Differenza tra infezione ed infestazione

MEDICINA ONLINE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEA EMOGLOBINAL’infestazione è la condizione di un organismo invaso da un parassita; le infestazioni umane più frequenti nell’uomo: la scabbia, la pediculosi, le malattie da artropodi (come le pulci), da echinococco, da filaria, da schistosomi. L’infestazione avviene normalmente tramite un altro organismo animale, e l’uomo può essere l’ospite definitivo oppure, a sua volta, ospite intermedio. Queste condizioni hanno grande peso sulla salute pubblica mondiale, perché spesso sono debilitanti, facilmente trasmissibili (ad esempio tra i bambini nelle scuole o tra adulti negli uffici pubblici) e veicolano infezioni secondarie. I rimedi terapeutici tipicamente usati per le infestazioni sono il lindano (esaclorobenzene), la permetrina e l’ivermectina; si tratta di prodotti da manipolare con cura perché tossici: agiscono sul sistema nervoso dei parassiti, provocandone paralisi e morte.

Una infezione è una reazione patologica di un organismo alla penetrazione e alla moltiplicazione di microrganismi (virus, batteri, miceti, protozoi, metazoi).

Il concetto di infestazione è diverso da quello di infezione, perché nell’infestazione l’organismo infestante (parassita) NON si riproduce nell’ospite, cosa che invece avviene nell’infezione.

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Farganesse (prometazina) 25mg compresse e soluzione iniettabile, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTRODenominazione

FARGANESSE

Categoria Farmacoterapeutica

Antistaminici per uso sistemico.

Principi Attivi

Prometazina cloridrato.

Eccipienti

Compresse rivestite: lattosio, amido, polivinilpirrolidone, sodio carbossimetilcellulosa, magnesio stearato, gomma sandracca, colofonia, talco, magnesio carbonato, titanio biossido, E 172, gomma arabica, cera carnauba, saccarosio.

Soluzione iniettabile: potassio metabisolfito, sodio solfito anidro, sodio citrato, acido citrico, acqua p.p.i.

Indicazioni

Trattamento sintomatico degli stati allergici a carico dell’apparato respiratorio, delle mucose e della cute; reazioni allergiche da farmacie da trasfusioni di sangue o emoderivati; pruriti diffusi; reazioni anafilattiche; punture d’insetti; come sedativo ipnotico e per le turbeemotive di lieve entita’.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Gravidanza accertata o presunta; ipersensibilita’ nota verso la prometazina e verso altri antistaminici di analoga struttura chimica; controindicato nei bambini sotto i due anni di eta’, durante l’allattamento,nei pazienti in trattamento con inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO), in corso di terapia nelle affezioni delle basse vie respiratorie, compresa l’asma bronchiale; per i suoi effetti anticolinergici non utilizzare in caso di glaucoma, nell’ipertrofia prostatica, nell’ostruzione del collo vescicale, nelle stenosi pilorica e duodenale o di altri tratti dell’apparato gastroenterico ed urogenitale.

Posologia

>Adulti. Via orale: 1-4 compresse nelle 24 ore, ripartiti in piu’ somministrazioni ai pasti. Somministrare alla sera la dose piu’ alta.

>Adulti. Via parenterale: generalmente 25-50 mg (1-2 mi) per iniezione intramuscolare profonda o in caso di urgenza le stesse dosi per iniezione endovenosa lenta (diluire 1 mi di medicinale in 10 ml di acqua per preparazioni iniettabili). Non si’ deve superare la dose di 100 mg pervia parenterale.

>>Bambini. Via parenterale: l’uso nei bambini, in particolare in quelli tra 6 mesi e i 2 anni di eta’, va limitato a trattamenti occasionali o in situazioni di’ emergenza ed effettuato sotto il diretto controllo medico. Da 6 mesi a 1 anno: 2,5 – 5 mg al giorno,per via i.m. profonda. Da 1 anno a 5 anni; 5- 7,5 mg al giorno, per via i.m. profonda. Da 5 a 10 anni; 7,5-12,5 mg al giorno, per via i.m. profonda. Per ottenere un effetto ipnotico sedativo e’ sufficiente una dose serale di 2,5-5 mg. Nel trattamento di pazienti anziani stabilire la posologia e valutare una eventuale riduzione dei dosaggi sopraindicati.

