Sindrome dell’occhio secco: lenti a contatto, vista appannata e bruciori

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA BELLA OCCHI VERDI TRUCCO COSMETICA CAPELLI BELLEZZA ESTETICA GIOCO DI SGUARDILa sindrome dell’occhio secco (chiamata semplicemente “occhio secco” o anche “cheratocongiuntivite sicca”); in inglese “dry eye syndrome” o “keratoconjunctivitis sicca”) è una patologia oculare che consiste in una riduzione quantitativa e/o in un’alterazione qualitativa del film lacrimale, che principalmente ha una funzione umettante della superficie oculare. L’occhio secco può essere determinato o favorito dall’uso di lenti a contatto, dalla disfunzione della ghiandola di Meibomio, dalla gravidanza, dalla sindrome di Sjögren, dalla carenza di vitamina A, carenza di acidi grassi omega-3, dalla chirurgia LASIK e da alcuni farmaci come antistaminici, alcuni farmaci per la pressione sanguigna, terapia ormonale sostitutiva, e antidepressivi. Anche la congiuntivite cronica, come l’esposizione al fumo di tabacco o l’infezione, possono portare alla condizione. La diagnosi si basa principalmente sui sintomi e segni, quindi su anamnesi ed esame obiettivo, sebbene possano essere utilizzati numerosi altri test. Tale patologia può essere dannosa perché può provocare lesioni alle strutture esterne dell’occhio: il film lacrimale tende ad evaporare formando aree di secchezza (‘dry spot’), con conseguente esposizione alla disidratazione dell’epitelio corneale anteriore e della congiuntiva palpebrale. Il medico che si interessa di tale sindrome è l’oftalmologo (l’oculista).

Diffusione

La sindrome dell’occhio secco è molto comune: colpisce il 5-34% delle persone. Tra le persone anziane colpisce fino al 70%. In Cina colpisce circa il 17% delle persone. E’ relativamente comune negli Stati Uniti, specialmente nei pazienti più anziani. Nello specifico, le persone che hanno maggiori probabilità di essere colpite da secchezza oculare sono quelle di età pari o superiore a 40 anni. Il 10-20% degli adulti soffre di occhio secco. Circa 1-4 milioni di adulti (di età compresa tra 65 e 84 anni) negli Stati Uniti ne sono colpiti. E’ più frequente nel sesso femminile, in chi fa uso di lenti a contatto, negli anziani, in coloro che usano molto il videoterminale oppure sono esposti al sole e al vento. Inoltre, spesso è causa di patologie oculistiche, come la miopia.

Sintomi e segni

I sintomi e segni più comuni, sono:

  • sensazione di corpo estraneo nell’occhio (in genere si avverte la presenza di sabbia nell’occhio);
  • sensazione di affaticamento della vista;
  • arrossamento oculare;
  • dolore oculare;
  • bruciore oculare;
  • fotofobia (fastidio alla luce);
  • momentaneo annebbiamento visivo.

Complicanze

Se la sindrome non viene curata, si può sviluppare un danno dell’epitelio corneale, fino alla comparsa di ulcere della cornea. Nei casi molto gravi, la vista potrebbe essere irrimidiabilmente compromessa.

