Il capello: come è fatto, perché sta in testa, quanto velocemente cresce e come vive

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA ESTETICA CAPELLI OCCHI BELLEZZA COSMETICI PELLE RUGHE TRUCCO MAKE UP ROSAI più fortunati tra gli uomini ne portano in testa tanti e robusti, altri li hanno persi da tempo; le donne che li hanno ricci li vorrebbero lisci mentre quelle che li hanno lisci li vorrebbero ricci. Li portiamo sopra di noi per tutta la vita eppure li conosciamo così poco! Ovviamente sto parlando dei capelli ed alla fine di questo articolo potrai dire di conoscere un po’ meglio il… soffice peso che porti sulla testa.

Prima informazione non scontata: il capello, comunemente considerato una parte molto semplice del nostro corpo, rappresenta in realtà l’espressione esterna di un organo molto complesso, il follicolo pilifero.
Una delle domande più banali potrebbe essere:
A cosa servono i capelli e perché li abbiamo proprio in testa?
I capelli rappresentano apparentemente solo un attributo estetico, ed in parte lo sono: esattamente come le piume colorate del pavone o come la criniera del leone, essi hanno funzione attrattiva nei confronti dell’altro sesso. Tuttavia la natura pensava ad altro quando ci ha messo in testa questa parrucca: alla sicurezza della nostra testa. I capelli costituiscono, infatti, un morbido cuscino che protegge il capo dagli urti e sono utilissimi per mantenere ai giusti livelli la temperatura del cranio, soprattutto in certe zone del mondo. Vi siete mai chiesti perché un africano ha una capigliatura scura, folta e crespa mentre un tedesco ha capelli più chiari e più sottili? Perché l’africano ha bisogno di isolamento termico molto di più di un germanico! I capelli del primo sono fatti in modo da formare sul capo uno strato “spugnoso”, ricco di intercapedini contenenti aria umida, con la funzione di isolante termico; le cellule cerebrali, infatti, entrano in sofferenza già a 50° di temperatura ambientale (spesso anche molto meno in realtà!), quindi nelle zone calde del globo i capelli rappresentano una fondamentale protezione “naturale” del cervello.

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A che velocità crescono mediamente?
I capelli crescono circa un millimetro ogni tre giorni, quindi un centimetro al mese, dodici centimetri l’anno, un metro e venti centimetri in dieci anni.

Perché ricci, perché lisci?
Le teorie sono ancora molte a riguardo, tuttavia molte ricerche indicano la causa nel bulbo. I capelli nascerebbero lisci, ondulati o ricci in base alla conformazione del bulbo dal quale originano. Se il bulbo è circolare il pelo cresce diritto, se invece il bulbo è più o meno schiacciato, il pelo cresce riccio.bulbo

Fonte dell’immagine: https://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/peli.html

Ogni razza ha il suo capello

A seconda della tipologia e della sezione di taglio, ogni capello può essere associato ad una determinata razza, abbiamo quindi capelli:

  • Lissotrici lisci e a sezione rotonda tipici delle razze mongoliche;
  • Cimotrici ondulati o ricci a sezione ovale tipici delle razze caucasiche;
  • Ulotrici lanosi e crespi a sezione piatta tipici delle razze negroidi.

La differenza nella forma dei capelli tra soggetti neri, bianchi e orientali è una conseguenza a sua volta della forma del follicolo pilifero che è predeterminata geneticamente. I peli spuntano dai follicoli inclinati rispetto alla cute di un’angolazione che nel cuoio capelluto è di circa 75 gradi. Il follicolo pilifero negroide ha una forma incurvata ed elicoidale, a spirale, e questo, oltre alla forma di taglio appiattita, spiega la natura crespa del capello. Il follicolo nei soggetti orientali è invece completamente dritto per cui questi soggetti hanno capelli lisci, mentre nei caucasici (tra cui noi italiani) il follicolo ha forma intermedia fra gli altri due presentando quindi ampie variazioni con una prevalenza di capelli lunghi, dritti, ondulati o elicoidali.
E’ importante anche ricordare che la caratteristica forma ondulata o riccia del capello dipende anche dalla struttura (determinata geneticamente) dei punti disolfuro che uniscono la cheratina che compone il capello. La permanente, con i suoi acidi, agisce proprio a livello dei ponti disolfuro: siccome l’acido viene messo in posa quando i capelli sono arricciati sul bigodino, i ponti si riformano ma in disordine.

Perché i capelli si allungano ed i peli no?
Per sapere la risposta, leggete questo articolo: Perché i capelli si allungano ed i peli no?

Perché i capelli diventano bianchi?
La “colpa” è dei melanociti. A tale proposito vi consiglio di leggere questo mio articolo: Perché i capelli diventano bianchi? Sono ancora giovane… Ecco i rimedi

Quanti capelli produce ogni radice nell’arco di una vita?
Ogni radice è programmata per avere una “riserva” di produzione di circa 25 capelli. In condizioni normali, ognuno di questi vive in media 4 anni, quindi abbiamo un potenziale di 100 anni di capelli.

