Infertilità, aborti spontanei e anomalie del nascituro: l’obesità può essere la causa

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OBESITA GRASSO SOVRAPPESO DIETA DIMAGRIRE METRO ADDOME PANCIA GRASSOL’obesità può essere causa di infertilità, anche tra le persone che ricorrono alla fecondazione in vitro. Qualche tempo fa sulla rivista Human Reproduction è stato pubblicato dalla Commissione ESHRE “sulla Legge e sull’Etica” un dibattito tra esperti che esamina il ruolo dell’obesità sia nei concepimenti naturali, che nella fecondazione assistita, e il loro impatto sulla progressione della gravidanza e sulla salute del nascituro. E’ apparso chiaro dal dibattito che tutti concordano su un fatto: l’obesità influenza i meccanismi ormonali e il metabolismo cellulare e per questo motivo può ridurre il potenziale riproduttivo. L’eccesso di peso porta, in primo luogo, ad una bassa frequenza di ovulazione e riduce le probabilità di concepimento. Per quanto riguarda l’uomo sono stati effettuati meno studi, però è chiaro che l’obesità porta anche in questo caso delle alterazioni ormonali che si ripercuotono sulla quantità e qualità degli spermatozoi e quindi sulla capacità riproduttiva maschile.

Nell’ambito della fecondazione in vitro ci sono evidenze che mostrano come le donne in sovrappeso o obese, che necessitano di una più alta dose di gonadotropine, hanno una più bassa probabilità di gravidanza e un aumentato tasso di aborti spontanei. La perdita di peso, oltre che a migliorare la fertilità, è importante anche per limitare l’insorgenza di complicazioni durante la gravidanza (come il diabete gestazionale, disordini ipertensivi, etc), ma soprattutto per ridurre il rischio di anomalie congenite e sindromi metaboliche nel nascituro. Per questo è necessario condurre sempre uno stile di vita adeguato: ridurre le calorie con diete prescritte dal medico e fare moderata attività fisica. L’obesità non solo mette a rischio il sistema cardio-circolatorio, ma può ridurre considerevolmente la propria fertilità.

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Farmaci per curare le mestruazioni dolorose e terapia non farmacologica

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO RAGAZZA TRISTE DONNA DEPRESSIONE STANCA PAURA FOBIA PENSIERI SUICIDIO FIUMA PONTEConsiglio di leggere prima questo articolo: Dismenorrea: quando le mestruazioni sono dolorose

Il trattamento farmacologico di prima linea per la cura del dolore associato alla dismenorrea consiste nella somministrazione di FANS, farmaci antinfiammatori non steroidei utili per mascherare il dolore. Questi medicinali esercitano la propria attività terapeutica anche bloccando le COX 1 e 2 (enzimi ciclossigenasi responsabili della formazione di prostaglandine, trombossano e prostacicline, mediatori chimici del dolore).  Quando il dolore è così intenso da generare nausea e vomito, si consiglia la somministrazione di un antiemetico, oltre chiaramente ai FANS. Discussa risulta invece la cura con l’alverina citrato, un farmaco antispastico che esercita la propria attività terapeutica solo in alcune donne.
Da ultimo, ma non per importanza, l’assunzione regolare di un contraccettivo ormonale è indicata per le donne con forti dolori mestruali: la pillola anticoncezionale, infatti, contiene ormoni che bloccano l’ovulazione, riducendo pertanto anche il dolore associato ai crampi mestruali.  Qualora le mestruazioni dolorose dipendano da una patologia di fondo, come l’endometriosi o la presenza di fibromi, la soluzione più appropriata risulta essere la chirurgia (ablazione chirurgica del tessuto anomalo).
Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro le mestruazioni dolorose, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura.

FANS

Per alcune donne che riferiscono di avere delle mestruazioni veramente molto dolorose, in alcuni casi la somministrazione di FANS nella dismenorrea dovrebbe iniziare addirittura il giorno prima dell’arrivo delle mestruazioni, a scopo preventivo.

