Differenza tra calcoli biliari e renali

MEDICINA ONLINE BILE DOTTO EPATICO COMUNE CISTICO COLEDOCO CISTIFELLEA COLECISTI FEGATO DIGESTIONE ANATOMIA SCHEMA SISTEMA BILIARE SINTESI IMMAGINEPrima di trattare l’argomento dobbiamo capire che cosa si intenda in medicina con il termine “calcoli”.

Cos’è un “calcolo”?

In ambito medico il calcolo è una concrezione (cioè un aggregato) di sali minerali associati o meno a sostanze organiche che si forma nell’organismo, specialmente dentro condotti ghiandolari ed in alcuni organi cavi per precipitazione e successiva aggregazione di sostanze prima disciolte nei relativi secreti. Pur potendo esistere molti tipi di calcoli, in genere in medicina si fa riferimento a due tipologie specifiche di calcoli clinicamente rilevanti:

  • calcoli renali: quelli che si formano nelle vie urinarie e determinano calcolosi renale;
  • calcoli biliari: che si formano nella cistifellea e nei dotti biliari e determinano colelitiasi (calcolosi delle colecisti).

Calcoli renali

I calcoli renali possono variare da pochi millimetri ad alcuni centimetri. A seconda della loro composizione abbiamo quattro tipi di calcoli renali: ossalato e fosfato di calcio (80%), acido urico (15%), magnesio-ammonio-fosfato – detto anche struvite – (5%) e cistina (molto raramente). I calcoli renali si formano a causa di ipersaturazione delle urine da parte delle stesse sostanze che compongono i calcoli, che a loro volta precipitano dando luogo alla formazione di cristalli che pian piano si accumulano stratificandosi e dando luogo al calcolo.

  • per esempio l’iperuricemia (dando luogo poi alla gotta),
  • oppure problemi endocrini (l’iperparatiroidismo),
  • la dieta errata (ricca in proteine ed ossalati),
  • problematiche di tipo infettivo (infezioni urinarie da parte di germi gram-negativi che alcalinizzano le urine),
  • oppure ancora in anomalie ereditarie (calcolosi cistinica).

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Calcoli biliari

Anche in questo caso i calcoli possono presentare una dimensione che va da pochi millimetri a qualche centimetro. Si presentano come formazioni dure simili a sassi. Colpisce circa il 10 – 15% della popolazione e sembra avere una preferenza per il sesso femminile (soprattutto dovuto a gravidanze multiple, obesità o dimagrimenti rapidi). I calcoli biliari sono essenzialmente di due tipi: i calcoli di colesterolo e i calcoli pigmentati, a loro volta distinti in bruni e neri. Le cause di formazione di questi calcoli sono differenti a seconda del tipo di calcolo.
I calcoli di colesterolo rappresentano il 70% circa dei calcoli nei paesi occidentali. In questi casi il fegato produce una bile satura in colesterolo (a causa del mancato equilibrio, per esempio, con i sali biliari e i fosfolipidi). Questo mancato equilibrio porterà ad un’emissione di bile satura in colesterolo che favorirà la formazione di calcoli.
Nei calcoli pigmentati troveremo invece della bilirubina non coniugata che si combinerà e precipiterà col calcio, in modo da formare bilirubinati di calcio. I calcoli pigmentati bruni si associano normalmente ad infezioni (si riscontrano più che altro in Asia), mentre quelli neri sono normalmente concomitanti a malattie del sangue o si riscontrano in pazienti cirrotici:  si riscontrano solo nella colecisti.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Pelle arrossata ed irritata: ecco quali farmaci usare

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare Pelle spellata cinque consigli per salvare la nostra cuteIn alcune situazioni, come per esempio un’irritazione accompagnata da prurito persistente, desquamazione importante o rossore e bruciore accompagnati da dolore, è bene ricorrere ad un rimedio farmacologico per cercare di alleviare i sintomi e curare l’infiammazione.

Il rimedio farmacologico di elezione è rappresentato dalle pomate a base di idrocortisone, un potente antinfiammatorio. In alternativa è possibile prendere il cortisone per bocca quando si hanno irritazioni sistemiche della pelle. Il trattamento a base di cortisone non è indicato per tutte le irritazioni cutanee da patologia ma principalmente per quelle dipendenti da psoriasi e dermatite.

Per le altre patologie si utilizzano diverse tipologie di cure, talvolta in associazione al cortisone, che però vengono stabilite dal medico caso per caso. In ogni caso, salvo che non si tratti di manifestazioni a cui siamo abituati e che con il tempo abbiamo imparato a trattare con facilità, se ci accorgiamo che le irritazioni sono particolarmente persistenti, dolorose o interessano zone delicate, la cosa migliore rimane rivolgerci ad un dermatologo o un bravo fitoterapeuta, che ci dia il consiglio giusto sul trattamento che fa al caso nostro.

