Differenze tra allergia alimentare ed intolleranza alimentare

MEDICINA ONLINE NAUSEA MAL DI PANCIA REFLUSSO GE ESOFAGO STOMACO DUODENO INTESTINO TENUE DIGIUNO ILEO APPARATO DIGERENTE CIBO TUMORE CANCRO POLIPO ULCERA DIVERTICOLO CRASSO FECI VOMITO SANGUE OCCULTO MILZA VARICI CIRROSI FEGATOMoltissimi – quasi tutti a dir la verità – miei pazienti fanno estrema confusione tra allergia alimentare ed intolleranza alimentare, anche perché alcuni sintomi sono effettivamente comuni ad entrambe queste condizioni. Cerchiamo quindi di spiegare la differenza in maniera semplice.

Allergia alimentare

L’allergia alimentare è una forma specifica di intolleranza a componenti alimentari che attiva il sistema immunitario. Una proteina (detta Continua a leggere

Inverti il primo piatto con il secondo: il segreto della dieta anti-diabete

MEDICINA ONLINE CIBO DIETA ALIMENTAZIONE PASTA RISO SUGO DIABETE CIBI GLICEMIA CARBOIDRATI PRANZO CUCINA CENA RICETTALa lotta al diabete si combatte a tavola, ha i sapori della dieta mediterranea e stravolge la struttura del menù: il primo piatto diventa il secondo e viceversa, perché mangiare proteine e lipidi prima dei carboidrati aiuta a domare la glicemia evitando picchi dopo i pasti. Meglio dunque invertire l’ordine delle portate, mentre i più conservatori potranno cominciare con un antipasto ‘carbo-free’ (qualche scaglia di grana o un’entrée a base di uova sode) e, solo dopo, passare allo spaghetto. A riscrivere ‘la carte’ sono gli ultimi consigli che arrivano dal 26esimo Congresso della Società italiana di diabetologia (Sid), in corso a Rimini. Novità e conferme: pesce azzurro e olio d’oliva restano promossi a pieni voti.

“La dieta costituisce un vero e proprio strumento terapeutico che affianca la terapia farmacologica durante tutto il decorso della malattia diabetica”, spiega Giorgio Sesti, presidente eletto della Sid. Una dieta ‘doc’, infatti, non solo tiene a bada l’ago della bilancia, ma permette anche di “migliorare il controllo glicemico e di prevenire eventi cardiovascolari attraverso la riduzione dei fattori di rischio” come la pressione alta o livelli fuori soglia di grassi nel sangue. Mangiare sano non significa sacrificare il gusto: “Un ottimo esempio è la dieta mediterranea, non a caso inserita dall’Unesco tra i Patrimoni culturali immateriali dell’umanità”, ricorda lo specialista.

Non è solo cardioprotettiva. Secondo due studi presentati al meeting romagnolo, è anche anti-infiammatoria e ringiovanisce le arterie favorendo il ricambio delle cellule che le foderano internamente. “Via libera dunque a frutta e verdura, specie a foglia (bieta, spinaci, broccoletti e cicorie compresi i radicchi) e ortaggi a radice (carote, barbabietole, rape) – elenca Sesti – ma anche a pomodori e carciofi, veri e propri nutraceutici. Come fonte di carboidrati preferire vegetali, legumi, frutta e cereali integrali, mentre sono da limitare pane bianco, pizza e pasta”. Pochi grassi animali, un filo d’olio evo e il pranzo anti-diabete è servito.

ANTIPASTO CARBO-FREE. Per non sbagliare l’importante è partire con il piede giusto e lo dimostra un piccolo studio dell’università di Pisa, condotto su 8 pazienti con diabete di tipo 2 ben controllato, a cui sono stati serviti 50 grammi di parmigiano, un uovo sodo e acqua, prima di essere sottoposti a test del carico orale di glucosio. La conclusione è che iniziare con un antipasto a base di proteine e lipidi migliora sensibilmente la tolleranza a un successivo pasto ricco di glucidi.

