Perché la notte di San Lorenzo cadono le stelle? Cos’è una stella cadente?

MEDICINA ONLINE STARS STELLA CADENTE LUNA FACCIA VISIBILE LIGHT SIDE MOON APOLLO 15 PIANETA STELLA TERRA EARTH SPACE SPAZIO HI RESOLUTION WALLPAPER NASA IMAGE PICTURE PICS.jpgNel 253 d.C., esattamente il 10 agosto, avveniva il martirio del diacono Lorenzo, il cui pianto, secondo la leggenda popolare, ci cade addosso lo stesso giorno ogni anno, sotto forma di stelle cadenti – simbolo evocativo dei carboni ardenti dove pare fu sacrificato.
Dopo quasi duemila anni, la notte di San Lorenzo si è trasformata in un imperdibile spettacolo astronomico che ci regala l’opportunità di esprimere un desiderio per ogni scia luminosa vista precipitare. A cosa lo dobbiamo esattamente?

Per prima cosa non tutti sanno che, nonostante il loro nome, le stelle cadenti non sono affatto stelle. Il termine più appropriato sarebbe meteore: esse infatti non sono altro che pezzi di roccia o metallo dalle dimensioni variabili che orbitano intorno al sole e provengono dalla nebulosa da cui ha avuto origine il sistema solare. L’elevata velocità di attraversamento dell’atmosfera terrestre provoca il disgregamento e la combustione di queste meteore, fenomeni che generano un ingente rilascio di energia responsabile della traccia brillante che vediamo apparire nel buio. Ruotando intorno al Sole, la Terra attraversa ogni anno lo sciame meteoritico conosciuto con il nome di Perseidi; una ricorrenza che ci permette di prevedere senza alcuna riserva il ripetersi dell’evento.

Nonostante la notte di San Lorenzo ricada convenzionalmente il 10 agosto, in realtà lo “sciame delle Perseidi” – termine astronomico che designa le stelle cadenti – è un fenomeno osservabile meno frequentemente per l’interno periodo estivo, poiché è questo il momento in cui il nostro pianeta si trova ad oltrepassare l’abbondante pioggia meteoritica posta lungo la sua orbita. A partire dalla fine di luglio fino alla metà inoltrata di agosto, i più ottimisti potrebbero perciò decidere di trascorrere le proprie serate a fissare il cielo; un consiglio per i meno affezionati alla tintarella di luna: il picco meteoritico avviene generalmente intorno al 12 di agosto, quando in un ora, precipitano mediamente circa un centinaio di stelle.
Come ogni anno, resta solo da sperare che nessuna nuvola si frapponga tra noi ed i nostri sogni.

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Perché mi capita di piangere senza motivo? Come affrontare il problema?

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma PERCHE SI PIANGE GIOIA DOLORE RIDERE Riabilitazione Nutrizionista Infrarossi Accompagno Commissioni Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Ano PeneA tutti può capitare di sentirsi più emotivi rispetto al solito, e di ritrovarsi a piangere apparentemente senza nessun reale Continua a leggere

Padre da due giorni, perde la vita in un incidente stradale

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L’ultimo messaggio scritto da Gabriele sulla sua pagina Facebook

Era diventato padre da appena due giorni Gabriele Simonacci, romano di 28 anni, ma nella notte tra sabato 4 febbraio e domenica 5, alle 5,40, la sua vita è stata spezzata da un incidente stradale a Corso Vittorio, a Roma, dove si è scontrato con un taxi. Un frontale che non gli ha lasciato scampo. Il mio pensiero è per sua moglie Mariateresa e per la figlia Sofia, che dovrà crescere orfana del papà.

 

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Quanto è profonda una vagina?

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOLa lunghezza interna del canale vaginale, dall’imboccatura alla fine – dove si trova il collo dell’utero – varia da donna a donna: mediamente oscilla tra 7,5 e 9 cm circa. Le pareti della vagina sono tuttavia molto elastiche e durante l’atto sessuale possono accogliere anche un pene che superi i 15 cm, anche se misure che si avvicinano ai 20 cm possono procurare dolore alla donna dal momento che la punta del pene può arrivare a toccare il collo dell’utero.