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Pelle arrossata ed irritata a causa del sudore: i rimedi naturali

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Medicina Chirurgia Estetica Cavitazione Dieta Dietologo Nutrizionista Roma Cellulite Sessuologia Laser Rughe pelle pulsato frazionato Lifting  Antiaging Gastrite e Aloe VeraPer trattare le irritazioni cutanee è possibile avvalersi di rimedi di tipo naturale a base di sostanze fitoterapiche, curare l’alimentazione e tanto altro ancora. Ma vediamo nel dettaglio:

  • Aloe vera: contiene antrachinoni catartici, acido cinnamico e aloina; ha proprietà rigeneranti e antinfiammatorie e potenzia il sistema immunitario. È infatti la base di molte preparazioni cosmetiche e curative per la pelle, come creme e gel. Sconsigliata in caso di gravidanza.
  • Olio di rosa mosqueta: è un olio essenziale che deriva dalla pianta della rosa mosqueta e contiene principi attivi come acidi grassi polinsaturi, acido linolenico, acido linoleico e vitamina C. Questi principi attivi ripristinano il normale equilibrio della pelle, ne migliorano l’idratazione e contrastano l’insorgere di irritazione e secchezza.Anche in questo caso non ne è consigliato l’utilizzo alle donne in dolce attesa.
  • Olio di borragine: si estrae dalla pianta di borragine e contiene mucillagini, acidi grassi polinsaturi e altri principi attivi che aiutano a contrastare le infiammazioni cutanee, calmano l’irritazione e reidratano la pelle. In caso di gravidanza è sempre bene chiedere il consiglio al proprio medico prima di utilizzarlo.
  • Decotti: un decotto di lattuga può aiutare a combattere l’irritazione cutanea grazie alla sua azione calmante e lenitiva. Si prepara ponendo le foglie di lattuga in acqua tiepido – calda e, una volta riscaldate, si applicano sulla zona da trattare per circa mezz’ora. L’acqua residua risulta formidabile come tonico per viso e collo.
  • Bagno tiepido: combinare l’azione dell’acqua tiepida (non calda per evitare di irritare ancora di più la pelle) e della farina d’avena, aiuta a lenire e calmare le infiammazioni, il bruciore e le irritazioni cutanee. Il bagno va eseguito per almeno 20 – 30 minuti.
  • Impacchi freddi: applicare qualcosa di freddo sulla pelle irritata aiuta a contrastare prurito, gonfiore e rossore e dà un’immediata sensazione di sollievo.
  • Dieta: è preferibile assumere alimenti che contengono vitamina E, una sostanza antiossidante che aiuta a mantenere la pelle giovane e a prevenire le irritazioni e che si trova in alimenti come mandorle, pinoli, semi di girasole. È inoltre importante bere almeno due litri d’acqua al giorno, per mantenere la pelle idratata, assumere alimenti contenenti probiotici, come alcuni yogurt, per aiutare il funzionamento del sistema immunitario e assumere molta frutta e molta verdura, fonti di vitamine, acqua, fibre e sali minerali, elementi che aiutano a mantenere l’organismo, e quindi anche l’epidermide, in salute.

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Una ricetta fai da te per le pelli più sensibili: l’impacco al miele

Ricetta semplicissima, da stendere su irritazioni o arrossamenti:

Ingredienti:

  • 2 cucchiai di miele;
  • 2 cucchiai di olio d’oliva o olio di mandorle o latte intero.

Miscelate i due cucchiai di miele, con i due cucchiai dell’olio a vostra scelta o con i due cucchiai di latte e mescolate fino ad ottenere una composto piuttosto denso. Applicatelo poi sulla parte da trattare, lasciate in posa per 20-30 minuti e in fine risciacquate.

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Pelle arrossata ed irritata: cause patologiche e non patologiche

MEDICINA ONLINE PELLE ARROSSATA IRRITATA CAUSA SUDORE RIMEDI CURE CURARE IRRITAZIONE CUTANEA CUTE BRUCIORE FASTIDIO DANNO FARMACIL’irritazione della pelle può essere causata sia da fattori patologici che non patologici. Alcuni di questi determinano un’irritazione sistemica dell’epidermide, coinvolgono cioè tutta la pelle, mentre altre provocano un’irritazione localizzata in una ben determinata parte del corpo.

Cause patologiche della pelle irritata

L’irritazione della pelle per cause patologiche è dovuta nella maggior parte dei casi ad un’azione massiva del sistema immunitario che attacca la cute in risposta ad uno stimolo che può provenire dall’esterno ma talvolta, come nel caso di patologie autoimmuni, anche dall’interno. Tra le patologie che possono provocare irritazione della pelle abbiamo:

  • Psoriasi: è una patologia la cui origine non è ancora ben chiarita, sebbene si pensi che sia di origine autoimmune. Le cellule del sistema immunitario attaccano la cute causando desquamazione, irritazione, arrossamento, piccole lesioni e prurito. Solitamente le lesioni cutanee sono concentrate su gomiti, schiena e ginocchia.
  • Dermatite: il termine dermatite indica un insieme di patologie che causano irritazione della cute, arrossamento, comparsa di vescicole, di macchie e prurito. Ne esistono di diverse tipologie:

– dermatite da contatto, causata dal contatto della pelle con un agente irritante;

– dermatite seborroica, la maggiore causa di irritazione della pelle del cuoio capelluto dovuta ad un’eccessiva attività delle ghiandole sebacee;

– dermatite atopica, che colpisce solitamente i bambini e che si manifesta con arrossamento nella zona intorno alla bocca e tra le pieghe cutanee.

