Zenzero: proprietà e 10 tipici usi in cucina

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ZENZERO PROPRIETA USI IN CUCINA RICETTE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneLo zenzero, il cui nome scientifico è Zingiber officinalis Roscoe, è una radice di una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Zinziberacee. Il suo aroma caratteristico è simile a quello di limone e citronella, difatti è molto utilizzato in cucina, sia fresco che essiccato.

Proprietà dello zenzero
Ma lo zenzero  è conosciuto soprattutto  per le sue molteplici proprietà terapeutiche, infatti questa radice veniva usata in antichità per stimolare la circolazione ed attualmente viene utilizzata in quanto  aiuta la digestione (di carboidrati e proteine), è antisettica, calmante e lenitiva, infatti pare che diminuisca il dolore causato dall’artrite.
Inoltre abbassa il colesterolo, è anticoagulante, cura la diarrea causata da escherichia coli e la nausea in gravidanza o dovuta da mal di mare o da chemioterapia. Lo zenzero viene utilizzato anche per diminuire il mal di testa e il mal di denti.
Quotidianamente possiamo utilizzarlo in modi diversi, in polvere per aromatizzare  un buon thè caldo, magari dolcificato con del miele per combattere il raffreddore e il mal di gola, o per creare un antibiotico naturale composto da un cucchiaio di miele, qualche goccia di limone appena spremuto e un pochino di zenzero in polvere. E’ un potente energizzante infatti è ricco di vitamina B,C e D, potassio, rame, zinco, calcio e magnesio ed un blando lassativo se assunto come olio essenziale (una goccia di olio essenziale in un cucchiaio di olio di oliva). Si consiglia di non esagerare nelle dosi perché potrebbe causare tachicardia. Lo zenzero può anche essere utilizzato anche per insaporire zuppe di pesce, carne e per i buonissimi biscotti al zenzero.

Quindi ora che sappiamo tutto questo, non ci resta che provare ad usarlo, grazie a questi dieci tipici usi:

1) Ginger drink
Lo zenzero può essere impiegato per la preparazione di una bevanda sana e naturale, per ottenere la quale è necessario avere a propria disposizione della radice fresca di zenzero, che può essere reperita in alcuni supermercati o negozi di prodotti biologici. La soluzione migliore per avere sempre a disposizione della radice di zenzero fresca, così da poter preparare il perfetto Ginger Drink, consiste nel coltivare lo zenzero sul balcone.

2) Biscotti allo zenzero
Lo zenzero è una spezia utilizzata per la preparazione di biscotti soprattutto nei Paesi nordici e nel periodo natalizio ed invernale. L’impiego dello zenzero non è casuale, in quanto esso rappresenta una delle spezie dal maggior potere riscaldante per il nostro organismo, utile a combattere la sensazione di freddo. I biscotti allo zenzero sono molto semplici da preparare.

3) Riso alla curcuma e zenzero
Lessate il riso in acqua bollente e salata, in cui avrete aggiunto un quarto di cucchiaino di curcuma ed un pizzico di zenzero. Una volta scolato il riso, che avrà assunto un bel colore giallo per via dell’impiego della curcuma (che può essere eventualmente sostituita da zafferano), saltatelo in padella con del porro tritato e dei piselli già cotti in precedenza. Condite con olio extravergine, origano e zenzero in polvere.

4) Tisana allo zenzero
A partire dalla radice di zenzero essiccata, che sarà necessario grattugiare, o da un pezzetto di radice fresca, è possibile apprestarsi nella preparazione di una tisana davvero portentosa, ottima in caso di raffreddore, ma anche di tosse, mal di gola e influenza. Per la preparazione della tisana allo zenzero vi occorreranno inoltre due cucchiaini di thè bancha ed un pezzetto di cannella da grattugiare.

5) Curry
Il curry è un condimento a base di spezie grattugiate tipico della cucina tradizionale indiana. E’ particolarmente adatto per arricchire di sapore preparazioni a base di verdura, di legumi o di riso. Per la preparazione casalinga del curry è necessario avere a disposizione dello zenzero in polvere o della radice essiccata di zenzero da grattugiare. Altre spezie da includere nella preparazione sono curcuma, pepe nero, chiodi di garofano, semi di finocchio, semi di cumino e senape.

