Fare sesso in gravidanza fa male bambino?

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOMa il sesso in gravidanza fa male? In realtà, non farlo (se non ci sono concrete controindicazioni suggerite dal ginecologo) nuoce esclusivamente alla coppia. Questa è la premessa indispensabile da cui non si può prescindere se si vuole affrontare in maniera seria l’argomento. Invece, fino a pochi decenni fa, più che a torto, veniva dato quasi per scontato che una donna incinta non dovesse fare sesso (anche per motivi riconducibili al fatto che l’attività sessuale era incentivata solo a fini di riproduzione). Di conseguenza, il marito, sia pure a malincuore, si adeguava.

Il sesso in gravidanza non nuoce
Non solo non fa male, ma è anche consigliato per cementare l’unione di una coppia. Per la donna – mentre il suo corpo cambia, il che può provocare più di un’insicurezza – aumenta la necessità di sentirsi desiderata e rassicurata dal partner. Per l’uomo fare l’amore con la sua compagna significa non sentirsi escluso dalla simbiosi che si crea immediatamente fra la donna gravida e il bimbo in arrivo, e quindi consolidare la complicità della coppia. Purtroppo, le maggiori paure si riscontrano soprattutto nel futuro padre, che non di rado, in questo periodo, lo portano ad avere un approccio negativo nei confronti della sessualità.

Sesso in gravidanza: quando NON farlo
A questo proposito il ginecologo potrà essere più preciso, comunque, ecco alcuni casi tipici:

  • sanguinamento inspiegabile della vagina;
  • perdita di liquido amniotico;
  • un’infezione in corso;
  • minaccia d’aborto o di parto prematuro. Non è detto però che, una volta superato il problema, si debba protrarre l’astinenza. In questo caso, si deve sempre chiedere il parere del proprio ginecologo;
  • ipercontrattilità dell’utero, trattata con assunzione di farmaci per rilassare la parete uterina stessa;
  • placenta previa, ossia impiantata nella parte inferiore dell’utero, fino a coprire in parte o totalmente il collo, e perciò a maggior rischio di distacco;
  • dilatazione del collo dell’utero prematura rispetto alla data del parto;
  • rottura prematura del sacco amniotico.

E in caso di villocentesi e amniocentesi?
Questi esami provocano un rischio, sia pure minimo, di aborto spontaneo: per questo si raccomanda di non avere rapporti per circa 48 ore; poi tutto torna alla normalità.

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Perché i futuri genitori si negano l’intimità sessuale?
Per via di vere e proprie paure. Tra le più rilevanti è il timore che il rapporto sessuale praticato nei primi mesi di gravidanza può essere pericoloso, addirittura abortivo. Inoltre, c’è la paura che:

  • un’attività sessuale troppo frequente possa danneggiare il bambino;
  • lo sperma arrivi fino al bimbo, che lo utilizzi come nutrimento;
  • la sessualità faccia male, genericamente, sia alla donna sia al bimbo.

Rispetto a quest’ultimo timore – perché di reali paure si tratta, e non di falsi pregiudizi – c’è da sottolineare che il feto è ben protetto all’interno del sacco amniotico e che è accuratamente isolato da una sorta di tappo mucoso. E in nessun caso si può verificare che l’organo maschile entri in contatto diretto con il feto durante il rapporto sessuale. Viceversa, alcuni ricercatori sostengono addirittura che la penetrazione, soprattutto nell’ultima fase della gravidanza, possa avere un effetto positivo sul collo dell’utero, anch’esso molto robusto e provvisto di un tappo mucoso impermeabile agli spermatozoi.
I mutamenti fisici a cui va soggetto il corpo della donna nei nove mesi della gravidanza, in realtà, possono causare dei problemi. In particolare, il desiderio sessuale femminile, al pari del disagio fisico dovuto alle dimensioni crescenti del suo corpo, variano. E non è escluso che provochino un progressivo e totale allontanamento dal compagno. Ma anche viceversa. Ecco il motivo per cui consiglio sempre non solo di parlare delle proprie emozioni con il partner, ma anche con il ginecologo al quale chiedere senza pudori suggerimenti ed indicazioni. Per esempio, è utile sapere che durante la gravidanza l’intimità richiede alcuni “comportamenti di riguardo”. Tra questi: se si pratica sesso orale non si deve mai soffiare dell’aria all’interno della vagina perché ciò potrebbe provocare un’embolia, con gravi rischi sia per la madre sia per il bimbo.