  • Malattie esantematiche: le patologie esantematiche, causate comunemente da virus come il morbillo o la varicella zoster, provocano un’eruzione cutanea che irrita la pelle che si manifesta arrossata, coperta di vescicole o di macchie e pruriginosa, tanto che non è raro che rimangano delle piccole cicatrici se il prurito non si gestisce opportunamente.
  • Malattie veneree: Le irritazioni provocate dalle malattie veneree sono in genere localizzate nelle parti intime come la vulva e il glande. La pelle può risultare molto arrossata, pruriginosa e talvolta sono presenti anche vescicole, desquamazione e perdite sierose.
  • Micosi: sono causate da funghi e provocano irritazione, desquamazione, arrossamento e talvolta prurito cutaneo. Sono frequenti in quei distretti dove vi è molta umidità come per esempio tra le dita dei piedi, ma vi sono micosi che colpiscono anche le parti intime, come la candidosi, che determina irritazione e prurito all’ano e ai genitali.
  • Allergie ed intolleranze: possono facilmente provocare reazioni cutanee, arrossamenti, piccole macchie e prurito a causa dell’aumento di istamina dovuto al contatto con l’allergene.
  • Acne: l’acne provoca la comparsa di brufoli sull’epidermide, principalmente sul viso, ma ci sono anche molti casi di acne anche a livello della schiena. L’irritazione della pelle e la comparsa del brufolo sono legate all’infiammazione di origine batterica a livello dei bulbi piliferi.
  • Tumore: alcuni tumori possono avere come sintomo l’irritazione della pelle. Per quanto riguarda il melanoma cutaneo il processo irritativo si manifesta comunemente intorno a un neo, il quale inizia a cambiare per forma e per colore, mentre nel caso di tumore del seno è possibile notare irritazione ed arrossamento della pelle nella zona intorno al capezzolo.

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Cause non patologiche della pelle irritata

Anche le cause non patologiche di irritazione cutanea sono molto varie e possono andare dai metodi di depilazione, all’esposizione ai raggi solari, fino alle intolleranze alimentati.

  • Rasoi: la depilazione con rasoi e lamette è utilizzata principalmente dagli uomini per fare la barba. Il passaggio delle lame del rasoio o della lama della lametta sulla pelle del viso può provocare rossore e irritazione e talvolta anche piccole escoriazioni. Le zone della faccia più colpite dalla depilazione con rasoio sono il mento, le guance e la zona appena sotto il collo. L’irritazione può anche manifestarsi successivamente, interessando la pelle sotto la barba. Il rasoio è utilizzato come metodo di depilazione anche dalle donne, per zone come gambe, inguine e ascelle. Queste ultime due zone sono particolarmente soggette ad irritazioni post depilazione poiché la pelle è più sottile e delicata; le gambe invece sono più resistenti ma possono verificarsi comunque irritazioni anche in queste zone. Meno frequenti sono le irritazioni da rasoio elettrico che, privo di lama, provoca meno stress all’epidermide.
  • Ceretta: la ceretta irrita la pelle perché strappa in maniera violenta i peli dalla loro sede naturale. La violenza dello strappo può causare la formazione di puntini rossi e di un alone rosso nella zona intorno allo strappo. Le parti colpite in questo caso dipendono dalla zona in cui viene effettuata la ceretta, solitamente nelle donne si effettua a livello di inguine, gambe, ascelle e talvolta anche sotto il naso per eliminare i baffetti, e sono quindi queste le zone più soggette ad irritazione. Nell’uomo invece la ceretta si utilizza per eliminare i peli in eccesso da schiena e petto (ma talvolta anche dalle gambe), per cui anche in queste zone si può avere comparsa di irritazione ed infiammazione.
  • Crema depilatoria: la crema depilatoria, utilizzata comunemente per la depilazione di grandi superfici corporee come le gambe nelle donne o il petto e la schiena negli uomini, può provocare irritazione cutanea a causa delle sostanze chimiche in essa contenute che possono alterare il delicato equilibrio della pelle.
  • Esposizione al sole: i raggi solari hanno molteplici effetti sulla cute umana tra i quali l’invecchiamento cutaneo e lo sviluppo di possibili irritazioni. La pelle si irrita a causa dell’errata esposizione al sole: tempi eccessivamente prolungati, mancanza di filtro solare, esposizione durante le ore più calde. In ogni caso è possibile che si creino irritazioni, dal semplice rossore alla formazione di piccole puntine accompagnate da prurito, il cosiddetto “eritema solare”.
  • Sudore: una sudorazione eccessiva può provocare l’irritazione cutanea specialmente in quelle zone, come l’interno coscia o sotto il seno, in cui la pelle è sottoposta a sfregamento. L’irritazione si manifesta di solito con prurito e rossore.
  • Cisti sebacee: sono degli accumuli di grasso che si formano al di sotto della cute. Sono solitamente asintomatiche ma, se si infiammano, ad esempio per lo sfregamento con gli abiti, possono provocare arrossamento e dolore a livello dell’epidermide.
  • Detersivi e cosmetici: l’uso di detersivi e cosmetici può causare irritazione cutanea a causa delle sostanze chimiche molto aggressive contenute in questi prodotti. I cosmetici utilizzati per il trucco possono causare irritazione principalmente alla pelle del viso come la zona del contorno occhi e della fronte, mentre quelli utilizzati per la cura del corpo possono causare irritazioni e prurito alla pelle del cuoio capelluto o nelle zone più delicate del resto del corpo, ad esempio a causa di un bagnoschiuma troppo aggressivo. I detersivi irritano frequentemente soprattutto le mani, infatti sarebbe opportuno proteggerle utilizzando i guanti.
  • Punture di insetto: quando un insetto ci punge rilascia delle sostanze chimiche che provocano una reazione irritativa nel nostro organismo e in particolare sulla pelle, con conseguente rossore e prurito.
  • Radiazioni: soggetti sottoposti a cure con radiazioni, come la radioterapia per il trattamento di alcuni tumori, possono presentare irritazione della pelle nel punto di ingresso dei raggi X, con un effetto molto simile a quello dei raggi solari.
  • Alimenti: la pelle può essere irritata anche a causa di alcuni alimenti, chi utilizza il peperoncino per cucinare per esempio potrà avvertire una sensazione di bruciore se accidentalmente lo sfrega sulla cute.
  • Sfregamento: seppur indirettamente raffreddore e allergie possono provocare irritazione della pelle specialmente nella zona del naso e intorno ad esso. L’irritazione in questo caso è provocata dallo sfregamento continuo sulla pelle del fazzoletto che si utilizza per asciugarsi il naso.
  • Salsedine e cloro: l’acqua del mare o l’acqua clorata delle piscine possono provocare arrossamento e irritazione della pelle con o senza prurito, specialmente in quei soggetti che hanno una pelle particolarmente sensibile.
  • Freddo: L’abbassamento della temperatura provoca pelle secca e infiammata che spesso appare anche screpolata e arrossata. La causa è dovuta alla riduzione dell’idratazione cutanea che colpisce soprattutto viso o mani che sono le zone più esposte.

