Differenza tra coronarografia ed angiografia

MEDICINA ONLINE CUORE HEART INFARTO MIOCARDIO NECROSI ATRIO VENTRICOLO AORTA VALVOLA POMPA SANGUE ANGINA PECTORIS STABILE INSTABILE ECG SFORZO CIRCOLAZIONECon “angiografia” si intende una tecnica di diagnostica per immagini e radiologia interventistica che permette la rappresentazione grafica dei vasi sanguigni o linfatici del corpo umano tramite un metodo che prevede l’infusione di un mezzo di contrasto idrosolubile all’interno dei vasi e la generazione di immagini mediche tramite varie tecniche di imaging biomedico. Le tecniche angiografiche comprendono la radiografia (specificamente nella tecnica dell’angiografia sottrattiva, o DSA da Digital Subtraction Angiography), la tomografia computerizzata, la risonanza magnetica, l’ecografia.

Gli esami angiografici più comuni vengono tuttora ottenuti tramite raggi X e mezzi di contrasto radio-opachi. Questi ultimi si rendono necessari in quanto il sangue ha normalmente lo stesso coefficiente di attenuazione per le radiazioni X dei tessuti circostanti. Le immagini radiografiche possono essere ottenute o come immagini statiche, fissate su un fluoroscopio o una pellicola, utili per ottenere informazioni morfologiche su una zona. In alternativa, possono essere immagini dinamiche, normalmente con una risoluzione temporale di 30 immagini al secondo, in grado di visualizzare anche la velocità con cui il bolo di mezzo di contrasto si muove all’interno del vaso, e quindi di dare informazioni sulla funzionalità. L’angiografia può essere una tecnica più o meno invasiva a seconda del vaso che si intende visualizzare.

Con “coronarografia” è una procedura di tipo invasivo che consente di visualizzare direttamente le arterie coronarie che distribuiscono sangue al muscolo cardiaco. La metodica è un’indagine interventistica transcatetere, cioè si esegue per mezzo del cateterismo cardiaco; ha finalità sia diagnostiche sia terapeutiche. Le immagini radioscopiche fornite dalla coronarografia vengono registrate su supporto informatico e archiviate. La loro interpretazione viene effettuata visualmente dal cardiologo emodinamista. Lo scopo della coronarografia è di mettere in evidenza la presenza di occlusioni, stenosi (restringimenti), restenosi, trombosi, aneurismi (dilatazioni) del lume delle arterie coronarie: il mezzo di contrasto iniettato fornisce un’immagine a stampo dei vasi, mentre la struttura delle pareti deve essere studiata con altre tecniche associate come l’ecografia intracoronarica (Intravascular ultrasound o IVUS).

In definitiva l’angiografia è una tecnica che studia i vasi sanguigni in generale, mentre la coronarografia è un tipo particolare di angiografia che studia specificatamente le arterie coronarie, non a caso prende anche il nome di “angiografia coronarica”.

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Differenza tra angina stabile, instabile e secondaria: cause, sintomi, diagnosi, cure

MEDICINA ONLINE CUORE HEART INFARTO MIOCARDIO NECROSI ATRIO VENTRICOLO AORTA VALVOLA POMPA SANGUE ANGINA PECTORIS STABILE INSTABILE ECG SFORZO CIRCOLAZIONE.jpgL’angina pectoris viene descritta come un “senso di peso”, “oppressione”, “soffocamento”, costrizione o dolore “simile a una morsa”, anche se Continua a leggere

Differenza diottrie, gradi e decimi

MEDICINA ONLINE OCCHIO OCCHI COLORE ETEROCROMIA OCCHI CON COLORE DIVERSO DIVERSITA CIGLIA PELI AZZURRI CASTANI CHIARI SCURI BIOTIPO FOTOTIPO SOLE PELLE SGUARDO VISTA VISIONE CIECO.jpgDiottria: è l’unità di misura del potere (cioè della “forza”) di una lente e dunque dell’entità del difetto che quella lente corregge; se ho bisogno di un occhiale da quattro diottrie significa dunque che ho una miopia (o ipermetropia o astigmatismo) pari a quattro diottrie.