Anche i capelli invecchiano?
Certamente sì. A parte il fenomeno dei capelli bianchi, di cui abbiamo già parlato, con l’età si verifica un rallentamento ed una modifica nell’attività della radice, in modo del tutto parallelo
a quanto accade alla pelle in generale. Il ritmo del rinnovamento cellulare cala, quindi i capelli crescono meno velocemente; le fibre di collagene tendono ad indurirsi progressivamente e a stringere la radice come in una morsa. Tutto questo fa sì che la radice produca dei capelli più sottili e fragili. Inoltre qualche radice comincia ad esaurire la sua “riserva” di capelli, e si atrofizza. La conseguenza è che, dopo una certa età, il numero di capelli per centimetro quadrato diminuisce (di circa il 10% ogni 10 anni).
Il fenomeno dell’invecchiamento dei capelli riguarda tutti, uomini e donne, ma, presso alcuni uomini progredisce molto più rapidamente rispetto alla media, portandoli ad una calvizie precoce.

Ciclo follicolare, ovvero: la dura vita di un povero capello
La crescita dei capelli procede attraverso tappe distinte. L’attività ciclica del follicolo è caratterizzata dall’alternanza di periodi di intensa crescita e di periodi di stasi o addirittura di involuzione.  I capelli inoltre non si trovano tutti nella stessa fase ma crescono con modalità e ritmi differenti. Il ciclo follicolare viene diviso in tre fasi: anagen,catagen e telogen.

  • Anagen o fase di crescita: durante questo periodo di crescita si verificano alcune modificazioni a livello cellulare. Il follicolo si trova in piena attività proliferativa ed il capello cresce mediamente di 0,3-0,4 mm al giorno. La durata di questa fase è generalmente compresa tra i 2 ed i 7 anni ed è pesantemente influenzata da fattori ereditari e sessuali (più lunga nella donna, più corta nell’uomo).
  • Catagen  o fase di involuzione: durante questo periodo il follicolo arresta la sua attività proliferativa ed il capello non si allunga più. La durata di questa fase è molto breve, mediamente intorno alle 2-3 settimane.
  • Telogen o fase di riposo/eliminazione: durante questo periodo il follicolo viene completamente inattivato. Il capello si trova ancora all’interno del follicolo ma ancorato da deboli legamenti intercellulari che presto cederanno sotto la spinta del nuovo capello. Al termine di questa fase, infatti il follicolo riprende la sua attività entrando nella fase anagen e generando un nuovo capello. La durata media di questo periodo è di tre mesi.  Il capello “morto” viene gradualmente “spinto” via dal nuovo capello che sta crescendo all’interno del cuoio capelluto. Al termine di questa fase, che dura circa tre mesi, il capello si stacca spontaneamente e cade. Dobbiamo quindi considerare che i capelli che cadono oggi sono in realtà “morti” circa tre mesi prima. In condizioni normali, abbiamo l’85% dei capelli in fase di crescita, il 5% in fase di riposo ed il restante 10% in fase di eliminazione.

Perché quando siamo stressati il capello diventa più sottile?
Il ciclo vitale del capello è molto più delicato di quanto possa sembrare: fenomeni come lo stress, squilibri ormonali e/o metabolici, o altre condizioni patologiche, possono interferire anche profondamente con il normale ciclo di crescita del capello. In questi casi, la fase di anagen si accorcia e di conseguenza il capello si presenta più corto e sottile. Può inoltre verificarsi un ritardo nella crescita del nuovo capello che contribuirà ad aggravare ulteriormente il problema del diradamento o alopecia (dal greco “alopex” = volpe, termine usato per sottolineare la similitudine con questo animale che perde il pelo per due volte in un anno).

La struttura del capello può essere suddivisa in tre porzioni distinte:

  1. una porzione esterna al follicolo, visibile, chiamata STELO o FUSTO. Il fusto è composto prevalentemente da una proteina dura (la cheratina), che gli conferisce le proprietà di resistenza e robustezza. La struttura del capello è molto complessa, composta da molteplici fasci di fibre intrecciate tra loro: questa struttura rende il capello elastico e flessibile. Per semplificare, se immaginiamo di tagliare un capello trasversalmente e di ingrandirne la sezione, notiamo tre cerchi concentrici, come quelli dei tronchi d’albero: il più esterno è la sottile cuticola, che ha il compito di proteggere le parti più interne, ed è costituita da scaglie dure sovrapposte e strettamente aderenti tra loro come le tegole di un tetto. In posizione mediana c’è la corteccia, lo strato più spesso, che contiene i pigmenti di melanina che conferiscono ai capelli il loro colore, ed al centro troviamo il midollo, costituito da cellule morbide;
  2. una porzione interna al follicolo stesso detta RADICE, normalmente non visibile, perché alloggiata internamente alla cute. La radice (o follicolo pilifero) può essere definita la “fabbrica” del capello: al suo interno possiede una cavità, la papilla, nella quale si insinuano i nervi ed i vasi capillari che portano il nutrimento necessario ad assicurare la continua riproduzione delle cellule della matrice. Questa riproduzione provoca la crescita del capello, che continua ad allungarsi fino al termine del suo ciclo di vita;
  3. una porzione ancora più profonda, detta BULBO. Il bulbo è la struttura profonda del capello e contiene diversi gruppi di cellule specializzate nella germinazione e proliferazione del capello. Lateralmente rispetto al follicolo pilifero è posta la ghiandola sebacea che secerne il sebo, una sostanza grassa che protegge il cuoio capelluto ed il capello stesso dalle aggressioni esterne.

