Quanto tempo impiegano le unghie di mani e piedi a crescere?

MEDICINA ONLINE UNGHIA UNGHIE SMALTO PRODOTTI MANO PIEDE CRESCITA MATERIALE RICRESCONO ONICOFAGIA MANGIARSI LE UNGHIE ASCIUGARE SMALTI LED NAIL ART PENNELLI FRESA ACETONE MANICURE PEDICURE BELLEZZA INTEGRATORI.jpgIl processo di crescita delle unghie delle mani e dei piedi in medicina prende il nome di onicogenesi ed inizia fin da prima della nostra nascita, più precisamente da quando eravamo un embrione di 10 settimane. Da quel momento in poi il processo di crescita delle unghie dura praticamente tutta la vita anche se la velocità di crescita varia in base a fattori individuali – come la presenza di eventuali patologie ed il tipo di alimentazione – ma soprattutto a seconda dell’età, essendo massima nella prima infanzia e diminuendo progressivamente negli anni.

Ritmo di crescita delle unghie delle mani in base all’età

Le unghie delle mani crescono con ritmo diverso in base all’età; le velocità di crescita in una persona sana, è:

  • prima infanzia: circa 4,5 millimetri al mese;
  • pubertà: circa 4 millimetri al mese;
  • giovane adulto: 3,5 millimetri al mese;
  • età adulta: 3 millimetri al mese;
  • terza età: 1,8 millimetri al mese.

Un’unghia umana di mano, di una persona adulta ed in buona salute, cresce in media 3 millimetri al mese, che corrispondono a:

  • 0,1 millimetri al giorno;
  • 0,7 mm alla settimana;
  • 365 millimetri (equivalenti a 3,65 centimetri) all’anno.

In media quindi un’unghia della mano si rinnova totalmente in un periodo che oscilla tra 4 e 6 mesi circa, con tempi che si accorciano nel caso dell’unghia del mignolo e si allungano nel caso dell’unghia del pollice.

Leggi anche: A che velocità crescono i capelli?

Ritmo di crescita delle unghie dei piedi in base all’età

Le unghie deli piedi, come quelle delle mani, crescono con ritmo diverso in base all’età:

  • prima infanzia: circa 1,5 millimetri al mese;
  • pubertà: circa 1,3 millimetri al mese;
  • giovane adulto: 1,1 millimetri al mese;
  • età adulta: 1 millimetro al mese;
  • terza età: 0,6 millimetri al mese.

Un’unghia umana di piede, di una persona adulta ed in buona salute, cresce in media 1 millimetro al mese, che circa corrispondono a:

  • 0,1 millimetri ogni 3 giorni;
  • 0,2 mm alla settimana;
  • 121 millimetri (equivalenti a 1,21 centimetri) all’anno.

Da quanto visto appare chiaro che le unghie dei piedi crescono più lentamente delle unghie delle mani: il loro tempo di crescita è di circa un terzo di quello delle mani. In media quindi un’unghia del piede si rinnova totalmente in un periodo che oscilla tra 12 e 18 mesi circa, con tempi che si accorciano nel caso dell’unghia del minolo (il mignolo del piede) e si allungano nel caso dell’unghia dell’alluce (il pollice del piede).

Leggi anche: Le tue unghie sono fragili? Rinforzale e falle crescere più velocemente con gli integratori giusti

Fattori che influenzano la velocità di ricrescita

Oltre all’età, esistono svariati fattori che influenzano l’onicogenesi, specie in modo negativo. Esempi di patologie e condizioni che rallentano la crescita delle unghie delle mani e dei piedi sono, ad esempio:

  • traumi ripetuti;
  • onicofagia cronica (mangiarsi le unghie);
  • infezioni;
  • carenze nutrizionali (vitamine e sali minerali);
  • fattori di origine congenita/ereditaria.

