Xeroftalmia e ulcerazione della cornea: cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE OCCHIO EYE MIOPIA ASTIGMATISMO IPERMETROPIA PRESBIOPIA VISTA VEDERE DIOTTRIA CONI BASTONCELLI CERVELLO SENSOLa xeroftalmia è una grave patologia dell’occhio, causata da una carenza di vitamina A, il cui aspetto caratteristico è la secchezza oculare. Può degenerare in ulcerazione della cornea (cheratomalacia).

DIFFUSIONE

La xeroftalmia risulta essere la maggiore causa di cecità infantile nei Paesi in via di sviluppo. Si calcola che:

  • 250 milioni di bambini in età prescolare soffrono di carenza di vitamina A;
  • ogni anno 350.000 bambini diventano ciechi (complessivamente, secondo l’OMS, sono 1,4 milioni i piccoli non vedenti per diverse cause);
  • annualmente muoiono 2 milioni di bambini per la carenza di vitamina A (ipovitaminosi).

CAUSE

La xeroftalmia è dovuta alla perdita di cellule della congiuntiva (caliciformi e mucosecernenti) e a un’alterazione delle cellule epiteliali congiuntivali (metaplasia squamosa). Tali alterazioni causano la cheratinizzazione dell’epitelio congiuntivale, che conferisce a questo tessuto un aspetto secco: è la “xerosi congiuntivale”. Quest’ultima si manifesta a livello della congiuntiva bulbare: le caratteristiche tipiche includono la mancanza di umidità della mucosa, un suo ispessimento, un raggrinzimento, una perdita della pigmentazione e della trasparenza. L’instabilità del film lacrimale causa un aspetto ruvido e opaco della cornea (xerosi corneale). La secchezza corneale e congiuntivale può portare a difetti dell’epitelio corneale, ulcerazione e cheratomalacia, con una conseguente perdita della vista nel 50% dei pazienti non trattati. L’ulcerazione corneale sembra essere dovuta al trauma e alla mancanza di proteine associata a una carenza di vitamina A.

DIAGNOSI

L’apporto di vitamina A dovrebbe essere adeguato. Il livello plasmatico di vitamina A è l’elemento principale per la diagnosi. La citologia ad impressione congiuntivale è una tecnica utile per identificare la xeroftalmia. I metodi di raccolta, fissazione e colorazione del campione sono adatti ad essere usati nei paesi in via di sviluppo, a differenza dell’altra metodica (misurazione dei livelli sierici della vitamina).
Invece le macchie di Bitot (lesioni superficiali bianche o grigiastre della congiuntiva bulbare vicino al limbus corneale, spesso bilaterali) non possono essere un’adeguata spia di uno stato d’ipovitaminosi A: possono essere legate ad uno stato di malnutrizione generalizzata.

TRATTAMENTO

L’integrazione di vitamina A dà di solito buoni risultati nella regressione della cecità notturna, della xerosi congiuntivale e delle macchie di Bitot, ma è meno efficace nel trattamento delle complicanze corneali. La profilassi è sempre preferibile alla terapia: può essere somministrata oralmente o mediante iniezione intramuscolare.
Con pochissime risorse si potrebbe ridurre la mortalità dei bambini del 34% nelle aree con questa deficienza vitaminica. Il programma Vision 2020 puntava ad identificare le aree a maggior rischio e ad incoraggiare misure preventive attraverso immunizzazioni, educazione a una corretta alimentazione e all’assunzione di complementi di Vitamina A.

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Foro maculare: cause, sintomi e terapie

MEDICINA ONLINE RETINA DISTACCO FOVEA MACULA UMOR PUPILLA IRIDE ANATOMIA CONI BASTONCELLI VISTA CHIASMA CERVELLO NERVO OTTICO CELLULEIl foro maculare è un difetto di tutto lo spessore del tessuto retinico; si tratta, nello specifico, di un foro che si apre nella regione centrale della retina (la fovea, a sua volta al centro della macula). È caratterizzato da un sollevamento circoscritto della retina neurosensoriale. Oltre i 50 anni di età la sua incidenza è di 3 casi su 1000. È prevalente nel sesso femminile e più frequentemente coinvolge un solo occhio (78-90% dei casi).