6) Punch allo zenzero
Lo zenzero può essere impiegato per la preparazione di un punch analcolico dal potere riscaldante, particolarmente adatto come bevanda nel corso della stagione invernale. La preparazione del punch allo zenzero prevede di procedere come nel caso di un decotto e richiede di portare ad ebollizione – e di prolungare la cottura per venti minuti – un pezzetto di radice di zenzero insieme ad un pizzico di cannella, coriandolo, scorza di limone e ad un chiodo di garofano. Il punch dovrà dunque essere filtrato e servito caldo.

7) Pere al cioccolato e zenzero
Per due persone perlate e lavate due pere ed affettatele in due parti simmetriche nel senso della lunghezza. Rimuovete i semi e lessatele in acqua bollente, in cui avrete aggiunto un pizzico di zenzero in polvere ed un pizzico di cannella, fino a quando non si saranno ammorbidite. Scolatele, disponetele su piattini e guarnitele con del cioccolato fondente grattugiato al momento e con un ulteriore tocco di zenzero.

8) Spiedini di tofu allo zenzero
Lasciate marinare il tofu per un’ora, dopo averlo tagliato a cubetti, in acqua salata, a cui avrete aggiunto uno o due cucchiai di oli extravergine d’oliva, a seconda della quantità, ed un pizzico abbondante di zenzero. Trascorsa almeno un’ora, saltate i cubetti di tofu in padella fino a doratura e componete i vostri spiedini alternandoli a olive verdi o nere, oppure a chicchi d’uva o pezzetti di ortaggi di stagione.

9) Zenzero candito
Per preparare lo zenzero candito è necessario procedere nell’affettarlo a fettine sottili o cubetti, che dovranno essere riposi sul fondo di una pentola e ricoperti completamente d’acqua. Il tutto dovrà essere portato ad ebollizione e lasciato cuocere per circa 40 minuti, fino a quando lo zenzero si sarà ammorbidito. A questo punto è necessario scolare lo zenzero, ricoprirlo di zucchero di canna dopo averlo riposto all’interno della pentola ed aggiungere due o tre cucchiai di acqua fredda. La nuova cottura dello zenzero dovrà prolungarsi fino a doratura e alla quasi totale evaporazione del liquido che si formerà durante la cottura. Non vi resterà che scolare lo zenzero candito e lasciarlo raffreddare prima di gustarlo.

10) Lenticchie allo zenzero
Disponete le lenticchie – precedentemente lasciate in ammollo, se necessario, a seconda della loro tipologia – sul fondo di un tegame e ricopritele con acqua pari al doppio del loro volume. Aggiungete prima di iniziare la cottura una carota tritata, del prezzemolo e del sedano fresco, precedentemente affettati con la mezzaluna. Disciogliete nell’acqua di cottura un quarto di cucchiaino di zenzero in polvere, insieme ad un pizzico di sale integrale, e mescolate. Prolungate la cottura con coperchio e a fiamma bassa per circa 30 minuti, fino a quando le lenticchie non si saranno ammorbidite. Mescolate di tanto in tanto ed aggiungete delle piccole quantità d’acqua, quando necessario, nel caso in cui le lenticchie l’abbiano assorbita prima di essere giunte a cottura.

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Frutta e verdura di stagione: novembre e dicembre

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma FRUTTA VERDURA STAGIONE NOVEMBRE DICEMBRE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Pene.jpgSono arrivati i primi freddi dell’autunno e e non dobbiamo farci cogliere impreparati sulla spesa del mese di novembre e dicembre. Scegliere frutta e verdura di stagione è importante per evitare di acquistare e mangiare cibi che non  garantiscono lo stesso apporto vitaminico e le stesse proprietà nutritive di un frutto o ortaggio nel suo periodo naturale di maturazione.

Frutta di stagione del mese di novembre:
Pere, nocciole, uva, ananas, banane, cachi,  mandorle,  noci, kiwi, mele, limoni, arance, clementine e pompelmi

Verdura di stagione del mese di dicembre:
broccoli, bietole, carciofi, cavolfiori, cavoli, finocchi, porri, radicchio e spinaci, zucca, carote, cipolle,  cavolini di bruxelles, verza, erbette, cardi, patate, topinambur, coste e barbabietole.

