora, non è “encefalo”.

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Glande del pene: funzioni, anatomia ed immagini

MEDICINA ONLINE TESTICOLI ANATOMIA ANSIA DA PRESTAZIONE SESSO TRISTE SESSUALE PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE COPPIA PSICOLOGIA LETTO PENETRAZIONE UOMO DONNA LIBIDO SPERMA PIACERE MALE GENITALIA SEXCon “glande” (anche chiamato “balano“) in anatomia umana si intende la struttura sensitiva apicale che si trova all’estremità distale Continua a leggere

Differenza tra congelamento, assideramento ed ipotermia

MEDICINA ONLINE TEMPERATURA CORPO FEBBRE GRADI CENTIGRADI COLD FREDDO CALDO HOT CONGELAMENTO ASSIDERAMENTO IPOTERMIA SURGELATO thermometer.jpgCos’è il congelamento?

Il congelamento è il raffreddamento localizzato di alcune parti del corpo dovute all’esposizione a basse temperature. In genere sono colpite le estremità, quali le dita (delle mani e dei piedi), la punta del naso, le guance e le orecchie.

Quando si verifica il congelamento?

Il congelamento si verifica in conseguenza dell’esposizione diretta al freddo, coinvolgendo la pelle e i tessuti sottostanti, con temperature comprese tra –4 e –10 °C ma si può manifestare anche con temperature meno rigide in certe condizioni, come ad esempio quando la persona indossa vestiti bagnati, oppure se il soggetto è anziano e/o ha patologie particolari, oppure ancora se resta immobile per un lungo periodo di tempo.

Sintomi iniziali di congelamento

I sintomi della fase iniziale di un congelamento, sono:

  • lieve dolore iniziale che scompare, assieme alla sensibilità;
  • cute leggermente pallida;
  • sensazione di formicolio della parte interessata;
  • aumento della vasocostrizione vasale con conseguente aumento della pressione arteriosa;
  • tachicardia e tachipnea (aumento della frequenza cardiaca e respiratoria);
  • possibile gonfiore e indurimento.

Sintomi tardivi di congelamento

Se non trattato precocemente, il congelamento nelle fasi più avanzate porta a:

  • progressivo arresto della circolazione del sangue nella parte colpita;
  • assenza completa di sensibilità;
  • pelle cianotica (di colore bluastro);
  • formazione di bolle (prima sierose poi emorragiche);
  • dolori molto intensi.

L’ultimo grado di congelamento porta al blocco della circolazione nella parte interessata: si hanno fenomeni ischemici (scarso afflusso di sangue) e successivamente necrotici (morte) dei tessuti.

Cosa fare in caso di congelamento

  • isolare il soggetto dal freddo trasportandolo in un luogo riparato;
  • riscaldare il soggetto con indumenti pesanti o col calore del proprio corpo;
  • sostituire gli indumenti bagnati e/o stretti;
  • proteggere le parti interessate dalla lesione con cotone idrofilo;
  • riscaldare le parti congelate in modo graduale;
  • somministrare bevande zuccherate e calde;
  • proteggere l’infortunato da vento e umidità;
  • rimuovere ogni ostacolo alla circolazione sanguigna;
  • asciugare la parte con delicatezza;
  • riscaldare le parti in acqua con temperatura tra i 35 e i 40°C (in mancanza d’acqua riscaldare con indumenti o con le mani senza strofinare);
  • controllare frequenza cardiaca e respiratoria;
  • provvedere a contattare il numero per le emergenze 112 o condurre il soggetto in ospedale .

Cosa NON fare in caso di congelamento

  • è sconsigliato frizionare le parti interessate con mani, alcol o neve;
  • non cercare di bucare le bolle eventualmente presenti nella ferita;
  • non esporre al caldo eccessivo il soggetto ed evitare il contatto diretto con oggetti caldi;
  • evitare se possibile il riscaldamento con fonti di calore secco (fuoco, stufa, marmitta auto, ecc.);
  • evitare aumenti troppo repentini della temperatura corporea;
  • non “lanciarsi” in tecniche di rianimazione se non siete esperti in tali tecniche;
  • non somministrare farmaci, droghe, sigarette o alcolici.

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Assideramento (o ipotermia)

L’assideramento (anche chiamato “ipotermia”, i due termini sono sinonimi) è il raffreddamento di tutto il corpo (sotto i 35°C) dovuto all’esposizione prolungata a basse temperature. Vi è diminuzione della temperatura corporea (3°C ogni ora), da cui deriva una progressiva e marcata riduzione delle funzioni vitali.