Ibuprofene (es. Brufen, Moment, Subitene): per il dolore medio-moderato alla gola, si consiglia di assumere per os una dose di attivo pari a 200-400 mg (compresse, bustine effervescenti), ogni 4-6 ore dopo i pasti, al bisogno. Non assumere oltre 2,4 grammi al dì. La somministrazione endovenosa per placare il dolore da dismenorrea non è indicata. Naproxene (es. Aleve, Naprorex): si consiglia di assumere una capsula da 550 mg due volte al dì (ogni 12 ore, salvo ulteriori indicazioni del medico), al bisogno.

Flurbiprofene (es. Froben): la dose raccomandata per il controllo del dolore associato alla dismenorrea è 50 mg, da assumere per bocca 4 volte al giorno, al bisogno. Non superare le dosi indicate.

Valdecoxib (es. Bextra): farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS) appartenente al gruppo dei medicinali denominati “inibitori della ciclossigenasi-2 (COX-2)”. Il principio attivo, bloccando l’enzima COX-2, inibisce il rilascio di prostaglandine, i mediatori del dolore che favoriscono l’infiammazione e la percezione dolorosa. Indicativamente, assumere il farmaco alla dose di 20 mg, due volte al giorno. Il farmaco non è attualmente commercializzato in Italia.

Acido mefenamico (es Lysalgo): la dose raccomandata per le mestruazioni dolorose suggerisce di assumere 500 mg di farmaco per via orale, seguiti da 250 mg ogni 6 ore, a partire dal momento in cui sopraggiunge la mestruazione.

Somministrazione di ormoni estro-progestinici per il controllo delle mestruazioni dolorose

Etinilestradiolo/Levonorgestrel (es. Loette, Microgynon, Miranova, Egogyn): si tratta di pillole contraccettive, indicate in primis per bloccare l’ovulazione (effetto contraccettivo) ed in secondo luogo per il controllo del dolore nel contesto delle dismenorrea. Questi farmaci sono reperibili in confezioni da 21-28 compresse: ogni compressa è costituita da 0,02 mg di etinilestradiolo e 0.1 mg di levonorgestrel. La cura farmacologica prevede l’assunzione di una compressa al dì, per 21 giorni, possibilmente circa alla medesima ora ogni giorno, seguita da un intervallo libero di una settimana.

Desogestrel/Etinilestradiolo (es. Gracial, Novynette, Lucille, Dueva, Securgin): si tratta di compresse rivestite da 20 mcg di etnilestradiolo e 150 mcg di desogestrel. La posologia di questi farmaci rispecchia quella sopradescritta: la corretta modalità d’assunzione di questi attivi garantisce una significativa riduzione del dolore associato alla dismenorrea.

Terapia non farmacologica e consigli per il controllo delle mestruazioni dolorose

Applicare una borsa dell’acqua calda a livello del basso ventre. Bere liquidi caldi e consumare pasti leggeri e frequenti (dilazionare i pasti in tanti piccoli spuntini). Praticare tecniche di rilassamento, come yoga o meditazione. Può essere utile anche assumere integratori minerali e vitaminici (calcio, magnesio, vitamina B6) e, nel caso l’alimentazione risulti carente, integrare la dieta con supplementi a base di omega tre (ricchi di EPA e DHA, come l’olio di pesce). Ovviamente un consiglio che va bene anche per migliorare la nostra salute è perdere peso, se necessario, e seguire un programma di regolare esercizio fisico. Le mie pazienti riferiscono che, quando il dolore non è particolarmente eccessivo, può bastare anche soltanto stendersi sul letto, rilassarsi con un bel film con Meg Ryan e praticare un massaggio a livello del basso ventre, per alleviare il dolore mestruale.

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Dismenorrea: quando le mestruazioni sono dolorose

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA TRISTE DEPRESSIONE TRISTEZZA CAPELLI PENSIERI PAURA FOBIAI dolori mestruali affliggono, in maniera più o meno importante, donne fertili di tutte le civiltà e di ogni rango sociale. Non a caso, quindi, la dismenorrea (altro nome per indicare il forte dolore mestruale) è una delle più comuni condizioni di interesse ginecologico. La mestruazione dolorosa affligge approssimativamente l’80% delle donne in fase di ciclo mestruale e nel 30% circa dei casi può impedire le normali attività quotidiane, costringendo a letto per più ore o giorni le persone interessate.