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Differenza tra matrimonio civile e religioso

MEDICINA ONLINE ANSIA DA MATRIMONIO MATRIMONIALE UOMO DONNA SINTOMI E NORMALE UN ANNO PRIMA SPOSI MARITO MOGLIE PAURA SPOSARSI CHE FAREMolte giovani coppie, che si apprestano a fare il grande passo, si chiedono spesso quale sia la differenza matrimonio civile e religioso, quale è quello che secondo la legge vale a livello giuridico e quale invece no. La scelta di una coppia riguardo la consacrazione religiosa o civile è dettata dalle proprie convinzioni ed è del tutto soggettiva. Ognuno, può organizzare le proprie nozze come desidera!

Caratteristiche del rito civile

Il matrimonio civile consiste nella firma di un vero e proprio contratto e, a differenza del matrimonio religioso, è assoggettato esclusivamente alle regole previste dal codice civile e dalle leggi speciali. Unico matrimonio riconosciuto dallo Stato.

Secondo l’articolo 106 del codice civile, la cerimonia si svolge in Comune. Tutti quei matrimoni celebrati in luoghi aperti come spiagge e prati servono solo a riproporre il giuramento, in poche parole… è una cerimonia figurativa.

A differenza del matrimonio religioso, quello civile è molto breve e meno pomposo poiché non sono previsti allestimenti particolari a meno che non abbiate incaricato un wedding planner che si occuperà di allestire il Comune.

Il vincolo di unione civile può essere sciolto mediante il divorzio.

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Caratteristiche del rito religioso

Chi sceglie invece, il rito religioso lo fa per un fatto di credo e vuole appunto che sia Dio a benedire la loro unione. Il rito religioso in se non ha valenza giuridica né è riconosciuto dallo Stato, per tale motivo esiste il matrimonio Concordatario.

Durante un matrimonio concordatario il sacerdote alla fine del rito nuziale, dovrà leggere ai futuri sposi gli articoli del codice civile (143, 144 e 174) che trattano dei diritti e degli obblighi dei coniugi e rende il matrimonio valido anche agli effetti civili. Il matrimonio concordatario è nato da un accordo tra Stato e Santa Sede del 1929.

Successivamente, dovranno essere redatti due documenti originali dell’atto del matrimonio, il quale dovrà essere poi trascritto nei registri dello stato civile, per essere ufficiale a tutti gli effetti.

Questo sarà trasmesso dalla parrocchia all’ufficiale dello Stato civile del Comune dello stesso luogo per essere poi trascritto negli atti di matrimoni e renderlo ufficiale a tutti gli effetti entro cinque giorni dalla celebrazione dell’unione matrimoniale.

Il vincolo di unione religiosa non può essere sciolto mediante un procedimento di divorzio come avviene per il matrimonio civile, tuttavia, in alcuni casi è possibile ottenere dalla Sacra Rota il riconoscimento di nullità (che non è l’annullamento, ma la dichiarazione che in realtà il matrimonio, per una serie di condizioni sancite dal diritto canonico, non è mai stato valido).

In linea generale, è questa la differenza tra matrimonio civile e religioso, ma anche in Italia esiste – come negli Stati Uniti – la possibilità di sposarsi nella location del matrimonio. In quel caso si tratta di una cerimonia figurativa dove il sindaco ripeterà il giuramento nel luogo che desiderate. In questo caso potrete sbizzarrirvi con gli allestimenti, ma ad oggi in Italia sono pochi i sacerdoti disposti a celebrare matrimoni in ville, casali, spiagge ecc. in quel caso si tratta di pastori o di matrimoni evangelici.

In conclusione, la cosa veramente importante è che nessun rito prevalga sull’altro quello che conta è scegliere secondo le proprie scelte religiose e di vita.

