Il naturopata sbaglia terapia: bimbo rischia di morire

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma NATUROPATA TERAPIA BIMBO MORIRE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Ano.jpgUn bambino inglese di appena quattro anni negli ultimi tempi aveva perso l’appetito, mangiava pochissimo ed era dimagrito molto, tutto ciò a causa colpa di una cura a base di una dose eccessiva integratori. Una situazione a rischio per la vita di questo bambino che soffre di autismo (un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell’interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale), che ha spinto i genitori a chiedere aiuto ai medici. Dopo una serie di test, i dottori hanno capito che il piccolo soffriva di ipercalcemia. Aveva livelli troppo alti di calcio nel sangue, ma anche di vitamina D. Una diagnosi che ha spinto la coppia a confessare di aver sottoposto il bimbo a una cura a base di ‘prodotti naturali’. Un cocktail di sostanze che ha danneggiato l’organismo del ragazzino e ha spinto gli esperti inglesi a lanciare un appello contro ‘le terapie fai-da-te’ sul British medical journal.

Integratori fai da te: rischio per la salute

Nella cura scelta dal naturopata inglese c’erano dosi eccessive di calcio, vitamina D, olio di fegato di merluzzo, latte di cammello, argento, zinco. La terapia era arricchita da solfato di magnesio, un ingrediente scelto per ‘depurare l’organismo’. “I genitori del bimbo ora sono devastati per quello che hanno fatto al figlio e per averlo fatto stare così male – spiega il report del Bmj – e la polizia ha aperto un’indagine nei confronti del naturopata che ha sbagliato la sua cura”. Ci sono volute ben due settimane per far guarire il bambino. Quando è stato ricoverato era iperidratato e aveva livelli di calcio altissimi, ora per fortuna è fuori pericolo. “Molte famiglie scelgono ‘cure naturali’ come queste – spiegano i medici del Bmj – ma questo caso dimostra che possono esserci gravi effetti collaterali che sono difficili da individuare anche per la mancanza di conoscenza di queste terapie”. E a volte anche la vita dei pazienti può essere a rischio aggiungono i medici inglesi. “Ci sono molti casi di complicanze, anche fatali, e probabilmente molti altri che non sono segnalati ai medici o che, a volte, non sono stati riconosciuti”.

Primum non nocere

“Il caso dimostra che purtroppo esistono persone che speculano sulla disperazione delle famiglie, a volte  per ignoranza altre volte con dolo – spiega Raffaele Falsperla, Presidente Società Italiana di Neurologia Pediatrica – . In Italia per fortuna esiste un “filtro” ed è il pediatria di famiglia che segue il bambino sin dalla nascita e rappresenta il vero “ambasciatore” nella tutela del minore.  A tutti va ricordato che il principio che dovrebbe guidare chiunque si occupa di salute del bambino è “ Primum non nocere”, cioè non fare nulla che potrebbe nuocere alla salute del bambino”. In questo caso la cura a base di integratori non sarebbe mai riuscita neppure a guarire il piccolo. “Gli integratori hanno delle indicazioni cliniche e non sono indicati nel caso di  disabilità intellettive non rientra fra queste. Dunque questo tipo di cura non era indicata per guarire il bambino autistico”.
Le “cure alternative”, spiegano ancora gli esperti del Bmj – sono molto diffuse tra i bambini con malattie croniche, tra cui l’autismo, per una serie di motivi. Questi possono includere l’insoddisfazione con le terapie tradizionali.

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Dipendenza da internet: in Cina banditi i videogiochi da mezzanotte

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma CINA BAMNDITI VIDEOGIOCHI Legge No Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina AnoLa Cina è il primo stato al mondo per consumo di videogiochi e dilaga la dipendenza da internet e dai giochi online, un fenomeno preoccupante specie perché i videogiocatori (537 milioni) sono quasi un terzo della popolazione cinese ed un videogiocatore su quattro è minorenne. Ma il governo si è mosso, anche in maniera piuttosto drastica, perché sta per mettere sulla testa dei cinesi il divieto per legge di giocare online dopo la mezzanotte fino alle 8 del mattino.
Non è neanche la prima volta che accade qualcosa di simile: timoroso dei cattivi effetti sulla gioventù, già nell’anno 2000 il governo cinese aveva issato il solito bando, questa volta su ogni tipo di playstation: dalla classica Sony all’Xbox di Microsoft. Così gli Internet Cafè pieni zeppi di pc sono prosperati molto più che da noi, raggiungendo la cifra incredibile di oltre 113 mila botteghe. E dando vita a un mercato che s’è sviluppato prima online e oggi soprattutto sul mobile, dove adesso cresce a ritmi ovviamente cinesi, con percentuali del 300 per cento. Come tanti proibizionismi, il divieto di console – caduto solo scorso anno – ha però avuto l’effetto contrario. Lontani da casa i ragazzini si sono persi in questi internet cafè dove giocano per ore consecutive a Starcraft o World of Warcraft. Vedremo se ora questa ennesima, drastica, misura per contrastare il fenomeno, darà gli effetti sperati.

