Combattere la cellulite mangiando senza sale e senza rinunciare al gusto è realmente possibile

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO SALE ZUCCHERO BIANCO CUCCHIAIO CUCINA CUCINARE DIETA DIETOLOGIA DIMAGRIRE CALORIEDopo aver smesso di fumare il sottoscritto è ingrassato di parecchi chili. Pensavo che ci avrei messo anni a ritornare come ero prima di smettere, tuttavia in alcuni mesi sono riuscito a ritrovare linea e tonicità seguendo le stesse regole e consigli che do ai miei pazienti. Una delle regole più importanti è fare attenzione al sale che assumiamo con la dieta. Mangiare con poso sale, o addirittura smettere di aggiungerlo ai cibi, oltre ad abbassare la pressione arteriosa, è il metodo migliore per combattere la cellulite, per evitare i gonfiori improvvisi, prevenire l’osteoporosi e la sindrome premestruale. Alcuni studi hanno addirittura dimostrato che una dieta povera di sodio prevenga alcune forme tumorali. È importante sottolineare che mangiare senza sale non vuol dire privarsi del sapore delle pietanze, ma semplicemente usarlo con parsimonia e trovare il modo di sostituire il sale con altre spezie.

Addio sale, ma senza rinunciare al gusto!

Come prima cosa è fondamentale per la riuscita del cambiamento non eliminare il sale completamente da un giorno all’altro. Inizialmente è bene cominciare a ridurlo leggermente e iniziare a scegliere alimenti con un contenuto di sodio basso. Infatti il problema maggiore non è il sale che utilizziamo per condire gli alimenti, ma quello che assumiamo inconsciamente. Volendo fare un esempio pratico, del pane comune o del formaggio contengono più sale di una fettina di carne ben condita. Particolare attenzione va messa nell’assumere cibi come: cracker, pane, dadi da brodo, cibi in scatola, grissini, dolci industriali, e formaggi, che sono ricchi di sodio “nascosto”. La dose consigliata di sale è di cinque grammi al giorno. Il modo più semplice, oltre a quello di evitare i cibi che già lo contengono è quello di utilizzare le spezie. Aggiungere all’insalata dell’aceto o del limone, ad esempio, è un trucco per utilizzare meno sale. Sostituire il sale con pepe, peperoncino, paprika o curry nelle preparazioni di carne o pesce consente di non rinunciare al gusto. Perfette sono anche le erbe, alloro, rosmarino, basilico e tante altre. Se proprio non si riesce a rinunciare totalmente al sale, per mantenersi dentro i limiti è sufficiente:

  • Limitarsi a mezzo cucchiaino di sale, che corrisponde a 2.5 grammi, per le insalate o carne e pesce.
  • Per l’acqua della pasta (900 millilitri a persona) basta un altro mezzo cucchiaino di sale.
  • Per quanto possibile evitate salumi troppo salati come prosciutto crudo e insaccati. Ricordate che 50 grammi di prosciutto crudo contengono 6 grammi di sale, un etto di parmigiano ne contiene 1.5 grammi.

Dunque mangiare senza sale non è così difficile, se si fa attenzione ai cibi già ricchi di sodio e si controlla la quantità che si aggiunge alle pietanze, magari sostituendola con erbe e spezie, ne guadagnerà la salute e la linea. Assumere poco sale aiuta a ridurre i liquidi in eccesso, riducendo la cellulite e il gonfiore.

Poco sale, ma quale scegliere?

Mangiare senza sale non è l’unica cosa a cui fare attenzione, anche la scelta del sale è fondamentale. In commercio infatti esistono diversi tipi di sale:

  • Sale comune, ovvero cloruro di sodio, è quello che si è soliti utilizzare.
  • Sale iposodico, è indicato per chi soffre di pressione alta e di ritenzione idrica. In questo caso però poiché dà la sensazione di essere meno salato si tende a utilizzarne una quantità superiore.
  • Sale integrale, ha un colore grigio, è spesso utilizzato dalle persone attente all’alimentazione biologica e naturale. È un particolare sale che contiene anche calcio, potassio, magnesio, bromo e iodio.
  • Sale iodato, è quello più utilizzato, si tratta di sale comune arricchito di iodio. È consigliato se si hanno problemi con la tiroide.