Cause e fattori di rischio

I fattori ambientali, quali eccessiva ventilazione, ambiente secco, inquinamento, irritanti, attività prolungata ai videoterminali o con smartphone, possono provocare disturbi importanti di lacrimazione. Esistono inoltre fattori intrinseci generali, quali l’età avanzata, la presenza di malattie reumatiche o ormonali, e condizioni locali, quali le alterazioni delle ghiandole di Meibomio, alterazioni morfologiche e funzionali delle palpebre, che possono determinare disfunzioni anche gravi dello strato sottile di lacrime (film lacrimale) che riveste la superficie oculare. Inoltre le alterazioni lacrimali sono più frequenti nel sesso femminile e in corso di terapie sistemiche (antiipertensivi, antistaminici, psicofarmaci, prodotti ormonali) e locali (terapia per glaucoma). Le dislacrimie sono tutte le alterazioni della composizione del film lacrimale, che comportano in genere un aumento del tasso di evaporazione, mentre la riduzione del liquido lacrimale viene indicata col termine di ipolacrimia. Per comprendere la fisiopatologia di tali disturbi è bene accennare all’anatomia e alla fisiologia del sistema lacrimale. Le lacrime sono la sottile pellicola liquida in continuo ricambio che protegge la superficie oculare esposta. Prodotte dalle ghiandole lacrimali principali, situate in corrispondenza della parete supero-esterna dell’orbita, e dalle ghiandole lacrimari accessorie che si trovano nello stroma congiuntivale, vengono escrete tramite il dotto nasolacrimale nell’orofaringe. Il film lacrimale è composto da tre strati: uno strato acquoso intermedio, il più spesso, il cui compito più importante è quello di fornire ossigeno atmosferico all’epitelio corneale; uno strato esterno, di natura lipidica, che ha la funzione di ritardare l’evaporazione dello strato acquoso, di lubrificare le palpebre durante lo scorrimento del bulbo; uno strato mucoso profondo, che ha la capacità di trasformare l’epitelio corneale da idrofobo a idrofilo. La secrezione lacrimale ha una componente basale e riflessa. L’innervazione della ghiandola lacrimale principale è di natura parasimpatica; le afferenze periferiche sono mediate dalla branca oftalmica del trigemino. Le principali funzioni del film lacrimale interessanti questa relazione, sono quella metabolica, lubrificante e diottrica. Perché si abbia la sensazione di benessere bisogna che il sistema lacrimale sia in perfetto stato: qualsiasi alterazione provocherà discomfort oculare di varia entità. Il film lacrimale può essere alterato da fattori intrinseci o estrinseci, quindi ambientali. Essi agiscono in vario modo sulla stabilità del film lacrimale, provocando discomfort oculare con conseguente sintomatologia come bruciore, senso di corpo estraneo e lacrimazione. Questo circolo infiammatorio si autoalimenta.

Tra le cause ed i fattori di rischio di occhio secco, in sintesi ricordiamo:

  • età avanzata (> 40 anni);
  • sesso femminile;
  • fumo di sigarette;
  • inquinamento;
  • lavori che espongono l’occhio a sostanze irritanti;
  • neoplasie o asportazioni della ghiandola lacrimale principale;
  • diminuzione della componente acquosa del film lacrimale, la più diffusa provocata da infiammazioni come la sindrome di Mikulicz, la sindrome di Sjögren o artrite reumatoide;
  • diminuzione della produzione della componente mucosa del film lacrimale, dovuta ad alterazioni della congiuntiva risultato da malattie autoimmuni come la sindrome di Stevens-Johnson, sindrome di Sjögren, oppure in caso di ustioni, pemfigoide oculare, tipica nei paesi meno progrediti i casi di tracoma;
  • farmaci (betabloccanti, antistaminici, antidepressivi…);
  • uso eccessivo e improprio di lenti a contatto;
  • alterazione della superficie della cornea, causate da cicatrici o distrofie;
  • disfunzioni fisiologiche che patologiche di ghiandole di Meibonio e palpebre;
  • alimentazione non corretta (soprattutto eccesso di cibi grassi e cibi spazzatura);
  • deficit di vitamina A;
  • carenza di acidi grassi omega-3;
  • scarsa idratazione;
  • sindrome da visione al computer (troppo tempo passato con gli occhi vicini ad uno schermo);
  • frequente uso di smartphone e tablet;
  • sindrome di discomfort oculare.

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Diagnosi

All’esame obiettivo oftalmologico, il medico rileva alterazioni della congiuntiva e del film lacrimale. Possono essere eseguiti test quantitativi e qualitativi:

  • il test di Schirmer, che si esegue apponendo piccole strisce di carta assorbente sul margine palpebrale, permette di valutare la quantità delle lacrime prodotte in un dato periodo di tempo. Questo test è utile per determinare la gravità della condizione. Viene eseguito un test di Schirmer di cinque minuti con e senza anestesia utilizzando una carta da filtro Whatman n. 41 di 5 mm di larghezza per 35 mm di lunghezza. Per questo test, la bagnatura inferiore a 5 mm con o senza anestesia è considerata diagnostica per la secchezza oculare;
  • se i risultati del test di Schirmer sono anormali, è possibile eseguire un test di Schirmer II per misurare la secrezione riflessa. In questo test, la mucosa nasale viene irritata con un applicatore con punta di cotone, dopodiché la produzione di lacrime viene misurata con una carta da filtro Whatman #41. Per questo test, una bagnatura inferiore a 15 mm dopo cinque minuti è considerata anormale;
  • il but test, ovvero l’analisi della comparsa di rotture sulla superficie del film lacrimale colorato con fluorescenza, permette di avere una valutazione qualitativa del film lipidico superficiale;
  • il test di analisi delle proteine ​​lacrimali misura il lisozima contenuto nelle lacrime. In lacrime, il lisozima rappresenta circa il 20-40% del contenuto proteico totale;
  • il test di analisi della lattoferrina fornisce una buona correlazione con altri test.