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Cosa piace alle donne? Le 12 caratteristiche fisiche maschili che le fa impazzire

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma COSA PIACE ALLE DONNE UOMO Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Ano GluteiOvviamente ogni donna ha un suo fisico maschile ideale, ad esempio c’è chi preferisce un uomo con un po’ di pancetta ad uno Continua a leggere

Cos’è la pubertà, a che età inizia e come si manifesta?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE ANAMNESI ESAME OBIETTIVO SEMEIOTICA FONENDOSCOPIO ESAMELa pubertà è un periodo della vita di un essere umano in cui avvengono marcati cambiamenti psichici, morfologici e funzionali attraverso i quali il corpo di un bambino diviene un corpo adulto capace di riprodursi producendo autonomamente i propri ormoni sessuali. I cambiamenti che avvengono in pubertà riguardano soprattutto lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, la maturazione delle gonadi (testicolo e ovaio, che iniziano la gametogenesi, cioè la formazione di spermatozoi ed oociti) e modificazioni psicologiche e comportamentali (come lo sviluppo della pulsione sessuale).

A che età inizia la pubertà nel maschio?
Nel maschio la pubertà inizia intorno al tredicesimo anno di età e dura fino ai 18-20 anni.

A che età inizia la pubertà nella femmina?
Nella femmina la pubertà inizia generalmente prima che nel maschio, intorno all’undicesimo anno di età e dura fino a circa 18 anni.

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Cosa determina un anticipo della pubertà?
Nell’ultimo secolo e mezzo nei paesi sviluppati si è assistito ad un anticipo progressivo  della pubertà, almeno fino agli anni ’70, spiegabile sulla base di diversi elementi. Se da un lato ha inciso il maggior apporto calorico e proteico, unitamente alle migliori condizioni igieniche ed ambientali, dall’altro anche il contesto fortemente sessualizzato che caratterizza le società occidentali contribuisce ad anticipare in maniera evidente l’inizio della pubertà.

Vedi anche: IMMAGINE CHE MOSTRA L’AVANZAMENTO DELLA CRESCITA DA NEONATA A DONNA

Cosa determina un ritardo della pubertà?
Vi sono una serie di fattori che agiscono in senso contrario, come l’altitudine (l’ipossia relativa ritarda lo sviluppo puberale) e l’attività fisica particolarmente intensa (specie se associata a basso peso corporeo e disordini alimentari). Infine, non bisogna dimenticare che a parità di condizioni di vita, salute, alimentazione e contesto sociale, l’epoca della pubertà può comunque differire – anche in maniera significativa – sulla base di fattori genetici individuali.

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Come si manifesta la pubertà nei maschi?
Nel maschio, il primo segno della pubertà è l’aumento di volume dei due testicoli, vale a dire di quegli organi deputati alla produzione degli spermatozoi. A tal proposito, si parla di spermarca per indicare la prima eiaculazione, che normalmente avviene tra i 13 ed i 16 anni; la normospermia viene invece raggiunta a circa 17 anni. Inizia a crescere un accenno di barba sul viso.

Come si manifesta la pubertà nelle femmine?
Analogamente al maschio, nella donna si parla di menarca per indicare l’età di insorgenza della prima mestruazione, che compare appunto verso l’undicesimo anno di età; dopo questo periodo la percentuale di cicli anovulatori si attesta intorno al 55% nei primi due anni, per poi scendere al 20% dopo 5 anni e risalire nella pre-menopausa (si tratta ovviamente di dati generali, suscettibili di un’ampia variabilità individuale). Le mammelle iniziano a svilupparsi ed ingrandirsi.

Leggi anche: Cos’è una ghiandola endocrina? A che servono gli ormoni ed il sistema endocrino?

Come identificare con esattezza l’inizio della pubertà?
Mentre nelle donne l’inizio della pubertà, corrispondente al menarca è facilmente identificabile, come anche l’aumento delle mammelle, molto più difficile risulta nel maschio risalire all’epoca dello spermarca; molto spesso, infatti, il funzionamento dei testicoli si rende evidente per la prima volta durante un sogno, con l’emissione di sperma senza che il giovane stesso si sia reso conto dell’accaduto.

Leggi anche: A che età inizia a crescere il seno nelle donne?

