Mangiare regolarmente pesce azzurro dimezza il rischio di sviluppare l’artride reumatoide: lo suggerisce un recente studio condotto dai ricercatori dell’Institute of Environmental Medicine, Karolinska Institutet e pubblicato sulla rivista Annals of the Rheumatic Diseases. Mangiare una sola porzione di pesce azzurro a settimana può rivelarsi fondamentale a livello di prevenzione di questo tipo di malattia. Il pesce azzurro (alici, sardine, aringhe, sgombri tanto per citarne qualche qualità) è considerato un tipo di pesce poco prelibato, ma in realtà è ricchissimo per le sue qualità nutrizionali: è molto digeribile, ricco di calcio e soprattutto è ricco di grassi insaturi e soprattutto dei famosi omega 3. Insomma un vero toccasana per la salute e sarebbero proprio gli omega 3 a svolgere un importante ruolo antinfiammatorio protettivo nei confronti della malattia.
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Chi è a dieta spesso e volentieri cerca di evitare lo zucchero e sceglie prodotti light ricchi di dolcificanti naturali e a basso contenuto calorico. Il più diffuso? Senza dubbio l’aspartame, che vanta un alto potere edulcorante (addirittura 200 volte superiore rispetto allo zucchero), ma che però nel corso degli anni è stato al centro di dibattito sui suoi presunti effetti cancerogeni. Adesso un nuovo studio revisionale tutto italiano riabilita l’aspartame: si tratta di un dolcificante sicuro che non ha alcun tipo di effetto cancerogeno.
In molti paesi, tra cui l’Italia, sui pacchetti di sigarette è vietato scrivere “light” o “leggero” oppure “a basso tenore di catrame”, perchè è stato appurato che tali messaggi inducono nel consumatore l’idea che le sigarette contenute in questi pacchetti siano meno dannose per la salute, cosa assolutamente non vera, anzi
Un recente studio sottolinea come un’alimentazione ricca di fibre sia in grado di fortificare le difese immunitarie. Un’ottima notizia soprattutto adesso l’estate sta volgendo al termine ed abbiamo ancora un po’ di tempo per preparaci ai primi freddi autunnali giocando di anticipo! I risultati sono emersi da uno studio australiano condotto dai ricercatori del Garvan Institute of Medical Research e del Cooperative Research Centre for Asthma e Airways guidati da Charles Mackay e Kendle Maslowski ed è stato pubblicato su Nature: il segreto risiederebbe in un recettore antinfiammatorio, il GPR43, che si lega agli acidi grassi a catena corta riuscendo così a rafforzare le difese dell’organismo.
Una dieta povera di fibre, come sottolinea un recente studio italiano, potrebbe causare disturbi e indebolire la flora batterica, fondamentale per combattere agenti esterni, virus e batteri che potrebbero danneggiare il fegato e l’intestino. Paolo Lionetti, ricercatore dell’Università di Firenze, nella sua ricerca ha evidenziato come, chi segue una dieta troppo povera di fibre, può avere ripercussioni serie sull’intestino impedendo alla flora batterica di rigenerarsi e di proteggere dagli agenti esterni.
La dieta per chi soffre di pressione alta (ipertensione) dovrà essere studiata appositamente per cercare di combattere questo disturbo. L’ipertensione arteriosa infatti può essere migliorata con una dieta sana, ipocalorica e assolutamente iposodica. Non sottovalutate mai la pressione alta, che può avere una predisposizione genetico-familiare ma che nella maggior parte dei casi viene aggravata da uno stile di vita inappropriato. Da evitare il sovrappeso e l’obesità, la sedentarietà e una dieta sbilanciata, ricca di sodio e con poco potassio, magnesio e acidi grassi omega3.
Il signore che vedete qui sopra raffigurato si chiama Malcolm Myatt, è nato in Inghilterra 68 anni fa ed è camionista in pensione. Perchè sia diventato un caso medico famoso è presto detto: è sempre contento. E non è un modo di dire. Da quando lo ha colpito un ictus nel 2004, che ha compromesso la sensibilità della parte sinistra del suo corpo, il signor Malcolm non è più grado di provare il sentimento della tristezza. E non perché sia ottimista o stupido: semplicemente nel suo cervello, e in particolare nel lobo frontale che controlla le emozioni, lo choc della malattia ha “cancellato” la possibilità fisiologica di provare tristezza. Nella sfortuna, il signor Myatt – ribattezzato dai giornali Mr. Happy – è stato fortunato: pensate se avesse perso per sempre la possibilità di essere felice…