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Cause

La causa di una dismenorrea è spesso difficile da definire, data anche la notevole soggettività dei sintomi, tuttavia può essere ricondotta o ad alterata funzione ovarica o ad altre alterazioni a carico dell’utero o infine a motivi non chiaramente patologici, di origine nervosa e ormonale. Vi sono due diverse forme di dismenorrea: quella primitiva (che appare nelle donne che non hanno mai partorito) e una forma secondaria (frequente nelle donne che hanno già partorito).

Fattori di rischio

I fattori di rischio sono:

  • giovane età (meno di 20 anni),
  • menarca precoce,
  • non aver mai partorito (nulliparità),
  • familiarità per il disturbo,
  • menorragia (flusso mestruale abbondante),
  • abusi sessuali,
  • basso o eccessivo Indice di Massa Corporea.

Sintomi

Il dolore può precedere la mestruazione di alcuni giorni o può accompagnare il ciclo, e generalmente si affievolisce con la fine della mestruazione. In alcuni casi la dismenorrea può essere accompagnata da perdite ematiche consistenti (menorragia).

Diagnosi

La diagnosi di dismenorrea si serve di anamnesi, esame obiettivo e, in alcuni casi, di esami come:

  • esame delle urine,
  • ecografia pelvica,
  • tomografia computerizzata,
  • risonanza magnetica,
  • isteroscopia,
  • laparoscopia.

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Terapia

Si possono usare farmaci analgesici e antinfiammatori non steroidei, inibitori della sintesi delle prostaglandine, principali responsabili del dolore. Per chi fosse allergico ai principi contenuti negli antidolorifici, è possibile ricorrere all’uso di paracetamolo o farmaci equivalenti ad esso. Spesso utilizzata per il trattamento della dismenorrea è anche la pillola anticoncezionale.

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Herpes genitale: saperlo riconoscere, come si trasmette e come si cura

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO OSPEDALE ANAMNESI ESAME FONENDOSCOPIOL’herpes genitale è una malattia sessualmente trasmissibile provocata da un virus, l’herpes simplex virus. Le crisi di recidive possono essere all’origine di dolori e di disagio che alterano la qualità della vita.

Saper riconoscere l’herpes genitale

I sintomi dell’herpes sono presenti solo nel 10% dei casi. Sono molto dolorosi nella zona d’infezione (sesso, natiche, cosce) e possono essere accompagnati da febbre, mal di testa e dolori al ventre. Nella donna: all’inizio si manifesta con pruriti, bruciori, pizzicori. Si possono avvertire dolori anche urinando. Nella zona della vulva compare del rossore a cui fanno seguito piccoli gruppi di vescichette (o piccole pustole). Queste vesciche piene di virus, poi, si rompono provocando piaghe vive, a volte molto dolorose. La cicatrizzazione avviene solo dopo 2 o 3 settimane e la crosta formatasi cade. I sintomi possono essere accompagnati da perdite vaginali. In alcune donne, l’herpes può localizzarsi all’interno della vagina e persino sul collo dell’utero, il che rende molto difficile la diagnosi, dato che i segni non sono visibili a occhio nudo. Nell’uomo: i sintomi sono spesso meno dolorosi e la guarigione è più rapida (una decina di giorni). Le zone colpite sono in genere quelle del pene e del prepuzio (piega di pelle che ricopre il glande). L’herpes può situarsi anche sulla piccola zona che si trova tra i due. Quando le lesioni colpiscono i testicoli è particolarmente fastidioso e la cicatrizzazione è lunga.

La diagnosi

Solo il medico può stabilire una diagnosi sicura. L’herpes infatti può essere confuso con altre malattie relative agli organi sessuali (micosi, infezione urinaria, altre MST…), in quanto i sintomi sono simili. Per sapere se si è portatori del virus, esistono due metodi: tramite prelievo con tampone (una sorta di cotton fioc) strisciato sulle lesioni e poi messo in coltura, e/o tramite un prelievo di sangue. È importante consultare il medico sin dalla comparsa dei primi sintomi o in presenza di una lesione dolorosa, un’irritazione o un semplice fastidio nelle parti intime, perché un ritardo nella consultazione può rendere la diagnosi più difficile.

