Quanto sperma viene emesso con una singola eiaculazione?

MEDICINA ONLINE TESTICULAR TESTICOLI PENE PROSTATA SEX SESSO GLANDE SEMEN SPERMA BIANCO GIALLO ROSSO MARRONE LIQUIDO TRASPARENTE EIACULAZIONE EREZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE VIAGUn uomo adulto e sano ad ogni eiaculazione emette circa dai 1,5 ml ai 5 ml di sperma, (anche se questo valore può raggiungere anche picchi di 8 ml) quantità che dipende dall’intervallo di tempo che passa tra un’eiaculazione all’altra, dalla produzione di testosterone e da fattori individuali non del tutto studiati. Varie patologie possono influenzare tali valori. In genere, più è lungo l’intervallo tra una eiaculazione e la successiva, più sperma viene prodotto: una leggera astinenza aiuta quindi ad aumentare la quantità di sperma emesso ma sempre nei limiti della quantità fisiologicamente prodotta. Questo vuol dire che se un individuo emette tipicamente 3 ml nelle sue eiaculazioni, con alcuni giorni di astinenza può arrivare ad avere eiaculazioni di 4 o 5 ml, tuttavia astinenze superiori ad una settimana non porteranno ulteriori aumenti, dato che lo sperma più vecchio, oltre una certa quantità, non viene più accumulato, bensì viene eliminato dall’organismo.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Prosciutto di Parma: come riconoscere l’originale dalle imitazioni

MEDICINA ONLINE PROSCIUTTO COTTO O CRUDO DIFFERENZE PIU CALORIE DIABETE GLICEMIA INSULINA ZUCCHERI CARBOIDRATI CIBO DOLCE MANGIARE ACQUA VALORI PROPRIETA NUTRIZIONISTA TAVOLA DIETA DIMAGSe è vero che il prodotto alimentare italiano più copiato al mondo è il Parmigiano Reggiano, il secondo è il Prosciutto di Parma. Il mercato del falso costa ogni anno qualcosa come tre miliardi di euro al comparto agroalimentare nazionale. Quindi, cosa fare? Specie se viaggi all’estero, tieni gli occhi aperti: la truffa può arrivare quando meno te l’aspetti. In questo articolo vediamo insieme come riconoscere a colpo d’occhio, quindi senza assaggiarlo, il vero Prosciutto di Parma DOP (Denominazione d’Origine Protetta).

La corona a cinque punte

Il marchio che dovrebbe saltare subito all’occhio, sia per la coscia intera di Prosciutto di Parma sia per l’affettato in vaschetta, è la famosa corona ducale a cinque punte con la scritta “PARMA” inserita nella base ovale. Appena sotto la corona deve comparire la sigla dell’azienda che ha realizzato il Prosciutto di Parma. Nel caso del prosciutto intero, troverai questo simbolo, marchiato a fuoco, sulla coscia. Per l’affettato in vaschetta, la corona a cinque punte è inserita in un triangolo nero, sull’angolo alto a sinistra della confezione. Sullo stesso lato, appena sopra la corona, compare anche il marchio tondo, giallo e rosso, per la DOP.

La corona a cinque punte identifica in modo inequivocabile il Prosciutto di Parma DOP, quello vero, garantito dal Consorzio di Tutela.

Il sigillo metallico

Meno visibile, ma presente su tutte le cosce di prosciutto, è il sigillo metallico a forma di corona circolare. Su questo sigillo sono indicati il mese e l’anno d’inizio della stagionatura, in rilievo, accanto alla sigla C.P.P., ovvero “Consorzio del Prosciutto di Parma”.

Il timbro del macello

Il macello contrassegna ogni coscia lavorata con un suo timbro a fuoco. Questo marchio identifica, senza possibilità di errore, lo stabilimento di macellazione.

I codici dell’allevatore

Sì, anche l’allevatore “firma” ogni coscia suina. In questo caso, vedrai un tatuaggio indelebile, composto da tre parti: il codice della provincia, il mese di nascita dell’animale e il codice identificativo dell’allevamento.

Questi sono i segni che devi cercare se vuoi acquistare il vero Prosciutto di Parma DOP senza sorprese. Diffida dalle imitazioni!