Decimi: si misura in decimi il visus, cioè la capacità visiva dell’occhio, la sua prestazione finale con o senza occhiali; un occhio sano ha un visus naturale (cioè non corretto da lenti) di 10/10; un occhio p.es. miope di quattro diottrie può (con le lenti) raggiungere anch’esso i 10/10; altri occhi invece non superano pochi decimi (con o senza lenti) a causa di lesioni o patologie più o meno gravi (cataratta, ambliopia, danni retinici ecc.)

Gradi: non misurano né la quantità del difetto né la forza delle lenti, ma in effetti descrivono unicamente l’asse dell’astigmatismo, cioè un particolare tecnico molto specifico che riguarda oculisti e ottici. Dunque non dovremmo usare questo termine, per non ingenerare confusione.

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Differenza tra miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia

MEDICINA ONLINE CRISTALLINO ACCOMODAZIONE MIOPIA IPERMETROPIA ASTIGMATISMO MIDRIASI MIOSI ANISOCORIA PUPILLA IRIDE RETINA VISTA OCCHIO OCCHI COSTRIZIONE LUCE FISSA DROGHE FARMACOLOGIA MOMiopia e astigmatismo spesso vengono confuse. O per l’esattezza la persona non riesce a capire bene come distinguerle. In realtà questi due difetti della vista sono molto diversi tra loro, così come parzialmente diversi sono i sintomi. Come distinguerli?

Miopia

La miopia è un difetto della vista dovuto al fatto che i raggi luminosi non si focalizzano correttamente sulla cornea ma davanti a essa; nei soggetti miopi il bulbo oculare è più lungo rispetto alle dimensioni normali; come conseguenza l’individuo ha una marcata difficoltà a mettere a fuoco le immagini a distanza, mentre può vedere bene da vicino.

Astigmatismo

L’astigmatismo è un difetto della vista dovuto al fatto che la forma della cornea non perfettamente sferica. La conseguenza è che l’individuo non riesce a mettere a fuoco correttamente né le immagini vicine né le immagini lontane. Questo è il motivo per cui miopia e astigmatismo possono essere confuse da chi soffre di tali sintomi. Sia miopia che astigmatismo possono essere facilmente corretti utilizzando opportuni occhiali o lenti a contatto.

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Ipermetropia

L’ipermetropia è un difetto visivo riguardante la capacità di vedere bene gli oggetti vicini, in cui i raggi di luce provenienti da oggetti distanti, anziché arrivare correttamente sulla retina dell’occhio, si focalizzano oltre di essa, rendendo quindi sfocata la visione a tutte le distanze. Tuttavia quando il difetto è lieve, l’occhio, fino a 40 anni circa, riesce a correggere naturalmente il difetto attivando perennemente il meccanismo di accomodazione; in questo modo la visione risulta chiara e nitida come in un occhio normale (emmetrope), anche se questo continuo sforzo della vista spesso affatica gli occhi.

Presbiopia

La presbiopia è una condizione patologica oculistica quasi fisiologica dell’apparato visivo, non appartenente ai difetti di rifrazione, non fa quindi parte delle ametropie. Si tratta di un calo del potere di accomodazione dell’occhio al di sotto delle 4 diottrie, dovuto a un progressivo irrigidimento del cristallino. La presbiopia, in un occhio finora non affetto da altri difetti visivi, si manifesta come difficoltà a mettere a fuoco da vicino: si ha difficoltà a leggere, a lavorare al computer, ecc. Questo avviene perché il livello di accomodazione disponibile è diventato insufficiente per garantire una buona messa a fuoco alle brevi distanze. Insorge per lo più tra i 40 ed i 50 anni (a seconda degli individui) e, secondo diversi studi, è minore in abitanti delle basse latitudini. Fino a 65 anni circa il potere accomodativo continuerà a diminuire notevolmente, per poi stabilizzarsi. All’inizio, quando è presente ancora una ridotta capacità di accomodazione, si può ovviare al difetto visivo allontanando dagli occhi ciò che si legge (allungare le braccia); tuttavia dopo i 50 anni diventa indispensabile l’uso di lenti correttive per la lettura da vicino, poiché il livello di accomodazione residuo è ormai estremamente ridotto, e qualsiasi tentativo di mettere a fuoco naturalmente può creare affaticamento visivo, bruciori agli occhi e mal di testa, soprattutto in assenza di una forte illuminazione.

