Fulcro (fenofibrato) 200mg, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICADenominazione

FULCRO 200 MG CAPSULE RIGIDE

Categoria Farmacoterapeutica

Sostanze modificatrici dei lipidi, non associate.

Principi Attivi

Fenofibrato.

Eccipienti

Lattosio, magnesio stearato, amido pregelatinizzato, sodio laurilsolfato, povidone reticolato, titanio diossido (E171), eritrosina (E127), ferro ossido giallo, gelatina.

Indicazioni

E’ indicato in aggiunta alla dieta e ad altri trattamenti non farmacologici (ad es. esercizio fisico, riduzione ponderale) per: trattamentodell’ipertrigliceridemia grave con o senza bassi livelli di colesterolo HDL; iperlipidemia mista, quando una statina e’ controindicata o nontollerata; iperlipidemia mista nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, in aggiunta a una statina, quando i livelli di trigliceridi edi colesterolo HDL non sono adeguatamente controllati.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Insufficienza epatica (compresa la cirrosi biliare) e persistenti anormalita’ della funzionalita’ epatica di natura non chiara; insufficienza renale ipersensibilita’ al principio attivo o ad uno qualsiasi deglieccipienti; fotoallergia nota o reazioni di fototossicita’ durante iltrattamento con fibrati o ketoprofene; malattia della colecisti. Pancreatite acuta o cronica ad eccezione della pancreatite acuta dovuta agrave ipertrigliceridemia. Gravidanza e allattamento; il prodotto nondeve essere impiegato in eta’ pediatrica non essendo ancora disponibile un’esperienza sufficiente.

Posologia

La dose consigliata e’ di 1 capsula da 200 mg al giorno. Durante la terapia con il medicinale vanno rispettate le necessarie misure dietetiche. Funzionalita’ renale: nell’insufficienza renale puo’ essere necessario ridurre la dose di fenofibrato, in base alla clearance della creatinina. Una riduzione di dose deve essere presa in considerazione in pazienti anziani con funzione renale compromessa.

Conservazione

Conservare a temperatura non superiore a 30 gradi C e nella confezioneoriginale.

Avvertenze

Prima di ricorrere all’impiego del prodotto e’ consigliabile saggiarel’efficacia di un trattamento dietetico ipolipemizzante. Se dopo diversi mesi di somministrazione di fenofibrato (da 3 a 6 mesi) i livelli lipidici sierici non si sono ridotti in modo soddisfacente, dovrebberoessere prese in considerazione misure terapeutiche complementari o differenti. Funzionalita’ renale: il trattamento deve essere interrotto in caso di aumento dei livelli di creatinina maggiori del 50% rispettoal limite superiore di normalita’ (ULN). Si raccomanda di controllarela creatinina nei primi 3 mesi successivi all’inizio del trattamento,e dopo periodicamente. Funzionalita’ epatica: come per altri farmaci ipolipemizzanti, sono stati riportati, in alcuni pazienti, aumenti deilivelli delle transaminasi. Nella maggioranza dei casi questo aumentoe’ stato di carattere transitorio, lieve ed asintomatico. Si raccomanda di effettuare frequenti controlli delle prove di funzionalita’ epatica (in particolare monitorare i livelli di transaminasi ogni 3 mesi durante i primi 12 mesi di trattamento), e dopo periodicamente, dei tassi ematici, dei lipidi ed esami emocromocitometrici. Attenzione deve essere riservata ai pazienti che sviluppano un aumento dei livelli di transaminasi e il trattamento deve essere interrotto se i livelli di ASTe ALT aumentano piu’ di 3 volte rispetto al limite superiore dei valori normali. In presenza di eventuali sintomi indicativi di un’epatite(ad es. ittero, prurito), devono essere condotti opportuni esami di laboratorio e, se necessario, il trattamento con fenofibrato deve essereinterrotto. Nel caso che la risposta al farmaco non sia soddisfacenteo in presenza di persistente anormalita’ delle prove di funzionalita’epatica, si consiglia di sospendere il trattamento. Da usare con cautela con un’anamnesi di epatopatia. Pancreatite: come per altri fibrati, sono stati segnalati casi di pancreatite in pazienti che assumono fenofibrato. Cio’ puo’ rappresentare una mancata efficacia in pazienti con ipertrigliceridemia severa, un effetto diretto del farmaco o un fenomeno secondario a formazione di calcoli o depositi sabbiosi nel tratto biliare con ostruzione del dotto biliare. Sistema muscolare: a seguito di somministrazione di fibrati o di altri agenti ipolipemizzanti, sono stati segnalati casi di tossicita’ muscolare, compresi rarissimi casi di rabdomiolisi. L’incidenza di questi effetti aumenta in caso diipoalbuminemia e pregressa insufficienza renale. La tossicita’ muscolare deve essere sospettata nei pazienti che presentano una mialgia diffusa, miosite, crampi muscolari, debolezza e/o un aumento marcato dellaCPK (livelli superiori di 5 volte i valori normali). In questi casi il trattamento con fenofibrato deve essere interrotto. Il rischio di tossicita’ muscolare puo’ essere aumentato se il farmaco viene somministrato con un altro fibrato o con un inibitore della HMG-CoA reduttasi,particolarmente nei casi di preesistente malattia muscolare. Conseguentemente, la co-prescrizione di fenofibrato con una statina deve essereriservata ai pazienti con dislipidemia combinata grave ed elevato rischio cardiovascolare senza una storia pregressa di miopatia e monitorando attentamente l’insorgenza di segni e/o sintomi di tossicita’ muscolare. Cautela deve essere usata nel trattamento di soggetti con bassilivelli sierici di albumina per la possibile insorgenza di mialgie, crampi muscolari e rabdomiolisi con aumento dei livelli di creatininkinasi. Da usare con cautela in soggetti con ulcera peptica poiche’ quest’ultima potrebbe riattivarsi. Per pazienti iperlipidemici che assumonoestrogeni o contraccettivi contenenti estrogeni deve essere accertatose si tratti di iperlipidemia di natura primaria o secondaria (possibile aumento dei valori lipidici causato da estrogeni assunti per via orale). Le capsule rigide contengono lattosio.