IL SECONDO PRIMA DEL PRIMO. Lo stesso gruppo di ricercatori pisani, del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale, ha verificato su 17 pazienti con diabete 2 che modificare l’ordine di ingestione dei nutrienti (prima proteine e lipidi, poi i carboidrati) migliora la risposta glicemica a un successivo carico orale di glucosio, rallentando l’assorbimento intestinale dello zucchero, potenziando la funzione delle beta-cellule pancreatiche che fabbricano insulina, con un metabolismo più favorevole dell’ormone stesso.

PESCE AZZURRO SCUDO PER LE ARTERIE. Un esperimento su 17 diabetici di tipo 2, condotto dai centri ricerca di Assoittica e Federpesca, ha valutato l’effetto di un pasto a base di acidi grassi omega-3 sui livelli di ossido nitrico allarga-arterie (NO) e sulla funzione dell’endotelio che riveste internamente i vasi. Confrontando un secondo a base di alici (circa un etto e mezzo) con 60 grammi bresaola, gli autori hanno concluso che rispetto al piatto di terra quello di mare possa contribuire a ridurre il rischio di aterosclerosi, attraverso una maggiore produzione di NO e una migliore funzione endoteliale immediatamente dopo aver mangiato.

OLIO D’OLIVA DOMA-GLICEMIA. Uno studio dell’università Federico II di Napoli ha voluto verificare su 13 pazienti con diabete di tipo 1 se anche la qualità dei grassi, oltre alla quantità, e la loro interazione con i carboidrati possano influenzare la riposta glicemica post-prandiale. Il risultato è che usare l’olio d’oliva per condire un pasto ad alto contenuto glicemico ‘spiana’ il picco di zuccheri nel sangue che si verifica invece con il burro, o nei pasti a basso contenuto di grassi.

DIETA MEDITERRANEA ELISIR DI GIOVINEZZA CARDIOVASCOLARE. Esaminando 215 pazienti con diabete di tipo 2, ricercatori della Seconda università di Napoli hanno osservato da un lato che la dieta mediterranea influenza le capacità rigenerative delle arterie, aumentando il livelli circolanti di cellule progenitrici endoteliali che mantengono giovani le ‘autostrade del sangue’. Inoltre, hanno calcolato che mangiare ‘tricolore’ riduce del 37% la proteina C reattiva (Pcr, spia di infiammazione) e aumenta del 43% l’adiponectina (un ormone ‘buono’ per cuore e vasi, prodotto dal tessuto adiposo). L’effetto si mantiene nel tempo, anche a distanza di 8 anni, ma solo per chi resta fedele al regime alimentare nostrano.

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Differenza tra grassi animali e vegetali

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica ASSUMI VITAMINA D SINTOMI CARENZA CIBI  Roma Cavitazione Pressoterapia Linfodrenante Dietologo Cellulite Calorie Pancia Sessuologia Sesso Pene Laser Filler Rughe Botulino 1Tutti i grassi sono costituiti da molecole organiche non solubili in acqua, con un alto potere energetico, pari a circa 9 kcal per grammo. I grassi hanno diversa origine:

  • grassi vegetali, ottenuti dalla spremitura di frutti o semi vari;
  • grassi di origine animale, come il burro, la panna e lo strutto.

Gli acidi grassi vegetali si differenziano dai grassi animali per un semplice motivo: sono insaturi, mentre i grassi animali sono saturi. Questo significa che gli acidi grassi vegetali presentano dei doppi legami all’interno della molecola ed a temperatura ambiente sono liquidi; le molecole dei grassi animali presentano solo legami semplici nelle molecole e a temperatura ambiente sono solidi.
Il motivo per cui le catene dei grassi animali sono più lunghe si ricongiunge sempre a questo motivo; infatti la presenza del doppio legame nei grassi insaturi crea delle ramificazioni che “accorciano” la catena. I grassi animali sono solidi perché la presenza di legami semplici permette l’impacchettamento delle molecole e la formazione di una struttura più compatta; al contrario i grassi vegetali avendo queste ramificazioni dovute ai doppi legami non possono creare queste strutture compatte.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Ferma la caduta di capelli con i cibi giusti e la lozione al rosmarino