Quali sono i cambiamenti in pubertà che avvengono in entrambi i sessi?
Aldilà del menarca per le femmine e dello spermarca per gli uomini, la pubertà si accompagna a profondi cambiamenti morfologici, funzionali e psichici comuni sia ai maschi che alle femmine, con le duvute differenze qualitative/quantitative. Per entrambi i sessi si assiste alla comparsa di peli ascellari, pubici ed anali, allo sviluppo delle ghiandole sudoripare e degli organi sessuali, all’aumento di lunghezza delle corde vocali e al cambiamento della voce; il tutto accompagnato da un rapido incremento della statura. Al termine della pubertà saranno cambiate anche le differenze nelle proporzioni tra massa ossea, massa muscolare (una volta e mezza superiori nel maschio adulto), e tessuto adiposo (due volte superiore nella femmina adulta).

Leggi anche: Storia di un seno: dall’embrione alla menopausa

Quando si parla pubertà precoce e ritardata?
Entro certi limiti, ritardi ed anticipi nell’insorgenza della pubertà sono in genere fisiologici, ma in determinate situazioni possono nascondere una patologia (spesso di origine ormonale) od una grave alterazione organica. In genere si parla di pubertà precoce quando insorge prima degli 8 anni nella donna e dei 9 nel maschio, e di pubertà ritardata qualora non compaiano segni di sviluppo sessuale entro i 13,4 anni nella femmina ed i 14 anni nel maschio.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Schizofrenia: sintomi iniziali, violenza, test, cause e terapie

MEDICINA ONLINE ELETTROSHOCK TERAPIA ELETTROCONVULSIVANTE TEC PSICHIATRIA DEPRESSIONE LOBOTOMIA SCHIZOFRENIA CERVELLO SISTEMA NERVOSO A BEAUTIFUL MIND ELETTRICITA SCOSSA OGGI LEGGE COSEL’incubo della schizofrenia è non sapere ciò che è reale. Immagini, se ad un tratto venisse a sapere che le persone, i luoghi ed i momenti più significativi per lei non fossero spariti o morti, ma peggio ancora… non fossero mai esistiti. 

Che razza di inferno sarebbe?

(dal film “A Beautiful Mind“, da cui è tratta anche l’immagine in alto)

La schizofrenia è una psicosi cronica caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell’affettività, da un decorso superiore ai sei mesi, con forte disadattamento della persona ovvero una gravità tale da limitare le normali attività di vita della persona.

Violenza

Gli individui affetti da gravi malattie mentali tra cui la schizofrenia hanno un rischio significativamente maggiore di compiere reati sia violenti che non violenti. D’altra parte, la schizofrenia è stata a volte associata a un più alto tasso di atti di violenza, anche se questo è in primo luogo dovuto agli alti tassi di consumo di droga da parte degli affetti. I tassi di omicidi legati alla psicosi sono simili a quelli correlati all’abuso di sostanze. Il ruolo della schizofrenia sulla violenza, indipendentemente dall’abuso di stupefacenti, è controverso, tuttavia alcuni aspetti della storia individuale o dei propri stati mentali possono esserne causa. La copertura mediatica relativa alla schizofrenia tende a focalizzarsi su rari e insoliti episodi di violenza. Inoltre, in un grande campione rappresentativo analizzato in uno studio del 1999, il 12,8% degli statunitensi crede che gli individui con schizofrenia “molto probabilmente” possano compiere atti violenti contro gli altri e il 48,1% ha dichiarato che ciò era “piuttosto probabile”. Oltre il 74% ha dichiarato che le persone affette da schizofrenia erano o “poco capaci” o “non in grado del tutto” di prendere decisioni riguardanti il loro trattamento e il 70,2% ha detto lo stesso delle decisioni riguardo alla gestione del denaro. Secondo una meta-analisi, la percezione comune riguardo agli individui affetti di psicosi come persone violente, è più che raddoppiata a partire dagli anni cinquanta.

Leggi anche: Amare uno schizofrenico: come comportarsi con uno schizofrenico?

Cause e fattori di rischio

Una combinazione di fattori genetici e ambientali gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo della schizofrenia. Le persone con una storia familiare di schizofrenia e che soffrono di una psicositransitoria hanno una probabilità che va dal 20 al 40% di ricevere una diagnosi entro un anno. Per approfondire leggi:

Come si sviluppa la schizofrenia?