QUALI SONO LE CAUSE?

I fori maculari generalmente si formano spontaneamente e il meccanismo non è tuttora ben chiaro; possono essere causati da traumi, da miopia elevata e, non ultimi, da fattori vascolari (associati, ad esempio, alla retinopatia diabetica), occlusioni venose, retinopatia ipertensiva e nuovi vasi sottoretinici. Tuttavia l’ipotesi più accreditata si fonda sulla teoria della “trazione vitreale”, ad opera di membrane che si formano sopra la retina (epiretiniche). Queste ultime si formerebbero in seguito alla contrazione della corteccia vitreale (così come proposto dalla teoria di Gass JDM e Johnson, secondo i quali questo sarebbe il principale fattore scatenante).

QUALI SONO I SINTOMI?

Calo della vista prevalentemente da vicino, macchia scura centrale (scotoma) e visione deformata delle immagini (metamorfopsie). Alcune volte, invece, non ci sono sintomi.

COME SI DIAGNOSTICA?

La diagnosi del foro maculare avviene attraverso l’esame del fondo oculare. Tuttavia, l’esame indispensabile e non invasivo per studiarne le caratteristiche è l’OCT (tomografia a coerenza ottica). Quest’esame consente, attraverso un’analisi quantitativa, di misurare lo spessore retinico e il diametro del foro, permettendo di classificare i vari stadi e, quindi, di valutare l’evoluzione della malattia che l’ha provocato. Inoltre, tra le metodiche diagnostiche strumentali bisogna annoverare la microperimetria, esame non invasivo che ha consentito di migliorare l’approccio chirurgico e prognostico (analizzando la sensibilità retinica della macula, la zona della retina deputata alla visione centrale).

QUAL È LA TERAPIA?

Il trattamento è esclusivamente chirurgico e consiste nell’asportazione del corpo vitreo, con rimozione delle membrane epiretiniche, affinché si riappiani il foro maculare e si risolva il sollevamento dei suoi margini.

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Saltare la colazione fa ingrassare o dimagrire?

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Le origini della colazione
La parola “colazione” deriva dal termine latino collatiònem, che a sua volta deriva dal participio passato del verbo cònfero, che significa contribuire. Almeno anticamente, era legata al concetto di un pasto nel quale ognuno dei partecipanti portava (conferiva) del cibo per consumarlo con gli altri. Secondo altre interpretazioni, la parola deriva dalla parola latina colàtio, nel senso quindi di cibo in forma liquida come brodi e zuppe. Il termine collationes, e quindi colazione per come lo intendiamo oggi, ebbe probabilmente origine nelle comunità dei monasteri del IV secolo: durante il primo pasto della mattina, infatti, si era affermata la tradizione tra i monaci di leggere il compendio Collationes di Giovanni Cassiano, sacerdote e fondatore di monasteri.

“Il pasto più importante della giornata”
L’origine del modo di dire sull’importanza della colazione deriva probabilmente da una banale osservazione empirica: di solito quando ci si sveglia sono trascorse molte ore dall’ultimo pasto e per questo si è sostanzialmente digiuni; ne consegue che mangiare qualcosa aiuta ad avere energie per arrivare fino all’ora di pranzo, il momento del pasto principale della giornata per molti. Ma ognuno è un mondo a parte, e lo è soprattutto da appena sveglio: mentre ci sono persone che si mangerebbero il comodino, altre non hanno nessuna voglia di iniziare la giornata masticando qualcosa e non hanno nessun problema ad attendere l’ora di pranzo o una pausa a metà mattina. Non ci sono chiare prove scientifiche per dire se una delle due condotte sia più salutare dell’altra, ma ci sono comunque molti studi che sottolineano il fatto che le persone che fanno colazione tendono ad avere meno problemi di sovrappeso.