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Le modalità di trasmissione

Il primo contatto dell’organismo con il virus dell’herpes si verifica durante un rapporto sessuale, con o senza penetrazione, con una persona con lesioni erpetiche sul sesso, sulle natiche o sulle cosce, oppure con una persona semplicemente portatrice del virus che però non presenta sintomi. In caso di herpes labiale, un rapporto in cui bocca e organi sessuali entrano in contatto può causare la trasmissione del virus presente sulle labbra alle parti intime del partner. Succede dall’1 al 30% dei casi di herpes genitale. Può verificarsi anche il contrario.

Una malattia recidiva

Una volta contratto il virus, esso resto nell’organismo per tutta la vita, nascosto in un ganglio nervoso nella parte bassa della schiena. È lì che elegge il suo domicilio a vita. Si ripresenta più o meno regolarmente, riprende lo stesso tragitto nervoso dell’andata e ricompare laddove è stato contratto: sono le recrudescenze dell’herpes, dette anche “recidive” o “crisi” la cui frequenza e intensità variano da una persona a un’altra.

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Complicazioni della malattia erpetica

Le complicazioni della malattia erpetica a volte possono essere gravi, soprattutto se vengono contagiati gli occhi, oppure in gravidanza, se il feto subisce il contagio al momento del parto, con serie conseguenze per il neonato.

Cure per l’herpes genitale

L’herpes genitale non è una malattia di cui vergognarsi. È falsamente rassicurante dirsi che si conosce bene il proprio partner e che non si rischia niente: il tuo partner può benissimo trasmetterti il virus senza neanche sospettare di esserne portatore. Se, nonostante tutto, il senso di colpa diventa troppo grande, o se le recidive sono troppo fastidiose, è consigliabile parlarne con il proprio medico di fiducia. La visita è confidenziale. Un ritardo nella consultazione può rendere la diagnosi più difficile. È molto importante dunque consultare il medico sin dalla comparsa dei primi sintomi. Esistono trattamenti efficaci per limitare il dolore, la frequenza delle crisi e per ridurre il rischio di contagio. Prima vengono messi in atto, più sono efficaci. Pertanto è necessario recarsi subito dal proprio medico, anche nel caso in cui vi sia solo il dubbio di un eventuale contagio. Nel nostro Paese l’herpes genitale non è incluso tra le malattie infettive sottoposte a denuncia obbligatoria, quindi non esistono dati nazionali certi sull’incidenza di questa malattia. Gli unici dati disponibili provengono dal Sistema di Sorveglianza delle Malattie Sessualmente Trasmesse (MST).

Pulizia dei genitali

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
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Disturbo da desiderio sessuale ipoattivo: quando la libido scompare

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO AMORE COPPIA SESSO SESSUALITA ABBRACCIO MATRIMONIO MASTURBAZIONE ORGASMO (4)Il desiderio sessuale ipoattivo è una malattia riconosciuta ufficialmente dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Tale malattia è caratterizzata da una mancanza o assenza di fantasie sessuali e desiderio di attività sessuale per un periodo di tempo. Per essere riconosciuto come tale deve causare preoccupazione o difficoltà nei rapporti interpersonali, se non addirittura angoscia, afflizione, depressione, scarsa autostima. E’ sempre fondamentale, in presenza di tale patologia, accertare se il disagio sia riferibile a fattori psicologici, a fattori fisiopatologici o entrambi (esempi classici: depressione, uso di farmaci, abuso di droghe, bassi livelli di ormoni).

Il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo può essere di tipo permanente, se la persona ha da sempre presentato un basso livello di libido o di tipo acquisito, se il grado di desiderio sessuale dipende dal modo in cui il soggetto ha elaborato le aspettative rispetto al comportamento sessuale. Apprendimenti culturali ed esperienze personali negative possono, infatti, condizionare il livello di desiderio sessuale. Il disturbo, inoltre, può essere di tipo generalizzato, se lo scarso desiderio sessuale è presente costantemente e al variare dei partner, o situazionale, se presente con un solo partner o solo in determinate circostanze ambientali.