Leggi anche: L’alimentazione per avere unghie più forti e più belle: mai più unghie spezzate o che si sfaldano

I migliori prodotti per la cura delle unghie

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere di mani e piedi, in grado di migliorare forza, salute e bellezza delle tue unghie e della tua pelle:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, segui la nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Onicofagia grave e gravissima: cause, conseguenze, rimedi e psicologia del mangiarsi le unghie

MEDICINA ONLINE ONICOFAGIA SIGNIFICATO GRAVE GRAVISSIMA MANGIARSI LE UNGHIE MANO MANI UNGHIA PIEDE PIEDI TAGLIARE CORTE MANICURE PEDICURE SMALTO INFEZIONEL’onicofagia è un disturbo compulsivo che porta il paziente a mangiare le proprie unghie e, nei casi più gravi, anche le pellicine e le cuticole circostanti, con conseguenze nocive sia a livello fisico che psicologico. Questa malsana abitudine di rosicchiare le estremità delle dita si manifesta soprattutto in periodi di nervosismo, noia e stress, e può rappresentare semplicemente un sintomo di ansia, ma anche di disagio profondo.

L’onicofago (cioè individuo affetto da onicofagia) adotta un comportamento compulsivo e ripetitivo nel mordere le cuticole e i tessuti intorno alla lamina ungueale: si tratta di un’attività inconscia compiuta dal soggetto, il quale, per la maggior parte del tempo, non si rende conto di quando le mani sono portate alla bocca e i denti cominciano a rosicchiare le unghie. La maggior parte delle persone trova in questa abitudine l’unico modo per calmare sé stessi. L’onicofagia è considerata un “disturbo del controllo degli impulsi” ed è solitamente classificata tra i disturbi comportamentali e delle emozioni che si presentano durante l’infanzia e l’adolescenza; se trascurata, l’onicofagia può protrarsi fino all’età adulta. Secondo la teoria freudiana, l’abitudine di mangiare le unghie è un sintomo di fissazione orale, in quanto si manifesta prevalentemente con un’ossessiva stimolazione della zona. Inoltre, portare qualcosa alla bocca richiama, a livello metaforico, l’esperienza del seno materno e l’onicofagia è utilizzata per ottenere lo stesso effetto calmante.

Leggi anche:

Cause del mangiarsi le unghie

All’origine del vizio di mangiarsi le unghie, spesso vi è una causa di natura psicologica: un ambiente familiare disturbato da litigi e incomprensioni, le aspettative eccessive dei genitori, la difficoltà a gestire la propria ansia ecc. L’onicofagia consente di contenere le reazioni a contrasti interpersonali e ai disagi soggettivi; tende a scomparire volontariamente quando viene meno la causa del malessere, tuttavia può riproporsi in successive situazioni di stress o ansia. Sebbene sembri un’abitudine innocua, l’onicofagia costituisce un atteggiamento tendenzialmente autolesionistico e per questo motivo, nei casi più gravi, è necessario l’aiuto di uno psicoterapeuta per individuare le cause che hanno indotto il disturbo. Qualora non si resistesse all’impulso di mangiarsi le unghie, è meglio capire cosa si nasconde dietro a questa abitudine e adottare repentinamente alcuni rimedi, per evitare conseguenze sulla salute.

Che cosa sono i “disturbi del controllo degli impulsi”?

I “disturbi del controllo degli impulsi” sono condizioni psichiche caratterizzate dall’incapacità di resistere alla tentazione incontrollabile di compiere un’azione o un gesto, di solito preceduta da un sentimento di progressiva tensione, agitazione ed eccitazione poco prima di mettere in atto l’impulso a livello comportamentale. Nel momento successivo all’azione impulsiva, il soggetto sperimenta piacere, sollievo, altre volte senso di colpa. Eventi e circostanze stressanti spesso possono aumentare la messa in atto di un’azione impulsiva potenzialmente dannosa (per sé o per gli altri). Tra i “disturbi del controllo degli impulsi” sono compresi: onicofagia, cleptomania, piromania e tricotillomania.

Chi è l’onicofago “tipo”

L’abitudine di mangiarsi le unghie colpisce bambini e adulti di ogni età.
Il disturbo è rilevabile nel 30% dei bambini tra i 7-10 anni e nel 45% degli adolescenti (da qui il titolo dell’articolo). La maggior parte delle persone smette di mangiarsi le unghie spontaneamente all’età di trent’anni, altri continuano anche successivamente, alcuni non abbandoneranno mai questa pratica. In genere, l’onicofagia non è limitata selettivamente ad una particolare unghia, ma è rivolta a tutte le dita delle mani, che sono morse allo stesso modo, risultando circa della medesima lunghezza. La diagnosi può essere ritardata, poiché i pazienti tendono a negare o a ignorare le conseguenze del disturbo.