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Splenectomia parziale e totale: perché si esegue e quali sono i rischi

DCIM100MEDIALa splenectomia parziale e totale è l’intervento chirurgico di rimozione della milza – attuata in parte o nella sua totalità – che si rende necessaria quando questo organo è oggetto di danni irreparabili o non è più funzionale per colpa di una grave patologia.La milza ricopre diverse funzioni:

  • combatte le infezioni, controllando la presenza di agenti patogeni in circolo (batteri e particelle estranee) e producendo anticorpi e globuli bianchi;
  • favorisce la maturazione dei globuli rossi (eritrociti);
  • ripulisce il sangue dai globuli rossi invecchiati (un globulo rosso ha una vita media di 120 giorni) o danneggiati;
  • è una riserva di ferro, di piastrine e di globuli bianchi.

Quando si esegue una splenectomia parziale o totale?
L’intervento di splenectomia viene messo in pratica alla comparsa di una delle seguenti condizioni o patologie:

  • Rottura della milza. Causata da un trauma addominale, provoca un’emorragia interna, che, se non viene bloccata, può portare alla morte. La splenectomia rappresenta, molto spesso, l’unica soluzione valida per interrompere la perdita di sangue.
    La splenomegalia, condizione patologica in cui la milza è ingrossata, è uno dei fattori favorenti la rottura della milza, in quanto quest’ultima è più esposta agli urti a causa delle notevoli dimensioni.
  • Malattie del sangue. Alcune gravi malattie del sangue, come l’anemia falciforme, la talassemia, la policitemia vera o la porporatrombocitopenica idiopatica, possono richiedere la splenectomia. La decisione di rimuovere la milza, tuttavia, viene presa solo dopo che tutti gli altri trattamenti possibili non sono andati a buon fine.
  • Tumori. Determinate neoplasie, come la leucemia linfatica cronica, il linfoma di Hodgkin, il linfoma non-Hodgkin o la leucemia a cellule capellute, possono interessare anche la milza, causandone un suo ingrossamento (splenomegalia). Come nel caso precedente, se tutti i trattamenti attuati per la cura della splenomegalia sono inefficaci, è necessario ricorrere alla splenectomia.
  • Infezioni. Alcuni agenti patogeni (virus, batteri e parassiti) possono infiammare la milza, provocando splenomegalia. Se le infezioni sono molto serie e i trattamenti sono inefficaci, il rimedio ultimo è rappresentato dall’asportazione dell’organo infiammato. Alcuni esempi di patogeni, che provocano splenomegalia (e che potenzialmente potrebbero richiedere splenectomia), sono il plasmodio della malaria (un parassita) ed il batterio della sifilide.
  • Cisti o tumori benigni. La milza può sviluppare delle cisti o dei tumori benigni, che ne alterano la normale anatomia. Se queste malformazioni sono di dimensioni elevate o se la loro completa rimozione chirurgica è impossibile, l’unico rimedio attuabile è la splenectomia.
  • Casi particolari. In rarissime occasioni, la milza può ingrossarsi senza un causa precisa, o meglio senza una causa documentabile attraverso i test diagnostici. In questi casi, impostare un terapia è difficile, perché non si sa quale sia il fattore scatenante. Pertanto, l’unico rimedio, per evitare le complicazioni della splenomegalia, è rappresentato dalla splenectomia.

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Rischi legati all’asportazione chirurgica parziale o totale della milzaGrazie ai progressi della medicina, la splenectomia è, ormai, un’operazione sicura. Tuttavia, la sua esecuzione, come quella di un qualsiasi altro intervento chirurgico, presenta dei potenziali rischi, che non vanno sottovalutati. Le quattro più importanti complicanze dell’asportazione della milza sono:

  • emorragie;
  • coaguli di sangue (trombi);
  • infezioni della ferita;
  • lesioni degli organi adiacenti (stomaco, pancreas e colon).

La milza è un organo indispensabile? Cosa succede quando viene asportata la milza?
A causa di tutte le funzioni elencate precedentemente, i pazienti che hanno subìto un intervento di asportazione della milza possono andare incontro ad alcune condizioni particolari. Per approfondire leggi: La milza è un organo indispensabile? Se viene asportata cosa può succedere?

Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Differenze tra ginocchio valgo e varo: terapie, esercizi e consigli per raddrizzare le gambe

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO GAMBE STORTE GINOCCHIO VARO GINOCCHIO VALGO GINOCCHIO NORMALE TIBIA FERONE ANGOLO ASSE LONGITUDINALE GINOCCHIA GAMBE A X Y

Negli arti inferiori normali, il ginocchio si pone lungo l’asse longitudinale passante tra due ossa, il femore e la tibia. Se il ginocchio devia verso l’interno o l’esterno, si parla rispettivamente di ginocchio “valgo” e “varo”. E’ importante ricordare, però, che l’arto normale non è perfettamente “dritto”: femore e tibia normali formano tra di loro un angolo di circa 170 gradi ed in questo caso si parlerà di ginocchio valgo fisiologico (il ginocchio sarà quindi lievemente verso l’interno). Un angolo maggiore di 170° determina varismo, mentre un angolo inferiore di 170° determina valgismo patologico.

Il ginocchio valgo

Con “ginocchio valgo” o “valgismo del ginocchio” in medicina si intende una deformità del ginocchio per cui questo tende verso l’interno. Ciò accade quando il femore e la tibia non sono perfettamente allineati, ma formano un angolo ottuso aperto lateralmente. Nel ginocchio valgo le ginocchia si avvicinano tra loro rispetto al normale. Questa condizione viene definita, nel linguaggio comune, “ginocchia a X” o “gambe a X“. Molto spesso il ginocchio valgo si manifesta già in età puberale come un disturbo evolutivo senza cause evidenti e solitamente viene corretto senza bisogno di alcun intervento prima dei 9 anni di vita. Si procede intervenendo con delle terapie correttive oppure, in casi dove il difetto è grave, il trattamento vede solo la soluzione chirurgica. Il ginocchio valgo è la conseguenza della mancata calcificazione ossea e compare dal momento in cui interviene l’azione del peso corporeo, cioè quando il bambino inizia a muovere i primi passi. Nell’adolescente, invece, si manifesta nei soggetti costituzionalmente gracili e con i muscoli poso sviluppati. In questo caso, la causa potrebbe essere attribuita a disturbi di tipo ormonale che ostacolano la cartilagine di coniugazione. I principali sintomi avvertiti dall’individuo coinvolto sono in genere: difficoltà a camminare, deformazione, malformazione, zoppicamento, dolore e gonfiore della parte interessata. Anche la rotula può soffrire del malallineamento in valgo, sviluppando così una sindrome dolorosa rotulea. L’operazione chirurgica che viene praticata in questi casi è la osteotomia. Questo tipo di intervento permette di migliorare l’angolazione della rotula consentendo all’osso di assumere una posizione naturale e regolare. Quando il valgismo è rilevante, il ginocchio valgo può causare dolore e la comparsa di disturbi alle ossa o alle articolazioni, come la meniscopatia. La meniscopatia è il complesso dei sintomi più o meno dolorosi che fanno sospettare la presenza di lesioni acute o croniche ad uno o entrambi i menischi. Il menisco serve all’assorbimento delle forze di trasmissione del carico, alla trasmissione e alla distribuzione dei carichi in flesso-estensione; è fondamentale per la stabilità articolare e partecipa alla lubrificazione articolare. In caso di dubbi sul coinvolgimento di questa parte del ginocchio nel problema, una risonanza magnetica permette di valutare al meglio lo stato delle strutture articolari.

Il ginocchio varo

Il ginocchio si definisce “varo” (“varismo del ginocchio“) quando femore e tibia non sono perfettamente allineati, ma formano un angolo ottuso aperto medialmente. Quindi, mentre il ginocchio valgo tende verso l’interno, al contrario il ginocchio varo tende verso l’esterno. Nel ginocchio varo le ginocchia si allontanano tra loro rispetto al normale. Questa condizione viene comunemente definita “gambe a parentesi contrapposte” o “ginocchia a O” o “ginocchia da cowboy”, tipiche dei calciatori professionisti. Le cause sono le medesime del ginocchio valgo. Tra le altre ipotizzabili, possono esserci: eventuali lesioni legamentose inveterate, fratture malconsolidate, artrosi, disturbi neurologici, malattie ossee focali, ecc. Se le gambe sono gravemente arcuate, può essere un segno di rachitismo, causato da una carenza di vitamina D. Altre cause, più estreme, di ginocchio varo includono il morbo di Blount, displasie ossee, e intossicazione da piombo o fluoro. I sintomi più comuni del ginocchio varo sono facilmente riconoscibili: ginocchia che non si toccano stando con i piedi uniti, gambe arcuate su entrambi i lati del corpo, gambe storte oltre i 3 anni di età. In tutti i casi, la diagnosi definitiva deve avvenire tramite una radiografia.

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Come “raddrizzare” le gambe?