Suddividiamo allora la gravidanza in tre periodi.
In breve possiamo dire: nel primo trimestre le nausee, oltre a stanchezza e disagio, possono portare la donna al disinteresse per il sesso. Il compagno dovrebbe ascoltare e rassicurare la compagna. Senza tralasciare di farla sentire sexy come prima di restare incinta.
Nel secondo trimestre, passati gli attacchi di nausea, anche l’umore migliora. In questo periodo, per di più, nella zona genitale aumenta la circolazione e la lubrificazione risulta più abbondante: per questo motivo l’attività sessuale della coppia non dovrebbe incontrare grandi ostacoli.
Infine, nell’ultimo trimestre di gravidanza, quando la pancia della donna è sempre più ingombrante, è consueto che i futuri genitori temano di nuocere al feto facendo sesso. Ciò non è assolutamente vero, tuttavia è opportuno adottare posizioni in cui la donna sia in grado di controllare la profondità delle spinte. Ma fondamentale, nel corso dell’intera gravidanza così come dopo la nascita del bimbo, è che i futuri genitori (soprattutto la donna) si ricordino di essere una donna e un uomo prima ancora che una mamma e un papà.

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In quale giorno e settimana del ciclo è più probabile rimanere incinta?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma quale giorno settimana ciclo piu fertile Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgVolete tanto rimanere incinte o avete paura di rimanere incinte? In entrambi i casi vi farà comodo sapere qual è il momento del ciclo più fertile, ovvero quello quello in cui statisticamente con un rapporto sessuale si hanno più possibilità di rimanere incinte. Come scoprirlo?

Se il tuo ciclo è regolare

In una donna con un ciclo mestruale regolare di 28 giorni, il momento più fertile corrisponde all’ovulazione, che avviene  intorno al 13°-14° giorno a partire dal primo giorno di inizio delle ultime mestruazioni.
L’ovulazione è il momento in cui la cellula uovo, che è maturata all’interno di un follicolo ovarico, viene rilasciata e catturata da una delle due tube di Falloppio ed “aspetta” l’arrivo degli spermatozoi. Ma il periodo fertile non si limita ad il giorno dell’ovulazione. Tieni conto che gli spermatozoi sopravvivono nel collo dell’utero per 3-5 giorni mentre l’ovulo ha una durata di vita di 12-24 ore: quindi il periodo fertile va da circa 4/5 giorni prima dell’ovulazione a 24 ore dopo che questa ha avuto luogo. La massima fertilità statisticamente possibile è quindi tra l’11° ed il 15° giorno del ciclo. In pratica è il periodo a cavallo tra la fine della seconda settimana di ciclo e l’inizio della terza settimana di ciclo. L’immagine posta in alto a questo articolo vi può senza dubbio aiutare ad individuare il periodo fertile (evidenziato in azzurro).