La cause esatte dello sviluppo della schizofrenia, non sono ad oggi ancora del tutto note. Tra le ipotesi dello sviluppo di schizofrenia ci sono cause fisiopatologiche ed anche relative a violenze sessuali e traumi intensi vissuti soprattutto in giovane età. Per approfondire la patogenesi della schizofrenia, leggi: Come si diventa schizofrenici

Segni e sintomi iniziali e tardivi

In una persona con diagnosi di schizofrenia possono verificarsi allucinazioni uditive, deliri (generalmente di natura bizzarra o persecutoria), disordine nel pensiero e nel linguaggio. Queste ultime possono variare da perdita del filo logico di un discorso a frasi solo vagamente collegate nei casi più gravi; per approfondire, leggi: Come riconoscere uno schizofrenico: primi sintomi di schizofrenia

Diagnosi

Per la diagnosi di schizofrenia conta sia la natura sia la durata dei sintomi (sintomi che differiscono per durata caratterizzano ad esempio il disturbo schizofreniforme). I sintomi psicotici possono essere presenti in molti altri disturbi mentali, tra cui il disturbo bipolare, il disturbo borderline di personalità, le intossicazione da sostanze stupefacenti e la psicosi farmaco-indotta. Per approfondire: Comportamento schizofrenico: come fare diagnosi di schizofrenia

Test per la schizofrenia

Esistono test attendibili per diagnosticare la schizofrenia? A tal proposito leggi: Test per la diagnosi di schizofrenia

Trattamento

Il trattamento primario della schizofrenia prevede l’uso di farmaci antipsicotici, spesso in combinazione con un supporto psicologico e sociale. L’ospedalizzazione può essere necessaria solo per gravi episodi e può essere decisa volontariamente o, se la legislazione lo permette, contro la volontà del paziente. Per approfondire: Schizofrenia: come si cura

Prognosi

La schizofrenia è una condizione che comporta elevati costi sia umani, sia economici. La condizione si traduce in un’aspettativa di vita ridotta di 12-15 anni rispetto alla popolazione generale, soprattutto a causa della sua associazione con l’obesità, a stili di vita sedentari, al tabagismo e a un aumento del tasso di suicidi che, tuttavia, riveste un ruolo minore. Questa differenza nella speranza di vita è aumentata tra gli anni settanta e anni novanta, e tra gli anni 1990 ed il primo decennio del XXI secolo non è sostanzialmente cambiata neppure in un sistema sanitario con accesso aperto alle cure (come in Finlandia). La schizofrenia è una delle principali cause di disabilità, con la psicosi attiva classificata come la terza condizione più invalidante dopo la tetraplegia e la demenza e davanti alla paraplegia e alla cecità. Circa tre quarti delle persone con schizofrenia hanno disabilità in corso con recidive e 16,7 milioni di persone nel mondo sono considerate con disabilità moderata o grave a causa di questa condizione. Alcune persone guariscono completamente e altre riescono comunque a integrarsi bene nella società. La maggior parte delle persone affette da schizofrenia riescono a vivere in modo indipendente con il sostegno della comunità. Nelle persone con un primo episodio di psicosi, un buon risultato a lungo termine si verifica nel 42% dei casi, un risultato intermedio nel 35% e un risultato scarso nel 27%. Il decorso per la schizofrenia appare migliore nei paesi in via di sviluppo rispetto al mondo sviluppato. Queste conclusioni, tuttavia, sono state messe in discussione. Si riscontra un tasso di suicidi maggiore associato alla schizofrenia, ritenuto essere del 10%; tuttavia un’analisi più recente su studi e statistiche ha rivisto al ribasso la stima portandola al 4,9%. Più spesso i suicidi si verificano nel periodo successivo all’insorgenza della condizione o con il primo ricovero ospedaliero. Spesso (dal 20 a 40% dei casi) vi è almeno un tentativo di suicidio. Vi sono una serie di fattori di rischio, tra cui il sesso maschile, la depressione e un elevato quoziente d’intelligenza. In studi effettuati in tutto il mondo, si è rilevata una forte associazione tra il tabagismo e la schizofrenia. L’uso di sigarette è particolarmente elevata nei soggetti con diagnosi di schizofrenia, con stime che vanno dall’80% al 90% di fumatori abituali tra i pazienti schizofrenici, rispetto al 20% nella popolazione generale. Coloro che fumano tendono a farlo molto e in aggiunta fumano sigarette ad alto contenuto di nicotina. Alcune evidenze suggeriscono che la schizofrenia paranoide possa avere una prospettiva migliore rispetto agli altri tipi di schizofrenia per la vita indipendente e per la vita lavorativa.

