Apparato urinario: anatomia e fisiologia [SCHEMA]

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma APPARATO URINARIO ANATOMIA FISIOLOGIA SCHEMA Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsat Macchie Capillari  Pene.jpgCom’è fatto e come funziona l’apparato unitario? Il funzionamento e le strutture principali macroscopiche e microscopiche dell’apparato urinario vi appariranno subito chiari, grazie a questo pratico schema stampabile ad alta risoluzione.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Com’è fatto un rene? [SCHEMA]

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Differenza tra surrene e rene

MEDICINA ONLINE SURRENE RENE ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESI
I reni sono due organi di colore rosso scuro che, Insieme alle vie urinarie, costituiscono l’apparato urinario, che filtra dal sangue i prodotti di scarto del metabolismo e li espelle tramite l’urina. I reni inoltre gestiscono l’equilibrio idro-salino nel corpo umano. I reni si trovano ai lati della colonna vertebrale e sono tenuti in sede dalla pressione addominale e da uno spesso tessuto connettivo detto fascia renale. Seppur mantengano la loro posizione, si abbassano e si alzano a seconda delle fasi del respiro. Organi escretori per antonomasia, filtrano ogni minuto 1200 ml di sangue ovvero 1700 litri in un giorno. Entrambi i reni hanno una superficie liscia, una faccia anteriore convessa e una posteriore piana e un po’ incurvata, un polo superiore arrotondato e uno inferiore più appuntito, un margine laterale convesso e uno mediale incavato. Le funzioni principali dei reni sono:

  • filtrare il sangue ed eliminare i prodotti di scarto tramite l’urina;
  • regolare l’equilibrio idrico ed elettrolitico nei liquidi corporei;
  • partecipare al mantenimento dell’equilibrio acido base;
  • partecipare alla regolazione del volume dei liquidi corporei e quindi della pressione sanguigna;
  • svolgere importanti funzioni endocrine mediante la secrezione di renina, eritropoietina, prostaglandine e la sintesi di 1,25-diidrossicolecalciferolo, necessario per la regolazione ed il trasporto del calcio;
  • partecipare al metabolismo dei carboidrati poiché è una sede della gluconeogenesi.

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Il surrene (in inglese adrenal gland suprarenal gland) è una ghiandola endocrina che, come suggerito dal nome, è situata sopra il rene. L’essere umano possiede due ghiandole surrenali, la destra e la sinistra, ognuna pesa 4-6 grammi, di forma piramidale.
Il surrene è posizionato a livello dell’ultima vertebra toracica (T12) ed è irrorato da tre gruppi di arterie surrenali, superiori, medie e inferiori. Come prima accennato, è posizionato nei pressi della sommità del rene, ma da questi è clivato per mezzo di tessuto adiposo. Il surrene di sinistra è localizzato antero-medialmente e non cranialmente al polo superiore del rene sinistro, mentre a destra il surrene è subito al di sopra del polo renale, posteriormente alla vena cava inferiore. Le ghiandole surrenaliche sono costituite da zone distinte:

  • una zona più esterna (zona corticale) che produce determinati ormoni (aldosterone, cortisoloormoni sessuali);
  • una più interna (zona midollare) che produce altri ormoni (adrenalinanoradrenalina).

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Rene: anatomia, funzioni e patologie in sintesi

MEDICINA ONLINE RENE RENI ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESI SANGUE FILTRO.jpgI reni sono due organi di colore rosso scuro che, insieme alle vie urinarie, costituiscono l’apparato urinario, che filtra dal sangue i prodotti di scarto del metabolismo e li espelle tramite l’urina. I reni inoltre gestiscono l’equilibrio idro-salino nel corpo umano. I reni si trovano ai lati della colonna vertebrale e sono tenuti in sede dalla pressione addominale e da uno spesso tessuto connettivo detto fascia renale. Seppur mantengano la loro posizione, si abbassano e si alzano a seconda delle fasi del respiro. Organi escretori per antonomasia, filtrano ogni minuto 1200 ml di sangue ovvero 1700 litri in un giorno. Entrambi i reni hanno una superficie liscia, una faccia anteriore convessa e una posteriore piana e un po’ incurvata, un polo superiore arrotondato e uno inferiore più appuntito, un margine laterale convesso e uno mediale incavato.

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Funzioni dei reni

I reni non hanno solo il compito, tramite i nefroni, di eliminare i prodotti di scarto del catabolismo azotato e i prodotti tossici che vi giungono, ma anche quello di regolare il volume del liquido extracellulare e quindi il contenuto idrico dell’organismo e poi di regolare il pH ematico tramite riassorbimento ed eliminazione di bicarbonato HCO3-; hanno anche importanti funzioni endocrine, secernendo diversi ormoni ad azione sistemica (quali renina ed eritropoietina) ed attivando il calcitriolo. Il rene è principalmente un organo escretore, ma svolge anche altre funzioni:

  • regola l’equilibrio idrico ed elettrolitico nei liquidi corporei regolando la concentrazione di Na+, K+, Cl-, HCO3-, PO43-, Ca2+, glucosio, aminoacidi, acido urico, urea, mediante integrazione tra processi di filtrazione, riassorbimento, secrezione ed escrezione a livello del nefrone;
  • partecipa al mantenimento dell’equilibrio acido base (controllo del pH ematico) agendo sul riassorbimento di HCO3- e sulla secrezione di H+;
  • partecipa alla regolazione del volume dei liquidi corporei – e quindi della pressione sanguigna – mediante meccanismi che permettono il recupero e l’eliminazione di acqua (clearance dell’acqua libera) con conseguente escrezione di un’urina che, a seconda delle esigenze dell’equilibrio idrico ed elettrolitico, può essere ipertonica, isotonica o ipotonica (cioè avente una concentrazione di soluti maggiore, uguale o minore rispetto a quella del sangue);
  • svolge importanti funzioni endocrine mediante la secrezione di renina, eritropoietina, prostaglandine e la sintesi, a partire dalla vitamina D, di 1,25-diidrossicolecalciferolo, necessario per la regolazione ed il trasporto del calcio. La renina svolge un importante ruolo nel controllo della pressione sanguigna agendo nel Sistema renina-angiotensina-aldosterone, l’eritropoietina è un ormone indispensabile per la formazione e la maturazione dei globuli rossi nel processo detto eritropoiesi, mentre gli effetti fisiologici delle prostaglandine sono molti e svariati e si esercitano a diversi livelli;
  • partecipa al metabolismo dei carboidrati poiché è una sede della gluconeogenesi.

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Anatomia

I reni sono due organi retroperitoneali simili a due grossi fagioli di colore bruno-rossastro, posti subito a lato della colonna vertebrale tra T12 e L3. Ogni rene da un polo all’altro misura circa 13 cm di lunghezza, 8 cm di larghezza e 3 cm antero-posteriormente, con il rene sinistro tendenzialmente più lungo del destro di 1-1,5 cm, anche se i due reni possono risultare di dimensioni molto simili. Il loro peso è variabile, mediamente circa 150 g negli uomini e 135 g nelle donne. Normalmente non sono palpabili. Il rene destro è posto leggermente più in basso del sinistro a causa dell’ingombro del fegato nell’ipocondrio destro, ed è leggermente più corto e tozzo, il sinistro più allungato e leggermente più piatto. L’asse longitudinale di un rene è infero-laterale, mentre quello trasversale è postero-laterale, così che si distinguono due facce, una antero-laterale e una postero-mediale. Ciascun rene presenta due poli, uno superiore, arrotondato e in rapporto con la ghiandola surrenale, da cui è separato da un sottile strato capsulare fibroso, ed uno inferiore arrotondato immerso nel tessuto adiposo perirenale. In ogni rene si distinguono due margini.

Il margine laterale è uniformemente convesso mentre quello mediale è convesso in prossimità dei poli superiore e inferiore ma concavo al centro, presso l’ilo. Nell’ilo dei reni, localizzato presso il suo margine mediale, penetrano i vasi di maggior calibro diretti a quest’organo, l’arteria renale e la vena renale, rispettivamente, ramo dell’aorta e affluente della vena cava inferiore, vasi linfatici e nervi. Nell’ilo, lungo 3–4 cm, entrano, dalla più superficiale (anteriore) alla più profonda (posteriore) le seguenti strutture: la vena renale e i tronchi linfatici che la affiancano, l’arteria renale e la pelvi renale. Il rene è ricoperto da una sottile capsula fibrosa costituita da collagene in cui sono immerse anche fibre elastiche e cellule muscolari lisce. Una volta sezionato è possibile distinguere due parti, una esterna di colore più cupo, la corticale e una interna, chiara, la midollare.

  • La corticale, che si trova alla periferia dell’organo, sotto la capsula, forma le colonne renali (del Bertin), che si interpongono tra una piramide e l’altra dirigendosi verso il seno renale e gli archi che sovrastano la base di ciascuna piramide, dette piramidi di Malpighi. Gli archi corticali sono attraversati dai raggi midollari, delle striature di colore più chiaro che si assottigliano procedendo dalle piramidi da cui hanno origine verso la capsula renale. La stessa sostanza corticale è divisibile in una zona esterna ed in una interna. La zona esterna è quella sottocapsulare, mentre quella interna dove si dispongono i vasi tangenziali alla base delle piramidi ed è appena soprastante la base delle piramidi; tale zona è detta anche sostanza corticale iuxtamidollare. Nella corticale troviamo due porzioni, una è la parte radiata, a contatto con la base delle piramidi e l’altra è la parte convoluta, più superficiale, sede dei corpuscoli renali di Malpighi e dei tubuli contorti.
  • La midollare, posta in profondità nell’organo e presso il suo ilo, è costituita dalle piramidi renali, delle formazioni triangolari striate e pallide con la base rivolta verso la corticale e la capsula e l’apice disposto verso il seno renale. All’apice delle papille renali sboccano i dotti collettori che riversano l’urina in uno o più calici minori, delle cavità a forma di imbuto. La capsula renale penetra nell’ilo e va a fondersi con la tonaca avventizia dei calici minori. Un calice minore si unisce agli adiacenti per formare cavità più ampie, i calici maggiori, che drenano negli infundiboli renali, generalmente due per rene, nel superiore drenano tre paia di calici maggiori, nell’inferiore quattro paia. I due infundiboli costituiscono presso l’ilo la pelvi renale, un grosso imbuto biancastro che medialmente si restringe formando un unico dotto che prosegue inferiormente, l’uretere.

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Vasi e nervi

I reni necessitano di un grande apporto ematico e pertanto presentano una ricca vascolarizzazione che si sviluppa nel suo complesso per circa 160 chilometri di lunghezza. Per ogni gettata cardiaca, circa il 20% del sangue fluisce attraverso questi organi; da ciò risulta che nei reni circolano in media 1.100 ml di sangue al minuto. I principali vasi arteriosi del rene sono le due arterie renali, sinistra e destra, due vasi di grosso calibro (5–7 mm) che si distaccano quasi ad angolo retto dall’aorta addominale, poco sotto l’arteria mesenterica superiore e decorrono dietro le vene renali. L’arteria renale destra è più lunga della sinistra, dato che l’aorta è spostata a sinistra rispetto alla linea mediana e si trova leggermente più in alto.

