I calcoli della colecisti (o “calcolosi della colecisti” o “litiasi della colecisti” o “colelitiasi” o “calcoli della cistifellea” o “litiasi della cistifellea” o “calcoli biliari“, spesso impropriamente denominati anche Continua a leggere
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Coprostasi e colica: tumore, terapia, cosa mangiare e rischi
Con coprostasi in medicina si intende un transito del materiale fecale molto lento, tale che può evolvere in una accumulazione fecale priva di movimento a livello del retto, cioè della parte terminale dell’intestino crasso compresa tra il sigma e l’ano. Tale alterato transito all’interno dell’intestino condiziona, aumentandolo, l’assorbimento/sottrazione dell’acqua dalle feci, rendendo queste ultime in media più secche e dure, meno morbide. La coprostasi in media contribuisce ai sintomi della stipsi ed in particolare è frequente nella stipsi cronica, ma:
- non coincide né con la stipsi né con la stipsi cronica;
- non è una caratteristica obbligatoria né della stipsi né della stipsi cronica;
- a differenza della stipsi e della stipsi cronica che sono “sindromi” e sintomi in cui il percepito e vissuto del paziente è parte fondamentale dei criteri diagnostici (si veda specie riguardo alla stipsi cronica), la coprostasi è un dato obiettivo sperimentalmente rilevabile a livello organico dai devices medici;
- mentre la stipsi e la stipsi cronica in media sono anzitutto autodiagnosticate (e quindi percepite dal paziente) e poi eventualmente clinicamente confermate, la coprostasi non è per forza avvertita dal paziente.
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Cause e fattori di rischio della coprostasi
Molteplici possono essere i motivi per cui il fisiologico ciclo di eliminazione dei rifiuti dall’apparato gastrointestinale può subire delle modifiche di tipo temporale, ma, in ogni caso, occorre specificare che la coprostasi non è una patologia in quanto tale, bensì il sintomo di una patologia a monte. La coprostasi può generarsi anche in modo acuto quale sintomo di un impedimento alla normale canalizzazione all’interno del lume intestinale a causa di una occlusione intestinale (ad esempio da coprolita), o anche di una alterazione delle funzioni intestinali insorte in modo improvviso nello stesso intestino, la quale porti a spasmi a carico della tunica muscolare (ileo spastico) o, all’opposto, alla paralisi della stessa (ileo paralitico).
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Alcune patologie di natura infettiva ed acute, tra le quali ricordiamo il tifo e la peritonite, possono dare origine a coprostasi (tifloatonia post-tifo). Qualora, al contrario, l’evento occlusivo di verifichi in modo lento, come può avvenire in presenza di carcinomi o esiti cicatriziali da ulcere che producono una restrizione progressiva del lume intestinale, la costipazione inizia a carattere appena accennato per subire poi aggravamenti successivi e progressivi in relazione e proporzionali all’entità della stessa occlusione.
I tumori possono essere causa di coprostasi, specie quelli del tratto discendente e terminale del colon, dal momento che in questa zona i tumori tendono a svilupparsi in modo circonferenziale sulla parete dell’intestino (e non longitudinale, come avviene più frequentemente nel colon ascendente) e quindi il lume del colon è ridotto. Inoltre le feci che transitano nel tratto più distale del colon sono mediamente più disidratate e dure rispetto ai primi tratti del colon. Questi sono entrambi fatti che aumentano il rischio di coprostasi.
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Altre tipologie di coprostasi abituale possono insorgere in caso si soffra di alcune malformazioni intestinali particolari e congenite, soprattutto all’intestino crasso ed ai legamenti relativi, in risposta alle quali alcuni tratti intestinali, e soprattutto il colon sigmoideo, il colon trasverso, ed il cieco possono presentare una morfologia ectopica o essere comunque troppo mobili, o, ancora, trovarsi fissi in posizioni non fisiologiche ed anche, magari, contemporaneamente angolati e stirati a causa di qualche aderenza peritoneale (malattia di lane, di Hirschsprung, periviscerite…).
