Febbre gialla, dengue ed altre malattie trasmesse dalle zanzare

MEDICINA ONLINE ZANZARA TIGRE MOSQUITO MOSKITO MOSCA INSETTO MOSCA PUNTURA MORSO PRURITO PELLE PUNGE FASTIDIO ESTATE ATTRAE WALLPAPER PICS PICTURE PHOTODiffondendosi attraverso la puntura di una zanzara infetta, virus come dengue, febbre del Nilo e febbre gialla uccidono più di 50.000 persone in tutto il mondo ogni anno.
Anche la Malaria si sviluppa dalle zanzare, ma è causata da un parassita e non da un virus (uccide più di 600 mila persone ogni anno).
Almeno il 40 per cento della popolazione mondiale, ovvero circa 2,5 miliardi di persone, sono a rischio di gravi malattie e morte per malattie virali trasmesse dalle zanzare.

La febbre emorragica dengue, che è endemica in alcune parti del Sud America, Messico, Africa e Asia, prende circa 22.000 vite ogni anno.
E’ un’ infezione mortale che provoca febbre alta e può portare a shock settico.
Ancora più mortale della dengue è la febbre gialla, che colpisce soprattutto le persone in America Latina e in Africa.
La malattia provoca circa 30.000 morti in tutto il mondo, secondo l’OMS.

Meno mortale, ma ancora pericoloso è il virus del Nilo occidentale, una malattia neurologica virale che si sviluppa dalle zanzare che pungono gli esseri umani dopo aver banchettato con gli uccelli infettati con il virus.

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Il virus più pericoloso del mondo è più vicino a te di quanto pensi

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MIl virus con la più elevata mortalità al mondo, è un virus relativamente comune: il virus della rabbia, esso infatti ha una mortalità prossima al 100%, ciò significa quindi che quasi la totalità delle persone che contagia, purtroppo va incontro a morte.

Nel corso degli ultimi 100 anni, la rabbia è diminuita in modo significativo, sebbene ogni anno uccide più di 55 mila persone, di questi decessi, il 95% si registra in Asia e in Africa.
La rabbia si trasmette tramite il morso di animali idrofobi, portatori del virus e la maggior parte dei contagi avviene tramite cani e pipistrelli.
Esiste un vaccino per il virus utilizzabile anche nelle ore immediatamente successive post morso, all’insorgenza dei sintomi neurologici però, non è disponibile alcuna terapia efficace.

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Qual è il virus che ha ucciso più persone in assoluto?

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA DIFFERENZA LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI BNon ci sono dati precisi riguardo a questo triste primato, tuttavia, con molta probabilità, il virus che ha ucciso più persone nella storia dell’uomo è quello dell’influenza “spagnola”:  tra l’ottobre 1918 ed il marzo 1919, tale virus contagiò quasi un miliardo di individui e ne uccise tra i 40 e i 50 milioni in appena sei mesi.

Per altri però il triste primato spetta invece alla peste che avrebbe scatenato la peggiore pandemia in termini di numero dei morti (si stima che circa 200.000.000 persone siano morte nel corso della storia). La peste ha colpito l’umanità per secoli, con tre pandemie tra il 4° e il 19° secolo. La seconda di queste, la Morte Nera, ha raggiunto il picco nel 14° secolo e ha ucciso circa il 60% dell’intera popolazione europea. Ad oggi, anche se più rara, la peste esiste ancora, con episodi occasionali che si sono verificati in Congo, Cina, Madagascar e Messico.

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Differenza tra emocromo ed ematocrito

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI CLINICHE GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI LEUCOCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEA EL’ematocrito (Ht o HCT) indica la percentuale del volume sanguigno occupata dalla parte corpuscolata del sangue, rappresentata specialmente dai globuli rossi dal momento che globuli bianchi e piastrine occupano un volume decisamente minore.

L’emocromo o “esame emocromocitometrico” è invece un esame di laboratorio completo del sangue, che determina la quantità dei globuli (leucociti o globuli bianchi, eritrociti o globuli rossi, e trombociti o piastrine), i livelli dell’ematocrito (HCT), e dell’emoglobina (Hb), nonché diversi altri parametri del sangue, come gli indici corpuscolari. Sul referto che viene consegnato al paziente, vengono indicati i valori riscontrati nell’analisi del campione con accanto l’intervallo di riferimento, ossia l’intervallo di valori normali per il sesso, l’età e la strumentazione usata.