Le cose che non sapevi sul capello

  • Una persona adulta ha fisiologicamente 100.000/150.000 capelli. Mediamente abbiamo 250 capelli per cm².
  • Come già prima accennato, ogni singola radice produce circa 25 capelli, ciascuno dei quali vive in media per 4 anni. Madre natura ha quindi previsto di rifornirci di capelli per circa 100 anni.
  • I capelli più lunghi di cui si abbia certificazione appartennero a Pandarana Sannahdi, superiore del monastero di Tirudaduturai a Madras, in India. Nel 1949 misuravano 7,92 metri di lunghezza.
  • Lo studio più lungo sui capelli mai pubblicato è durato 14 anni: in questo lasso di tempo i ricercatori hanno seguito 7727 cicli piliferi di 931 capelli ben identificati su 10 soggetti volontari, sottoposti a fototricogramma una volta al mese.
  • I capelli sono dotati di grande elasticità: un capello asciutto si può allungare del 30% , e un capello bagnato del 100%.
  • Quanto alla resistenza meccanica, un capello ha un carico di rottura pari a 50 grammi, quindi 100.000 capelli sopportano un peso di 500 kg. In altre parole, la chioma di un uomo appeso per i capelli potrebbe sopportarne tranquillamente il peso.
  • In entrambi i sessi sono presenti circa 5 milioni di follicoli piliferi. La lunghezza dei peli dipende dal tasso di crescita, variabile in base all’area cutanea, al sesso e alla razza.
  • Prima abbiamo detto che il numero di capelli, in media, varia da 100 a 150 mila unità. Questa ampia variazione si può collegare a età, razza e colore. Per esempio, chi ha i capelli chiari tendenzialmente possiede un numero maggiore di capelli rispetto a chi li ha scuri.
  • I capelli contengono circa il 16% di acqua, percentuale che aumenta quando vengono immersi in ambiente acquoso.

Mi raccomando, abbiate sempre cura dei vostri capelli, un esercito di piccoli guerrieri pronti a difendere – col proprio stesso corpo – la cosa più importante che possedete: il vostro cervello.

I migliori prodotti per la cura del capello 

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere del capello sia femminile che maschile, in grado di migliorare forza, salute e bellezza dei tuoi capelli:

Lavaggio dei capelli

Cura dei capelli

Asciugatura ed acconciatura dei capelli

Tintura dei capelli, ciglia, sopracciglia

Eliminazione dei pidocchi

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Vuoi abbronzarti in totale sicurezza? Scopri a quale fototipo appartieni

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare abbronzarti sicurezza quale fototipo appartieniIl fototipo di una persona è una classificazione utilizzata in medicina, determinata sulla qualità e sulla quantità di melanina presente in condizioni basali nella pelle. Esso indica le reazioni della pelle all’esposizione alla radiazione ultravioletta ed il tipo di abbronzatura che è possibile ottenere tramite essa. Conoscere il proprio fototipo è il punto di partenza fondamentale per preservare la salute della propria pelle e per comportarsi correttamente durante l’esposizione alla radiazione ultravioletta della luce solare. La medicina distingue sei tipi di fototipo nell’adulto:

Fototipo 1

Caratteristiche: pelle bianca, lentiggini, capelli rossi, occhi chiari, celesti o verdi.

Sarebbe il caso di iniziare ad assumere degli integratori a base di betacarotene e flavonoidi un paio di settimane prima della partenza, per stimolare la produzione di melanina continuando per il soggiorno”. Attenzione: bisogna partire lentamente, con 15 minuti di esposizione il primo giorno arrivando a mezz’ora solo dopo una settimana. Come filtro, protezione molto alta in crema almeno fino al settimo giorno.

Fototipo 2

Caratteristiche: pelle rosata, capelli biondi, occhi chiari ma anche nocciola pallido

“In questo caso – dice l’esperto – bisognerebbe assumere fin da 15 giorni prima uno o più integratori per via orale a base di betacarotene e flavonoidi, proprio come nel primo caso. L’esposizione può aumentare, ma di poco: 20 minuti il primo giorno, mezz’ora dal secondo e massimo un’ora fino alla settimana. Anche in questo caso è indicata una protezione molto alta almeno fino al quarto giorno per poi diminuire. Fino al settimo giorno meglio una crema”. Un consiglio? Mangiate una coppa di more e mirtilli e un paio di fette d’anguria al dì.

Fototipo 3

Caratteristiche: : pelle dorata, capelli castani o bruni, occhi verde scuro o bruni

Per il fototipo 3 conviene seguire prima della partenza le stesse indicazioni del 2, sospendendo però l’integrazione una volta al mare o in montagna. Quanto all’esposizione, si può iniziare con 20-30 minuti per poi salire a 45 dal secondo al quarto giorno. Dal settimo in poi, anche due ore. La protezione indicata è alta fino al quinto giorno, poi media fino alla fine con crema, emulsione o latte”. In questo modo, avrete una pelle caffelatte nel giro di qualche giorno.