Le terapie per il ginocchio varo e per quello valgo comprendono vari strumenti, che variano in funzione di molti fattori soggettivi tra cui gravità di varismo o valgismo ed età del soggetto:

  • nei casi meno gravi e nei bambini, si possono usare particolari plantari correttivi e lavoro di rinforzo e riequilibrio muscolare dell’arto inferiore e del “core” (la parte centrale del corpo), eseguito con l’aiuto del fisioterapista. Sempre il fisoterapista può mobilizzare gradatamente il ginocchio ed usare una serie di tecniche fisiatriche che includono radiofrequenza, TENS, radarterapia;
  • nei casi più gravi (ad esempio con angoli molto patologici e/o con degenerazione in artrosi dell’articolazione), negli adulti e nei soggetti in cui le terapie mediante plantari e fisioterapia non hanno funzionato, la terapia è chirurgica mediante osteotomia e protesi.

Esercizi

Di seguito riportiamo alcuni esercizi utili per “raddrizzare” le gambe.

Esercizio 1

Dalla posizione in piedi vai in appoggio sul piede dal lato dove vuoi migliorare il ginocchio varo.
Noterai una caduta all’interno dell’arco plantare nel momento in cui andrai a portare il peso del corpo su una sola gamba. Da questa posizione dovrai cercare di recuperare l’arco plantare e avvicinare la testa del primo metatarso verso il calcagno, utilizzando la muscolatura che si trova alla base del piede.
Ripeti per 10 volte, poi riposati un paio di minuti, per poi eseguire altre due serie da 10 ripetizioni.

Esercizio 2

Posizionati in appoggio su un piede solo (il piede dela gamba con il problema che dobbiamo migliorare). Piegati sulla gamba a terra e stendi la gamba. Ripeti per 10 volte, poi riposati un paio di minuti, per poi eseguire altre due serie da 10 ripetizioni.

Esercizio 3

Dalla posizione in piedi porta indietro la gamba senza problema al ginocchio, effettuando degli affondi profondi e torna in posizione di partenza. Evita un’iperestensione nel ginocchio recurvato. Ripeti per 10 volte, poi riposati un paio di minuti, per poi eseguire altre due serie da 10 ripetizioni.

Esercizio 4

Dalla posizione accovacciata con i piedi paralleli leggermente divaricati, distendi le ginocchia mantenendo le mani sul pavimento o sui piedi o sugli stinchi. Non andare in distensione completa del ginocchio, basta una semi estensione. Ripeti per 10 volte, poi riposati un paio di minuti, per poi eseguire altre due serie da 10 ripetizioni.

Consigli

Consigli sempre validi per migliorare la situazione generale, sono:

  • evitare obesità e sovrappeso, mediante una dieta adeguata ed attività fisica regolare, soprattutto se il paziente è un bambino;
  • assumere un integratore specifico per le articolazioni, contenente glucosamina e condroitina, come questo: https://amzn.to/3DN2D2E;
  • assumere la giusta quantità di minerali come calcio e vitamine, anche con un integratore come questo: https://amzn.to/3dA9xxJ;
  • se possibile intraprendere il trattamento precocemente, fin dall’infanzia;
  • evitare calzature inadatte;
  • usare una ginocchiera specifica, come questa: https://amzn.to/3SpYbuL;
  • avere una buona igiene posturale;
  • evitare sport che sottopongono le ginocchia a stress eccessivi.

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La ragazza fruttariana che beve la sua urina

MEDICINA ONLINE PAMELA SCUPPA PAM DRINKING URINE URINA BEVE GIRL CUTE RAGAZZA PIPI BEVANDA DRINK FRUTTARIANA CRUDISTA ACQUANecessaria premessa alla lettura di questo post: stiamo per parlare di crudisti, persone cioè  che si nutrono esclusivamente di verdure e frutta crude, ingerite così come sono o al più frullate, tritate, essiccate ma a una temperatura massima di 45 gradi. In particolare, stiamo parlando di una crudista fondamentalista definita «fruttariana»: una crudista che mangia esclusivamente frutta. Fine della necessaria premessa sulla dieta fruttariana.

Se solo Paulo Coelho, lo scrittore brasiliano de “L’alchimista”, si rendesse conto dei danni causati dai suoi libri alle menti degli individui più suggestionabili, forse si andrebbe a chiudere in un monastero nel sicuramente amato Tibet, si mangerebbe la chiave con tutta la serratura e avrebbe come unica aspirazione quella di essere dimenticato dal consesso civile del mondo intero per omnia saecula saeculorum.