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Per quali motivi si ingrassa dopo aver smesso di fumare?

MEDICINA ONLINE DIETA UOMO PANCIA GRASSO DIMAGRANTE GRASSI CALORIE ATTIVITA FISICA SPORT DIMAGRIRE PERDERE PESODietro la difficoltà nel dire addio alle sigarette c’è spesso la paura di ingrassare. E in effetti la nicotina, la sostanza che crea la dipendenza dal tabacco, è anche tra i maggiori responsabili del temuto aumento di peso nel momento in cui cessa di essere assunta, cioè quando si smette di fumare.

Molti addirittura non smettono di fumare per la paura di ingrassare! Purtroppo non si tratta di una paura del tutto infondata, visto che sono numerosi gli studi che hanno dimostrato che quando si dice addio alle sigarette si tende ad accumulare dei chili di troppo, alcuni dicono 2 kg, altri dicono 6 kg. Io quando ho smesso di fumare sono aumentato di circa 10 kg in sei mesi e sono tornato ai livelli precedenti dopo circa un anno e mezzo rispetto a quando avevo smesso, ma solo con una dieta ipocalorica ferrea ed aumentando l’attività fisica.

Leggi anche: Smettere di fumare: quanto e per quanto tempo ingrasserò? L’esperienza mia e dei miei pazienti

Vi dico subito che smettere di fumare (sia le sigarette tradizionali che le elettroniche con nicotina) è la cosa migliore che voi possiate fare nella vostra vita quindi la paura di ingrassare non vi deve bloccare dal tentare di smettere! Come dicevo io stesso sono ingrassato di 10 kg, eppure in pochi mesi – con un po’ di impegno – sono riuscito a riperderli tutti tornando al mio peso forma. Quando faccio smettere un mio paziente, gli dico di concentrarsi inizialmente solo allo smettere di fumare, anche a costo di prendere qualche kg di massa grassa in più: sono successivamente, quando i sintomi di astinenza diminuiranno, cominceremo insieme un programma per tornare al peso forma.

Perché si ingrassa dopo aver smesso di fumare?

In questo articolo cominciamo con capire quali sono i motivi che ci fanno ingrassare dopo aver smesso, in modo che successivamente sapremo come muoverci per ritrovare il nostro peso forma. I motivi per cui ingrassiamo dopo aver smesso di fumare sono molteplici:

1) VIENE A MANCARE L’AUMENTO DEL METABOLISMO: SI BRUCIANO MENO CALORIE
Molti studi condotti sull’argomento hanno dimostrato che un adulto fumatore medio (10-12 sigarette al giorno) nel momento in cui smette di fumare ha una riduzione del metabolismo di circa 200 calorie quotidiane. Smettere di fumare un pacchetto di sigarette al giorno sembra che lo diminuisca di quasi 400 calorie! Ciò si spiega facilmente: la nicotina è un alcaloide facilmente assorbito dall’organismo che, oltre ad indurre dipendenza, esercita un potente effetto di accelerazione del metabolismo. Chi fuma brucia un po’ di calorie in più, rispetto ad un NON fumatore di uguale costituzione, dieta ed esercizio fisico. Un’azione che sembrerebbe simile a quella della caffeina, un altro noto stimolante del metabolismo, ma così non è. Il caffè ha un effetto transitorio, ed è tanto più stimolante quanto più il suo consumo è sporadico, altrimenti l’organismo si assuefà diminuendone l’efficacia. Al contrario, la nicotina accelera il metabolismo finché si ha l’abitudine al fumo e quando si smette inevitabilmente il metabolismo rallenta. Facendo i dovuti distinguo, è un po’ come succede agli ipertiroidei quando vengono “normalizzati” dai farmaci o agli sportivi che si mettono a condurre una vita sedentaria: il dispendio energetico diminuisce bruscamente ma le abitudini alimentari rimangono le stesse. E, inevitabilmente, l’ago della bilancia sale.