Fototipo 4

Caratteristiche: pelle normale/olivastra, capelli neri, occhi marrone scuro

L’indicazione del fototipo 2 rimane valida anche per chi ha la pelle più scura tuttavia si possono scegliere integratori a base di sali minerali, proseguendo per tutto il soggiorno. Si può partire subito con 30-45 minuti di esposizione fino al quarto giorno e passare a 1-2 per le altre giornate in spiaggia”. In questo caso la protezione indicata è alta all’inizio, media fino al traguardo della settimana e bassa in seguito. Si può scegliere fra gel, olio o latte. Un consiglio? Evitate i cibi piccanti e molto salati, favoriscono la sudorazione.

Fototipo 5

Caratteristiche: pelle scura, occhi e capelli scuri

La reazione al sole sarà un’abbronzatura intensa, per cui consiglio una protezione media nei primi giorni per poi passare a una bassa. In ogni caso, un latte a bassa protezione basta a mantenere luminosa l’abbronzatura.

Fototipo 6

Caratteristiche: pelle molto scura/nera, occhi e capelli neri

E’ consigliata una crema protettiva solo nel caso di esposizione continua e costante.

Piccola curiosità: la medicina usa per il bambino una classificazione del fototipo completamente diversa (tre fototipi e non sei).

I migliori prodotti per una abbronzatura luminosa e duratura

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere della tua pelle, in grado di migliorare l’abbronzatura e farla durare a lungo:

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Come “funziona” l’abbronzatura e quali danni provoca il sole?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA MARE COSTUME ABBRONZATURA ESTATE CALDO SPIAGGIA BAGNO SOLE VACANZEIn questi giorni i più fortunati di voi hanno cominciato a dedicarsi alle tanto attese vacanze. Chi tra i lettori del sito ha optato per le vacanze al mare ha cominciato ad abbronzarsi, ma si è mai chiesto come funzione l’abbronzatura e che mutamenti determina sulla nostra pelle? Per capirlo cominciamo illustrando brevemente il principale responsabile della tintarella: la luce del sole.

Luce del sole e raggi UV

Lo spettro solare è formato da energia elettromagnetica, con lunghezza d’onda che si estende da 200 a 1800 nanometri (nm). Le lunghezze d’onda più corte, che raggiungono la terra, sono le radiazioni ultraviolette (UV), che si suddividono in UVC (200-290 nm), UVA (320-400 nm) e UVB (290-320 nm); in particolare:

  • UVC (100-280 nm): hanno energia molto elevata ma vengono filtrate dall’ozono atmosferico e non raggiungono la superficie terrestre;
  • UVA (320-400 nm): sono i raggi meno energetici (l’energia è inversamente proporzionale alla lunghezza d’onda), ma riescono a penetrare fino al derma dove possono danneggiare collagene ed elastina. Le radiazioni UV-A promuovono il processo di maturazione della melanina già presente nei melanosomi trasferiti ai cheratinociti: tali radiazioni sono perciò responsabili della pigmentazione immediata della pelle, che compare già durante l’esposizione al sole e regredisce nell’arco di 2-3 ore (“fenomeno di Meyrowsky”);
  • UVB (280-320 nm): inducono le più comuni reazioni biologiche dovute ad esposizione solare, sono eritematogeni e sono i veri responsabili dell’abbronzatura duratura, perché stimolano la melanogenesi, che prosegue anche dopo l’esposizione.

Numerose variabili influenzano la qualità dell’irradiazione: stagione, altitudine, latitudine, ora del giorno e anche umidità ed inquinamento atmosferico. Relativamente all’altitudine, un suo aumento di 1000 m determina un incremento del 15-20% dei raggi UVB, mentre i raggi UVA non subiscono modifica. La riflessione delle radiazioni UV avviene da parte del cielo, delle nuvole, del suolo e tale fenomeno è particolarmente evidente qualora ci si trovi in presenza di neve (con la neve fresca viene riflesso l’80% della luce, con la neve vecchia il 50%), sabbia asciutta (24%), acqua (9%) (3V Cosmetic division tecnica report No 3 Edition 1/1).
Fino a qualche anno fa, l’attenzione era focalizzata soprattutto sugli UVB, in quanto responsabili degli effetti immediati e visibili delle radiazioni solari nei confronti della cute. Oggi, invece, c’è la consapevolezza che gli UVA, essendo più penetranti, sono maggiormente correlabili alla formazione di tumori cutanei, al fotoaging, alla fotoimmunosoppressione ed ai fenomeni di fototossicità e fotoallergia.

Effetti della radiazione solare sulla cute

Le radiazioni che raggiungono la pelle vengono in parte riflesse dallo strato corneo ed in parte assorbite e trasmesse alle strutture dell’epidermide e del derma.
La loro capacità di penetrare l’epidermide ed i loro effetti dipendono dalla lunghezza d’onda: più grande è questa, minore è la frequenza, quindi maggiore è la penetrazione; di conseguenza gli UVA, raggi a lunghezza d’onda più corta, possiedono maggiore capacità di penetrazione e possono causare maggior danno nel tempo; gli UVB sono invece i raggi principalmente responsabili dei danni immediati, come ad esempio l’eritema cutaneo o la scottatura.