Purtroppo,  però,  manco più il Tibet è quello di una volta, e i supermercati di carabattole cinesi hanno preso il posto degli antichi monasteri, così come le antiche e profonde dottrine religioso-filosiche sono diventate paccottiglia new age da smerciare ai polli di turno, insieme al consueto contorno di parole passe-partout buone per ogni occasione quali le immancabili “consapevolezza”, “coscienza”, “compassione” e il solito repertorio che viene puntualmente sfoderato dai vari “guru” de noantri, ormai sparsi a bizzeffe per ogni angolo della Terra.

Ad oggi, infatti, tutti noi possiamo vantarci di annoverare tra le nostre conoscenza almeno un “guerriero della luce” o uno spirito evoluto, e se non lo troviamo nel figlio adolescente della vicina di casa appena reduce dalla lettura di Osho, possiamo comunque reperirlo agevolmente sul web, e cibarci delle perle di saggezza che da questi promanano.

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Come Pamela Scuppa, la procace mamma – youtuber che sta spopolando su Facebook o Twitter, non si sa bene se per le generose forme che offre con sguardo ammiccante facendoci l’occhiolino in pose porno-soft, o per le profonde riflessioni a base di risvegli vari e compassione a profusione, oppure per il particolare regime alimentare da lei seguito, che proprio della “filosofia” new age è diretta emanazione.

La sua particolarità infatti non è solo di essere “fruttariana”, cioè di cibarsi esclusivamente di frutta –fatto di per sé del tutto personale e neanche troppo stravagante, in un mondo dove ormai troviamo chi si ciba di solo respiro– ma soprattutto di integrare le pantagrueliche mangiate a base di meloni e pesche nettarine ad altrettante benefiche bevute a base di… urina. Sì avete letto bene. Di urina.

Pamela Scuppa diffonde infatti il verbo dell’urinoterapia, in compagnia, a suo dire, del grande Mahatma Gandhi e, più umilmente, della “nota opinionista” Eleonora Brigliadori, che tutti ricordiamo non tanto per i suoi trascorsi da annunciatrice televisiva dagli occhi magnetici quanto per le più recenti e movimentate performance con oggetto proprio questi temi.

Ammesso e non concesso che tale pratica sia stata effettivamente seguita dalla Grande Anima –cosa tutta da dimostrare e che ne fa comunque in automatico un regime da consigliare, così come il fatto di annoverare tra gli adepti una ex annunciatrice nostrana, e non un’esperta di alimentazione, non la rende parallelamente una pratica sicuramente deprecabile –  ci si domanda  comunque il motivo per cui l’abitudine di bere la propria o altrui urina dovrebbe essere considerata un rimedio paragonabile all’elisir di lunga vita, capace di curare dall’asma al diabete, dal cancro all’ipertensione.

Se è vero infatti che la nostra urina è composta al 95% di acqua ma anche da una (minima) parte di vitamine e sali minerali, è altrettanto vero che questi elementi sono stati scartati dal nostro corpo, giudicati inutili o in eccesso; perché quindi rimetterli in circolo?

Perché avremmo bisogno di assumere nuovamente ciò di cui già una volta il nostro organismo si è liberato?

Questi ragionamenti non sembrano comunque interessare l’insolita youtuber, che afferma tutta fiera: “posso permettermi il “lusso” di bere la mia amaroli (urina) perché mi nutro di sola frutta e quindi la mia urina è buona in ogni senso. Il gusto è molto gradevole ed è ricca di tutti i sali minerali e proprietà che vengono rilasciati dai reni. Questa dovrebbe essere un’abitudine di tutti”.

In realtà, un ragionamento del genere non dovrebbe risultarci così estraneo di questi tempi, tempi in cui la cucina molecolare e l’attenzione verso gli elementi intrinsechi contenuti in un alimento diventano a volte più importanti dell’alimento stesso.

Non è forse questo, oltretutto, il concetto che ha dato origine al Soylent,  il beverone sostitutivo del pasto che impazza in America e ispirato proprio dal ragionamento secondo cui al nostro organismo non servirebbero  gli alimenti di per se stessi –latte, pasta o carne che siano– ma i loro nutrienti fondamentali, suddivisi tra proteine, vitamine, sali e quant’altro risulti utile all’organismo umano?