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Le sei cose che le ragazze si chiedono sul tuo pene

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma SEI COSE RAGAZZE PENE Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei Presso.jpgIn Italia si parla ancora poco di educazione sessuale, sia a scuola che in famiglia e, quando se ne parla, si è troppo occupati di elencare malattie veneree e modi per prevenire l’HIV per affrontare alcune domande che invece ci si pone spesso sull’altro sesso. Ecco ad esempio una lista di cose che le ragazze più giovani si chiedono spessissimo sul sesso e più precisamente sul pene:

1) Perché alcuni ragazzi sono circoncisi ed altri no? Che differenza c’è?
Spesso per motivi religiosi, ad esempio nella cultura ebraica i neonati vengono circoncisi. Anche in America, per ragioni culturali (quasi l’80% della popolazione maschile) adottano questa pratica. La differenza sta nell’igiene (molto più facile da pulire) e nell’estetica del pene. Tutto qui!

2) Perché c’è bisogno di un’erezione completa per fare sesso?
Semplicemente perché, senza erezione, il pene non riuscirebbe a penetrare nella vagina e – ancora peggio – non riuscirebbe ad eiaculare in profondità verso l’utero, cosa importante per aumentare le possibilità di concepimento.

3) Qual è la misura media del pene dei ragazzi?
Per scoprirlo cliccate su questo link.

4) I preservativi riducono il piacere maschile durante il sesso?
Il preservativo, pur se in versione “sensibile”, determina sicuramente un a stimolazione sessuale minore nell’uomo, tuttavia rimane tra i contraccettivi più efficaci per impedire la trasmissione di malattie anche molto serie, quindi usatelo, specie se non conoscete a fondo il vostro partner.

5) Un pene può rompersi?
Certamente si. Vi invito a leggere questo articolo: Cosa accade e cosa si prova quando si frattura il pene?

6) Se un ragazzo non riesce ad avere un’erezione vuol dire che non gli piaccio?
Non necessariamente. I motivi per cui una erezione tarda ad arrivare possono essere molti. Paradossalmente è più probabile che non abbia una erezione perché… gli piaci troppo e soffre di ansia da prestazione!

Dott. Emilio Alessio Loiacono
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Il medico del futuro

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma A IL MEDICO DEL FUTURO Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Prevenzione Cur.jpgIl medico del futuro non darà nessuna medicina, ma convincerà i suoi pazienti a prendersi cura del proprio corpo, della dieta e delle cause a e della prevenzione delle malattie.

Lo diceva l’inventore statunitense Thomas A. Edison più di cento anni fa e, almeno per quel che mi riguarda, è una frase tutt’oggi attuale. Il grande inventore americano è stato inserito dalla rivista Life tra le “100 persone più importanti degli ultimi 1000 anni”.

Il futuro non è nella cura: il futuro è nella prevenzione.

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Perdite bianche, gialle marroni in gravidanza: quando preoccuparsi e cosa fare?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERDITE BIANCHE GIALLE GRAVIDANZA Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina AnoLe gestanti sono purtroppo accompagnate da numerosi disturbi durante l’avventura che le porterà a diventare mamme. Uno di questi disturbi, tra i più diffusi e che spesso destano preoccupazione immotivata, è avere perdite di colori diversi. A differenza di altri sintomi più famosi come nausee, gonfiori e dolori di schiena le perdite scatenano spesso reazioni di panico nelle gestanti facendo temere loro il peggio, dal momento che l’unico tipo di perdite di cui si sente solitamente parlare sono quelle legate a situazioni di rischio per il nascituro, come le minacce d’aborto o il distacco della placenta. In realtà non sempre si tratta di un sintomo pericoloso per la salute della gestante e del feto, anzi certi tipi di perdite fanno parte del normale corso della gravidanza. Spesso le perdite in gravidanza tendono a comparire spontaneamente, e altrettanto spontaneamente scompaiono. E’ possibile che esse sopraggiungano dopo qualche movimento o trauma subito dal corpo o dagli organi genitali interni. Per togliersi ogni dubbio è comunque sempre buona norma affidarsi al proprio ginecologo, che saprà fare una corretta diagnosi e quindi indicazioni su cosa fare e prescriverà un’eventuale terapia. Di seguito esamineremo le più frequenti tipologie di macchie e le cause a cui possono essere legate.

Il colore delle perdite in gravidanza indica le possibili cause

Primo importante fattore che serve a comprendere se le perdite sono normali o se bisogna preoccuparsi ed in generale cosa fare quando si manifestano è il loro aspetto, cioè come si presentano riguardo all’odore ma soprattutto al colore.

1) Perdite marroni: le perdite marroni o rossastre sono in genere perdite ematiche, nel primo caso di sangue già secco, nel secondo di sangue vivo, e possono essere del tutto innocue come possono segnalare dei rischi per la futura mamma e per il feto. Sono più frequenti nei primi mesi, in cui indicano il normale procedere della gravidanza, e spesso derivano dai cambiamenti nella conformazione delle pareti uterine; negli ultimi mesi di gravidanza invece sono un po’ più preoccupanti in quanto potrebbero indicare eventuali problemi nella crescita del feto o nel suo posizionamento prima del parto. La diagnosi corretta può farla solo il ginecologo che segue la gravidanza, pertanto è meglio recarsi da lui il prima possibile.