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Risposte biologiche

Quando la pelle è irradiata si attivano alcune risposte biologiche:

  • si attiva il principale meccanismo di auto-protezione dagli UV: la pigmentazione. Dapprima si produce una pigmentazione immediata e transitoria indotta dai raggi UVA e dalla luce Visibile, che inizia dopo pochi minuti dalla prima esposizione e dura 24-36 ore. Questa prima abbronzatura è dovuta alla fotossidazione della melanina già presente nei melanociti, ma la colorazione che ne deriva è effimera e non ha funzione protettiva. Due giorni dopo la prima esposizione, tempo necessario ai melanociti per produrre melanina, inizia la pigmentazione ritardata in risposta ai raggi UVA e UVB;
  • lo strato corneo inizia ad ispessirsi (ipercheratosi) in seguito ad un’aumentata mitosi delle cellule basali dell’epidermide, allo scopo di proteggere la pelle dalle radiazioni UV;
  • inizia ad accumularsi b-carotene, una molecola antiossidante che agisce come silenziatore dell’ossigeno singoletto e come stabilizzatore di membrana;
  • vi è secrezione, con il sudore eccrino, diacido urocanico, molecola derivante dalla deamminazione dell’istidina, in grado di assorbire i raggi UVA;
  • si attivano gli enzimi superossido dismutasi (SOD) e glutatione perossidasi (GSH), quali scavenger delle forme reattive dell’ossigeno;
  • si attivano i meccanismi di riparazione e replicazione del DNA;
  • viene indotta, da parte dei raggi UVB, la produzione di vitamina D nello strato delle cellule spinose (azione anti-rachitica).

Oltre all’azione anti-rachitica attribuibile ai raggi ultravioletti, il sole ha ulteriori effetti benefici, come ad esempio un’azione disinfettante a livello della cute ed un’azione antinfiammatoria nei confronti di dermatite atopica e psoriasi.

Leggi anche: Ti sei scottato? Ecco i 10 errori da evitare per non peggiorare la situazione

I danni provocati dal sole

Quando però l’esposizione è eccessiva, le risposte fisiologiche sono insufficienti e i raggi solari possono causare effetti dannosi quali:

  • l’eritema acuto dovuto ad una vasodilatazione del microcircolo del derma papillare e alla produzione da parte dei cheratinociti di sostanze infiammatorie.
  • L’ipercheratosi che, se da un latoè una risposta fisiologica dell’organismo, dall’altro può raggiungere livelli patologici qualora interessi non solo lo strato corneo, ma l’epidermide in toto ed il derma superficiale. L’ipercheratosi si sviluppa tipicamente nelle zone maggiormente esposte ai raggi ultravioletti. Molto spesso è associata ad altri segni di fotodanneggiamento ed invecchiamento cutaneo, come l’elastosi attinica, le rughe profonde o le lentiggini solari.
  • Il fotoinvecchiamento (photoaging) attinico o elastosi solare: si tratta di un’alterazione a carattere ipertrofico esclusiva della cute fotoesposta, con aspetti di disordine proliferativo che possono dare origine talvolta a neoplasia.

I quadri istopatologici più significativi si riscontrano a livello del derma, dove i raggi UVA riescono a penetrare; il derma assume un colore giallastro, si presenta fortemente ispessito, con zone simil-riparative e rende la pelle anelastica e priva di tonicità. A livello istologico si riscontrano una serie di modificazioni sia dei costituenti della matrice extracellulare sia delle cellule del derma. Il collagene viene degradato, le proteine fibrillari subiscono una grave deplezione, le fibre elastiche diventano abnormi, tortuose e si ha uno squilibrio delle loro componenti; i fibroblasti aumentano di numero. Anche istiociti e mastociti sono in numero maggiore e questi ultimi rilasciano mediatori che favoriscono la proliferazione dei fibroblasti e la chemiotassi dei leucociti. I melanociti sono irregolarmente dispersi lungo la membrana basale e le cellule di Langerhans sono notevolmente ridotte. I vasi sanguigni sono tortuosi e dilatati. Tutto questo squilibrio potrebbe essere riconducibile sia alla produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) indotte dagli UVA, sia a danni a livello del DNA provocati dagli UVB. Come conseguenza si ha, in generale, un’organizzazione strutturale difettosa ed una giunzione dermo-epidermica irregolare per lo sviluppo di papille e creste di forma e dimensione irregolari. In particolare i raggi UVB causano un danno diretto al DNA dei cheratinociti, con formazione di dimeri di timina che portando le cellule a morte programmata; inoltre sono maggiormente responsabili, rispetto agli UVA, dell’insorgenza di neoplasie della pelle diverse dal melanoma (carcinomi baso-cellulari e spino-cellulari). Più recentemente, sono stati identificati anche gli effetti dannosi dei raggi UVA associabili alla formazione di specie ossidanti, che causano immunosoppressione, danno ossidativo del DNA, induzione di mutazioni specifiche in oncogeni: a questi fenomeni viene attribuito un ruolo diretto nella patogenesi del melanoma associato principalmente ad esposizione sporadica al sole nei primi anni di vita (S.Lautenschlager, H.C.Wulf, M.R.Pittelkow “Photoprotection” Lancet 2007; 370:528-37). Ne emerge che i danni cutanei dovuti ai raggi UV sono provocati tanto dagli UVB quanto dagli UVA ed è per questo che si è concordi nel ritenere indispensabile una protezione completa, schermando sia i raggi UVB, responsabili del danno diretto alla cute, che gli UVA, prevenendo i danni indiretti a livello dell’epidermide e del derma nel lungo periodo.

