Quando passa la voglia di fumare?

MEDICINA ONLINE FUMO FUMARE SIGARETTE SMETTERE MARIJUANA DROGA DHT DIPENDENZA MALE TUMORE CANCRO POLMONI TOSSICODIPENDENZA NICOTINA CANCEROGENO GRASSO METABOLISMO DIMAGRIRE INGRASSAREAvete smesso di fumare da poche ore e già vi chiedete quando la voglia di sigaretta vi passerà del tutto? Oppure avete smesso da un mese ma vi fate la stessa domanda da 30 giorni? Da ex fumatore vi capisco benissimo. Subito dopo aver smesso di fumare, mi veniva voglia di fumare mediamente una volta ogni 5 minuti!
La risposta che si da sempre alla domanda del titolo è “circa 2 settimane“. Si dice “lasciate passare 2 settimane e la voglia di fumare diminuisce”. In effetti è generalmente così, ma ve lo dico subito: questo limite temporale non è un dato assoluto, quindi non aspettatevi che il quindicesimo giorno dopo aver smesso di fumare vi sveglierete senza più avere voglia di accendervi una sigaretta. La verità è che purtroppo non c’è una risposta netta alla vostra domanda: se siete stati fumatori per poco tempo e fumavate poche sigarette al giorno potreste avere sintomi forti dell’astinenza effettivamente per un paio di settimane, ma se siete stati forti fumatori per molti anni, i sintomi forti dell’astinenza potrebbero durare varie settimane o addirittura vari mesi. La nicotina è una droga e quando il cervello l’ha assunta per tanto tempo, continua a desiderarla a lungo, molto a lungo.

Solo brutte notizie?

No: una cosa positiva certa è che, a prescindere da tutto, i sintomi dell’astinenza da nicotina tendono a diminuire nel tempo ed essere meno fastidiosi. Voglio però chiudere con un avviso: una sottile voglia di fumare probabilmente vi resterà per sempre, su questo bisogna mettersi l’anima in pace e non illudersi. Io ho smesso da 5 anni e quando vedo gli altri fumare, per un millisecondo la voglia ritorna. Conosco persone che hanno smesso da 30 anni ed ancora oggi fumerebbero volentieri una sigaretta, anche se ciò ovviamente non è valido per tutti e magari a voi delle sigarette – tra poche settimane -non importerà più nulla del tutto. L’importante è che, una volta smesso di fumare, anche a distanza di anni, non facciate l’errore di sentirvi del tutto “fuori pericolo” e di potervi accendere “una sola sigaretta”: basta infatti solo qualche tiro, per ritornare nel circolo vizioso della sigaretta.

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Perché mi viene sempre voglia di fumare una sigaretta?

MEDICINA ONLINE FUMARE FUMO SIGARETTE NICOTINA DIPENDENZA DROGA TOSSICODIPENDENZA CANCRO TUMORE POLMONI GRASSO SMETTERE INGRASSARE DIMAGRIRE METABOLISMO CENERE MOZZICONE GIOVANI TABACCOPerché ti viene voglia di fumare? Perché ti viene così spesso? Perché quando ti viene la voglia di fumare è così difficile per te evitare di accenderti un sigaretta? Perché ti piace? Non esattamente. La risposta è semplice e non ti piacerà: fumi perché sei un tossicodipendente. Potresti dire: “ma io non sono mica un drogato”. Ed invece lo sei: in quanto come fumatore abituale sei dipendente dalla nicotina, esattamente come un eroinomane abituale è dipendente dall’eroina. Per comprendere meglio il meccanismo, dobbiamo partire una molecola presente nel nostro corpo, chiamata dopamina.

Cos’è la dopamina? 
La dopamina è un neurotrasmettitore, cioè una sostanza che veicola le informazioni fra i neuroni attraverso la trasmissione sinaptica. Ha molte funzioni, tra cui importantissima è la sua capacità di agire sul sistema nervoso simpatico causando l’accelerazione del battito cardiaco e l’innalzamento della pressione del sangue.
L’effetto che più ci interessa per capire il legame tra sigaretta, nicotina, dopamina e dipendenza, è quello legato alla “ricompensa“. Stimoli piacevoli fisiologici come il fare l’amore, il mangiare, il bere o stimoli piacevoli artificiali come l’assunzione di sostanze stupefacenti come appunto l’eroina iniettata o la nicotina delle sigarette, stimolano il rilascio di dopamina nel nucleus accumbens che è un sistema di neuroni situato nella porzione ventrale dello striato, una parte del nostro cervello. In pratica, quando il nostro corpo è sottoposto ad uno stimolo che lui considera piacevole, rilascia dopamina come ricompensa, e la dopamina ci regala piacere.