La presenza della molecola Ap4A, presente naturalmente nelle lacrime, è anormalmente elevata in diversi stati di secchezza oculare. Questa molecola può essere quantificata biochimicamente semplicemente prelevando un campione lacrimale con un semplice test di Schirmer. Utilizzando questa tecnica è possibile determinare le concentrazioni di Ap4A nelle lacrime dei pazienti e in tal modo diagnosticare oggettivamente se i campioni sono indicativi di secchezza oculare.

Il test di osmolarità lacrimale è stato proposto come test per l’occhio secco. L’osmolarità lacrimale può essere un metodo più sensibile per diagnosticare e classificare la gravità dell’occhio secco rispetto alla colorazione corneale e congiuntivale, all’analisi della comparsa di rotture sulla superficie del film lacrimale, al test di Schirmer ed alla classificazione delle ghiandole di Meibomio. Altri hanno recentemente messo in dubbio l’utilità dell’osmolarità lacrimale nel monitoraggio del trattamento dell’occhio secco.

Terapie

Il trattamento dipende dalla causa sottostante. Le lacrime artificiali sono di solito la prima linea di trattamento. Gli occhiali avvolgenti che si adattano al viso possono ridurre l’evaporazione delle lacrime. Un’opzione sono i tappi lacrimali che impediscono alle lacrime di defluire dalla superficie dell’occhio. La sindrome dell’occhio secco occasionalmente rende impossibile indossare le lenti a contatto. La terapia si basa essenzialmente su:

  • ripristinare il film lacrimale con lubrificanti oculari (lacrime artificiali o gel umettanti);
  • curare le patologie di base, se presenti (oculistiche e non oculistiche);
  • modificare le terapie farmacologiche che possono favorire il problema;
  • usare colliri a base di estratti di tamarindo;
  • usare colliri a base di acido ialuronico;
  • modificare di un eventuale stile di vita non corretto (alimentarsi bene, bere molta acqua ed eliminare il fumo di sigaretta).

E’ utile ridurre i fenomeni astenopeici, come ammiccare spesso, distogliere lo sguardo dagli oggetti vicini e rivolgerlo verso quelli lontani, fare piccole pause con regolarità, verificare l’illuminazione dell’ambiente, eliminare riflessi abbaglianti, regolare umidità e ventilazione. 

Farmaci

Per quanto riguarda i farmaci nel caso si presenti anche la sindrome di Sjögren, sembra utile la somministrazione di pilocarpina cloridrato. In alcuni casi possono essere utilizzati ciclosporina o colliri steroidei.

Chirurgia

Nei casi più gravi di secchezza oculare, la tarsorrafia (detta anche blefarorrafia) può essere eseguita: le palpebre sono parzialmente cucite insieme. Ciò riduce la fessura palpebrale (separazione palpebrale), portando idealmente a una riduzione dell’evaporazione lacrimale.

Prognosi

L’occhio secco di solito è un problema cronico. La sua prognosi mostra una notevole variabilità, a seconda della gravità della condizione. La maggior parte delle persone ha casi da lievi a moderati e può essere trattata sintomaticamente con lubrificanti. Ciò fornisce un adeguato sollievo dai sintomi. Quando i sintomi della secchezza oculare sono gravi, possono interferire con la qualità della vita. Le persone a volte sentono la vista offuscata con l’uso o una grave irritazione al punto che hanno difficoltà a tenere gli occhi aperti o potrebbero non essere in grado di lavorare o guidare.

Integratori alimentari e colliri consigliati

Alcuni integratori alimentari possono aiutare a non soffrire dell’occhio secco. Quelli che vi consigliamo maggiormente, sono:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Bruciore e stimoli frequenti di urinare: cistite, sintomi e cure

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDELa cistite acuta è una patologia caratterizzata dall’infiammazione della vescica dovuta nella maggioranza dei casi ad un’infezione urinaria. Si tratta di una patologia benigna, molto frequente fra le donne e facilmente curabile, tuttavia la cistite non deve essere trascurata in quanto, se non trattata, l’infezione può propagarsi a valla (determinando una cistouretrite) e/o a monte, risalendo al contrario il percorso dell’urina, giungendo all’uretere ed al rene con risultati che possono essere anche gravi. La cistite è molto più diffusa tra le donne che tra gli uomini, per approfondire i motivi che portano a questa differenza tra i due sessi, leggi questo articolo: Perché la cistite è più frequente nelle donne che negli uomini?. Malgrado la cistite sia diffusa, frequente e spesso priva di gravità nelle donne, non è la stessa cosa per gli uomini. La comparsa di segni di infezione urinaria in un uomo deve comportare una valutazione approfondita per determinarne la causa.