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Mineralogramma: analisi spettrofotometrica dei minerali nei capelli

MEDICINA ONLINE DONNA CAPELLI BELLEZZAIl mineralogramma – cioè l’analisi spettrofotometrica dei minerali contenuti in un campione di capelli – viene usato sempre più spesso in campo medico e nutrizionale, a integrazione degli esami di routine, come possibile indicatore di eccessi o di carenze minerali ma anche come conferma (o segnale) di alcune patologie, soprattutto nelle fasi vitali più delicate.

Cosa si può valutare con il mineralogramma?
La valutazione con il mineralogramma è particolarmente opportuna in queste circostanze:
– Gravidanza (valutazione dell’esposizione ai metalli pesanti e ai loro antagonisti come calcio, ferro e selenio)
– Allattamento (carenze nutrizionali) e prima infanzia
– Menopausa
– Astenia
– Patologie immunitarie (malattie autoimmuni, deficit, ipersensibilità, ecc.)
– Osteoporosi
– Alterazioni endocrine e dismetaboliche
– Alterazioni delle funzioni sessuali (infertilità)
– Alterazioni della nutrizione (disbiosi croniche, malattie intestinali, bulimia, patologie tumorali)
– Sovrappeso e ritenzione
– Medicina di prevenzione

Leggi anche: Perché cadono i capelli? Quanti capelli al giorno è normale perdere? E’ vero che i calvi hanno più testosterone?

Come si effettua l’esame?
Questa analisi si compie prelevando 3 cm di capelli dal retro della nuca, nella zona della base del cranio, nella misura di circa 0,5 grammi. Il campione deve essere ottenuto in piccole quantità da zone differenti della regione occipitale, tagliando i capelli il più vicino possibile allo scalpo. La lunghezza non deve superare i 3 cm. I capelli vengono lavati con una soluzione neutra per eliminarne le sostanze esterne, e quindi sciolti in una soluzione acida al fine di poter essere analizzati da uno spettrofotometro ad assorbimento atomico capace di valutare la quantità di minerali contenuti nei capelli.

Perché proprio i capelli?
I capelli costituiscono un materiale bioptico che può essere ottenuto senza dolore ed hanno un notevole valore medico interpretativo che consente la comprensione circa la funzionalità della cellula e del suo metabolismo, la via di degradazione dei glucidi, la fosforilazione, il ciclo degli acidi tricarbossilici (ciclo di Krebs), tutti eventi biochimici che divengono osservabili e correggibili con l’appropriato intervento terapeutico dietologico che permette di riordinare gli alterati e sottili equilibri omeostatici corporei.

Differenze con i fluidi corporei
I dati del mineralogramma sono clinicamente importanti perché i capelli concentrano i minerali circolanti, e quindi – a differenza dei fluidi corporei, molto più soggetti a fluttuazioni – permettono di identificare e misurare anche elementi a bassissime concentrazioni (minerali tossici, minerali traccia).

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I dieci comandamenti delle unghie sane, forti e belle: mai più unghie fragili e che si spezzano

MEDICINA ONLINE MANO METTE SMALTO SU UNGHIE DITA COSMETICA BELLEZZALe unghie, per la loro posizione nel corpo, rivestono fin dall’antichità una grande importanza dal punto di vista estetico per le donne, che da sempre le usano come straordinaria arma di seduzione. Purtroppo però, anche se apparentemente possono apparire robuste, le unghie possono andare incontro a sfaldamento, rottura, fragilità oltre a costituire sede di svariate patologie di grande complessità e varietà. Eppure ci sono molti modi, anche estremamente semplici, che permettono di mantenere le unghie in forma, vitali, robuste e forti, in una parola: belle! Vediamo quali sono con questo pratico decalogo.

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I migliori prodotti per la cura delle unghie

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere di mani e piedi, in grado di migliorare forza, salute e bellezza delle tue unghie e della tua pelle:

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Sudorazione eccessiva? Combatti l’iperidrosi col botulino

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO ACELLA PUZZA SUDORE DEODORANTE CATTIVO ODOREL’Iperidrosi primaria, cioè non legata ad altre patologie, è una malattia cronica: sudorazione eccessiva senza una causa riconoscibile. Può colpire qualsiasi parte del corpo, essere focale o generalizzata e comunemente colpisce le ascelle (iperidrosi ascellare), palmi delle mani (iperidrosi palmare), le piante dei piedi (iperidrosi plantare), e il volto (iperidrosi facciale).Questa condizione provoca notevoli problemi sia nella vita sociale e privata quotidiana e colpisce circa il 2,5% della popolazione.

I trattamenti tradizionali includono i sali di alluminio, la ionoforesi, farmaci anticolinergici sistematici o topici che sono spesso inefficaci, di breve durata d’azione, e difficili da tollerare.
Le procedure chirurgiche come la liposuzione, l’asportazione diretta delle ghiandole, o la simpaticectomia possono avere gravi rischi.