Sad girl looking at her damaged hair; Shutterstock ID 364442840; PO: today.comNon ci sono ricette miracolistiche, tanto meno vi conviene scommettere su costosi e inutili prodotti industriali che promettono di fermare la caduta dei capelli. Però ci sono risultati straordinari che si possono ottenere, anche in termini di prevenzione, e senza sprecare soldi inutilmente, attraverso alcuni rimedi naturali. Il cibo giusto a tavola. Lozioni fai-da-te, molto semplici. Oli, sempre naturali, efficacissimi. Può succedere a tutti, soprattutto in particolari periodi di stress o cattiva alimentazione, di notare un’anomala caduta di capelli: in genere si tratta di un evento transitorio causato anche da cambi di stagione o trattamenti cosmetici aggressivi. Se si tratta di un problema semplice e momentaneo che non richiede la necessità di rivolgersi a uno specialista in grado di individuare la vera causa del problema e fornire una cura adeguata, potete provare a intervenire con alcuni rimedi naturali che vi permetteranno di rafforzare i capelli senza ricorrere ai prodotti in commercio.

METODI NATURALI ANTICADUTA

Innanzitutto, è bene sapere che la caduta dei capelli si combatte anche a tavola attraverso l’alimentazione. Il capello infatti, per mantenersi sano e forte, necessita di vitamine H e del gruppo B. Largo spazio quindi a cereali, tuorlo d’uovo, riso integrale e frutta fresca. Sì anche al tè verde ricco di polifenoli in grado di svolgere azione antiossidante. Inoltre:

  • Aumentate il consumo di legumi ricchi di proteine, vitamine del gruppo B e ferro, in grado di rinforzare i capelli e prevenirne la caduta e alimenti ricchi di vitamina E come ad esempio prezzemolo, carote, spinaci e altre verdure a foglia verde e pomodori.
  • Ottimi i semi di lino con i quali è possibile realizzare un impacco rinforzante per i capelli. Perfetto anche l’olio di semi di lino puro da utilizzare prima dello shampoo.
  • Perfetti anche gli impacchi con l’olio di mandorlel’olio d’oliva da applicare e lasciare sui capelli asciutti per almeno mezz’ora prima dello shampoo e l’olio di cocco da massaggiare sul cuoio capelluto sempre prima di effettuare lo shampoo.
  • Per stimolare la circolazione e rinforzare i capelli, utilizzate inoltre lo zenzero fresco grattugiato unito a olio di jojoba.
  • E ancora: sapete che la salvia è un’erba aromatica in grado di rafforzare i capelli? Adoperatela per realizzare un infuso da versare poi sui capelli una volta effettuato lo shampoo. È sufficiente utilizzare due cucchiai di foglie triturate per ogni litro d’acqua. Non solo li rafforzerà ma li renderà anche più lucidi.
  • Anche l’avocado è inoltre perfetto per la preparazione di un efficace impacco con cui prevenire la caduta dei capelli. Vi basterà applicarne la polpa precedente frullata sul cuoio capelluto almeno mezz’ora-un’ora prima dello shampoo. Un trattamento perfetto anche per chi ha i capelli particolarmente secchi.
  • Anche i semi di prezzemolo risultano essere un vero e proprio toccasana contro la caduta dei capelli. La sera, prima di andare a dormire, macinateli e poi massaggiatene la polvere sul cuoio capelluto. Al mattino pettinate i capelli per eliminare il tutto e ripetete l’operazione ogni giorno: vedrete i primi risultati entro un mese.
  • Un altro rimedio ancora è rappresentato dall’aloe vera da utilizzare come impacco prima di procedere con il lavaggio abituale.
  • Vi sono poi gli impacchi all’henné, un ottimo rimedio naturale per rinforzare i capelli. Sceglietelo nella varietà neutra: la polvere di Cassia italica o di Cassia obovata. Per farla agire, mescolate la polvere di henné con un infuso alla camomilla in modo da formare una pastella da far agire poi sui capelli per almeno un’ora prima dello shampoo.