La colazione fa dimagrire?
Il tema è dibattuto da anni e gli studi che se ne sono occupati hanno portato a dati diversi tra loro, soprattutto per via dei sistemi utilizzati per svolgere le ricerche. Uno studio spesso citato è quello realizzato da DG Schulndt e colleghi nel 1992 presso la Vanderbilt University di Nashville, Tennessee (Stati Uniti), eseguito su 52 donne mediamente obese impegnate in un programma di dimagrimento. Le partecipanti furono divise in due gruppi: ricevevano entrambi la stessa quantità giornaliera di calorie, ma solo un gruppo faceva anche colazione. La ricerca mise in evidenza che in media le partecipanti che avevano fatto colazione avevano perso il 28 per cento di peso in più rispetto alle altre. Si ipotizzò che il pasto appena svegli aiutasse a ridurre l’assunzione di grassi, ma soprattutto evitasse gli attacchi di fame nelle prime ore della giornata, che possono portare a un consumo non controllato di cibo, spesso ricco di grassi e zuccheri (l’apporto di calorie era uguale per tutte, ma i ricercatori non potevano sapere con certezza se qualche partecipante indulgesse con spuntini non permessi, del resto).

Il problema degli studi sul campo per valutare il rapporto colazione-dimagrimento hanno il difetto di essere svolti su un numero ristretto di partecipanti, come nel caso di Schulndt. Per superare questo problema, molti ricercatori hanno seguito un approccio diverso eseguendo studi trasversali (o di prevalenza): in questo caso i partecipanti sono analizzati in un dato momento e basta, cosa che permette di valutare l’entità di un fenomeno, di fotografare la situazione, ma non di comprendere tutte le sfumature della sua evoluzione. Decine di studi di questo tipo indicano che le persone che fanno colazione dimagriscono più facilmente, se messe a dieta, o che in generale sono più sane e non in sovrappeso.

A complicare ulteriormente il quadro, ci sono gli studi sul campo che contraddicono i lavori precedenti. Uno studio simile a quello del 1992 e pubblicato lo scorso febbraio ha per esempio portato a risultati diversi: è stato effettuato nel Regno Unito su persone obese divise in due gruppi, uno con e uno senza colazione. Alla fine dei sei mesi del test, i ricercatori non hanno trovato differenze significative “nel cambiamento di peso e nello stato di salute generale” tra i due gruppi. James Betts, uno degli autori, ha detto: “Che tu faccia o meno colazione, questo non avrà conseguenze sul tuo peso corporeo”.

Dalla sua esperienza, Betts pensa che molti studi sugli effetti della colazione siano fuorvianti per il modo in cui sono condotti. E ci sono in effetti aspetti da chiarire: per lo meno statisticamente, le persone che fanno colazione tendono ad avere abitudini più regolari legate alla salute, come bere e fumare meno, consumare meno zuccheri, mangiare più fibre e fare esercizi fisico con più assiduità. Ciò potrebbe essere dovuto a una maggiore autodisciplina, per quanto inconsapevole, considerato che quello della colazione è un impegno da mantenere appena svegli e non per tutti è una necessità.

Infine, la grande variabilità dei risultati dipende dai paesi in cui le ricerche sono svolte e dai tipi di colazione che si fanno. Il dato da tenere in considerazione è comunque quello dell’apporto calorico giornaliero: nel caso di una colazione all’italiana, con caffè e cornetto, si tende ad assumere meno calorie a inizio mattinata, compensate poi con un pranzo più sostanzioso rispetto – per esempio – a una colazione più ricca a base di uova e pancetta. Il fatto che l’assunzione di calorie poco dopo svegli aiuti o meno a regolare il metabolismo, e di conseguenza il consumo/accumulo di grassi, è ancora tema di studio. Molte diete consigliano di consumare più pasti nella giornata, riducendo naturalmente le quantità, in modo da non avvertire il senso di fame. Anche in questo caso i benefici di questo approccio sono discussi. In generale, colazione o non colazione, il consiglio dei nutrizionisti per mantenersi in forma mette insieme ricerca e buon senso: mangiare un po’ di tutto, in quantità moderate, e fare esercizio fisico due o tre volte alla settimana. Basta anche solo una passeggiata di 40 minuti a passo svelto.