I capillari venosi che si formano da quelli arteriosi a livello della papilla renale si uniscono a formare le venule rette ascendenti, che risalgono lungo i raggi midollari seguendo le arteriole a cui sono accoppiate fino a drenare a livello della base delle piramidi renali nelle vene arcuate o nelle vene interlobulari. Le arteriole discendenti e le venule ascendenti sono perciò molto vicine tra loro e questo facilita fenomeni di scambio. Le venule ascendenti drenano direttamente nelle vene arcuate ma più spesso nel plesso venoso peritubulare che a sua volta drena nella vena interlobulare, così come fanno le vene stellate della capsula renale. Le vene interlobulari decorrono verso la corticale interna dove drenano nelle vene arcuate, le vene arcuate procedono trasversalmente e drenano nelle vene interlobari, che discendono lungo le colonne renali per formare infine le due vene renali che escono dall’ilo del rene. Le vene renali sono anteriori alle arterie renali, si portano medialmente verso la vena cava inferiore che drena il loro sangue. La vena renale sinistra è più lunga della destra (il triplo, circa 7,5 cm) che invece è molto corta data la stretta vicinanza con la vena cava inferiore. La vena renale sinistra è appena posteriore all’arteria mesenterica superiore che la scavalca e drena il sangue della vena gonadica sinistra che vi affluisce inferiormente, così come quello della vena surrenale sinistra che vi affluisce superiormente. La vena renale sinistra drena nella vena cava inferiore poco al di sopra della destra. Le vene renali possono essere doppie.

L’innervazione simpatica del rene è fornita da rami del plesso celiaco, aorticorenale, dal nervo splancnico minimo e dal I nervo splancnico lombare che seguono il decorso dell’arteria renale costituendo poi il plesso renale. Presso l’origine dell’arteria renale è presente almeno un ganglio nervoso. I nervi successivamente proseguono seguendo il decorso delle arterie e distribuendosi a tutto il rene.

Le principali patologie renali sono:

  • sindrome nefrosica;
  • glomerulonefrite;
  • stenosi, trombosi ed embolia dell’arteria renale;
  • insufficienza renale acuta;
  • insufficienza renale cronica.

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Differenza tra rene policistico e multicistico

MEDICINA ONLINE RENE RENI ANATOMIA FUNZIONI PATOLOGIE SINTESI SANGUE FILTROCon rene multicistico (o “muliticistico displastico”) si intende un gruppo di patologie caratterizzate dalla formazione di cisti renali, per lo più unilaterali, accompagnate da displasia e mancata funzionalità renale. Questa condizione, nella maggior parte dei casi unilaterale, si ritiene sia dovuta ad un difetto durante lo sviluppo del rene. In alcune condizioni può essere di origine genetica, ma perlopiù sembra essere di origine sporadica.
Con rene policistico si intende invece un gruppo di patologie di origine genetica che comprende la forma autosomica dominante (ADPKD), molto frequente e ad esordio tardivo nella maggior parte dei casi, e la forma recessiva (ARPKD), più rara ma anche più aggressiva che colpisce l’infante.

Differenza tra rene policistico autosomico dominante – ADPKDrene policistico autosomico recessivo – ARPKD.
Questi termini fanno riferimento alla modalità con cui si eredita la patologia (spiegato sotto), ma, nonostante la similitudine nei nomi, si tratta di due patologie differenti dovute a mutazioni in geni diversi.
La ADPKD è una patologia ereditata in forma dominante (basta un allele mutato per essere affetti). Questa malattia colpisce circa 1 individuo su 1000 ed è caratterizzata dalla formazione di numerose cisti in entrambi i reni. Le cisti aumentano per numero e dimensione durante la vita di un individuo fino a determinare la totale perdita di funzionalità renale intorno ai 50 anni nella metà dei pazienti. La patologia è dovuta all’acquisizione di mutazioni in uno di due geni: il gene PKD1 che si trova sul cromosoma 16 è mutato nell’85% dei casi, mentre il gene PKD2, sul cromosoma 4, è mutato nel restante 15% dei casi.
La ARPKD è invece una patologia ereditata in forma recessiva (bisogna ereditare entrambe le copie del gene mutato) ed è molto più rara (colpisce un individuo su 20.000). La sua caratteristica principale è la formazione di dilatazioni del tubo collettore che chiamiamo cisti in entrambi i reni. Ha un’insorgenza precoce e per lo più colpisce il bambino. In tutte le famiglie in cui si riscontra, la patologia è dovuta a mutazioni in un gene chiamato PKHD1, che si trova sul cromosoma 6.
Quindi le due patologie hanno basi genetiche diverse e anche decorsi clinici e morfologici diversi, ben distinguibili, a parte rari casi di forme di ADPKD molto severe e precoci che rassomigliano ad ARPKD.

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Come si trasmette il rene policistico autosomico dominante dell’adulto (Polycystic Kidney Disease, PKD – ADPKD) e quali sono le probabilità di trasmissione.
Il nostro genoma contiene due copie (alleli) di ciascun gene. Una patologia si dice dominante quando è sufficiente ereditare dal padre o dalla madre una copia del gene mutata e, nonostante la seconda copia sia sana, l’allele mutato “domina” su quello sano determinando l’insorgere della patologia. Questo fa sì che un soggetto affetto ha il 50% di probabilità di trasmettere l’allele mutato e 50% di trasmettere quello sano. Ogni individuo nato da un genitore affetto ha quindi il 50% di probabilità di essere affetto.