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Medico Chirurgo

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Prof 24enne fa sesso con uno studente 13enne e rimane incinta: rischia l’ergastolo

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PROF SESSO 13ENNE INCINTA ERGASTOLO  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpgUn amore proibito tra insegnante e alunno, una gravidanza non portata a termine e pomeriggi di fuoco nella calda estate del 2015. È finita davanti ai giudici di Houston la storia tra Alexandria Vera, professoressa 24enne, e uno studente 13enne che per mesi hanno avuto rapporti sessuali con il consenso dei genitori del ragazzino. Adesso, nonostante una prima fase in cui aveva negato ogni accusa, l’insegnante è stata costretta a confessare per evitare di consumare fino all’ultimo i suoi giorni dietro le sbarre.

Alexandria, docente della Thomas J. Stovall Middle School di Conroe, in Texas, aveva iniziato a scambiare messaggi via Instagram con l’adolescente fino a quando i due avevano deciso di incontrarsi. Durante quei pomeriggi è scattata la scintilla e insegnante e studente avevano finiti per avere rapporti sessuali ogni giorno. Nel corso della relazione la ragazza aveva scoperto di essere rimasta incinta, ma mentre i genitori del suo alunno sembravano essere entusiasti della gravidanza, la notizia della relazione era passata di bocca in bocca fino a essere segnalata ai servizi che si occupano della sicurezza dei minori.

La professoressa ha abortito, ma per lei si sono aperte ugualmente le porte del carcere. A giugno, dietro il pagamento di 100mila dollari di cauzione, è riuscita ad abbandonare la sua cella ma le è stato vietato l’accesso a internet e le è stato ordinato di indossare un monitor Gps, stare lontano dai minori  e rispettare il coprifuoco impostole tra le 20 e le 7 del mattino. In attesa della sentenza finale, mercoledì è comparsa davanti ai giudici per dichiararsi colpevole di violenza sessuale aggravata su un bambino. Questa mossa le eviterà il carcere a vita, ma a gennaio i giudici potrebbero condannarla a 30 anni dietro le sbarre. Tuttavia, il suo avvocato è fiducioso: spera di accordarsi affinché la ragazza, che ha una bimba di 4 anni, possa usufruire della libertà vigilata. Sorte diversa è capitata al suo alunno, adesso 14enne. I giudici hanno deciso di sottrarlo alla sua famiglia: rimarrà in affidamento fino al prossimo agosto.

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Dopo aver sentito il battito del cuore di quella cernia, non ho più mangiato pesce

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma ENZO MAIORCA BATTITO CUORE CERNIA PESCE  Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata  Macchie Capillari Ano Pene.jpg“Mi ero immerso in una secca poco lontana dal capo che protendendosi verso il mare aperto chiude a sud la baia di Siracusa. Quella mattina mi accadde di arpionare una cernia. Una cernia robusta, combattiva. Si scatenò sul fondo una vera e propria lotta titanica fra la cernia che pretendeva di salvare la sua vita e me che pretendevo di togliergliela. La cernia era incastrata in una cavità fra due pareti; cercando di rendermi conto della sua posizione passai la mano destra lungo il suo ventre. Il suo cuore pulsava terrorizzato, impazzito dalla paura. E con quel pulsare di sangue ho capito che stavo uccidendo un essere vivente. Da allora il mio fucile subacqueo giace come un relitto, un reperto archeologico impolverato nella cantina di casa mia. Era il 1967”.

Vincenzo “Enzo” Maiorca (Siracusa, 21 giugno 1931 – Siracusa, 13 novembre 2016), apneista italiano, più volte detentore del record mondiale di immersione in apnea e vegetariano dichiarato.

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Elettroforesi delle proteine o protidogramma: valori e significato clinico

medicina-online-dott-emilio-alessio-loiacono-medico-chirurgo-roma-elettroforesi-proteine-protidogramma-albumina-riabilitazione-nutrizionista-infrarossi-accompagno-commissioni-cavitazione-radiofrequenzL’elettroforesi delle proteine del siero (o siero proteine) viene anche chiamata protidogramma ed è una analisi di laboratorio in uso da diversi anni e ancora sempre attuale, che permette di separare, identificare e valutare le proteine del siero.