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Aptene: cos’è e perché è importante per il sistema immunitario

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA  SANGUE ANALISI LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI B T HELPER KILLER MACROFAGI MEMORIAL’aptene è una molecola a basso peso molecolare (inferiore a 10.000 uma) che di per sé non induce una risposta anticorpale, cioè non ha proprietà immunogeniche, ma se legata ad un carrier è in grado di stimolare la formazione di anticorpi specifici e di reagire con essi.

Molte sostanze naturali (proteine, carboidrati, acidi nucleici e lipidi) e molte sostanze di origine sintetica si comportano come immunogeni efficaci, ovvero evocano una risposta immunitaria contro di sé agendo come antigeni. Per evocare una risposta immunitaria un composto deve contenere dei determinanti antigenici o epitopi (cioè deve essere riconosciuto dai diversi linfociti B e dai diversi linfociti T) e deve avere un’ulteriore proprietà, quella dell’immunogenicità, cioè deve poter evocare una risposta immunitaria. In quest’ultimo caso, spesso, le dimensioni dell’antigene sono fondamentali: l’antigene deve cioè essere sufficientemente grande da dare inizio all’attivazione linfocitaria necessaria per portare ad una produzione di anticorpi. Dal punto di vista pratico ciò che si osserva è che alcuni composti chimici di piccole dimensioni e di struttura piuttosto semplice (apteni) in genere non sono dei buoni immunogeni, cioè, pur essendo riconosciuti come estranei (not-self) dall’organismo, non evocano una risposta anticorpale. In ogni caso anche queste sostanze, una volta veicolate da molecole di dimensioni maggiori chiamate trasportatori (carriers) possono acquisire la caratteristica dell’immunogenicità. Il carrier veicolante l’aptene non necessariamente è in grado di suscitare una risposta immunitaria di per sé, ma lo è il complesso carrier-aptene.

Va ricordato che, in generale, solo grandi molecole (cosiddetti antigeni timo-dipendenti), sono in possesso delle caratteristiche per determinare una adeguata risposta immunitaria (memoria immunitaria, scambio di classe anticorpale, maturazione dell’attività anticorpale). Queste caratteristiche comprendono anche un peso molecolare superiore a 10.000 dalton, peculiarità per definizione assente nell’aptene.

Il meccanismo per il quale non si ha una risposta immunitaria a seguito della penetrazione nell’organismo di una piccola molecola con funzioni di aptene, non è completamente chiarito, ma sembra possa coinvolgere meccanismi immunologici più complessi, tra cui la assenza o insufficienti segnali di co-stimolazione da parte delle cellule presentanti l’antigene.

Sono stati sperimentalmente accertati come apteni sostanze a basso peso molecolare come zuccheri, peptidi, acidi nucleici, steroidi e farmaci legati a carriers proteici.

L’aptene risulta avere grande importanza nello studio immunoistochimico per l’ottenimento della risposta immunitaria da parte di molecole che naturalmente non evocherebbero tale risposta. L’immunoistochimica affianca la tradizionale immunochimica nello studio dei tessuti.

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Differenza tra anemia e leucemia

MEDICINA ONLINE SISTEMA IMMUNITARIO IMMUNITA INNATA ASPECIFICA SPECIFICA ADATTATIVA PRIMARIA SECONDARIA DIFFERENZA LABORATORIO ANTICORPO AUTO ANTIGENE EPITOPO CARRIER APTENE LINFOCITI BAnemie e leucemie sono entrambe malattie del sangue. Le anemie sono un gruppo di patologie caratterizzate dalla carenza di emoglobina e, indirettamente, dalla diminuzione dei globuli rossi che la contengono: in questi casi diventa insufficiente il trasporto di ossigeno alle cellule dell’organismo e, di conseguenza, anche la loro produzione di energia, con danni alla funzione del cervello, del cuore e della crescita corporea.

Le leucemie sono invece un gruppo di malattie tumorali gravi caratterizzate dalla crescita eccessiva di cellule del sangue, più frequentemente di globuli bianchi.

