Differenza tra separazione consensuale e giudiziale

MEDICINA ONLINE LEGALE LAWYER AVVOCATO CIVILE PENALE DELITTO DIRITTO PRIVATO MATRIMONIO SOLDI DIVORZIO SEPARAZIONE CONSENSUALE CAUSA TRIBUNALE DIFESA ACCUSA.jpgNella separazione consensuale sussiste un accordo tra i coniugi in ordine alle condizioni (personali e patrimoniali) della separazione stessa. Il Tribunale si limita ad omologare tale accordo (cioè ad assicurarsi che siano rispettati i diritti di ciascun coniuge e della eventuale prole) mediante decreto.

In caso di disaccordo, invece, si ricorre alla separazione giudiziale. In questo caso la separazione viene pronunciata con sentenza dal Tribunale, che si impone nel decidere le condizioni.

Il diritto di chiedere la separazione (consensuale o giudiziale) spetta a ciascun coniuge, anche in mancanza di consenso dell’altro coniuge. La procedura si avvia mediante ricorso al Tribunale competente per territorio, in base al comune dove si trova la casa coniugale.

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Encefalopatia traumatica cronica: cos’è e quali sport sono a rischio?

MEDICINA ONLINE ENCEFALOPATIA TRAUMATICA CRONICA FOOTBALL CALCIO FILM CONCUSSION ZONA D'OMBRA URTO DANNO CERVELLO SPORT CONTATTO CAUSE.jpgL’encefalopatia traumatica cronica (CTE), in inglese chronic traumatic encephalopathy, nota anche come sindrome da demenza pugilistica, è una sindrome che è stata descritta per la prima volta nel Football americano, ma ne sono affetti, seppure più lievemente, anche atleti di altri sport di contatto. La scoperta della CTE è dovuta alle ricerche del dottor Bennet Omalu, neuropatologo nigeriano; il dottor Omalu iniziò così una battaglia contro la NFL (la maggiore lega professionistica nordamericana di football), accusando la poca importanza data alla salute dei giocatori ed il poco interesse per le precauzioni da prendere per evitare i traumi cranici.
Le ricerche di Omalu furono ignorate dalla NFL fino al 2009, quando l’autopsia del giocatore di football Chris Henry, morto a soli 29 anni, evidenziò per l’ennesima volta la presenza della malattia. La storia del dott. Omalu fu riportata dalla giornalista Jeanne Marie Laskas in un articolo dello stesso anno su GQ che fece scalpore, diventando poi il soggetto del film Zona d’ombra del 2015, con Will Smith nella parte del dott. Omalu.

Le encefalopatie
Le encefalopatie sono un gruppo di patologie contraddistinte da un’alterazione strutturale e funzionale del cervello. Una encefalopatia può essere congenita o acquisita, può essere permanente oppure può presentare un margine più o meno importante di guarigione (encefalopatia temporanea). I vari tipi di encefalopatia differiscono tra loro per le cause scatenanti – alle quali di solito devono i loro nomi – per la sintomatologia, per le complicazioni, per il trattamento e per la prognosi. La CTE è un tipo di encefalopatia.

Cause
La sindrome è causata da una somma di fattori che includono il danno cerebrale ricorrente e di un idrocefalo comunicante progressivo formato da lesioni cerebellari ed extrapiramidali. Tali fattori sono determinati dal danno cronico a cui viene sottoposto il cervello, quando viene ripetutamente esposto a traumi diretti ed indiretti.

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Encefalopatia traumatica cronica: progressione e sintomi
Questa particolare patologia può insorgere anche diversi decenni dopo il ritiro dalla pratica sportiva (alcuni individui mostrano le prime manifestazioni anche in età anziana) ed ha carattere progressivo, cioè va inesorabilmente peggiorando col tempo. Secondo diverse ricerche, condotte soprattutto negli Stati Uniti, esistono tre stadi patologici, durante i quali il quadro sintomatologico evolve in maniera considerevole:

  • Durante il primo stadio, i pazienti mostrano un calo dell’attenzione, mancanza di concentrazione, amnesie (cioè perdita di memoria), sbalzi d’umore e piccoli disturbi affettivi.
  • Durante il secondo stadio, i malati denunciano un peggioramento delle amnesie e dell’instabilità comportamentale, confusione, disorientamento e, talvolta, mal di testa e giramenti del capo. Per certi versi la sintomatologia ricorda molto quella del morbo di Parkinson.
  • Durante il terzo e ultimo stadio, i pazienti presentano una forma grave di demenza, difficoltà a capire le cose, problemi di linguaggio, tremori, rallentamento dei movimenti, sordità, paralisi, “facies a maschera” e forti vertigini.

In aggiunta a tali sintomi, possono comparire talvolta anche altri problemi, come disartria, disfagia e ptosi oculare.