Interazioni

Il fenofibrato aumenta l’effetto degli anticoagulanti orali e puo’ aumentare il rischio di sanguinamento. Si raccomanda di ridurre la dose di anticoagulanti di circa un terzo all’inizio del trattamento e successivamente di aggiustarla gradualmente, se necessario, in base all’INR(International Normalised Ratio). Alcuni casi severi di alterazione reversibile della funzionalita’ renale sono stati riportati durante l’assunzione concomitante di fenofibrato e ciclosporina. La funzionalita’renale in questi pazienti deve percio’ essere strettamente monitoratae il trattamento con fenofibrato interrotto in caso di gravi alterazioni dei parametri di laboratorio. Studi in vitro con microsomi epaticiumani indicano che il fenofibrato e l’acido fenofibrico non sono inibitori delle isoforme CYP3A4, CYP2D6, CYP2E1, o CYP1A2 del citocromo (CYP) P450. Essi sono deboli inibitori del CYP2C19 e CYP2A6, e inibitorilievi-moderati del CYP2C9 alle concentrazioni terapeutiche. I pazientiche assumono fenofibrato e farmaci metabolizzati dal CYP2C19, CYP2A6e specialmente dal CYP2C9 e che hanno un ristretto indice terapeutico,devono essere attentamente monitorati e, se necessario, si raccomandadi aggiustare la dose di questi farmaci.

Effetti Indesiderati

Patologie del sistema emolinfopoietico. Rari: riduzione dell’emoglobina, riduzione della conta leucocitaria. Disturbi del sistema immunitario. Rari: ipersensibilita’. Patologie del sistema nervoso. Non comuni:cefalea; rari: fatica e vertigini. Patologie vascolari. Non comuni: tromboembolia (embolia polmonare, trombosi venosa profonda). Patologie gastrointestinali. Comuni: segni e sintomi gastrointestinali (dolore addominale, nausea, vomito, diarrea, flatulenza); non comuni: pancreatite. Patologie epatobiliari. Comuni: aumento delle transaminasi; non comuni: colelitiasi; epatite. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Non comuni: ipersensibilita’ cutanea (es. rash, prurito, orticaria); rari: alopecia, reazioni di fotosensibilita’. Patologie del sistema muscoloscheletrico, del tessuto connettivo e osseo. Non comuni: disturbi muscolari (es mialgia, miosite, aumento della CPK, spasmi muscolari e debolezza). Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella. Non comuni: disfunzione sessuale. Esami diagnostici. Non comuni: aumento della creatinina nel sangue; rari: aumento dell’urea nel sangue.Uno studio randomizzato controllato con placebo, eseguito su pazienticon diabete mellito di tipo 2, e’ stato osservato un aumento statisticamente significativo dei casi di pancreatite nei pazienti che ricevevano fenofibrato rispetto a coloro che ricevevano il placebo. E’ statoriportato anche un aumento statisticamente significativo dell’aumentodi incidenza di embolia polmonare, e un aumento non statisticamente significativo delle trombosi venose profonde. Sono stati riportati anchei seguenti effetti indesiderati: varie forme di aritmie cardiache, segni di disfunzione renale quali: disuria, oliguria, ematuria e proteinuria, polifagia e aumento di peso. Oltre agli eventi segnalati negli studi clinici, i seguenti effetti indesiderati sono stati segnalati spontaneamente durante la commercializzazione di fenofibrato. Dai dati disponibili non si puo’ stimare una frequenza precisa che percio’ e’ daconsiderarsi “non nota”. Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche: malattia polmonare interstiziale. Patologie del sistema muscoloscheletrico, del tessuto connettivo e osseo: rabdomiolisi.

Gravidanza E Allattamento

Non sono disponibili dati adeguati relativi all’impiego di fenofibratonelle donne in gravidanza. Gli studi effettuati fino ad ora sugli animali non hanno dimostrato alcun effetto teratogeno. Sono stati riscontrati effetti embriotossici nell’intervallo di dosi che hanno provocatotossicita’ nelle madri. Non sono tuttavia disponibili dati sufficienti sul trattamento di pazienti in gravidanza per escludere qualsiasi rischio. Si raccomanda pertanto di non usare fenofibrato in gravidanza accertata o presunta. In assenza di dati riguardanti il passaggio di fenofibrato nel latte materno, si raccomanda di non usare fenofibrato durante l’allattamento.

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I 7 integratori alimentari necessari se segui una dieta vegana

MEDICINA ONLINE VEGAN GIRL VEGETARIAN EAT WOMAN DINNER CRUDISTI FRUTTARIANI VEGETARIANI VEGETARIANI DIFFERENZE VERDURA CARNE CIBO PROTEINE WALLPAPER HD PHOTO PICTURE HI RES EATING MANGIARE DIETA RICETTA CAROTA VEGETALI KCALUna preoccupazione comune circa le diete vegane è se riescono ad offrire, a chi le segue, tutte le vitamine e i minerali di cui si ha bisogno. Molti sostengono che una dieta a base di alimenti vegetali integrali, riesce a fornire facilmente tutte le esigenze nutrizionali quotidiane. Alcuni addirittura incoraggiano i vegani ad evitare tutti gli integratori. Nonostante il buon senso, questo tipo di consulenza può fare più male che bene. Qui ci sono 7 nutrienti che potrebbero essere necessari integrare quando si segue una dieta vegana.