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2) VIENE A MANCARE L’AZIONE ANORESSIZZANTE: AUMENTA L’APPETITO
La nicotina ha un’azione anoressizzante di conseguenza una volta abbandonate le sigarette l’appetito giustamente aumenta. L’appetito aumenta anche per motivi legati alla chimica delle ghiandole salivari e delle papille gustative.

3) VIENE A MANCARE IL GESTO DI INTRODURRE QUALCOSA IN BOCCA
Gli ex fumatori lo sanno bene: esiste anche un fattore psicologico che può contribuire all’aumento di peso e riguarda l’aspetto orale del fumo. Si ha la necessità di sostituire la sigaretta con qualcos’altro, col rischio di “mangiucchiare” in continuazione, aumentando così l’introito energetico.

4) IL NERVOSISMO CI INDUCE A MANGIARE ALIMENTI GUSTOSI ED IPERCALORICI
Non appena la nicotina entra in corpo, questa viene rapidamente diffusa dalla circolazione sanguigna, tramite la quale arriva al sistema nervoso. In genere, giunge al cervello in circa sette secondi, dove agisce sui recettori dell’acetilcolina. A basse concentrazioni aumenta l’attività di questi recettori portando ad un aumento della produzione di adrenalina, un ormone stimolante. A concentrazioni elevate la nicotina blocca il recettore dell’acetilcolina e questa è la ragione della sua tossicità e della sua efficacia come insetticida. Oltre a ciò, la nicotina aumenta il livello di dopamina nei circuiti cerebrali del piacere. Questa genera una sensazione di piacere con un meccanismo analogo a quello innescato dalla cocaina e dall’eroina. La dipendenza da nicotina è quindi legata anche alla necessità biochimica di mantenere elevati livelli di dopamina. Quando si smette di fumare, calano i livelli di dopamina e ci sentiamo nervosi così cerchiamo tutti quegli alimenti che riportano in alto la concentrazione di molecole che ci fanno stare bene: i cibi ipercalorici!

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5) LE CELLULE DELLA LINGUA RINASCONO: SI SENTONO MEGLIO I SAPORI
Le papille gustative subiscono una modificazione nei fumatori e diventano meno attive, quindi i sapori si sentono meno bene. Smettendo di fumare si sentono meglio i sapori e purtroppo un bel piatto di pasta al sugo diventa in pochi giorni decisamente molto più gustoso di quando si fumava, invogliandoci a mangiarlo!

6) VIENE A MANCARE L’AZIONE ANTIDEPRESSIVA DELLA NICOTINA
La nicotina contenuta nelle sigarette agisce come antidepressivo tramite la stimolazione del rilascio di dopamina e norepinefrina; in aggiunta, la nicotina sembra esercitare un effetto antidepressivo per mezzo della desensibilizzazione dei recettori della nicotina a seguito della tolleranza. Anche la Vareniclina, un farmaco che agisce sui recettori della nicotina utilizzato per eliminare la dipendenza da nicotina (come il farmaco Champix) ha mostrato proprietà antidepressive. Quando si smette di fumare, il venire a mancare l’effetto antidepressivo della nicotina può determinare uno stato depressivo nel paziente. Dal momento che l’atto di mangiare, specie cibi grassi e ipercalorici, induce il rilascio di molecole che inducono sensazioni piacevoli come la dopamina, l’ex fumatore tende a mangiare di più per ripristinare le scorte di dopamina a cui era abituato quando fumava ed evitare lo stato depressivo. Per lo stesso motivo quando si smette di fumare aumenta il rischio di sviluppare comportamenti compulsivi, come masturbazione compulsiva, gioco d’azzardo e shopping compulsivo, tipici comportamenti che determinano un forte rilascio di dopamina.