In che cosa consiste l’onicofagia?

Si può considerare il fenomeno come un processo nel quale è possibile individuare due azioni ben distinte:

1) La fase preliminare che precede l’onicofagia vera e propria consiste nella dettagliata ispezione (visiva o attraverso il tatto) delle unghie e dei tessuti morbidi che le circondano, allo scopo di ricercare i possibili difetti da eliminare. Ogni irregolarità induce il soggetto a stuzzicare e mordicchiare l’area fino a rendere la pelle regolare: non è raro notare nelle persone con onicofagia l’abitudine di passare i polpastrelli sull’estremità delle dita.

2) La fase successiva coincide con il mordere ciò che si trova all’estremità delle dita: lamine delle unghie, cuticole, perionichio (pelle che circonda l’unghia a livello prossimale e laterale), iponchio (porzione di pelle sotto la lamina).

Leggi anche:

Quali sono le principali cause dell’onicofagia?

Conoscere le cause che scatenano questa cattiva abitudine è un aspetto fondamentale per superare il disturbo. I fattori principali che promuovono l’insorgenza dell’onicofagia sono di origine ambientale e/o biologica. Le motivazioni ricorrenti sono le seguenti:
 

  • Situazioni di stress e di ansia. In genere, si associa un soggetto onicofagico ad una persona in preda alla preoccupazione e al nervosismo, che scarica la tensione mordendosi le unghie. L’onicofagia, in questi casi, dà un senso di sollievo e di piacere momentanei, in quanto contribuisce a sfogare la carica emotiva.
    Durante l’infanzia, quest’abitudine insorge quando sussistono episodi di incomprensioni, eccessive aspettative o esiste il timore di perdere l’attenzione dei genitori. Il problema può anche essere determinato dalla ripetizione del gesto di portare le mani alla bocca, come avviene per la suzione del pollice.
  • Atteggiamenti autolesionistici. Alcuni studiosi individuano nell’onicofagia un’espressione di aggressività: molti soggetti timidi e remissivi esprimono la loro rabbia rivolgendola verso se stessi piuttosto che all’esterno. Inoltre, rosicchiare le unghie rappresenta un’espressione di tensione aggressiva, come mordere una matita o masticare continuamente un chewing gum, tutti atteggiamenti che possono scomparire se si riesce ad eliminare il disagio che li ha provocati.
  • Imitazione di altri membri della famiglia. Talvolta, i bambini imparano rosicchiare le unghie senza alcuna motivazione psicologica più profonda, imitando semplicemente i genitori.
  • Noia. La noia non determina certamente l’esordio del disturbo, ma per il soggetto che possiede tale abitudine può essere estremamente difficile controllare lo stimolo a mangiarsi le unghie anche nei momenti d’inattività. All’opposto della comune opinione, che vuole il mangiarsi le unghie come manifestazione tipica nei momenti di tensione estrema, è possibile osservare che l’onicofagia si presenta specialmente nei momenti di non azione delle mani: mentre si guarda la televisione, in treno o in macchina, durante eventi lunghi e noiosi, mentre si rimane in attesa al telefono… Spesso, è difficile cercare la vera ragione del proprio vizio, in quanto, a volte, la causa risale all’infanzia e l’onicofagia è semplicemente il risultato di una pessima abitudine protratta nel tempo.

Quali possono essere le conseguenze dell’onicofagia sulla salute?

