Diabete mellito: cause e fattori di rischio del tipo 1 e 2

Diabetic is doing a glucose level finger blood test.Il diabete mellito abbreviato DM è una forma di diabete ovvero un gruppo di disturbi metabolici accomunati dal fatto di presentare una persistente instabilità del livello glicemico del sangue, passando da condizioni di iperglicemia, più frequente, a condizioni di ipoglicemia.

Cause

Il diabete mellito può essere causato da una serie di fattori. Alcuni possono essere derivati da difetti dell’azione insulinica, come l’insulinoresistenza di tipo A, il leprecaunismo, la Sindrome di Rabson-Mendenhall e le sindromi lipodistrofiche; alcune malattie del pancreas possono essere causa del diabete, come nel caso della pancreatite, della fibrosi cistica, nell’emocromatosi e nel tumore del pancreas. Fra i farmaci che possono causare forme diabetiche si ritrovano il Vacor utilizzato come veleno per i topi, pentamidina, acido nicotinico, glucocorticoidi, ormoni tiroidei, diazossido, β-agonisti, tiazidici, fenitoina, interferon a, inibitori delle proteasi, clozapina, β-bloccanti). Alcune infezioni possono comportare l’insorgere di diabete come la rosolia congenita, il citomegalovirus e il coxackievirus. Fra le numerose patologie genetiche responsabili dello sviluppo del diabete si trovano la sindrome di Down, sindrome di Turner, sindrome di Klinefelter, corea di Huntington, sindrome di Laurence-Moon-Biedl, porfiria. L’esistenza di una predisposizione genetica è suggerita dal fatto che, nel caso di gemelli, il diabete Tipo 2 è presente in entrambi in una elevatissima percentuale, molto superiore rispetto a quanto accade per il diabete di Tipo 1. Probabilmente intervengono difetti a carico di più geni (malattia poligenica) coinvolti nella produzione di insulina e nel metabolismo del glucosio; il tipo di deficit varierebbe da un paziente all’altro, dal momento che fino ad oggi non è stato possibile identificare anomalie genetiche comuni a tutti i pazienti di Tipo 2. Malattie come acromegalia, sindrome di Cushing, ipogonadismo, glucagonoma, feocromocitoma, ipertiroidismo, somatostatinoma, aldosteronoma possono essere altre cause.

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Fattori di rischio del diabete mellito

Tra i fattori di rischio si riscontrano principalmente:

  • Obesità (BMI maggiore o uguale a 25 kg/m² per il DM2)
  • Inattività fisica
  • Ipertensione (pressione arteriosa maggiore o uguale a 140/90mmHg)
  • Colesterolo HDL (minore o uguale a 35 mg/dl)
  • Trigliceridi (maggiori o uguali a 250 mg/dl)
  • Ipogonadismo: in uomini ipogonadici l’assunzione di testosterone diminuisce l’insulinoresistenza e migliora il quadro glicemico
  • Disturbi del sonno, che favoriscono l’insorgenza della forma 2.

Anche l’età favorisce la comparsa del diabete, poiché essa si accompagna ad una riduzione fisiologica del testosterone e IGF-I e quindi a un diminuita sensibilità dei tessuti periferici all’insulina.

Differenze Diabete mellito tipo 1 Diabete mellito tipo 2
Età iniziale minore di 30 anni, anche se può presentarsi anche successivamente. Sopra la terza dècade
Onset drammatico lenta insorgenza
Obesità Non si presenta alcun’associazione Costituisce fattore di rischio
Livelli plasmatici di insulina endogena Irrilevanti Varia a seconda dell’insulina (resistenza – difetto di secrezione), può essere elevata
Rapporto con antigeni HLA-D SI NO
Rilevazione di anticorpi anti-insulae SI NO
In terapia efficacia dei farmaci ipoglicemizzanti orali L’iperglicemia non diminuisce Inizialmente si hanno effetti sull’iperglicemia
Rapporto con gemelli elevato (50% dei casi) quasi totale (90% dei casi)

Diabete di tipo 1

La forma di tipo 1 ha un’eziologia che si costituisce con il passare del tempo:

  • Predisposizione genetica, fra i vari geni responsabili quello localizzato nella regione HLA del cromosoma 6
  • Stimolo immunologico

Questa fase, nota come luna di miele, dura per alcuni mesi, dopodiché i sintomi si presentano nuovamente e permangono stabilmente dando luogo, definitivamente, allo stato di diabete. La spiegazione di questo fenomeno è da ricercarsi nell’iperproduzione compensatoria di insulina da parte delle cellule β del pancreas.

Diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2 ha una eziologia multifattoriale, in quanto è causato dal concorso di più fattori, sia genetici che ambientali. Il riscontro di DM di tipo 2 è molto spesso casuale nel corso di esami di laboratorio a cui il paziente si sottopone per altri motivi, questo perché la patologia si instaura molto lentamente e occorre molto tempo prima che la sintomatologia possa divenire clinicamente manifesta; d’altro canto in molti pazienti sintomi di iperglicemia e glicosuria non compaiono mai. I fattori causali responsabili (eziologici) provocano la malattia attraverso il concorso di due meccanismi principali (patogenesi): l’alterazione della secrezione di insulina e la ridotta sensibilità dei tessuti bersaglio (muscolo, fegato e tessuto adiposo) alla sua azione (insulino-resistenza). Difetti della secrezione di insulina sono presenti non solo nei pazienti diabetici di Tipo 2, ma molto spesso anche nei gemelli sani e nei familiari di primo grado; in questi ultimi è stata rilevata frequentemente anche resistenza all’insulina. Si pensa pertanto che il diabete Tipo 2 sia preceduto da una fase prediabetica, in cui la resistenza dei tessuti periferici all’azione dell’insulina sia compensata da un aumento della secrezione pancreatica di insulina (iperinsulinemia). Soltanto quando si aggravano sia i difetti di secrezione insulinica sia l’insulino-resistenza (in seguito all’invecchiamento, alla obesità, all’inattività fisica o alla gravidanza), si renderebbe manifesta prima l’iperglicemia post-prandiale e poi l’iperglicemia a digiuno.

L’obesità viscerale (o centrale) riveste un ruolo di primo piano nello sviluppo della resistenza all’insulina. Il tessuto adiposo è, infatti, in grado di produrre una serie di sostanze (leptina, TFN-α, acidi grassi liberi, resistina, adiponectina), che concorrono allo sviluppo della insulino-resistenza. Inoltre nell’obesità, il tessuto adiposo è sede di uno stato di infiammazione cronica a bassa intensità, che rappresenta una fonte di mediatori chimici, che aggravano la resistenza all’insulina. Di conseguenza, i markers di infiammazione, come interleuchina 6 e proteina C-reattiva, sono spesso elevati in questo tipo di diabete.

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Differenza tra matrimonio, convivenza ed unione civile

MEDICINA ONLINE ANSIA DA MATRIMONIO MATRIMONIALE UOMO DONNA SINTOMI E NORMALE UN ANNO PRIMA SPOSI MARITO MOGLIE PAURA SPOSARSI CHE FAREIl matrimonio è definito nell’articolo 29 della Costituzione come l’atto con cui due persone, di sesso opposto, rendono pubblica la loro volontà di concretizzare una comunione spirituale e materiale di vita. Ed è “ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. Può essere celebrato in presenza dell’ufficiale di stato civile o in chiesa.

L’unione civile invece è indicata come “una specifica formazione sociale” tra persone dello stesso sesso, legate da vincoli affettivi ed economici ma non vincolate da matrimonio (o impossibilitate a contrarlo). Per vedere riconosciuti i propri diritti, sarà sufficiente fare una dichiarazione all’ufficiale di stato civile.

La convivenza di fatto invece va dichiarata semplicemente all’anagrafe ed è una forma fruibile da coppie eterosessuali o omosessuali, purché non vincolate da rapporti di parentela o adozione, da un altro matrimonio o unione civile.

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Matrimonio, unione civile e convivenza: differenze terminologiche

L’articolo 29 della Costituzione definisce il matrimonio come un “ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. L’Unione civile non è un matrimonio, ma una «specifica formazione sociale» composta da persone dello stesso sesso, mentre la convivenza di fatto viene posta in essere da una coppia formata da “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

Matrimonio, unione civile e convivenza: il sesso

Il matrimonio può essere contratto solo da persone di sesso diverso, l’unione civile è un istituto valido per le coppie dello stesso sesso, mentre la convivenza può essere istituita sia per i rapporti eterosessuali che per i rapporti omosessuali.