Leggi anche:Mi alzo spesso di notte per urinare: quali sono le cause e le cure?

Quali sono i segni che devono allarmare?

Sintomi e segni che possono indicare la presenza di una infiammazione runaria, sono:

1) bruciore al tratto urinario;
2) stimoli frequenti ed impellenti di urinare, espellendo spesso solo una lieve quantità di urina (pollachiuria), associati a dolori al basso ventre;
3) la cistite non provoca febbre né brividi;
4) l’urina in genere è torbida in quanto contiene globuli bianchi, espressione della reazione dell’organismo nei confronti dell’infezione;
5) l’urina può anche contenere sangue (ematuria) a causa dell’infiammazione della vescica, ma ciò non è un indice di gravità della patologia.

Leggi anche: Pollachiuria: cause, notturna, ansia, psicogena, psicosomatica

Quali sono i fattori di rischio che favoriscono la cistite?

I fattori di rischio primari della cistite sono quelli che facilitano la colonizzazione microbica perineale ed il passaggio dei microbi intestinali nell’uretra, ad esempio:

  • rapporti sessuali frequenti, con partner sconosciuti e/o infetti;
  • ricorso a lavande vaginali con prodotti che provocano squilibrio della flora batterica locale;
  • alterazioni del transito intestinale (diarrea o stipsi);
  • menopausa, in quanto è associata ad un’atrofia della mucosa vaginale e ad una riduzione delle secrezioni vaginali, fattore di proliferazione dei microbi.

I fattori di rischio secondari della cistite sono quelli che favoriscono la proliferazione dei microbi nella vescica, riducendo lo svuotamento vescicale, ad esempio:

  • scarsa assunzione di bevande (meno di 1,5 litri/giorno);
  • patologie vescicali;
  • reflusso vescicale a livello dello sfintere uretrale superiore;
  • diabete;
  • gravidanza.

Leggi anche: Quante volte al giorno è normale urinare? Vescica iperattiva e ansia

Quali esami sono in grado di confermare la diagnosi?

Un semplice esame delle urine per la ricerca di globuli bianchi (leucociti) e di nitriti (prodotti da alcuni batteri come Escherichia coli) è sufficiente per confermare la presenza di infezione urinaria. Spesso il medico richiederà al laboratorio un esame citobatteriologico delle urine (ECBU), che consentirà di identificare con precisione il batterio in questione e di testarne la sensibilità ai diversi antibiotici. Tale esame è particolarmente importante in caso di ricaduta (se i sintomi ricompaiono alcuni giorni dopo l’assunzione della terapia), di recidiva (nuovo episodio di cistite alcune settimane dopo), nelle donne incinte o in caso di diabete.

Leggi anche: Perché viene la cistite e come curarla?

Qual è la principale complicazione della cistite?

Una temibile complicanza di una cistite è l’infezione del rene, denominata pielonefrite. Una pielonefrite può sopraggiungere quando i microbi risalgono attraverso gli ureteri (i due condotti che uniscono la vescica ai reni) e riescono a colonizzare uno o due reni. Si deve sospettare una pielonefrite qualora la cistite sia associata a febbre (superiore ai 38°C), brividi o dolori alla schiena. La pielonefrite va trattata rapidamente ed intensamente con l’ausilio di un antibiotico potente (o a volte di un’associazione di antibiotici) in quanto può danneggiare irreparabilmente il rene ed portare a una seria complicanza, la setticemia (passaggio dei microbi nel sangue).

Leggi anche: Fa male trattenere l’urina troppo a lungo? Per quale motivo?

Come si cura la cistite?

La terapia è basata sull’assunzione di antibiotici. Numerose famiglie di antibiotici sono efficaci sui batteri più frequentemente responsabili di cistiti.
A seconda dei farmaci e dei casi, la terapia può essere assunta in un’unica soluzione (trattamento monodose), per 3 giorni o per 7 giorni (in particolare in caso di diabete, nelle donne incinte o quando i sintomi sono presenti da più di una settimana).
Il trattamento deve sempre essere associato all’assunzione di molti liquidi (da 1,5 a 2 litri al giorno).