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Se il tuo ciclo è irregolare

Tutto cambia se ci troviamo di fronte ad un ciclo irregolare: a quel punto è difficile capire quale sia il momento dell’ovulazione, anche se alcuni sistemi di calcolo possono aiutare la donna a capirlo, ecco i metodi più usati:

  • Temperatura basale: è la temperatura del corpo umano che si registra al momento del risveglio. Il progesterone, ormone prodotto a livello ovarico dal corpo luteo a ovulazione terminata, ha un effetto termogenico, cioè alza lievemente la temperatura corporea della donna. La registrazione della temperatura a partire dai primi giorni del ciclo su una tabella o un grafico, in commercio in molte farmacie, permette di individuare il periodo ovulatorio quando la temperatura si abbassa lievemente per poi aumentare di 0,3 gradi per effetto della produzione del progesterone. La metodica però è poco precisa e spesso di difficile interpretazione da parte della donna.
  • Muco cervicale. La quantità e la qualità della sostanza prodotta dalle ghiandole che si trovano nel canale cervicale cambiano durante il ciclo, ed è per questo che l’osservazione delle perdite vaginali può servire a monitorare l’ovulazione. In prossimità dell’ovulazione, il muco si presenta acquoso, trasparente e molto filante, simile all’albume, mentre diventa denso subito dopo l’ovulazione.
  • Stick ovulatori: venduti in farmacia, costituiscono un metodo fai da te più preciso. Questi test permettono di individuare il picco di Lh, l’ormone luteinizzante, che precede di 24-36 ore il momento dell’ovulazione, tuttavia il picco dell’Lh è una condizione necessaria ma non sufficiente per un’ovulazione corretta.

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Ricapitolando

  1. scopri il giorno della tua ovulazione (13° o 14° giorno se hai un ciclo regolare di 28 giorni);
  2. togli 4/5 giorni per avere l’inizio del periodo più fertile;
  3. aggiungi un giorno per avere l’inizio del periodo più fertile;
  4. se non sei riuscita a capire il giorno della tua ovulazione, usa i sistemi prima elencati o – ancora meglio – chiedi aiuto al tuo medico.

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Perché l’uomo può avere figli per tutta la vita e la donna no?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE UOMO FIGLI TUTTA LA VITA DONNA NO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIn questo articolo: Che possibilità ho di rimanere incinta?, abbiamo visto come la donna ha possibilità limitate di avere dei figli, mentre in un altro articolo: Fino a che età un uomo può avere figli?, abbiamo visto come l’uomo possa avere figli virtualmente per tutta la vita. Ma perché c’è questa differenza nei due sessi?

La risposta è semplice: mentre gli uomini producono continuamente nuovi spermatozoi (ininterrottamente e per tutta la vita), le donne nascono avendo già nelle ovaie tutti gli ovociti che useranno nella loro vita fertile.

Il maggior numero di ovociti una donna lo possiede quando si trova ancora nell’utero di sua madre: quando il feto femminile si trova alla ventesima settimana di sviluppo, le sue ovaie contengono fino a 6-7 milioni di ovociti! Al momento della nascita questo numero si riduce a 1-2 milioni e continuerà a diminuire. Al momento della pubertà una ragazza ha 200-500 mila ovociti nelle ovaie, e di questi ne userà solo una piccolissima parte (400-500 in tutto) nel corso della sua vita fertile. Infatti la maggior parte degli ovociti è destinata a degenerare per un processo di “morte spontanea” chiamato atresia: ogni mese iniziano a maturare molti follicoli, ma di questi solo uno o due si svilupperanno completamente mentre gli altri andranno incontro a una degenerazione spontanea.

Con il passare degli anni il processo di atresia può assumere un ritmo più serrato, oppure possono intervenire patologie che provocano una distruzione parziale o totale del patrimonio follicolare.

Ma soprattutto con il passare del tempo diminuisce la qualità degli ovociti, oltre alla loro quantità. La riserva di ovociti della donna invecchia insieme a lei, e questo invecchiamento del patrimonio ovocitario è il principale responsabile della diminuzione, col tempo, della fertilità femminile, perché tanto più un ovocita invecchia tanto più è probabile che sviluppi un’anomalia cromosomica che potrà renderlo inadatto a essere fecondato oppure causare un aborto spontaneo.