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Differenze tra bambini nati con cesareo e quelli con parto naturale

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA PARTO NATURALE CESAREO SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTO RAPPORTO AMISe un bambino nasce da cesareo c’è stato motivo di pensare che nel corso del parto ci sarebbe stata un’elevata possibilità di riscontrare problemi. Infatti la prima indicazione al parto cesareo è la rilevazione di sofferenza fetale mediante la mancanza di movimenti fetali attivi percepiti dalla mamma, in corrispondenza di conferme del sospetto diagnostico da parte delle indagini strumentale, come il riscontro di alterazioni cardiotocografiche importanti o risultati ecografici che mettono in evidenza una situazione fortemente a rischio. Dunque, non è corretto pensare che i bambini nati da cesareo siano necessariamente meno sani dei bambini nati da parto naturale, perché la scelta dell’uno o dell’altro viene fatta solo in corrispondenza alla presenza o assenza di complicazioni. C’è da dire, anche, che esiste un vantaggio non trascurabile, che è il motivo per cui le ostetriche, principali sostenitrici del parto naturale in quanto sono specialiste in materia di fisiologia, con l’aiuto degli altri operatori sanitari coinvolti nella gravidanza e il parto, stanno battendosi in maniera sempre più convinta affinché non ci siano cesarei inutili, dando la possibilità sia alla mamma che al bambino di trarre tutti i benefici di un parto naturale.

Leggi anche: Parto cesareo programmato: i rischi e i vantaggi

Chi nasce da parto naturale raggiunge, innanzitutto, una maturità che fisiologicamente e in maniera quasi automatica porta all’inizio delle contrazioni che conducono, a loro volta pian piano, al travaglio attivo e poi al parto. Il cesareo, a meno che non sia dovuto all’insorgenza di sofferenza fetale nel corso del travaglio, generalmente viene eseguito secondo tempi prestabiliti (cesareo elettivi) e sicuramente viene meno il rispetto dei tempi fisiologici in cui deve avvenire la nascita del bambino. Inoltre, i bambini nati da cesareo presentano una costituzione del microbioma differente rispetto a chi nasce da parto naturale. Il microbioma è l’insieme dei miliardi di batteri che vivono nel nostro organismo e che sono fondamentali per la difesa di quest’ultimo. Sono diverse le ricerche scientifiche che evidenziano come il parto naturale insieme al contatto immediato con la madre subito dopo la nascita e all’allattamento al seno, diano al bambino maggiori possibilità di sviluppare un sistema immunitario sano, ed efficiente. È chiaro dunque che dover fare a meno di determinati passaggi naturali a cominciare dalla nascita, fino all’attaccamento al seno materno il più precocemente possibile, lascia il sistema immunitario del bambino nato con cesareo, debole e compromesso rispetto ad un bambino nato da parto naturale. In questi due casi, come detto prima, il microbiota intestinale sviluppato dal bambino nato da cesareo risulta diverso diverso da quello di un bambino nato mediante parto naturale, ed il motivo è essenzialmente il mancato contatto con il microbiota vaginale.

Leggi anche: Differenza tra parto cesareo e naturale: vantaggi e svantaggi

Di conseguenza i bambini nati da cesareo hanno un sistema immunitario differente nella sua composizione, e ciò li rende più suscettibili ad alcuni agenti patogeni, e considerando anche il fatto che un sistema immunitario è una barriera considerata tanto forte ed invalicabile, quanto il numero di patogeni con cui è venuto a contatto, possiamo capire quanto questo mancato contatto con i batteri vaginali alla nascita e la mancata colonizzazione da parte dei batteri materni durante il contatto immediato dopo il parto con la pelle ed il seno materno (cosa che durante il parto cesareo non avviene) differenzi sostanzialmente l’efficienza del sistema immunitario dei bambini a seconda della modalità di nascita con cui vengono al mondo. Ecco il motivo per cui, i bambini nati da cesareo così come quelli allattati artificialmente sono maggiormente portati ad essere soggetti allergici o intolleranti ad alcune sostanze, ed è molto più frequente che soffrano di patologie o alterazioni di funzionalità a livello gastrointestinale. È importante precisare che questo non significa che chi nasce da cesareo non è un bambino sano, semplicemente avrà un sistema immunitario meno efficiente.

Leggi anche: Parto naturale: dopo quanto si possono avere rapporti sessuali?