Vi sono altri motivi per cui si ingrassa dopo aver smesso di fumare ed esiste una correlazione tra il numero di sigarette fumate ed i chili presi; per approfondire leggi la seconda parte dell’articolo: Per quali motivi si ingrassa dopo aver smesso di fumare? (seconda parte)

I migliori prodotti per il fumatore che vuole smettere di fumare
Qui di seguito trovate una lista di prodotti di varie marche, pensati per il fumatore che vuole smettere di fumare o che ha smesso da poco e vuole perdere peso. Noi NON sponsorizziamo né siamo legati ad alcuna azienda produttrice: per ogni tipologia di prodotto, il nostro Staff seleziona solo il prodotto migliore, a prescindere dalla marca. Ogni prodotto viene inoltre periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Medico Chirurgo
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Disseta più una Coca Cola fredda o un bicchiere d’acqua calda?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BICCHIERE ACQUA BERE LIQUIDI IDRATAZIONE SPIAGGIA CALDO ESTATE MARE VACANZE SETE BEREImmaginate di essere nel deserto da giorni, avendo cibo a sufficienza ma senza poter bere. Non siete mai stati così assetati in vita vostra. Arrivereste perfino a bere da una pozzanghera come Paolo Villaggio “maratoneta” nel film “Superfantozzi”, se solo ne trovaste una.

All’improvviso dal nulla appare una sorta di mago che decide di salvarvi la vita dandovi qualcosa da bere. Vi offre un solo bicchiere con cinque possibilità di liquidi con cui riempirlo:

  • Coca Cola ghiacciata,
  • thè freddo alla pesca,
  • champagne Moët & Chandon Grand Vintage Collection 1911,
  • birra scura fresca fresca appena uscita dal frigo,
  • acqua a 40 gradi.

Cosa scegliereste valutando che questi saranno gli unici liquidi che riuscirete a bere per tanti giorni a venire?

In pochi probabilmente sceglierebbero l’acqua calda. In pochi quindi… sopravviverebbero a lungo! La bevanda che vi offre più possibilità di sopravvivenza è proprio l’acqua.

Le bevande zuccherate alzano la curva glicemica col risultato che fanno venire ancora più sete! Stessa sorte per le bevande alcoliche o contenenti caffeina: più ne beviamo e più avremo sete. Tutto ciò non è un parere soggettivo: è semplicemente ricavato dalla fisiologia del nostro corpo.

L’alcol, in particolare, richiede una maggiore quantità di acqua per il suo metabolismo ed in più aumenta la perdita di liquidi attraverso le urine, in quanto provoca un blocco dell’ormone antidiuretico: non esattamente ciò che vi serve per sopravvivere nel deserto.

Insomma se avete veramente sete, niente di meglio dell’acqua, soprattutto se volete dimagrire: l’acqua è l’alimento più dietetico che esista e – al contrario delle altre bevande citate – non ha nessuna caloria!

A proposito, vi siete mai chiesti perché – se siete assetati – la cosa più sbagliata del mondo è bere l’acqua di mare? Leggete qui: Perché l’acqua di mare non si può bere?

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Perdiamo una lattina di acqua ogni ora: quanta acqua bere d’estate per evitare la disidratazione?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BICCHIERE ACQUA BERE LIQUIDI IDRATAZIONE BAMBINI BIMBI NATURAL’organismo umano, per le sue funzioni biologiche, perde circa 300 ml di liquidi ogni ora, ossia la stessa quantità di una lattina che contiene le bibite. Gli esperti dell’European Food Safety Authority (Efsa) hanno calcolato che il livello tollerabile di disidratazione per il corpo umano è pari a circa l’un per cento del peso totale. Con questa velocità la disidratazione potrebbe verificarsi nel giro di due o tre ore.

Come perdiamo liquidi

In linea di massima un adulto sano che vive in un clima temperato perde tra i 2 e i 2 litri e mezzo d’acqua al giorno, attraverso il respiro, il sudore, le secrezioni corporee, l’urina. Tale perdita idrica viene bilanciata dall’acqua assunta ogni giorno con cibi e bevande.

Quanta acqua bere? Dipende!