Come viene trasmesso il rene policistico autosomico recessivo.
Nel caso di una malattia recessiva è necessario che entrambi gli alleli vengano ereditati in forma mutata perché la patologia si manifesti. Quando solo uno dei due è mutato, la copia sana è in grado di sopperire. Un individuo che porta una copia mutata in questo caso viene detto “portatore”, nel caso di una malattia dominante questo non si può verificare perché “portare” un allele mutato significa essere affetti. Quindi i soggetti affetti hanno entrambi i genitori portatori sani di un allele mutato. In questo caso, la probabilità che un figlio di portatori sani sia affetto è del 25%.

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Gotta: sintomi, cause, dieta e rimedi per la malattia

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La gotta è una patologia infiammatoria caratterizzata dall’innalzamento plasmatico dei livelli di acido urico e dal deposito dei cristalli di questa sostanza a livello delle articolazioni. È una malattia ad esordio acuto, i sintomi cioè compaiono improvvisamente, e ha un decorso di circa una decina di giorni ma, in alcuni casi, può anche diventare cronica o comunque recidiva, difatti oltre il 50% dei soggetti che vengono colpiti da un attacco di gotta sono ad alto rischio di svilupparne un altro nel corso dello stesso anno.Vediamo ora che cosa succede.

La patologia è provocata dall’alterazione dei livelli di acido urico

La fisiopatologia della gotta si basa su un’alterazione del metabolismo dell’acido urico, il prodotto finale della degradazione delle purine (componenti delle basi azotate del DNA), e degli aminoacidi. Normalmente l’acido urico viene eliminato per via renale (si stima che il rene elimini quotidianamente 450 mg di acido urico con le urine).

Vediamo ora quali sono i normali valori nel sangue:

  • Uomo 3,2 – 8,1 mg/dl
  • Donna 2,2 – 7,1 mg/dl

Puoi approfondire cause e sintomi dell’iperuricemia.

Quando vengono superati questi valori il soggetto si troverà in una condizione chiamata iperuricemia, cioè un aumento dei livelli plasmatici di acido urico. Questa sostanza, quando presente in quantità elevate nell’organismo, tende a precipitare, cioè a depositarsi, sottoforma di cristalli a livello delle articolazioni, sotto la cute e a livello renale. Il meccanismo non è ancora conosciuto in maniera precisa ma si pensa che, oltre agli elevati livelli, la deposizione di acido urico sia correlata anche all’abbassamento delle temperature. Quali sono i soggetti colpiti.

I soggetti più colpiti rientrano nella fascia 30 – 60 anni

La gotta è una patologia che può colpire a tutte le età anche se è maggiormente diffusa nei soggetti che rientrano in una fascia compresa tra i 30 e i 60 anni. Può colpire qualsiasi categoria di soggetto ma in alcuni casi vi sono persone più predisposte di altre, per esempio:

  • Negli anziani: è frequente che si verifichino attacchi di gotta a causa dell’assunzione di alcuni farmaci per la pressione.
  • Gli uomini: rappresentano la categoria più colpita, si stima infatti che il 95% dei soggetti colpiti siano maschi.
  • Le donne: sono colpite più frequentemente nel periodo post – menopausale a causa del cambiamento del loro metabolismo dovuto al calo degli estrogeni.
  • Nei bambini: può manifestarsi anche nei bambini ma risulta essere estremamente rara durante l’infanzia.

Le cause e i principali fattori di rischio della gotta

Sappiamo che la gotta è causata dall’iperuricemia ma cosa determina quest’ultima? Le cause che portano ad un aumento dell’acido urico nel sangue sono molteplici e possono essere così schematizzate:

  • Insufficienza renale: quando i reni non funzionano più in maniera corretta non riescono a depurare il sangue da tutte le sostanze di scarto, tra cui anche l’acido urico. Di conseguenza questa sostanza si accumula nel sangue e può determinare la comparsa di gotta.
  • Diabete: alcuni studi mostrano una correlazione tra il diabete mellito e l’insorgenza di gotta. Sebbene il meccanismo non sia ancora ben chiaro, si ipotizza che, sia la condizione di acidosi metabolica causata dal diabete, sia il fatto che entrambe le malattie causino disordini endocrino – metabolici, possano essere alla base della correlazione tra le due patologie.
  • Farmaci: alcuni farmaci possono alzare i livelli di uricemia nel sangue. Tra questi abbiamo i diuretici, che causano una diminuzione della capacità del rene di eliminare l’acido urico, la levodopa (un farmaco che si utilizza nel morbo di Parkinson) e l’aspirina, che hanno la capacità di far aumentare i livelli di acido urico nel sangue, e alcuni immunosoppressori come le ciclosporine.
  • Sindrome metabolica: sembra che un aumento dell’uricemia sia anche correlato alla sindrome metabolica, quella condizione in cui si ha contemporaneamente la presenza di obesità, ipertensione, insulino – resistenza e iperglicemia. Non sono però ancora chiari i meccanismi con cui avviene questa correlazione.
  • Sindrome di Lesch-Nyhan: è una patologia genetica caratterizzata dall’alterazione di un enzima coinvolto nel metabolismo delle purine. Quest’alterazione provoca un’iperuricemia persistente e quindi l’insorgenza di gotta in forma cronica.
  • Tra le altre possibili cause di gotta vi è l’avvelenamento da piombo, alcuni tumori, l’anemia emolitica, patologie della pelle come la psoriasi, e inoltre eccesso di esercizio fisico e traumi.