In ambito di diagnosi differenziale il Disturbo da Desiderio Ipoattivo deve essere distinto dal Disturbo da Avversione Sessuale, in quanto mentre nel primo caso il soggetto non è sessualmente procettivo (non prende l’iniziativa sessuale ma solitamente è recettivo, cioè accetta l’invito sessuale se adeguatamente stimolato e gode adeguatamente o poco del rapporto), nel secondo caso, invece, la persona non è né procettiva né recettiva, provando avversione,disgusto o paura, anche con la sola immaginazione, verso tutto ciò che ha una connotazione sessuale. Sovente il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo è in comorbidità con altri Disturbi Sessuali , per cui è importante stabilire quale sia il disturbo primario.

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Cause psicologiche individuali

Possibili cause individuali del Disturbo da Desiderio Ipoattivo comprendono:

  • Convinzioni religiose ed educazione familiare: un’educazione di tipo rigido e/o sessuofobico può implicare condizionamenti emozionali negativi verso il sesso, inibendo sia la libido che la risposta sessuale, o riducendo la percezione della propria corporeità.
  • Personalità Ossessivo-Compulsiva: persone con tale disturbo, non essendo interessati agli aspetti ludici delle attività ed avendo una coartazione emozionale possono avere difficoltà nei rapporti intimi o al contatto con i fluidi corporei inevitabilmente presenti durante l’attività sessuale.
  • Disturbo dell’Identità di Genere o di scelta dell’oggetto sessuale: persone che si impongono di amare una persona del sesso opposto, pur essendo attratti da persone dello stesso sesso, anche a causa della presenza dell’Omofobia Interiorizzata, possono presentare un calo della libido.
  • Fobie Sessuali Specifiche: esistono fobie riferite alle parti intime o alle secrezioni genitali, che in un quadro primario di avversione sessuale possono secondariamente indurre un disturbo da desiderio ipoattivo.
  • Timore di perdere il controllo: persone con atteggiamenti di ipercontrollo possono non riuscire a rilassarsi e a lasciarsi andare per timore di perdere il controllo durante l’orgasmo.
  • Timore di una gravidanza: persone ambivalenti rispetto alla possibilità di avere un figlio possono manifestare calo della libido in concomitanza con la sospensione dell’uso di anticoncezionali o della fase di decisione di avere un figlio con il partner.
  • Sindrome del vedovo: alcuni uomini che non hanno elaborato il lutto per la precedente moglie, per senso di colpa verso quest’ultima, possono avere calo della libido.
  • Preoccupazione per l’invecchiamento: lo scarso desiderio sessuale può essere attribuibile al fatto che il proprio corpo e/o quello del partner sono percepiti come poco attraenti.
  • Stress e stile di vita frenetico.

Cause relazionali

In alcuni casi è possibile che la persona soffra di Disturbo da Desiderio Ipoattivo, a causa di conflitti di natura emotiva e relazionale presenti all’interno della coppia quali:

  • Mancanza di attrazione verso il partner.
  • Scarse abilità sessuali del partner.
  • Difficoltà a tollerare l’intimità psicologica e/o fisica in uno o entrambi i partner..
  • Conflitti di coppia.
  • Conflitti di potere e dinamiche relazionali passivo-aggressive all’interno della coppia: se un membro della coppia ha la percezione di essere passivo può utilizzare il desiderio sessuale come unico mezzo di potere e di controllo.
  • Difficoltà a coniugare i sentimenti di amore con il desiderio sessuale: alcune persone possono scegliere partner che stimano ed amano, ma che non riescono ad apprezzare dal punto di vista sessuale. Essi finiscono così per riservare la propria attività sessuale a partner esterni alla coppia che sono ritenuti meno rispettabili, ma più eccitanti.

Cause fisiopatologiche

Possibili cause comprendono fattori fisici (bassi livelli di testosterone, alti livelli di prolattina, altri problemi ormonali), fattori medici (uso di determinati farmaci) e patologie psichiatriche come la depressione.