La più comune causa di aborto spontaneo è infatti la presenza di un’anomalia cromosomica nell’ovocita fecondato (si calcola che almeno la metà di tutti gli aborti spontanei sia dovuta ad anomalie genetiche dell’embrione). Un donna di 20 anni ha il 12-15% di probabilità di incorrere in un aborto se resta incinta, mentre la percentuale sale al 40% per una donna di 40 anni.

Anche i risultati della procreazione assistita confermano che c’è un forte legame tra l’età della donna e la sua probabilità di restare incinta: sia nelle IUI sia nelle FIVET le percentuali di successo sono maggiori se la donna ha meno di 35 anni, e i dati relativi alle ovodonazioni dimostrano che la probabilità di riuscita dipende molto più dall’età della donatrice (e dunque dell’ovocita) che dall’età della ricevente: le FIVET con ovociti donati da una donna giovane possono raggiungere percentuali di successo del 60% anche se le donne riceventi hanno più di 40 anni.

Quando, per qualunque motivo, il patrimonio ovarico si esaurisce prima del previsto, si parla di esaurimento ovarico prematuro o menopausa precoce: in questo caso la menopausa può arrivare a 35-40 anni, o anche prima (se il patrimonio ovarico si esaurisce nell’arco dei primi 10-12 anni di vita della donna non ci sarà neanche la prima mestruazione!). Quando invece si ha una riduzione (ma non l’esaurimento totale) della capacità di produrre ovociti, si parla di diminuzione della riserva ovarica.

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Fino a che età un uomo può avere figli?

MEDICINA ONLINE AMORE ANZIANI VECCHI NONNI COPPIA MATRIMONIO DIVORZIO SEPARAZIONE SENESCENZACome abbiamo visto in questo articolo: Che possibilità ho di rimanere incinta?, la donna ha possibilità limitate di avere dei figli, perché la sua fertilità diminuisce di molto superati i 35 anni ed è nulla con la “menopausa” momento che – intorno ai 50 anni – segna l’interruzione definitiva delle mestruazioni e, pertanto, della possibilità di avere una prole. E l’uomo? Negli uomini l’età ha un impatto decisamente minore sulla fertilità perché gli spermatozoi vengono continuamente rinnovati e, a differenza degli ovociti della donna, non invecchiano insieme al loro “possessore”.

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Mentre la donna ha un numero finito di gameti femminili (gli ovociti), al contrario nell’uomo la produzione di gameti maschili (gli spermatozoi) è un processo continuo e virtualmente infinito: la spermatogenesi (il processo di formazione di nuovi spermatozoi) si svolge ininterrottamente all’interno dei testicoli per tutta la vita. L’intero “ciclo di produzione” dura circa 70 giorni, dunque ogni 3 mesi un uomo rinnova interamente il suo patrimonio di spermatozoi. Ciò avviene dalla pubertà fino alla vecchiaia, anzi, letteralmente fino alla morte, e questo spiega perché un uomo di 80 o 90 anni ed oltre, salvo patologie che lo hanno reso sterile, può essere ancora fertile e generare dei figli.

Attenzione però, questo non significa che l’età non abbia alcuna influenza sulla fertilità maschile. Col passare del tempo si può avere progressivamente ad esempio:

Nonostante ciò l’uomo – al contrario della donna – ha la possibilità di fecondare virtualmente per tutta la sua vita e generare figli sani perfino in punto di morte. E la cosiddetta “menopausa maschile“, cioè l’andropausa? Mentre la menopausa impedisce alla donna di avere figli perché da quel momento in poi non ha più ovociti fecondabili, al contrario l’andropausa è caratterizzata principalmente dalla diminuzione del testosterone, ma, come abbiamo visto, ciò rallenta ma non impedisce la spermatogenesi e quindi la possibilità di avere spermatozoi fecondanti. Per approfondire, leggi:

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:

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Che possibilità ho di rimanere incinta?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CHE POSSIBILITA HO DI RIMANERE INCINTA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgA parità di frequenza di rapporti sessuali, di partner e di salute generale, una persona ha statisticamente più o meno possibilità di gravidanza a seconda soprattutto della propria età. Questo perché, sia nell’uomo che nella donna, la fertilità è massima in giovane età e raggiunge l’apice tra i 15 e i 24 anni (con un picco intorno ai 18 anni), per poi iniziare a diminuire gradualmente. Quindi – sia che la gravidanza sia ricercata, sia che sia il risultato di rottura di profilattico, pillola anticoncezionale dimenticata o altro – più siete giovani e più è statisticamente probabile rimanere incinta.

Ad influire molto nelle possibilità di gravidanza è anche il giorno del ciclo in cui si hanno rapporti sessuali completi, a tal proposito leggi anche: In quale giorno e settimana del ciclo è più probabile rimanere incinta?

L‘età incide in misura molto diversa nei due sessi: la fertilità maschile è più stabile e tende a conservarsi col passare degli anni, mentre nella donna resta stabile solo fino ai 30 anni per poi diminuire, con un primo netto calo sopra i 35 e un calo ancora più drastico dopo i 40. L’età media della menopausa è 50 anni, ma già sopra i 44-45 anni le probabilità di avere un figlio sono quasi nulle.

A tale proposito, leggi anche: Perché l’uomo può avere figli per tutta la vita e la donna no?

La tabella seguente riassume in modo chiaro i tassi di fertilità relativa di una donna in base alla sua età:

Età della donna Tasso di fertilità relativa
15-24 100%
25-29 80-100%
30-34 50-55%
35-39 18-25%
40-44 5-7%
45-49 1%

Ciò non significa che una donna non ha assolutamente speranze di concepire un figlio se ha più di 45 anni. Esistono al mondo donne che continuano a essere fertili oltre i 50 anni – sia in modo fisiologico che supportate dalle terapie ormonali – e sono documentati casi di donne che hanno dato alla luce figli sani a 57 anni. Ma sono casi rarissimi, ed è consigliabile che una donna alla ricerca di una gravidanza non faccia affidamento su eventi di questo tipo, dal momento che dai 35 anni in poi purtroppo aumentano di molto sia i rischi per la madre, sia le possibilità di avere un figlio con problemi di salute.

E l’uomo? A tale proposito ti consiglio di leggere: Fino a che età un uomo può avere figli?

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La ragazza con due vagine che ha dovuto perdere la verginità due volte

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DONNA DUE VAGINE VERGINITA PER DUE VOLTE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgHazel Jones, la ragazza che vedete in foto, sembrerebbe una normalissima ragazza come tante altre, eppure ha una particolarità che la rende unica: possiede due organi genitali femminili. La 27enne inglese ha raccontato la sua storia a This Morning, una seguitissima trasmissione del canale ITV1 del Regno Unito. La sua peculiare conformazione fisica è conosciuta come uterus didelphys, una malformazione molto rara: le tube del suo sistema riproduttivo non convergono in un utero solo ma si sono sviluppate in modo indipendente con il risultato che lei ora ha due uteri, due vagine e due cervici.

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Nessuno si è accorto di nulla

Per molti anni nessuno si è reso conto di questa situazione molto particolare, né lei né i genitori né i suoi medici. Solo a 18 anni i due organi genitali sono stati riconosciuti come tali, grazie al suo fidanzato che aveva notato delle stranezze nei genitali della ragazza. Fin dalla pubertà lei aveva pensato che qualcosa non andasse per il verso giusto, perché i primi cicli mestruali si erano rivelati ben più dolorosi di quelli delle sue coetanee. Solo grazie all’acuta osservazione del fidanzato, però, la strana conformazione è venuta alla luce in maniera definitiva.