Le proteine del siero sono di cinque tipi:

  1. L’albumina, che generalmente rappresenta la quantità più elevata di proteine che si trovano nel siero. E’ la proteina prodotta dal fegato ed ha diverse funzioni, tra cui la conservazione corretta dei liquidi nell’orga­nismo perché con la sua presenza fa in modo che i liquidi stiano all’in­terno dei vasi sanguigni e non debordino (sovrintende alla cosiddetta “pressione osmotica”). Inoltre, ha il compito di trasportare, attraverso il sangue, i principi attivi dei farmaci che vengono assunti, gli ormoni e le sostanze come la bilirubina.
  2. Le Alfa-1-globuline. proteine diffuse nelle cellule dove svolgono una funzione di trasporto dei lipidi, dei grassi del sangue e degli ormoni.
  3. Le Alfa-2-globuline, che, come le Alfa-1-globuline, sono proteine diffu­se nelle cellule adibite al trasporto di alcune sostanze come i lipidi e gli ormoni.
  4. Le Beta-globuline, proteine con funzione di trasporto di sostanze pre­senti nel sangue. In particolare tra queste è presente la transferrina, che trasporta il ferro.
  5. Le Gamma-globuline, le più importanti proteine del sangue perché costituiscono gli anticorpi dell’organismo.

Perché si esegue l’elettroforesi delle proteine sieriche?
Il protidogramma è una analisi utile per valutare molte patologie: ad esempio indica la corretta funzionalità del fegato, la presenza di infiammazioni o infezioni nell’organismo e, addirittura, può orientare il medico verso la diagnosi di malattie più preoccupanti e che richiedono ulteriori approfondimenti come il “mieloma multiplo”, o “plasmacitoma”, un tumore maligno del sangue.

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Come si esegue e come ci si prepara all’esame?
L’elettroforesi del siero è una analisi di laboratorio che consiste in un sem­plice prelievo di sangue che deve essere eseguito a digiuno da dodici ore, in modo che il cibo non interferisca con il risultato. L’assunzione di farmaci non influenza l’esito dell’analisi, ma è consigliabile, in ogni caso, segnalare al medico eventuali terapie farmacologiche in corso, importanti per valutare lo stato di salute globale della persona.

Quali sono i valori normali delle proteine del siero?
Albumina      59,1-69,3%      3,70-5,30 g/dl
Globuline alfa 1      2,0-3,5 %      0,14-0,30 g/dl
Globuline alfa 2      6,1-11,2%      0,41-0,90 g/dl
Globuline Beta      6,3-12,1 %      0,56-1,00 g/dl
Globuline Gamma      9,8-20,0%      0,68-1,50 g/dl
Rapporto Albumine/Globuline      1,1-2,5 %

Protidogramma: come interpretare i risultati

1) Albumina: l’analisi di questa proteina può essere definita normale se la sua percen­tuale si trova nell’intervallo compreso tra 59.1 e 69.3 e la sua quantità si trova compresa tra i 3.70 e 5.30 grammi per decilitro di sangue.

  1. Se la sua percentuale o la sua quantità aumentano rispetto ai valori nor­mali, significa che le altre proteine, per differenza, si sono ridotte e,
    quindi, si ha una buona funzionalità del fegato. E’ un dato, comunque,
    che non ha una grande rilevanza clinica per il medico.
  2. Se la sua percentuale diminuisce, ma non la sua quantità, significa che le altre proteine, per differenza, sono aumentate e questo potrebbe orientare il medico verso alcuni approfondimenti relativamente a malattie infiammatorie o ad una malattia preoccupante come il mieloma.
  3. Se diminuiscono sia la sua percentuale sia la sua quantità, significa che il fegato non svolge in modo corretto la sua funzione di produzione delle proteine. Questa alterazione, in genere, indica una cirrosi epatica, malattia caratterizzata da una grave e irreversibile anomalia delle cellu­le del fegato con la conseguente perdita delle sue funzioni.

2) Alfa-1-globuline: l’analisi di questa proteina può essere definita normale se la sua percen­tuale si trova nell’intervallo compreso tra 2 e 3.5 e la sua quantità si trova compresa tra 0.14 e 0.30 grammi per decilitro di sangue.

  1. La diminuzione della sua percentuale o della sua quantità non ha alcun significato clinico.
  2. Se la sua percentuale o la sua quantità aumentano rispetto ai valori nor­mali, l’alterazione indica un processo infiammatorio o una infezione in corso all’interno dell’organismo.