L’onicofagia può causare dolore, sanguinamento e arrossamento del letto ungueale, oltre a indurre il danneggiamento dell’eponichio, la porzione di pelle posta alla base e ai lati dell’unghia (cuticola).
Quando le cuticole sono rimosse in modo improprio, possono rendere suscettibili ad infezioni batteriche o virali (esempio: onicomicosi, paronchia, patereccio ecc.). Inoltre, chi pratica l’onicofagia rischia di trasportare nella bocca i microrganismi che si depositano sotto le unghie. Un esempio d’infezione del tessuto periungueale è la paronichia, un tipo di patereccio superficiale, localizzato vicino a un’unghia, dovuto alla penetrazione di germi piogeni attraverso piccole lesioni. Anche la saliva può avere un ruolo nell’arrossamento e nell’infezione dell’area. L’onicofagia è correlata anche alla patologia dentale e può portare a lesioni gengivali, usura degli incisivi, riassorbimento radicolare apicale e malocclusione dei denti anteriori, oltre a facilitare la diffusione d’infezioni alla bocca (esempio: ossiuri o batteri dalla regione dell’ano). Al contrario, l’onicofagia praticata durante un’infezione da Herpes simplex virus (labiale) è in grado di sviluppare il giradito erpetico sulla falange del dito morso. Ultimo danno ai denti, non trascurabile, che può conseguire dall’abitudine di mangiarsi le unghie è la carie, poiché viene intaccata la sostanza adamantina. L’ingestione dei residui ungueali può provocare anche problemi allo stomaco.
Infine, la persistenza negli anni del disturbo può interferire con la normale crescita delle unghie e può comportare gravi deformazioni delle dita.
Dal punto di vista sociale, vedere una mano con le unghie consumate, può far pensare ad una persona timida, con scarsa autostima, che trova nella pratica del vizio un modo di gestire la rabbia. In altri casi, l’onicofagia serve a controllare stati di ansia o di forte noia.

Leggi anche:

Disturbi correlati all’onicofagia

L’onicofagia è correlata ad altri disturbi comportamentali ripetitivi:

1) Dermatillomania: disordine del controllo degli impulsi che induce il paziente a stuzzicarsi, strofinarsi, graffiarsi o incidersi la pelle del viso o del corpo, spesso nel tentativo di eliminare piccole irregolarità o imperfezioni cutanee reali o immaginarie (nota anche con il termine di “compulsive skin-picking”).

2) Dermatofagia: disturbo in cui un malato morde compulsivamente la sua pelle, di solito intorno alle unghie, con conseguente sanguinamento e decolorazione, dopo tempo prolungato.

3) Tricotillomania (o tricomania): abitudine, spesso accompagnata dall’urgenza, di tirarsi (e in alcuni casi, mangiare) le ciocche di capelli, ma nei casi più gravi anche ciglia, sopracciglia, peli della barba, peli pubici e altri peli del corpo.

Quali sono i rimedi disponibili per smettere di mangiarsi le unghie?

Diverse sono le misure di trattamento che possono aiutare a smettere di mangiarsi le unghie. Alcune persone possono risolvere il disturbo spontaneamente, per la paura di sviluppare infezioni o per la volontà di avere un aspetto più curato, mentre altri soggetti si concentrano sul cambiamento dei comportamenti. Come regola, nessun trattamento è necessario per i casi lievi di onicofagia.
Per le situazioni più gravi, il trattamento deve comportare la rimozione dei fattori emotivi che inducono l’abitudine (eccitazione, iperstimolazione, infelicità, ozio…).
Il trattamento più comune, economico e ampiamente disponibile, prevede l’applicazione di uno smalto di sapore amaro, che scoraggia l’abitudine di mangiarsi le unghie. Normalmente viene utilizzato un composto chimico denominato denatonio benzoato. Il gusto sgradevole ricorderà di fermarsi ogni volta che si portano le mani alla bocca.

Una varietà di opzioni comprende:

  • l’uso di un bendaggio occlusivo sulla punta delle dita;
  • portare dei guanti;
  • nel caso di un bambino, indossare un pigiama integrale che copra anche le unghie dei piedi;
  • mantenere le unghie tagliate in modo tale che gli angoli che sporgono o le cuticole non rappresentino una tentazione.

La cosmesi (trattamento di ricostruzione delle unghie) può aiutare a superare gli effetti sociali dell’onicofagia. Prendersi cura delle mani può aiutare a ridurre l’onicofagia e incoraggia a mantenere questa parte del corpo attraente: è possibile utilizzare smalti o sottoporsi a regolari manicure. Gli uomini possono indossare uno smalto chiaro. Anche applicare unghie artificiali può limitare il disturbo, oltre a proteggere la crescita di quelle naturali. Iniziare a praticare una costante attività sportiva può contribuire a scaricare rabbia e tensione, così come provare le tecniche di gestione dello stress.
Una valida alternativa per risolvere il problema dell’onicofagia consiste nel chiedere al paziente di masticare un chewingum senza zucchero oppure un bastoncino di liquirizia quando sente la necessità di mordere le unghie, oppure si trova in una condizione di particolare tensione. Questo rimedio consente di tenere la bocca occupata e rende l’abitudine difficile da praticare.