Conservazione

Conservare al riparo dalla luce.

Avvertenze

Alle comuni dosi terapeutiche gli antistaminici in genere presentano effetti secondari assai variabili da composto a composto e da soggettoa soggetto. Particolare cautela occorre nel determinare la dose in soggetti anziani e nei bambini in considerazione della loro maggiore sensibilita’ verso gli antistaminici. Gli effetti degli antistaminici sonoaccentuati dall’alcool, dagli ipnotici, dai sedativi e tranquillantie da altri farmaci ad effetto depressivo sul SNC. L’uso degli antistaminici puo’ mascherare i primi segni di ototossicita’ di certi antibiotici. L’effetto antiemetico della prometazina puo’ mascherare i sintomidi una malattia non riconosciuta e ostacolare la diagnosi. Ad alte dosi, in genere per via parenterale, e’ possibile la comparsa di segni extrapiramidali, pertanto la prometazina non dovrebbe essere impiegatanei bambini che presentano segni indicativi di sindrome di Reye o di altra affezione epatica. La prometazina infine deve essere usata con cautela in soggetti con affezioni epatiche e cardiovascolari. Poiche’ laprometazina deprime l’attivita’ del midollo osseo, la comparsa di leucopenia e agranulocitosi risulta facilitata dall’associazione con altri farmaci mielodepressori. Tale associazione dovrebbe pertanto essereevitata.

Interazioni

Gli effetti degli antistaminici sono accentuati dall’alcool, dagli ipnotici, dai sedativi e tranquillanti e da altri farmaci ad effetto depressivo sul SNC.

Effetti Indesiderati

Alle comuni dosi terapeutiche gli effetti collaterali piu’ frequenti consistono in sedazione e sonnolenza, astenia, facile affaticabilita’,difficolta’ nella coordinazione motoria, visione indistinta, diplopia,vertigini, ronzii auricolari. Sono tuttavia possibili segni d’eccitazione centrale, specialmente nei bambini, con la comparsa di euforia, nervosismo, tremori e insonnia e, ad altre dosi, convulsioni. Le reazioni extrapiramidali sono rare e si riscontrano con l’impiego di alte dosi per via parenterale. Sono inoltre frequenti per gli effetti anticolinergici del preparato, secchezza della bocca, della gola e del naso,stipsi, difficolta’ nella minzione e ritenzione urinaria, riduzione edispessimento della secrezione bronchiale accompagnati da senso di oppressione toracica e respiro difficoltoso. La comparsa di disturbi epigastrici, anoressia, nausea, vomito e diarrea puo’ essere evitata somministrando gli antistaminici al momento dei pasti. Il prodotto puo’ determinare reazioni da fotosensibilizzazione e manifestazioni allergichefino allo shock anafilattico. Alle comuni dosi d’impiego il prodottonon manifesta effetti sul sistema cardiovascolare. E’ tuttavia possibile, specie negli anziani o nei soggetti ipersensibili o con l’uso di prometazina per via parenterale, cefalea, ipotensione, tachicardia ed extrasistoli. Sono stati riportati casi di porpora trombocitopenica, leucopenia, agranulocitosi ed ittero di tipo ostruttivo.

Gravidanza E Allattamento

In gravidanza e durante l’allattamento il farmaco dovra’ essere somministrato soltanto in caso di effettiva necessita’.