Tra i fattori di rischio possiamo citare:Accanto alle cause vi sono anche dei fattori di rischio, cioè delle condizioni in cui si trova il soggetto che possono predisporlo alla comparsa della gotta ma che, di per sé, non possono essere considerati una causa.

  • Alimentazione: chi consuma in maniera eccessiva alimenti ricchi di purine può avere un innalzamento dei livelli di acido urico nel sangue che possono portare ad un attacco acuto di gotta. Tra gli alimenti che contengono molte purine vi sono le frattaglie animali (per esempio il fegato e i reni), i crostacei, alcuni pesci come le acciughe e gli sgombri, e alcuni legumi, come i fagioli secchi o i piselli.
  • Abuso di alcol: chi consuma abitualmente grandi quantità di alcol può avere un accumulo di acido urico. Questo è determinato sia dal fatto che in presenza di troppo alcol l’organismo, già impegnato nello smaltimento delle sostanze alcoliche, non riesce ad espellere correttamente la normale quantità giornaliera di acido urico, sia dal fatto che alcuni superalcolici, come la vodka o il whisky, contengono molte purine.
  • Fattori genetici: alcuni studi hanno identificato dei particolari geni (ABCG2 e SLC2A9) che sembrano essere correlati con l’insorgenza della gotta. Infatti piccole modifiche in questi due geni possono portare a variazioni nei livelli di acido urico di un soggetto e quindi al possibile sviluppo di gotta.

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I sintomi: sono correlati alla deposizione dei cristalli di acido urico

I principali sintomi della gotta sono causati dalla deposizione dei cristalli di acido urico. Questi tendono a depositarsi in punti ben precisi dell’organismo come:

  • Articolazioni: rappresentano il punto più colpito dalla gotta, specialmente quelle dei piedi, in particolare quella che si trova tra l’alluce e il metatarso, e quelle delle mani. Altre articolazioni maggiormente colpite sono quelle dei gomiti, del polso, delle ginocchia e delle caviglie. L’articolazione in cui si sono depositati i cristalli di acido urico è rossa, gonfia e dolente al tatto e mostra una superficie lucida, la pelle è screpolata e desquamata e talvolta può comparire anche un fastidioso prurito. Nella maggior parte dei casi la gotta colpisce solo un’articolazione, mentre in un 10% di soggetti colpiti le articolazioni coinvolte sono più di una, si avrà in questo caso una gotta definita poliarticolare.
  • Sottocute: i cristalli di acido urico si possono depositare sotto la superficie cutanea determinando la comparsa di un sintomo noto come “tofo”. I tofi sono delle piccole escrescenze simili a noduli che hanno una consistenza dura, non sono dolenti al tatto e sono di colore giallo – biancastro. Possono comparire sia in zone vicine all’articolazione colpita sia in altre zone corporee come per esempio i padiglioni auricolari. I tofi si formano solitamente quando la gotta inizia a cronicizzare.
  • Reni: i cristalli di acido urico possono accumularsi anche nei reni sotto forma di calcoli i quali provocano sia dolore sia la possibile comparsa di infezione delle alte vie urinarie. I calcoli di acido urico non compaiono sempre, ma soltanto nel 10 – 25% dei casi di gotta.

Attenzione agli attacchi acuti di gotta

Durante un attacco acuto di gotta possono manifestarsi anche dei sintomi sistemici come lieve rialzo termico, astenia, inappetenza e debolezza. Una caratteristica dei sintomi è che si manifestano in maniera più aggressiva durante la sera, mentre durante il giorno appaiono più leggeri, ma non se ne conosce il motivo. Se non curata adeguatamente la gotta può diventare pericolosa e cronicizzare provocando conseguenze molto gravi come danni permanenti alle articolazioni, che compromettono le capacità motorie del soggetto, e danni ai reni tali da determinare insufficienza renale.
Al fine di poter curare in maniera adeguata la gotta è necessario che il medico formuli una corretta diagnosi. Quando si sospetta un attacco di gotta ci si può rivolgere al proprio medico di base, il quale prescriverà degli esami clinici ed eventualmente, se necessario, indirizzerà verso un medico specialista (per esempio un esperto di scienze dell’alimentazione per stilare una dieta adatta o un ortopedico per valutare lo stato delle articolazioni.

La diagnosi: osservazione clinica ed esami.

  • Il medico sottopone il paziente ad un’anamnesi, durante la quale gli pone alcune domande per sapere quando è insorto il dolore, che tipo di dolore è, se si sono manifestati sintomi quali gonfiore e arrossamento e quali parti del corpo o articolazioni sono state colpite.
  • Dopo l’anamnesi il medico, mediante osservazione clinica, guarderà l’articolazione colpita al fine di identificarne i tratti distintivi della gotta.
  • Una volta terminato l’esame obiettivo il medico prescriverà un esame di sangue e delle urine per valutare i livelli di acido urico in questi due liquidi biologici.
  • Infine il medico potrà sottoporre il paziente all’esame del liquido sinoviale, un particolare liquido che si trova all’interno delle articolazioni e che, se vi è in corso un attacco acuto di gotta, mostra la presenza di cristalli di acido urico. Questo esame è quello più sicuro per identificare la gotta ma è anche difficile da eseguire se l’articolazione colpita è piccola perchè risulta difficile eseguire il prelievo del liquido con una siringa.
  • Nei casi più gravi, come per esempio nel caso in cui siano colpite più articolazioni in contemporanea o si è in presenza di gotta cronica, è possibile eseguire delle radiografie che evidenziano sia la deposizione dei cristalli di acido urico sia eventuali danni a carico delle articolazioni.