IMPORTANTE: mentre il congelamento interessa principalmente le estremità ed è meno grave, l’assideramento interessa invece il corpo nella sua interezza, è spesso la naturale conseguenza di un congelamento prolungato ed è più grave di quest’ultimo, potendo determinare coma e morte del soggetto.

Sintomi iniziali di assideramento

I sintomi della fase iniziale di un assideramento, sono:

  • accentuato pallore del viso e del corpo;
  • presenza di brividi e agitazione;
  • polso accelerato e respiro rapido (aumento della frequenza cardiaca e respiratoria);
  • senso di fame;
  • aumento della diuresi;
  • nausea;
  • vertigini;
  • difficoltà respiratorie;
  • marcata debolezza;
  • brividi;
  • dolori articolari e muscolari.

Sintomi tardivi di assideramento

Se non trattato precocemente, l’assideramento nelle fasi più avanzate porta a:

  • difficoltà o scarsa coordinazione nei movimenti;
  • stato di confusione mentale;
  • diminuzione della diuresi o anuria;
  • sonnolenza;
  • frequenza cardiaca rallentata;
  • polso aritmico;
  • frequenza respiratoria rallentata;
  • rigidità muscolare.

Se l’esposizione al freddo continua e la temperatura corporea scende al di sotto dei 30°C si verifica uno stato di incoscienza e le funzioni vitali sono estremamente rallentate, che via via peggiorano fino alla completa assenza fino all’arresto cardiaco ed al decesso del soggetto.

Cosa fare in caso di assideramento

  • portare l’infortunato in un ambiente riscaldato, o riparato da vento e umidità
    (spostarlo sempre con movimenti lenti e mantenerlo in posizione orizzontale);
  • sostituire gli indumenti bagnati con altri asciutti e caldi;
  • somministrare bevande calde;
  • controllare frequenza respiratoria e cardiaca e – se necessario – mettere in pratica tecniche di rianimazione se conosciute;
  • somministrare ossigeno;
  • contattare il 112 o – se possibile – provvedere all’immediato ricovero in ospedale.

Cosa NON fare in caso di assideramento

  • l’innalzamento della temperatura troppo rapido;
  • la somministrazione di bevande alcoliche;
  • i massaggi alle estremità;
  • non somministrare farmaci, droghe, sigarette o alcolici;
  • non rimanere vicino al soggetto nel caso in cui CIO’ POSSA METTERE A RISCHIO LA TUA VITA;
  • non “lanciarsi” in tecniche di rianimazione se non siete esperti in tali tecniche.

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Valori di temperatura corporea normali ed in caso di febbre

MEDICINA ONLINE FEBBRE INFLUENZA TEMPERATURA MISURARE TERMOMETRO MERCURIO DIGITALE BAMBINI NEONATO RAFFREDDORE TOSSE 2018 FARMACI TERAPIA CURA SUFFUMIGI ASMA RESPIRO DISPNEA POLMONI NOTTE GIORNO CORTISOLO ASPIRINA TACHIPIRILa temperatura corporea umana media di un individuo adulto, sano ed in condizioni ambientali normali è comunemente considerata di 36,5 °C. Secondo Continua a leggere

Come si misura la frequenza respiratoria?

MEDICINA ONLINE POLMONI LUNGS APPARATO RESPIRATORIO SISTEMA DIFFERENZA DRENAGGIO TORACE GABBIA TRACHEA VIE AEREE SUPERIORI INFERIORI TRACHEA BRONCHI BRONCHILI TERMINALI ALVEOLI POLMONARI RAMIFICAZIO LOBI ANATOMIA VERSAMENTOLa respirazione è il fisiologico atto con cui si introduce ossigeno nell’organismo e nel contempo si emette biossido di carbonio. La respirazione normalmente ha un andamento costante: la frequenza respiratoria negli adulti normalmente si attesta su un range di valori tra i 16 ed i 20 atti respiratori al minuto a riposo. Sotto i 12 atti respiratoti al minuto si parla di bradipnea, mentre sopra i 20 si parla di tachipnea. Ricordiamo che un “atto respiratorio” di un adulto a riposo dura generalmente circa 3-4 secondi ed è fondamentalmente costituito da:

  • inspirazione (circa 1,3 – 1,5 secondi di durata);
  • espirazione (circa 2,5 – 3 secondi di durata);
  • breve pausa che si verifica fra inspirazione ed espirazione (circa 0,5 secondi).