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Segni e sintomi di coprostasi
In caso di coprostasi connessa a stipsi e specie stipsi cronica l’atto della defecazione o evacuazione è accompagnato a dolori che potranno essere anche intensi o molto intensi e può portare in casi gravi (se presente compattazione delle feci) all’occlusione intestinale. Altri sintomi e segni di una coprostasi, sono:
- mancata defecazione;
- malessere;
- gonfiore addominale;
- incontinenza fecale;
- nausea;
- vomito (anche di tipo fecaloide);
- mal di testa;
- anoressia (perdita di appetito);
- calo del peso corporeo;
- sintomi e segni di disidratazione;
- sintomi e segni di emorragia intestinale;
- febbre;
- confusione;
- letargia;
- meteorismo;
- diarrea;
- emorroidi anche con sanguinamento rosso vivo;
- melena (feci nere);
- tachicardia (aumento della frequenza cardiaca);
- tachipnea (aumento della frequenza respiratoria);
- ipotensione arteriosa;
- dolore anche molto intenso di tipo crampiforme ed intermittente a livello addominale (colica addominale);
- alvo chiuso solo a feci o a feci e gas;
- sintomi e segni di ischemia e necrosi intestinale.
Non tutti i sintomi e segni elencati sono necessariamente presenti: essi dipendono dalle cause a monte che hanno determinato la coprostasi.
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Rischi legati alla coprostasi
I disturbi che possono trarre origine da una coprostasi sono causati sostanzialmente dal riassorbimento di quei materiali di natura tossica i quali erano destinati all’espulsione insieme alle feci e che invece a causa del disturbo restano in sede a fare danni. Queste intossicazioni croniche si riflettono anche su altre funzionalità della vita di tipo vegetativo, e soprattutto su quelle relative allo stomaco (dispepsie, bocca impaniata, fenomeni di inappetenza…); sui centri nervosi superiori, con una attività di limitazione e disturbo delle funzioni più complesse ed importanti, anche, ad esempio, sulla prontezza nella ideazione e sulla memoria: in questo senso l’umore del paziente è facilmente influenzabile dalla coprostasi, potendosi manifestare fenomeni depressivi, tendenza ad essere insolitamente pessimisti ed eccessivamente irritabili. Di questo quadro sintomatologico fanno parte anche emicranie e cefalee ed anche frequentemente, poi anche vertigini, ronzio alle orecchie e sintomi simili. C’è poi da considerare che lo sforzo richiesto dall’evacuazione nel paziente con coprostasi, può essere causa di lesioni ed emorroidi; inoltre negli stadi avanzati, l’addome può dilatarsi e divenire diffusamente dolente, con crampi e, occasionalmente, con aumentati borbottii viscerali. L’aumentato tempo di contatto tra le feci e le pareti intestinali è un fattore di rischio per il cancro del colon. I casi più gravi di coprostasi (“compattazione fecale“) possono portare a coproliti, occlusione intestinale, (con vomito anche fecaloide), traumi alla mucosa del colon e “diarrea paradossa”, in cui feci morbide dall’intestino tenue bypassano la materia compattatasi nel colon. In caso di occlusione intestinale non trattata, possono comparire sintomi e segni di sofferenza ischemica e necrosi (morte) della porzione interessata dall’occlusione, con rischio di peritonite, perforazione della parete intestinale, setticemia, shock e perfino decesso del paziente.
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Diagnosi di coprostasi
Per diagnosticare una coprostasi e soprattutto la causa a monte che l’ha determinata, il medico si può servire di vari strumenti diagnostici come l’anamnesi (la raccolta dei dati del paziente, dei suoi sintomi, delle sue altre patologie…), l’esame obiettivo (con palpazione, percussione ed auscultazione dell’addome), esami di diagnostica per immagini (radiografie e TC, con o senza mezzo di contrasto, ecografia addominale, colonscopia…) ed esami di laboratorio (esami del sangue, analisi di un campione di feci, ricerca di sangue occulto nelle feci, biopsie…). L’esame delle feci con coprocoltura e ricerca di sangue occulto è in molti casi utile al medico per raggiungere la diagnosi, come anche la defecografia e la colonscopia tradizionale e virtuale. Se coinvolto anche l’ano, può essere effettuata anche una visita proctologica con anoscopia ed esplorazione digitale rettale.