Leggi anche: Se uso gli occhiali per la presbiopia poi non ne potrò più fare a meno?

Presbiopia associata a difetti della vista

Nei soggetti che presentano una miopia lieve o moderata, la presbiopia non viene sempre avvertita perché un occhio miope è già naturalmente focalizzato sulle brevi distanze, e raramente fa uso del meccanismo di accomodazione, pertanto la visione resta pressoché invariata ad occhio nudo (sfocata e confusa da lontano ma nitida da vicino) ; tuttavia, con l’insorgere della presbiopia, il miope si renderà conto che con le sue lenti correttive per vedere bene da lontano, non sarà più in grado di vedere correttamente anche da vicino, pertanto sarà sempre obbligato a toglierle. Chi è affetto da una miopia notevole, invece, non dovrà togliere completamente gli occhiali per leggere da vicino (in tal caso dovrebbe avvicinarsi eccessivamente a ciò che legge), ma farne un altro paio con gradazione inferiore rispetto a quella per lontano, in modo da ottenere una visione nitida a distanza di lettura (30-40cm). Diversamente nei soggetti ipermetropi, la presbiopia può influire molto sulla capacità visiva, poiché gli occhiali per la visione da lontano diventano insufficienti per vedere nitidamente da vicino, rendendo necessario l’uso di lenti ancora più forti per la lettura; per le ipermetropie latenti (fino a +1.50 diottrie), l’arrivo della presbiopia piano piano smaschera il difetto di ipermetropia, fino ad allora occultato dalla continua accomodazione della vista, perché dapprima si manifesta la visione sfuocata da vicino, ma nel giro di 2-3 anni si iniziano ad avere piccole difficoltà di messa a fuoco anche da lontano, con conseguente affaticamento della vista; anche in questo caso sarà necessario un paio di occhiali per la visione da lontano (correzione ipermetropia) ed uno più forte per la visione da vicino (correzione ipermetropia + correzione presbiopia).

Leggi anche: Cataratta primaria, secondaria, congenita: sintomi e terapie

Che cos’è la diottria?

La diottria è la unità di misura con cui é possibile stabilire il potere di refrazione di una lente. Questa unità è usata anche per misurare i difetti di refrazione dell’occhio: miopia, ipermetropia e astigmatismo. In questo caso, le diottrie rappresentano la quantità di correzione che il paziente, affetto da uno o da vari difetti visivi, ha bisogno nelle lenti degli occhiali per normalizzare la vista. Per approfondire, leggi: Cosa significa “diottria”? Che significa avere 10/10 di vista?

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Causticazione, folgorazione, calore e radiazioni: i diversi tipi di ustione

MEDICINA ONLINE CAUSTICAZIONE FOLGORAZIONE CALORE RADIAZIONI SOLE FULMINI CHIMICA ACQUA BOLLENTE RADIAZIONI ERITEMA PRIMO SECONDO TERZO GRADO DIVERSI.jpgL’ustione è una lesione dei tessuti tegumentari (pelle ed annessi cutanei) che può essere provocata dall’azione di:

  • calore (ustioni termiche) da fiamme, corpi metallici arroventati come il ferro da stiro o i fornelli, liquidi bollenti come l’acqua che bolle o l’olio che frigge, raggi solari);
  • sostanze chimiche (causticazioni) da acido muriatico, ammoniaca, soda caustica. Possono essere causate da oltre 25000 tipi di sostanze, molte delle quali sono basi forti (55%) o acidi forti (26%). La maggior parte dei decessi per ustioni chimiche è dovuta all’ingestione della sostanza caustica;
  • corrente elettrica (folgorazioni) classificate come derivanti da alta tensione (maggiore o uguale a 1 000 volt), da bassa tensione (meno di 1 000 volt) o quali ustioni secondarie dovute a un arco elettrico; nei bambini sono causate spesso dal contatto con cavi elettrici (60%) o prese elettriche (14%). Anche i fulmini possono provocare ustioni, spesso estremamente gravi;
  • radiazioni: le ustioni da radiazione possono essere causate dall’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti (come quelli provenienti dal sole, dalle cabine abbronzanti o da processi di saldatura) o alle radiazioni ionizzanti (come nel caso della radioterapia, dei raggi X o di un fallout radioattivo). L’esposizione al sole, in particolare, rappresenta la causa più comune di ustione superficiale da radiazione.