LOZIONE PER CAPELLI AL ROSMARINO

Infine, sapete che il rosmarino è un rimedio naturale molto efficace contro la caduta dei capelli? È infatti in grado di ammorbidirli e renderli più resistenti. Vediamo allora passo per passo come preparare in casa una lozione a base di aghi di rosmarino da utilizzare dopo lo shampoo, proprio con l’obiettivo di rinforzare il cuoio capelluto ed evitare la perdita di capelli:

OCCORRENTE

  • Un recipiente di acqua quasi bollente
  • Tre manciate di aghi di rosmarino

PROCEDIMENTO

 Fate bollire l’acqua miscelata con gli aghi di rosmarino e poi lasciate riposare la lozione ottenuta per almeno 15 minuti;

 Filtrate il contenuto dell’acqua per eliminare gli aghi e, dopo lo shampoo, passate la lozione sul cuoio capelluto e massaggiate;

 Lasciate riposare per altri 15 minuti, poi risciacquate.

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Il caffè fa ingrassare o dimagrire? Quante calorie ha?

MEDICINA ONLINE CUCINA RICETTA GELATO AL CAFFE FATTO IN CASA CUCINARE DOLCE FACILE VELOCEIl caffè non zuccherato apporta pochissime calorie, quindi non fa ingrassare ed è compatibile con qualsiasi tipo di dieta. Senza l’aggiunta di zucchero, latte o alcolici, una tazzina di caffè fornisce all’organismo soltanto 2 calorie.

Oltretutto la caffeina contenuta in un caffè innalza leggermente il metabolismo, per cui il caffè non zuccherato potrebbe essere considerato addirittura un alimento a calorie negative, cioè dimagrante.

Chiaramente, l’apporto energetico di un caffè corretto con latte, panna o alcolici aumenta notevolmente rispetto alla controparte amara, ed è sconsigliato.

E’ necessario infine considerare che la caffeina tende ad aumenta il senso di fame quindi è meglio consumarlo dopo i pasti.

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Il mio bambino può mangiare il parmigiano? A che età iniziare?

MEDICINA ONLINE NEONATO BAMBINO BIMBO FECI VOMITO BOCCA VOMITO FECALOIDE CAUSE COLORE VERDE GIALLO ROSSO MARRONE BILIARE CAFFEANO CIBO ALIMENTARE DIGESTIONE NAUSEA STOMACO MAL DI PANCIA ACQUA NON DIGERITO PEZZI COLITE COLONTogliamoci subito ogni dubbio. Il Parmigiano Reggiano è un toccasana per la dieta quotidiana. Non solo per quella di adulti e anziani, ma pure per quella di bambini e adolescenti, che hanno bisogno del giusto apporto di calcio per crescere sani e forti.

Leggiamo dal sito del Consorzio del Parmigiano Reggiano:

[Il] prof. Sergio Bernasconi dell’Università di Parma […] ha indicato in questo formaggio una straordinaria fonte di calcio altamente biodisponibile (e quindi assimilabile), molto utile per bambini ed adolescenti (“che mangiano molto e male”, ha detto il clinico) e la cui dieta è carente, come risulta da statistiche sia europee che statunitensi […]

Ma da che età è preferibile iniziare a consumare il Parmigiano Reggiano? Molti pediatri consigliano di evitare il formaggio nelle pappe fino al compimento del primo anno d’età – per approfondire questo punto, ti consigliamo di leggere questo articolo: I pediatri italiani dicono “no” al Parmigiano nelle pappe.

Quanto ne dovrebbe mangiare?

L’importante, come per ogni altro cibo, è non abusarne. Un bambino piccolo, di pochi anni d’età, non dovrebbe mangiare formaggio più di tre o quattro volte a settimana. Mangiare formaggio non vuol dire divorarne etti ed etti: bastano pochi grammi di Parmigiano Reggiano, una o due scaglie, per soddisfare, per esempio, il fabbisogno giornaliero di calcio. Facciamo qualche numero. Un bambino di età compresa fra uno e sei anni ha bisogno di circa 800 mg di calcio al giorno. Considera che una porzione di soli 50 g di Parmigiano Reggiano assicura un apporto di 580 mg di calcio. Insomma, a conti fatti, un etto di Parmigiano sarebbe già assai più che sufficiente.