Trattamento

A seconda di ciò che emerge da un’attenta valutazione del caso, in particolare a seconda dei fattori causali e di mantenimento del disturbo stesso, si imposta un piano di trattamento. Classicamente il trattamento medico comprende la cura dell’agente scatenante (ad esempio un trattamento ormonale se la patologia ha origine in un deficit ormonale) mentre il trattamento cognitivo-comportamentale è previsto se la patologia ha cause psicologiche e non organiche.

Integrazione alimentare

Qui di seguito trovate una lista di alcuni integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto, aumentando la quantità di sperma disponibile, potenziando l’erezione e procurando un aumento di libido sia nell’uomo che nella donna:

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L’acidità della vagina protegge la donna dalle infezioni

MEDICINA ONLINE MEDICINA ESTETICA BELLEZZA DONNA BELLA MAGRA PELLE NUDA SEXY CORPOIl mantenimento di un pH vaginale fisiologico acido rappresenta un importante fattore protettivo contro le infezioni batteriche dei genitali interni. Nell’infanzia e nella vecchiaia, quando i livelli degli estrogeni sono bassi, il pH vaginale si attesta intorno alla neutralità (6-7). Nell’adolescenza e nell’età adulta, invece, l’ambiente diventa acido (intorno a 4,5), proteggendo la vagina dalle infezioni e favorendo la crescita dei lattobacilli di Doderlein, batteri simbionti che fermentano il glicogeno cellulare in acido lattico. Grazie a tale acidità, ad un meccanismo competitivo per i nutrienti e alle sostanze antibatteriche prodotte durante il loro metabolismo, i lattobacilli di Doderlein proteggono la donna dalle infezioni vaginali e vulvovaginali, impedendo la proliferazione di una vasta gamma di patogeni.

Continua la lettura su https://www.my-personaltrainer.it/salute/pH-vaginale.html

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Perché ho il seno piccolo? Quali sono i fattori che influenzano la grandezza del mio seno? Come aumentarne il volume senza chirurgia?

MEDICINA ONLINE seno mammelle donna gravidanza cambia capezzoli areolaUna mia paziente mi ha inviato questa mail:

“Sin dalla seconda media a tutte le mie amiche e compagne cresceva il seno, mentre io ero piatta. Per sentirmi meno “inferiore” ho iniziato a imbottire il mio reggiseno. Oggi ho 26 anni è mi trovo ancora piatta. Sono stata io stessa a non farlo crescere stringendolo in fastidiosi reggiseni e non dandogli libera crescita? Perché non capisco come mai a me non sia mai cresciuto! A casa sono comunque tutte con un seno florido! Potrei provare la pillola anticoncezionale per vedere cosa succede?”

Perché un seno è grande o piccolo? Quali sono i fattori che intervengono nel determinarne le dimensioni finali? Lo sviluppo del seno dipende da moltissimi fattori biologici che si intersecano e sovrappongono nella adolescenza ed anche successivamente. Entrano in gioco fattori costituzionali, nutritivi e ormonali, in particolare estrogeni, progesterone, prolattina, ormoni della tiroide, e relativi recettori. Tra le condizioni che possono influire negativamente vi sono la magrezza e i periodi di amenorrea (mancanza delle mestruazioni). Va anche detto che il seno ha una grande variabilità individuale e non sempre la famigliarità ne condiziona sviluppo e dimensioni.

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E’ importante ricordare che anche un seno piccolo può adeguatamente esercitare le sue funzioni, come quella dell’allattamento, mentre a volte non lo fa un seno grande. La pillola anticoncezionale, contenendo un estrogeno e un progestinico, può talvolta aiutare il seno ad essere più teso o pieno, ma deve trovare all’interno del seno i recettori, cioè i “sensori” capaci di ascoltare il relativo stimolo ormonale. Anche l’aumento del peso può talvolta essere di aiuto, perché non solo lo riempie: il grasso sottocutaneo è anche produttore di estrogeni che possono stimolare il seno alla crescita.

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Iperprolattinemia: alterazione del ciclo mestruale e secrezioni dal capezzolo

MEDICINA ONLINE EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO DONNA TRISTE DEPRESSIONE TRISTEZZA CAPELLI PENSIERI PAURA FOBIALa prolattina (PRL) è un ormone, normalmente prodotto dall’ipofisi, che ha la funzione di stimolare la produzione di latte nelle donne Continua a leggere