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Diagnosi post-mortem
L’unico modo per stabilire con certezza se determinati disturbi neurologici sono dovuti o meno a un’encefalopatia traumatica cronica è analizzare il tessuto cerebrale dopo la morte, durante un’autopsia (diagnosi post-mortem), infatti, prima del decesso, le uniche informazioni utili a livello diagnostico provengono dall’analisi dei sintomi e dalla storia passata del paziente.

Sport a rischio e fattori di rischio
Oltre al pugilato, gli sport a rischio di CTE sono: il football americano, il rugby, l’hockey su ghiaccio e il wrestling. Diversi studi hanno poi confermato che sono a rischio:

  • I militari che, nelle zone di guerra, sono coinvolti in continue esplosioni.
  • Coloro che soffrono di epilessia cronica, perché, durante un attacco, potrebbero sbattere la testa da qualche parte.
  • Coloro che sono stati ripetutamente vittime di abusi domestici. Anche in questo caso, i traumi occasionali alla testa sono la possibile causa.

Gli studi
Da anni negli Stati Uniti si discute delle conseguenze sulla salute dei giocatori di football americano, uno degli sport più popolari e praticati del paese, e in particolare delle ricadute neurologiche sugli atleti professionisti dovute alle commozioni cerebrali, uno degli infortuni più comuni. Nel 2000 uno studio dell’accademia americana di neurologia presentò una ricerca condotta su 1094 ex giocatori professionisti che conteneva dati impressionanti. Lo studio sosteneva che circa il 61 per cento degli ex giocatori aveva avuto almeno una commozione cerebrale nel corso della propria carriera, e inoltre che il 49 per cento ha sperimentato perdita della sensibilità e formicolii; il 28 per cento artriti al collo o al nervo cervicale; il 31 per cento ha problemi di memoria; il 16 per cento non è in grado di vestirsi autonomamente; l’11 per cento non è in grado di nutrirsi autonomamente.
Anche nel calcio sta aumentando l’interesse per i possibili danni causati dagli scontri di gioco con altri giocatori o dagli impatti violenti della testa con il pallone. Secondo una ricerca dell’università di Purdue, i calciatori che colpiscono più volte il pallone con la testa nel corso di una sessione di allenamento o durante una partita danneggiano molti vasi sanguigni, che hanno bisogno di tempo e riposo per rigenerarsi. I colpi di testa però sono molto frequenti nel calcio e i giocatori hanno solo pochi giorni di riposo tra partite e allenamenti. Il pallone da calcio non può essere considerato per questo un oggetto pericoloso, ma per quei giocatori che colpiscono il pallone con la testa regolarmente esiste il rischio che il cervello possa subire lesioni sub-concussive in grado di causare danni a lungo termine.

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Differenza tra matrimonio, convivenza ed unione civile

MEDICINA ONLINE ANSIA DA MATRIMONIO MATRIMONIALE UOMO DONNA SINTOMI E NORMALE UN ANNO PRIMA SPOSI MARITO MOGLIE PAURA SPOSARSI CHE FAREIl matrimonio è definito nell’articolo 29 della Costituzione come l’atto con cui due persone, di sesso opposto, rendono pubblica la loro volontà di concretizzare una comunione spirituale e materiale di vita. Ed è “ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Può essere celebrato in presenza dell’ufficiale di stato civile o in chiesa.

L’unione civile invece è indicata come “una specifica formazione sociale” tra persone dello stesso sesso, legate da vincoli affettivi ed economici ma non vincolate da matrimonio (o impossibilitate a contrarlo). Per vedere riconosciuti i propri diritti, sarà sufficiente fare una dichiarazione all’ufficiale di stato civile.

La convivenza di fatto invece va dichiarata semplicemente all’anagrafe ed è una forma fruibile da coppie eterosessuali o omosessuali, purché non vincolate da rapporti di parentela o adozione, da un altro matrimonio o unione civile.

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Matrimonio, unione civile e convivenza: differenze terminologiche

L’articolo 29 della Costituzione definisce il matrimonio come un “ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. L’Unione civile non è un matrimonio, ma una «specifica formazione sociale» composta da persone dello stesso sesso, mentre la convivenza di fatto viene posta in essere da una coppia formata da “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

Matrimonio, unione civile e convivenza: il sesso

Il matrimonio può essere contratto solo da persone di sesso diverso, l’unione civile è un istituto valido per le coppie dello stesso sesso, mentre la convivenza può essere istituita sia per i rapporti eterosessuali che per i rapporti omosessuali.

Matrimonio, unione civile e convivenza: il rito

A differenza di quanto previsto per il matrimonio, per l’unione civile non sono contemplate le pubblicazioni, quindi non possono neanche esserci le opposizioni previste per il matrimonio. L’unione si costituisce nel momento in cui i due coniugi presentano una dichiarazione all’ufficiale di Stato Civile alla presenza di due testimoni. Se per il matrimonio devono essere “recitate” delle formule particolari, i coniugi uniti civilmente non ne avranno bisogno. L’ufficiale di Stato Civile si occuperà di compilare un certificato all’interno del quale verranno inseriti dati anagrafici (della coppia e dei testimoni), residenza e regime patrimoniale. Da sottolineare che mentre per il matrimonio i cittadini minorenni hanno la possibilità di richiedere a un giudice il “permesso” di sposarsi, questa opzione non è contemplata per l’unione civile, valida solo per i maggiorenni. Le coppie che invece vogliono regolamentare davanti alla legge la convivenza devono presentare apposita richiesta di iscrizione all’anagrafe. Uno dei due partner deve inoltre trasmettere il modello di dichiarazione di residenza (sottoscritto anche dall’altro/a), specificando che si tratta di una convivenza per vincoli.