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Differenza tra prosciutto cotto, crudo ed affumicato

MEDICINA ONLINE PROSCIUTTO COTTO O CRUDO DIFFERENZE PIU CALORIE DIABETE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTRIZIONISTA TAVOLA DIETA DIMAGIl prosciutto non è altro che la coscia del maiale (o più raramente del cinghiale) conservata in vari modi per assicurare la continuità nel consumo anche molti mesi dopo la macellazione dell’animale. Cotto, crudo o affumicato si presenta sotto vari aspetti; ma per un’alimentazione equilibrata, quale si consiglia?

Il prosciutto crudo

Si ricava da suini adulti, di peso non inferiore ai 120 e non superiore ai 170 kg. A seconda della zona geografica di allevamento del maiale o del luogo di stagionatura, il prosciutto crudo è tutelato da numerosi enti territoriali, fra i quali i più significativi sono il Consorzio Tutela Prosciutto di Parma e il Consorzio Tutela San Daniele del Friuli. Sono oltre una decina, attualmente, gli organismi di tutela di prosciutto crudo in tutta l’Italia centro-settentrionale, da Cuneo a Norcia (PG), dal “Berico Euganeo” a quello di Modena o della “Val Vigezzo” (VB). Esistono poi altre denominazioni di fantasia (“nostrano”, “di montagna”, “tipico”, …) che non sono rappresentative di alcun ente di controllo qualità, e quindi meritano di essere valutate con attenzione dal consumatore. Le fasi di lavorazione consistono in: macellazione (vengono prese in esame soltanto coscie di almeno 12 kg); salatura e spalmatura con sugna; stagionatura (almeno 12 mesi) in locali areati e freschi.

Il prosciutto cotto

Si ottiene da maiali  più piccoli rispetto a quelli destinati a produrre i prosciutti crudi, solitamente non superiori ai 100 kg. La coscia viene disossata, salata e immersa in acqua a 90° gradi oppure sottoposta all’azione del vapore. Viene poi pressata fino ad acquisire la tipica forma a parallelepipedo e lucidata in superficie con olio di oliva, paraffina e gelatina alimentare.

Il prosciutto affumicato

La sua conservazione è affidata alla lunga esposizione a una corrente di fumo di legna e piante aromatiche. E’ il più nutrizionalmente indicato, risultandoil più digeribile fra tutti i prodotti confezionati con carne suina. La parte magra è addirittura indicata anche per bambini piccolissimi, da un anno in su perché meno ricca di sale rispetto al prosciutto crudo e a quello cotto.

Calorie

Il  valore calorico per 100 grammi di prosciutto crudo è di 471 calorie. Per 100 grammi di prosciutto cotto è leggermente inferiore: 415Intermedio fra questi due valori, quello del prosciutto affumicato. Si tratta di cifre puramente indicative, perché la quantità di grasso è variabile da prosciutto a prosciutto. In regime di dieta o per l’alimentazione di bambini e anziani consigliamo comunque di scartare il grasso visibile, operazione che può ridurre il valore calorico anche del 300%!

In cucina: prosciutto crudo alla brasiliana

Mescolare in parti uguali farina, burro e latte; aggiungere un pizzico abbondante di sale e uno di zucchero, un cucchiaino di senape e due cucchiai di caffè forte. Amalgamare la salsa ottenuta e versarla in una pirofila, in cui avrete accomodato del prosciutto crudo tagliato a dadini piccoli e delle uova sode tagliate a fette. Far intiepidire a bagnomaria fino al momento di portare in tavola.

In conclusione

Anche se si tratta in ogni caso di tre alimenti nobili e molto nutrienti, le nostre preferenze vanno al prosciutto crudo. Il suo maggior apporto calorico (che dopo aver scartato la parte grassa diventa peraltro insignificante) è ampiamente compensato dal suo gusto dolce e saporito e dalla sicurezza nella preparazione che deriva dai numerosi organismi di tutela. A vantaggio del prosciutto cotto la sua maggiore versatilità in cucina (secondo alcune scuole gastronomiche il prosciutto crudo non andrebbe mai cucinato!): ma, come dimostrato poche righe più sopra, con un po’ di fantasia anche il crudo può essere utilizzato per la preparazione di piatti estrosi e insoliti.

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Le 9 cose che nessuno ti dice sul sesso quando si invecchia

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Ecco quello che dovete sapere per navigare nel mare dei cambiamenti del sesso con l’età.