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La voglia di fumare è causata dall’astinenza da nicotina
Fumare una sigaretta provoca, grazie alla nicotina immessa nel sangue, un picco di dopamina che determina una sensazione di piacere, che tende a persistere finché i livelli di nicotina sono abbastanza elevati nel sangue. Tali livelli però, decrescono abbastanza rapidamente. Il fumatore medio, circa 30/45 minuti dopo aver spento l’ultima sigaretta, comincerà ad avere nel suo sangue troppo poca nicotina ed i suoi livelli di dopamina saranno bassi: ciò determina in lui i sintomi dell’astinenza, cioè quella che lui crede che sia voglia di fumare. Il fumatore abituale si dovrà accendere una sigaretta proprio perché i livelli di nicotina nel suo sangue sono calati oltre il livello che innesca i sintomi di astinenza e determina quindi la voglia impellente di assumere nuova nicotina con una nuova sigaretta. Se il fumatore non può accendersi la sigaretta, i sintomi dell’astinenza diventeranno sempre più fastidiosi e ciò determina un aumento della voglia di fumare. Quando siamo stressati, i normali sintomi di stress si associano ai sintomi dell’astinenza, peggiorandoli, e questo è il motivo per cui quando siamo stressati dobbiamo fumare di più rispetto al solito.

Il fumatore è un tossicodipendente

Il fumo di sigaretta non è un vizio, come molti credono, ma una vera tossicodipendenza. Il fumatore è – dal punto di vista fisiologico e farmacologico – come un eroinomane. Al netto della modalità di assunzione (via aerea/endovenosa), dei sintomi legati all’astinenza (più lievi riguardo al tabagismo) e della legge (legale/illegale), quello che cambia è solamente la sostanza (nicotina al posto di eroina) ed il fatto che fumare sia moralmente e socialmente accettato mentre farsi di eroina no. Perfino i danni fisici, nonostante siano apparentemente più evidenti e marcati nell’eroinomane, non sono poi così distanti causando – la nicotina – cancro, ictus, infarti, malattie polmonari e la perdita di dieci anni di vita rispetto ad un non fumatore. Anzi, addirittura è stato dimostrato che la nicotina crea dipendenza più velocemente rispetto all’eroina! RICORDATE SEMPRE: la voglia di fumare è nient’altro che il sintomo dell’astinenza causato dalla diminuzione della nicotina nel sangue assunta con la precedente sigaretta, in un circolo vizioso che dura tutta la vita, se non lo interrompete. Il “piacere” del fumo non è altro che la cessazione dei sintomi di astinenza procurati dalla sigaretta fumata mezz’ora prima. Fumare è come indossare delle scarpe troppo strette per poi avere piacere nel toglierle! Capire il meccanismo del circolo vizioso della nicotina è il primo passo necessario per interromperlo e smettere per sempre di fumare.

I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Farmaci antiaritmici: meccanismo d’azione ed effetti collaterali

MEDICINA ONLINE CUORE ELETTROCARDIOGRAMMA SINUSALE DEFIBRILLATORE CARDIOVERSIONE ELETTRICA CON SHOCK FARMACOLOGICA FARMACI URGENZA EMERGENZA MASSAGGIO CARDIACO ARRESTO RESPIRAZIONE BOCCAfarmaci antiaritmici sono farmaci utilizzati per prevenire o per correggere le aritmie, cioè quelle condizioni in cui è alterato il normale ritmo cardiaco.