Come evitare le recidive?

Per evitare che la cistite possa recidivare, bisogna contrastare i fattori favorenti visti precedentemente, a cominciare dalla sporcizia. I migliori prodotti antibatterici per la pulizia dei genitali e la prevenzione di cattivi odori, prurito, smegma ed infiammazioni, selezionati, usati e raccomandati dal nostro Staff di esperti, li potete trovare qui:

Inoltre potete trovare alcuni consigli utili per evitare cistiti recidivanti, seguendo questo link: Cistite: ne soffro spesso, come diminuire le recidive?

Cistite: quali gli alimenti da evitare e quelli consigliati?

Esistono dei cibi che è meglio evitare ed altri che è meglio prediligere quando si ha la cistite o comunque quando se ne soffre spesso e si vuole prevenirla; per approfondire leggi: Cistite: i cibi consigliati e quelli da evitare per guarire rapidamente

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Tutte le età del sesso: come cambia dai 20 a oltre i 50 anni

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO AMORE ANZIANI PANCHINA COPPIAAmore e sesso non hanno tempo: possono essere vissuti a ogni età, anche se tutti possono facilmente intuire come fare sesso a 20 anni non è proprio uguale a farlo a 60. Vediamo insieme come cambia l’approccio con un partner in base agli anni.

A 18 anni

Anche se ormai l’età media della prima volta si è abbassata ben al di sotto dei 18 anni, partiamo da questa età. In questa fase, il sesso è per prima cosa “esplorazione“, cioè un sistema per conoscere meglio il corpo proprio e quello del partner. Generalmente in questa età i rapporti vengono vissuti con una certa dose di leggerezza – visto che in pochi cercano già un futuro marito o moglie – e, più che alla qualità, si dà importanza alla quantità. I preliminari in genere sono quasi inesistenti e spesso, mentre dopo i primi rapporti sessuali i ragazzi aumentano la loro autostima, al contrario nelle coetanee si genera il meccanismo opposto. Il sesso delle “prime volte” genera molta ansia da prestazione, che per alcuni ragazzi può portare a disfunzione erettile, eiaculazione precoce o eiaculazione ritardata.

A 30 anni

Avvicinandosi ai trent’anni, le persone maturano fisicamente e psicologicamente. Il sesso è più consapevole e più della quantità, ora si cerca la qualità. I preliminari si fanno più lunghi e complessi. E’ un periodo in cui si cerca l’anima gemella ed una buona intesa sessuale è sicuramente importante per un rapporto che abbia l’ambizione di durare a lungo o di sfociare in un matrimonio.

A 40 anni

A quarant’anni i rapporti fisici vengono affrontati con ancora maggiore disinvoltura e consapevolezza. L’esperienza accumulata in genere è molta e permette di colmare alcune pecche a livello di resistenza, visto che a questa età in genere non si è certo fisicamente (e “ormonalmente”) in forma come a vent’anni. I rapporti a questa età sono frequentemente stabili, con un partner fisso (marito, moglie, compagna o compagno). Un recente studio pubblicato su Health plus ha confermato che il 77% delle donne afferma di raggiungere la piena soddisfazione sessuale proprio intorno ai 40 anni.

Dopo i 50 anni

Oggi la maggior parte delle coppie superati i cinquant’anni ha un vita sessuale che può essere ancora soddisfacente. Certo, esteticamente il corpo invecchia. Grasso, calvizie, rughe e cellulite non rendono certo il partner così attraente, ma questo non vuol dire necessariamente routine e monotonia. E’ proprio questa l’età in cui aumentano le fantasie erotiche e serve “reinventarsi” per mantenere vivo il desiderio. Le donne, ormai in piena menopausa e quindi libere dalla paura di gravidanze indesiderate, possono lasciarsi andare sessualmente, grazie all’esperienza accumulata. Nell’uomo si ha un’inevitabile riduzione del testosterone, ma questo non corrisponde necessariamente a un calo del desiderio: fare esercizio fisico costante può comunque venire in aiuto e tenere il più alto possibile i livelli ormonali. La disfunzione erettile può essere curata con farmaci come il Viagra. Possono essere usati travestimenti e sex toys per ravvivare il rapporto, oppure dedicarsi a pratiche trasgressive come lo scambismo o il sadomasochismo.