1 – Vitamina B12

Gli alimenti spesso pubblicizzati come ricchi di vitamina B12cianocobalamina – sono prodotti biologici non trattati come funghi coltivati in terreni ricchi di vitamina B12, nori, spirulina, clorella e lievito nutrizionale. Alcuni credono che i vegani che mangiano la giusta razione di alimenti vegetali non hanno bisogno di preoccuparsi di una carenza di vitamina B12. Tuttavia, non vi è alcuna base scientifica per questa convinzione. Diversi studi dimostrano che mentre chiunque può avere bassi livelli di vitamina B12, vegetariani e vegani hanno un rischio maggiore di questa carenza. Ciò sembra particolarmente vero per i vegani che non assumono eventuali integratori. La vitamina B12 è importante per molti processi corporei, tra cui il metabolismo proteico e la formazione di ossigeno per il trasporto di globuli rossi. Essa svolge anche un ruolo fondamentale nella salute del sistema nervoso. Troppo poca vitamina B12 può causare anemia e danni al sistema nervoso, così come infertilità, malattie ossee e malattie cardiache. La dose giornaliera raccomandata è di 2,4 mcg al giorno per gli adulti, 2,6 mcg al giorno durante la gravidanza e 2,8 mcg al giorno durante l’allattamento. L’unico modo scientificamente provato per i vegani di raggiungere questi livelli è il consumo di alimenti fortificati con vitamina B12 o quello di assumere un integratore di vitamina B12. Gli alimenti comuni fortificati con vitamina B12 includono tipi di latte vegetali, prodotti di soia, cereali per la colazione e lievito nutrizionale. Alcuni alimenti vegetali sembrano contenere naturalmente una forma di vitamina B12, ma c’è un dibattito ancora in atto su se questa forma è attiva negli esseri umani. Inoltre, nessuna prova scientifica supporta i prodotti biologici non trattati come una fonte affidabile di vitamina B12. Il lievito nutrizionale contiene vitamina B12 solo quando fortificato. Tuttavia, la vitamina B12 è sensibile alla luce e può degradarsi quando l’alimento è conservato in sacchetti di plastica trasparenti. E’ importante sapere che la vitamina B12 viene meglio assorbita in piccole dosi. Questo è il motivo per cui i vegani che non riescono a raggiungere la dose giornaliera raccomandata attraverso gli alimenti arricchiti, dovrebbero optare per un integrazione giornaliera che fornisce 25-100 mcg di cianocobalamina o un dosaggio settimanale di 2.000 mcg. Le persone stanche di assumere integratori nutrizionali, possono trovare rassicurante controllare i loro livelli di vitamina B12 nel sangue e in caso di necessità assumerli. Ma siate anche consapevoli del fatto che un elevato consumo di alghe, acido folico o vitamina B6 può falsamente alzare i marcatori di vitamina B12. Per questo motivo, si consiglia di chiedere al vostro medico di valutare il vostro stato di acido metilmalonico. È interessante notare che la capacità di assorbire la vitamina B12 diminuisce con l’età. Pertanto, viene raccomandato che le persone di età superiore ai 51 anni – vegani o no – considerarino di assumere cibi fortificati o un integratore di vitamina B12.

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2. Vitamina D

La vitamina D è una vitamina liposolubile che aiuta a migliorare l’assorbimento di calcio e fosforo dall’intestino ( 17 ). Questa vitamina influenza anche molti altri processi corporei, tra cui la funzione immunitaria, l’umore, la memoria e il recupero muscolare. La RDA per la vitamina D per bambini e adulti è di 600 UI (15 mcg) al giorno. Gli anziani, così come le donne incinte o che allattano, dovrebbero mirare a 800 UI (20 mcg) al giorno. Detto questo, ci sono alcune prove che le vostre esigenze quotidiane possano essere in realtà di gran lunga superiore alla corrente RDA. Purtroppo, molto pochi alimenti contengono naturalmente la vitamina D, e alimenti arricchiti con vitamina D sono spesso considerati insufficienti per soddisfare le esigenze quotidiane. Questo potrebbe in parte spiegare i rapporti in tutto il mondo di carenza di vitamina D tra vegani e onnivori allo stesso modo. Oltre alla piccola quantità che si ottiene dalla propria dieta, la vitamina D può essere ottenuta anche mediante esposizione al sole. La maggior parte delle persone probabilmente possono ottenere abbastanza vitamina D spendendo 15 minuti di tempo sotto il sole, nel momento che il sole è forte – fino a quando non si utilizza una protezione solare. Tuttavia, gli anziani, le persone con la pelle più scura, quelli che vivono in latitudini settentrionali o climi più freddi e chi trascorre poco tempo all’aria aperta possono non essere in grado di produrne abbastanza. Inoltre, a causa dei noti effetti negativi dell’eccesso di radiazioni UV, molti dermatologi mettono in guardia dall’esposizione al sole per aumentare i livelli di vitamina D. Il miglior modo per vegani per garantirsi il giusto ottenimento di vitamina D è quello di tenere i loro livelli ematici testati. Coloro che sono in grado di ottenerne abbastanza da cibi fortificati e sole dovrebbero prendere in considerazione della vitamina D2 quotidiana o un integratore di vitamina D3 vegana. Anche se la vitamina D2 è probabilmente sufficiente per la maggior parte delle persone, alcuni studi mostrano che la vitamina D3 sembra più efficace per aumentare i livelli ematici di vitamina D. Per questo motivo, si consiglia di provare un opzione vegana di vitamina D3.