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Differenza tra anfipatica ed anfotera

MEDICINA ONLINE CHIMICA ATOMO NUCLEO FISSIONE REAZIONE NUCLEARE BOMBA ATOMICA PROTONE NEUTRONE ORBITALE ENERGIA ELETTRONE IONE POSITIVO NEGATIVO COMPOSTO ELEMENTO H20 HO2In sintesi: anfotero si riferisce ad acidi e basi, anfipatico all’essere polare o apolare. Un esempio di molecola anfipatica è quella del sapone o dei fosfolipidi, mentre una molecola anfotera è quella dello ione bicarbonato.

In chimica un anfotero è una sostanza che può manifestare sia un comportamento acido che uno basico. Alcuni esempi di sostanze anfotere sono gli amminoacidi e l’acqua. Molti metalli, come lo zinco, lo stagno, l’alluminio e il berillio hanno ossidianfoteri. Per esempio, l’ossido di zinco (ZnO) reagisce in modo diverso secondo il pH della soluzione in cui si trova:

con pH acido:

ZnO + 2H3O+ → Zn2+ + 3H2O

con pH basico:

ZnO + H2O + 2OH- → [Zn(OH)4]2-

Questo effetto può essere utilizzato per separare diversi cationi, come lo zinco dal manganese.

Altro esempio per l’acqua:

2H2O = OH + H3O+ (reazione di autodissociazione o autoprotolisi dell’acqua)

Le due molecole d’acqua si dissociano e una acquista un protone formando il catione ossonio, a carattere acido, mentre l’altra cede un suo protone e diviene l’anione idrossido, che ha carattere basico. Come l’ossido di zinco si comportano altri materiali come alluminio, stagno, piombo e cromo.

Una molecola anfipatica (anche detta amfifilica, o anfifilica ) contiene sia un gruppo idrofilo sia uno idrofobo. Queste caratteristiche molecolari fanno sì che molecole anfipatiche, immerse in un liquido acquoso, tendono a formare spontaneamente un doppio strato, nel quale le teste idrofile sono rivolte verso l’esterno e le code idrofobe verso l’interno. Questa particolare composizione dà origine, ad esempio, alla membrana cellulare formata dai fosfolipidi, ovvero molecole anfipatiche. Esistono anche un altro tipo di molecole anfipatiche caratterizzate da una sola coda idrofoba (apolare) che tendono a formare le micelle.

La parte idrofoba consiste generalmente di una lunga catena carboniosa del tipo: CH3(CH2)n con 4 < n < 16. La parte idrofila ricade in una di queste categorie:

  • Composti ionici
    • Anione, esempi ne sono:
      • Acidi grassi: RCO2Na+;
      • Solfati: RSO4Na+;
      • Solfonati: RSO3Na+.
    • Catione, in genere battericidi.
  • Molecole anfotere. Ne sono esempio i fosfolipidi, maggiore costituente delle membrane biologiche.
  • Molecole non cariche. Un piccolo polimero è innestata ad un segmento idrofobo.
  • Blocco di copolimeri.

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Dolore che interessa una singola articolazione: cause e terapia

MEDICINA ONLINE DOLORE ARTICOLAZIONE SINGOLA VARIE OSTEOARTRITE ARTRITE ARTROSI SCHELETRO MUSCOLO TENDINE LEGAMENTO PAINIl dolore isolato a una sola articolazione viene chiamato “dolore monoarticolare”. Un’articolazione può essere semplicemente dolorosa (artralgia) o può anche essere infiammata (artrite). L’artrite causa solitamente calore, gonfiore e raramente arrossamento della pelle in corrispondenza dell’articolazione. Il dolore può manifestarsi solo quando viene mossa l’articolazione, oppure può essere presente anche a riposo. È possibile che all’interno dell’articolazione si formi del liquido (effusione). Il dolore che sembra derivare da un’articolazione a volte ha origine in una struttura all’esterno dell’articolazione, come un legamento, un tendine o un muscolo. Esempi di questi disturbi sono borsiti, tendiniti, distorsioni e strappi. I dolori causati da questi disturbi solitamente non sono considerati veri dolori articolari.

Cause

Le cause comuni dell’artrite in una singola articolazione includono:

  • artrite infettiva;
  • gotta, pseudogotta e disturbi correlati;
  • osteoartrite.

Il dolore articolare può essere il primo sintomo di un disturbo che colpisce altri organi del corpo, come una malattia autoimmune del tessuto connettivo od un’infezione di tutto il corpo. I sintomi di alcune malattie autoimmuni possono includere febbre, ulcere della bocca ed eruzione cutanea. Il dolore che si sviluppa in un’articolazione può anche essere il primo sintomo di un disturbo che in seguito colpirà molte articolazioni.

Cause comuni

A tutte le età, il trauma è la causa più comune di dolore improvviso a una singola articolazione. Nei giovani adulti che non abbiano subito traumi, la causa più comune è l’artrite infettiva (spesso causata da gonorrea che si è diffusa in tutto il corpo o nel flusso sanguigno [infezione gonococcica disseminata], in particolare se l’articolazione è calda e gonfia). Negli adulti più anziani che non abbiano subito traumi, le cause più comuni sono osteoartrite e gotta o pseudogotta (causata da cristalli nell’articolazione e quindi chiamata spesso artrite indotta da cristalli). La causa più pericolosa, ad ogni età, è l’artrite infettiva acuta. L’artrite infettiva può danneggiare le strutture all’interno dell’articolazione in poche ore, portando così a un’artrite permanente. Un trattamento rapido può ridurre al minimo il danno permanente ed evitare sepsi e decesso.