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AZ Whitestrips: denti più bianchi senza andare dal dentista

MEDICINA ONLINE DIABETE GENGIVE BOCCA LABBRA DONNA BELLEZZA DENTI MANDIBOLA TESTA PARODONTITE ALITO CATTIVO LINGUA DENTE DENTATURAVolete sorridere e sfoggiare una denti bianchi e brillanti? Avere denti bianchi è il desiderio di molti. Talvolta la semplice igiene orale non basta e per avere denti bianchi si ricorre a sistemi di sbiancamento. E’ importante precisare che sbiancare i denti con appositi prodotti è del tutto inutile se questa pratica non è accompagnata da una vigorosa igiene orale.

Per avere denti bianchi è necessario lavarli e spazzolarli dopo ogni pasto. Sul mercato sono presenti dentifricio e colluttorio pensati appositamente per risaltare il colorito bianco dei denti. L’utilizzo di questi prodotti può essere abbinato a tecniche per sbiancare i denti sia effettuate in appositi studi odontoiatrici che fatte in casa.

Come sbiancare i denti in casa
Se non volete affidarvi all’esperienza del vostro dentista, potete sbiancare i denti utilizzando dei pratici sistemi di sbiancamento. Si tratta delle cosiddette “White Strips”, strisce da applicare sui denti con diverse modalità d’uso.
Per esempio, per sbiancare i denti con le Whitestrips di AZ, si dovrà effettuare un trattamento di 14 giorni. Il prodotto, infatti, garantisce risultati visibili in due settimane e può sbiancare i denti e mantenerli bianchi fino a 12 mesi.

Le strisce sono ricoperte di un gel studiato per sbiancare i denti senza danneggiarne lo smalto naturale. Ogni confezione contiene 56 strisce, 28 destinate ai denti superiori e 28 a quelli inferiori. Vanno applicate due volte al giorno per una durata totale di un’ora (30 minuti per ogni applicazione). Le strisce sbiancanti rappresentano un modo veloce, pratico ed economico per avere denti bianchi. Dove trovare le strisce per sbiancare i denti? Di sicuro in farmacia, talvolta anche nel reparto “igiene orale” di un ipermercato ben fornito.

Attenzione agli effetti collaterali che sono principalmente un rischio aumentato di afte e di ipersensibilità a caldo e/o freddo.

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Disfunzione erettile (impotenza): cause, prevenzione e cure

MEDICINA ONLINE GELOSIA UOMO COME FUNZIONA ONE HUNGRY SAD COUPLE AMORE DONNA PENE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VAGINA SESSULITA SESSO COPPIA LOVE COUPLE FRINEDS LOVER SEX GIRLDopo aver parlato delle misure medie del pene, e delle sue misure massime e minime, mi è sembrato interessante trattare oggi di un problema della sfera sessuale che interessa e crea profondo disagio in moltissimi uomini, trasversalmente e senza differenze di età, ceto sociale o nazionalità. Sto parlando dell’impotenza. Problemaveramente diffuso, anche se ovviamente ben pochi sono disposti ad ammetterlo pubblicamente. Da un’indagine Doxa Pharma si apprende infatti che “circa il 30% degli uomini vive con ansia le prestazioni sessuali e il 22% si dice insicuro difronte a donne esigenti. La disfunzione erettile riguarda il 13% degli uomini tra i 40 e i 70, ma ben uno su due ha avuto difficoltà di erezione almeno una volta nella vita”.

Cos’è la disfunzione erettile?

La disfunzione erettile, quella che fino ad alcuni anni fa veniva denominata “impotenza“, è l’incapacità di ottenere o di mantenere un’erezione sufficiente per il rapporto sessuale. Viene distinta in disfunzione primaria o secondaria rispettivamente se è manifestata fin dall’inizio dell’attività sessuale del soggetto o se è intervenuta in un secondo momento, dopo un periodo di attività sessuale soddisfacente.
Si parla inoltre di disturbo generalizzato o situazionale a seconda se è sempre presente nell’attività sessuale dell’uomo o soltanto in determinate situazioni, attività o partner.
Può infine essere di natura psicologica o organica anche se molto spesso questi due aspetti coesistono e come vedremo creano dei circoli viziosi che si peggiorano a vicenda.
Avere saltuariamente un problema di erezione non deve necessariamente causare preoccupazioni, simili episodi accadono nella vita di qualsiasi uomo.
Tuttavia se la disfunzione erettile è un problema persistente, può causare stress e problemi relazionali e può pregiudicare la propria autostima e l’equilibrio stesso del rapporto.
Anche se può sembrare difficile parlare con il medico del problema, è fondamentale farlo per migliorare la propria qualità di vita e quella del partner; inoltre, bisogna sapere che la gran parte dei casi è trattabile.
Negli uomini anziani, la disfunzione erettile solitamente ha una causa fisica, come malattie o effetti collaterali dei farmaci.
Tuttavia, l’invecchiamento non è una causa diretta della disfunzione erettile, anche se chiaramente può influire.
La disfunzione erettile può essere trattata a qualsiasi età. Infatti, sempre più uomini tornano alla normale attività sessuale grazie ai trattamenti  che offre la medicina.