3. Omega-3 A Catena Lunga

Gli acidi grassi omega-3 possono essere suddivisi in due categorie:

  • Acidi grassi essenziali Omega-3: L’acido alfa-linolenico (ALA) è l’unico acido essenziale degli acidi grassi omega-3, il che significa che si può ottenere solo attraverso la dieta.
  • Gli acidi grassi omega-3 a catena lunga: Questa categoria comprende l’acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA). Essi non sono tecnicamente considerati essenziali perché il corpo li può produrre dagli ALA.

Gli acidi grassi omega-3 a catena lunga hanno un ruolo strutturale per cervello e occhi. Livelli dietetici adeguati sembrano anche importanti per lo sviluppo cerebrale e per prevenire l’infiammazione, la depressione, cancro al seno e ADHD. Le piante con un alto contenuto di ALA includono semi di lino, semi di chia, noci, semi di canapa e semi di soia. EPA e DHA si trovano principalmente in prodotti di origine animale come il pesce grasso e olio di pesce. Ottenere abbastanza ALA dovrebbe teoricamente mantenere adeguati livelli di EPA e DHA. Tuttavia, alcuni studi riportano che la conversione di ALA in EPA può essere bassa in circa il 5%, mentre la conversione di DHA può essere vicino allo 0%. Inoltre, la ricerca mostra costantemente che i vegetariani e i vegani hanno concentrazioni più basse nel sangue e nei tessuti di EPA e DHA fino al 50% rispetto agli onnivori. Mentre non esiste nessun RDA ufficiale, la maggior parte degli operatori sanitari concordano che 200-300 mg di un integratore contenente EPA e DHA al giorno dovrebbe essere sufficiente. I vegani possono raggiungere questa dose raccomandata attraverso un integratore di olio di alghe. Riducendo al minimo l’assunzione di acidi grassi omega-6 da oli come il mais, soia, cartamo, girasole e sesamo, ed essere sicuri di mangiare abbastanza alimenti ricchi di ALA, può ulteriormente contribuire ad elevare i livelli di EPA e DHA.

4. Iodio

Ottenere abbastanza iodio è fondamentale per una sana funzione della tiroide, che controlla il vostro metabolismo. Una carenza di iodio durante la gravidanza e nella prima infanzia può portare ad un ritardo mentale irreversibile. Negli adulti, un insufficiente apporto di iodio può portare a ipotiroidismo. Ciò può causare sintomi come bassi livelli di energia, pelle secca, formicolio alle mani e ai piedi, depressione e aumento di peso. I vegani sono considerati a rischio di carenza di iodio, e studi riportano che i vegani hanno livelli di iodio nel sangue più bassi fino al 50% rispetto ai vegetariani. La RDA per gli adulti è di 150 mcg di iodio al giorno. Le donne incinte dovrebbero mirare a 220 mcg al giorno, e per le donne che allattano al seno si raccomanda di aumentare ulteriormente la loro dose giornaliera a 290 mcg al giorno. I livelli di iodio negli alimenti vegetali dipendono dal contenuto di iodio del suolo. Per esempio, il cibo cresciuto vicino al mare tende ad essere più alto di iodio. Gli unici alimenti considerati di avere livelli costantemente elevati di iodio includono sale iodato, frutti di mare, alghe e prodotti lattiero caseari, che raccolgono lo iodio da soluzioni utilizzate per la pulizia delle mucche e attrezzature agricole. Mezzo cucchiaino (2,5 ml) di sale iodato è sufficiente a soddisfare le vostre esigenze quotidiane. I vegani che non vogliono consumare sale iodato o non riescono a mangiare più volte a settimana alghe, dovrebbero prendere in considerazione l’assunzione di un integratore di iodio.

5. Ferro

Il ferro è un nutriente usato per costituire nuovo DNA e globuli rossi, nonché trasportare ossigeno nel sangue. Esso è anche necessario per il metabolismo energetico. Troppo poco ferro può portare ad anemia e sintomi come affaticamento e diminuzione della funzione immunitaria. La RDA è di 8 mg per gli uomini adulti e le donne in post-menopausa. Aumenta a 18 mg al giorno per le donne adulte, mentre le donne in gravidanza dovrebbero mirare a 27 mg al giorno. Il ferro può essere trovato in due forme: eme e non-eme. Il ferro eme è disponibile solo da prodotti di origine animale, mentre il ferro non-eme si trova nelle piante. Poiché il ferro eme è più facilmente assorbito nella dieta rispetto al ferro non-eme, i vegani sono spesso raccomandati di puntare ad un aumento di 1,8 volte la normale RDA. Detto questo, sono necessari ulteriori studi per stabilire se tali assunzioni elevate siano realmente necessarie. I vegani con apporto di ferro basso dovrebbero mirare a mangiare più alimenti ricchi di ferro, come le verdure crocifere, fagioli, piselli, frutta secca, noci e semi. Alimenti arricchiti di ferro, come i cereali, pane arricchito e alcuni tipi di latte vegetali, possono ulteriormente essere di aiuto. Inoltre, utilizzando pentole e padelle in ghisa per cucinare, evitando tè o caffè con i pasti e combinando alimenti ricchi di ferro con una fonte di vitamina C può contribuire a rafforzare l’assorbimento del ferro. Il modo migliore per determinare se gli integratori sono necessari è quello di tenere i livelli di emoglobina e di ferritina controllati con l’aiuto del vostro medico. Assunzioni inutili di integratori come il ferro può fare più male che bene e danneggiare le cellule o bloccare l’assorbimento di altri minerali dal vostro intestino. Livelli estremamente elevati possono anche causare convulsioni, portare a insufficienza di organi o coma ed essere fatale in alcuni casi. Così, è meglio non integrare a meno che non sia veramente necessario.