Le ustioni possono essere di varia entità secondo l’intensità della temperatura, la durata del contatto e lo stato fisico della sostanza ustionante (solida, liquida o gassosa).

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Lesione del cercine glenoideo (SLAP): gravità, sintomi e terapie

indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata dolore muscoli DOMSIl cercine glenoideo (detto anche labbro glenoideo; in inglese glenoid labrum) è un anello fibro-cartilagineo fissato attorno al margine della cavità glenoidea della scapola. Purtroppo la cavità glenoidea riesce a coprire solo un terzo della testa dell’omero e ciò determina una notevole instabilità articolare che può dare luogo a gravi lussazioni. Per quanto concerne le rotture riguardanti la porzione anteroinferiore del labbro, esse sono state studiate in modo approfondito dalla scienza medica, cosa che non è invece avvenuta per le lesioni della parte superiore, la cui potenzialità patologica è stata compresa chiaramente solo grazie alla moderna tecnica artroscopica. L’artroscopia è un intervento chirurgico di lieve entità finalizzato a visualizzare una determinata articolazione usando un endoscopio speciale (detto appunto artroscopio). Il vantaggio di utilizzare l’artroscopia consta nel fatto che l’endoscopio riesce sia ad effettuare una rapida diagnosi sia ad operare l’articolazione infortunata, con un notevole risparmio in termini di tempo e di minore invasività dell’esame/operazione chirurgica. Fu solo negli anni ’80 del secolo scorso che le lesioni del labbro superiore del cercine glenoideo furono descritte con precisione e nel 1990 fu ideato un termine specifico per indicarle: SLAP (acronimo inglese di Superior Labrum from Anterior to Posterior lesion).

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La gravità della lesione del cercine
Sebbene esistano vari tipi di classificazione di questa lesione, uno dei più utilizzati e semplici è quello dell’ortopedico americano Stephen J. Snyder, che ne ipotizza quattro tipi:

  • 1° tipo: è una lesione lieve, in cui il bordo labrale superiore manifesta una certa usure ma l’ancora bicipitale non è infortunata;
  • 2° tipo: oltre alla lesione del labbro, si riscontra un’instabilità dell’ancora bicipitale;
  • 3° tipo: l’area del centro del labbro presenta una chiara lussazione mentre le inserzioni periferiche non sono danneggiate. Fortunatamente l’ancora bicipitale non è in condizione di instabilità;
  • 4° tipo: questa lesione è particolarmente grave e presenta un manico di secchia del bordo glenoideo ed una notevole instabilità dell’ancora bicipitale.

Fortunatamente questo tipo di lesione è comunque abbastanza raro e coinvolge solo il 5% circa delle persone colpite da lesioni alla spalla. L’incidenza è maggiore nei pazienti fra i 30 ed i 40 anni e interessa più gli uomini che le donne. Per quanto riguarda gli sportivi, sono soprattutto coloro che usano gli arti superiori sopra la testa a rischiare di incappare in questo infortunio. Pensiamo ad esempio ai lanciatori del giavellotto ma anche ai giocatori di pallacanestro, che devono tenere a lungo il pallone da basket ben sopra le spalle (pallone che ha un peso di oltre mezzo kilo).

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Sintomi della lesione del cercine glenoideo
Sfortunatamente questa lesione è difficilmente individuabile in quanto il paziente spesso non riesce a descrivere esattamente la sede del dolore. In alcuni casi il malato può avvertire dei peculiari rumori interni ma ciò non è sempre sufficiente ad individuare con esattezza la patologia.