La dieta è importantissima in coloro che soffrono di iperuricemia e gotta, poichè un’alimentazione scorretta è ritenuta una delle maggiori cause di questa patologia. Chi soffre di gotta deve evitare alcuni alimenti, ricchi in purine responsabili dell’accumulo di acido urico, e prediligerne altri.

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Curare la gotta con l’alimentazione: la dieta corretta

  • Evitare: tutti gli alimenti che hanno un alto contenuto di purine (150 – 180 g in 100 g di alimento). Tra questi alimenti abbiamo frattaglie e interiora come fegato, reni, polmone, cuore, cervello, prodotti conservati come brodi, estratti di carne e salse piccanti, alcune tipologie di pesce come aringhe, sgombri, caviale, triglie, sarago e tonno, i crostacei, le cozze e i molluschi in generale, le carni come la selvaggina, tutti gli alcolici compresi il vino e la birra. Anche alcuni tipi di frutta sono da evitare come cocomero, castagne, nespole, datteri, prugne e mandorle.
  • Limitare: gli alimenti che hanno un contenuto medio di purine (50 – 150 mg per 100 g di prodotto). Tra questi alimenti abbiamo alcuni pesci come spigola, rombo, cernia, trota e nasello, le carni bianche come pollo, coniglio e tacchino, alcune verdure come peperoni, asparagi, melanzane, cavolfiori e funghi e alcuni tipi di legumi come lenticchie e piselli.
  • Preferire: gli alimenti che hanno un basso contenuto di purine (0 – 15 mg per 100 g di prodotto). Tra questi abbiamo pasta, riso, fette biscottate e cereali nel gruppo dei carboidrati, il latte e i suoi derivati (tranne i formaggi grassi e stagionati) come mozzarella, ricotta e scamorza, verdure come barbabietole, pomodori, rape, insalata, cavolini di bruxelles, zucca e indivia, frutta come albicocche mele, pesche, pere e ciliegie, le uova e le patate, e tra i condimenti l’olio di oliva e l’aceto.

Si consiglia inoltre di assumere anche alimenti ad alto contenuto di vitamina C (esempio fragole, arance, kiwi) poichè questa è in grado di abbassare i livelli di acido urico nel sangue.

Dieta per la gotta

La dieta per la gotta deve essere di tipo normocalorico, se il soggetto non ha problemi di sovrappeso, o ipocalorica nel caso in cui il soggetto sia sovrappeso o obeso. Non vi sono particolari indicazioni dietetiche eccetto le limitazioni alimentari già citate, ed un esempio di schema giornaliero per una dieta anti – gotta può essere il seguente:

  • La colazione: deve prevedere una fonte proteica (250 ml di latte parzialmente scremato oppure uno yogurt da 125 g), una fonte di carboidrati (ad esempio tre fette biscottate, oppure 35 g di cereali, o tre biscotti secchi) e una fonte limitata di zuccheri semplici (esempio due cucchiaini di marmellata o 200 ml di succo di frutta).
  • Metà mattina e metà pomeriggio: si consigliano due spuntini a base di frutta.
  • Pranzo e cena: devono prevedere una porzione di carboidrati (pane, pasta, riso) da almeno 60 – 80 g, una porzione di proteine da massimo 100 g (da preferire carni bianche), e una porzione abbondante di verdure. E’ possibile consumare massimo una volta a settimana 50 g di insaccati, ma nel caso di attacco acuto sarebbe bene evitare di consumare questi alimenti.

Rimedi naturali: le piante da associare  alla terapia farmacologica

E’ possibile fronteggiare un attacco di gotta utilizzando rimedi di tipo naturale, come per esempio alcune erbe. Le piante vengono solitamente utilizzate in combinazione con la terapia farmacologica per aumentarne l’effetto e consentire una guarigione più veloce.

  • Ortica: questa pianta contiene tra i suoi principi attivi mucillagini, xantofilla, flavonoidi, molte vitamine, tra cui la vitamina C e sali minerali, tutte sostanze che aiutano ad abbassare i livelli di acidi (compreso l’acido urico) nell’organismo. Per alleviare i sintomi degli attacchi di gotta si può utilizzare sotto forma di capsule o di tisana. Per preparare una tisana all’ortica anti – gotta è possibile utilizzare sia delle foglie di ortica fresche (in questo caso si mettono in infusione in una tazza d’acqua bollente circa 3 foglie di ortica, si lascia r circa 5 minuti, poi si filtra e si beve) sia foglie di ortica essiccate (in questo caso bastano due cucchiaini di foglie di ortica secche da mettere in infusione per circa dieci minuti in acqua bollente, filtrare poi il tutto e bere).
  • Frassino: utili contro la gotta sono anche le capsule di frassino (due capsule al giorno), questa pianta infatti contiene fraxoside, tannini flavonoidi e cumarine, sostanze che sono state identificate come utili per il trattamento della gotta e dei reumatismi artritici in generale.
  • Ribes nero: anche le capsule contenenti ribes nero (due -tre capsule un paio di volte al giorno) sono utili per il trattamento della gotta. Il ribes nero infatti contiene infatti acido citrico, acido malico e vitamina C, sostanze utili per il trattamento delle artriti in generale, compresa l’artrite gottosa.
  • Ciliegie: è consigliabile il consumo di ciliegie (circa una ventina al giorno) quando si ha un attacco acuto di gotta. Questi frutti infatti contengono antocianine che hanno un’azione antinfiammatoria e aiutano a ridurre il dolore e l’arrossamento alle articolazioni.
  • Caffè non forte: sebbene vi siano pareri contrastanti sembra che assumere il caffè un paio di volte al giorno (a patto che venga utilizzata una miscela leggera e non forte) possa aiutare a ridurre i livelli di acido urico nel sangue e che questo non dipenda dalla caffeina in sè poichè anche il caffè decaffeinato ottiene lo stesso effetto. Tuttavia non sono ancora chiari i meccanismi e gli studi sono ancora in corso.