Matrimonio, unione civile e convivenza: il rito

A differenza di quanto previsto per il matrimonio, per l’unione civile non sono contemplate le pubblicazioni, quindi non possono neanche esserci le opposizioni previste per il matrimonio. L’unione si costituisce nel momento in cui i due coniugi presentano una dichiarazione all’ufficiale di Stato Civile alla presenza di due testimoni. Se per il matrimonio devono essere “recitate” delle formule particolari, i coniugi uniti civilmente non ne avranno bisogno. L’ufficiale di Stato Civile si occuperà di compilare un certificato all’interno del quale verranno inseriti dati anagrafici (della coppia e dei testimoni), residenza e regime patrimoniale. Da sottolineare che mentre per il matrimonio i cittadini minorenni hanno la possibilità di richiedere a un giudice il “permesso” di sposarsi, questa opzione non è contemplata per l’unione civile, valida solo per i maggiorenni. Le coppie che invece vogliono regolamentare davanti alla legge la convivenza devono presentare apposita richiesta di iscrizione all’anagrafe. Uno dei due partner deve inoltre trasmettere il modello di dichiarazione di residenza (sottoscritto anche dall’altro/a), specificando che si tratta di una convivenza per vincoli.

Matrimonio, unione civile e convivenza: il patrimonio

Dal punto di vista economico, matrimonio e unioni civili sono equiparati, il che significa che le coppie unite civilmente saranno soggette automaticamente al regime di comunione dei beni, a meno che non indichino una scelta differente. Per entrambi si prevede l’obbligo di contribuire ai bisogni comuni e il diritto di successione. I conviventi invece, per regolamentare i loro rapporti patrimoniali, devono firmare un contratto di convivenza predisposto da un avvocato o da un notaio all’interno del quale indicare le proprie decisioni sulla materia. Il professionista avrà dieci giorni di tempo dalla stipula del documento per procedere all’iscrizione dello stesso all’anagrafe di residenza dei conviventi. In questo caso non è previsto il diritto di successione.

Matrimonio, unione civile e convivenza: fisco e previdenza

Coppie sposate e unite civilmente potranno godere dello stesso trattamento fiscale e previdenziale. A livello esemplificativo: detrazioni fiscali per familiari a carico e prima casa, assegno di mantenimento in seguito a divorzio, pensione di reversibilità e TFR in caso di morte di uno dei due coniugi. Rispetto al matrimonio però, per le unioni civili c’è una differenza importante: dato che per queste ultime non è prevista la possibilità di adozione, i coniugi non potranno accedere alle prestazioni di maternità/paternità né agli assegni familiari. Per quanto riguara i conviventi, non è previsto alcun legame previdenziale. La legge prevede però che un convivente che presti la propria opera (non lavoro subordinato né legame di società) all’interno dell’impresa del partner abbia diritto di partecipazione agli utili. In caso di rottura della convivenza è previsto il diritto all’assegno di mantenimento per un numero determinato di anni che sarà detraibile dal partner che lo eroga. Coppie sposate, unite civilmente e conviventi godono dello stesso trattamento per le graduatorie relative all’assegnazione di alloggi di edilizia popolare.

Matrimonio, unione civile e convivenza: il cognome

Nelle coppie unite in matrimonio, la moglie mantiene il proprio cognome da nubile, anche se è possibile aggiungere nei documenti ufficiali la dicitura “coniugata con”. Per quanto riguarda le unioni civili invece, i partner dovranno presentare una dichiarazione attraverso la quale comunicano la decisione di assumere un cognome comune. Si potrà scegliere liberamente quale utilizzare tra i due. I conviventi mantengono ognuno il proprio cognome.

Matrimonio, unione civile e convivenza: i figli

Arriviamo ad uno dei temi più controversi. La prima differenza tra matrimonio e unione civile risiede nella mancata possibilità per chi è legato tramite il secondo istituto di adottare un bambino o di ricorrere alla procreazione assistita (che non è l’utero in affitto).  Non solo, lo stralcio delle stepchild adoption implica che, a differenza di quanto accade per il matrimonio in cui i bambini nati vengono considerati dalla legge figli di entrambi i genitori, i bambini nati durante l’unione civile saranno figli del solo genitore biologico. La Legge però contiene una frase, “Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti” , che consente alle coppie unite civilmente di rivolgersi ad un giudice che, sfruttando il vuoto legislativo esistente, potrà concedere comunque la stepchild adoption. Nonostante l’orientamento dei Tribunali italiani oggi sembri essere esattamente questo, non c’è alcuna garanzia di ottenere il risultato sperato. Per quanto riguarda la convivenza, la legge non prevede per una coppia convivente la possibilità dell’adozione, a meno che la convivenza duri da tre anni e vi sia l’impegno al matrimonio. I conviventi hanno però diritto alla stepchild adoption.