Iniezioni locali di tossina botulinica di tipo A si traducono in una soluzione efficace e sicura per l’iperidrosi primaria. La tossina botulinica blocca le terminazioni nervose che attivano le ghiandole sudoripare ottenendo una azione temporanea reversibile locale. Numerosi gli studi che dimostrano l’efficacia e la sicurezza di tale trattamento. Il più richiesto è a carico del cavo ascellare, l’iperidrosi ascellare provoca notevoli problemi emotivi e sociali che colpiscono la vita quotidiana influendo negativamente sull’autostima dei soggetti colpiti. I pazienti hanno difficoltà evidenti sia nella vita sociale che privata, hanno i vestiti bagnati in pochi minuti anche nel periodo invernale, e devono cambiare i loro abiti più volte in un giorno. L’ansia e lo stress, non sono la causa, ma esacerbano la sudorazione eccessiva.

L’uso di tossina botulinica di tipo A supera il problema: è un trattamento sicuro, veloce e facile da realizzare in un’unica seduta. La terapia non può essere eseguita in pazienti con miastenia grave, con infezioni o malattie cutanee o in terapia con farmaci come gli antibiotici aminoglicosidici che interferiscono con la trasmissione neuroghiandolare nonché in pazienti in trattamento con altre terapie per l’iperidrosi o allergia riconosciuta alla tossina botulinica ed albumina umana e nel caso di precedenti interventi chirurgici al cavo ascellare; da evitare in gravidanza o in fase di allattamento. Per motivi sconosciuti il 5% dei pazienti risponde poco o per niente alla terapia.
Dopo diagnosi medica, escluse le patologie che possono creare iperidrosi, la tossina botulinica viene iniettata sottocute tramite iniezioni distribuite su tutta l’area interessata usando aghi sottili scarsamente dolorosi.

La sudorazione profusa ricompare dopo 4-6 mesi a seconda del soggetto e il trattamento deve essere ripetuto. L’unica complicanza che può verificarsi è una lieve dolenzia e piccoli ematomi nei primi giorni successivi.

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Grasso e cellulite non sono la stessa cosa! Scopri le differenze

01-00250021000001Molti fanno confusione tra grasso (cioè adiposità localizzata) e cellulite. Per capire che stiamo parlando di cose distinte basta guardare la foto qui sopra.

La donna raffigurata è la grande tennista russa Maria Sharapova. Qualcuno potrebbe mai dire di lei che sia grassa? Evidentemente no, eppure guardate la foto successiva.

Questo è il caratteristico aspetto a buccia d’arancia tanto temuto dalle donne ed è un segno inequivocabile di cellulite! Ma allora anche una magrissima campionessa mondiale di tennis può avere la cellulite? Certamente! Tanti uomini neanche immaginano quanta cellulite può nascondersi sotto un bel vestito indossato da una donna anche magrissima. Addirittura i cataloghi dei costumi da bagno sono pieni di foto di donne bellissime e magrissime che appaiono senza traccia alcuna di cellulite solo perché è intervenuto l’esperto di foto ritocco: senza il computer tantissime modelle si rivelerebbero con qualche traccia di cellulite! Questo è uno dei motivi per cui anche le donne con una bella linea hanno così tanta paura della prova costume dove non c’è una gonna a coprire i glutei o un collant a coprire le gambe!

Parlo di donne proprio perché sono loro a soffrirne di più rispetto agli uomini (in questi ultimi si riscontra molto raramente) ed inoltre secondo alcune ricerche ben l’80% delle donne dopo la pubertà è segnata dalla cellulite (alcune ricerche parlano addirittura del 95%).

Per poter distinguere con chiarezza l’adiposità localizzata dalla cellulite, è bene conoscere le peculiarità di questi due quadri clinici, che sono molto diversi tra loro, ma che spesso possono coesistere nelle stesse regioni corporee di un medesimo individuo.

Per adiposità localizzata si intende la presenza di un accumulo di tessuto adiposo in particolari regioni del corpo, non solo femminile, ma anche maschile, in base al biotipo, ovvero alla particolare conformazione fisica. Nella donna (biotipo ginoide) l’accumulo di tessuto adiposo si localizza tipicamente ai fianchi, nell’area periombelicale e sovrapubica, alle cosce e nella regione interna del ginocchio. Nell’uomo invece i depositi adiposi si accumulano tipicamente a livello addominale (biotipo androide). Ci sono però anche delle donne che, pur mantenendo intatto il loro fascino femminile, hanno delle caratteristiche molto simili al biotipo maschile, con accumuli adiposi che tendono a localizzarsi soprattutto a livello del dorso e dell’addome.

L’adiposità localizzata è caratterizzata da aumento in volume (ipertrofia) e in numero (iperplasia) degli adipociti, senza alterazione della composizione del grasso in essi contenuto, della struttura delle cellule e dell’ipoderma (pannicolo adiposo) e senza modificazioni della microcircolazione locale, ipodermica e dermica. Anche l’epidermide mantiene intatte le sue caratteristiche senza subire modificazioni. Si tratta pertanto di un aumento localizzato di tessuto adiposo cosiddetto “sano”, senza edema, né dolore, né alterazioni cutanee, a differenza di quanto avviene nella cellulite.