Cause meno comuni

Le cause meno comuni sono la distruzione di una parte dell’osso adiacente, causata da insufficiente afflusso di sangue (osteonecrosi), tumore articolare (come sinovite villonodulare pigmentata) e presenza di sangue nell’articolazione (emartrosi).

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Segnali d’allarme

Nei soggetti che soffrono di dolore a una singola articolazione, alcuni sintomi e caratteristiche sono fonte di preoccupazione e possono richiedere un trattamento immediato. Tra questi troviamo:

  • Dolore improvviso o acuto.
  • Arrossamento, calore o gonfiore articolare, oppure limitazione del movimento.
  • Febbre.
  • Pelle lacerata, arrossata, calda o dolorante vicino all’articolazione.
  • Presenza di un disturbo emorragico, l’uso di anticoagulanti (ad esempio, il warfarin) o un’emoglobina anomala (ad esempio, anemia falciforme).
  • Possibilità di una malattia a trasmissione sessuale (ad esempio, dovuta a relazioni sessuali non protette con un nuovo partner).

Quando rivolgersi a un medico?

Le persone che presentano segnali d’allarme devono consultare immediatamente un medico. Il medico può trattare i sintomi in modo più rapido e completo se il trattamento interviene tempestivamente in certi disturbi, quali l’artrite indotta da cristalli, l’emartrosi e l’artrite infettiva. I soggetti senza segnali d’allarme, in particolare se la causa del dolore è nota (ad esempio, se un dolore tipico è ricorrente in un’articolazione colpita dall’osteoartrite o se il dolore si manifesta dopo un trauma minore) e se i sintomi sono lievi, possono attendere alcuni giorni per verificare se i sintomi scompaiono senza intervento, prima di consultare un medico.
Il medico inizia ponendo al soggetto domande sui sintomi e sull’anamnesi. Esegue quindi un esame obiettivo. In base ai risultati dell’esame obiettivo e dell’anamnesi, il medico sarà in grado di suggerire una causa del dolore e gli esami da effettuare ( Alcune cause e caratteristiche del dolore a una singola articolazione). Durante l’anamnesi, il medico vi farà queste domande:

  • Quando è iniziato il dolore, come si è sviluppato, dove è localizzato e sua intensità.
  • Cosa migliora o aggrava il dolore (ad esempio, il movimento, gli esercizi sotto carico o il riposo).
  • Traumi precedenti o dolore articolare passato.
  • Sintomi in altre articolazioni (come gonfiore).
  • Fattori di rischio per le malattie a trasmissione sessuale e la malattia di Lyme.
  • Disturbi noti, in particolare quelli che possono causare o contribuire al dolore articolare (come l’osteoartrite, la gotta o l’anemia falciforme).

L’esame obiettivo si concentra sulle articolazioni per cercare segni di infiammazione (incluso gonfiore, calore e, raramente, arrossamento), dolorabilità, limitazione del movimento e rumore quando si muovono le articolazioni (crepitio). Il medico confronta l’articolazione colpita con quella corrispondente non colpita dal lato opposto del corpo, per individuare eventuali alterazioni meno evidenti. Il medico cerca anche segni di infezione altrove nel corpo, in particolare sulla pelle e sugli organi genitali. Diversi elementi dell’anamnesi e risultati dell’esame obiettivo suggeriscono la causa del dolore articolare: sulla base dell’esame obiettivo, il medico può determinare se la sorgente del dolore si trovi nell’articolazione o nelle strutture circostanti. Ad esempio, se un solo lato dell’articolazione sembra anormale, la sorgente del dolore è probabilmente all’esterno dell’articolazione. Sulla base dell’esame obiettivo, il medico può inoltre capire se sia presente del liquido nell’articolazione. Un’infiammazione che si sviluppa in poche ore è solitamente causata dall’artrite indotta da cristalli, in particolare se sintomi simili si sono già manifestati in precedenza. L’artrite infettiva è un’altra causa importante di artrite acuta. La febbre è spesso causata dall’artrite infettiva o dall’artrite indotta da cristalli.

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Esami

La necessità di effettuare esami dipende da ciò che rileva il medico dall’anamnesi e nel corso dell’esame obiettivo, in particolare in presenza di segnali d’allarme. I possibili esami includono:

  • Analisi del liquido articolare.
  • Radiografia.
  • Altri esami di diagnostica per immagini (TC, ecografia, risonanza magnetica…).