Per i bambini allergici alle proteine del latte

Diversi studi scientifici hanno dimostrato che chi è allergico alla caseina, la proteina principale del latte, può mangiare il Parmigiano Reggiano, purché sia un Parmigiano di lunga stagionatura.

Una ricerca pubblicata sulla rivista internazionale PLoS One ha svelato che:

due bimbi su tre (sotto i dieci anni) con gravi allergie al lattosio, che hanno assunto un cucchiaio di parmigiano reggiano, equivalente a un bicchiere di latte, non hanno presentato problemi e conseguenze negative.

L’importante, come già scritto, è che il Parmigiano sia ben stagionato, almeno 30 mesi. Più l’invecchiamento del formaggio è lungo e più gli enzimi proteolitici presenti nel latte e nel siero innesto “predigeriscono” la caseina, fino a ridurla in aminoacidi liberi, più facili da assorbire per l’organismo.

Ricorda infine che il Parmigiano Reggiano non garantisce solo un ottimo apporto di calcio. Questo formaggio è ricco di tante altre sostanze nutritive, come le vitamine A e B, oltre che di ferro e di zinco. Per esempio, il Beta-Carotene e le vitamine A, B2, B6, B12 assicurano un’ottima azione protettiva e antitossica: favoriscono la formazione degli anticorpi e ci difendono dagli inquinanti presenti nell’aria che respiriamo ogni giorno. Insomma, mangiare il Parmigiano fa bene. Basta solo non esagerare con le dosi.

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Non solo ipertensione: ecco gli effetti del troppo sale nella dieta

MEDICINA ONLINE SOCIAL EATING GNAMMO FENOMENO WEB MANGIARE PRANZO CIBO CENA INSIEME AMICI RISTORANTETroppo sale fa male, si sa bene. Eppure, forse, sono in pochi coloro che sanno perché una dieta ipersodica è dannosa per il nostro corpo, al di là di qualche vaga nozione sull’ipertensione e sulla ritenzione idrica.

Gli effetti sul corpo di un’alimentazione troppo ricca di sodio

Un eccesso di sodio nel sangue richiede un maggior lavoro da parte dei reni, la cui funzione è quella di filtrare il sangue dai prodotti di scarto. Per smaltire questo eccesso, il corpo aumenta la ritenzione idrica per diluire il sodio. Ciò porta a un aumento di fluido che circonda le cellule e a un aumento del volume di sangue nel sistema linfatico. Più sangue significa più lavoro anche per il cuore e maggiore pressione nei vasi sanguigni. Un sovraccarico che, a lungo andare, può portare a una condizione di alta pressione cronica e alle patologie cardiovascolari a ciò legate. Alcuni studi hanno messo in luce come, anche in assenza di alta pressione, una dieta troppo ricca di sale possa comunque danneggiare il cuore, le aorte, i reni e le ossa.

Leggi anche: Classifica dei cibi con maggior quantità di sodio esistenti

Il ruolo del potassio

I tipici regimi alimentari della società moderna lasciano poca scelta sull’uso del sale. Molte pietanze, soprattutto confezionate, fanno grande ricorso al sodio in ogni forma. A fronte di ciò, nell’alimentazione di ogni giorno non si prevede un buon apporto di potassio, che ha un effetto inverso rispetto al sodio per ciò che riguarda la pressione e lo smaltimento del sodio nel sangue. Il nostro corpo avrebbe bisogno di un apporto quotidiano di un volume molto maggiore di potassio rispetto a quello di sodio. I rischi legati a una dieta ipersodica potrebbero essere mitigati dall’introduzione nella dieta di più verdura fresca e frutta: gli integratori naturali di potassio.

