Vostro figlio soffre di autismo? I primi segnali per capirlo e come comportarsi con lui

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO TRISTE TRISTEZZA DEPRESSIONE BAMBINI VETRO TRENO VIAGGIOLa scienza medica ha identificato alcuni sintomi di autismo che possono rappresentare indicatori precoci della patologia a cui è bene prestare molta attenzione. Non sempre debbono essere presenti tutti gli indicatori di seguito elencati per procedere ad effettuare un approfondimento psicodiagnostico, allo stesso modo la presenza di un singolo sintomo non deve necessariamente condurre a diagnosi. Se sono presenti tutti o alcuni di questi sintomi si consiglia comunque di rivolgersi al più presto ad un medico.

Sintomi di autismo

I sintomi di autismo più comuni, includono:

  1. Difficoltà ad instaurare contatto oculare;
  2. Assenza di risposta al sorriso sociale;
  3. Assenza di risposte di orientamento a stimoli sonori o al proprio nome, anche se pronunciato da persone famigliari;
  4. Difficoltà a seguire con lo sguardo oggetti in movimento;
  5. Assenza di gesti comunicativi come indicare, salutare con la mano ecc..;
  6. Difficoltà a seguire con lo sguardo il movimento di indicare delle altre persone;
  7. Assenza di comportamenti appropriati per richiamare l’attenzione degli altri;
    Difficoltà a esternare manifestazioni di affetto o a riceverle da altre persone;
  8. Assenza del comportamento di allungarsi per essere preso in braccio;
  9. Assenza del comportamento imitativo;
  10. Difficoltà a mettere in atto giochi con altri bambini;
  11. Difficoltà a richiedere aiuto o oggetti/attività desiderati;
  12. I sintomi che possono rappresentare indicatori dell’autismo variano spesso sulla base dell’età del bambino: si differenziano nei primi due anni di vita rispetto a bambini più grandi.

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INDICATORI PRECOCI (0 – 24 mesi)

Nei primi anni di vita del bambino i segnali indicatori di autismo si manifestano molto più spesso come assenza di comportamenti che rappresentano tappe evolutive fondamentali nel percorso di sviluppo del bambino, che non come presenza di comportamenti strani o atipici. A seconda dell’età del bambino i sintomi sono diversi:

  • 6 mesi: assenza di sorriso sociale e manifestazione di gioia. I bimbi autistici solitamente tendono a non rispondere al sorriso degli altri, come invece spesso fanno i bambini non autistici, e non esternano manifestazioni di gioia
  • 9 mesi: i bambini autistici non si orientano a suoni ed espressioni facciali,
  • 12 mesi: i bambini con autismo non rispondono quando chiamati per nome; inoltre è spesso assente la lallazione o alcuni idiomi tipici dei bambini a questa età, così come tipicamente mancano gesti con chiara valenza comunicativa come salutare ed indicare con le mani.
  • 16 mesi: assenza di singole paroline pronunciate vocalmente.
  • 2 anni: assenza di frasi a due parole (diverse da semplici ripetizioni di quanto detto da altri o in cartoni animati, musiche…); molto spesso se sono presenti consistono principalmente in ripetizioni di frasi sentite alla televisione o sentite pronunciare dagli adulti di riferimento.

INDICATORI DI AUTISMO NEI BAMBINI DAI 2 ANNI IN POI

I possibili sintomi di autismo nei bambini dai 2 anni in poi riguardano principalmente i deficit nelle abilità sociali, linguistiche e comunicative (sia come comunicazione verbale che non verbale) e la presenza di comportamenti ristretti e stereotipati. Come si manifestano questi comportamenti?

Per quanto riguarda l’area delle abilità sociali i comportamenti che possono rappresentare sintomi di autismo sono:

  1. Appare disinteressato alle altre persone o a ciò che accade intorno a lui
  2. Non sa come entrare in contatto con altre persone, giocare o farsi amici
  3. Preferisce non essere toccato, preso in braccio o cullato
  4. Non si impegna in giochi di finzione, in giochi di gruppo, non imita gli altri, o non usa i giochi in modo creativo
  5. Ha difficoltà a parlare di sé o dei suoi sentimenti
  6. Sembra non sentire quando gli altri gli parlano
  7. Non mostra interesse per gli altri.