Diagnosi della lesione del cercine glenoideo
Poiché la diagnosi è particolarmente complessa, l’esperto medico ortopedico Snyder ha previsto un test detto “speed test”. Quando il paziente lo effettua inizierà a sentire un notevole dolore se oppone una resistenza all’elevazione dell’arto presumibilmente leso nel momento in cui esso è posto a 90 gradi di flessione con il gomito esteso.
Esiste un altro test, altrettanto pratico e rapido, detto di compressione-rotazione. In questo caso la spalla è elevata a 90 gradi ed il gomito flesso a 90 gradi. Si dovrà applicare una particolare compressione assiale sull’articolazione ed una rotazione dell’arto. Anche in questo caso la comparsa di una sensazione di dolore proverà la presenza di questa particolare patologia. Alcuni medici potrebbero prescrivere una risonanza magnetica, ma essa tende a dare dei risultati ingannevoli. Si sono invece riscontrati risultati migliori tramite la risonanza magnetica con iniezione di mezzo di contrasto in articolazione (Artro-RM). Risulta però evidente come i primi due test descritti siano decisamente meno invasivi e più semplici da effettuare, soprattutto per i pazienti che vivono lontani da centri medici specializzati.

Trattamento e riabilitazione
Il metodo più moderno e affidabile per trattare la SLAP lesion è quello della stabilizzazione tramite dei cosiddetti “chiodini artroscopici”. I chiodini (che di solito sono costituiti da materiale bioriassorbibile) hanno il compito di riposizionare l’ancora bicipitale in sede. Purtroppo i tempi di recupero e la riabilitazione saranno decisamente lunghi: basti pensare che dopo l’operazione chirurgica l’arto leso dovrà essere immobilizzato con un tutore per circa 3 settimane. Successivamente si inizierà la fisiochinesiterapia che durerà altre 3 settimane. A questo punto il terapista si dedicherà a far recuperare al paziente la forza nei muscoli stabilizzatori della spalla, nei muscoli della cuffia dei rotatori e nel muscolo del bicipite brachiale. Per coloro che praticano sport con una certa assiduità sarà necessario armarsi di grande pazienza perché serviranno almeno 4 mesi di pausa prima di poter tornare all’attività sportiva. Sarà ovviamente di fondamentale importanza rispettare in modo accurato i tempi di recupero, pena il ripetersi dell’infortunio con tutte le gravi conseguenze del caso.

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Differenza tra neuroni e nervi

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma CERVELLO 75% DI ACQUA Radiofrequenza Rughe Cavitazione Peeling Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Dieta Pancia Sessuologia Sessualità Sex Filler BotulinoCon il termine “neurone” (in inglese “neuron”) si identifica un tipo particolare di cellula che costituisce il tessuto nervoso, il quale concorre alla formazione del sistema nervoso, insieme con le cellule gliali. Grazie alle sue peculiari proprietà fisiologiche e chimiche è in grado di ricevere e trasmettere impulsi nervosi. La parte centrale del neurone è chiamata soma, ed è costituita dal pirenoforo, in cui risiede il nucleo, e dagli altri organelli. Dal corpo cellulare hanno origine prolungamenti citoplasmatici, detti neuriti, che sono i dendriti e l’assone.

I nervi sono invece strutture anatomiche del sistema nervoso periferico formate da fasci di assoni (provenienti da un gruppo costituito da vari neuroni) che trasportano informazioni da o verso il sistema nervoso centrale. Il nervo contiene, inoltre, vasi sanguigni utili al rifornimento di ossigeno e nutrienti. Nel nervo sono presenti guaine di tessuto connettivo che si fanno via via più piccole, ricoprendo prima l’intero nervo poi fasci e fascetti di assoni (epinervio, perinervio ed endonervio).

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Dopo il parto: quando ricominciare a prendere la pillola anticoncezionale?

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medicina Chirurgia Estetica Benessere Dietologia Sessuologia Ecografie Tabagismo Smettere di fumare a pillola anticoncezionale aumenta o diminuisce il desiderio sessuale femminile

Avete da poco partorito; quando dovete ricominciare ad assumere la pillola? Dipende se stai o no allattando:

  • se non allatti: appena ritorna il ciclo, circa cinque settimane dopo il parto, puoi iniziare a riprendere la pillola anticoncezionale estro-progestinica;
  • se allatti: gli estrogeni vanno evitati perché potrebbero passare nel latte, anche se in piccole quantità, mentre non c’è nessun problema ad assumere la pillola progestinica, a base di solo progesterone, che non viene rilasciato nel latte. In alternativa si può inserire la spirale, ma occorre aspettare 3 mesi dopo un parto naturale ed almeno 7-8 mesi dopo un cesareo. Nessun problema invece ad usare il preservativo da subito.

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