Ma partendo dalla premessa fatta prima e considerando il fatto che il parto cesareo viene praticato solo nel caso in cui il bambino o la mamma sono a rischio della propria vita è meglio accettare di avere un deficit di questo tipo piuttosto che problemi ben più gravi. E’ proprio per questo che gli operatori sanitari devono impegnarsi a far riconoscere di nuovo tutta la fisiologia della gravidanza e del parto, evitando di sostituire una nascita naturale con un taglio cesareo che si potrebbe tranquillamente non fare. Questa eccessiva medicalizzazione rischia di non far conoscere alle donne quanto sia importante un parto naturale per loro e per il proprio bambino. Rivolgersi a un’ostetrica per prepararsi al parto mediante i corsi di accompagnamento alla nascita favorisce la conoscenza e la consapevolezza delle proprie capacità e della corretta gestione del travaglio e del parto. È bene informarsi consultando l’ostetrica, in modo tale da poter vivere questo momento attivamente, partecipando in maniera naturale e consapevole al parto, e compiendo il primo grande gesto di una mamma, che consiste nell’aiutare il proprio bambino a nascere.

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Differenza tra parto cesareo e naturale: vantaggi e svantaggi

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOParto naturale

Come dice la parola stessa, il parto naturale è il modo per mettere al mondo nostro figlio secondo natura. Quindi nel caso di una gravidanza fisiologica (cioè quando mamma e bambino stanno bene e non hanno nessun disturbo o patologia), è ovviamente il metodo migliore e meno rischioso.

vantaggi sono diversi: da un punto di vista psicologico, la donna si rafforza molto dopo quest’esperienza così intensa che aumenta notevolmente la sua autostima. Fisicamente, chi partorisce in modo spontaneo ha una ripresa decisamente migliore e più veloce, anche se c’è qualche punto per l’episiotomia o piccole lacerazioni. Inoltre è autonoma e indipendente fin da subito, potendo così lavarsi, vestirsi, mangiare qualunque cosa e badare al bambino senza alcun problema.

L’obiezione che le donne sollevano è in merito al dolore, che quindi è l’unico contro, ma nemmeno del tutto. È vero che si deve affrontare il travaglio quindi bisogna sopportare il dolore e fare un percorso faticoso, ma ciò è molto importante, perché durante questo cammino, la mamma ha il tempo di prepararsi psicologicamente al distacco e di maturare come donna e come genitore, ed il piccolino grazie al “massaggio” delle contrazioni del passaggio nel canale da parto, riceve tanti stimoli che lo rendono più pronto alla vita extrauterina.

Il dolore non dobbiamo combatterlo nè considerarlo un fattore negativo, perché ha un suo scopo. Lo sentiamo infatti, perché durante il travaglio ci guida: se ascoltassimo il nostro corpo e le sensazioni che lo attraversano, ci accorgeremmo che il dolore ci suggerisce delle posizioni per soffrire di meno. Queste posizioni hanno una doppia valenza: da un lato sono appunto posizioni antalgiche, dall’altro agevolano la discesa e quindi il passaggio del nostro bambino nel canale da parto.

Leggi anche: Parto: cosa prova il bambino durante il parto?

MA POI POTRÒ TORNARE AD AVERE UNA VITA SESSUALE NORMALE?

Questa è un’altra domanda che spesso tormenta noi donne.
Certo che sì! Anche se dovessero esserci delle lacerazioni o se venisse praticata l’episiotomia, la sessualità di ognuna di noi riprende in modo normale. Sono rari e davvero estremi i casi in cui si riportano delle problematiche del genere!

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SE PARTORISCO NATURALMENTE, SOFFRIRÒ DI EMORROIDI DOPO?

Le emorroidi sono frequenti in tutta la gravidanza, a prescindere dal parto. Questo sia per una questione ormonale (il progesterone ammorbidisce le mucose rettali favorendo lo sfiancamento delle pareti del retto quindi causando la fuoriuscita delle emorroidi, in più anche la stitichezza causata sempre dal progesterone influisce molto), sia a causa del peso sempre maggiore dell’utero gravido, il quale preme proprio sul retto e quindi sui vasi rettali, causando questo problema fastidioso.
Quindi di solito si arriva al momento del parto che le emorroidi già ci sono! Il parto naturale a causa degli sforzi da compiere, può peggiorare un po’ la situazione, ma nella maggior parte di casi, è un fastidio temporaneo. Infatti una volta che gli ormoni tornano in ordine, che l’utero non pesa più e che gli sforzi sono finiti, le emorroidi tendono a rientrare.