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Terapia della coprostasi
Il trattamento per la coprostasi variare in base alle cause che l’hanno generata. Generalmente sono sconsigliati i lassativi, soprattutto se di natura salina, anche perché l’intestino ci si abitua rapidamente e facilmente, reagendo, poi, in modo esattamente opposto a quello per il quale abbiamo assunto il farmaco perché si ingenera uno stato spastico. Sono consigliate, invece, delle sostanze di natura oleosa, tra le quali oggi è molto frequente ed utilizzato l’olio di paraffina. Anche l’utilizzo di antispastici può essere ritenuto particolarmente utile, e tra questi ricordiamo l’atropina e la belladonna. Sono utilizzabili anche delle sostanze che subiscono un rigonfiamento quando si trovano nel tratto intestinale perché riassorbono l’acqua, come, ad esempio, alcune tipologie di alghe o alcuni estratti di questi tipi di alghe (agar – agar, ad esempio) che agiscono, a causa di questa loro caratteristica, al pari di masse estranee che eccitano la peristalsi dell’intestino. Tra le sostanze lassative ricordiamo il preparato di bile, la cascara sagrada ed il rabarbaro per citarne solo le più utilizzate. Se la stitichezza ostinata è legata a qualche particolare malformazione anatomica, si può intervenire con le terapie chirurgiche eseguite possibilmente in laparoscopia.
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Dieta consigliata
Per migliorare il transito intestinale ed evitare coprostasi è sempre necessario adottare una dieta ricca in fibre ed acqua ed evitare cibi che possono acuire la stipsi quali riso, banane, pane, pizza, carote e finocchi crudi.
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I migliori prodotti per la salute dell’apparato digerente
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Prendere il sole: ci si abbronza o no sotto le nuvole?
Il sole abbronza la nostra pelle anche quando è ricoperto da nuvole?
Gli ultravioletti (raggi UV) sono una delle componenti della luce solare e – pur non essendo visibili ad occhio nudo – sono estremamente potenti e responsabili non solo delle nostre abbronzature, ma anche di numerosi danni alla pelle. La presenza di nuvole di medio spessore che ricoprono il Sole non deve trarci in inganno: le piccole particelle di acqua che le costituiscono, assorbono infatti le radiazioni infrarosse (quelle calde) ma hanno un minore effetto sulle radiazioni ultraviolette, che quindi passano lo stesso. Mediamente una nuvola blocca solo un quinto dei raggi ultravioletti mentre circa l’80% di essi può penetrare attraverso le nuvole e giungere alla nostra pelle. Addirittura la presenza di foschia può determinare un effetto specchio che aumenta l’esposizione alle radiazioni ultraviolette. Col cielo nuvoloso rischiamo quindi lo stesso di ustionarci? Si, il rischio c’è lo stesso e per certi versi è anche maggiore, dal momento che abbiamo una percezione errata della quantità di Sole che stiamo prendendo. Solo quando il cielo presenta nuvole molto spesse, la quantità di raggi UV diminuisce in quantità considerevole.
Percezione errata
I rischi dell’esporsi al Sole sotto le nuvole sono essenzialmente legati al fatto che, essendo i raggi infrarossi bloccati in gran parte dalle nuvole, abbiamo una minore sensazione di calore sulla pelle e questo alimenta in noi la falsa percezione di essere esposti ad un Sole “innocuo”: in queste condizioni si tende ad allentare la protezione solare e gli occhiali da Sole, esponendoci per troppo tempo a raggi ultravioletti che invece oltrepassano facilmente le nubi. Occhi rossi, pelle che tira ed ustioni sono tipici, anche nelle giornate apparentemente nuvolose, specie durante i mesi estivi e nelle ore comprese tra le 11 e le 14. Per questo motivo è bene – anche in caso di giornata nuvolosa – usare creme protettive e limitare il tempo di esposizione al Sole, specie le prime volte e se avete un fototipo chiaro.
I migliori prodotti per una abbronzatura luminosa e duratura
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Crisi di mezza età maschile: come superarla?
Un’auto sportiva rossa che profuma di nuovo, una giovane e bella partner di vent’anni, abiti giovanili dai colori sgargianti, litri di profumo, interventi di medicina estetica ed una tinta scura per i capelli. Questi sono i tipici sintomi di una condizione che colpisce molti uomini tra i 40 e i 50 anni circa. Si chiama crisi di mezza età.