Lo stesso varrebbe per l’urina: in pratica ci berremmo un bicchierone di buona pipì per godere di quel tesoro costituito dal 5% di vitamine e sali minerali, nientemeno, invece di mangiare più prosaicamente una  bella mela o un grappolo d’uva.

Ma ovviamente l’urinoterapia va oltre i freddi dati scientifici e il suo fascino non è certo dato dall’eventuale beneficio, tutto da dimostrare, che deriva dall’assunzione di quantità risibili di vitamine o sali minerali.

Il suo fascino contagioso è dato infatti dal contorno mistico- esoterico di cui è ammantata, dal suo richiamo alla dottrina ayurvedica, a pratiche millenarie, a benefici miracolosi in stile elisir di lunga vita.

Ce n’è abbastanza, per cinici e disincantati, per esprimere tutto il sarcasmo di cui sono capaci, vedendo in simili comportamenti e simili personaggi non certo “la mia Luce, la mia Purezza e l’Anima Evoluta e Guerriera che io sono” ma soltanto un modo come un altro per attirare l’attenzione e far parlare di sé in modo rapido.

Ad ogni modo, fruttariani e seguaci dell’urinoterapia procedono per la loro strada senza esitazioni, informando puntualmente noi profani della bontà e salubrità dei regimi da loro seguiti.

Nonché dalla loro genuinità, apprezzabile in particolare quando sono ospiti a cena presso amici e parenti, che invece di sbattersi a preparare parmigiane e paste al forno se la cavano servendo da mangiare una mela renetta.

E da bere? A voi l’amara, paglierina risposta.

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Torte di sperma e biscotti col grasso umano da liposuzione: il primo corso “cucinare con lo sperma”

MEDICINA ONLINE TORTE DI SPERMA BISCOTTI GRASSO UMANO LIPOSUZIONE LONDRA CORSO CUCINA DIETA CIBO LIQUIDO SEMINALE SEMETERAPIA.jpgSe pensavate di aver visto tutto di fronte a torte di cavallette, crostate di formiche o pasti a base di grossi vermi vivi e saltellanti, sappiate che in realtà non avevate ancora visto nulla. Di sicuro, non avevate ancora visto, né tanto meno assaggiato, la torta di sperma. L’ultima novità in tema di delizie gastronomiche viene da Londra, dove sta per tenersi un particolare corso di cucina in cui l’ingrediente principale sarà, appunto, il liquido seminale umano. Nel corso per aspiranti cuochi lo chef insegnerà ai partecipanti ad utilizzare l’inedito “ingrediente” in tutti i piatti principali, dagli antipasti ai secondi, per finire con i dessert.

Non sappiamo bene se tale ingrediente dovrà, in qualche modo, essere “prodotto” sul momento per preservarne freschezza e appetibilità,  considerato che il congelamento del seme, afferma  lo chef, è possibile, ma potrebbe influire negativamente  sulla consistenza del risultato finale: del resto, gli ingredienti freschi sono sempre migliori e sinonimo di sicura qualità.

E d’altra parte, su Amazon è disponibile da tempo un libro di ricette dal titolo “Natural Harvest – una raccolta di ricette a base di sperma”, al momento quotato con quattro stellette. Niente di così disgustoso, quindi, almeno a detta dell’esperto sessuologo Alix Fox, secondo cui cibarsi di alimenti a base di sperma, proprio o del partner, non dovrebbe suscitare troppo disgusto ed a ben guardare, forse, non ha tutti i torti, visto che di alimenti “particolari” ci cibiamo forse più di quanto non crediamo.

La famosa “colla di pesce” che mettiamo in candide bavaresi e morbidi budini, non è forse altro che viscida e molliccia cotenna di maiale? E non sono già stati prodotti in Olanda, nel 2008, dei biscotti prodotti con il grasso umano da liposuzione, e destinati a sfamare Paesi del terzo mondo?

E gli insetti, attualmente considerati il cibo del futuro, non sono forse, per i palati di noi occidentali, dei pranzetti di cui non avremmo voluto sentir parlare? Che sarà mai, quindi, un po’ di liquido seminale, per di più cotto? Ecco, non poniamoci più limiti, quindi, e guardiamo fiduciosi e con gioia al pranzo del futuro: insalata di cavallette, cocktail di vermi vivi in salsa aurora, biscotti di grasso umano e per finire una bella e ricca torta di sperma. E da bere? Beh, ovviamente delle buona e calda urina, la “bevanda” da molti ormai considerata seconda solamente all’elisir di lunga vita.

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