3) Alfa-2-globuline: l’analisi di questa proteina può essere definita normale se la sua percen­tuale si trova nell’intervallo compreso tra 6.1 e 11.2 e la sua quantità si trova compresa tra 0.41 e 0.90 grammi per decilitro di sangue.

  1. La diminuzione della sua percentuale o della sua quantità non ha alcun significato clinico.
  2. Se la sua percentuale o la sua quantità aumentano rispetto ai valori nor­mali, l’alterazione, come per la Alfa-1-globuline, indica un processo infiammatorio o una infezione in corso all’interno dell’organismo.

4) Beta-globuline: l’analisi di questa proteina può essere definita normale se la sua percen­tuale si trova nell’intervallo compreso tra 6.30 e 12.1 e la sua quantità si trova compresa tra 0.56 e 1 grammo per decilitro di sangue.

  1. La diminuzione della sua percentuale o della sua quantità non ha alcun significato clinico.
  2. Se la sua percentuale o la sua quantità aumentano rispetto ai valori nor­mali, l’alterazione può essere un segnale di anemia perché tra le beta-globuline è presente la transferrina, che aumenta quando il ferro nel­l’organismo è basso.

5) Gamma-globuline: l’analisi di questa proteina può essere definita normale se la sua percen­tuale si trova nell’intervallo compreso tra 9.8 e 20 e la sua quantità si trova compresa tra 0.68 e 1.5 grammi per decilitro di sangue.

  1. La diminuzione della sua percentuale o della sua quantità indica una ridotta produzione di anticorpi, per lo più dovuta ad assenza di stimo­li (batteri) e non causata da malattie. Può, quindi, essere interpretato come un indice di buona salute.
  2. Se la sua percentuale o la sua quantità aumentano rispetto ai valori nor­mali, l’alterazione è un segnale di:
  • malattia policlonale, quando l’aumento comprende tutti i tipi di anticor­pi ed è tipico delle infiammazioni acute o croniche, per cui indica un proces­so infiammatorio o una infezione in corso;
  • oppure è un segnale di malattia monoclonale, se le cellule produttrici di anticorpi impazziscono e producono un solo tipo di anticorpo, sempre lo stesso, in grande quantità e in modo sconclusionato. Quando l’alterazione monoclonale è elevatissima, potrebbe indicare la presenza di una malattia preoccupante come il “plasmacitoma” o “mieloma multiplo”, tumore mali­gno del sangue caratterizzato da questa eccessiva produzione di anticorpi, oppure di una “gammapatia monoclonale benigna”, una malattia piuttosto diffusa nella popolazione che, in alcuni casi, è associata a malattie infettive o croniche e può scomparire naturalmente, in altri casi ha significato incerto ed è opportuno tenerla sotto controllo.

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Muscoli respiratori volontari ed involontari

muscles-of-respiration.jpgL’inspirazione e l’espirazione – grazie ai quali l’aria entra nel nostro corpo carica d’ossigeno ed esce carica di anidride carbonica – avvengono per effetto dell’espansione e della contrazione della gabbia toracica che avviene grazie ai vitali muscoli respiratori, che si dividono in primari (muscoli involontari, non sotto il controllo diretto della nostra volontà) e secondari o accessori (muscoli volontari, che possiamo controllare).

I muscoli respiratori primari sono:

1)DIAFRAMMA: si contrae in modo involontario abbassandosi,produce dunque la diminuzione della pressione nei polmoni, i quali tendono a espandersi e, dunque, richiamano aria dall’esterno: in tal modo si verifica l’inspirazione.

2)MUSCOLI INTERCOSTALI.

3)MUSCOLI STERNOCLEIDOMASTOIDEI: innalzano lo sterno.

4)MUSCOLI SCALENI: sollevano le prime due coste.

L’espirazione avviene in modo passivo per rilassamento del diaframma e degli altri muscoli. In alcuni casi,l’espirazione può però essere praticata in modo volontario come avviene ad esempio in alcune pratiche sportive di iperventilazione.
In questo caso sono coinvolti i muscoli addominali (obliqui, retto e trasverso) che sono per questo definiti muscoli respiratori accessori (volontari).