Matrimonio, unione civile e convivenza: obbligo di fedeltà

Una modifica considerata necessaria da NCD per l’approvazione della norma in Senato. Per le Unioni Civili non ci sarà l’obbligo di fedeltà previsto per il matrimonio. Cosa cambia nei fatti? Poco, quasi nulla. Le coppie unite da unione civile non saranno soggette all’obbligo di essere sessualmente fedeli, un obbligo non contemplato da molti paesi internazionali che spesso viene “interpretato” in maniera abbastanza elastica anche dai giudici italiani, a meno che non si tratti di casi di infedeltà che ledano una delle parti o che provochino la rottura del matrimonio. In questi due casi infatti, per le coppie sposate può scattare “l’addebito” che per i coniugi uniti civilmente non potrebbe comunque esserci a causa delle regole differenti previste per la separazione.

Matrimonio, unione civile e convivenza: divorzio e separazione

Differenze importanti esistono in caso di divorzio o di fine della convivenza. I coniugi uniti civilmente, a differenza delle coppie sposate, non dovranno rispettare il periodo di separazione, ma potranno aver accesso direttamente al divorzio. In questo frangente, anche nel caso in cui la volontà dei due coniugi sia disgiunta (vale a dire che solo uno dei due voglia divorziare), basterà ricorrere all’ufficiale di Stato Civile e non al Giudice, firmando una comunicazione ufficiale nella quale si dichiarerà la volontà di sciogliere l’unione. Trascorsi tre mesi dalla presentazione sarà possibile iniziare la procedura di divorzio che potrà essere richiesto tramite via giudiziale, attraverso la negoziazione assistita o mediante un accordo sottoscritto dalle parti davanti all’ufficiale di Stato Civile. Il partner più debole avrà diritto agli alimenti e all’assegnazione della casa. In caso di divorzio esiste un’ulteriore differenza: i coniugi uniti da unione civile non potranno chiedere lo scioglimento per la mancata consumazione del rapporto. Per quanto riguarda la convivenza, in caso di rottura la ex coppia non dovrà affrontare alcuna procedura, a meno che il giudice non stabilisca che uno dei due debba ricevere gli alimenti trovandosi in stato di bisogno. Chi però ha sottoscritto il contratto di convivenza per disciplinare la propria situazione patrimoniale dovrà presentare un atto scritto per richiederne il recesso, sia esso unilaterale o di comune accordo.

Matrimonio, unione civile e convivenza: omicidi, rapimenti, furti…

No, non stiamo scherzando. La legge sulle unioni civili avrà delle ripercussioni anche sul codice penale. Delle ripercussioni assurde. Il fatto che le disposizoni che contegono la parola coniuge si applichino «anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso», ma «al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile», implica delle conseguenze. Per fare l’esempio più eclatante, in caso di omicidio del coniuge, per il marito e moglie si applicano delle aggravanti che aumentano la pena da 21-24 anni a 24-30 anni, cosa che non accade per le unioni civili perché l’omicidio non è una norma atta a rafforzare “gli obblighi derivanti dall’unione civile”. La stessa regola vale per i sequestri di persona. Come sottolinea il Corriere della Sera “quando il pm blocca i beni utilizzabili dal coniuge per pagare il riscatto, il blocco non potrebbe essere imposto al coniuge legato da unione civile con il rapito”. Non si potranno inoltre perseguire i coniugi uniti civilmente per l’abuso d’ufficio commesso da pubblici ufficiali che non si astengano in presenza di un interesse di un prossimo congiunto come il coniuge e per la bigamia. Per le unioni civili non sarà prevista la non punibilità in caso di falsa testimonianza o favoreggiamento del coniuge, per “reato di assistenza ai partecipi di associazioni per delinquere o con finalità di terrorismo”; per furto o truffa ai danni del partner, ecc.

Unioni civili e convivenze in Europa

L’Italia è l’ultimo dei paesi fondatori dell’unione europea a riconoscere diritti e doveri di unioni civili e convivenze. E, probabilmente, il vuoto normativo è stato (almeno in parte) colmato a seguito della condanna della Corte di Strasburgo del 2015, secondo cui “la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”.