Terapia comportamentale

La terapia comportamentale è utile quando le misure più semplici non sono efficaci: l’obiettivo è di risolvere l’onicofagia ed eventualmente individuare un comportamento alternativo (ad esempio: ponendosi lo scopo di rendere nuovamente presentabili le proprie mani). Anche la terapia del controllo degli stimoli può rivelarsi utile per identificare e per controllare lo stimolo che scatena l’impulso di mangiarsi le unghie.

Terapia farmacologica

I trattamenti locali, come ad esempio l’applicazione sulle unghie di sostanze amare, possono avere un’efficacia variabile. L’onicofagia dimostra una risposta positiva alla terapia a base di farmaci antidepressivi, prescritti anche nella cura della tricotillomania e del disturbo ossessivo-compulsivo (OCD).
Un’altra opzione richiede l’uso della vitamina B inositolo, che riduce l’impulso di mordere le unghie e agisce sull’attività della serotonina, ormone che controlla umore e aggressività.

I migliori prodotti per la cura delle unghie

Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche per la cura ed il benessere di mani e piedi, in grado di migliorare forza, salute e bellezza delle tue unghie e della tua pelle. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperte:

Leggi anche:

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram, su Mastodon, su YouTube, su LinkedIn, su Tumblr e su Pinterest, grazie!

Ogni quanto fare l’esfoliazione di viso e corpo con lo scrub?

MEDICINA ONLINE SCRUB VISO CORPO FREQUENZA LAVARE LAVAGGIO PELLE DERMA VISO SKIN BAGNO FACCIA DONNA COSMETICI BICARBONATO ACQUA SAPONE DETERGENTE WOMAN YOUNG GIRL  EXFOLIATING HER FACE BODY.jpgLo scrub è un trattamento di bellezza davvero facile da fare e realizzare ed è molto amato da tutte le donne perché il suo scopo è quello di eliminare le cellule morte dalla pelle che tendono a rendere più spento e grigio l’incarnato.

Gli obiettivi principali dello scrub, sono:

  • eliminare lo strato superficiale della pelle, composto da cellule morte
  • eliminare eventuali impurità, come polvere o eccesso di sebo che si sono accumulati
  • evitare la formazione dei peli incarniti
  • stimolare la microcircolazione sanguigna e linfatica
  • contrastare l’invecchiamento cutaneo stimolando la rigenerazione di cellule nuove.

Lo scrub è un’arma di bellezza eccezionale, ma non bisogna abusarne: una esfoliazione troppo frequente non è mai un bene per la vostra pelle! Quindi, quanto tempo far passare tra un trattamento ed il successivo?

Scrub viso: ogni quanto farlo?

La frequenza dello scrub viso dipende da molti fattori, come:

  • tipologia di pelle (normale, grassa…);
  • tipologia di scrub (chimici, enzimatici, naturali, meccanici…);
  • modalità di esecuzione dello scrub (tipologia di massaggi e forza con il quale viene applicato);
  • presenza di eventuali patologie della pelle (acne, dermatiti…).

Con la maggioranza degli scrub attualmente in commercio, in caso di:

  • pelle normale: eseguire lo scrub 1 volta alla settimana;
  • pelle grassa/impura: eseguire lo scrub 2 volte a settimana, con ogni scrub eseguito ad almeno 3 giorni di distanza dal successivo (ad esempio il lunedì ed il giovedì);
  • pelle delicata/sensibile: eseguire lo scrub una volta ogni 10 giorni o, in caso di pelle particolarmente sensibile, anche una volta ogni 2 settimane, scegliendo prodotti adatti al vostro tipo di pelle;
  • pelle con patologie: non eseguire scrub prima di aver avuto il parere di un dermatologo, dopo visita “dal vivo”.

In caso di dubbio sul vostro tipo di pelle (grassa, normale, sensibile…) effettuare lo scrub una volta a settimana rappresenta sicuramente la scelta migliore, avendo cura di aumentare la frequenza tra uno scrub ed il successivo nel caso in cui il trattamento risulti troppo “invasivo”.