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Diagnosi di laboratorio di anemia da carenza di ferro

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO PRELIEVO SANGUE LABORATORIO ANALISI DEL SANGUE ANEMIAGli esami di laboratorio disponibili per la diagnosi di carenza di ferro validi sia quando è associata ad anemia, sia quando si verifica in modo isolato, sono molteplici e possono essere catalogati distinguendoli in esami biochimici ed esami ematologici:

Esami biochimici:

  • sideremia,
  • transferrina,
  • ferritina sierica,
  • zinco-protoporfirina,
  • recettore solubile della transferrina.

Esami ematologici:

  • morfologia del sangue periferico,
  • indici eritrocitari,
  • indici reticolocitari.

Oggi ci occuperemo esclusivamente degli esami biochimici.

Leggi anche: Aumentare il ferro in modo naturale, specie in gravidanza

Sideremia

La sideremia o concentrazione sierica di ferro si riduce allorché i depositi di ferro sono completamente esauriti e prima che diminuisca l’emoglobina, rappresentando un parametro sensibile allo stadio di lieve deficit di ferro. Il suo impiego clinico è tuttavia limitato da fattori di natura eterogenea:

  1. fattori analitici (metodo utilizzato e presenza di emolisi),
  2. ampie variazioni giornaliere (fino al 100% nelle 24 ore in soggetti sani e con valori più alti verso sera, condizionate anche dall’introito alimentare),
  3. mancanza di specificità: bassi valori di sideremia si possono infatti trovare anche in varie situazioni quali gravidanza, infezioni, flogosi acute e croniche, shock, febbre, neoplasie.

Poiché la sua utilità è condizionata da una situazione di alta prevalenza di sideropenia, in situazioni non complicate e aggiungendo poco al valore diagnostico della ferritinemia, si raccomanda di non usare questo test in aggiunta alla ferritina per la valutazione del deficit di ferro. Poiché, per quanto detto, la sideremia può essere facilmente fuorviante, risultando falsamente bassa, si raccomanda di non chiederla isolatamente, ma solo combinata con la capacità totale di legare il ferro.

Leggi anche: Anemia da carenza di ferro: cause, sintomi e cure

Transferrina e total iron-binding capacity (TIBC)

La transferrina, proteina di trasporto può essere misurata direttamente con metodo immunologico o, più frequentemente, dedotta come capacità totale legante il ferro (TIBC) la quale rappresenta la quantità di ferro aggiunto che può essere legato in modo specifico, cioè dalla transferrina in esso contenuta. La sintesi della transferrina è regolata dallo stato marziale e quindi aumenta (e indirettamente anche la TIBC) linearmente fino approssimativamente a valori di 400 μg/L nelle situazioni di deplezione dei depositi ed è ridotta quando i depositi sono aumentati. La sua concentrazione è condizionata anche da altri fattori non correlati allo stato del ferro e che ne limitano l’utilizzo diagnostico: si osserva una riduzione nelle infiammazioni, nelle infezioni, nelle epatopatie, nelle neoplasie, nella sindrome nefrosica e nella malnutrizione, mentre aumenta in corso di terapia con contraccettivi orali. Risulta pertanto un parametro laboratoristico dell’assetto marziale specifico ma poco sensibile.

Saturazione transferrinica (TSAT)

La TSAT rappresenta la percentuale dei siti di transferrina legati dal ferro rispetto a quelli totali se le molecole della transferrina fossero tutte saturate, quindi il rapporto tra la sideremia e la TIBC espresso in percentuale. Ha gli stessi limiti della sideremia e della transferrinemia (variazioni diurne e bassa specificità).