Di solito, il medico esamina il liquido articolare se l’articolazione è gonfia. Il medico estrae il liquido dall’articolazione sterilizzando la zona con una soluzione antisettica, quindi addormentando la pelle con un anestetico. Successivamente, viene inserito un ago nell’articolazione e viene prelevato del liquido articolare (una procedura chiamata aspirazione articolare o artrocentesi). Questa procedura non è dolorosa o causa solo un dolore lieve. Il liquido viene analizzato solitamente per cercare, fra le altre cose, i batteri che possono causare l’infezione e viene esaminato al microscopio per cercare i cristalli che causano la gotta e i relativi disturbi. A volte il medico non esamina il liquido se la causa del dolore articolare è ovvia, ad esempio, se il dolore si manifesta dopo un trauma o se il liquido si accumula ripetutamente in un’articolazione con patologie articolari croniche, come l’osteoartrite. Si può fare una radiografia, ma spesso non è necessaria nei soggetti che soffrono di artrite acuta. La radiografia non mostra anomalie dei tessuti molli o della cartilagine. Le radiografie sono più utili per diagnosticare fratture e a volte tumori ossei o osteonecrosi. La risonanza magnetica (RM) o la tomografia computerizzata (TC) possono mostrare anomalie di ossa, articolazioni, tendini e muscoli più in dettaglio rispetto alla radiografia. La RM o la TC vengono utilizzate per diagnosticare le anomalie ossee o articolari che potrebbero non essere evidenti alle radiografie (ad esempio, fratture dell’anca troppo piccole per essere visibili ai raggi X). La RM viene utilizzata per diagnosticare alcune anomalie dei tessuti molli, come le anomalie della cuffia dei rotatori nella spalla e le anomalie della cartilagine dei legamenti e del menisco nel ginocchio. A volte sono necessari degli esami del sangue, ad esempio, per facilitare la diagnosi o l’esclusione della malattia di Lyme.

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Trattamento

Il modo più efficace per alleviare il dolore articolare è quello di trattare il disturbo che causa il dolore. Ad esempio, si possono prescrivere antibiotici per curare l’artrite infettiva. Le ossa con fratture possono richiedere un’immobilizzazione (ad esempio con un gesso). I farmaci possono essere utilizzati anche per alleviare l’infiammazione articolare, indipendentemente dalla causa. Questi farmaci includono farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) oppure, per le infiammazioni molto gravi, talvolta i corticosteroidi. Il dolore articolare senza infiammazione, indipendentemente dalla causa, può essere alleviato con i FANS, anche se il paracetamolo tende ad essere efficace e più sicuro per la maggior parte delle persone. L’immobilizzazione dell’articolazione con una stecca o una benda è utile, temporaneamente, per alleviare il dolore. Gli impacchi freddi (ad esempio, con ghiaccio) sono il trattamento migliore subito dopo un trauma e possono essere utilizzati per alleviare il dolore causato da un’infiammazione articolare. Gli impacchi caldi (ad esempio, con cuscinetti caldi) possono diminuire il dolore calmando gli spasmi dei muscoli intorno alle articolazioni. Tuttavia, si deve proteggere la pelle dal caldo e dal freddo estremi. Ad esempio, il ghiaccio si può mettere in una borsa in gomma o un sacchetto di plastica avvolto in un asciugamano, ma non va applicato direttamente sulla pelle. Inoltre, il materiale caldo e freddo deve essere applicato almeno 15 minuti alla volta, affinché possa penetrare in profondità e arrivare ai tessuti più dolorosi o infiammati. Quando il dolore intenso si è attenuato, il medico può consigliare esercizi fisioterapici per riabilitare la funzionalità della parte interessata, per recuperare o conservare l’ampiezza di movimento e rafforzare i muscoli circostanti.

Prodotti consigliati

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per il benessere di ossa, legamenti, cartilagini e tendini e la cura dei dolori articolari:

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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Torrone, tutti i tipi e la storia del più buono tra i dolci di Natale

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Lo inventarono i Romani. O no?

La sua diffusione lungo tutto lo stivale lascia pensare a un’origine romana, confortata dal “cuppedo” citato da Marco Terenzio Varrone, che richiama subito alla mente il “cupeto” o “copeta”, come il torrone viene ancora oggi chiamato a Benevento, Avellino e dintorni. Secondo il letterato reatino (II-I secolo a.C.) ad inventarlo furono addirittura i Sanniti: era una ghiottoneria a base di semi oleosi, albume e miele che i Romani conobbero durante i lunghi assedi conosciuti durante le Guerre sannitiche. nche se alcuni studiosi contestano questa tesi, sostenendo che il termine indicasse genericamente, appunto, una “ghiottoneria”. Certo è, però, che il “nucatum” descritto poco dopo da Apicio somiglia molto al nostro torrone: un dolce a base di noci, miele e albume d’uovo.

Gli Arabi

Fatto sta che, con la caduta dell’Impero Romano, del “cuppedo”, come del “nucatum” si perderà ogni traccia. Almeno in Italia. Dando quindi fiato alla tesi che sostiene l’origine araba del torrone, così somigliante al dolce secco di cui parlano alcuni studiosi di medicina orientali, Ibn Buṭlān e Ibn Jazla, entrambi di Baghdad, e l’arabo andaluso Abenguefith Abdul Mutarrif. Si spiegherebbe così la diffusione del torrone nell’Italia meridionale, e in particolare in Sicilia. Mentre, a Cremona, il torrone arrivò per merito del celebre letterato Geraldo da Cremona, che tradusse proprio il libro del Mutarrif dal quale trasse il suo “turun”. Anche se altri storici danno il merito a Giambonino da Cremona, traduttore dei due autori di Baghdad.