  • In Belgio, il matrimonio tra persone dello stesso sesso è possibile dal 2003, adozioni e stepchild adoption (letteralmente, adozione del figliastro) sono legiferate dal 2006.
  • I Paesi Bassi hanno riconosciuto la parificazione dei legami addirittura nel 2001.
  • La Spagna ha modificato il Diritto di Famiglia nel 2005, riconoscendo i diritti-doveri di matrimonio civile, adozione e stepchild adoption alle coppie eterosessuali e omosessuali.
  • Anche Irlanda, Francia, Norvegia, Portogallo, Lussemburgo, Islanda, Svezia, Danimarca, Austria e Malta, tra il 2002 e il 2015, si sono organizzati per legalizzare e normare unioni tra persone (abolendo la differenza di sesso) e adozioni.

Si attendono norme giuridiche di adattamento dei diritti da parte di Germania, Estonia, Croazia, Slovenia e Grecia. Fanalino di coda rimangono paesi come Lituania, Polonia, Bulgaria, Romania, Lettonia e Slovacchia in cui esistono addirittura delle leggi costituzionali che vietano il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Come se i concetti di amore, famiglia, genitorialità siano connessi ad una base genetica o alle nostre inclinazioni sessuali e non al nostro naturale bisogno di umanità.

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Perché non riesco a coprire i capelli bianchi con l’henné? Ecco cosa stai sbagliando

MEDICINA ONLINE SHAMPOO CAPELLI MASCHERA DEBOLI BIANCHI WHITE HAIR STYLE STYLIST GRAY COLOR CABELLO CANOSO COLORE TINTA COPRIRE COLOR COLORARE ACCONCIATURA TESTA DONNA RADICE PELO CAPELLO WALLPAPER SFONDO PICTURE PHOTO PICS.jpgL’henné non copre i capelli bianchi forse perché:

1. Usi una qualità scadente di henné e/o di erbe tintorie

Una delle principali cause che incide sulla resa del colore e la copertura dei capelli bianchi è che la qualità di henné e erbe tintorie che usi non è delle migliori. Come fai a capirlo? Sia dalla resa povera del colore sui tuoi capelli che dalla consistenza della pastella: se cade a pezzetti molto probabilmente il tuo henné è stato tagliato con della sabbia. Il più delle volte è l’henné venduto sfuso che presenta questi problemi di qualità ma non solo. Se le erbe tintorie che usi sono di ottima qualità, la consistenza della tua pastella dev’essere simile a quella dello yogurt e di facile stesura e risciacquo.

2. Usi un mix pronto di erbe tintorie

Un altro errore tipico è che le persone provano a coprire i capelli bianchi con mix pronti di henné e erbe tintorie. Niente di più sbagliato.

3. Applichi la pastella di henné sui capelli sporchi oppure sui capello puliti?

Potrebbe fare la differenza se vuoi coprire i capelli bianchi con l’henné. E’ molto soggettivo ma visto che ci dedichi tutto questo tempo (tra l’applicazione e il tempo di posa) tanto vale togliere qualsiasi dubbio che ci possa esser qualche cosa che può interferire nella resa del colore.

4. Usi nel tuo mix di henné e erbe tintorie ingredienti sconsigliati

Un’altra cosa che potrebbe interferire nel rilascio del colore sui capelli è cosa aggiungi alla tua miscela di henné e erbe tintorie: attenzione agli ingredienti!

5. Usi un tempo di posa non adeguato

Ci sono donne deluse della inefficace copertura dei capelli bianchi con l’henné che avevano usato un tempo di posa di solo 1 ora. Per ottenere una copertura perfetta dei capelli bianchi ci vogliono invece  almeno 2 – 3 ore di posa. 2 ore nel caso in cui si sceglie di fare il doppio passaggio, 3 ore nel caso in cui si sceglie di fare un unico passaggio.

6. Le percentuali di henné e erbe tintorie che hai usato nel tuo mix non sono tarate per riuscire a coprire in modo ottimale i capelli bianchi

Il motivo per il quale il più delle volte l’henné non copre i capelli bianchi sono le percentuali di henné e erbe tintorie che vengono usate nel mix. Non puoi ottenere un’ottima copertura dei capelli bianchi aggiungendo le erbe tintorie a occhio o a cucchiai.

7. Usi prodotti per capelli a base siliconica

Ultima causa ma non meno importante che potrebbe interferire con la resa del colore dell’henné nella copertura dei capelli bianchi sono i prodotti per la cura dei capelli che utilizzi. Se i prodotti che utilizzi nella cura quotidiana dei tuoi capelli sono a base siliconica molto probabilmente anche la resa del colore dell’henné e delle erbe tintorie e la copertura dei capelli bianchi saranno meno soddisfacenti.