  1. Il sesso è più soddisfacente

Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicine, due terzi delle donne over 50 sono soddisfatte della loro vita sessuale, comprese le donne più “agee”. Ancora meglio, il 67% delle donne over 50 dicono di avere orgasmi “la maggior parte del tempo” o “sempre” durante il sesso. Risultati che hanno portato i ricercatori dell’Università di San Diego in California, a concludere che il sesso realmente migliora con l’età. “Non solo le donne più anziane in questo studio sono le più soddisfatte nel complesso, ma i tassi di soddisfazione superano quelli delle donne più giovani” ha detto il coautore dello studio Susan Trompeter.

  1. Il vostro partner sa quello che sta facendo

L’esperienza è una lunga strada quando si tratta di una vita sessuale migliore, e questo è il grande vantaggio delle donne tra i 40 e oltre, dice Lauren Streicher, ginecologa a Chicago.”Tutti hanno questa idea ovvero che il sesso è migliore quando si è nel pieno della giovinezza a 20 anni. Ma semplicemente non è vero”. “Quando si è giovani, e si fa sesso con 20enni è chiaro che ci si trova di fronte ragazzi ancora poco esperti e all’oscuro di tutta quell’esperienza e conoscenza anche psicologica legata al piacere sessuale e alla conoscenza della partner. Più tardi nella vita, ognuno diventerà più esperto.”

  1. Siamo come siamo. Non lasciamo che la pressione sociale ostacoli la nostra naturalezza

Oggi c’è una pressione sociale che spinge le 50enni ad essere le nuove 30enni! Le aspettative della società vogliono che la donna appaia sempre più giovane compleanno dopo compleanno. Ovviamente ciò è improbabile e pone molta pressione sulle nostre vite, dice Streicher. “Questa pressione rende più difficile lasciarsi andare alla naturalezza durante il sesso”. Bisogna ricalibrare le nostre aspettative rispetto a come dovrebbe apparire il nostro corpo solo così potremmo contribuire a rendere il rapporto sessuale più “caldo” e a lasciarci andare.

  1. Anni di sesso con la stessa persona? Come avere un socio in felicità

Stephanie McClellan, un ginecologa a Newport Beach, CA. dichiara che “Diversi studi hanno dimostrato che le donne che sono state esposte alle stesse sperma su base regolare in realtà hanno livelli più bassi di depressione e livelli più alti di gioia e di felicità”, dice McClellan. Lo sperma contiene ossitocina e la serotonina – due ormoni che fanno “sentire bene” una vera e proprio “mano santa” per la salute della nostra psiche.

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  1. La debolezza del pavimento pelvico può rovinare tutto

I livelli di estrogeni cadono naturalmente con l’età. Questo non riguarda solo il desiderio sessuale e l’umidità vaginale, ma si indebolisce anche il tono dei muscoli del pavimento pelvico, riducendo la sensazione sessuale, dice Karly Treacy, un insegnante di yoga specializzata nella salute del pavimento pelvico. Traduzione: troverete più difficile avere un orgasmo. Ma prima di iniziare a fare i vostri famosi esercizi di Kegel, ascoltate bene: probabilmente avete impostato le cose in modo sbagliato. Ci sono molte posizioni yoga in grado di risollevare i muscoli pelvici.

  1. L’insonnia può seriamente danneggiare la vostra vita sessuale

Secondo la National Sleep Foundation, la prevalenza dei disturbi del sonno tende ad aumentare con l’età. E non a caso, la fatica è una grande assassina della libido, afferma Steven A. Rabin, ginecologo di Los Angeles. Costruite per voi un “programma sonno” coerente con le vostre esigenze e esponetevi alla luce naturale durante il giorno. Banalità? No, sono 2 semplici consigli in grado di aumentare la libido.

  1. Le “sveltine” potrebbero non essere divertenti come una volta

Triste, ma vero: quegli incontri sessuali super rapidi possono perdere il loro fascino perché con  donne su di età ci vuole più tempo per eccitarsi, lubrificarsi e c’è bisogno di maggiore rilassamento per godere veramente il sesso, dice Rabin. “Quando il partner capisce questo, sarà possibile regolare il tempo insieme e dare all’atmosfera la possibilità di riscaldarsi.”