Da quale età si verifica la disfunzione erettile?

Non c’è una risposta netta a questa domanda. La maggior parte degli uomini è colpita da questa malattia a partire dai 40 anni e, generalmente, l’incidenza della malattia aumenta con l’età, tuttavia negli ultimi tempi si sta verificando un aumento di casi di impotenza tra i giovani, leggi anche: Masturbazione compulsiva e dipendenza dalla pornografia online causano impotenza anche nei giovani: colpa dell’effetto Coolidge

Come si verifica l’erezione?

L’erezione del pene comporta l’interazione di complessi processi fisiologici, che coinvolgono i sistemi nervoso, ormonale (endocrino) e vascolare, e di componenti psicologiche. Qualsiasi anomalia che interessa questi sistemi può avere un impatto significativo sulla capacità di sviluppare e mantenere l’erezione.
Le stimolazioni che raggiungono il pene determinano un significativo flusso sanguigno verso i corpi cavernosi, che riempiendosi di sangue, aumentano il loro volume e, per effetto della pressione, danno rigidità al pene. Il sangue che entra ad alta pressione non viene rilasciato per l’azione contenitiva della tunica albuginea, che avvolge i corpi cavernosi, fin quando non sia avvenuta l’eiaculazione o fin quando la stimolazione non si sia conclusa. In parole povere il sangue rimane letteralmente intrappolato nei corpi carvernosi, almeno finché serve!

Quali sono le cause di disfunzione erettile?

Poiché l’erezione richiede una precisa sequenza di eventi che coinvolgono cervello, ormoni, emozioni, nervi, muscoli e vasi sanguigni, la disfunzione erettile può verificarsi quando uno di questi eventi si interrompe.
Allo stesso modo, lo stress e problemi di salute mentale possono causare o peggiorare la disfunzione erettile. Spesso una combinazione di problemi fisici e psicologici causa questa patologia e ciò crea i famosi circoli viziosi che menzionavo all’inizio dell’articolo: un piccolo problema fisico che rallenta la risposta sessuale può causare ansia da prestazione, la quale, a sua volta, può causare o peggiorare la disfunzione erettile.
Dato che sono spesso coinvolti sia i fattori fisici che quelli psicologici, può essere complicato porre una diagnosi esatta, anche se la presenza di erezioni durante il sonno può spesso aiutare a determinare se la causa è prevalentemente psicologica o fisica. Se l’erezione è possibile durante la masturbazione o cambiando partner è intuibile che si tratti di un problema più psicologico che organico.

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Cause fisiche

Nella maggior parte dei casi, la disfunzione erettile è causata o comunque favorita da cause fisiche, le più comuni delle quali sono:

  • malattie del cuore;
  • aterosclerosi;
  • ipertensione;
  • diabete;
  • obesità;
  • sindrome metabolica;
  • morbo di Parkinson;
  • sclerosi multipla;
  • malattia di Peyronie;
  • bassi livelli di testosterone;
  • effetti collaterali dei farmaci;
  • tabagismo;
  • alcolismo;
  • trattamenti per il cancro alla prostata o per l’ingrandimento della prostata;
  • interventi chirurgici o lesioni che interessano la zona pelvica o del midollo spinale.

Cause psicologiche

Il cervello ha un ruolo chiave nello scatenare la serie di eventi fisici che causano l’erezione, a partire dall’eccitazione sessuale.
Diversi fattori possono interferire con l’eccitazione e possono causare o peggiorare la disfunzione erettile, come:

  • depressione, ansia o altre condizioni di salute mentale;
  • stress;
  • mancanza di autostima;
  • eccessiva masturbazione;
  • dipendenza dal sesso;
  • problemi relazionali dovuti a stress, a scarsa comunicazione o ad altre preoccupazioni.