Matrimonio, unione civile e convivenza: il patrimonio

Dal punto di vista economico, matrimonio e unioni civili sono equiparati, il che significa che le coppie unite civilmente saranno soggette automaticamente al regime di comunione dei beni, a meno che non indichino una scelta differente. Per entrambi si prevede l’obbligo di contribuire ai bisogni comuni e il diritto di successione. I conviventi invece, per regolamentare i loro rapporti patrimoniali, devono firmare un contratto di convivenza predisposto da un avvocato o da un notaio all’interno del quale indicare le proprie decisioni sulla materia. Il professionista avrà dieci giorni di tempo dalla stipula del documento per procedere all’iscrizione dello stesso all’anagrafe di residenza dei conviventi. In questo caso non è previsto il diritto di successione.

Matrimonio, unione civile e convivenza: fisco e previdenza

Coppie sposate e unite civilmente potranno godere dello stesso trattamento fiscale e previdenziale. A livello esemplificativo: detrazioni fiscali per familiari a carico e prima casa, assegno di mantenimento in seguito a divorzio, pensione di reversibilità e TFR in caso di morte di uno dei due coniugi. Rispetto al matrimonio però, per le unioni civili c’è una differenza importante: dato che per queste ultime non è prevista la possibilità di adozione, i coniugi non potranno accedere alle prestazioni di maternità/paternità né agli assegni familiari. Per quanto riguara i conviventi, non è previsto alcun legame previdenziale. La legge prevede però che un convivente che presti la propria opera (non lavoro subordinato né legame di società) all’interno dell’impresa del partner abbia diritto di partecipazione agli utili. In caso di rottura della convivenza è previsto il diritto all’assegno di mantenimento per un numero determinato di anni che sarà detraibile dal partner che lo eroga. Coppie sposate, unite civilmente e conviventi godono dello stesso trattamento per le graduatorie relative all’assegnazione di alloggi di edilizia popolare.

Matrimonio, unione civile e convivenza: il cognome

Nelle coppie unite in matrimonio, la moglie mantiene il proprio cognome da nubile, anche se è possibile aggiungere nei documenti ufficiali la dicitura “coniugata con”. Per quanto riguarda le unioni civili invece, i partner dovranno presentare una dichiarazione attraverso la quale comunicano la decisione di assumere un cognome comune. Si potrà scegliere liberamente quale utilizzare tra i due. I conviventi mantengono ognuno il proprio cognome.

Matrimonio, unione civile e convivenza: i figli

Arriviamo ad uno dei temi più controversi. La prima differenza tra matrimonio e unione civile risiede nella mancata possibilità per chi è legato tramite il secondo istituto di adottare un bambino o di ricorrere alla procreazione assistita (che non è l’utero in affitto).  Non solo, lo stralcio delle stepchild adoption implica che, a differenza di quanto accade per il matrimonio in cui i bambini nati vengono considerati dalla legge figli di entrambi i genitori, i bambini nati durante l’unione civile saranno figli del solo genitore biologico. La Legge però contiene una frase, “Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti” , che consente alle coppie unite civilmente di rivolgersi ad un giudice che, sfruttando il vuoto legislativo esistente, potrà concedere comunque la stepchild adoption. Nonostante l’orientamento dei Tribunali italiani oggi sembri essere esattamente questo, non c’è alcuna garanzia di ottenere il risultato sperato. Per quanto riguarda la convivenza, la legge non prevede per una coppia convivente la possibilità dell’adozione, a meno che la convivenza duri da tre anni e vi sia l’impegno al matrimonio. I conviventi hanno però diritto alla stepchild adoption.

Matrimonio, unione civile e convivenza: obbligo di fedeltà

Una modifica considerata necessaria da NCD per l’approvazione della norma in Senato. Per le Unioni Civili non ci sarà l’obbligo di fedeltà previsto per il matrimonio. Cosa cambia nei fatti? Poco, quasi nulla. Le coppie unite da unione civile non saranno soggette all’obbligo di essere sessualmente fedeli, un obbligo non contemplato da molti paesi internazionali che spesso viene “interpretato” in maniera abbastanza elastica anche dai giudici italiani, a meno che non si tratti di casi di infedeltà che ledano una delle parti o che provochino la rottura del matrimonio. In questi due casi infatti, per le coppie sposate può scattare “l’addebito” che per i coniugi uniti civilmente non potrebbe comunque esserci a causa delle regole differenti previste per la separazione.