Per quanto riguarda i sintomi del linguaggio:

  1. Ha iniziato a parlare tardi
  2. Utilizza un tono di voce atipico, o per ritmo o per intensità.
  3. Ripete le stesse parole o frasi più e più volte
  4. Risponde alle domande ripetendo la domanda e non formulando la risposta
    Si riferisce a se stesso in terza persona
  5. Usa il linguaggio in modo scorretto (errori grammaticali, parole sbagliate)
    Ha difficoltà a comunicare bisogni e desideri
  6. Non comprende semplici istruzioni, richieste e domande
  7. Interpreta ciò che gli viene detto in modo molto letterale (non coglie l’ironia e il sarcasmo).

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Per quanto riguarda le difficoltà a livello di comunicazione non verbale:

  1. Evita il contatto oculare
  2. Usa espressioni facciali che non sono coerenti con ciò che sta dicendo
  3. Non coglie il significato delle espressioni facciali degli altri
  4. Ha una gestualità molto limitata (per esempio difficilmente indica ciò che desidera).
  5. Reagisce in modo inusuale ad alcuni stimoli visivi, uditivi, oppure ad alcuni sapori e consistenze.
  6. Può essere particolarmente sensibile a certi rumori anche se bassi.

Segni e sintomi di comportamenti rigidi e stereotipati:

  1. Segue routine rigide (per esempio: insiste per fare sempre la stessa strada in macchina per andare a scuola)
  2. Ha difficoltà a adattarsi a qualunque cambiamento nella giornata (mangiare a un orario diverso dal solito) o nell’ambiente (spostamento di mobili)
  3. Mostra un attaccamento inusuale a oggetti o giochi particolari
  4. Allinea in modo ossessivo gli oggetti, o li sistema con un certo ordine prestabilito
  5. Mostra interesse per alcuni argomenti specifici
  6. Impegna molto tempo a sistemare giochi e oggetti in modi specifici
  7. Mostra interesse per il movimento degli oggetti
  8. Ripete le stesse azioni o movimenti più e più volte.

Come comportarsi con un bambino autistico? Ecco le 10 cose che un bambino autistico vorrebbe che tu sapessi:

  1. Io sono un bambino
  2. I miei sensi non si sincronizzano
  3. Distingui fra ciò che non voglio fare e non posso fare
  4. Sono un pensatore concreto. Interpreto il linguaggio letteralmente
  5. Fai attenzione a tutti i modi in cui cerco di comunicare
  6.  Fammi vedere! io ho un pensiero visivo
  7. Concentrati su ciò che posso fare e non su ciò che non posso fare
  8. Aiutami nelle interazioni sociali
  9. Identifica che cos’è che innesca le mie crisi
  10. Amami incondizionatamente.

Aggiornamento

L’autismo è ora chiamato disturbo dello spettro autistico (ASD): nel DSM-5 (cioè l’ultima versione del “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”), la “vecchia” categoria del disturbo pervasivo dello sviluppo (e tutti i disturbi in essa compresi, tra cui anche autismo ed Asperger), è stata sostituita appunto dal “disturbo dello spettro autistico“. L’asse a cui il disturbo dello spettro autistico fa riferimento è, nel DSM-5, quello dei “disturbi del neurosviluppo“. Per approfondire: Disturbi pervasivi dello sviluppo (disturbi dello spettro autistico)

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Quante volte al giorno va cambiato il pannolino in neonati e bimbi? Quando cambiarlo?

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Quante volte al giorno va cambiato il pannolino in neonati e bimbi?

Non esiste un numero esatto definibile “normale” di volte che il pannolino debba essere cambiato, tuttavia in genere in un neonato viene cambiato dalle 8 alle 10 volte al giorno. Le volte in cui il bambino emette feci sono correlate al numero di pasti: generalmente subito dopo la poppata il neonato tende ad emettere feci. Quando il neonato diventa “lattante” (cioè supera il primo mese di vita), il numero di volte in cui viene cambiato il pannolino tende ad abbassarsi tra le 6 e le 8 al giorno, mentre quando avviene lo svezzamento (cioè la sostituzione dell’alimentazione a base di latte con quella in cui assume altri liquidi e solidi, che avviene dopo il sesto mese di vita) in genere il pannolino viene cambiato 5 – 6 volte al giorno. Questi sono numeri indicativi: un numero diverso di cambi e di emissione di feci non è necessariamente indice di patologia. In caso di dubbi, chiedere sempre al proprio pediatra.