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Due volte vergine

Cosa ha provato la ragazza alla scoperta della sua particolare malformazione? “Appena l’ho scoperto, l’ho detto a tutti! Ho pensato subito che fosse una cosa straordinaria. Argomento ideale per rompere il ghiaccio alle feste. E se una ragazza vuole dare un’occhiata, non ho problemi a mostrarle le mie parti intime: non è una cosa che mi imbarazza”.
Un’altra cosa particolare legata alla presenza di una doppia vagina è che Hazel Jones ha dovuto perdere due volte la verginità perché provvista di due imeni. Nessun imbarazzo per lei, dunque, né voglia di cambiare con l’ausilio della chirurgia, anche se dal punto di vista medico questa situazione potrebbe diventare molto pericolosa in caso di gravidanza.

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Acidità di stomaco in gravidanza: farmaci, cibi e rimedi naturali

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ACIDITA STOMACO GRAVIDANZA CURA RIMEDI   Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgL’acidità di stomaco durante il periodo della gravidanza, specie nei mesi finali, è un disturbo estremamente frequente, imputabile ai cambiamenti tipici della gestazione che avvengono sia a livello anatomico che ormonale. Il sintomo caratterizzante l’acidità di stomaco in gravidanza è costituito dal fastidioso bruciore, che si percepisce sia a livello gastrico, sia a livello esofageo (a causa del reflusso acido che si viene a creare). Generalmente, l’acidità di stomaco in gravidanza è un disturbo che può essere facilmente prevenuto e trattato. Nonostante ciò, è bene non sottovalutarlo e rivolgersi al proprio medico, evitando qualsiasi forma di autodiagnosi e/o di autoterapia.

Cause del bruciore di stomaco durante la gravidanza
L’acidità di stomaco è diffuso durante tutto il periodo della gravidanza, tuttavia riconosce cause diverse a seconda del mese di insorgenza:

  • Durante i primi tre mesi di gestazione l’acidità di stomaco è principalmente dovuta all’aumento dei livelli di progesterone, che sono in grado di rallentare i processi digestivi (quindi rallentano la velocità di svuotamento gastrico) e riducono il tono dello sfintere posto fra stomaco ed esofago, favorendo in questo modo il reflusso dell’acido contenuto nello stesso stomaco.
  • Dal quarto mese di gestazione in poi, invece, l’acidità di stomaco sembra sia dovuta principalmente all’aumento delle dimensioni del feto e alla pressione da esso esercitata sulle pareti dello stomaco. Ciò è facilmente intuibile guardando la foto in alto, che mostra come il feto – aumentando di dimensioni – crei un aumento della pressione intra-addominale che coinvolge molti organi, tra cui colon, vescica e stomaco.

E’ importante ricordare che l’acidità di stomaco può avere moltissime altre cause:

  • ingestione di alimenti irritanti;
  • ingestione di farmaci particolari;
  • reflusso gastroesofageo;
  • esofagite da reflusso;
  • consumo di cibi difficilmente digeribili e cattiva digestione;
  • ostacoli allo svuotamento gastrico;
  • ernia iatale;
  • ulcera gastrica;
  • ulcera duodenale.

Quindi non si deve mai sottovalutare l’acidità di stomaco, specie se questa era già presente PRIMA dell’inizio della gravidanza.

Fattori che aumentano la possibilità del presentarsi del disturbo:

  • chinarsi in avanti;
  • decubito notturno
  • stress;
  • forti emozioni;
  • abuso di nicotina ed alcol
  • dormire sul fianco destro
  • dormire con un cuscino basso.

Farmaci per l’acidità in caso di gravidanza

Come avviene sempre durante la gravidanza, quando possibile si cerca di limitare il più possibile l’impiego di farmaci in modo da evitare di esporre inutilmente il feto e la madre a qualsiasi tipo di potenziale rischio. Prima di ricorrere al trattamento farmacologico, infatti, si cerca di risolvere il problema dell’acidità di stomaco in gravidanza apportando piccole modifiche allo stile di vita della gestante, quali:

  • evitare il consumo di pasti troppo abbondanti
  • evitare cibi grassi e caffè
  • evitare di coricarsi subito dopo i pasti
  • evitare di indossare indumenti troppo stretti
  • evitare di eseguire movimenti in grado di aumentare la pressione addominale.