Matrimonio, unione civile e convivenza: divorzio e separazione

Differenze importanti esistono in caso di divorzio o di fine della convivenza. I coniugi uniti civilmente, a differenza delle coppie sposate, non dovranno rispettare il periodo di separazione, ma potranno aver accesso direttamente al divorzio. In questo frangente, anche nel caso in cui la volontà dei due coniugi sia disgiunta (vale a dire che solo uno dei due voglia divorziare), basterà ricorrere all’ufficiale di Stato Civile e non al Giudice, firmando una comunicazione ufficiale nella quale si dichiarerà la volontà di sciogliere l’unione. Trascorsi tre mesi dalla presentazione sarà possibile iniziare la procedura di divorzio che potrà essere richiesto tramite via giudiziale, attraverso la negoziazione assistita o mediante un accordo sottoscritto dalle parti davanti all’ufficiale di Stato Civile. Il partner più debole avrà diritto agli alimenti e all’assegnazione della casa. In caso di divorzio esiste un’ulteriore differenza: i coniugi uniti da unione civile non potranno chiedere lo scioglimento per la mancata consumazione del rapporto. Per quanto riguarda la convivenza, in caso di rottura la ex coppia non dovrà affrontare alcuna procedura, a meno che il giudice non stabilisca che uno dei due debba ricevere gli alimenti trovandosi in stato di bisogno. Chi però ha sottoscritto il contratto di convivenza per disciplinare la propria situazione patrimoniale dovrà presentare un atto scritto per richiederne il recesso, sia esso unilaterale o di comune accordo.

Matrimonio, unione civile e convivenza: omicidi, rapimenti, furti…

No, non stiamo scherzando. La legge sulle unioni civili avrà delle ripercussioni anche sul codice penale. Delle ripercussioni assurde. Il fatto che le disposizoni che contegono la parola coniuge si applichino «anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso», ma «al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile», implica delle conseguenze. Per fare l’esempio più eclatante, in caso di omicidio del coniuge, per il marito e moglie si applicano delle aggravanti che aumentano la pena da 21-24 anni a 24-30 anni, cosa che non accade per le unioni civili perché l’omicidio non è una norma atta a rafforzare “gli obblighi derivanti dall’unione civile”. La stessa regola vale per i sequestri di persona. Come sottolinea il Corriere della Sera “quando il pm blocca i beni utilizzabili dal coniuge per pagare il riscatto, il blocco non potrebbe essere imposto al coniuge legato da unione civile con il rapito”. Non si potranno inoltre perseguire i coniugi uniti civilmente per l’abuso d’ufficio commesso da pubblici ufficiali che non si astengano in presenza di un interesse di un prossimo congiunto come il coniuge e per la bigamia. Per le unioni civili non sarà prevista la non punibilità in caso di falsa testimonianza o favoreggiamento del coniuge, per “reato di assistenza ai partecipi di associazioni per delinquere o con finalità di terrorismo”; per furto o truffa ai danni del partner, ecc.

Unioni civili e convivenze in Europa

L’Italia è l’ultimo dei paesi fondatori dell’unione europea a riconoscere diritti e doveri di unioni civili e convivenze. E, probabilmente, il vuoto normativo è stato (almeno in parte) colmato a seguito della condanna della Corte di Strasburgo del 2015, secondo cui “la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”.

  • In Belgio, il matrimonio tra persone dello stesso sesso è possibile dal 2003, adozioni e stepchild adoption (letteralmente, adozione del figliastro) sono legiferate dal 2006.
  • I Paesi Bassi hanno riconosciuto la parificazione dei legami addirittura nel 2001.
  • La Spagna ha modificato il Diritto di Famiglia nel 2005, riconoscendo i diritti-doveri di matrimonio civile, adozione e stepchild adoption alle coppie eterosessuali e omosessuali.
  • Anche Irlanda, Francia, Norvegia, Portogallo, Lussemburgo, Islanda, Svezia, Danimarca, Austria e Malta, tra il 2002 e il 2015, si sono organizzati per legalizzare e normare unioni tra persone (abolendo la differenza di sesso) e adozioni.

Si attendono norme giuridiche di adattamento dei diritti da parte di Germania, Estonia, Croazia, Slovenia e Grecia. Fanalino di coda rimangono paesi come Lituania, Polonia, Bulgaria, Romania, Lettonia e Slovacchia in cui esistono addirittura delle leggi costituzionali che vietano il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Come se i concetti di amore, famiglia, genitorialità siano connessi ad una base genetica o alle nostre inclinazioni sessuali e non al nostro naturale bisogno di umanità.

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Differenza tra inumazione, tumulazione, cremazione, imbalsamazione e mummificazione

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZA INUMAZIONE TUMULAZIONE CREMAZIONE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano.jpg

Calcificazione di un neonato ad opera di Giuseppe Albini, su incarico del Ministero dell’Interno, che lo invitava nel 1880 a trovare un metodo alternativo al seppellimento ed alla cremazione dei cadaveri. Esposto al MUSA – Museo Universitario delle Scienze e delle Arti

Dopo il decesso di una persona, esistono diverse tecniche di sepoltura, tra cui le più famose sono: inumazione, tumulazione, cremazione, imbalsamazione e mummificazione. Quali sono le differenze tra esse?