Anemie

Anemia è una parola di origine greca che significa “mancanza di sangue”, ma con essa in realtà si indica più precisamente la mancanza di globuli rossi (anche se dal punto di vista medico sarebbe più corretto parlare di riduzione dell’emoglobina). Queste cellule sono ripiene di emoglobina, una proteina che trasporta ossigeno dai polmoni a tutte le cellule dell’organismo per permettere loro di produrre energia. L’organismo di un adulto contiene in media più di un chilo di emoglobina: la mancanza di 500 grammi già provoca danni gravi all’organismo e nessuno può sopravvivere con meno di 300 grammi. Sono colpite soprattutto le cellule che hanno bisogno di grandi quantità di ossigeno, e quindi il cervello, il cuore e i muscoli, oltre che, nei bambini, tutte le cellule in crescita.

Quali situazioni causano anemia? La prima è ovvia: una ferita grave che taglia un’arteria importante provoca una grave emorragia. In altri tipi di anemia, invece, proprio i globuli rossi possono essere incapaci di produrre emoglobina: questo può essere dovuto a malattie ereditarie in cui sono alterati i geni responsabili della produzione di emoglobina. La talassemia, per esempio, è un’anemia ereditaria presente in Italia, soprattutto nella zona del delta del Po e in Sardegna. Alcuni individui sono portatori sani di questa malattia (non hanno la malattia ma possono trasmetterla) e sono eterozigoti, cioè possiedono nel proprio patrimonio genetico due copie diverse dello stesso gene, una delle quali è alterata. Se però concepiscono un figlio con un altro eterozigote, con una probabilità su quattro il bambino nascerà talassemico omozigote, vale a dire con entrambe le copie del gene alterate. È quindi opportuno che due persone che stiano per sposarsi, particolarmente se originarie di quelle regioni, sappiano se sono eterozigoti per la talassemia. Non è difficile saperlo, perché i globuli rossi anche nei portatori sani risultano più piccoli del normale.

Ci sono anche anemie dovute alla mancanza nel cibo di sostanze come il ferro e alcune vitamine necessarie all’organismo per fabbricare l’emoglobina. In questo caso i globuli rossi sono presenti, ma contengono poca emoglobina. In altre anemie, dette aplastiche, i globuli rossi sono troppo pochi, perché è danneggiato il midollo osseo che dovrebbe produrli. Questo succede nelle leucemie, ma anche quando l’ambiente è sottoposto a radiazioni ionizzanti ‒ come dopo esplosioni atomiche ‒ o è avvelenato da particolari sostanze tossiche.

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Leucemie

Leucemia è una parola composta che deriva dai due termini greci leukós “bianco” e aíma“sangue”: le leucemie sono infatti tumori che provocano la crescita disordinata di alcune cellule bianche del sangue.

Ogni anno in Italia circa ventimila persone si ammalano di leucemia. Per quale motivo le cellule normali del sangue, il cui ritmo di crescita è regolare, cominciano a crescere troppo in fretta? La causa di queste malattie è molto simile a quella dei tumori che colpiscono altre parti del corpo. A volte per opera di sostanze che inquinano l’ambiente, ma spesso anche per puro caso, si danneggia un gene responsabile di mantenere regolare la crescita di una cellula e aumenta la velocità con cui quella cellula si duplica.

I geni sono come un lungo tema di italiano che deve essere copiato e in questa copiatura ci scappa un errore. Quasi sempre il gene si danneggia perché si rompe il cromosoma su cui è posto e la malattia viene riconosciuta proprio guardando al microscopio i cromosomi rotti dei globuli bianchi. In quell’unica cellula che va di fretta altri geni vengono a loro volta copiati male e il ritmo di crescita di quella cellula aumenta ancora, fino a che diventa leucemica. Pensiamoci bene quando copiamo troppo in fretta i temi di italiano!

Perché è dannoso un numero eccessivo di cellule del sangue? Le cellule del sangue crescono nel midollo osseo e formano popolazioni diverse: globuli rossi, globuli bianchi (linfociti e granulociti) e piastrine, che sono responsabili di diverse funzioni, tutte importanti per l’organismo. Nel primo caso la leucemia colpisce solo una di queste popolazioni che, crescendo in modo eccessivo, riempie la cavità del midollo osseo e impedisce la crescita delle altre popolazioni. Nel secondo caso le cellule che diventano leucemiche, crescendo troppo in fretta, non hanno il tempo per raggiungere la maturazione definitiva e la capacità di funzionare come dovrebbero per svolgere il loro compito.