Quando cambiare il pannolino?

Il pannolino in bambini e neonati va cambiato il prima possibile dopo ogni emissione di feci ed anche dopo ogni emissione abbondante di urina, per ridurre il rischio di dermatiti da pannolino. Una buona regola sarebbe cambiare il pannolino poco prima di mettere il bimbo a dormire e subito appena sveglio.

Lavare sempre le zone a contatto col pannolino?

Si, ogni cambio pannolino – anche se il bambino non ha emesso faci ma solo urina – è importante lavare bene genitali, ano e zone limitrofe con acqua ed un sapone oleoso, possibilmente non troppo schiumoso, e asciugare tamponando delicatamente. Per quanto riguarda le salviettine, meglio riservarle all’uso fuori casa, quando acqua, sapone e asciugamano non sono disponibili.

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Ollie, il “bambino Pinocchio” nato con il cervello nel naso

OLLIE BRAIN CERVELLOQuesto dolcissimo bambino si chiama Ollie Trezise ed è amorevolmente chiamato dalla mamma “Il vero Pinocchio” per il suo naso sporgente causato da Continua a leggere

Il “riflesso di Moro”: un tenero abbraccio dal neonato alla madre

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Benvenuto piccolo!

Questa bellissima foto eseguita nelle fasi finali di un taglio cesareo, è emozionante ed anche molto interessante per il particolare gesto che compie il neonato. Questa estensione delle braccia e delle dita, accompagnata solitamente da un pianto fragoroso, non è casuale, bensì è il cosiddetto “riflesso di Moro“, uno dei riflessi più belli della natura perché testimonia – soprattutto a seguito di spostamenti bruschi – la necessità di mantenere un contatto diretto con la madre durante le fasi iniziali della nostra vita, un contatto che si è mantenuto indissolubile per tanti mesi durante la permanenza nell’utero materno e che si è perso nascendo, quindi il bimbo lo ricerca quando si sente isolato e/o in pericolo perché per lui rappresenta sicurezza e protezione.

Assenza del riflesso di Moro

E’ un riflesso fisiologico, presente nella maggioranza dei neonati, che permane anche dopo la nascita e progressivamente scompare entro il 6° mese di vita. Il riflesso di Moro non solo è del tutto normale, ma è anche auspicabile: la mancanza o l’asimmetria del riflesso in alcuni casi può indicare una paralisi o pseudo-paralisi di natura antalgica dell’arto superiore o altre patologie di natura muscolare, scheletrica o nervosa ed è inoltre assente nei neonati affetti da sindrome di Down; è importante però ricordare che l’assenza, o l’asimmetria, del riflesso di Moro non è necessariamente indice di patologia.

Se vuoi vedere il riflesso di Moro, guarda questo VIDEO

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Nasce femmina, ma è maschio: bimbo di 2 anni operato per cambiare sesso

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO OSPEDALE CHIRURGIA SALA OPERATORIA OPERAZIONE CHIRURGICAUn caso davvero eccezionale, come eccezionale è stato l’intervento chirurgico realizzato al Policlinico Paolo Giaccone di Palermo da Marcello Cimador, associato di Chirurgia pediatrica e responsabile dell’Urologia pediatrica. Il piccolo era stato dichiarato alla nascita come appartenente al sesso femminile, ma ulteriori accertamenti eseguiti presso la Neonatologia del Policlinico Universitario di Palermo avevano poi accertato un corredo cromosomico maschile. La famiglia ha avviato quindi la procedura per il cambio di sesso da femmina a maschio presso l’anagrafe del comune di nascita. Il caso è stato poi affidato al professore Marcello Cimador, che ha pianificato la strategia chirurgica per restituire al piccolo la sua identità di maschio, con dei genitali appropriati al proprio sesso cromosomico. E’ stato prima ricostruito il pene, poi sono stati asportati utero e vagina.