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Citalopram (Elopram): modalità d’assunzione e meccanismo d’azione

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICIl citalopram è una molecola della famiglia degli SSRI (selective serotonin reuptake inhibitors) utilizzata per il trattamento della depressione maggiore e dei disturbi d’ansia (attacchi di panico, ansia generalizzata, disturbo ossessivo compulsivo). Al pari di altri SSRI ha anche utilizzi off-label come per il trattamento del disturbo disforico premestruale, neuropatia diabetica e dismorfofobia, per citarne alcuni.

Il citalopram è la molecola più recente e, a detta di numerosi studi, la più selettiva e di conseguenza quella che presenta meno effetti collaterali. Citalopram non stimola direttamente i recettori della serotonina (che è un neurotrasmettitore) ma inibisce il re-uptake (la ricaptazione) della serotonina da parte della terminazione presinaptica, aumentandone la concentrazione nella fessura sinaptica. In Italia, è commercializzato da Lundbeck con i nomi di Seropram ed Elopram, oltre a essere disponibile come farmaco generico.

Modalità d’assunzione

Viene largamente impiegato, data la sua tollerabilità, nelle sindromi depressive acute o croniche e nel trattamento dei disturbi d’ansia, come l’ansia generalizzata o il disturbo da attacchi di panico, a dosaggi compresi fra i 10 e i 40 mg giornalieri. A dosaggi elevati, vicino a quelli massimali, viene impiegato nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo. Se la risposta è insufficiente la dose può essere aumentata fino ad un massimo di 60 mg al giorno.

Generalmente la terapia viene iniziata con un dosaggio basso che viene incrementato lentamente fino a raggiungere quello terapeutico, in modo da diminuire gli effetti collaterali, specie quelli di natura gastrointestinale, che tendono ad essere più evidenti all’inizio della terapia. Ugualmente, la diminuzione deve essere particolarmente graduale in modo da evitare la così detta sindrome da sospensione. L’effetto terapeutico si manifesta generalmente in 2-4 settimane dall’inizio della terapia.

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Meccanismo d’azione

Il Citalopram è un inibitore potente e selettivo del reuptake della serotonina: è cioè in grado di bloccare l’attività del trasportatore della serotonina (il cui compito è prelevarla dalla fessura sinaptica e trasportarla all’interno delle cellule cerebrali): ciò porta ad un aumento della sua concentrazione nel vallo sinaptico. Tra tutti gli SSRI, il citalopram è la molecola più selettiva, cioè che mostra la maggiore affinità per il suo target farmacologico rispetto agli altri target secondari (come il trasportatore della noradrenalina).

Mostra poi una debole affinità per il recettore istaminico e ciò può rendere conto delle sue leggere proprietà sedative. Il Citalopram inoltre inibisce, similmente agli altri SSRI, l’enzima CYP2D6 e può quindi portare ad un incremento delle concentrazioni plasmatiche di farmaci come risperidone, tramadolo, codeina e aripiprazolo.

Il Citalopram è in realtà una miscela racemica dei due enantionemeri R-(-)-Citalopram ed S-(+)-Citalopram (commercializzato come Escitalopram). Quest’ultimo sembrerebbe avere una ancora maggiore selettività per il trasportatore della serotonina e quindi offrirebbe un vantaggio terapeutico, la reale portata di questo effetto è però dubbia.

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SSRI in pazienti con diabete, iponatriemia, osteoporosi e prolungamento QT

MEDICINA ONLINE DUODENO PANCREAS DIGESTIONE GLICEMIA DIABETE ANALISI INSULINA ZUCCHERO CARBOIDRATI CIBO MANGIARE DIETA MELLITO TIPO 1 2 CURA TERAPIA FARMACI STUDIO NUOVE TENOLOGIE TERAPIEGli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (noti anche con la sigla abbreviata SSRI, dall’inglese selective serotonin reuptake inhibitors) sono una classe di psicofarmaci che rientrano nell’ambito degli antidepressivi.