Leggi anche: L’allattamento al seno è possibile dopo un parto cesareo?

E SE IO O IL MIO BAMBINO DOVESSIMO ESSERE IN PERICOLO DURANTE IL TRAVAGLIO?

Questa sarebbe una situazione di urgenza o emergenza, quindi va valutata sul momento.
Ovviamente in caso di pericolo di vita, si fa sempre in tempo a fare il cesareo (la sala operatoria è sempre vicina alla sala parto).
Se si inizia a travagliare e ci si incammina verso un parto vaginale, non si è costrette a partorire naturalmente anche se si presentano complicazioni importanti! La prima cosa che sta a cuore a tutti, è la salute della donna e del bambino, quindi nell’eventualità dovesse essere necessario, si è prontissimi ad intervenire con il cesareo.

Taglio cesareo

È un intervento chirurgico a tutti gli effetti, quindi con tutti i rischi del caso: infezioni, emorragie, ecc. Ciò non toglie che, QUANDO NECESSARIO, È UN INTERVENTO SALVAVITA.

Tra i VANTAGGI, c’è quello di non provare il dolore fisico. Ma innanzitutto abbiamo detto che il dolore c’è per guidarci nelle giuste posizioni, ed inoltre non crediate che con questo intervento non soffrirete nemmeno un po’.

CONTRO: i dolori infatti arrivano appena comincia a svanire l’effetto dell’anestesia (già dopo 3-4 ore); la ferita chirurgica fa male e gli addominali non ci sorreggono, rendendo così difficoltose anche cose semplici come passare da sedute ad in piedi, ridere, starnutire, tossire, tutto ciò che comporta uno sforzo addominale che scatena il dolore della ferita. Inoltre per le prime 24h si ha il catetere vescicale, le flebo e un’importante difficoltà nel muoversi anche nel letto. Tutto ciò rende complicato anche badare al bambino ed allattarlo.

Quindi solitamente nei primi 2-3 giorni si ha un’autonomia piuttosto scarsa: la donna viene lavata, deve essere aiutata a mettersi seduta e ad alzarsi e può mangiare solo cose molto leggere perchè comunque è stato un intervento per via addominale.

SE FACCIO UN CESAREO, SUCCESSIVAMENTE NON POTRÒ MAI PROVARE UN PARTO NATURALE?

Non è noto a tutti che il parto naturale dopo il taglio cesareo si può fare, l’importante è che siano passati almeno 18 mesi dall’intervento. Vanno poi valutate altre cose durante la gravidanza successiva (stima del peso fetale, problemi in gravidanza, posizione del feto…), ma nella maggioranza dei casi, il parto vaginale è possibilissimo. In Italia è poco frequente, ma per un problema dei ginecologi, non perché non è fattibile!

Leggi anche: Differenze tra neonati allattati con latte materno ed artificiale

CON IL TAGLIO CESAREO, IL LATTE NON ARRIVA?

Dicerie popolari affermano che la montata lattea arriva solo se si fa un parto naturale… beh, non è così! Anche chi subisce un cesareo può allattare! Il latte arriverà 1-2 giorni dopo (in 3^-4^ giornata anziché in 2^-3^), ma arriva ugualmente, specie se il seno viene stimolato attaccando il bambino.

La scelta ovviamente spetta ad ogni donna, caso per caso, in base al suo stato di salute, quello del suo bambino, alla sua cultura, pensiero, vissuto e precedenti esperienze sul campo. L’importante però è SCEGLIERE IN MODO CONSAPEVOLE, valutando quindi i pro ed i contro di ogni evenienza, le proprie forze e motivazioni (è da qui che arriva la giusta energia per affrontare l’evento) e, soprattutto, considerando cosa ci si aspetta dall’esperienza del parto e come vogliamo vivere l’evento nascita, momenti unici che segnano la vita di ogni donna e mamma.

In ogni caso, ricordiamoci che non è il tipo di parto che rende una mamma migliore o peggiore di un’altra.

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Differenze fra cotechino e zampone

MEDICINA ONLINE COTECHINO ZAMPONE DIETA CIBO FORMAGGIO FRUTTA VERDURA USO CARNE PESCE VINO CALORIE DIMAGRIRE CUCINA CUCINARE RICETTA LIGHT.pngZampone e Cotechino sono la stessa cosa? Molti lo credono. Certo, i due prodotti condividono lo stesso ingredienti di base, la carne del maiale. Insomma, si somigliano, ma fino a un certo punto.