Scrub corpo: ogni quanto farlo?

Il momento migliore per applicare uno scrub al corpo è quello del bagno o della doccia: la pelle umida infatti rende lo scrub meno aggressivo che non su una pelle completamente asciutta. Dopo la normale pulizia con un sapone possibilmente a pH neutro, si può passare lo scrub con un guanto di crine, mediante dei movimenti decisi e circolari. La frequenza che raccomandiamo per la maggioranza dei pazienti è 2 volte al mese (in pratica alternando una settimana si ed una no) e comunque evitando sempre un intervallo minore di una settimana tra uno scrub corpo ed il successivo.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Quali sono l’uomo e la donna viventi più longevi d’Italia?

MEDICINA ONLINE ANDREA LATTARI ANNI ETA ULTRACENTENARIO MARESCIALLO CARABINIERE ANNI ULTRACENTENARIE ITALIA ITALIANE SORELLEAttualmente la donna vivente più anziana d’Italia è Giuseppina Projetto che ha ben 115 anni, è nata il 30 maggio 1902 e vive a Montelupo Fiorentino (Firenze) in Toscana. Giuseppina è attualmente la più anziana persona vivente d’Italia, oltre ad essere la seconda donna vivente più anziana d’Europa e la quinta nel mondo. La signora Proietto nasce alla Maddalena, ma è di origine siciliana: il nonno materno si era trasferito dalla Sicilia con la spedizione di Giuseppe Garibaldi ed il padre Cicillo Projetto, originario di Sciacca, aveva conosciuto la madre durante il servizio militare in Sardegna.

Attualmente l’uomo vivente più anziano del nostro Paese invece è il maresciallo Andrea Lattari (vedi foto in alto), un carabiniere in pensione che ha 109 anni. E’ nato a Palermo il 10 gennaio 1908 e vive ormai da anni a Desenzano del Garda (Brescia) in Lombardia. Lattari è laureato in Economia e Commercio ed è ovviamente anche il carabiniere vivente più anziano d’Italia. Tra i suoi ricordi la campagna d’Africa e gli anni trascorsi nei servizi speciali di informazione sulle navi durante la seconda guerra mondiale. Dopo essere transitato alle dipendenze del ministero degli esteri, la sua carriera si è svolta in varie sedi diplomatiche fino all’ultimo incarico, in Polonia, conclusosi nel 1973.

Gli italiani non sono nuovi a casi come questi: grazie ad un insieme di fattori come dieta, società e clima, sono  infatti il popolo più longevo d’Europa e dell’intero mondo occidentale, ed il secondo popolo più longevo al mondo dopo i Giapponesi. Le donne italiane vivono attualmente quasi 85 anni e gli uomini italiani circa 80: in media un italiano vive circa 83 anni, 2 anni in più di tedeschi ed inglesi e ben 4 di più degli statunitensi.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

La siciliana Fefè festeggia 106 anni con la sorella Dedè di 112

MEDICINA ONLINE ANNI ULTRACENTENARIE ITALIA ITALIANE SORELLE FEFE DEDE Festeggia 106 anni con la sorella di 112.jpgFesteggia 106 anni con la sorella di 112. Sta facendo il giro del mondo la storia di Fefè centenaria italiana che ha spento le candeline in compagnia della sorella Dedè, che ha ben 112 anni. Le due donne vivono insieme ormai da tantissimo tempo in una casa di Canicattì, in provincia di Agrigento, e non si sono mai separate. Dedè è una maestra in pensione da quasi mezzo secolo. In passato è stata premiata dal ministro dell’istruzione e Sergio Mattarella gli ha conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica. Entrambe le donne non si sono mai sposate e la loro convivenza procede benissimo.