I rimedi casalinghi

Tra le terapie naturali figurano anche tutti quei rimedi casalinghi che possono aiutare a provare sollievo dal dolore, tra questi un rimedio molto efficace qualora l’articolazione colpita sia quella dei piedi, è fare un pediluvio. Per ottenere un rimedio efficace bisogna riempire una bacinella con acqua calda e sciogliere al suo interno o della polvere di carbone o dei sali di Epsom, sostanze in grado di aiutare a diminuire il dolore e l’infiammazione, e lasciare in acqua i piedi per circa mezz’ora. Il pediluvio può essere ripetuto un paio di volte al giorno.

Farmaci

Per curare la gotta in maniera efficace è probabile che il medico affianchi alla terapia alimentare e a quella naturale anche una terapia farmacologica mirata. I farmaci che si utilizzano genericamente per il trattamento di questa patologia sono:

  • Allopurinolo: è un farmaco che si utilizza in pazienti che hanno la tendenza ad avere attacchi di gotta recidivi (almeno due – tre episodi all’anno) e non è utile durante gli attacchi acuti. La sua azione è quella di abbassare i livelli di acido urico nel sangue inibendone la sintesi endogena. Tuttavia non ha alcun effetto sulla sintomatologia per cui non è utile per diminuire dolore, gonfiore o arrossamento.
  • Colchicina: questo farmaco, al contrario del precedente, si utilizza durante gli attacchi acuti di gotta e ha la capacità di ridurre i livelli di acido urico favorendone l’eliminazione e di ridurre anche la sintomatologia dolorosa.
  • Uricosurici: sono farmaci che favoriscono l’escrezione di acido urico con le urine e vengono impiegati o come alternativa alla colchicina o all’allopurinolo oppure in quei casi difficili da curare. Tra questi abbiamo sulfinpirazone e probenecid.
  • Antidolorifici: vengono utilizzati per il trattamento del dolore e della sintomatologia infiammatoria allo scopo di ridurre i sintomi. Si utilizzano gli antinfiammatori non steroidei (come il ketoprofene) nel caso in cui si abbia un dolore da lieve a moderato, e i corticosteroidi (come il cortisone) quando il grado di infiammazione è severo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Differenza tra rene destro e sinistro

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma DIECI ABITUDINI TI DANNEGGIANO RENI Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Filler BotulinoI reni sono due organi di colore rosso scuro che, Insieme alle vie urinarie, costituiscono l’apparato urinario, che filtra dal sangue i prodotti di scarto del metabolismo e li espelle tramite l’urina. I reni inoltre gestiscono l’equilibrio idro-salino nel corpo umano. I reni si trovano ai lati della colonna vertebrale e sono tenuti in sede dalla pressione addominale e da uno spesso tessuto connettivo detto fascia renale.

Vi sono alcune differenze tra rene destro e sinistro:

  • il peso del rene oscilla tra 110 e 160 grammi, ma quello di sinistra generalmente pesa lievemente più del destro;
  • il rene sinistro è generalmente più voluminoso del destro;
  • esistono differenze tra il rene destro, posizionato lievemente più in basso, e il rene sinistro, più alto, il cui polo superiore arriva sopra all’XI costa;
  • il rene destro è vascolarizzato dall’arteria renale destro, il sinistro dall’arteria renale sinistra;
  • a causa della posizione reciproca nella cavità addominale di aorta, vena cava inferiore e reni, l’arteria renale destra è normalmente più lunga della sinistra.
  • il rene destro è vascolarizzato dalla vena renale destra, il sinistro dalla vena renale sinistra;
  • dal momento che la vena cava inferiore non è in posizione mediana, ma spostata sulla destra, la vena renale sinistra è generalmente più lunga della destra; essa inoltre riceve spesso altre vene (la vena frenica inferiore sinistra, la vena surrenale sinistra, la vena gonadica sinistra – nel maschio vena testicolare sinistra, nella femmina vena ovarica sinistra – e la seconda vena lombare sinistra); i corrispettivi del lato destro di queste vene drenano invece direttamente nella vena cava.

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Scura o chiara, liquida o schiumosa: la tua urina rivela la tua salute

MEDICINA ONLINE URINA SCURA CHIARA COLORE MALATTIE RENI SALUTE.jpgL’urina è formata da acqua ed altre sostanze di rifiuto ed è, per il medico, un importante strumento di diagnosi. Può assumere sfumature del rosso, verde, giallo, blu ed ogni tonalità – a meno che non si sia semplicemente mangiato un alimento di quel colore specifico o assunto un particolare farmaco – è indicativo di un preciso problema di salute. Così, ad esempio, una urina di colore rosso può indicare la presenza di malattie renali o cardiache, ma può anche essere la semplice ed innocua conseguenza dell’avere mangiato barbabietole che contengono betanina, un composto colorato rossastro. Vediamo ora alcuni tipi particolari di urina.

Paglierino chiaro

Il paglierino chiaro rappresenta la normale colorazione dell’urina, ovvero una corretta idratazione, quindi non c’è nulla da preoccuparsi, il nostro stato di salute è ottimo.