6. Calcio

Il calcio è un minerale necessario per ossa e denti. Esso svolge anche un ruolo nella funzione muscolare, segnalazione nervosa e la salute del cuore. La RDA per il calcio è fissata a 1.000 mg al giorno per la maggior parte degli adulti e aumenta a 1.200 mg al giorno per gli adulti di età superiore ai 50. Fonti vegetali di calcio comprendono, cavolo, senape, cime di rapa, crescione, broccoli, ceci, tofu e tipi di latte vegetali fortificati o succhi di frutta. Tuttavia, gli studi tendono a concordare sul fatto che la maggior parte dei vegani non ottengono abbastanza calcio. Un commento spesso sentito tra la comunità vegana è che i vegani hanno esigenze di calcio inferiori rispetto agli onnivori perché non usano questo minerale per neutralizzare l’acidità prodotta da una dieta ricca di carne. Una maggiore ricerca è attualmente necessaria per valutare come le diete senza carne influiscano sul fabbisogno di calcio giornaliero. Tuttavia, vi è la prova che i vegani consumano meno di 525 mg di calcio tendono ad avere un aumento del rischio di fratture ossee. Per questo motivo, tutti i vegani sono incoraggiati a puntare alla RDA, o fare in modo da consumare almeno 525 mg di calcio al giorno. Integratori devono essere utilizzati se ciò non può essere ottenuto attraverso la dieta o mediante i soli alimenti addizionati.

7. Zinco

Lo zinco è un minerale fondamentale per il metabolismo, per la funzione immunitaria e la riparazione delle cellule del corpo. Un insufficiente apporto di zinco può portare a problemi di sviluppo, perdita di capelli, diarrea e una ritardata guarigione delle ferite. La RDA per lo zinco è attualmente fissata a 8-9 mg al giorno per gli adulti. Aumenta ad 11-12 mg per le donne incinte e 12-13 mg per le donne che allattano. Pochi sono gli alimenti vegetali che in realtà contengono zinco. Inoltre, l’assorbimento di zinco da cibi vegetali è limitata a causa del loro contenuto di fitati. Per questo motivo, i vegetariani dovrebbero puntare ad ottenere 1,5 volte la RDA. Anche se non tutti i vegani hanno bassi livelli di zinco nel sangue, una recente revisione di 26 studi ha dimostrato che i vegetariani – e soprattutto i vegani – hanno assunzioni di zinco inferiori e livelli di zinco nel sangue leggermente inferiori rispetto agli onnivori. Per massimizzare l’apporto, mangiare una varietà di cibi ricchi di zinco per tutta la giornata. Questi includono cereali integrali, germe di grano, tofu, pane esseno, legumi, noci e semi. Mettere in ammollo semi e legumi durante la notte, mangiare abbastanza proteine e consumare alimenti fermentati come il tempeh e miso sembra aumentare l’assorbimento. I vegani che si sentono preoccupati per la loro assunzione di zinco o quelli con sintomi di una carenza possono prendere in considerazione un integratore di citrato di gluconato di zinco al giorno o di zinco che fornisce il 50-100% della RDA.

Osservazioni Finali

Le diete vegane ben bilanciate sono in grado di soddisfare le esigenze di nutrizione per tutte le fasi della vita. Detto questo, alcune esigenze nutrizionali possono essere difficili da ottenere attraverso la dieta e i soli alimenti fortificati. Questo è particolarmente vero per la vitamina B12, vitamina D e omega-3 a catena lunga. Tutti i vegani non in grado di soddisfare le loro raccomandazioni dietetiche attraverso la sola dieta dovrebbero considerare seriamente l’assunzione di integratori.

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Ridere fa bene alla salute: tutti i benefici della risata

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma RIDERE FA BENE ALLA SALUTE BENEFICI Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgUno studio dell’Università di Basilea, pubblicato sulla rivista scientifica Cerebral Cortex, si è concentrato nello scoprire quali siano le aree del cervello coinvolte quando ridiamo. I ricercatori hanno suddiviso alcuni volontari in tre gruppi: il primo gruppo veniva solleticato sotto la pianta dei piedi e aveva il permesso di ridere, il secondo veniva solleticato ma doveva cercare di non ridere, infine il terzo doveva ridere volontariamente senza essere solleticato. Durante l’esperimento i volontari sono stati sottoposti a Risonanza Magnetica per Immagini. Nel cervello del primo gruppo, dove i partecipanti ridevano in modo genuino, alcune regioni del cervello si attivavano in maniera più consistente rispetto agli altri due gruppi. Le aree stimolate erano:

  • Ipotalamo laterale, coinvolto in un grande numero di processi come l’eccitazione, ma anche il comportamento alimentare, la riduzione della percezione del dolore, le funzioni digestive e la pressione sanguigna.
  • Opercolo parietale, responsabile di parte dei processi legati ai sensi, come il tatto e la percezione della temperatura.
  • Amigdala, coinvolta nel processo di memorizzazione, nel prendere decisioni e nelle reazioni emotive.
  • Cervelletto, importante nella attenzione visiva e nel linguaggio.