Ricerca di una seconda giovinezza
La vecchiaia si avvicina, le forze lentamente diminuiscono e lo stesso vale per la prestanza fisico-sessuale. L’uomo percepisce dunque un pericolo e un senso di forte disagio, crede che la sua virilità sia compromessa. La reazione più istintiva è partire alla ricerca di una seconda giovinezza, rincorrere una nuova vita e tentare di scrollarsi da dosso gli anni in più. La missione è fallimentare già in partenza ma l’uomo non può fare a meno di tentare, anche a costo di rendersi ridicolo agli occhi dei suoi cari e degli amici: è la sua natura. Infatti, mentre la vita delle donne è scandita da precise fasi biologiche (la prima mestruazione, la fertilità, il climaterio e infine la menopausa), gli uomini non hanno punti di riferimento per rendersi conto del tempo che passa. Se ne accorgono all’improvviso “nel bel mezzo del cammin di loro vita”, e questo li fa andare in crisi.
Come superare questo momento?
Premettendo che alcuni uomini possono legittimamente voler continuare a “sguazzare” nella crisi ed aver piacere nel tingersi i capelli e volersi vestire da ventenni, ecco comunque alcuni consigli utili per cercare di superare la crisi:
- Smettete di sentirvi inutili, perché non lo siete ma avete tante cose da insegnare in virtù dell’età e dell’esperienza. Provate a cambiare prospettiva. Ogni età ha le sue scoperte e le sue fasi, quindi mettetevi alla prova. Anziché abbattervi, fate un passo indietro e ricordate cosa vi faceva sentire leggeri e innamorati quando eravate ragazzini.
- Nell’età adulta si assecondano molto gli stereotipi di genere. Sconvolgete anche i ruoli consueti: non cercate solo posti “per anziani”, come le Università della Terza Età o i circoli ricreativi, ma frequentate i locali che vi piacciono davvero, sempre però con stile e non vestendosi da ventenne!
- Riscoprite il vostro corpo; imponetevi una dieta equilibrata, fate una adeguata attività fisica. Scegliete uno sport che vi piaccia. Lo sport apre la mente, gli orizzonti e le iniziative sociali.
- Uno sport adeguato migliora l’umore, vi ricorda che il vostro corpo può adattarsi agli sforzi e che ha ancora tutta la sua resistenza.
- Conoscete gente nuova, non solo della vostra età.
- Innamoratevi! Pur non volendo invogliare chi di voi è sposato a tradire vostra moglie, è però innegabile ricordare che innamorarsi di una nuova donna (o di un nuovo uomo, a seconda del vostro orientamento sessuale), aiuta certamente a “non sentirsi anziani”.
- Provate esperienze che stuzzicano la vostra curiosità. Ad esempio: rivoluzionate i ruoli sociali.
- Informatevi sulla tecnologia. Se negli Anni ’90 avete imparato ad usare un vecchio videoregistratore, i dispositivi di oggi saranno semplicissimi da imparare. La tecnologia odierna sembra algida e complessa ma in realtà è ben più semplice ed evoluta.
- Prendete impegni quotidiani con il prossimo. I compiti del nipotino o il corso di italiano al cittadino straniero che lavora vicino casa, sono una buona occasione per tenersi impegnati e per essere solidali con gli altri. Non sempre le attività di volontariato sono conciliabili col lavoro quotidiano: probabilmente in passato avreste voluto dedicarvi di più al sociale e non ci siete riusciti. Bene, è arrivato il momento di farlo. Organizzate gruppi di acquisto, prendete parte alle associazioni di volontariato.
- Ascoltate musica che non avete mai ascoltato in vita vostra, vedete film che non avete mai visto, scoprite un nuovo hobby, nulla vi vieta di fare quel famoso corso di chitarra che avreste voluto fare da ragazzo!
- Se vi è possibile: uscite, viaggiate! Il bello di questa fascia di età è che gode di una certa stabilità economica e di speciali tariffe nei musei, nei cinema, ma anche sui mezzi di trasporto, come i treni.
- Non trascurate l’amore. Con la persona amata cercate di recuperare i giorni della settimana in cui il lavoro non vi lasciava spazio; i figli sono cresciuti, le responsabilità sono diminuite. Organizzate un viaggio insieme! Trovate il modo per sentirvi finalmente più leggeri e in pace con la vita.