Diabete

La somministrazione di un SSRI può influenzare il controllo glicemico. L’aumento del tono serotoninergico indotto dall’antidepressivo, infatti, sembrerebbe aumentare la secrezione e la sensibilità all’insulina. Con fluoxetina si è osservata ipoglicemia durante la terapia e iperglicemiaalla sospensione del trattamento. Il dosaggio dei farmaci antidiabetici — ipoglicemizzanti orali e insulina — potrebbe, quindi, richiedere un aggiustamento.

Iponatriemia

Gli SSRI possono indurre iponatriemia (valore medio di 120 mmoli/L) con un aumento del rischio di 3,5 volte. Nella maggior parte dei pazienti tale effetto si manifesta durante il primo mese di terapia; il rischio è maggiore nelle donne anziane e nei pazienti in terapia con diuretici. L’iponatriemia si manifesta con confusione, convulsioni, senso di fatica, delirio, sincope, sonnolenza, agitazione, vertigini, allucinazione e, più raramente, con aggressività, disturbi della personalità e depersonalizzazione. La comparsa di sintomi neuropsichiatrici durante il primo mese di trattamento deve di conseguenza suggerire la misurazione degli elettroliti serici.

Prolungamento dell’intervallo QT

poiché il citalopram può prolungare l’intervallo QT, si raccomanda cautela in caso di pazienti con prolungamento congenito dell’intervallo QT oppure in caso di associazioni farmacologiche con farmaci noti per prolungare l’intervallo QT. L’associazione degli antidepressivi con antipsicotici aumenta il rischio di prolungamento dell’intervallo QT.

Osteoporosi

Durante l’assunzione di SSRI si è osservato un aumento del rischio di fratture sia in pazienti psichiatrici che non e che ciò era dovuto ad una diminuzione della densità ossea. Dato l’incremento delle prescrizioni anche in donne post-menopausa per la cura delle vampate di calore, si richiede un particolare monitoraggio specie in questa classe di pazienti.

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SSRI: uso di antidepressivi in gravidanza ed allattamento

MEDICINA ONLINE VAGINA DONNA BACIO SESSULITA GRAVIDANZA INCINTA SESSO COPPIA AMORE TRISTE GAY OMOSESSUAANSIA DA PRESTAZIONE IMPOTENZA DISFUNZIONE ERETTILE FRIGIDA PAURA FOBIA TRADIMENTOGli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (noti anche con la sigla abbreviata SSRI, dall’inglese selective serotonin reuptake inhibitors) sono una classe di psicofarmaci che rientrano nell’ambito degli antidepressivi.

Gravidanza ed allattamento

L’uso di SSRI in gravidanza è associato ad un aumento del tasso di aborti spontanei del 70% ed un generale aumento della possibilità di parto pre termine. Una analisi sistematica di studi ha evidenziato come l’assunzione di SSRI in gravidanza porti ad un amento del rischio di malformazioni del feto comprese tra il 3% ed il 24% mentre non ha trovato evidenze di un aumento del rischio di difetti cardiovascolari. Raramente i neonati la cui madre ha assunto un SSRI specie negli utlmi mesi di gravidanza, possono soffrire di Ipertensione Polmonare Persistente, una sindrome che causa un anomalo aumento della pressione sanguigna nei vasi polmonari del neonato con conseguente diminuzione dell’efficienza di ossigenazione. Questa condizione è associata con un aumento del 25% dei casi di deficit neurologico a lungo termine.

I neonati di madri che assumevano SSRI nel corso della gravidanza possono soffrire di una forma di sindrome di astinenza che consiste in una serie di sintomi neurologici, gastrointestinali, respiratori ed endocrini che tendono a risolversi autonomamente nel giro di qualche giorno.

Secondo una review di studi del 2015 ci sono indicazioni di come l’esposizione del feto ad un SSRI possa portare ad un aumentato rischio di autismo mentre uno studio del 2016 indica come ci sia un aumento dei casi di depressione negli adolescenti. Studi su animali hanno trovato che l’esposizione prenatale ad un SSRI altera il comportamento sessuale nella prole, tuttavia non è noto se tali risultati possono essere traslati all’uomo. L’attuale letteratura medica considera alcuni SSRI, come Sertralina e Paroxetina, sicuri durante allattamento.