  1. Potrebbe essere necessario l’aiuto del medico.

Spesso i cambiamenti e le difficoltà che sta attraversando la vostra vita sessuale sono causate da condizioni mediche che possono essere trattate facilmente (la secchezza vaginale è uno dei casi più diffusi). Quindi è importante parlare con il medico onestamente, dice Streicher. “Ci sono tanti modi in cui il medico può aiutarvi a vivere un sesso più piacevole, ma i vostri medici di fiducia hanno bisogno di sapere cosa vi sta succedendo per aiutarvi a risolvere i problemi”. Niente tabù quindi. Non ci si deve vergognare di parlare del dolore durante il coito anche se può sembrare imbarazzante mentre è un problema comune e di facile soluzione!

  1. È possibile ottenere un’attività sessuale più d’azione rispetto al passato.

Una ricerca pubblicata sulla rivista Individual Differences ha rivelato che le donne tra i 30 ei 40 anni sono significativamente più sensuali rispetto alle donne più giovani. In realtà, le donne di età superiore ai 30 anni hanno riferito di avere maggiori fantasie sessuali rispetto alle donne di età compresa tra i 18 e 26, ma hanno anche detto che hanno più desiderio sessuale.

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Le 10 ragioni per cui non devi MAI dimenticarti di riscaldarti prima dell’allenamento

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I motivi per cui gli esercizi di riscaldamento sono fondamentali prima dell’attività sportiva (e ancor più prima di una competizione agonistica) non riguardano solo le performance, ma anche il nostro benessere fisico.

10 ragioni per cui scaldarsi prima dell’esercizio fisico

  1. Aumento della temperatura corporea – Come tutti sanno, l’attività fisica fa aumentare la temperatura corporea. Ragione per cui si chiama “riscaldamento”.
  2. Più ritmo per il cuore – Gli esercizi che introducono l’allenamento vero e proprio ci aiutano ad “avviare la macchina” del nostro corpo e a portarla al giusto “numero di giri” che ci saranno utili in fase di allenamento (o gara), per ottenere le migliori performance.
  3. Più ossigeno ai muscoli – La circolazione stimolata dal riscaldamento offre un maggior afflusso di sangue ricco di ossigeno verso i muscoli scheletrici: elemento fondamentale per compiere le trasformazioni chimiche necessarie a ricavare le adeguate energie.
  4. Fuori l’anidride carbonica – Il riscaldamento permette il rapido smaltimento degli elementi di scarto dell’attività aerobica del muscolo, come l’anidride carbonica.
  5. Smaltimento dell’acido lattico – La presenza dell’acido lattico nel muscolo è responsabile di traumi come la contrattura muscolare. Il riscaldamento permette di approcciare l’allenamento o la gara con muscoli liberi da questo prodotto di scarto.
  6. Più potenza e resistenza muscolare – Muscoli più ossigenati, pronti a bruciare le sostanze energetiche e liberi da prodotti di scarto sono muscoli più potenti e resistenti.
  7. Più coordinamento e capacità di reazione – Il riscaldamento agisce anche sul sistema nervoso, preparandoci a un’attività più coordinata e rendendoci pronti all’azione (e alla reazione).
  8. Aumento dell’efficienza meccanica – Le fibre muscolari sono pronte allo sforzo e, dunque, più efficienti.
  9. Aumento dell’elasticità meccanica – Le articolazioni allenate da un buon riscaldamento sono più elastiche e meno soggette a traumi in fase di allenamento. Il ché ci porta direttamente al punto 10.
  10. Riduzione degli infortuni – I punti 7, 8 e 9 introducono il punto 10: il riscaldamento è fondamentale per preparare il nostro corpo e la nostra mente all’esercizio fisico. Premessa fondamentale per evitare dolorosi e invalidanti traumi.

Quanto e come riscaldarsi

Il quanto e il come effettuare esercizi di riscaldamento variano a seconda di diversi fattori quali età, grado di allenamento, temperatura esterna. Si consiglia, dunque, una volta compresi i perché del riscaldamento, di progettare adeguate sessioni di preparazione all’attività fisica sportiva in funzione del vostro allenamento specifico.