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Differenza tra fisica classica e meccanica quantistica

MEDICINA ONLINE ALBERT EINSTEIN PROF LESSON TEACHERLa fisica classica raggruppa tutti gli ambiti e i modelli della fisica che non considerano i fenomeni descritti nel macrocosmo dalla relatività generale e nel microcosmo dalla meccanica quantistica, teorie che definiscono invece la cosiddetta fisica moderna. Per tale motivo è possibile classificare come fisica classica tutte le teorie formulate prima del XX secolo, all’iniziare del quale apparvero i primi lavori di Max Planck basati sull’ipotesi dei quanti. Alcune teorie successive, come la relatività ristretta, possono essere considerate classiche o moderne. Sono quindi comprese nella fisica classica le teorie sulla meccanica, inclusa l’acustica, sulla termodinamica, sull’elettromagnetismo, inclusa l’ottica, e la gravità newtoniana.

La meccanica quantistica (anche detta fisica quantistica o teoria dei quanti) è la teoria fisica che descrive il comportamento della materia, della radiazione e le reciproche interazioni, con particolare riguardo ai fenomeni caratteristici della scala di lunghezza o di energia atomica e subatomica. Come caratteristica fondamentale, la meccanica quantistica descrive la radiazione e la materia sia come fenomeno ondulatorio che come entità particellare, al contrario della meccanica classica, dove per esempio la luce è descritta solo come un’onda o l’elettrone solo come una particella. Questa inaspettata e contro intuitiva proprietà, chiamata dualismo onda-particella, è la principale ragione del fallimento di tutte le teorie classiche sviluppate fino al XIX secolo nella descrizione degli atomi e delle molecole. La relazione fra natura ondulatoria e corpuscolare delle particelle e della radiazione è enunciata nel principio di complementarità e formalizzata nel principio di indeterminazione di Heisenberg.

La meccanica quantistica rappresenta assieme alla relatività un punto di svolta rispetto alla fisica classica, portando alla nascita della fisica moderna. Esistono numerosi formalismi matematici equivalenti della teoria, come la meccanica ondulatoria e la meccanica delle matrici; al contrario esistono numerose e discordanti interpretazioni della meccanica quantistica riguardo l’essenza ultima del cosmo e della natura. La meccanica quantistica è a fondamento di molte altre branche della fisica moderna come la fisica atomica, la fisica della materia condensata, la fisica nucleare e subnucleare e la fisica delle particelle: queste ultime sono basate sulla meccanica quantistica relativistica e sulla teoria quantistica dei campi, generalizzazioni della formulazione originale che includono il principio di relatività ristretta.

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E’ possibile rimanere incinta a fine ciclo e subito dopo le mestruazioni?

MEDICINA ONLINE GRAVIDANZA INCINTA PRENDERE AEREO AEROPLANO VIAGGIARE VACANZE ESTATE VIAGGIO MALE BIMBO BAMBINO FETO PRESSIONE LIQUIDO AMNIOTICO AMNIOSL’arrivo del ciclo mestruale solitamente coincide con i giorni meno fertili del mese, ma è comunque possibile rimanere incinta durante le mestruazioni ed anche subito dopo la fine del ciclo.

In una donna con un ciclo mestruale regolare di 28 giorni, il momento più fertile corrisponde all’ovulazione, che avviene  intorno al 13°-14° giorno a partire dal primo giorno di inizio delle ultime mestruzioni. Quindi si presuppone che durante le mestruazioni e immediatamente dopo non si sia fertili. Tuttavia non è sempre così.

Ad esempio nelle donne che hanno un ciclo più corto – fatto che solitamente capita dopo i 35 anni di età – l’ovulazione può avvenire anche solo cinque giorni dopo il ciclo e, considerato che gli spermatozoi possono sopravvivere nelle tube di Falloppio fino a cinque giorni, ecco spiegato – matematica alla mono – come sia possibile rimanere incinta durante le mestruazioni e anche subito dopo.

Inoltre possono presentarsi delle perdite che non sono cicli mestruali tra una mestruazione e l’altra. Ciò può accadere se si sono formate delle cisti alle ovaie ad esempio, oppure dei fibromi uterini. Per questo si può scambiare una simile perdita per una mestruazione e restare incinta proprio nei giorni più fertili. Se si verificano delle perdite anomale tra un flusso mestruale e l’altro è sempre bene rivolgersi al proprio ginecologo per fare un controllo ecografico ed assicurarsi che non ci siano problemi.