Dato che i globuli bianchi fanno parte del sistema immunitario e perciò sono responsabili delle difese dell’organismo contro batteri, virus e parassiti, le persone con la leucemia si ammalano facilmente di malattie infettive che si manifestano con febbre alta e continua. La mancanza di piastrine, che sono importanti per la coagulazione del sangue, causa frequenti emorragie. Mentre la mancanza di globuli rossi, come si è detto, provoca anemie.

Esistono diversi tipi di leucemie. Le leucemie acute cominciano d’improvviso, precedute da pochi disturbi e colpiscono soprattutto i giovani. Le leucemie croniche colpiscono invece più spesso le persone anziane e si aggravano lentamente, nel corso di anni. Talvolta le leucemie croniche cambiano forma e diventano acute. Un discorso a parte meritano i linfomi, dovuti sempre a un’eccessiva crescita di linfociti, ma in questo caso sono localizzati nei linfonodi, che crescono a dismisura e comprimono gli organi che li circondano.

Come si può curare la leucemia? Per curare la leucemia bisogna riportare alla normalità la crescita dei globuli bianchi. Questo può essere fatto in due modi. Se la malattia è meno grave, vengono usati farmaci particolari che distruggono solo le cellule che crescono troppo. Se la malattia è molto grave, si interviene con il trapianto di midollo; in questo caso, devono prima essere distrutte tutte le cellule del midollo osseo del malato, che poi vengono sostituite con quelle di un midollo sano prelevato da un donatore. In tal modo nel midollo del malato cresceranno di nuovo cellule sane. Con queste cure almeno metà dei malati di leucemia guarisce, riprendendo una vita perfettamente normale.

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Quanto pesano le feci prodotte in un giorno?

MEDICINA ONLINE DIARREA VIAGGIATORE VACANZA VIAGGIO CIBO ESOTICO INFEZIONI CIBI CONTAMINATI ACQUA INTESTINO DOLORE FECI LIQUIDEIl peso delle feci è estremamente variabile, tuttavia uno studio inglese del 1992 ha provato a rispondere a questa domanda raccogliendo dati sulla quantità di feci emessa quotidianamente da 20 diverse popolazioni, con questi risultati:

  • la quantità media di feci emessa in un giorno è stata di 106 grammi;
  • la quantità minima di feci giornaliere è stata 72 g;
  • la quantità massima è stata 471 g/die.

Questa grossa variabilità è dovuta alla variabilità individuale, all’eventuale presenza di patologie o altro, ma principalmente si verifica in base alla diversa quantità di fibre assunte con la dieta, fattore che determina anche le volte settimanali in cui si va di corpo. E’ interessante sottolineare che all’aumentare della quantità di feci emesse diminuisce il rischio di cancro al colon, quindi una alimentazione ricca di fibre, e la conseguente regolarità intestinale, è davvero – come accennato all’inizio dell’articolo – uno degli ingredienti di una vita sana. Per ridurre  drasticamente il rischio di cancro al colon, è necessario espellere almeno 150 grammi di feci al giorno (risultato che si ottiene consumando almeno 18 grammi di fibra giornalmente); a tal proposito leggi anche: Stitichezza acuta e cronica: tipi, cause, trattamenti medici e rimedi

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Esame invasivo o non invasivo: significato ed esempi

DOTT. EMILIO ALESSIO LOIACONO MEDICO CHIRURGO PSICHIATRIA MEDICINA DELLE DIPENDENZE DIRETTORE MEDICINA ONLINE TIROIDE BIOPSIA AGO ASPIRATO TIROIDE ENDOCRINOLOGO COLLO PUNTURA DOLORE INIEZIONE NODULO TIROIDEO CANCRO TUMORE

L’agoaspirato tiroideo è un esame più invasivo della semplice ecografia della tiroide

L’invasività è un parametro che viene utilizzato in medicina per descrivere la capacità di un esame clinico di penetrare le difese naturali dell’organismo umano e quindi procurargli danno. Può essere di grado moderato, medio o elevato. Anche una tecnica medica od un intervento chirurgico possono essere più o meno invasivi.