Fisiopatologia

Le fasi del potenziale d’azione: Fase 0: depolarizzazione rapida, Fase 1: della ripolarizzazione precoce Fase 2: di plateau Fase 3: ripolarizzazione finale Fase 4: ripristino

 

Il ritmo cardiaco è dovuto a due processi: alla formazione di un impulso, normalmente dal nodo del seno, e alla sua conduzione attraverso il sistema di conduzione cardiaco. Le aritmie sono dunque dovute ad un’anomala formazione dell’impulso, ad un’anomala conduzione dell’impulso, o ad una combinazione di queste.
I farmaci antiaritmici, agendo a vari livelli del processo di formazione e conduzione dell’impulso, tendono alla normalizzazione del ritmo cardiaco.

Classificazione di Vaughan Williams

Le cinque classi principali della classificazione Vaughan Williams degli agenti antiaritmici sono:

  • Classe I: gli agenti interferiscono con il canale di sodio (Na+);
  • Classe II:gli agenti sono agenti anti-simpatici del sistema nervoso. La maggior parte degli agenti di questa classe sono beta-bloccanti;
  • Classe III: agenti agiscono sull’efflusso di potassio (K+);
  • Classe IV:agenti agiscono sui canali di calcio e il nodo AV;
  • Altri agenti: agiscono su meccanismi eterogenei.

Per quanto riguarda la gestione della fibrillazione atriale, le classi I e III sono utilizzate nel controllo ritmico come agenti cardioversi medici, mentre le classi II e IV sono utilizzate come agenti di controllo della frequenza cardiaca.

Classificazione “Sicilian Gambit”

Anche se la classificazione di Vaughan Williams è la più conosciuta, essa è in realtà poco corretta, in quanto tiene poco conto della differenza del meccanismo delle aritmie, non identificando un corretto e migliore approccio, a questo si cerca di ovviare con la classificazione “Sicilian gambit”. Essa presenta i farmaci su due assi. Sull’asse Y ogni farmaco è elencato nell’ordine della classificazione di Singh-Vaughan Williams. Nell’asse X, i canali, i recettori, le pompe e gli effetti clinici sono elencati per ogni farmaco, con i risultati elencati in una griglia. Non è dunque una vera classificazione in quanto non aggrega i farmaci in categorie.

Meccanismo d’azione

A seconda della tipologia, gli antiaritmici esercitano un’azione bloccante sui 3 canali principali sodio (la prima classe), calcio e potassio o dei recettori beta-adrenergici. I farmaci anti-aritmici sono in grado di:

  • Influenzare il cronotropismo (battiti per minuto), rallentando il ritmo cardiaco.
  • Influenzare il dromotropismo (velocità di conduzione dell’impulso lungo il tessuto specifico), rallentando la velocità di conduzione dell’impulso dagli atri ai ventricoli e permettendo così il corretto svuotamento delle camere atriali.
  • Influenzare il batmotropismo (eccitabilità delle cellule miocardiche), diminuendo la soglia di attivazione delle cellule.

Classe IA

L’effetto dei farmaci della classe IA sul potenziale d’azione

 

 

 

I farmaci appartenenti a questa classe riducono la velocità di innalzamento della fase 0 (dovuta all’apertura dei canali per il sodio), prolungano la durata del potenziale d’azione cardiaco e si dissociano dai canali per il sodio con cinetiche intermedie. I canali del sodio sono i responsabili dell’eccitazione rapida delle cellule miocardiche: bloccando questi canali si rendono le cellule più refrattarie, ponendo un notevole limite alla genesi di impulsi troppo rapidi o ectopici.

In questa categoria rientrano:

  • Chinidina, utilizzata quasi esclusivamente nelle aritmie sopraventricolari, riesce ad interrompere flutter e fibrillazione atriale, il suo utilizzo alla fine del XX secolo è stato ridotto a seguito di ricerche cliniche.
  • Procainamide, aritmie sopraventricolari e ventricolari ha un effetto simile alla chinidina ma viene utilizzata quando alla prima si osserva resistenza.
  • Disopiramide, spesso utilizzata in combinazione con la mexiletina, previene recidive nel caso di tachicardie ventricolari

Effetti collaterali:

  • Chinidina (vomito, dolore addominale, diarrea, anoressia)
  • Procainamide (rash, mialgia, fenomeno di Raynaud)
  • Disopiramide (ritenzione urinaria, stipsi, glaucoma).