Crisi di mezza età maschile: il ruolo della donna
Innanzitutto la donna deve armarsi di infinita pazienza e stare accanto al suo compagno. Facile a dirsi, ma se vedi tuo marito flirtare con una ragazza che potrebbe essere sua figlia forse c’è il rischio che qualche ragiona balorda scappi. L’atteggiamento delle partner è fondamentale in qualsiasi tipo di percorso: se si riesce ad accettare che l’allontanamento dell’uomo ha molto più di sociale ed esistenziale che di personale, lo si può aiutare a ritrovare se stesso e coltivare parti nuove e più gratificanti, creando anche le basi per un rapporto di coppia più solido e felice. Se,viceversa, si vive l’atteggiamento dell’uomo come un semplice abbandono o come una mera delusione, è possibile che il rapporto muoia, anche in quei casi sciagurati in cui si continui a rimanere insieme per altri venti o trent’anni.
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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine
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Come trovare ed eliminare facilmente i pidocchi?
I pidocchi sono degli insetti di colore bianco-grigiastro capaci di infestare sia gli animali sia gli uomini, tuttavia le specie che attaccano il genere umano sono la Pediculs Humanus, che colpisce il cuoio capelluto, e la Pthirus Pubis, che invece si riproduce peli pubici, ciglia e sopracciglia.
Il Pediculus Humanus è il pidocchio più temuto dai più piccoli, poiché non appena i bambini cominciano l’anno scolastico spesso diventano vittime di questi fastidiosi parassiti che, dopo essersi insediati nel cuoio capelluto, aderiscono al capello formando le uova, che si schiudono dopo sette giorni. Una volta nati, i pidocchi i nutrono del sangue, ecco perché provocano un forte prurito nel soggetto colpito da peducolosi.
Di seguito riportiamo alcune indicazioni su come individuare questi parassiti e come debellarli.
Prevenire la peducolosi
E’ importante non scambiarsi indumenti, in particolare cappelli, sciarpe e maglioni. Se si hanno dei sospetti di peducolosi è opportuno applicare un prodotto specifico sotto forma di gel, lozione, mousse termosensibili.
Come individuare i pidocchi
La peducolosi provoca arrossamento cutaneo, specialmente vicino alle orecchie e sulla nuca, provocando prurito al cuoio capelluto, specialmente di notte. In presenza di questi sintomi è necessario ispezionare attentamente il cuoio capelluto aiutandosi con un pettine a denti fitti e una lente d’ingrandimento.

Un pidocchio al microscopio
Come debellare i pidocchi
Lavare abiti e copricapo, coperte e cuscini ad una temperatura di almeno a 60 C°; mentre spazzole, elastici per capelli e fermagli dovranno restare a bagno in acqua molto calda e sapone per almeno 1 ora. Mettere in sacchetti di plastica gli oggetti che non possono essere lavati. Ripetere la procedura dopo una settimana, cambiando la tipologia del prodotto usato per detergere alla terza recidiva della peducolosi.
Oltre al trattamento per l’ambiente circostante, vestiti e oggetti, occorre fare molta attenzione nel curare il soggetto attaccato, utilizzando frequentemente un pettine a denti fitti per rimuovere le lendini, ovvero le uova del parassita. Non porta invece alcun vantaggio il taglio dei capelli, che rischia invece di creare disagio nel bambino e, soprattutto, nella bambina.
Eliminare in modo definitivo i parassiti con una terapia indicata dal pediatra, che potrà consigliare prodotti a base di permetrina, piretrine naturali sinergizzate, malathion e dimeticone.
False credenze sui pidocchi
Diffuse false credenze sui pidocchi, sono:
- “La pediculosi è sinonimo di sporcizia.” E’ falso, al contrario vengono attaccati più facilmente i capelli puliti, in particolare quelli fini e chiari.
- “Il pidocchio salta da una testa all’altra.” Non è vero, perché il pidocchio non può muoversi da solo ma è necessario un contatto diretto.
- “E’ necessario disinfestare i luoghi in cui sono state persone affette da pediculosi.”Non è vero poiché sugli oggetti i pidocchi non vivono più di un giorno, poiché non trovano nutrimento.