Il nostro fabbisogno idrico giornaliero è strettamente correlato al nostro fabbisogno calorico giornaliero: dovremmo assumere 1 ml di liquido per ogni caloria di fabbisogno calorico e, dal momento che nella popolazione generale quest’ultimo si aggira intorno alle 1500/2000 calorie, si dovrebbe bere circa 1,5/2 litri di acqua al giorno. In linea generale:

  • I neonati da zero a 6 mesi hanno bisogno di 680 ml al giorno, tutti ricavati dal latte materno.
  • Dai 6 ai 12 mesi, invece, il fabbisogno di acqua passa a 0.8-1 litri al giorno, suddivisi tra il latte e le prime bevande dello svezzamento.
  • Tra 1 e 3 anni bisogna bene fino a 1,3 litri d’acqua, aumentando progressivamente il fabbisogno fino all’adolescenza: qui si vedono le prime differenze tra maschi e femmine, dato che un bambino dai 9 ai 13 anni ha bisogno di 2,1 litri di acqua al giorno, mentre una bambina circa 200 ml in meno.
  • Tra i 14 e i 18 anni gli esperti consigliano d’estate  2,5 litri al giorno per i maschi e 2 litri per le femmine. La quantità necessaria sarà identica fino a 70 anni. Di inverso il fabbisogno si abbassa di circa mezzo litro per ambo i sessi.

Ma ci sono le eccezioni: una donna in gravidanza, per esempio, dovrà bere almeno 2,3 litri di acqua al giorno, una donna che sta allattando, invece, 2,7 litri, per reintegrare proprio quei 680 ml che il suo bambino assumerà con il latte. Altra profonda differenza è determinata dalle condizioni ambientali (il caldo aumenta la perdita di liquidi e determina un aumento del fabbisogno idrico) e dalla attività fisica svolta, motivo per cui un maratoneta professionista ha un fabbisogno idrico più elevato rispetto ad un soggetto sedentario. Il metabolismo basale influenza infine molto la quantità di acqua bevuta: bodybuilder professionisti, con % di massa magra elevatissima e fabbisogni calorici di varie migliaia di calorie giornaliere, necessitano di molti litri di acqua, anche oltre 4 o 5 al giorno.

Quanto bere d’estate?

In estate chi fa vita all’aperto dovrebbe bere almeno due litri di acqua al giorno che diventano tre o quattro  se si fa attività fisica (la quantità esatta dipende dal tipo di sport) . Durante gli sforzi prolungati sotto il sole è preferibile bere molte volte, piuttosto che bere molto in un unico momento. Questo perché il corpo assorbe meglio i fluidi in piccole quantità.

Ma qual è la bevanda migliore?

Quando abbiamo sete , vuol dire che le varie sostanze presenti nel nostro organismo, sia nelle cellule che nei liquidi corporei, come il sangue, sono troppo concentrate e c’è bisogno di ” acqua ” per diluirle: quindi la risposta è banale. E’ l’acqua. Le bevande zuccherate dissetano solo apparentemente, in realtà fanno venire ancora più sete! Non ci credete? Leggete questo articolo.

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Cosa c’è realmente nel tuo bicchiere d’acqua a parte… l’acqua?

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BICCHIERE ACQUA BERE LIQUIDI IDRATAZIONEE’ estate e beviamo (o almeno dovremmo bere) molto di più che nelle altre stagioni dell’anno. Bere fa bene, il nostro corpo ha una altissima percentuale di acqua. Ma quando beviamo, sappiamo esattamente cosa c’è nel nostro bicchiere a parte l’H2O?

Quando si beve non solo si soddisfa un bisogno primario ma dissetandoci, senza rendercene conto assumiamo tanti micro elementi contenuti nell’acqua che a seconda della loro concentrazione e della varietà possono rivelarsi utili e benefici per il nostro specifico organismo oppure appesantirlo e rallentare determinate funzioni vitali.

Dato che in commercio ci sono tante varietà, non è bene scegliere l’acqua sulla base dei soli messaggi pubblicitari, spesso generici e fuorvianti, ma approfondire e leggere bene le etichette per scegliere in modo consapevole. E’ quindi importante conoscere e saper leggere correttamente le etichette che riportano le caratteristiche di ciascun tipo di acqua, sulla bottiglia stessa. Ci sono infatti quelle più indicate per alcuni scopi come dimagrire e altre più idonee per lo sport, per combattere l’alta pressione, per chi soffre di calcoli renali ecc.