Cos’è l’inumazione?

Con il termine “inumazione” si intende il seppellimento di un cadavere in una fossa scavata dentro terra, finalizzata a rendere più rapida possibile la trasformazione delle materie organiche in sali minerali. Il cadavere viene collocato dentro la terra oppure in una bara di legno leggero posto nella terra, bara che è facilmente decomponibile. Il periodo di mineralizzazione completa del cadavere avviene normalmente nell’arco di una decina d’anni.

Cos’è la tumulazione?

La tumulazione del cadavere in loculo, tomba o cappella è – al contrario dell’inumazione – finalizzata a conservare intatte più a lungo possibile le spoglie mortali del sepolto. A tale scopo la salma deve essere racchiusa in una duplice cassa: il corpo viene posto in una contro cassa in zinco dello spessore minimo 0,66 mm alloggiata in una bara di legno ermeticamente chiusa. Ciò consente un lungo periodo di conservazione della salma, per decenni.

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Cos’è la cremazione?

La cremazione di un cadavere prevede l’incenerimento dello stesso per mezzo di combustione e la raccolta delle ceneri in un’apposita urna. La combustione, al contrario di quanto si possa pensare, non riduce il cadavere in cenere, bensì lo trasforma in gas e frammenti ossei. Tali frammenti ossei sono friabili e, dopo la combustione, vengono sminuzzati fino a formare una cenere che poi, a seconda degli usi, delle consuetudini o delle ultime volontà della persona defunta, vengono custodite in un’urna, sepolte, sparse in luoghi appositi, o altro. La legge N. 130 del 30/03/2001 (Disposizioni in materia di Cremazione e Disposizione sulle Ceneri), prevede anche la dispersione delle ceneri in luoghi privati, lontani dai centri abitati, nei tratti di mare, di laghi o di fiumi liberi da natanti e manufatti o comunque la tumulazione, l’interramento o l’affidamento ai familiari

Cos’è l’imbalsamazione?

L’imbalsamazione è un insieme di tecniche volte a preservare un cadavere dalla decomposizione per lunghi periodi. Se effettuata su animali, questa tecnica prende il nome di tassidermia. Usata fin dagli antichi egizi, oggi l’imbalsamazione è destinata soprattutto alla preservazione di animali morti, non mancano comunque ancor oggi applicazioni per la conservazione di cadaveri umani. Un esempio famoso è quello che riguarda Lenin: nella Unione Sovietica la salma del politico è stata infatti imbalsamata.
Dopo l’immersione in liquidi battericidi, alcune sostanze derivate dalla originaria formaldeide vengono immesse nel cadavere con appositi macchinari, che ne riempiono l’intero sistema vascolare e parte di quello linfatico. Per prevenire il rigor mortis, i tendini degli arti vengono recisi, inoltre le palpebre vengono cucite in modo che l’occhio resti chiuso (in talune tecniche l’occhio viene asportato e sostituito da globi metallici). Anche la bocca viene cucita per le labbra, ma solo al termine dell’otturazione di tutte le aperture del corpo con ovatta medicata. Tutte le chiusure sono poi sigillate, oggi con derivati siliconici, per prevenire la fuoriuscita di liquidi. L’imbalsamazione, umana o animale, è vietata da talune legislazioni anche occidentali, come nel caso dei Paesi Bassi.

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Cos’è la mummificazione?

La mummificazione è un processo, naturale o artificiale, in cui un cadavere subisce una disidratazione massiccia così veloce che i tessuti rimangono “fissati” ed i tratti somatici si conservano relativamente bene anche a distanza di centinaia d’anni. Nella mummificazione naturale, servono particolari condizioni esterne e interne per ottenere questo processo.

  • clima freddo, secco e ventilato, che ostacola la putrefazione;
  • inumazione in terreni asciutti capaci di assorbire i liquidi in grande quantità;
  • presenza di certi tipi di muffe che disidratano il corpo.

Mummificazioni parziali si hanno in persone decedute in ambienti chiusi, riscaldati e ben ventilati, quando il corpo giace su materiali che assorbono acqua: in questi casi – che di tanto in tanto diventano tragici fatti di cronaca – spesso il cadavere mummificato è quello di una persona sola, spesso anziana e senza parenti, che muore nel proprio appartamento senza che nessuno si accorga del fatto per decenni.
I fattori che favoriscono i processi di mummificazione sono la denutrizione, l’età avanzata, grosse emorragie. In media, un processo di mummificazione dura 6/12 mesi, ma ci sono prove e casi di mummificazioni avvenute in 2/3 mesi, eccezionalmente in meno di un mese.
La mummificazione veniva usata dagli antichi egizi con queste modalità:

  1. rimozione dal corpo degli organi interni, la cui presenza avrebbe potuto accelerare il processo di putrefazione;
  2. conservazione degli organi interni ti all’interno di speciali vasi, detti vasi canopi
  3. disidratazione del corpo tramite immersione per un periodo di circa 40 giorni in natron, un sale di sodio esistente in natura che si depositava nelle pozze di esondazione del Nilo dopo il loro prosciugamento;
  4. lavaggio con vino di palma che grazie al suo elevato tasso di alcool impediva lo sviluppo dei batteri decompositori;
  5. introduzione nell’addome di bende impregnate di natron, pezzi di lino e segatura.
  6. unzione con appositi oli balsamici (resine di conifere ed altre piante, cere d’api, oli aromatizzati ecc.).

Al termine di queste operazioni il corpo veniva strettamente avvolto con strisce di lino impregnate di resina.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Colpo di frusta: sintomi, rimedi e risarcimento in Italia

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COLPO DI FRUSTA RISARCIMENTO ESITI DANNO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgCon l’espressione “colpo di frusta” (in inglese “whiplash”) si intende un semplice movimento articolare del rachide cervicale nei tre piani dello spazio a seguito di un’accelerazione o decelerazione, tipici di un incidente stradale con tamponamento antero-posteriore tra due autovetture, ma anche di alcuni traumi sportivi.
Anche se nell’uso comune “colpo di frusta” è diventato sinonimo di danno o patologia, in realtà questa espressione non sottende assolutamente una patologia traumatica del rachide cervicale, né, tanto meno, una sua lesione: è un movimento fisiologico articolare che l’organismo attua in risposta ad una sollecitazione e che non comporta, di per sé, alcuna conseguenza patologica. Questo ovviamente non significa che il colpo di frusta – in alcuni casi – non possa in effetti determinare un danno.

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Cause di colpo di frusta da incidente stradale
Quando l’autovettura viene tamponata il sedile ed il conducente subiscono una forte accelerazione che li proietta in avanti. Il peso del capo tende per inerzia a conservare la posizione iniziale e, mentre il resto del corpo viene spinto in avanti, la testa viene pressata contro il poggiatesta (danno da iperestensione).
Successivamente il capo viene proiettato in avanti con una velocità superiore rispetto al resto del corpo (danno da iperflessione).
Se la vettura è priva di poggiatesta, o questi sono regolati in modo scorretto, il danno da iperestensione sarà maggiore. In assenza di airbag saranno invece più gravi i traumi da iperflessione poiché la testa non verrà frenata nella sua corsa ed andrà a sbattere violentemente contro il volante.

Esiti da colpo di frusta
Solo in alcuni casi, quando il colpo di frusta sia particolarmente brusco ed istantaneo (come può succedere a seguito di sollecitazioni particolarmente intense), esso può dare origine a conseguenze patologiche: si parlerà, in questo caso, di esiti da colpo di frusta, che possono consistere in vari danni e patologie, tra cui:

  • contratture dei muscoli paravertebrali;
  • riduzione della lordosi fisiologica del tratto cervicale;
  • schiacciamento o frattura delle vertebre cervicali.

L’entità della lesione è direttamente proporzionale all’intensità e alla violenza dell’impatto. Quando il capo subisce una forte accelerazione il suo limite di resistenza viene superato e le singole fibre si sfilacciano sempre più fino alla completa lacerazione (strappo muscolare). Fortunatamente nella maggior parte dei casi il trauma non è così violento da causare la rottura delle fibre muscolari. Nel caratteristico colpo di frusta si verifica di solito soltanto un semplice stiramento dei muscoli e dei legamenti cervico-nucali. Inoltre il nostro corpo possiede la capacità di rigenerare i tessuti lesi anche se questi non raggiungeranno mai il livello di efficienza degli originali. Gli esiti patologici del colpo di frusta, quando pure raramente si verifichino, sono quindi quasi sempre completamente reversibili in tempi brevi: solo in una minoranza di casi il colpo subito può procurare danni gravi e permanenti.
Questi traumi non vanno comunque sottovalutati poiché le loro conseguenze negative si possono manifestare anche nei giorni seguenti con la comparsa della classica “contrattura muscolare da riflesso protettivo”. Si tratta essenzialmente di un meccanismo di difesa che il nostro corpo adotta contraendo la muscolatura cervico nucale. In questo modo se da un lato vengono impediti tutti quei movimenti in grado di peggiorare la situazione dall’altro i processi di riparazione cellulare possono procedere in modo ottimale.