- “La pediculosi si previene o si cura con l’uso di shampoo.” Falso, infatti, le formulazioni diluite o che seguite da un precoce risciacquo hanno una scarsa efficacia, anzi possono indurre resistenza agli insetticidi. Qualsiasi prodotto, per debellare i pidocchi, deve rimanere a contatto con i capelli per alcune ore o, meglio, per tutta una notte.
- “Il soggetto colpito deve rimanere isolato a lungo.” No, un bambino ad esempio, potrà tornare a scuola il giorno successivo al primo trattamento.
- “I pidocchi possono portare altre malattie.” Falso, la pediculosi del capo non ha conseguenze sulla salute, il pidocchio infatti non è in grado di trasmettere agenti infettivi da un soggetto all’altro.
- “Gli animali domestici portano i pidocchi.” Non è vero, poiché il pidocchio del capo colpisce sono gli esseri umani, mentre le specie ospitate dagli animali non possono infestare gli uomini.
Prodotti contro i pidocchi
I migliori prodotti per eliminare definitivamente i pidocchi, consigliati dal nostro Staff di esperti:
- Pettine anti pidocchi e anti lendini Lausinator: https://amzn.to/3Ib7z0d
- Shampoo repellente per pidocchi Vosene Kids con balsamo spray preventivo: https://amzn.to/3qz8AcH
- Siero antipidocchi Nitno: https://amzn.to/3KlohMc
- Lozione spray ad azione preventiva antipidocchi Helan: https://amzn.to/3Ke44br
Continua la lettura con: Perché vengono i pidocchi, come riconoscerli ed eliminarli
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Colpo della strega: cause, sintomi, rimedi naturali e prevenzione
Lombalgia acuta o, in inglese, low back pain: tutti sinonimi di “colpo della strega“. Tutti coloro che ne hanno sofferto almeno una volta nella vita, lo ricordano come un evento piuttosto traumatico. Chi ne è colpito tende a restare immobile nella posizione in cui avviene lo strappo, avvertendo un dolore più intenso ad ogni – seppur minimo – movimento. Da cosa viene causato il colpo della strega? Ancora non si sa con assoluta certezza, ma molto spesso il fattore eziologico va rintracciato in uno sforzo fisico troppo intenso e mal controllato, spesso legato al lavoro, soprattutto in individui che mantengono a lungo posture sbagliate. In termini di numeri, a soffrire di mal di schiena sono circa 15 milioni di italiani, di questi circa l’80 per cento accusa il colpo della strega almeno una volta nella vita.
Sintomi e segni
Il colpo della strega è un dolore molto acuto che parte dalla zona bassa della schiena, protraendosi verso il gluteo e irrigidendo la parte dolente. Alcune volte il fastidio è così forte da far accasciare sul pavimento chi ne viene colpito: il soggetto deve rimanere totalmente immobile perché, qualsiasi piccolo movimento che interessi la schiena, gli denera un dolore che può essere perfino lancinante. La persona, quindi, rimane in genere seduta o sdraiata, ma c’è anche chi, invece di rilassare la muscolatura, tende ad alzarsi di scatto, col rischio di causare lesioni sia a livello muscolare che osteoarticolare. Il dolore acuto in genere si risolve nell’arco di alcune decine di minuti ed il soggetto riesce lentamente a rialzarsi, anche se un lieve dolore ed una certa difficoltà ad allungare completamente la schiena, può continuare per ore o giorni.
Cause e fattori di rischio
La causa effettiva, come accennato, non è ancora del tutto nota, ma va ricercata in un un movimento brusco e scorretto che determina lo spostamento delle vertebre e la contrattura muscolare. In alcuni casi, però, alla base vi è la cronica mancanza di una regolare attività e una vita sedentaria che determina un’infiammazione a muscoli e articolazioni non abituati al movimento. Colpevoli sono anche una postura non corretta, lo stare seduti per molti ore davanti al ps, un colpo di freddo improvviso o un’eccessiva aria condizionata in estate. Anche lo stress psicologico prolungato ed intenso può avere una parte tra vari agenti eziologici che agiscono in sinergia. Vi sono però anche cause fisiologiche come obesità, gravidanza e allattamento o patologiche come osteoporosi, disidratazione, degenerazioni artrosiche vertebrali, torsione della schiena, ernie del disco o spondilolistesi, una malattia che provoca lo scivolamento di una vertebra sull’altra (spesso frequente nel body building, nel golf, nei tuffi e nella ginnastica artistica). Tra i fattori scatenanti, però, si può ritrovare anche un semplice starnuto fatto in modo eccessivamente brusco.