2) Perdite rosa: di solito sono completamente innocue; possono consistere nella normale mucosa vaginale o anche in residui di ciclo mestruale. In ogni caso, è sempre bene chiamare il ginecologo per descrivergli la consistenza delle macchie e farsi consigliare sul da farsi.

3) Perdite mucose bianche: la leucorrea, cioè la presenza di perdite mucose biancastre, è molto frequente in gravidanza, soprattutto nei primi mesi, in quanto non è che la conseguenza di tutti i cambiamenti che avvengono all’interno del corpo della donna e degli assestamenti dei suoi organi genitali interni. Per quanto possano essere fastidiose, cercare di eliminarle è inutile e dannoso: inutile, perché tenderanno a ricomparire essendo fisiologiche; dannoso, perché il liquido biancastro che si viene a formare ha un’azione protettiva sulle mucose vaginali e pertanto le preserva da eventuali infezioni.

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4) Perdite giallastre: anche le perdite giallastre sono solitamente innocue, in quanto rientrano nella normale leucorrea da gravidanza. Bisogna iniziare a preoccuparsi solo se sono maleodoranti e sono accompagnate da prurito o bruciore: in questo caso quasi sicuramente sono causate da un’infezione, per cui è meglio recarsi dal ginecologo per capire come curarla e soprattutto farci dare dei consigli sui prodotti da usare per una corretta igiene intima in gravidanza e sui possibili rimedi naturali o farmacologici.

5) Perdite verdi: le perdite verdi in gravidanza sono quelle che suscita uno stato di maggior allarme per le donne, poiché a differenza di quelle biancastre a cui si è abituate, queste risultano del tutto nuove e quindi potenzialmente pericolose. In realtà è difficile che le perdite verdi siano sintomo di una minaccia d’aborto, è molto più probabile che siano sintomo di infezioni vaginali come la candida, fastidiosa per la mamma ma, se ben curata, senza nessuna conseguenza per il feto.

6) Trasparenti e acquose: le perdite di liquido trasparente simile ad acqua possono avere origini molto diverse; può trattarsi di una conseguenza dell’aumentata lubrificazione degli organi genitali interni, così come può trattarsi di perdita di urina, in quanto il feto crescendo preme maggiormente sulle pareti della vescica. Oppure può trattarsi di liquido amniotico, e in questo caso il liquido sarà molto abbondante oppure dalla fuoriuscita lenta ma continua, e accentuata da ogni minimo movimento del corpo; questo tipo di perdita indica che si sono rotte le acque e il bimbo è pronto per nascere.

Possibili cause di perdite durante la gravidanza

1) Perdite dopo il rapporto: se avete avuto delle perdite dopo un rapporto sessuale, sappiate che è normale in quanto il collo dell’utero è molto più sensibile alle stimolazioni, per cui la prossima volta dovrete fare molta più attenzione, e in ogni caso evitare di avere altri rapporti finché le perdite non si saranno attenuate. A differenza di quanto si pensa comunemente, non vi sono controindicazioni particolari nell’avere dei rapporti durante la gravidanza, anzi, secondo alcune ricerche il piacere fisico della mamma apporta dei benefici al feto, soprattutto nelle ultime settimane di gestazione; tuttavia è sempre meglio consultarsi con il proprio ginecologo che saprà consigliare i futuri genitori in base al tipo di gravidanza in atto, ad esempio potrebbe sconsigliare i rapporti in caso di gravidanza a rischio.

2) Perdite dopo visita ginecologica: se avete fatto una visita ginecologica interna e una volta arrivate a casa notate delle perdite ematiche o mucose non allarmatevi, in quanto la mucosa vaginale diventa molto sensibile alle sollecitazioni, quindi tende a sfaldarsi ad ogni minimo contatto; potrebbe anche trattarsi della rottura di qualche capillare, che provoca una piccola perdita di sangue.

3) Perdite prima del parto: qualche giorno prima del parto il tappo mucoso che isola l’utero dall’ambiente esterno tenderà a sfaldarsi, finendo in vagina per essere espulso attraverso delle perdite che la futura mamma ha così modo di constatare, per prepararsi alla fine della gravidanza; tali perdite possono essere accompagnate da macchioline di sangue o macchie marroncine.

4) Rottura delle acque: l’ultima perdita prima del parto è quella del liquido amniotico, quando si rompono le acque: il chiaro segnale che il travaglio è iniziato e bisogna pertanto correre in ospedale a far nascere il bambino!