Federico II, da Palermo al Po

Ma la tesi più accreditata è un’altra: a portare il torrone nel Nord Italia dalla Sicilia, con ogni probabilità, fu nientemeno che l’imperatore Federico II di Svevia. Uno che, nella sua corte di Palermo, di cultura araba se ne intendeva, così come il suo seguito di cuochi siciliani. Durante le sue campagne militari contro i Comuni del Nord Italia, era proprio a Cremona che Federico II aveva il proprio quartier generale, soggiornandovi ben 16 volte. Da qui, l’arrivo del torrone a Cremona. Certo, la leggenda è molto più affascinante: si narra che il torrone arrivò a Cremona il 25 ottobre del 1441, giorno del matrimonio tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza. Quando i cuochi di corte (forse siciliani?) prepararono un dolce di mandorle, miele e bianco d’uovo che nella forma riproduceva il Torrione cittadino, da cui deriverebbe il termine. Siamo certi, però, che il torrone a Cremona esistesse già prima del XV secolo, quindi l’origine arabo-siculo-federiciana appare senza dubbio da preferire.

Duro e morbido

Certo, una storia tanto complicata non poteva non dare luogo a una grande varietà di versioni lungo la penisola. Il classico torrone di Cremona viene preparato con miele, mandorle, nocciole, zucchero, albumi e ostie, nelle varianti dura e morbida. Le due varianti si differenziano per la cottura dell’impasto: nel torrone duro può arrivare addirittura a 10 ore. Mentre in quello morbido non supera le 3 ore. Ciò permette di avere una concentrazione d’acqua più alta permettendo, assieme alla maggiore percentuale di glucosio, un impasto più tenero.

La cubbaita

In Sicilia, a Caltanissetta, la tradizionale “cubbaita” si produce unendo il verde del pistacchio, il giallo del miele e il bianco delle mandorle, offerti naturalmente dalle campagne nissene. Una ricetta antichissima che ha poi dato vita alle numerose varianti che oggi conosciamo, con l’inserimento di sapori tipici dell’isola come il limone, le arance, le noci e le nocciole, fino al sesamo e al cioccolato. Solo molti secoli dopo, negli anni ’70, a Belpasso, Francesco Condorelli inventerà i celebri torroncini che oggi conosciamo.

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Quello sardo

In Sardegna l’epicentro della produzione del torrone è il paese di Tonara(Nuoro): la ricetta, con ogni probabilità, venne coniata in Barbagia nella seconda metà dell’800. Il prodotto si ottiene dalla lavorazione di miele, albume d’uovo, mandorle, noci, nocciole e ostie. La principale differenza con gli altri torroni è l‘assenza di zucchero, con una cottura di 4 ore e la tipica consistenza morbida.

Avellino e Benevento

Il torrone campano, tra Avellino e Benevento, è un’altra eccellenza nazionale. A Benevento, a parte il presunto antenato sannita, il torrone iniziò a diffondersi a partire dal XVII secolo, in tre varietà: il perfetto amore, l’ingranito e il torrone del Papa. Il primo costituito da miele, bianco d’uovo e nocciole ricoperte da un naspro per lo più di cioccolato, limone o caffè. L’ingranito comprendeva, oltre al miele, l’albume, le nocciole e dei confetti lunghi e stretti chiamati cannellini: il tutto era poi avvolto da una grana di zucchero. Il torrone del Papa era invece un composto di zucchero liquefatto, pinoli e frutta sciroppata. Più tardi si affermò il torrone della Regina, simile a quello del Papa e che invece di grana era ricoperto di naspro, che fu dedicato alla golosità del re Ferdinando I di Borbone. Successivamente si diffuse il torrone “perfezionato”, ricoperto di ostie. Una storia altrettanto antica può vantare il torrone dell’Irpinia, nella zona di Ospedaletto d’Alpinolo ma anche a Pietradefusi. Qui la grande ricchezza di nocciole del territorio ha favorito la nascita di numerose varianti, con un’evoluzione che non si è fermata nemmeno oggi, con torroni sia morbidi che duri.

Cioccolato d’Abruzzo

In Abruzzo si può trovare il torrone di Guardiagrele (Chieti), molto simile al croccante e costituito da mandorle intere tostate mescolate a zucchero, cannella e frutta candita. E poi il torrone tenero al cioccolato, prodotto all’Aquila e Sulmona, in cui il cioccolato si sposa alla perfezione con le nocciole. Una golosità nata nel 1835 in una piccola distilleria dell’Aquila e dall’intuizione del suo proprietario, Gennaro Nurzia.

Bagnara e Cologna

In Calabria, spicca il torrone di Bagnara IGP. Nonostante esista in diversi formati (ostiato, al cioccolato, morbido, bianco glassato, ecc.), quello tipico è a base di miele, zucchero, mandorle, cannella e chiodi di garofano in polvere e con la copertura di zucchero in grani o cacao amaro. Le prime attività su scala industriale risalgono alla metà dell’800, ma tutto il territorio è da sempre ricco di produzioni di qualità che meriterebbero maggiore notorietà. Infine, il Veneto. Il mandorlato di Cologna Veneta è una specialità a base di mandorle, miele, albumi, cannella e cialde: è caratterizzato dalla superficie irregolare non coperta dall’ostia, che lascia vedere il mosaico di mandorle immerso in un lucido strato bianco, oltre che da tempi di cottura piuttosto brevi. L’origine della ricetta sembra ottocentesca, ma non mancano i sostenitori di una provenienza di epoca scaligera. Ma come la mettiamo, allora con gli Arabi?

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