Vediamo le caratteristiche più importanti da tenere presente nella scelta:

  • RESIDUO FISSO: è la stima del contenuto dei sali minerali presenti nell’acqua. Sono importanti perché regolano l’equilibrio idrosalino, lo sviluppo degli organi e dei tessuti. Il nostro corpo già ne possiede diversi come il sodio, il potassio, magnesio e calcio. Ognuno di questi però, se assunto in dosi eccessive può essere nocivo o al contrario se carente, creare problemi fisiologici. Sulla base della quantità di residuo fisso si distinguono acque:
  • MINERALIZZATE: sono quelle più leggere, povere in sodio, che hanno sali minerali inferiori a 50 mg per litro e sono indicate quando vi è necessità di tenere sotto controllo la tendenza a sviluppare calcoli renali, per chi soffre di ipertensione e nell’alimentazione dei neonati. Sono ottime per la diuresi.
  • OLIGOMINERALI: hanno un residuo fisso inferiore a 500 mg per litro, hanno poco sodio e svolgono principalmente azione diuretica. Indicate per tutta la famiglia, da bere durante i pasti.
  • MINERALI: il residuo fisso è compreso tra 500 e 1000 mg per litro. Il discreto contenuto di sali le rende utili da bere in estate, quando si suda di più e si perdono più sali che quindi vanno reintegrati; oppure utilissime a chi pratica sport, sempre per reintegrare i minerali persi durante l’allenamento. E’ preferibile non berne più di un litro al giorno, alternandole ad acqua oligominerale per non eccedere.
  • RICCHE DI SALI MINERALI: qui il residuo fisso è di oltre 1500 mg per litro e vanno bevute solo dietro consiglio medico, a scopo curativo specifico, in quanto molto ricche di minerali. Hanno un effetto diuretico inferiore e possono causare a lungo andare calcoli renali.

Le altre voci:

  • BICARBONATO: sostanza utile nel contrastare la formazione di acido lattico, quindi indicata nelle maggiori dosi, per gli sportivi. Se superiore a 600 mg è utile inoltre per attenuare l’iperacidità gastrica e nelle patologie renali.
  • SOLFATI: se superiore a 200 mg è lassativa, indicata per insufficienze digestive. Sconsigliata durante la crescita e nel periodo di menopausa perché interferisce con l’assorbimento del calcio.
  • CLORURO: se superiore a 200 mg è in grado di equilibrare le funzioni intestinali e del fegato. Ha inoltre azione lassativa e purgativa.
  • CALCIO: se superiore a 150 mg, agisce beneficamente a livello dello stomaco e del fegato. Particolarmente utile nella prevenzione dell’osteoporosi e ipertensione.
  • FLUORO: superiore a 1 mg è importante per rinforzare i denti e prevenire le carie.
  • FERRO: indicata per le persone che soffrono di anemie, carenze di ferro, per i vegetariani e per coloro che hanno bisogno di maggiori dosi come i lattanti, donne in gravidanza, sportivi e adolescenti.
  • SODIO: se superiore a 200 mg è importante per chi soffre di pressione bassa e per gli sportivi durante gli allenamenti. Controindicata per ipertensione e ritenzione idrica. In tali ultimi casi meglio scegliere acque che abbiano non più di 20 mg di sodio per litro.
  • PH: ci indica il livello di acidità dell’acqua che va da 0 (massima acidità) a 14 (minima acidità). Il punto intermedio, 7, è una condizione di neutralità, che di solito hanno la maggior parte delle acque. Comunque maggiore è il contenuto di anidride carbonica e solfati, minore sarà il ph (maggior acidità).
  • NITRATI: è un parametro molto importante soprattutto per neonati e bambini; se assunti in eccesso possono ostacolare il trasporto di ossigeno nel sangue. Verificare perciò che l’acqua che date ai bambini non abbia un valore superiore ai 10 mg, mentre per gli adulti va bene fino ai 45 mg.