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Classe IB

L’effetto dei farmaci della classe IB sul potenziale d’azione

 

 

 

Benché siano in grado di legare il canale per il sodio, non influenzano significativamente il potenziale d’azione grazie alle rapidissime cinetiche di dissociazione. Sono farmaci relativamente sicuri che sono utilizzati soprattutto nelle emergenze (infarto del miocardio, prevenzione di eventi aritmici gravi).

I farmaci che rientrano in questa categoria sono:

  • Aprindina, utilizzata in passato nelle aritmie extrasistoliche ventricolari e nella sindrome di Wolff-Parkinson-White. Ora caduta in disuso.
  • Lidocaina, in caso di aritmie ventricolari e soprattutto in caso delle forme ricorrenti;
  • Mexiletina, utilizzato in tachiaritmie acute e croniche si ottengono efficaci risultati se somministrata in combinazione con propafenone o amiodarone. Per gli effetti indesiderati si deve interrompere il trattamento in quasi il 40% dei casi.
  • Fenitoina, utilizzata in caso di aritmie atriali e ventricolari da intossicazione di farmaci.
  • Tocainide.

Effetti collaterali:

  • Lidocaina (parestesia, vertigini, confusione, delirio);
  • Mexiletina (disartria, tremore, diplopia, nistagmo);
  • Fenitoina (vertigini, atassia, coma, nistagmo, più raramente malformazioni fetali congenite).

Classe IC

L’effetto dei farmaci della classe IC sul potenziale d’azione

 

 

 

I farmaci che rientrano in questa categoria sono caratterizzati da lente cinetiche di dissociazione e comprendono:

  • Flecainide, viene usata prevalentemente per flutter atriale e fibrillazione atriale. Viene utilizzata anche in età infantile e fetale.) il CAST (nome di una ricerca clinica) tuttavia ha evidenziato un aumento del tasso di mortalità dal 2,3 al 5,1 per infarto miocardico acuto non legato alle onde Q.
  • Encainide (non commercializzata in Italia): le indicazioni sono simili a quelle della flecainide.)
  • Moricizina, efficace quasi quanto la disopiramide contro aritmie anche letali, anche se si è riscontrato un aumento della mortalità in caso di aritmie ventricolari presenti dopo infarto miocardico acuto, soprattutto nei pazienti che assumevano diuretici.
  • Propafenone, utilizzato per la fibrillazione atriale parossistica e tachicardia sopraventricolare).

Effetti collaterali:

  • Flecainide (mostra talora effetti proaritmici);
  • Propafenone (broncospasmo, vertigini, disturbi al senso del gusto e alla visione);
  • Moricizina (nausea, vomito, diarrea).

Classe II

Bloccano i recettori beta-adrenergici. Tutti i farmaci hanno più o meno gli stessi effetti, ma quello che li differenzia è il tempo di impiego e gli effetti collaterali. Vengono suddivisi in beta1 e beta2, i primi hanno un effetto maggiore sul cuore i secondi invece hanno un maggiore effetto sui bronchi e vasi sanguigni. Si osserva un’emivita maggiore in quelli che vengono eliminati tramite l’azione dei reni. Vista l’azione simile, se uno non mostra effetti anche altri risulteranno inutili. Questi agenti sono particolarmente utili nel trattamento delle tachicardie supraventricolari. Diminuiscono la conduzione attraverso il nodo AV.

I farmaci che rientrano in questa categoria sono:

  • Acebutololo
  • Atenololo
  • Esmololo
  • Metoprololo
  • Propranololo
  • Timololo

Effetti collaterali: possono causare un peggioramento dell’asma o della broncopneumopatia cronica ostruttiva, fenomeno di Raynaud. Un brusca interruzione del trattamento può causare un peggioramento in caso di angina pectoris.

Classe III

 

L’azione della III classe dei farmaci antiaritmici sul potenziale d’azione

 

 

 

Bloccano i canali del potassio, hanno un effetto di allungamento sulla ripolarizzazione e refrettario sulle fibre di Purkinje, rendendo inagibile il circuito di rientro. Gli agenti della classe III hanno la caratteristica di prolungare l’intervallo QT dell’ECG e possono essere a loro volta proaritmici.