Invasività negli esami clinici

I diversi esami che vengono utilizzati in medicina per indagare le cause di una qualche malattia, hanno ognuno un potenziale di invasività che è utile al medico per scegliere quale esame sia meglio utilizzare, in rapporto alle condizioni di salute del paziente. Questo potenziale si riferisce alla possibilità che l’esame finisca per compromettere ulteriormente lo stato di salute del soggetto, invece di aiutare il medico a migliorarlo: questo perché gli esami più invasivi (per esempio prelievo di liquor cefalorachidiano, biopsia cerebrale) sono anche quelli che hanno la maggior probabilità di portare agenti contaminanti (virus, batteri, tossine, sporcizia) all’interno del distretto interessato, e di causare così un’infezione che finirebbe inevitabilmente per aggravare le condizioni del paziente; oppure, come nel caso della biopsia cerebrale, la sua pericolosità deriva anche dal fatto che un solo movimento errato del medico potrebbe seriamente danneggiare un’importante area encefalica, con conseguenze anche molto gravi.

Come regola generale, dunque, in medicina si tende a privilegiare sempre l’esame meno invasivo, mentre quelli più invasivi vengono utilizzati solo se il paziente è abbastanza in buona salute da poterli sopportare senza grossi rischi, oppure se le sue condizioni fanno supporre una patologia tanto grave da rendere accettabile il rischio di comprometterne ulteriormente la salute pur di ottenere una diagnosi migliore e potenzialmente salvavita.

Esempi di esami ad invasività differente

La misurazione della pressione arteriosa sistemica può avvenire mediante due metodi:

  • la misurazione della pressione arteriosa periferica viene effettuata mediante l’utilizzo di uno sfigmomanometro, cioè un bracciale la cui pressione sul braccio del paziente può essere regolata manualmente o elettronicamente dal medico stesso;
  • la misurazione della pressione arteriosa centrale viene effettuata mediante l’utilizzo di una sonda o catetere, che viene inserito nell’arteria femorale e va a misurare la pressione a livello dell’aorta ascendente.

La seconda tecnica, pur essendo più precisa della prima, non viene utilizzata di frequente proprio per la sua maggiore invasività: l’inserimento di un catetere arterioso centrale, infatti, comporta un rischio maggiore di quello del tradizionale sfigmomanometro, ed è da riservare ai casi in cui i benefici superano i rischi.

Un esempio di esame ad invasività moderata che viene utilizzato con una certa frequenza è il prelievo sanguigno: pur comportando l’inserimento di un ago in vena, e quindi un certo rischio correlato all’introduzione accidentale di microrganismi patogeni se l’ago non è ben sterilizzato, questo esame è l’unico in grado di darci tante informazioni sullo stato di salute dell’organismo con un rischio così piccolo. Il rapporto utilità/rischio molto favorevole lo rende quindi uno degli esami più utilizzati nella pratica medica di tutti i giorni.

Una ecografia della tiroide ha ovviamente una invasività decisamente minore rispetto allo stesso esame eseguito associandolo a biopsia, come anche una cavitazione per l’eliminazione del grasso corporeo ha una invasività molto più bassa rispetto ad una liposuzione. Una ecografia sovrapubica (eseguita con la sonda poggiata sul pube) ha una invasività minore di quella eseguita con una sonda transrettale (inserita nel retto) ed entrambe sono meno invasive di una laparoscopia che a sua volta è meno invasiva della chirurgia “open” (a “cielo aperto”).

Un esempio di come gli sviluppi tecnologici abbiano permesso di abbandonare tecniche più rischiose a favore di tecniche meno invasive, è rappresentato dalla diagnosi di encefalite, soprattutto per quanto riguarda le encefaliti da HSV. Fino all’inizio degli anni ’90, infatti, l’unico metodo che consentiva una diagnosi tempestiva di encefalite da HSV (permettendo così una sua rapida eradicazione prima dell’insorgere di gravi danni) era una biopsia cerebrale, tecnica però estremamente pericolosa per i motivi già ricordati. Al giorno d’oggi, con gli sviluppi della tecnologia, la biopsia cerebrale è stata abbandonata per un metodo molto meno invasivo, la ricerca di materiale virale nel liquor tramite PCR: pur non essendo scevra di rischi, questa tecnica permette infatti di evitare il contatto con le sensibilissime cellule encefaliche, ed è quindi dotata di un potenziale di invasività decisamente minore della biopsia cerebrale.

Attualmente, gli esami clinici con l’invasività più bassa e la più alta capacità di dare al medico informazioni sullo stato di salute del paziente, sono quelli appartenenti alla cosiddetta diagnostica per immagini: la radiografia, la RMN e la TAC.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo
Direttore dello Staff di Medicina OnLine

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