Soprattutto nelle donne in avanti con gli anni l’ovulazione può cominciare a non essere più così regolare come prima e possono verificarsi doppie ovulazioni.

In definitiva, pur se è un evento meno probabile, è assolutamente da sfatare la convinzione che durante i giorni delle mestruazioni ed immediatamente dopo non si sia fertili e quindi non sia necessario prendere precauzioni se si vogliono evitare gravidanze indesiderate.

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Capelli bianchi: come farli in modo facile e sicuro

MEDICINA ONLINE CAPELLI BIANCHI WHITE HAIR GRAY COLOR CABELLO CANOSO COLORE TINTA COPRIRE COLOR BROWN COLORARE ACCONCIATURA TESTA DONNA RADICE PELO CAPELLO WALLPAPER SFONDO PICTURE PHOTOFare la tinta ai capelli è una moda che combacia perfettamente alle nostre dettagliate necessità  di osteggiare la comparsa dei capelli bianchi, che alcuni vivono come un ostacolo di vita. D’altronde le tinte rappresentano una moda, prevalsa in particolare tra i giovani, che amano trasmettere la personalità creativa variando il look. Appunto alcuni di essi, puntano sui capelli bianchi.
Questa tonalità, in congiunta ad altri tipi che fino ad ora vengono ritenuti stravaganti, esprime al meglio la moda presente. Tramite questa vedremo come tingere i capelli di bianco, seguendo diversi procedimenti per avere un risultato ottimale.

Occorrente

  • Tonalizzante bianco
  • Tonalizzante silver
  • Shampoo anti ingiallimento
  • Tinta blu chiaro
  • Tinta viola (lilla)
  • 3 decolorazioni

Per avere un risultato perfetto di tonalità del bianco, bisogna fronteggiare e complessi passaggi con molte e molte decolorazioni del capello, che rischierebbero di rovinare i capelli stessi. Se per esempio avete una base di colore scuro, la miglior mossa da fare per procedere con il vostro desiderio di avere i capelli così, è importante recarsi da un professionista del salone, che sarà sicuramente attrezzato di migliori prodotti e a modo elaborare il procedimento nei migliori dei modi. Dopo questo consiglio, il passo successivo è che dovete eseguire è fare tre decolorazioni a 40 volumi se i capelli sono di un colore scuro, invece con i capelli chiari o tendenti più sul biondo basterebbero solo che due trattamenti.

Eseguire il primo passo di decolorazione quaranta volumi con la polverina blu, dovete restare in posa per una mezzora. E dopo questo primo passo deve essere esteso in tutto il capello. Dopo di che, quando avete finito dovete lavare il tutto usando uno shampoo che sia anti giallo, per prevenire che la colorazione ottenuta, sia spenta e brutta da vedere. Spalmate sui vostri capelli un balsamo e una maschera idratante e ristrutturante, asciugando e poi cercate di non eseguire nessun trattamento per una settimana.

Una volta trascorsa una settimana potete applicare un volumizzante silver su tutti i capelli. Dopo quest’ultimo trattamento dovranno passare ben tre mesi, lungo i quali si deve continuare ad utilizzare lo shampoo anti-ingiallimento da associare ad un balsamo blu/viola.

Trascorsi questi mesi, di dovrebbe avere ottenuto un color argento; in caso contrario si può procedere ad un’ulteriore decolorazione a 20 volumi con polvere blu, lasciando un posa per un quarto d’ora, terminando con l’applicazione di un totalizzante bianco. Trattandosi di un procedimento che per avere i suoi effetti ha bisogno di tempo, bisognerà attendere altri tre mesi, continuando con l’anti-ingiallimento ed il balsamo di cui si è parlato al passo precedente. Alla fine dei tre mesi applicate nuovamente il tonalizzante silver; per quanto riguarda, invece, il balsamo, da questo momento si può iniziare ad applicarne uno realizzato appositamente per lo scopo. Il balsamo in questione va preparato unendo un cucchiaino di tinta viola e uno di tinta blu per ogni litro di balsamo classico: si ottiene così una colorazione sul violetto. Infine decolorate le radici ogni due settimana, trattandole con un tonalizzante bianco.

Il trattamento deve essere eseguito a proprio rischio e pericolo; si declina ogni responsabilità per risultati differenti da quello sperato.

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Cos’è e dove si trova la Stella Polare? Come individuarla?