I farmaci che rientrano in questa categoria sono:

  • Amiodarone, più nuovo Dronedarone utilizzato per numerosi tipi di tachiaritmie, ha un effetto positivo pari o superiore rispetto agli altri farmaci simili
  • Azimilide, solitamente usato per interrompere fibrillazione o flutter atriale
  • Bunaftina.
  • Dofetilide, si è dimostrata che non altera l’incidenza di eventi mortali somministrata in seguito ad infarti.
  • Ibutilide, utilizzato in caso di interruzione di fibrillazione o flutter atriale
  • Nifekalant.
  • Sotalolo, utilizzato nella profilassi delle aritmie sopraventricolari di tipo parossistico.
  • Tedisamil.
  • Tosilato di bretilio, utilizzato nel reparto di terapia intensiva.

Effetti collaterali:

  • Amiodarone (dispnea, ipossiemia, tosse, febbre, effetti polmonari e gastrointestinali gravi non permettono l’utilizzo della somministrazione per molto tempo, anche se solo nel 18-37% dei casi il trattamento viene poi sospeso realmente).
  • Bretilio (ipotensione, nausea, vomito).

Classe IV

Bloccano i canali del calcio, agendo sulle fibre lente sia fisiologiche che patologiche. In particolare vengono utilizzati fenilalchilamine e benzotiazepine che hanno un effetto uso-dipendenza. Possono influenzare la contrattilità del cuore, quindi debbono essere impiegati con molta attenzione nell’insufficienza cardiaca cronica. I farmaci che rientrano in questa categoria sono:

  • Diltiazem,
  • Verapamil, controindicato in bambini con meno di 1 anno

Altri agenti

Nel sistema di classificazione di Vaughan Williams originale, non sono comprese alcune sostanze, che comunque vengono utilizzate in alcune patologie cardiologiche specifiche:

  • L’Adenosina viene usata per via endovenosa nel tentativo di interrompere alcune forme di tachicardie sopraventricolari.
  • La Digossina riduce la conduzione degli impulsi elettrici attraverso il nodo AV e per questo viene utilizzata ancora nel controllo della frequenza nella fibrillazione atriale.
  • Il Dronedarone.
  • Il Magnesio solfato viene somministrato, in genere, solo in aggiunta ad altri farmaci antiaritmici e qualora ne risultasse una carenza. Nel trattamento di alcune aritmie, tra cui le torsioni di punta, sono associati per un ripristino quanto più veloce del pool intracellulare di questo elemento, come succede anche per il potassio.
  • Potassio.

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Dipendenza da alcol: come fare per smettere di bere alcolici e superalcolici

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Se sei qui è perché probabilmente sei un alcolista (o amico o parente di un alcolista) e non riesci a mantenere lucidità e consapevolezza nel momento di scegliere se bere o non bere. Devi sapere che probabilmente non lo fai per il piacere di bere, ma forse solo per placare l’ansia che deriva dai tuoi problemi di vita ed i sintomi che derivano dall’astinenza. Tuttavia bere non risolverà i tuoi problemi e placherà solo temporaneamente i sintomi di astinenza, portandoti a bere sempre di più. Questo circolo vizioso non si fermerà mai da solo, perché si autoalimenta. Il circolo vizioso si può spezzare? E’ dura, ma si può! Vediamo oggi alcuni consigli per riuscirci. Ti anticipo che – soprattutto se sei un bevitore accanito da molto tempo – questo non sarà un processo semplice e senza possibili ricadute, ma già il fatto che sei qui oggi significa che hai ammesso di avere un problema di alcolismo, quindi – ti assicuro – sei già un passo avanti! Cominciamo:

1) Prendi un foglio e scrivi i motivi per cui vuoi smettere di bere. Ecco qui qualche esempio in cui forse ti ritroverai:

  • Perché vuoi ricominciare ad avere relazioni sane ed amorevoli con i tuoi amici, con la tua compagna e con la tua famiglia.
  • Perché non vuoi essere uno schiavo delle tue dipendenze.
  • Perché stai perdendo il sonno, dimenticando di mangiare e ti senti sempre stanco e depresso a causa del tuo problema.
  • Perché sei ingrassato.
  • Perché quando bevi diventi violento con amici, partner, figli.
  • Perché stai spendendo troppi soldi in alcolici.
  • Perché ti sei stancato di passare i pomeriggi e le serate ai pub ed ai bar per bere.
  • Perché senti di aver perso il rispetto per te stesso, la tua dignità e “il controllo sulla tua vita”.
  • Perché stai letteralmente buttando via la tua salute.
  • Perché quando bevi e ti metti alla guida, diventi estremamente pericoloso per te e per gli altri.
  • Perché vuoi smettere di dare un esempio così cattivo ai tuoi figli.

