Un amore proibito tra insegnante e alunno, una gravidanza non portata a termine e pomeriggi di fuoco nella calda estate del 2015. È finita davanti ai giudici di Houston la storia tra Alexandria Vera, professoressa 24enne, e uno studente 13enne che per mesi hanno avuto rapporti sessuali con il consenso dei genitori del ragazzino. Adesso, nonostante una prima fase in cui aveva negato ogni accusa, l’insegnante è stata costretta a confessare per evitare di consumare fino all’ultimo i suoi giorni dietro le sbarre.
Alexandria, docente della Thomas J. Stovall Middle School di Conroe, in Texas, aveva iniziato a scambiare messaggi via Instagram con l’adolescente fino a quando i due avevano deciso di incontrarsi. Durante quei pomeriggi è scattata la scintilla e insegnante e studente avevano finiti per avere rapporti sessuali ogni giorno. Nel corso della relazione la ragazza aveva scoperto di essere rimasta incinta, ma mentre i genitori del suo alunno sembravano essere entusiasti della gravidanza, la notizia della relazione era passata di bocca in bocca fino a essere segnalata ai servizi che si occupano della sicurezza dei minori.
La professoressa ha abortito, ma per lei si sono aperte ugualmente le porte del carcere. A giugno, dietro il pagamento di 100mila dollari di cauzione, è riuscita ad abbandonare la sua cella ma le è stato vietato l’accesso a internet e le è stato ordinato di indossare un monitor Gps, stare lontano dai minori e rispettare il coprifuoco impostole tra le 20 e le 7 del mattino. In attesa della sentenza finale, mercoledì è comparsa davanti ai giudici per dichiararsi colpevole di violenza sessuale aggravata su un bambino. Questa mossa le eviterà il carcere a vita, ma a gennaio i giudici potrebbero condannarla a 30 anni dietro le sbarre. Tuttavia, il suo avvocato è fiducioso: spera di accordarsi affinché la ragazza, che ha una bimba di 4 anni, possa usufruire della libertà vigilata. Sorte diversa è capitata al suo alunno, adesso 14enne. I giudici hanno deciso di sottrarlo alla sua famiglia: rimarrà in affidamento fino al prossimo agosto.
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Lo staff di Medicina OnLine
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Vedo che molte persone atee o agnostiche, si impegnano a trovare dei sistemi, dei sillogismi, delle logiche, alcuni addirittura delle formule matematiche, per dimostrare il fatto che non esista alcun dio, per rispondere a tono alla marea di
Addentrandosi nella vita di Elvira Verrone, diventa sempre più incomprensibile capire cosa abbia spinto una giovane di 25 anni, bella e solare, a sdraiarsi sui binari della linea ferroviaria Napoli-Formia per attendere che un treno la falciasse. L’agonia dell’attesa e il travaglio del tormento interiore che le offuscava la lucidità, sopraffatti da un dolore lancinante. Questa è la tragica fine che Elvira ha scelto di abbracciare: 25 anni, professione commessa, residente a San Cipriano, ma ha cercato la morte alla stazione di Albanova.

Quando si è svegliata in un letto d’ospedale di Houston, il suo primo pensiero è stato dove fossero i suoi bambini. L’ultimo ricordo che aveva era quello di un gruppo di uomini che si avvicinavano intimandole di consegnare la borsetta. Poi gli spari, la corsa in ospedale e il buio. Infine la più tragica delle notizie, comunicata dai suoi familiari che non hanno potuto contenere le lacrime mentre le dicevano che la piccola Ava, di soli 4 anni, era rimasta vittima di una violenza folle e inaudita.
Non hanno voluto aspettare che il giudice pronunciasse la sentenza e si sono fatti giustizia da soli: la folla impazzita ha trascinato in strada un uomo e lo ha ucciso per vendicare una bimba di quattro anni, rapita, stuprata e brutalmente uccisa. È successo a Reyes, nel nord della Bolivia, dove il presunto pedofilo è stato linciato da un folto gruppo di abitanti che ha preso d’assalto la stazione di polizia: la folla ha sfondato l’ingresso e ha trascinato l’uomo in strada con una corda al collo. Dopo averlo picchiato lo hanno impiccato ad un albero, come mostrano le immagini girate con i cellulari e postate online subito dopo l’uccisione.
Una studentessa 30enne di giurisprudenza è stata brutalmente stuprata e uccisa in India. Il caso è avvenuto cinque giorni fa ed ha scatenato delle proteste di piazza nella città di Ernakulam contro il governo locale. Per adesso la polizia ha fermato per accertamenti due sospetti, vicini di casa della vittima. La studentessa, Jisha, appartenente alla comunità dei ‘dalit’ (gli ex intoccabili), è stata rinvenuta cadavere nella sua abitazione con i segni di circa 30 coltellate e con profonde ferite all’addome.