Tuttavia, se questi accorgimenti non dovessero essere sufficienti a risolvere l’acidità di stomaco, il medico può decidere di intervenire prescrivendo alla donna in gravidanza la somministrazione di appositi farmaci che non provochino danni di alcun tipo né al feto, né alla madre.
Generalmente, il medico decide di ricorrere alla somministrazione di farmaci antiacidi che agiscono neutralizzando temporaneamente l’ambiente eccessivamente acido che si è venuto a creare nello stomaco.
Gli inibitori di pompa protonica, invece, raramente trovano impiego in gravidanza, poiché non vi sono dati sufficienti circa la loro sicurezza d’uso durante la gestazione. Per tale ragione, il medico prescrive questi medicinali solo in casi di effettiva necessità e solo dopo un’attenta valutazione del rapporto fra i potenziali benefici attesi per la madre e i potenziali rischi cui il feto può andare incontro.
Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro l’acidità di stomaco in gravidanza ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura.

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Antiacidi

I farmaci antiacidi sono i principali medicinali impiegati nel trattamento dell’acidità di stomaco e possono essere utilizzati anche in gravidanza. Tuttavia, benché si tratti di medicinali di automedicazione e senz’obbligo di prescrizione medica, il loro uso in gravidanza dev’essere effettuato solo ed esclusivamente su consiglio del medico e solo sotto la stretta sorveglianza dello stesso.
Fra gli antiacidi maggiormente impiegati contro l’acidità di stomaco in gravidanza, ricordiamo:

  • Sodio bicarbonato (Citrosodina®): questo sale è uno dei prodotti maggiormente impiegati per contrastare l’acidità di stomaco. È disponibile in polvere o in granulato effervescente. Solitamente, si consiglia l’assunzione di due cucchiaini da caffè di prodotto da sciogliersi preventivamente in acqua.
  • Idrossido di alluminio e idrossido di magnesio (Maalox®): anche questi composti vengono ampiamente utilizzati nel trattamento dell’acidità di stomaco e, anche in questo caso, il loro uso è possibile durante la gravidanza, ma solo se il medico lo ritiene assolutamente necessario.
    Gli idrossidi di alluminio e magnesio sono disponibili in diverse formulazioni farmaceutiche, fra cui ricordiamo le compresse masticabili e la sospensione orale.
    Quando utilizzati sotto forma di compresse masticabili, si consiglia l’assunzione di una o due compresse (contenenti 400 mg di ciascun principio attivo) dalle tre alle quattro volte al giorno, dopo i pasti e prima di coricarsi.

I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente

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E’ possibile essere vergini anche dopo essere state penetrate?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ESSERE VERGINI DOPO ESSERE PENETRATE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIn questo articolo ci eravamo chiesti se restare incinta da vergini senza penetrazione sia possibile; inoltre ci eravamo chiesti se sia possibile non essere più vergini anche senza essere state penetrate.

Vediamo ora se sia possibile rimanere vergini anche dopo essere state penetrate. In un certo senso, la risposta è si. Se facciamo coincidere la perdita della verginità con la deflorazione (cioè la rottura dell’imene che è la membrana che ricopre l’ingresso della vagina), allora si può rimanere vergine anche dopo la penetrazione del pene. Questo perché in alcuni casi l’imene è particolarmente elastico e rimane pressoché intatto anche dopo la prima penetrazione. Inoltre grazie alle ultime tecniche di chirurgia estetica, ricordo che un imene lacerato può essere anche ricostruito chirurgicamente tramite imenoplastica. Un imene integro NON è quindi sempre indice di verginità.

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