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Allattare al seno fa dimagrire

MEDICINA ONLINE NEONATO BIMBO BAMBINO PIANTO CONGENITO LATTE ALLATTAMENTO SEN MADRE FIGLIO GENITORE BIMBI LATTANTE MATERNO ARTIFICIALE DIFFERENZA PICCOLO PARTO CESAREO NATURALE PIANGERENon tutte lo sanno, ma l’allattamento al seno ha lo stesso effetto di una cura dimagrante. Quindi, il gesto di salute più importante per il neonato si traduce anche in un trattamento di bellezza per te che dopo la nascita devi affrontare il problema dei chili di troppo da smaltire e della silhouette da rimodellare. Per produrre 750 g di latte materno il tuo organismo brucia circa 560 calorie. A conti fatti, quindi, una mamma che pratica nei primi sei mesi di vita del suo bambino l’allattamento esclusivo, ne ricava un beneficio per se stessa: uno sconto quotidiano di circa 500 calorie.

Più latte per lui, meno calorie per te

Ogni poppata corrisponde a un bonus di calorie che alleggerisce il bilancio energetico quotidiano. Ecco perché allattare al seno aiuta a perdere peso in prospettiva senza imporsi necessariamente particolari restrizioni dietetiche. Quindi, si può dire che, senza sacrifici a tavola e quasi senza accorgersene, la mamma che allatta, regala anche a se stessa la possibilità di accelerare il recupero del peso forma. A patto, ovviamente, di avere un’alimentazione in allattamento varia ed equilibrata, senza eccessi, riprendendo con gradualità e costanza l’attività fisica. Gli errori a tavola e la sedentarietà, infatti, sono i due fattori all’origine dei problemi di peso, anche dopo il parto. E non è nemmeno vero che le poppate al seno siano incompatibili con l’adozione di un regime ipocalorico, se serve davvero. Quando il sovrappeso della neomamma è consistente, non ci sono controindicazioni ad avviare una dieta con il consenso del medico ed evitando il fai-da-te, già a partire dal secondo mese dal parto. L’importante è evitare regimi alimentari squilibrati e drastici: l’obiettivo deve essere quello di perdere al massimo mezzo chilo alla settimana mangiando di tutto con moderazione. Un’alimentazione ad apporto calorico controllato ma ben calibrata non compromette infatti né la qualità del latte né la crescita armoniosa del bambino.

Niente più birra

Quante volte avrai sentito dire che in passato si consigliava alle neomamme di bere birra per avere più latte? Una totale sciocchezza che, oltre a illudere su un presunto effetto positivo di questa bevanda calorica, rappresenta un vero e proprio rischio: quando si allatta, infatti, bisogna astenersi del tutto dalle bevande alcoliche per evitare effetti pericolosi sul piccolino. Insomma, in allattamento via libera all’acqua, priva di calorie, a tutto vantaggio della salute del bebè e della linea della mamma. Allo stesso modo, non vale l’estensione all’allattamento della vecchia raccomandazione secondo cui la futura mamma dovrebbe mangiare per due: questo concetto non è valido in gravidanza né in allattamento e induce anzi eccessi dannosi, che pesano sulla bilancia.

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Differenze tra Efferalgan e Co-Efferalgan

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICAL’Efferalgan è un farmaco che contiene solo paracetamolo, invece il Co-Efferalgan associa al paracetamolo la codeina che appartiene ad un gruppo di farmaci chiamati analgesici oppioidi. Entrambi servono principalmente per calmare il dolore, tuttavia il Co-Efferalgan ha una azione analgesica più potente.
Le controindicazioni sono diverse, ad esempio l’Efferalgan può essere somministrato ad un bambino sotto i 12 anni, mentre il Co-Efferalgan no, avendo quest’ultimo molti più effetti collaterali del “semplice” Efferalgan. Ricordate: chiedete SEMPRE consiglio ad un medico prima di assumere un farmaco, evitate il “fai da te”!

I migliori prodotti per il benessere in caso di febbre, influenza e raffreddore
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, utilissimi in caso di febbre, influenza e raffreddore. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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