2) Rendi difficile l’accesso alle bevande alcoliche. Elimina completamente tutte le scorte di alcolici che hai a disposizione in casa ed in cantina.

3) Non smettere di bere del tutto. Anche se sarebbe preferibile smettere completamente dall’oggi al domani, per alcuni è davvero impossibile: in questo caso potrebbe essere utile un periodo di diminuzione graduale:

  • Impegnati per limitare ogni giorno di più la quantità di tempo che passi a bere: datti dei limiti temporali.
  • Diminuisci il numero di bicchieri bevuti, anche dilazionando molto i tempi, ma, una volta “scalato” il numero, non tornare più indietro.

4) Ricompensati per il tuo buon comportamento. Pianifica dei premi per ogni successo raggiunto, ad esempio se riesci a stare un giorno senza bere, mangia il tuo dolce preferito o fatti un piccolo regalo, come un paio di scarpe che volevi a tutti i costi. Evita solo di “mettere in palio” un drink: ciò tenderebbe infatti a mitizzare ancor di più un comportamento che invece devi imparare a dimenticare.

5) Se entri in un pub o un bar, fatti accompagnare da una persona che possa controllarti e che – se proprio dovessi bere – può guidare la macchina al posto tuo per tornare a casa.

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6) Mantieniti impegnato. Il tuo alcolismo cronico può essere nato perché ti sentivi solo, annoiato e non riuscivi a pensare a niente di meglio da fare. Adesso è il momento di prendere la vita nelle tue mani creando una routine significativa che ridurrà al minimo il tempo a tua disposizione e la tua volontà di bere. Ecco come:

  • Allenati. Inizia ad amare la corsa, l’escursionismo o gli sport di squadra. Fare attività fisica ti terrà lontano dall’alcol, inoltre andare al parco o in palestra è una ottima occasione per socializzare con ragazzi e ragazzi che condividono con te la stessa passione.
  • Sviluppa degli hobby che ti tengano lontano dall’alcol. Dipingi all’aperto, segui un corso di fotografia, o passa del tempo a leggere nel parco.
  • Se senti di star “cadendo in tentazione”, distraiti ascoltando della musica o facendo qualsiasi altra cosa.

7) Capisci i motivi alla base. L’alcolismo è quasi sempre il sintomo di un disturbo d’ansia che non deve essere sottovalutato. Spesso il desiderio di bere interviene in un momento in cui ci si sente tristi e l’alcol è un modo per evitare di pensare ai motivi per cui ci si sente così. Chiediti quali sono questi motivi, anche grazie all’aiuto di un medico e di uno psicoterapeuta.

8) Parlane con altri alcolisti. Cerca gruppi di auto-aiuto per condividere il tuo problema con altre persone che soffrono di alcolismo.

9) Trova aiuto su internet. Cerca l’argomento e leggi i consigli delle altre persone che soffrono di problemi simili su forum autorevoli.

10) Evita situazioni pericolose. Evita di andare con gli amici in pub e bar dove loro di possono “bere davanti agli occhi” e dove puoi più facilmente cadere in tentazione.

11) Cerca informazioni e parlane col medico e con lo psicoterapeuta. Se hai cercato di smettere di bere da solo molte volte e non sei stato in grado di farlo, potresti aver bisogno di chiedere aiuto. Parlane col medico e lo psicoterapeuta: potranno consigliarti le giuste terapie, come quella farmacologica e quella cognitivo-comportamentale.

Se credi di avere un problema di dipendenza dall’alcol, prenota la tua visita e, grazie ad una serie di colloqui riservati, riuscirai a risolvere definitivamente il tuo problema.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Smettere di fumare: primi giorni, i giorni più critici

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“per quanto tempo avrò i sintomi dell’astinenza?”