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Ridere riduce la sensazione di dolore

Nello studio è stata misurata anche l’attivazione della sostanza grigia periacqueduttale, che gioca un ruolo chiave nella percezione del dolore, producendo encefalina, un neurotrasmettitore che appunto inibisce il dolore, tanto che è qui che vengono sistemati gli impianti che stimolano il cervello nei pazienti con dolore cronico. Mentre si ride si attivano anche le regioni della corteccia prefrontale ventromediale che rilasciano endorfine, che riducono il dolore e aumentano la sensazione di euforia.

Combatte l’ansia

Una risata libera sostanze che hanno una funzione benefica sul sistema immunitario e migliorano il tono dell’umore; tali sostanze, inoltre, eliminano lo stress aiutandoci a prevenire tutta una serie di disturbi ad esso correlati (attacchi di panico, depressione, ansia, malattie cardiovascolari). Uno studio, pubblicato sulla rivista Heart&Lung, ha indagato sui benefici psicologici per le persone con broncopneumopatia cronica ostruttiva e ha dimostrato che ridere migliora sensibilmente l’umore e lo stato psicologico dei pazienti. 

Regola la pressione

È ormai universalmente riconosciuto che gli stati emotivi negativi possono aumentare il rischio di malattie cardiovascolariUno studio, pubblicato sulla rivista The American Journal of Cardiology, ha messo sotto osservazione un gruppo di volontari mentre guardavano un film comico e un documentario. Mentre la visione del documentario non aveva alcun effetto sul sistema circolatorio, quella del film comico migliorava non solo la pressione, ma anche la flessibilità delle arterie e l’effetto durava 24 ore.

Meno rischio di infarti e ictus

Un’altra ricerca, pubblicata su the Journal of Epidemiology, si è concentrata sul rapporto tra ridere e il rischio di infarto e ictus. I ricercatori giapponesi hanno analizzato dati di quasi 21.000 persone che avevano almeno 65 anni. Chi non ride mai o ride poco ha il 21% di rischio in più di avere un attacco cardiaco rispetto a chi ride ogni giorno. Per quanto riguarda l’ictus il dato è eclatante: chi ride poco o mai aumenta la possibilità del 60% di esserne colpito.

Qualità del sonno

Uno studio sul rapporto tra qualità del sonno negli anziani e risate, pubblicato su Geriatrics and Gerontology, ha coinvolto 109 volontari. Solo la metà di loro è stata sottoposta alla terapia della risata (4 sessioni nel corso di un mese). In seguito sono stati interrogati da alcuni psicologi sul loro stato di salute mentale e sulla qualità del riposo prima e dopo l’esperimento. I risultati parlano chiaro: ridere ha migliorato la qualità del loro riposo, diminuendo ansia e tristezza.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Come fa ad uscire il sangue mestruale se sono vergine e l’imene è integro?

MEDICINA ONLINE IMENE ROTTURA SANGUE VAGINA DOLORE DONNA RAPPORTO VAGINA PENE PENETRAZIONE SESSO SESSUALITA EMORRAGIA GOCCIA QUANDO CHIAMARE MEDICO AIUTO RAGAZZAIl sangue mestruale raggiunge l’esterno anche in presenza di un imene integro che nella donna vergine ricopre l’apertura vaginale: questo perché, anche prima del primo rapporto sessuale dove avviene la deflorazione, l’imene è dotato di opportuni forellini – in numero variabile – presenti fisiologicamente sulla sua superficie. L’assenza congenita di questi forellini impedisce la fuoriuscita del sangue mestruale e rende necessario l’intervento del medico.

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Come si chiama l’apertura attraverso cui fuoriesce l’urina?

MEDICINA ONLINE VULVA LABBRA GRANDI PICCOLE LABIA MINORA MAJOR VAGINA SEX SESSO DONNA APPARATO SESSUALE FEMMINILE CLITORIDE MEATRO URETRALE OPENING IMENE VERGINITA WALLPAPER PICS PICTUREL’urina, in arrivo dalla vescica, percorre l’uretra e fuoriesce attraverso una apertura chiamata meato uretrale (o orifizio, o apertura, in inglese urethral opening), un piccolo forellino che nella donna è relativamente ben nascosto: nella vulva è posizionato al di sopra dell’apertura della vagina ed al di sotto del clitoride. Nell’uomo il meato uretrale è invece posizionato sul glande, proprio sulla punta del pene.

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Mentre dal meato uretrale femminile fuoriesce solo l’urina, dal meato uretrale maschile invece possono fuoriuscire sia l’urina che – durante l’orgasmo – lo sperma.

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Il sangue mestruale e l’urina escono dallo stesso condotto?

MEDICINA ONLINE VULVA LABBRA GRANDI PICCOLE LABIA MINORA MAJOR VAGINA SEX SESSO DONNA APPARATO SESSUALE FEMMINILE CLITORIDE MEATRO URETRALE OPENING IMENE VERGINITA WALLPAPER PICS PICTURENo, il flusso mestruale fuoriesce dall’apertura vaginale, mentre l’urina fuoriesce dal meato (o orifizio) uretrale, un piccolo forellino relativamente ben nascosto che nella vulva è posizionato al di sopra dell’apertura della vagina ed al di sotto del clitoride (vedi foto in alto).
Mentre l’urina proviene dall’apparato urinario (reni, ureteri, vescica ed uretra che sbocca appunto all’esterno tramite il meato uretrale), il flusso mestruale è composto da cellule della mucosa uterina (l’endometrio) e sangue, proviene dall’utero ed attraversa la vagina per dirigersi all’esterno tramite l’apertura vaginale.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Squirting: quello che c’è da sapere sull’eiaculazione femminile

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Tutto questo per dire che, quando parli di sesso, le notizie che trovi, le cose che scopri, spesso, ti stupiscono. L’ultima sorpresa l’ho avuta quando ho letto i dati di Pornhub sui video hard più cliccati dalle donne italiane negli ultimi tre mesi: in testa alla classifica (dopo italian, ma ogni nazione cerca video in lingua, quindi non conta) c’è lo squirt. Al secondo posto, c’è il sesso lesbico, che invece, sempre secondo Pornhub, è la cosa più cercata online dalle donne di tutto il mondo.