MEDICINA ONLINE POLAR STARS FIND MOON ECLIPSE TOTALE DI LUNA LUCE STELLA POLARE TROVARE CADENTE LUNA FACCIA LIGHT SIDE MOON APOLLO PIANETA LIGHT SPEED TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTION WALLPAPER NASA IMAGE PICTURE PICS.jpgQuando sulla Terra abbiamo avuto il bisogno di orientarci, non ci è restato altro da fare che puntare al cielo. Tra miliardi di stelle che brillano sulle nostre teste però, perdersi è fin troppo facile. Per fortuna stelle come quelle Polari, ci permettono di orientarci nell’immenso panorama notturno. Perché? E cosa sono esattamente?

Iniziamo col dire che l’asse di rotazione terrestre – la traiettoria inclinata e immaginaria disegnata dal moto rotatorio del nostro pianeta – si interseca con la volta celeste in due punti, i cosiddetti poli celesti Nord e Sud.

Una Stella Polare generica, per lo più allineata con l’asse di rotazione, è quella che indica uno di questi due poli, è perfettamente visibile senza l’utilizzo di particolari strumenti e data la sua maggiore vicinanza al polo celeste, rispetto alle stelle vicine sembra quasi perfettamente immobile. In linea teorica – occorre comunque che sia vicina ad un polo e luminosa a sufficienza – esistono perciò due Stelle Polari: una riferita all’emisfero boreale, l’altra all’emisfero australe. Per definizione, la nostra attuale Stella Polare, quella che coincide con il polo celeste Nord, è chiamata Polarised è contenuta nella costellazione dell’Orsa Minore; mentre le stelle che indicano il Sud fanno parte dell’omonima costellazione.

Ragionevolmente, possiamo vedere solo la stella presente nel nostro emisfero. Questo significa che, a meno di un viaggio intercontinentale, un australiano non può scorgere Polaris nel suo cielo, così come un italiano non può vedere la Costellazione del Sud nel proprio. Se decidessimo di fare un giro all’equatore invece, le vedremmo entrambe.

Poiché l’asse di rotazione terrestre compie un giro circolare sulla sfera celeste in 26.000 lentissimi ma inesorabili anni – fenomeno conosciuto come “precessione” – la stella vincitrice del titolo di Stella Polare non è sempre stata la stessa e nemmeno lo sarà. Intanto secondo complicatissimi calcoli astronomici, L’Orsa Minore ci permetterà di ritrovare meglio la strada di casa intorno al 2100, anno in raggiungerà il punto di distanza minimo dal polo Nord celeste.

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Il fieno greco fa ingrassare o dimagrire?

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Da quando il dottor Oz ha parlato del fieno greco (trigonella) per ridurre i morsi della fameabbassare i livelli di colesterolo nel sangue e abbassare la glicemia, si è riaffermato il mito del fieno greco come segreto per dimagrire. Se si danno le notizie così, capisco bene perché molta gente critica il dottor Oz!
In realtà, se pure è vero che il fieno greco abbassi i livelli di lipidi e glucidi nel sangue, una pianta nata come pastone per gli animali e data come ricostituente per le persone di costituzione gracile o per i malati non può certo far dimagrire. Eppure ci sono ancora gli scettici e i dubbiosi che puntualmente si chiedono se faccia dimagrire.

Certo, se pensiamo che questi semi (di aspetto simile a una granella di nocciole), che possiamo bere in decotto (normalmente vengono utilizzati nei curry, quindi li possiamo trovare in quei mercati in cui c’è il bancone di spezie orientali, o presso uno speziale, oltre che in qualche erboristeria), possono abbassare la glicemia per via dell’alto contenuto di fibre (quindi dovremmo mangiare proprio i semi!), significa che ci evitano di ingrassare per colpa dell’insulina. Il loro potere dimagrante finisce qua, ed è modesto se invece si pensa al suo potenziale ricostituente: il fieno greco infatti stimola l’appetito, perciò fa venire naturalmente molta fame; ha le stesse calorie di un legume; è ottimo per chi vuole mettere su massa muscolare per via del suo effetto anabolizzante, e nelle donne, avendo proprietà galattogene, stimola la produzione delle ghiandole mammarie e il loro volume, perciò molte persone sono convinte che sia un volumizzante naturale del seno. Sconsigliatissimo in gravidanza, il fieno greco è adatto a quelle persone che devono mettere su peso: fa mangiare di più, tende a far mettere su massa, cioè a irrobustire, viene consigliato al posto della pappa reale.

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