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Risveglia il desiderio sessuale con uno dei più potenti afrodisiaci esistenti al mondo: il cioccolato

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO COPPIA AMORE SESSO RAPPORTO INNAMORATIOstriche, aglio, mandorle, peperoncino, anice… Tutti ottimi cibi dagli effetti afrodisiaci (e non dimentichiamoci di fare anche un salto dall’erborista!) tuttavia ognuno di essi ha un sapore particolare che non piace sicuramente a tutti, senza considerare spiacevoli effetti secondari: immaginate di fare l’amore con le labbra gonfie da peperoncino o con l’alito dal retrogusto all’aglio! Invece a mettere d’accordo tutti ci pensa il nostro amato cioccolato: difficile trovare gente a cui non piaccia il suo sapore o che non trovi interessanti i mille giochi in cui lui può diventare co-protagonista sotto le coperte (provate a fare lo stesso con le ostriche)! Come potete vedere dai miei moltissimi articoli che trattano di cioccolato, esso è uno dei miei alimenti preferiti e mi piace consigliarlo a chiunque stia iniziando una dieta. Usandolo nel modo giusto, il cioccolato diventa non soltanto il lato allegro della dieta, ma anche addirittura un nostro potente alleato per dimagrire, specialmente se è fondente. Ma torniamo sul lato “afrodisiaco” della questione.

Iniziamo dal lato più romantico e psicologico: il cioccolato è tradizionalmente un dono di amore, assieme alle rose è considerato come il più importante dono romantico. Vi siete mai chiesti perché a San Valentino ci si regala il cioccolato e non una busta di peperoncino calabrese? I cioccolatini hanno il grande pregio di essere piccoli e potete facilmente porgerli al vostro partner, direttamente nella sua bocca in maniera molto sensuale. Una volta mangiati non è più una questione psicologica: diventa tutto molto chimico: il cioccolato contiene alcune sostanze che potrebbero giustificare l’effetto afrodisiaco come la caffeina, la teobromina e la feniletilamina.

La caffeina non ha bisogno di eccessive presentazioni, agisce come uno stimolante. Se volete saperne di più leggete questo articolo.

La teobromina dal punto di vista chimico è una xantina e come tale svolge azione stimolante del sistema nervoso centrale intervenendo sulle sinapsi. Stimola il muscolo cardiaco e ha effetto vasodilatatore quindi tende a contrastare l’impotenza. Piccola curiosità: la teobromina è il motivo per cui alcuni animali non possono mangiare cioccolata. Essa è infatti un composto tossico ma negli uomini ha una tossicità trascurabile dovuta al fatto che essa viene metabolizzata molto velocemente, invece è altamente tossica per i cani ed i gatti perché tali animali la metabolizzano molto lentamente. Un cane di piccole dimensioni potrebbe intossicarsi letalmente con 50 grammi di cioccolato fondente, un gatto con molto meno.

La feniletilamina è considerata (anche se non esistono delle prove assolutamente certe) una sostanza che migliora lo stato d’animo e che funge anche da anti-depressivo.  Essa è un ormone della classe delle anfetamine che rilascia dopamina nei centri del piacere del cervello: sembra che stimoli sentimenti di eccitazione, attrazione ed euforia.

C’è poi l’anandamide, esso è un neurotrasmettitore che mima gli effetti dei composti psicoattivi presenti nella cannabis, noti come cannabinoidi. Il nome di questo composto deriva dal sanscrito “ananda” e significa “beatitudine interiore”: un ottimo biglietto da visita!

Inoltre il cioccolato contiene triptofano, un amminoacido chiave nell’aumento del livello di serotonina dell’organismo. E come sappiamo bene, la serotonina è il principale neurotrasmettitore per la produzione di piacere e relax. La combinazione di queste sostanze fornisce più energia, accelera il battito cardiaco e rende la persona più predisposta alle relazioni sociali ed al sesso. Il re azteco Montezuma lo aveva capito molto prima degli scienziati: usava bere una bevanda di cioccolata spumosa prima di andare ad incontrare una delle sue mogli. Comunque, ricorda che queste sostanze esplicano i loro effetti quando vengono consumate in piccole quantità: mangiare un kg di cioccolato non ti farà diventare un toro a letto, ma al massimo una pecorella col mal di pancia!