NOI ITALIANE ABBIAMO LA FISSA DELLO SQUIRTING. PERCHÉ? PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE PER NOI GUARDARE VIDEO DI DONNE CHE EIACULANO?

Ho cominciato a chiedere in giro, ad amiche, colleghe, amiche di amiche, sconosciute (praticamente, una pazza) e ho capito che le donne si dividono in due categorie. Quelle che squirtano, e quelle che no. Le prime, quando parli con loro, capisci subito che lo fanno perché si rilassano, contente finalmente di poterne discutere. Le seconde invece pensano che sia un’invenzione, ma davvero che cosa è, e poi perché io no? Entrambe le categorie però hanno idee molto confuse sull’argomento: nessuna sa che cosa sia l’eiaculato, e soprattutto da dove esca. Dalla vagina? Trasuda dalle labbra, dall’uretra? E poi: come si fa a farlo? Insomma, in fin dei conti non stupisce che nelle nostre stanze segrete, anziché gustarci il classico video lesbo-chic che tanto ci piace e ci fa eccitare, siamo tutte lì a cliccare su filmati di ragazze in grado di inondare la videocamera. Semplicemente: vogliamo capirne di più. Siccome anche io non è che abbia proprio tutto chiaro, al grido di la-gente-vuole-sapere ho intervistato un accademico che l’eiaculato femminile lo ha analizzato al laboratorio.

«Chiariamo subito una cosa fondamentale: lo squirting non è urina», dice Emmanuele A. Jannini, docente di Endocrinologia e Sessuologia Medica all’università Tor Vergata di Roma che sull’argomento ha pubblicato uno studio sul Journal of Sexual Medicine. «Questo eiaculato non contiene le sostanze tipiche dell’urina. Viene prodotto dal rene, stoccato nella vescica e viene espulso attraverso l’uretra. Quindi teoricamente è urina. Ma è così diluito da essere più simile all’acqua che all’urina».

Tant’è vero che tutte le donne che squirtano (e i loro compagni) sanno benissimo che il liquido prodotto non puzza, anche dopo diverse ore dall’eiaculazione. «Il mio ragazzo mi dice sempre che profuma», mi racconta Claudia, 40 anni, grafica. «Il problema però è che a volte è tantissimo. Pensa che una volta ho dovuto usare il mocio per raccoglierlo da terra. Certo, non è che lo faccio ogni volta che raggiungo l’orgasmo, riesco a controllarlo. Ma quando mi lascio andare del tutto, è molto bello».

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«Nelle pazienti che squirtano, abbiamo evidenziato una capacità velocissima da parte della vescica di riempirsi di liquido e di emetterlo al momento dell’orgasmo, prima che questo fluido venga concentrato e trasformato in urina dal rene», riprende l’esperto. «È una specie di riflesso incondizionato, che viene innescato stimolando solo il clitoride, oppure, molto più frequentemente, la parte iniziale della vagina, nella parete anteriore, su cui è appoggiata la vescica. Una zona che una volta veniva chiamata punto G, e che ora viene denominata complesso clitoro-uretro-vaginale. Questa stimolazione sollecita direttamente la vescica, e sembra favorire tutto il processo. Oltre allo squirting, abbiamo anche evidenziato la presenza di un altro eiaculato, più denso e meno copioso, che viene espulso sempre dall’uretra. Analizzandolo in laboratorio abbiamo scoperto che è molto simile allo sperma, tant’è vero che contiene un’altissima quantità di PSA, un enzima che negli uomini viene secreto dalla prostata . Questo fluido viene prodotto da residui di ghiandola prostatica presenti e attivi solo in alcune donne».

MA LA CAPACITÀ DI SQUIRTARE È UNA COSA GENETICA O SI CONQUISTA CON IL TEMPO? INSOMMA SQUIRTER SI NASCE O SI DIVENTA?

Mi racconta Stefania, 38 anni, commessa: «Io lo sono diventata. Ho fatto sesso per anni senza che succedesse. Poi un giorno ho conosciuto un uomo più grande di me. È stato lui il primo a dirmi: guarda che tu se vuoi puoi squirtare. Ha cominciato a toccarmi dentro in modo particolare, non si fermava mai. Ma anziché raggiungere l’orgasmo mi scappava la pipì. Mi sono precipitata sul water, ma il liquido che è uscito non era urina. Era più chiaro, e usciva tipo rubinetto: non si fermava. Da quella volta mi succede quasi ogni volta che raggiungo l’orgasmo».