Se siete stati fumatori per poco tempo e fumavate poche sigarette al giorno potreste avere sintomi forti dell’astinenza effettivamente per un paio di settimane, ma se siete stati forti fumatori per molti anni, i sintomi forti dell’astinenza potrebbero durare varie settimane o addirittura vari mesi. La nicotina è una droga e quando il cervello l’ha assunta per tanto tempo, continua a desiderarla a lungo.

Solo brutte notizie?

No: una cosa positiva certa è che, a prescindere da tutto, i sintomi dell’astinenza da nicotina tendono a diminuire nel tempo ed essere meno fastidiosi. Voglio però chiudere con un avviso: una sottile voglia di fumare vi resterà per sempre, su questo bisogna mettersi l’anima in pace. Io ho smesso da 5 anni e quando vedo gli altri fumare, per un millisecondo la voglia ritorna, specie quando mi sento nervoso per qualche motivo. Come tutte le droghe, la nicotina è un nemico silenzioso che pazientemente aspetta i momenti più stressanti della nostra vita per tornarci prepotentemente in mente. Conosco persone che hanno smesso da 30 anni ed ancora oggi fumerebbero volentieri una sigaretta, anche se ciò ovviamente non è valido per tutti. L’importante è che, una volta smesso di fumare, anche a distanza di anni non facciate l’errore di sentirvi del tutto “fuori pericolo” e di potervi accendere “una sola sigaretta”: basta infatti solo qualche tiro, per ritornare nel circolo vizioso della sigaretta.

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I vostri ex si somigliano? La bellezza è nell’occhio di chi guarda

MEDICINA ONLINE COME RICONQUISTARE EX RAGAZZA RAGAZZO FIDANZATA FIDANZATO MARITO MOGLIE MATRIMONIO COPPIA DIVORZIO SEPARATI SEPARAZIONE AMORE CUORE FIDUCIA UOMO DONNA ABBRACCIO LOVE COUPLE WALLPAPER PHOTO HDVi siete accorti che i vostri ex si somigliano tra di loro? Ciò è abbastanza intuitivo visto che la bellezza è nell’occhio di chi guarda e se l’occhio che guarda è sempre lo stesso, anche i gusti saranno più o meno gli stessi. Questo fatto è stato provato scientificamente da una interessante ricerca condotta tempo fa presso il Wellesley College e pubblicata sulla rivista Current Biology, diretta da Laura Germine del dipartimento di psichiatria all’Harvard Medical School e del dipartimento di neuroscienze del McLean Hospital nel Belmont, USA.

La ricerca

Sono stati intervistati 35.000 partecipanti ai quali è stato chiesto di indicare dei potenziali partner attraenti (di fronte al viso della foto qui sopra dovevano dargli un punteggio). Nel 50% dei casi, si provava qualcosa per un uomo o una donna che avessero una simmetria facciale simile alla propria. Il discorso, però, non è così semplice. Sono stati analizzate anche 547 coppie di gemelli, partendo dall’idea che dovessero avere gli stessi gusti poiché sono praticamente identici e sono cresciuti nello stesso ambiente. I risultati sono stati incredibili: anche i gemelli hanno dimostrato di avere dei gusti differenti nelle scelte amorose.

Costruire i canoni estetici

In sostanza, se alcuni aspetti della bellezza si basano su parametri largamente condivisi, per esempio, tendiamo ad apprezzare maggiormente i volti più simmetrici, tanti altri dipendono dal vissuto personale. Il motivo? L’attrazione ha a che fare anche con le singole esperienze. Non contano il contesto socio economico di provenienza, la scuola frequentata o il vicinato. A costruire i nostri canoni estetici sono invece le interazioni sociali altamente specifiche come quelle con amici e partner, i volti apprezzati sui social media o in tv, il viso del primo fidanzato/a. A lungo andare, ci si crea dunque un “tipo ideale” ed è proprio per questo che si finisce per scegliere delle persone sempre simili tra loro. La prossima volta che qualcuno vi accuserà di essere troppo esigenti in amore, ricordategli che non è colpa vostra, è una questione scientifica.