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, erezione e libido maschile e femminile
Qui di seguito trovate una lista completa di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto:

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Oggi inizia l’estate e subito una buona notizia: mangiare cioccolato fa bene all’abbronzatura

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CIOCCOLATO CIOCCOLATINO DOLCI GRASSI DIETA MANGIARE CALORIEUltimamente gli amanti del cioccolato stanno avendo delle grandi soddisfazioni! Dopo il cioccolato che non ingrassa, il fatto che fa dimagrire, fa bene alla mente e fa bene al cuore ed alla circolazione, oggi abbiamo un motivo in più per amare questo alimento, soprattutto perchè oggi inizia l’estate e la voglia di abbronzatura aumenta! Pare infatti che il cioccolato aiuterebbe anche a proteggersi dai raggi del sole.

Uno studio scientifico inglese della European Dermatology e Cosmetic Science Group School of Management and Science della London University of The Arts dimostrerebbe l’efficace protezione svolta dai polifenoli contro i raggi del sole. In particolare le fave di cacao fresche, ricche di flavonoidi (potenti antiossidanti), mantengono il loro potere – in parte – anche durante la lavorazione del prodotto e sono loro ad essere importanti per la protezione della pelle.

I ricercatori hanno coinvolto 30 persone sane e le hanno divise in due gruppi: uno dei due ha consumato 20 grammi di cioccolato al giorno come spuntino per 12 settimane. Lo studio ha dimostrato che il consumo regolare di cioccolato ricco di flavonoidi conferisce una importante fotoprotezione e protegge la pelle dagli effetti dei raggi solari e quindi diminuisce il rischio di patologie della pelle. Tale effetto è ancora più potente tanto più il cioccolato è fondente.

Amanti del cioccolato: buona estate, buon appetito e buona tintarella, ma sempre con moderazione!

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Vuoi proteggerti dalle malattie cardiovascolari? Comincia a tavola, con la dieta mediterranea

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO BASILICO MOZZARELLA POMODORI DIETA CUCINA CUCINARETutti sanno ormai da molto tempo che la dieta mediterranea ci permette di mantenere una buona salute, ma un’ulteriore conferma arriva da una ricerca spagnola svolta all’Hospital Clinic di Barcellona su 7.500 persone di età compresa tra i 55 e gli 80 anni, e pubblicata sul New England Journal of Medicine. La dieta mediterranea, con olio extravergine d’oliva e frutta secca, fa diminuire del 30% il rischio di malattie cardiovascolari e, in particolare, di ictus.

La ricerca più estesa sulla dieta mediterranea

Non è la prima volta che la scienza sottolinea i benefici della dieta mediterranea ma, secondo Remon Estruch che ha diretto lo studio, «si tratta della ricerca più estesa, chiara ed evidente per indagare il tipo di protezione sull’apparato cardiocircolatorio svolta dai cibi tipici della dieta mediterranea. Abbiamo analizzato gli effetti su un campione esteso e variegato, che includeva anziani, anche in terapia per il controllo del colesterolo e per l’ipertensione, quindi ad alto rischio di incorrere in malattie cardiovascolari, soprattutto ictus». I ricercatori hanno monitorato per 5 anni gli effetti di diete differenti sui soggetti coinvolti. I volontari sono stati divisi in tre gruppi: il primo con una dieta integrata con olio d’oliva (4 cucchiai al giorno), il secondo con l’aggiunta di noci, mandorle e nocciole (30 grammi al giorno) e il terzo gruppo di controllo, per cui era prevista una leggera riduzione nell’apporto dei grassi. Si è così scoperto che chi segue un’alimentazione mediterranea (i primi due gruppi) ha un rischio inferiore del 30% di incorrere in patologie cardiovascolari, in particolare l’infarto del miocardio.

I cibi consigliati

I cibi mediterranei consigliati includono grandi porzioni di frutta e verdura, oltre a pesce, pollo, legumi, salsa di pomodoro. Ma anche un bicchiere di vino e piccole quantità di dolci da forno o pasticceria. Naturalmente occorre fare attenzione sempre alle quantità e rimanere all’interno del limite calorico corrispondente al nostro fabbisogno. Per essere efficace, la dieta mediterranea deve rispettare l’equazione tra entrate e uscite. Chi ha un maggiore dispendio energetico, può talvolta eccedere a tavola. Diversamente si corre il rischio di essere in sovrappeso.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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