In quale trimestre sono avvenute le perdite?

Per capire la natura e la gravità delle perdite in gravidanza, oltre che il colore e come sono è importante considerare anche il momento in cui esse si presentano, cioè se durante il primo, il secondo o il terzo trimestre. In alcune periodi infatti le perdite possono considerarsi quasi fisiologiche, naturalmente però bisogna sempre prestare attenzione a quantità e colore.

1) Primo trimestre: se le perdite si presentano nel primo trimestre, in particolare nel primo mese, sono praticamente normali, spesso sono addirittura il primo sintomo attraverso il quale la futura mamma si accorge di essere incinta. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccole perdite ematiche, che non raggiungono l’intensità del flusso mestruale, la loro comparsa può portare la donna a sottoporsi al test di gravidanza o ad un prelievo del sangue per verificare l’effettiva gravidanza. Tali piccole perdite ematiche possono protrarsi fino al terzo mese e sono generalmente innocue, in quanto indicano che l’embrione si è impiantato nell’utero; bisogna preoccuparsi solo se diventano molto intense e frequenti: in questo caso è meglio recarsi il prima possibile al più vicino Pronto Soccorso. Se invece si tratta di perdite di liquido bianco, esse sono normali e indicano che la gravidanza procede correttamente; solo nel caso in cui si accompagnino a bruciori o pruriti intimi potrebbero rivelare un’infezione e quindi è meglio recarsi dal proprio ginecologo.

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2) Secondo trimestre: nel secondo trimestre di gravidanza le perdite di qualunque tipo tenderanno a diminuire, in quanto il feto è ormai ben impiantato nell’utero, infatti si riduce il rischio di aborto spontaneo. Se si verificano delle perdite ematiche, è bene recarsi subito al pronto soccorso per escludere eventuali patologie, infatti potrebbe trattarsi di un distacco della placenta, che si posiziona in modo anomalo rispetto alle pareti dell’utero, ma che se presa in tempo non ha conseguenze per il feto né per la mamma; potrebbe trattarsi anche di placenta previa, cioè di un posizionamento anomalo della placenta nella parte bassa dell’utero, piuttosto che in quella alta come avviene normalmente, ma non vi sarebbero conseguenze se non l’obbligo del parto cesareo per la futura mamma; oppure potrebbero essere semplici minacce d’aborto, risolvibili con il riposo assoluto e la modifica di uno stile di vita sregolato. Infine, si potrebbe trattare di aborto spontaneo vero e proprio, ma in tal caso le perdite sono molto abbondanti o comunque continue, e accompagnate da dolori molto forti, per cui ci si reca immediatamente al Pronto Soccorso.

3) Terzo trimestre: nel terzo trimestre ritorna nuovamente una presenza accentuata di perdite vaginali, sia biancastre che acquose, legate a cause naturali, solo che spesso in questa fase aumenta la paura delle donne che avvicinandosi la data del parto temono la rottura delle acque. In realtà la rottura delle acque è continua e molto abbondante, per cui non è paragonabile a nessuna delle perdite sperimentate in gravidanza. Oltre che perdite acquose e biancastre in queste settimane della gravidanza potrebbero presentarsi frequentemente anche delle perdite ematiche poiché il collo dell’utero è molto sensibile e quindi tende a sfaldarsi con molta facilità; l’unico caso in cui preoccuparsi è se le perdite raggiungono una notevole intensità, in tal caso potrebbe trattarsi di un parto prematuro e pertanto è bene anche in questo caso recarsi subito al Pronto Soccorso.

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Perdite in gravidanza: quando preoccuparsi?

Le perdite in gravidanza possono essere sintomo di una patologia facilmente risolvibile o anche molto seria, per cui è sempre bene non sottovalutarle e accertarsi della natura di tali perdite rivolgendosi al ginecologo di fiducia. Esse, infatti, possono essere innocue ma anche un primo segno di minaccia di aborto.

1) Mestruo: talvolta accade che le mestruazioni continuino anche in gravidanza; questo perché il nostro corpo si basa su una sorta di memoria interna e pertanto continua ad espellere puntualmente ogni mese ciò che rimane dei cicli precedenti. Tuttavia non si tratta di una situazione da sottovalutare, in quanto le perdite ematiche in gravidanza possono essere anche sintomo di patologie serie.

2) Fibroma o polipo: a volte può capitare che le perdite siano dovute a uno o più polipi o fibromi, due diversi tipi di tumori benigni situati di solito sulle pareti del collo dell’utero, che di per sé non sono dannosi ma possono essere fonte di grande preoccupazione per le future mamme. In genere le perdite causate da un polipo o da un fibroma sono marroncine o rosate e completamente innocue.