Il segreto della longevità

Oggi vivono in un palazzo del paese, in Sicilia, dove a prendersi cura di loro c’è il nipote Aldo. In questi giorni hanno festeggiato il compleanno di Fefè brindando insieme ai loro numerosi parenti. Le due anziane non solo sono centenarie, ma godono anche di ottima salute. Ricevono le visite delle loro amiche, chiacchierano, leggono e recitano poesie, in particolare “L’Infinito” di Leopardi, che è la loro preferita. Diega, detta “Dedè”, afferma che il segreto della loro longevità sarebbe solo uno: andare a letto sempre con la coscienza a posto. Tutti i suoi studenti la ricordano con affetto e la donna ancora oggi è molto conosciuta nel suo paese e in tutta la Sicilia. Nei prossimi giorni il Sindaco organizzerà una festa per celebrare il compleanno della donna insieme a tutta la cittadinanza. Dedè e Fefè sono solo due fra i tantissimi centenari presenti nel nostro paese: noi italiani siamo infatti il popolo più longevo d’Europa, ed il secondo popolo più longevo al mondo dopo i Giapponesi.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

“Instagram mi ha salvato dall’anoressia”: la storia di Emelle

MEDICINA ONLINE ANORESSIA Emelle Lewis Instagram saved my life Anorexic whose weight plummeted to just FIVE stoneÈ viva per “miracolo” Emelle Lewis, una studentessa di psicologia 22enne di Huddersfield, Gran Bretagna, così ossessionata dal suo peso corporeo da finire nell’incubo dell’anoressia e arrivare a pesare appena 31 kg.

Mi sentivo grassa e brutta

Emelle aveva solo 15 anni quando ha iniziato a dimagrire perché si sentiva “grassa e brutta”. Ha eliminato drasticamente le calorie e ha iniziato a frequentare ossessivamente la palestra.
“Tutto è iniziato al liceo – ha raccontato Emelle al Daily Mail – Mi sentivo troppo grassa. Le mie amiche erano fidanzate. Io, invece, non riuscivo a trovare un ragazzo”. Da quel momento è caduta nella trappola: si nutriva di gallette di riso, insalata e cereali. Si rifiutava di farsi curare e pensava che il resto del mondo le volesse rovinare la vita.
Era così magra che doveva indossare i suoi vestiti da bambina, ma era convinta di dover bruciare costantemente le calorie e di non poter stare mai seduta: “Quando ero malata, non pensavo di essere io il problema. Credevo di poter condurre una vita normalissima, nonostante la mia magrezza”.

Adesso sto bene: non sprecate la vita!

Poi è arrivata la svolta: “Mi ricordo che, un giorno, ero coricata e pensavo che sarei morta da un momento all’altro. Mi sono detta: ‘Non ti sei ancora realizzata. È veramente questa la fine che vuoi fare?’ No, non era quella… È stato molto difficile, ma da quel momento qualcosa nella mia testa è cambiato”. Emelle è riuscita a riprendersi, anche con l’aiuto delle storie di ragazze come lei su Instagram. Sul loro esempio ha provato a raccontarsi e a cercare di guarire.
Ora Emelle sta meglio e ha deciso di raccontare la sua storia per sensibilizzare l’opinione pubblica e persuadere altre ragazze come lei: “Adesso sto bene con me stessa. Mi piace il mio corpo. Anche se per un po’ di tempo ho dovuto ignorare la mia mente. Sono una persona più forte di prima e vedo il mondo con occhi diversi. La vita è troppo breve, non sprecatela”.

Leggi anche:

Lo Staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o unisciti al nostro gruppo Facebook o ancora seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Marco Columbro: “Gli alieni esistono, Gesù era uno di loro, il papa lo sa”

MEDICINA ONLINE Marco Columbro Gli alieni esistono, Gesù era uno di loro, il papa lo sa LORELLA CUCCARINI PAPERISSIMA CANALE 5 ANNI 90.jpg“Gli alieni esistono, Gesù era uno di loro”. A parlare è Marco Columbro, uno dei volti più amati e conosciuti della tv, soprattutto negli anni ’90. Il conduttore, dopo essere scomparso per molto tempo dal piccolo schermo, ha rilasciato una lunga intervista a Spy, in cui ha parlato di un possibile contatto con gli extraterrestri, svelando le sue teorie su questo tema. “Chi si occupa di spiritualità come me – ha detto alla rivista – si occupa anche di vita tout court. Io non credo che esista solo l’uomo in questo pianetino immerso in miliardi di altre galassie”. Secondo Marco Columbro, il papa sarebbe a conoscenza dell’esistenza degli alieni. “Pure Papa Francesco, due anni fa, ha fatto una dichiarazione pazzesca – ha spiegato – passata sotto silenzio: Noi dobbiamo portare nel nostro cuore gli insegnamenti di un essere alieno, il cui nome era Gesù”.