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Colpo di frusta: gli esiti più gravi
Nei casi più gravi si possono manifestare anche alterazioni della colonna, dell’equilibrio fisiologico del bacino e addirittura dell’articolazione temporo-mandibolare. La situazione peggiore compare tuttavia quando il colpo di frusta si associa a vere e proprie rotture ligamentose, erniazioni discali e fratture vertebrali. In queste situazioni la gravità della lesione esula dalla definizione di colpo di frusta che abbiamo visto essere caratterizzato da lesioni molto più superficiali. Basti pensare che una rottura del midollo spinale contenuto nelle vertebre cervicali causa la paralisi degli arti e, se avviene a livello di C1-C2, è addirittura letale. Quindi se l’impatto è stato piuttosto violento, è bene riferire sintomi e dinamica dell’incidente ai sanitari che provvederanno ad effettuare esami diagnostici come radiografie e TAC per evidenziare l’effettiva entità delle lesioni.

Danni da colpo di frusta: i fattori di rischio
Come abbiamo visto, gli esiti da colpo di frusta sono generalmente rari, tuttavia ci sono cattive abitudini alla guida che aumentano il rischio di danni legati ad eventuale colpo di frusta:

  • eccessiva velocità alla guida;
  • erronea postura del passeggero;
  • assenza del poggiatesta;
  • mancato uso di cinture di sicurezza in tutti i passeggeri.

Alcuni soggetti possono inoltre avere una particolare predisposizione anatomica dovuta a caratteristiche della loro struttura ossea, che li espone a danni maggiori in caso di colpo di frusta.

Colpo di frusta: cura e rimedi
Nei casi meno gravi, il riposo è il mezzo di guarigione più efficace nel primo periodo subito dopo il trauma. In questa fase andranno limitati al massimo i movimenti del collo e della testa. Spesso il primo provvedimento preso dal medico è proprio quello di applicare il collarino, che con la sua azione di sostegno protegge il tratto cervicale sia da movimenti incongrui sia da sollecitazioni di altro tipo. Grazie all’immobilità l’infiammazione tissutale può lentamente regredire, specialmente se viene abbinata a farmaci opportuni.
I medicinali più utili per curare il colpo di frusta sono quelli con azione antiflogistica, antidolorifica e miorilassante (antinfiammatori non steroidei, FANS). Nel caso in cui il dolore interferisca con il riposo notturno o crei ansietà vengono prescritti anche farmaci tranquillanti e sedativi.
Terminata la fase acuta del trauma, più o meno dopo dieci-venti giorni, l’utilizzo di farmaci e collare viene abbandonato definitivamente. A questo punto del processo riabilitativo vengono invece introdotte terapie fisiche e manipolazioni.
Nei casi più gravi, la terapia dovrà essere invece decisa in base al trauma riportato, non escludendo eventuali interventi chirurgici e lunghi periodi riabilitativi.

La situazione italiana: risarcimenti eccessivi
I danni provocati dal colpo di frusta, nel mondo, sono estremamente rari e minimi; in Italia invece il colpo di frusta porta ad esiti anche gravi, piuttosto frequentemente. Perché ciò avviene? La facilità di simulazione dei sintomi porta i sinistrati a comportamenti frodatori: le truffe assicurative connesse alla simulazione del colpo di frusta raggiungono in Italia effetti economici definiti “devastanti” sui costi del sistema assicurativo e sull’ingombro dei relativi contenziosi sul sistema giudiziario civile. Si tratta di un fenomeno, quello italiano, il cui impatto – dal punto di vista epidemiologico – non è giustificato dai dati scientifici e non trova alcun riscontro in Europa, in situazioni di mobilità paragonabili a quelle italiane.
Il caso dell’abnorme incidenza italiana dei danni da colpo di frusta è quindi chiaramente l’effetto di un diffuso “malcostume” che trova la sua origine della simulazione di malattie (patomimia), o nella esagerazione dei micro-danni permanenti, espedienti comportamentali che trovano un fertile terreno di coltura nell’universo delle microlesioni (come quelle del rachide), le uniche facilmente simulabili, grazie alla pochezza dei postumi ed alla loro natura talvolta asintomatica.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Differenza tra morte assistita (suicidio assistito), eutanasia e testamento biologico

MEDICINA ONLINE MORTE COSA SI PROVA A MORIRE TERMINALE DEAD DEATH CURE PALLIATIVE TERAPIA DEL DOLORE AEROPLANE TURBINE CHOCOLATE AIR BREATH ANNEGATO TURBINA AEREO PRECIPITA GRATTACIELO GMorte assistita, suicidio assistito ed eutanasia sono usati comunemente come dei sinonimi, ed in effetti “morte assistita” e “suicidio assistito” tra loro lo sono. Ma essi non sono sinonimi di “eutanasia”, anche se ovviamente tutte le pratiche portano alla morte del paziente.

L’eutanasia è una pratica in cui un soggetto terzo, un medico, per motivi legati al desiderio di terminare la sofferenza, aiuta qualcuno a morire su richiesta del paziente: in questo caso la cooperazione del medico è diretta e l’autonomia del paziente è meno forte. Il paziente è ovviamente consenziente e ha fatto richiesta al medico generalmente perché non si attestano possibilità di guarigione o di condurre una vita in modo dignitoso, secondo il proprio personale intendimento. Consiste genericamente in una somministrazione letale effettuata da terzi (eutanasia attiva). L’eutanasia si dice “passiva” quando prevede invece la sospensione di un trattamento necessario per mantenere in vita un paziente.