Nel respiro spontaneo di un soggetto normale le fasi inspiratorie durano circa la metà del tempo delle fasi espiratorie. Nell’anziano gli atti respiratori normali potrebbero essere lievemente diversi (spesso aumentati). Per approfondire leggi anche: Differenza tra inspirazione e espirazione: l’atto respiratorio

Come misurare la frequenza respiratoria?

In assenza di strumentazione specifica, misurare la frequenza respiratoria è abbastanza semplice anche per personale non sanitario. Chiedi alla persona di sedersi con la schiena ben dritta. Se devi rilevare il parametro di un neonato, fallo sdraiare supino su una superficie solida. Utilizza un cronometro per tenere traccia del minuto: conta quante volte il petto della persona si solleva e si abbassa nell’arco dei 60 secondi (se hai bisogno urgentemente del valore, conta gli atti respiratori di 30 secondi e poi moltiplica per 2 il valore, tuttavia questa misurazione può essere meno accurata). Per migliorare l’accuratezza del risultato, dovresti ripetere il test almeno tre volte e calcolare il valore medio.

Cosa fare se si notano alterazioni della frequenza respiratoria?

Se noti che la persona in esame sta respirando ad un ritmo maggiore o inferiore rispetto al normale e non ha svolto attività fisica né ha fumato, mangiato, assunto droghe, significa che potrebbe esserci qualche problema. Ricordiamo ancora una volta che la frequenza respiratoria negli adulti normalmente si attesta su un range di valori tra i 16 ed i 20 atti respiratori al minuto a riposo (più elevati nei bambini). Sotto i 12 atti respiratoti al minuto si parla di bradipnea, mentre sopra i 20 si parla di tachipnea, ma sia bradipnea che tachipnea possono essere non solo patologici, ma anche fisiologici (ad esempio rispettivamente negli sportivi allenati e in soggetti sani sotto sforzo. Se tuttavia noti alterazioni nella frequenza respiratoria, controlla se:

  • le narici si dilatano a ogni respiro;
  • la pelle è bluastra;
  • le coste e la parte centrale del petto sono retratte;
  • la persona emette fischi, grugniti o lamenti mentre respira.

Importante: una bradipnea diventa “spiccata” gli atti respiratori scendono a meno di 9 al minuto, fatto che può compromettere alcune funzioni vitali e mettere a rischio la vita stessa del soggetto. Qualora la frequenza respiratoria scenda al di sotto dei 6 atti al minuto è necessario effettuare la respirazione assistita. Leggi anche: Respirazione artificiale bocca a bocca: quando farla e come farla

Se noti alterazioni inspiegabili ed importanti della frequenza respiratoria e non sai esattamente cosa fare, non perdere tempo e componi immediatamente il numero unico di emergenza per chiedere soccorso medico: 112.

Quando misurare la frequenza respiratoria e cosa può influire su di essa?

Il rilevamento della frequenza respiratoria può essere effettuato in qualsiasi momento della giornata, tuttavia, per fare un corretto raffronto, sarebbe bene misurarla sempre nello stesso orario e nelle stesse condizioni, annotando il risultato su un taccuino. E’ preferibile effettuare la misurazione la mattina, appena alzati e dopo essere rimasti a sedere per qualche minuto (lasciar passare almeno un quarto d’ora dall’ultimo sforzo effettuato). E’ inoltre preferibile misurare la frequenza respiratoria lontano dai pasti, dall’assunzione di caffè e dall’aver fumato una sigaretta (è preferibile lasciar passare almeno mezz’ora da caffè e sigaretta). E’ importante anche ricordare che una forte emozione, uno stress o l’uso di droghe, potrebbe aumentare la frequenza degli atti respiratori. Ricordate che ad alte quote la frequenza respiratoria tende ad aumentare all’aumentare dell’altitudine a causa della progressiva maggiore rarefazione dell’ossigeno. Infine se informi l’individuo di quello che stai facendo, è possibile che questi – specie se ansioso – cambi inconsciamente il ritmo respiratorio senza accorgersene dal momento che la frequenza respiratoria può essere volontariamente modificata dal soggetto, quindi sarebbe preferibile misurarla quando l’individuo è ignaro della misurazione.

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