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Temperatura percepita: cos’è e come si calcola

MEDICINA ONLINE SOLE MARE ABBRONZATURA PELLE CUTE MELANINA SPIAGGIA MARE DONNA OMBRELLONE COSTUME SEA SAND GIRL BEACH SWIMMING WALLPAPER HI RES PICS PICTURE PHOTO BEAUTIFUL VETRO UVA UVB ULTRAVIOLETTI RADIAZIONE CANCRO NEOIn fisica e meterologia con “temperatura percepita” si intende la sensazione di caldo o di freddo avvertita da un soggetto. Essa dipende dalla temperatura effettiva sommata alle condizioni ambientali. Mentre la temperatura effettiva è oggettiva, quella percepita è soggettiva, a tal proposito leggi: Differenza tra temperatura reale e percepita

A parità di temperatura effettiva, due soggetti diversi possono avvertirla in modo diverso in base a vari fattori, che sono l’umidità ed il vento.

Con la combinazione del vento e della temperatura effettiva ci troviamo di fronte al fenomeno del Wind Chill(detto anche Indice di Raffreddamento). Tale indice è applicabile quando la velocità del vento è compresa tra 2 m/s e 24 m/s e quando la temperatura effettiva è inferiore a 11°C. Minore è la temperatura dell’aria e maggiore è la velocità del vento, proporzionalmente maggiore sarà anche il valore del Wind Chill

Il Wind Chill è possibile calcolarlo approssimativamente per mezzo della formula di Siple e Passel :
equazione
Dove: WCI è il valore che vogliamo ottenere, Ta è la temperatura dell’aria (in °C),V è  la velocità del vento (in m/s).

Con la combinazione di temperatura effettiva ed umidità ci troviamo di fronte all’Indice Humidex. Esso è utilizzato per calcolare il disagio fisico nelle giornate con temperature alte, comprese tra i 20 °C e i 55 °C,  e con un elevato tasso di umidità relativa. Ricordiamo che l’umidità relativa è il rapporto percentuale tra la quantità di vapore acqueo nell’atmosfera e la quantità che sarebbe necessaria per giungere alla saturazione.
Per il calcolo dell’Indice Humidex (H)  è necessario ricorrere alla seguente formula :

H = Ta + ( 0.5555 x ( e – 10 ) ) 

Dove Ta è la temperatura dell’aria e   e   è la pressione di vapore.

Ecco una tabella dove è possibile osservare i valori dell’indice di calore (Humidex) e il grado di disagio. I valori sono approssimativi e possono variare da persona a persona. Si tratta di un modo semplice per cercare di capire il livello generale di disagio:

MEDICINA ONLINE DIFFERENZA TRA CALORE REALE TEMPERATURA E PERCEPITA UMIDITA VENTO ESTATE STAGIONE ARIA SECCA INDICE DI CALORE

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Visita ginecologica completa [VIDEO]

MEDICINA ONLINE VISITA PROCTOLOGICA ANALE GINECOLOGICA SESSO PENETRAZIONE ANORETTALE RETTO ANO SFINTERE ANALE SESSO INCONTINENZA FECALE FECI ALZHEIMER COLON INTESTINO IRRITABILE SPASMO CROHN MUSCOLI VOLONTARIO INVOLONTARIOLa visita ginecologica consiste nella valutazione dell’apparato genitale femminile sia dei genitali esterni che di quelli interni, con lo scopo di valutare lo stato di normalità dell’apparato genitale femminile ed escludere la presenza di patologie. Durante la visita ginecologica la paziente si siede sul lettino ginecologico a gambe divaricate ed il medico esegue l’esplorazione visiva della vulva e introduce in vagina un piccolo divaricatore in plastica monouso, che permette di visualizzare il collo dell’utero ed eseguire il Pap test. Rimosso il divaricatore, si procede all’esplorazione vaginale: il medico, attraverso un dito in vagina, valuta le caratteristiche dell’utero e delle ovaie. Nel seguente video viene mostrata una visita ginecologica completa (la visita vera e propria inizia intorno al  settimo minuto).

Il video può essere visionato in QUESTO LINK (il video inizia dopo 35 secondi di nero).

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
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