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La cellulite, o lipodistrofia ginoide (GLD) o panniculopatia edemato-fibro-sclerotica (PEFS) è considerata da molti studiosi una condizione fisiologicamente, cioè “naturalmente” legata al sesso femminile ed è pertanto un disturbo molto comune. Il termine “cellulite”, utilizzato erroneamente da un punto di vista scientifico, è però entrato ormai nell’uso comune anche in dermatologia.
Si tratta di una condizione considerata dalla quasi totalità delle donne altamente inestetica, indipendentemente dalla sua severità. La cellulite non dipende dal peso corporeo, infatti può comparire anche in persone considerate magre, ma l’aumento di grasso o di adiposità ne enfatizza la presenza. Normalmente compare dopo la pubertà, tende a diventare cronica e peggiora con l’avanzare dell’età.
Si localizza preferenzialmente ai glutei e alle cosce dove la superficie cutanea assume il tipico aspetto a “buccia d’arancia”. Successivamente possono comparire depressioni più profonde e disomogenee, alternate ad aree irregolarmente rilevate (cute “a materasso”) e negli stadi più avanzati può interessare anche altre regioni corporee, come l’addome e le braccia.

Sebbene non sempre ci si trovi di fronte a quadri clinici impegnativi o gravi, si tratta di una vera e propria patologia, che si manifesta con un’alterazione delle cellule del tessuto adiposo (adipociti) e della microcircolazione locale, con neoformazione di fibre collagene e incremento di acido ialuronico e conseguente richiamo di acqua. L’edema (gonfiore) che si forma per il ristagno di liquidi, a sua volta comprime le strutture presenti e i vasi sanguigni, ostacolando ulteriormente la microcircolazione locale e gli scambi metabolici. Inoltre le fibre collagene, ispessendosi e moltiplicandosi in modo anomalo, vanno a incapsulare ammassi di adipociti degenerati, formando dei noduli.
Tali disordini si ripercuotono anche a carico dell’epidermide, lo strato più superficiale della pelle, con pallore, ipotermia (abbassamento della temperatura locale) e secchezza. La dolorabilità, molto soggettiva negli stadi iniziali, successivamente è presente non solo alla palpazione, ma anche spontaneamente.

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Le cause della cellulite sono molteplici, infatti si riconoscono fattori predisponenti, legati alla razza, al sesso, al biotipo, alla familiarità, e fattori scatenanti, come le terapie ormonali, uno stile di vita inadeguato, alcool, fumo, diete disordinate, ecc., ma il fattore più rilevante è legato al ruolo svolto dagli ormoni sessuali femminili, gli estrogeni, che favoriscono la ritenzione idrica e il naturale deposito di cellule adipose in particolari zone del corpo femminile, come i glutei e le cosce (biotipo ginoide). Gli estrogeni influenzano anche la microcircolazione, il delicato meccanismo di scambio di liquidi nei tessuti, che è profondamente coinvolto nella genesi della cellulite.

Nella donna inoltre, il pannicolo adiposo delle aree ginoidi ha una configurazione diversa da quella dell’uomo. Nella donna infatti i setti fibrosi decorrono perpendicolarmente alla superficie cutanea e separano grandi lobuli adiposi in sezioni rettangolari. Quando il tessuto adiposo si scompagina, aumentano le dimensioni dei lobuli e i setti di fibre collagene si sclerotizzano (si induriscono), determinando una compressione dell’ipoderma verso il derma, cioè verso la superficie, che assume così l’aspetto tipico “a materasso”. Nel tessuto adiposo dell’uomo i setti fibrosi hanno invece una disposizione romboidale, con la formazione di lobuli di forma poligonale che, anche in caso di grandi depositi di grasso, non sono in grado di invadere il derma.

Nella donna in età fertile, è possibile riscontrare quadri clinici riconducibili a forme miste, ovvero ad aree con adiposità localizzata, associate in modo variabile a modificazioni tipiche della cellulite, soprattutto nei distretti che ne sono tipicamente colpiti, come i glutei e le cosce.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Oggi inizia l’estate e subito una buona notizia: mangiare cioccolato fa bene all’abbronzatura

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CIOCCOLATO CIOCCOLATINO DOLCI GRASSI DIETA MANGIARE CALORIEUltimamente gli amanti del cioccolato stanno avendo delle grandi soddisfazioni! Dopo il cioccolato che non ingrassa, il fatto che fa dimagrire, fa bene alla mente e fa bene al cuore ed alla circolazione, oggi abbiamo un motivo in più per amare questo alimento, soprattutto perchè oggi inizia l’estate e la voglia di abbronzatura aumenta! Pare infatti che il cioccolato aiuterebbe anche a proteggersi dai raggi del sole.

Uno studio scientifico inglese della European Dermatology e Cosmetic Science Group School of Management and Science della London University of The Arts dimostrerebbe l’efficace protezione svolta dai polifenoli contro i raggi del sole. In particolare le fave di cacao fresche, ricche di flavonoidi (potenti antiossidanti), mantengono il loro potere – in parte – anche durante la lavorazione del prodotto e sono loro ad essere importanti per la protezione della pelle.

I ricercatori hanno coinvolto 30 persone sane e le hanno divise in due gruppi: uno dei due ha consumato 20 grammi di cioccolato al giorno come spuntino per 12 settimane. Lo studio ha dimostrato che il consumo regolare di cioccolato ricco di flavonoidi conferisce una importante fotoprotezione e protegge la pelle dagli effetti dei raggi solari e quindi diminuisce il rischio di patologie della pelle. Tale effetto è ancora più potente tanto più il cioccolato è fondente.

Amanti del cioccolato: buona estate, buon appetito e buona tintarella, ma sempre con moderazione!

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