Il suicidio assistito (o morte assistita) si verifica in maniera diversa: una persona chiede di essere assistita nel momento in cui pone autonomamente fine alla propria vita. In questo caso il medico si limita a prescrivere una dose di farmaco letale. Non c’è il rapporto diretto negli ultimi momenti del paziente. È compiuto interamente dal soggetto stesso e non da soggetti terzi, che si occupano di assistere la persona per gli altri aspetti: ricovero, preparazione delle sostanze e gestione tecnica e legale post mortem. Dal punto di vista etico ha una fattispecie diversa, perché la cooperazione del medico è indiretta e l’autonomia del paziente è più forte.

La differenza con l’eutanasia consiste in particolar modo nelle implicazioni etiche, e nella responsabilità personale. In Italia il suicidio assistito, così come l’eutanasia, è punibile dagli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale.

Con “testamento biologico” si intende infine la dichiarazione anticipata di volontà sui trattamenti sanitari ed è un documento in cui indicare a quali terapie ricorrere e soprattutto quali trattamenti rifiutare, in caso di grave incidente o malattia terminale, quando si è incapaci di comunicare espressamente il proprio volere. In Italia si discute della necessità di avere una legge sul testamento biologico almeno dal 2008, ma ancora non esiste niente di simile.

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Differenza tra arma bianca, da fuoco e da taglio

MEDICINA ONLINE MEDICINA LEGALE ARMI ARMA ELENCO TIPO TIPOLOGIA ARMA DA FUOCO DA TAGLIOUna “arma da fuoco” o “arma a fuoco” (in inglese “gun”) è per definizione una macchina termobalistica che sfrutta l’energia cinetica (cioè l’energia legata al movimento) dei gas in espansione da una carica di lancio o scoppio per scagliare dei proiettili. L’energia è utilizzata per proiettare un oggetto (che viene chiamato proiettile o proietto se il suo diametro è maggiore di 20 mm) a grandissima velocità verso un bersaglio: sarà l’azione perforante del proiettile a causare i danni al bersaglio.  Esempi di arma da fuoco sono il fucile semiautomatico americano Garand M1 ed il fucile d’assalto Sturmgewehr MP44.

Con “arma bianca” (in inglese “melee weapon”) si intende un gruppo di armi che provocano ferite per mezzo di:

  • punte (come pugnali e baionette);
  • forme contundenti (come martelli e arieti);
  • lame di metallo (come spade e sciabole);
  • lancio di oggetti bellici (come archi, balestre, cerbottane e catapulte);
  • potere offensivo di strutture usate come difesa (come scudi e armature).

La locuzione deriverebbe dal bianco riflesso del sole sopra le superfici metalliche da parte di queste armi.

Con “arma da taglio” si intende un tipo particolare di arma bianca, dove il danno all’obiettivo è causato dall’azione di lame. Esempi di arma da taglio sono sciabole, spade, asce, machete e scimitarra.

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Elenco di varie tipologie di armi suddivise per tipo

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In foto: armi improprie (levachiodi, cutter, martello americano, catena per la moto), arma bianca antica (mazzafrusto), armi contundenti (tirapugni, pugno di ferro con punte, sfollagente telescopico, shuriken 8 punte), arma non letale per difesa (spray al peperoncino), arma bianca da taglio (coltello a lama fissa) e arma bianca da punta (coltello da allenamento in plastica dura con lama in GRIVORY e manico in KRATON).

Elenco di varie tipologie di armi:

  • Armi da fuoco: (armi automatiche, semiautomatiche, ad azione manuale, pistole, fucili, mitra, mitragliatrici, …).
  • Armi da taglio: (lame, coltelli, machete, spade, pugnali, asce, stiletti, katane…).
  • Armi da lancio o da getto: (arco, fionda, lancia, balestra, catapulta, shuriken e kunai, coltello da lancio, giavellotto…).
  • Armi esplosive: (bombe, mine, granate, Molotov…).
  • Armi ad aria compressa: (o ad aria precompressa o con altri gas come il CO2. Le munizioni di solito sono a pallini di piombo o di plastica dura).
  • Armi bianche: (mazze, clave, tirapugni, nunchaku, sai, bolas, daghe, sciabole…).
  • Armi non letali: (armi a salve, taser, phaser, gas lacrimogeni, spray al peperoncino o gas OC, DSLAD, LRAD, granate stordenti, tonfa, gas OC, sfollagente, armi con proiettili di gomma, armi da paintball).
  • Armi passive: (scudi, corazze…).
  • Armi improprie: (catena, martello, coltelli da cucina, spranghe, tubo di piombo, piccone, multitool, piede di porco, mazza da baseball, chiave inglese…).
  • Arma di distruzione di massa: (nucleari, biologiche, chimiche, radiologiche).
  • Armi da guerra: (lanciarazzi, missili, armi d’artiglieria…).

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