Come sono fatti

A ben vedere, non sono poi così dissimili. Sia il Cotechino che lo Zampone sono fatti con carne e cotenna del suino. Quel che cambia sono l’involucro e la consistenza del ripieno. Per lo Zampone, lo suggerisce il suo nome: il suo involucro è la zampa anteriore del maiale. Per prepararla, occorre aprirla, pulirla bene; in pratica, restano solo la cotenna, le unghie e le dita. Dentro, il norcino ci inserirà grasse, carne e cotenna tritati, insieme a una manciata di spezie. Al palato, l’impasto sarà morbido, in contrasto con la consistenza più dura della cotenna.

La carne del Cotechino è più morbida e delicata rispetto a quella dello Zampone. Carne, cotenna e pancetta sono tritati in modo più fine. Cambia l’involucro; dalla zampa del suino si passa al budello: anche questa differenza contribuisce alla diversa consistenza finale del Cotechino.

Il nome

Detto dello Zampone, la zampa del suino ha ispirato il nome del prodotto finito, precisiamo l’origine del nome Cotechino. La parola “Cotechino” deriva da cotica, ossia la cotenna del maiale. Nelle varie regioni italiane, il suo nome ha diverse varianti locali, soprattutto in Veneto – coessin nel Vicentino, coeghin nel Padovano, codeghin nel Veronese.

La forma

Lo abbiamo già anticipato. Lo Zampone è la zampa anteriore del maiale; ha forma allungata e tozza. La sua consistenza è soda. Il colore è di un rosa accesso, tendente al rosso.
Il Cotechino ha tutto del tipico salume insaccato: ha forma tondeggiante e allungata. Le sue dimensioni possono variare da quelle di una semplice salsiccia, quindi pochi etti di peso, a quella di un grande salame (oltre un chilo).

Le origini

Lo Zampone è un prodotto tipico di Modena. Non a caso lo Zampone vero è lo Zampone Modena IGP (Indicazione Geografica Protetta). La zona di produzione riconosciuta dal marchio IGP, oltre alla provincia di Modena, quelle di Cremona e di Mantova, oltre ad altre zone del Nord Italia.
Più dubbia la terra d’origine del Cotechino. È il Friuli-Venezia Giulia a rivendicare la paternità di questo insaccato. Tuttavia, è pur vero che la produzione e il consumo del Cotechino si sono ben presto estesi a molte altre regioni del Centro Nord Italia.

Fra i due, pare che il Cotechino sia il primo per nascita; alcuni lo ritengono il primo dei salumi moderni. Tradizione vuole che lo Zampone nacque durante l’assedio di Papa Giulio II dell’inverno 1510-1511 a Mirandola, cittadina della provincia di Modena. A quanto pare, fu il cuoco di Pico della Mirandola, ormai a corto di viveri, a inventarsi la carne suina conservata nella zampa dell’animale.

Quando si mangiano

Cotechino e Zampone sono i prodotti tipici della stagione fredda. Entrambi, ovviamente, sono da consumarsi previa cottura in acqua bollente. Sulle tavole di molte regioni italiani sono i re delle Feste. Il Cotechino, o lo Zampone, con le lenticchie è la pietanza del primo giorno dell’anno – o dell’ultimo. L’uno e l’altro possono essere accompagnati anche con purè di patate o verdure varie. Vuoi rispettare la tradizione modenese? Servi lo Zampone con i fagioli bianchi di Spagna cotti in umido.

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Clarens (sulodexide) 250ULS 600ULS foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACI EFFETTI COLLATERALI INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI EFFETTO DOSE DOSAGGIO PILLOLE CREMA PASTIGLIE SUPPOSTE SIRINGA INIEZIONE EMIVITA FARMACOCINETICADenominazione

CLARENS

Categoria Farmacoterapeutica

Antitrombotici.

Principi Attivi

Capsule molli: sulodexide 250 ULS. Soluzione iniettabile: sulodexide 600 ULS.

Eccipienti

Capsule molli: sodio laurilsarcosinato, biossido di silicio, triacetina, gelatina, glicerolo, sodio paraidrossibenzoato di etile (E 215), sodio paraidrossibenzoato di propile (E 217), biossido di titanio (E 171), ossido di ferro rosso (E 172). Soluzione iniettabile: sodio cloruro, acqua per preparazioni iniettabili.