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«Se ti stai toccando e arrivi a un punto in cui senti bruciare e hai una gran voglia di andare in bagno, devi continuare e lasciarti andare, senza paura. Quello che esce non è pipì!», assicura Valeria Visconti la squirter girl italiana più famosa, che dal fare richiestissimi spettacoli è passata da circa due anni al porno vero e proprio. «Io lo dico sempre a tutte le mia amiche che me lo chiedono: se vuoi imparare, devi farlo da sola, devi conoscere il tuo corpo. Ti metti lì, sul letto e cominci con il dito a esplorare la parte interna della vagina, molto vicina all’ingresso. Bisogna sfregare a lungo. A me viene meglio se sono supina. Bisogna fare esercizio, provarci e riprovarci. E non fermarsi quando si sente la voglia di fare la pipì».

LA PAROLA A ROCCO SIFFREDI

Uno dei trucchi che sui set pornografici è molto utilizzato è bere grandi quantità di acqua. 

«Le attrici arrivano con una scorta di bottiglie di Smart Water, dicono che le aiuta. E funziona, perché alcune sono in grado di andare avanti a eiaculare per un sacco di tempo», assicura Rocco Siffredi. «Fino a cinque anni fa, lo facevano in poche. Oggi invece in quell’atto teatrale che è il porno, lo squirt è diventato la rappresentazione dell’orgasmo femminile. È la liberalizzazione del piacere della donna. Che non vuole più essere un oggetto sessuale ma che ha deciso di prendersi il suo orgasmo, lasciandosi andare completamente. La chiave è tutta qui».

Certo, a guardare i film porno, non sono proprio certa che le professioniste sul set siano tutte squirter genuine. Magari hanno solo imparato a fare la pipì a comando. Ma magari hanno ragione Rocco e Valeria. E Stefania e Claudia. Le donne magari si dividano in due categorie: quelle che squirtano. E quelle che lo faranno.

Vibratori e sex toy

Esistono una serie di vibratori e sex toy, che possono essere usati per ottenere più piacere e rendere più appagante il rapporto per entrambi i partner, noi vi consigliamo questi:

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FONTE: Cosmopolitan

Differenza tra arma automatica e semiautomatica con esempi

MEDICINA ONLINE MEDICINA LEGALE ARMA FUCILE PISTOLA MITRA ASSALTO AUTOMATICA SEMI DIFFERENZA.jpgCon “arma automatica” (in inglese “automatic firearm”) si intende un’arma da fuoco con la capacità di sparare in modo automatico, senza bisogno di ricaricare le stesse tra l’esplosione di una cartuccia e l’altra, in grado quindi di generare un fuoco continuo (continuano a sparare fino a che non finiscono i proiettili o viene rilasciato il grilletto). Esempi di arma a fuoco automatico, sono:

  • AK-47, senza dubbio il più celebre e diffuso tra i fucili di assalto, chiamato anche Kalašnikov, dal nome del suo inventore, il militare sovietico Michail Timofeevič Kalašnikov;
  • Beretta MAB 38 e Thompson, due mitra;
  • Breda Mod.30, un fucile mitragliatore;
  • SIG SG 510, un fucile da battaglia.

Con “arma semi-automatica” (in inglese “semi-automatic firearm”) si intende un’arma da fuoco che necessita della pressione del grilletto, con un meccanismo tale per cui successivamente al fuoco viene ricaricata la munizione successiva. Le armi semi-automatiche sono morfologicamente uguali alle armi automatiche: ciò che le differenzia è il sistema di scatto, il quale permette di sparare solamente un colpo ad ogni pressione del grilletto mentre le armi automatiche continuano a sparare fino a che non finiscono i proiettili o viene rilasciato il grilletto, anche se a volte il termine automatico viene incorrettamente usato per le armi semiauto. Storicamente sono comparse prima le armi automatiche rispetto a quelle semiautomatiche, ciò si spiega in virtù della maggiore complessità del sistema di scatto di un’arma semiautomatica rispetto ad una automatica. Esempi di arma a fuoco semi-automatico, sono:

  • M1 Garand;
  • M1 Carbine;
  • Tokarev SVT 40;
  • Mauser Gewehr 41/43.

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Differenze tecniche tra arma automatica e semiautomatica

Tecnicamente la differenza tra le due armi è una diversa organizzazione della catena di scatto: mentre nelle armi automatiche, una volta premuto il grilletto viene liberato il dispositivo di percussione che non viene più intercettato per essere bloccato in posizione armata durante la fase di ritorno dell’otturatore finché non viene rilasciato il grilletto stesso, nelle armi semiautomatiche, ogni volta che l’otturatore arretra durante la fase di sparo, il dispositivo di percussione viene intercettato e bloccato in posizione armata. Il successivo avanzamento dell’otturatore non cambia lo stato di armamento del percussore, che per essere liberato per effettuare una nuova azione di sparo deve essere di nuovo intercettato dagli elementi della catena di scatto durante il rilascio del grilletto, il quale potrà nuovamente liberare il dispositivo di percussione solo dopo essere stato premuto nuovamente.
Avvenuto ciò, ogni qualvolta si prema il grilletto si otterrà la risposta al fuoco e, oltre all’espulsione del bossolo, l’inserimento di una nuova cartuccia con conseguente riarmo del percussore. Queste operazioni proseguono sino a che il caricatore non si svuota a seguito di ripetute pressioni del grilletto: a quel punto l’arma può rimanere con l’otturatore aperto per segnalare che non può più sostituire nella canna vuota una nuova cartuccia.
Questi tipi di armi sparano quindi sempre a colpo singolo ad ogni pressione del grilletto, pur provvedendo alla ricarica di una nuova cartuccia in camera per essere pronte alla ripetizione del colpo appena si torna a premere il grilletto, a differenza delle armi a ripetizione manuale, che necessitano ad ogni colpo dell’azione manuale di ricameramento di una nuova cartuccia.

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