Leggi anche: Morire per aver bevuto troppa acqua

Non solo ipertensione

L’ipertensione non è l’unica patologia imputabile all’eccessivo uso di sale nella dieta. Gli studi scientifici hanno messo in relazione all’abuso di sodio almeno altre due patologie diffuse nella nostra società: il cancro e l’osteoporosi. Il World Cancer Research Fund e l’American Institute for Cancer Research hanno riscontrato nel sale una probabile causa del cancro allo stomaco. Inoltre, una ridotta assunzione di sale può rallentare la perdita di calcio delle ossa: un fenomeno fisiologico legato all’invecchiamento.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Differenze tra il diabete di tipo 1 e 2 (insulino dipendente e resistente)

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma DIFFERENZE DIABETE TIPO 1 2 INSULINO Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgIl diabete mellito di tipo 1 e di tipo 2, una volta rispettivamente chiamati “insulino dipendente” ed “insulino resistente”, sono due patologie che vengono spesso confuse, anche perché in effetti portano entrambe ad una alterazione dei livelli glicemici nel sangue, tuttavia sono patologie profondamente diverse per eziologia, diffusione, sintomi e terapie. Vediamo quali sono queste differenze.

Diabete mellito di tipo 1 (insulino dipendente)
Il diabete mellito di tipo 1 (DM1), anche detto diabete insulino dipendente (o anche diabete giovanile, perché la sua insorgenza è abitualmente più precoce) si manifesta quando il pancreas non è in grado di produrre adeguata insulina: non potendo contare sulla propria produzione di questo ormone, chi ha questa forma di diabete è costretto a somministrarsi insulina per mantenere sotto controllo la glicemia. La terapia per il diabete di tipo 1 è quindi di tipo insulinico, con il paziente che deve somministrarsela tramite iniezione, in genere almeno 4 volte al giorno, o attraverso microinfusori. In genere, ha un esordio rapido, brusco, con variazioni stagionali e differenze geografiche. Diverse evidenze indicano che si tratti di una malattia autoimmunitaria (l’organismo distrugge parte delle sue stesse cellule). I fattori di rischio non sono conosciuti con certezza. Alcuni esperti hanno ipotizzato un coinvolgimento di infezioni virali intrauterine, predisposizione genetica ed altri.

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Diabete mellito di tipo 2 (insulino resistente)
Il diabete di tipo 2 (DM2), anche detto diabete insulino resistente, molto diffuso tra pazienti obesi, è la forma di diabete più frequente che si sviluppa in età adulta, oltre ad essere la forma di diabete più diffusa in assoluto nella popolazione ed in forte crescita negli ultimi anni. Si manifesta quando il pancreas produce una corretta quantità di insulina che però non riesce a svolgere la sua funzione a causa della resistenza delle cellule bersaglio, ciò porta nelle fasi iniziali della patologia ad una iperproduzione compensatoria di insulina da parte del pancreas (al contrario del diabete di tipo 1) che però cronicamente tende a diminuire nelle fasi successive della malattia. Il diabete di tipo 2 è legato a uno stile di vita scorretto, caratterizzato da un’alimentazione non equilibrata e da una scarsa attività fisica. Questa forma ha anche una forte caratterizzazione genetica, per cui tende a essere ereditario: chi ha genitori o parenti diabetici ha maggiore probabilità di sviluppare la patologia. Derivando molto spesso da abitudini non equilibrate, la correzione dello stile di vita è il primo presidio terapeutico per questa forma di diabete. Nel caso ciò non fosse sufficiente a tenere sotto controllo la glicemia – ed in molte persone accade anche se lo stile di vita è perfetto – occorre intervenire con i farmaci.

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Le differenze tra i due tipi di diabete appaiono chiare guardando la seguente tabella:

                                               Diabete di tipo 1                          Diabete di tipo 2

  • Insulina:                       Scarsa o mancante                     Normale/eccessiva
  • Sintomi:                        Evidenti                                       Assenti nelle fasi iniziali
  • Insulinodipendenza:  Si                                                   No nelle fasi iniziali
  • Peso:                              Generalmente normale            Sovrappeso, obesità
  • Cause:                            Forse autoimmunitarie            Stile di vita, ereditarietà
  • Esordio:                         Brusco                                         Graduale
  • Età:                                 Prima dei 35 anni                      Dopo i 35 anni
  • Complicazioni:            Molti anni dopo                          Evidenti alla diagnosi
  • Terapia iniziale:          Insulina                                        Dieta, esercizio, farmaci

Uno stile di vita sano è fondamentale in entrambi i tipi di diabete mellito: il paziente deve seguire una dieta libera ma equilibrata e mantenersi in forma con l’attività fisica.

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