Diagnosi
Quando si presentano i sintomi, per capire quali sono le vertebre interessate e se sono eventualmente presenti patologie, occorre effettuare una visita medica ortopedica con accuratati anamnesi ed esame obiettivo, a cui in alcuni casi servirà associare altri esami, in particolare quelli appartenenti alla diagnostica per immagini(radiografie, TC e risonanze magnetiche).
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Terapie
A seconda di ciò che il medico ritiene necessario, di solito vengono prescritti e utilizzati analgesici (ad esempio paracetamolo), antinfiammatori non steroidei (ad esempio ibuprofene) o antispastici per sciogliere la contrazione muscolare. Per i primi 1 o 2 giorni è consigliabile tenere una posizione comoda senza però giacervi per troppo tempo. Ogni 2-3 ore, infatti, si consiglia di fare una passeggiata o un leggero stretching per poi tornare a riposare. Possibile, inoltre, ricorrere alle cure di osteopati, chiropratici o fisioterapisti, che mettono in pratica manipolazioni e massaggi decontratturanti.
Rimedi naturali
Fermo restando che occorre innanzitutto porre rimedio alla fase acuta del disturbo, esistono dei rimedi naturali per alleviare il dolore. Tra questi, miscele fresche di ippocastano, olmaria ed equiseto, dalle note proprietà antinfiammatorie. Altrettanti utili salice bianco, liquirizia e la mia preferita: l’artiglio del diavolo, una pianta erbacea perenne della famiglia delle Pedaliacee, da sempre usata per i dolori muscolari ed articolari. Un ottima crema con artiglio del diavolo è questa: https://amzn.to/3GFsnia
Una crema veramente efficace per il dolore alla schiena acuto, è questa della Tiger Balm. Applicata con un leggero massaggio, è autoriscaldante e dona subito una piacevole sensazione di sollievo: https://amzn.to/3Uyt9mQ
Da non sottovalutare il potere del calore. La classica borsa dell’acqua calda può dare giovamento in caso di contratture, riducendo lo spasmo muscolare. Questa della Pic Solution è ottima: https://amzn.to/3zTClss
Per ridurre le contratture si può anche ricorrere a un massaggio con olio essenziale di noce moscata, antispastica e analgesica. Un prodotto di qualità, che in genere uso io, è il seguente: https://amzn.to/3MCCgB5
Prevenzione
Il detto ‘prevenire è meglio che curare’ è la regola d’oro per qualsiasi cosa riguardi la salute, ma in questo caso vale davvero ancor di più. A tal riguardo, il primo consiglio è quello di seguire un’alimentazione corretta, per evitare obesità e sovrappeso che aumentano il carico sulla colonna vertebrale. E’ importante non stare per troppo tempo nella stessa posizione, soprattutto seduti davanti alla scrivania, evitando posture sbagliate ed asimmetriche e indossando calzature comode e di qualità. Attenzione ai colpi di freddo. Quando si raccoglie un oggetto pesante da terra, è importante evitare di piegarsi in avanti arcuando la schiena: meglio accovacciarsi piegando le gambe e tenendo sempre la schiena dritta. Fare un’attività fisica costante ed adeguata all’età ed al fisico per irrobustire i muscoli (specie addominali, lombari, glutei, dorsali e trapezio) ed eseguire ogni giorno un’adeguata attività di allungamento muscolare (stretching). Meglio evitare movimenti troppo bruschi ed attività sportive troppo intense e prolungate. Curare, se possibile, eventuali artriti, artrosi, lombosciatalgie (sciatica), cifosi patologiche, lordosi patologiche, scoliosi, osteoporosi ed ernie discali. Diminuire lo stress psicologico abbassa il rischio di soffrire del colpo della strega. Per dormire è preferibile scegliere una rete con doghe in legno e un materasso ergonomico, adatto al peso corporeo. Importante anche scegliere cuscini di qualità ed in quantità adeguata.
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