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Vitamina K: perché è importante per i neonati

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BAMBINI NEONATO FRATELLI FAMIGLIA GENITORI FAMIGLIA (2)Assumere le giuste quantità di vitamina K è molto importante per la nostra salute,  specie per i neonati, che devono riceverne un quantitativo adeguato alle loro esigenze. Si tratta in ogni caso di una vitamina liposolubile, solitamente sintetizzata dall’organismo attraverso l’Ileo e il colon.
Sono tre le tipologie di vitamina K conosciute, due d’origine vegetale e una sintetizzata a uso farmacologico: K1 o fillochinone, la cui origine è vegetale, viene sintetizzata dall’Ileo; K2 o menachinone, rilasciata dal colon che la sintetizza a partire dai batteri intestinali; K3 o menadione idrosolubile, sviluppata attraverso procedimenti chimici e utilizzata in ambito medico.

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A che serve la vitamina K?

L’utilizzo da parte dell’organismo di vitamina K fa riferimento in prevalenza a due aspetti, particolarmente significativi per il buono stato di salute dell’individuo: lastruttura delle ossa e la coagulazione. Nel primo caso interviene la K2 stimolando con la sua azione l’osteocalcina.
La vitamina K1 interviene invece durante il processo di coagulazione, attivando le proteine plasmatiche C (che regola il livello di viscosità del sangue evitando il rischio trombosi), M, S, Z e la protrombina (fattore II, si occupa della trasformazione del fibrogeno in fibrino). Tale intervento produce l’attivazione anche dei fattori della coagulazione VII, IX e X.
Un recente studio della Rush University Medical Center ha inoltre collegato l’assunzione di vitamina K si riveli efficace nel contrastare l’insorgenza di declino cognitivo. Sorprendenti fonti di questa sostanza sono basilico essiccato, prezzemolo, bietola e broccoli.

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Perché la vitamina K si somministra ai neonati?

La somministrazione di vitamina K alla nascita è inserita nella profilassi abituale post parto. Questo per evitare al neonato il possibile manifestarsi della Malattia Emorragica del Neonato (MEN), una patologia legata a stati carenziali di vitamina K che può portare a emorragie a carattere modesto o di particolare gravità.
Il manifestarsi della MEN può essere precoce, classico o tardivo. Se anticipato può avvenire già nelle prime 24 ore di vita del neonato, a seguito di un ridotto assorbimento di vitamina K per via placentare o in caso di terapie farmacologiche seguite dalle gestanti basate su farmaci inibitori di questo complesso vitaminico.
La forma classica si manifesta di solito dopo il primo giorno di vita e viene ricondotto a un apporto insufficiente di vitamina K attraverso il latte materno. Se ditipo tardivo i primi sintomi possono manifestarsi anche dopo il primo mese di allattamento al seno, seguendo di solito fasi di diarrea prolungata (può essere inoltre indotto da celiachia o fibrosi cistica).
La profilassi in Italia prevede che al neonato venga somministrata una dose da 1 mg intramuscolo di Konakion, nei momenti successivi alla nascita, per poi somministrare ulteriori 2 mg una volta a settimana per 6-8 settimane. Differente è invece l’approccio seguito negli USA, dove alla dose iniziale non è fatta seguire alcuna ulteriore somministrazione.
Le indicazioni previste in Italia prevedono inoltre una dose ulteriore di Konakion da 1 mg per escludere, in caso di diarrea continua per un periodo di una settimana, il possibile manifestarsi di Malattia Emorragica del Neonato di tipo tardivo.

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Spina bifida e difetti di chiusura del tubo neurale nel feto: trasmissione, prevenzione, diagnosi e cura

MEDICINA ONLINE SPINA BIFIDA NEONATO TIPI VERTEBRE COLONNA VERTEBRALE MIDOLLO SPINALE MENINGI MENINGOCELE MIELOMENINGOCELE MIELOSCHISI OCCULTA DIFFERENZE

I “difetti di chiusura del tubo neurale” sono un insieme di malformazioni congenite a carico del sistema nervoso centrale, causate da anomalie dello sviluppo embrionale che si verificano entro 28 giorni dal concepimento. Nel normale sviluppo embrionale il tubo neurale (una struttura presente nell’embrione da cui origina il Continua a leggere

Le carezze calmano il cuore dei bambini

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO UOMO PAPA FAMIGLIA NEONATO BAMBINOQuante volte un abbraccio ci ha salvato dal baratro? Quante volte una semplice carezza ha allontanato momenti bui della nostra vita? Momenti di Continua a leggere