Indicazioni

Ulcere venose croniche.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Ipersensibilita’ al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti, verso l’eparina e gli eparinoidi. Diatesi e malattie emorragiche.

Posologia

Capsule molli: 1 capsula 2 volte al di’, lontano dai pasti. Soluzioneiniettabile: 1 fiala al di’, per uso intramuscolare o endovenoso. Orientativamente si consiglia di iniziare la terapia con le fiale e, dopo15-20 giorni, proseguire con le capsule per 30-40 giorni. Il ciclo terapeutico completo va ripetuto almeno due volte l’anno.

Conservazione

Conservare a temperatura non superiore a 30 gradi C.

Avvertenze

Non presenta particolari precauzioni d’uso. Comunque, nei casi in cuisia anche in atto un trattamento con anticoagulanti, e’ consigliabilecontrollare periodicamente i parametri emocoagulativi.

Interazioni

Essendo sulodexide una molecola eparino-simile puo’ aumentare gli effetti anticoagulanti dell’eparina stessa e degli anticoagulanti orali sesomministrato contemporaneamente.

Effetti Indesiderati

Con le capsule molli: disturbi dell’apparato gastroenterico con nausea, vomito ed epigastralgie. Con la soluzione iniettabile: dolore, bruciore ed ematoma in sede di iniezione. Inoltre, in rari casi, si puo’ avere sensibilizzazione con manifestazioni cutanee o in sedi diverse.

Gravidanza E Allattamento

Per motivi cautelativi, se ne sconsiglia l’uso in gravidanza, anche segli studi di tossicita’ fetale non hanno messo in evidenza effetti embrio-feto-tossici.

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Fibrinogeno alto o basso: valori normali ed interpretazione

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST ESAME SANGUE ANALISI CLINICHE GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI LEUCOCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEIl fibrinogeno è una proteina presente nel plasma sanguigno. È conosciuta anche con altri nomi:

  • Fattore I
  • Fibrinogeno attivo
  • Antigene del fibrinogeno

Viene prodotto dal fegato e dal tessuto endoteliale, cioè dal tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni, dei vasi linfatici, e la superficie interna del cuore, cioè atri, ventricoli e vasi sanguigni cardiaci.

FIBRINOGENO: le funzioni

Il fibrinogeno svolge due funzioni principali, entrambe fondamentali per il processo di emostasi cioè per fermare le emorragie:

  • Aiuta le piastrine ad aderire alle pareti dei vasi sanguigni (durante la fase piastrinica dell’emostasi);
  • Si trasforma in fibrina per permettere la coagulazione (durante la fase coagulativa dell’emostasi).

Il nome fibrinogeno infatti significa letteralmente “produttore di fibrina”. Per far coagulare il sangue, la trombina trasforma il fibrinogeno in fibrina, dando il via al processo di coagulazione.

FIBRINOGENO: i valori normali

I valori considerati normali vanno da un minimo di 200 milligrammi per decilitro fino ad un valore massimo di 400 milligrammi per decilitro. Per le donne il valore massimo può essere un po’ più alto. Valori normali di questa proteina nel nostro organismo, indicano un corretto funzionamento del processo di coagulazione del sangue.

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FIBRINOGENO alto

Se i valori del fibrinogeno sono troppo alti, questo potrebbe indicare che sono in corso alcune alterazioni nel nostro corpo, ma che non si tratta necessariamente di una malattia. Ad esempio, in gravidanza e durante le mestruazioni, il livello di fibrinogeno nel sangue si alza. Può trattarsi anche della conseguenza di un intervento chirurgico, di una ferita o di un’ustione, di uno stato di infiammazione o di infezione. Altre volte invece il valore di questa proteina presente nel sangue si alza come conseguenza di alcune patologie:

  • Artrite o febbre reumatica
  • Ictus o infarto
  • Epatite
  • Malattie dei reni
  • Polmonite
  • Tubercolosi
  • Uremia
  • Tumori

Fibrinogeno basso

I valori bassi di fibrinogeno possono dipendere da alcune condizioni legate alla gravidanza, come nel caso del distacco della placenta o dell’aborto, ma possono essere anche legate ad anemia e malnutrizione o trasfusioni di sangue e possono derivare da infezioni molto gravi. Escludendo queste situazioni, i principali motivi per un valore del fibrinogeno basso sono dovuti a queste cause:

  • Malattie del sangue come:
    • Afibrinogemia ereditaria
    • Disfibrinogemia
    • Embolia
    • Emofilia
    • Coagulazione intravascolare disseminata
    • Fibrinolisi
  • Eclampsia
  • Malattie del fegato
  • Tumori, come la leucemia

FIBRINOGENO: quando fare un test

Gli esami dei livelli di fibrinogeno sono molto utili per individuare la presenza di alcune malattie e per prevedere se c’è un’elevata possibilità di svilupparle. In particolare, il test è consigliato nelle seguenti situazioni:

  • A seguito di sanguinamento
  • A seguito di trombosi
  • Per controllare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (come ictus e infarto)
  • Quando altri esami del sangue fanno pensare a problemi di coagulazione
  • In caso di malattie ereditarie o acquisite che interferiscono con la coagulazione
  • Quando è importante valutare la coagulazione di un paziente (ad esempio per un intervento chirurgico)

FIBRINOGENO: i tipi di test 

Per testare il fibrinogeno si fa un esame del sangue. Il test specifico condotto attraverso il sangue può essere di due tipi:

  • il test quantitativo, che misura la concentrazione del fibrinogeno in una certa quantità di sangue, ovvero quanti milligrammi di questa proteina sono presenti in ogni decilitro di sangue. Con questo test si può vedere quanto fibrinogeno c’è ma non se funziona bene;
  • il test qualitativo, o test di attività del fibrinogeno, per misurare la sua funzionalità durante la fase di formazione del coagulo.

Mentre i test quantitativi sono molto precisi e danno l’esatta quantità di fibrinogeno presente nel sangue, i test qualitativi sono più complessi.

FIBRINOGENO: i test qualitativi dell’attività

I test qualitativi del fibrinogeno vengono eseguiti in provetta “mimando” quello che avviene nel corpo durante la coagulazione. Al campione di sangue prelevato dal paziente viene aggiunta della trombina per iniziare il processo di coagulazione e controllare se questo avviene nei tempi giusti e se dà origine ad un coagulo stabile. Nonostante tali test in provetta non possano descrivere esattamente quello che succede nel corpo del singolo paziente durante l’intero processo di coagulazione (che include molti fattori per cui è impossibile riprodurli tutti in provetta), esistono comunque strumenti adatti ad analizzare la funzionalità di ogni singolo elemento che partecipa alla coagulazione. Per avere una risposta precisa, si aggiunge una quantità fissa di trombina e si misura il tempo di coagulazione, in particolare misura quanto tempo impiega in fibrinogeno a trasformarsi in fibrina. Se il tempo è troppo lungo, ciò sta ad indicare che il fibrinogeno contenuto in quello specifico campione di sangue è presente in quantità troppo bassa o che la sua funzionalità è più bassa del normale.

FIBRINOGENO: come ci si prepara al test?

Per molti esami del sangue è necessaria una certa preparazione, come ad esempio il digiuno dalla mezzanotte del giorno precedente.

Nel caso degli esami del sangue per il fibrinogeno, non è necessario alcun tipo di preparazione particolare. È importante comunque dare a chi dovrà analizzare le analisi alcune informazioni importanti sul nostro stato di salute e su alcune situazioni particolari, come ad esempio fumo, gravidanza, mestruazioni in corso nel giorno del prelievo di sangue, eventuali donazioni o trasfusioni di sangue avvenute nei giorni precedenti al prelievo.

Il sangue verrà prelevato normalmente da una vena del braccio: è un esame quasi indolore e  dura pochi secondi: se si è preoccupati per il prelievo di sangue, basta informare il personale sanitario presente il giorno del prelievo in modo che ci dia tutto il supporto necessario per superare l’esame.

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FIBRINOGENO: cosa si scopre con il test? Come si leggono i risultati?

Come abbiamo scritto poco sopra, i test del livello di fibrinogeno sono test quantitativi e servono per valutare la quantità di questa proteina nel sangue. I test qualitativi servono invece per valutare il tipo di attività della proteina.