E’ scritto anche nel Vangelo

Per Columbro, re della tv per tanti anni insieme a Lorella Cuccarini, le prove di ciò che dice sarebbero evidenti e si troverebbero anche nei testi sacri: “Nel Vangelo stesso, quello di Giovanni – ha raccontato -, è riportata una frase di Gesù: ‘Io non sono di questo mondo, dove vado io voi non potete venire. Io sono di lassù, voi siete di quaggiù’. Più chiaro di così!? Se il Papa ha detto una cosa del genere è solo perché sa che prima o poi ci sarà un contatto con questi esseri. E sarà più prima che poi. Pure Putin è sull’orlo di fare una dichiarazione di questo tipo. D’altronde, i grandi capi di Stato solo in contatto con loro sin dagli anni 40, noi siamo frutto della loro creazione”.

Marco Columbro ha spiegato di aver studiato a lungo il tema degli alieni,soprattutto dopo aver abbandonato il piccolo schermo agli inizi del 2000 a causa di una malattia. “Mi ritengo un libero ricercatore dello spirito da 35 anni – ha spiegato -. Ho avuto il privilegio di conoscere vari maestri spirituali, compreso il Dalai Lama. Ma non seguo nessuna religione, sia chiaro: non sono buddista. A me interessano gli esseri umani, specie se illuminati e migliori di me, e i loro insegnamenti”.

Leggi anche:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!

Liù, la cagnolina che fiuta i tumori prima dei medici

MEDICINA ONLINE LIU CANE CAGNOLINA FIUTA TUMORE CANCRO CANE MOLECOLARE.jpgLa cagnolina Liù è veramente un “dottore” speciale: è stata addestrata come cane  molecolare da Lorenzo Tidu, tenente colonnello veterinario, e dal suo conduttore, il sergente Paolo Sardella e grazie alla sua bravura riesce ad effettuare in modo perfetto una “rilevazione olfattiva” delle urine, indicando la presenza o meno di tracce di cancro. Ricordiamo che un “cane molecolare” è un cane addestrato a percepire e distinguere anche le più piccole particelle di odore, le “molecole” appunto, e riesce a memorizzare le tracce e ad associarle in modo da non perderle anche a distanza di tempo. Già i cani hanno un olfatto straordinario: i cani molecolari lo hanno ancora più sviluppato! Grazie a questa peculiarità, il cane molecolare è il re delle unità cinofile specializzate nella ricerca di droga, esplosivi, denaro, persone scomparse… 

La molecola che il cane riesce a fiutare

“Liù ci ha dimostrato che il tumore possiede una molecola caratteristica caratterizzante, e per questo il cane riesce a riconoscerla subito grazie al suo olfatto. Con l’aiuto del cane, da questo momento in poi, speriamo di individuare questa molecola e di riuscire a isolarla. A quel punto la diagnosi precoce e la prevenzione saranno molto più semplici”. Nell’ospedale di Castellanza i medici e i militari collaborano da oltre cinque anni per combattere i tumori. Liù fa parte del team e si divide fra il centro veterinario militare di Grosseto e i laboratori dell’Humanitas.

Leggi anche:

L’addestramento

“I medici ci fanno arrivare i campioni delle urine dei pazienti sottoposti a controllo e nel suo ambiente abituale il cane esegue con calma tutti i suoi test – ha svelato l’addestratore di Liù -. La prima fase dell’addestramento è servita a insegnargli a distinguere gli odori caratteristici. Esattamente come si fa per la ricerca delle droghe o degli esplosivi. Ogni volta che riconosce quell’odore caratteristico, ma solo in quel caso, Liù si siede e noi così possiamo capire il messaggio che vorrebbe farci arrivare. Un lavoro che per gli uomini e la scienza è tanto importante, per il cane è un divertimento. Che, nella sua testa, ha un solo obiettivo: conquistare una dose in più di crocchette e il suo giocattolo preferito”.

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Lo staff di Medicina OnLine

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sui nostri nuovi post, metti like alla nostra pagina Facebook o seguici su Twitter, su Instagram o su Pinterest, grazie!