3) Fecondazione assistita: nel caso la gestante sia stata sottoposta a fecondazione assistita, è abbastanza comune che si presentino delle perdite, in genere rosso scuro o marroncine, che si verificano a causa dei traumi subiti dalla vagina, sollecitata attraverso una tecnica di per sé innaturale, oppure potrebbe trattarsi di normali perdite da impianto. Tuttavia è anche possibile che siano il sintomo che l’embrione è stato espulso e quindi la gravidanza non è andata a buon fine. L’unico modo per conoscere la verità è aspettare l’esito degli esami e il conseguente responso del medico.

4) Infezione: se le perdite sono giallastre o verdastre, mucose e maleodoranti, e se sono accompagnate da bruciori o prurito, molto probabilmente la gestante ha contratto un’ infezione intima. La più comune delle vaginiti è la candidosi, che è provocata da un fungo che attacca i tessuti, e che tuttavia non è pericolosa per il feto. Per prevenire queste infezioni, è molto importante che la futura mamma segua una scrupolosa igiene intima: niente slip elasticizzati, perizoma, tanga, e via libera invece ad indumenti di cotone, che non comprimano troppo la pelle; inoltre sarebbe buona norma lavarsi ogni volta che si va in bagno ma semplicemente con l’acqua, in quanto i detergenti possono svolgere l’effetto contrario.

5) Distacco della placenta: il distacco della placenta si ha quando la placenta si distacca dalle pareti uterine, ma nella maggior parte dei casi non ha conseguenze gravi per la prosecuzione della gravidanza. Le perdite ematiche sono uno dei sintomi principali del distacco di placenta, non sono pericolose se prese in tempo, la gestante infatti dovrebbe recarsi immediatamente dal proprio ginecologo o ad un pronto soccorso per prendere gli opportuni provvedimenti.

6) Gravidanza extrauterina: si tratta di una gravidanza, detta anche ectopica, in cui l’embrione non si annida nell’utero ma al suo esterno, nelle tube di Falloppio; pertanto non potrà essere portata a termine normalmente ma dovrà essere interrotta, o aspettando che si risolva normalmente, oppure intervenendo attraverso farmaci o nei casi più estremi chirurgicamente. Le perdite che indicano una gravidanza extrauterina compaiono in genere alla settima o ottava settimana di gestazione, e consistono in perdite ematiche associate a forti dolori e crampi al basso ventre.

7) Minacce d’aborto o aborto spontaneo: in entrambi i casi si hanno perdite ematiche che sono indice di una situazione di pericolo, con la differenza che nella minaccia d’aborto le perdite sono meno abbondanti e accompagnate da dolori più blandi, mentre nel caso di un aborto già in corso le perdite sono molto abbondanti e accompagnate da dolori e crampi molto forti. L’unico rimedio per evitare minacce d’aborto successive è quello di trascorrere i rimanenti mesi nel riposo più totale, mentre una terapia prescritta molto frequentemente è l’assunzione di progesterone, un ormone che aiuta il regolare proseguimento della gravidanza, sotto forma di compresse, iniezioni o ovuli da inserire in vagina. Altri due rimedi molto utilizzati sono l’aspirinetta e l’eparina, due farmaci anticoagulanti che, come il progesterone, riducono le minacce di aborto, contribuendo in questo caso alla fluidificazione del sangue.

Diagnosi, cure e rimedi delle perdite in gravidanza

Come ripetuto più volte nonostante il più delle volte non ci sia motivo di allarmarsi la prima cosa che una donna dovrebbe fare quando si manifestano perdite di ogni genere in gravidanza è rivolgersi al suo ginecologo per capire esattamente cosa sono ed escludere l’eventualità di possibili cause patologiche. Di solito gli accertamenti prescritti dal ginecologo saranno: analisi del sangue, in particolare del valore beta hcg, l’ormone della gravidanza, associate ad un’ecografia, per verificare che il bambino sia in salute e che le perdite non siano sintomatiche di complicazioni della gravidanza. Nel caso in cui le perdite siano sintomo di una gravidanza a rischio, la gestante verrà obbligata al riposo forzato e assoluto fino al termine della gravidanza. Nel caso invece le perdite siano sì fastidiose, ma senza alcuna conseguenza grave per la gestante, l’unica soluzione è imparare a conviverci, e magari utilizzare un salvaslip per quelle più abbondanti. Spesso si sente attraverso il passaparola di rimedi naturali come lavande vaginali a base di yogurt o di bicarbonato per alleviare le perdite: in realtà è meglio evitare qualsiasi agente esterno a contatto con gli organi genitali, e limitarsi ad assumere solo i farmaci prescritti dal ginecologo.

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