Urina trasparente

L’urina trasparente potrebbe indicare una eccessiva idratazione, o meglio che abbiamo bevuto troppa acqua, o in casi rari potrebbe indicare una eccessiva quantità di zuccheri (iperglicemia) che potrebbe portare a lungo andare allo sviluppo di diabete. Quest’ultimo caso si verifica quando abbiamo in continuazione sete e andiamo in bagno ad urinare più del dovuto.

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Giallo trasparente

Il giallo trasparente è una colorazione ottimale dell’urina, il soggetto è in buone condizioni di salute.

Giallo scuro

Il giallo scuro rappresenta una normale condizione di salute. La colorazione più scura potrebbe essere dovuto dal fatto che non siamo molto idratati. Quindi per ovviare a questo, bevete di più durante il corso della giornata.

Ambrato o color miele

Questo colore ci indica che il nostro corpo è disidratato e questo accade quando non beviamo a sufficienza o quando abbiamo una grande perdita di liquidi (sudorazione, utilizzo di diuretici, diarrea, ecc). Vi consigliamo di bere di più.

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Arancione

Il colore arancione potrebbe essere dovuto ad una disidratazione, o potrebbe essere ancora dovuto a una patologia del fegato o del dotto biliare. Molte volte potrebbe essere causato dall’assunzione di un farmaco (anti-infiammatori come la sulfasalazina (Azulfidine); fenazopiridina (Pyridium), e alcuni farmaci chemioterapici) o di un colorante presente negli alimenti.

Sciroppo

Il color sciroppo potrebbe rappresentare un grave disidratazione o ancora più grave la presenza di una malattia al fegato. Quindi bevete di più e se il problema persiste consultate uno specialista per eventuali accertamenti.

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Da rosa a rosso

Il colore rosa-rosso potrebbe essere dovuto al consumo di un particolare alimento come ad esempio il rabarbaro, la barbabietola, mirtilli e rape. In casi gravi invece, il colore rossastro potrebbe essere dovuto alla presenza di sangue nelle urine dovuto a patologie come infezioni del tratto urinario, ingrossamento della prostata, cisti renali, calcoli renali o alla vescica, o tumori cancerosi e non-cancerosi. Questa colorazione potrebbe ancora essere dovuta ad avvelenamento cronico da mercurio o piombo.

Grigio sporco, verdastro

Queste tipologie di urina possono essere causate da infezioni del tratto urinario e da calcoli renali.

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Blu o verde

Il colore blu o verde dell’urina che si verifica raramente, potrebbe essere dovuta alla presenza di una di infezione batterica delle vie urinarie causata ad esempio da batteri Pseudomonas (colorazione verde). Spesso questa colorazione potrebbe essere causata dall’assunzione di qualche farmaco (amitriptilina, indometacina e propofol) o dal consumo di un colorante alimentare.

Marrone scuro

Possono indicare malattie del fegato oppure un melanoma, per la presenza di melanina nelle urine.

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Gradazioni del blu

In questo caso si parla di sindrome del pannolino blu, malattia ereditaria che aumenta i livelli di calcio nel sangue.

Urina schiumosa

L’urina normale è liquida e saltuariamente lievemente schiumosa e ciò non deve destare preoccupazioni. Se però persiste una elevata quantità di schiuma, ciò potrebbe essere la manifestazione di un consumo eccessivo di proteine, di infezioni urinarie o di problemi renali.

Urine torbide

Possono essere causate da infezioni delle vie urinarie, in questo caso possono essere associate a bisogno frequente di urinare con poca usina emessa ogni volta, dolore durante la minzione, febbre, debolezza. Se le urine sono torbide e rosse, possono essere la spia di un problema alla prostata. Per approfondire: Mi alzo spesso di notte per urinare: quali sono le cause e le cure?

Calcoli biliari e renali

Se le urine sono scure e le feci chiare, probabilmente vi è la presenza di calcoli biliari. Se il colore delle urine si avvicina al rosso e si avverte, o si è da poco avvertito, un dolore intenso ed improvviso al fianco, solitamente da un solo lato, è probabile la presenza di calcoli renali. Per approfondire: Calcoli urinari bloccati in rene, uretere, vescica e uretra: cause e cure

Sintomi gravi: cosa fare?

In caso di sintomi potenzialmente gravi, come forte dolore alla minzione, dolore addominale intenso, sangue nelle urine, malessere genrale e/o blocco totale della minzione, vi consigliamo di recarvi dal vostro medico, che indagherà la situazione con anamnesi, esame obiettivo, esami di laboratorio (ad esempio esame delle urine e/o del sangue) e/o di diagnostica per immagini (ad esempio radiografia addominale, ecografia addominale o cistoscopia).

Consigli

Per ridurre queste problematiche alcuni consigli generici possono essere:

  • bere la giusta quantità di acqua: per le donne circa 1.5 litri al giorno, per gli uomini 2 litri, con dosi aumentate in caso di forte caldo ed attività sportiva intensa. Per approfondire: Idratazione corretta: quanta acqua bere al giorno e perché è così importante;
  • alimentarsi in modo corretto;
  • evitare la vita sedentaria;
  • evitare il fumo di sigaretta;
  • evitare l’abuso di alcolici;
  • usare il profilattico in caso di rapporti sessuali con sconosciuti;
  • evitare i rapporti sessuali con partner che hanno malattie sessualmente trasmissibili come candidosi e sifilide;
  • usare indumenti intimi di alta qualità;
  • evitare vestiti troppo stretti a livello dei genitali;
  • mantenere una adeguata igiene intima.

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