In merito ai test quantitativi, il fibrinogeno aumenta rapidamente quando c’è un’infezione o un’infiammazione acuta in corso. Un alto livello di questa proteina nel sangue può indicare quindi la presenza di una malattia che con altri tipi di esame non si è riusciti a scoprire. Partendo da un test col fibrinogeno alto, si stringe il cerchio delle ipotesi possibili e ci si concentra solo sulla ricerca delle malattie che fanno alzare il suo livello nel sangue. Per questo è importante avvisare il medico di situazioni particolari (gravidanza, mestruazioni, aborto, trasfusione di sangue, malattie in corso), in modo che possa leggere con precisione i risultati del test. Generalmente, un test per il fibrinogeno alto è utile per valutare quanto estesa sia un’infezione o un infiammazione, qualunque sia la sua origine.

In merito ai test qualitativi, questi risultati descrivono la qualità della capacità di coagulare. Un fibrinogeno con una buona attività permette una buona coagulazione: se invece l’attività del fibrinogeno è bassa questo significa che la coagulazione è debole e che il corpo non riesce a produrre dei coaguli sufficientemente resistenti. Quando la funzionalità del fibrinogeno è troppo bassa, il medico la deve valutare assieme agli esami quantitativi. Se vari esami funzionali indicano sempre una bassa funzionalità della proteina questo può una malattia congenita, che il paziente ha dalla nascita. Le patologie congenite sono principalmente tre:

  • Afibrinogenemia, cioè la totale assenza di fibrinogeno, che causa forti emorragie in quanto il sangue non riesce a coagulare bene e in tempi rapidi;
  • Ipofibrinogenemia, cioè livelli di fibrinogeno cronicamente bassi con una diminuita funzionalità;
  • Disfibrinogenemia, cioè fibrinogeno con una struttura molecolare anormale, che causa malfunzionamenti nella coagulazione.

FIBRINOGENO E DINTORNI: per saperne di più

Il processo di emostasi (coagulazione sangue) consta di tre fasi che servono per fermare l’emorragia e sono:

  1. Fase vascolare: i vasi sanguigni della zona ferita si restringono per diminuire la perdita di sangue;
  2. Fase piastrinica: in pochi minuti, le piastrine aderiscono alle pareti dei vasi sanguigni ed iniziano a richiamare altre piastrine fino a formare un primo tappo piastrinico fragile per chiudere la ferita;
  3. Fase coagulativa: fibrina e piastrine insieme formano un tappo più solido, necessario quando la ferita è particolarmente profonda.

Piastrine: dette anche trombociti, sono i più piccoli elementi presenti nel sangue. Non si tratta di vere e proprie cellule, ma di corpuscoli prodotti principalmente dal midollo osseo.

Fibrina: è una proteina con una particolare struttura a maglie e filamenti, molto elastica, che funziona esattamente come una toppa di stoffa. Il nome stesso deriva da “fibra”. Grazie alla sua struttura, costruisce una specie di rete che intrappola gli altri elementi presenti nel sangue (ad esempio i globuli rossi) e crea il coagulo, ovvero un tappo di sangue che si rapprende e chiude la ferita, fermando l’emorragia in un primo momento e permettendo successivamente alla pelle di riformarsi al di sotto del coagulo.

Trombina: è un’altra proteina presente nel sangue. Ha una forma a sfera a sua funzione è quella di trasformare il fibrinogeno in fibrina quando è necessario chiudere una ferita.

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I farmaci per la disfunzione erettile sono pericolosi per il cuore?

MEDICINA ONLINE CUORE HEART INFARTO MIOCARDIO NECROSI ATRIO VENTRICOLO AORTA VALVOLA POMPA SANGUE ANGINA PECTORIS STABILE INSTABILE ECG SFORZO CIRCOLAZIONEE’ vero che i farmaci per la cura della disfunzione erettile sono pericolosi per il cuore ?
No i farmaci che si utilizzano per migliorare l’erezione sono sicuri per la maggior parte dei pazienti e non danneggiano l’attività cardiaca. Tuttavia bisogna ricordare che non vanno assunti nei 6 mesi successivi ad un episodio di infarto, oppure in caso di pressione arteriosa molto bassa, nei pazienti con insufficienza cardiaca e sono assolutamente controindicati in tutti i pazienti che assumano i farmaci nitrati ed i suoi derivati, perché possono provocare fenomeni ipotensivi potenzialmente letali. E’ buona norma che se il paziente è malato di cuore consulti anche il suo cardiologo prima di assumere i farmaci per la cura dell’impotenza.

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