Ferritinemia

La determinazione della ferritina sierica, nonostante questa sia quantitativamente irrilevante rispetto alla ferritina intra-cellulare (meno dell’1%), ha un peso diagnostico fondamentale. Essa rappresenta infatti l’indice più accurato per la valutazione dei depositi corporei di ferro, poiché di fatto la concentrazione di ferritina nel siero è strettamente correlata alla quantità di ferritina intracellulare che a sua volta è prodotta in funzione del ferro intra-cellulare. La ferritina è quindi un indice indispensabile per la valutazione degli stati di deplezione ferrica. Vi è stretta correlazione tra ferritina e ferro di deposito mobilizzabile: 1 μg/L di ferritina corrisponde infatti a 8-10 mg di ferro di deposito. L’esaurimento dei depositi di ferro si accompagna ad una riduzione della ferritinemia, rendendo tale parametro il più precoce marker di deficit di ferro e la più utile misura capace da sola di informare sullo stato del ferro.
Variazioni significative della ferritinemia si hanno nel corso dell’età e tra i sessi, per cui è necessario utilizzare intervalli di riferimento specifici. Nel secondo e terzo trimestre di gravidanza la ferritina si riduce anche quando i depositi midollari sono presenti e anche in corso di supplementazione di ferro, rendendo poco utile la sua determinazione. Tende inoltre ad essere più bassa nelle donne rispetto agli uomini, per i più bassi depositi di ferro presenti nelle donne. Va peraltro sottolineato che la concentrazione sierica di ferritina aumenta indipendentemente dai depositi di ferro, perdendo pertanto utilità diagnostica, nelle situazioni in cui si comporta come proteina della fase acuta e come marcatore indiretto di replicazione tumorale: infiammazioni, infezioni, neoplasie, epatopatie. Aumenta inoltre nell’alcolismo, nelle trasfusioni, nelle terapie marziali per os, nell’ipertiroidismo e con i contraccettivi orali. La carenza di ferro è la sola causa di una sua bassa concentrazione.
Esiste generale consenso che concentrazioni di ferritina sierica Il possibile aumento della ferritina per fattori indipendenti dallo stato marziale (flogosi croniche, neoplasie, infezioni) rende più problematica la scelta del cut-off per escludere il deficit di ferro. Negli studi condotti il valore della ferritinemia che indentifica la sideropenia è variabile: alcuni studi propongono un limite di 30μg/L, altri di 75 μg/L. Vengono proposti valori cut-off per la sideropenia più elevati nell’anziano che nel giovane per effetto del più frequente sviluppo di malattie infiammatorie o neoplastiche.
Un’altra condizione in cui la determinazione sierica della ferritina ha scarso valore diagnostico è nelle situazioni di carenza funzionale di ferro, in cui si ha un’eritropoiesi ferro-carente perché la velocità di sottrazione del ferro transferrinico da parte dell’eritrone supera la velocità di immissione in circolo del ferro dai depositi, anche se normali o aumentati. Questa discrepanza tra disponibilità e richieste di ferro midollare si verifica tipicamente quando l’eritropoiesi è fortemente stimolata come nei soggetti trattati con EPO o dopo terapia endovenosa di ferro. Infatti, in soggetti sani trattati con EPO anche in associazione a terapia endovenosa con ferro si ha una rapida caduta della ferritinemia a valori inferiori dal 50 al 70% del livello base; in questi soggetti già valori di ferritina.

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Il bicarbonato di sodio cura il cancro?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO BICARBONATO LIMONE (1)La risposta: il bicarbonato di sodio, la sostanza di uso comune in casa per disinfettare frutta e verdura e lievitare torte e biscotti, NON cura il cancro. Con limone o senza limone. Come mai questa “bufala” si è diffusa? L’idea, nota anche come “terapia Simoncini”, nasce dal cosiddetto “effetto Warburg“,dal nome del fisiologo tedesco Otto Heinrich Warburg, vincitore nel 1931 del premio Nobel per la medicina. Warburg scoprì che tra i tanti cambiamenti che i tessuti tumorali inducono a livello locale vi era anche un aumento della produzione di energia da parte delle cellule attraverso la glicolisi, ovvero attraverso il consumo di glucosio. Questo meccanismo si attiva in genere solo quando i tessuti hanno poco ossigeno: nel caso dei tumori, invece, la glicolisi parte anche in presenza di quantità di ossigeno 200 volte superiori a quelle normali. Produrre energia in questo modo ha però un effetto collaterale: nei tessuti rimangono, come scorie, alcune sostanze acide, tossiche per l’organismo, che richiedono tempo per essere smaltite. L’ambiente acido è favorevole alla proliferazione dei tumori perché corrode i tessuti sani e crea spazio per quelli malati. Da qui si è pensato che il bicarbonato di sodio, sostanza molto basica (quindi capace di contrastare l’acidità), neutralizzasse i tumori. Gli esperimenti effettuati, tuttavia, hanno smentito l’utilità di questa terapia, perché assumere bicarbonato per bocca non rende meno acido l’ambiente intorno al tumore e perché i dosaggi necessari a modificare in modo sostanziale il pH dei tessuti sono talmente elevati da creare danni agli organi sani.

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