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Quali sono i trattamenti della disfunzione erettile?

Il trattamento di una disfunzione erettile dipoende dalla causa specifica a monte che l’ha determinata. In generale il trattamento prevede:

  • Trattamento delle cause fisiche (terapia per il diabete, per l’ipertensione o per problemi vascolari, ad esempio);
  • Trattamento farmacologico: farmaci per via orale; farmaci iniettabili nel pene;
  • Trattamento chirurgico: impianti di protesi; chirurgia dei vasi sanguigni;
  • Trattamento psichiatrico-psicoterapico.

Stile di vita e prevenzione

Per la gran parte degli uomini, la disfunzione erettile è causata o aggravata dagli effetti dello stile di vita. Il modo migliore per prevenire tale patologia consiste nel fare scelte di vita sane e nel gestire eventuali problemi di salute già esistenti.
Non fumare, perdere peso se in sovrappeso, non abusare di alcol, non assumere droghe e fare un regolare esercizio fisico possono aiutare a prevenire o a risolvere la disfunzione. A proposito dell’attività fisica consiglio di dare un’occhiata anche a questo articolo.

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Morto il bodybulder Zyzz: ecco la causa della morte

MEDICINA ONLINE AZIZ SHAVERSHIAN ZYZZ MORTE DEAD DEATH CUORE PATOLOGIA STEROIDI DOPING SOSTANZE DOPANTI GH BODYBUILDER BODY BUILDING CULTURISTA AESTHETICIl famoso culturista 22enne Aziz Sergeyevich Shavershian, meglio conosciuto come Zyzz, è morto il 5 agosto 2011 a Pattaya, Thailandia, durante una sauna in un centro termale. Il bodybuilder e fitness model australiano, di origine russa, aveva migliaia di ammiratori in tutto il mondo ed aveva anche pubblicato un libro dedicato agli appassionati della forma fisica. Era nato a Mosca il 24 marzo 1989 ed era diventato molto noto grazie al suo canale YouTube a partire dal 2007 ed alla sua pagina Facebook. Dotato di fisico ectomorfo, fin dal liceo ha iniziato a costruire il proprio fisico estetico avendo come miti nel mondo del bodybuilding Arnold Schwarzenegger e Frank Zane. Il suo ectomorfismo gli rendeva facile eliminare il grasso ma più difficile metter su massa muscolare. Era alto 187 cm. Il fratello maggiore di Zyzz, Said Shavershian, in passato era stato coinvolto in uno scandalo per possesso e uso di steroidi anabolizzanti.

Pattaya

Pattaya, la città costiera tailandese in cui si trovava Zyzz al momento della morte è famosa in tutto il mondo per la sua vita notturna ed è meta di milioni di turisti ogni anno, in particolare provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa, Italia compresa. La città è conosciuta per i suoi “eccessi”: ha centinaia di beer bar, go-go bar, night club, discoteche e centri massaggi, spesso frequentati da prostitute. Sembrerebbe che in questa città sia anche relativamente facile aver accesso a stupefacenti ed a farmaci dopanti. Un amico di Zyzz ha messo in guardia gli appassionati di body building sui rischi di assumere sostanze dopanti e anabolizzanti in Thailandia:

Ho parlato l’altro giorno con Zyzz, sembrava un bambino in un negozio di caramelle… in Thailandia molte farmacie espongono in vetrina steroidi anabolizzanti, l’ormone della crescita umano (GH), integratori proteici, brucia grassi ecc… Tutto è in vendita a buon mercato e senza necessità di prescrizione medica”.

Problemi al cuore e doping

L’autopsia ha confermato che l’aesthetics bodybuilding è morto per arresto cardiaco e che aveva problemi cardiologici: sembra infatti che il giovane soffrisse di un difetto cardiaco congenito non diagnosticato. La madre ha dichiarato che il figlio da alcuni mesi aveva tachipnea (aumento della frequenza respiratoria), dispnea (difficoltà respiratorie) e picchi di ipertensione arteriosa, ma ignorava che Zyzz avesse problemi specifici al cuore. Forse il doping smodato a cui ha avuto accesso Zyzz in particolare nella città di Pattaya, potrebbe aver concorso alla sua morte. Il corpo di Zyzz è stato sempolto al Riverstone cemetery, in Australia.

Foto di Zyzz

Ecco una serie di foto che ritraggono Zyzz:

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