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Polmonite in bimbi ed adulti: quando chiamare subito il medico

MEDICINA ONLINE POLMONI LUNGS APPARATO RESPIRATORIO SISTEMA DIFFERENZA TRACHEA VIE AEREE SUPERIORI INFERIORI TRACHEA BRONCHI BRONCHILI TERMINALI ALVEOLI POLMONARI RAMIFICAZIONI LOBI ANATOMIA FUNZIONILa polmonite è una malattia infiammatoria che colpisce uno o ambedue i polmoni. Molti microrganismi, come batteri, virus e funghi, possono causare la polmonite. Può anche dipendere dall’inalazione di un liquido o di un agente chimico. I soggetti più a rischio sono gli adulti oltre i 65 anni e i bambini sotto i 2 anni di età, oppure le persone già affette da problemi di salute. La sintomatologia può variare da lieve a grave, i principali sintomi sono febbre alta, brividi e tosse produttiva,che non migliora o che tendenzialmente peggiora. Nella maggior parte dei casi i soggetti con polmonite possono essere tranquillamente trattati e non andare incontro a complicanze. In alcuni casi, però, la polmonite può condurre a patologie e condizioni pericolose per la salute, anche potenzialmente mortali, specie in soggetti a rischio come neonati, bambini, anziani, soggetti immunodeficienti, quindi è una patologia che non va mai sottovalutata.

In caso di polmonite, contattate immediatamente un medico o recatevi al più vicino pronto soccorso, se uno o più di questi sintomi non si risolvono:

  • tosse,
  • respiro affannoso,
  • dolore al petto, che varia con il respiro,
  • febbre di origine sconosciuta: soprattutto se si tratta di una febbre maggiore di 39 °C che dura per due giorni o più ed è accompagnata da brividi e forte sudorazione,

Se sospettate che vostro figlio abbia la polmonite, non aspettate che si risolva da sola o con rimedi casalinghi: portatelo immediatamente dal pediatra.

Andate immediatamente dal medico anche:

  • se siete anziano,
  • se state facendo la chemioterapia,
  • se il vostro sistema immunitario è compromesso a causa di una malattia o di una terapia che seguite.

I pazienti affetti da malattie che compromettono il sistema immunitario (come l’AIDS), da altre patologie croniche, come l’asma, oppure quelli che seguono una terapia contro i tumori o che hanno subito un trapianto sono particolarmente vulnerabili alla polmonite, quindi dovrebbero sottoporsi a stretto controllo medico.

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Polmonite interstiziale, atipica, senza febbre: sintomi e cure in bimbi ed adulti

MEDICINA ONLINE POLMONI LUNGS APPARATO RESPIRATORIO SISTEMA DIFFERENZA TRACHEA VIE AEREE SUPERIORI INFERIORI TRACHEA BRONCHI BRONCHILI TERMINALI ALVEOLI POLMONARI RAMIFICAZIONI LOBI ANATOMIA FUNZIONILa polmonite è una malattia infiammatoria che colpisce uno o ambedue i polmoni. Molti microrganismi, come batteri, virus e funghi, possono causare la polmonite. Può anche dipendere dall’inalazione di un liquido o di un agente chimico. I soggetti più a rischio sono gli adulti oltre i 65 anni e i bambini sotto i 2 anni di età, oppure le persone già affette da problemi di salute. La sintomatologia può variare da lieve a grave, i principali sintomi sono:

  • febbre alta,
  • brividi squassanti,
  • tosse produttiva, che non migliora o che tendenzialmente peggiora,
  • comparsa di affanno durante attività quotidiane normali,
  • dolore toracico associato al respiro o ai colpi di tosse,
  • improvviso peggioramento dopo un raffreddore o un’influenza.

Il medico pone la diagnosi in base all’anamnesi, all’esame obiettivo e agli esami di laboratorio. Il trattamento dipende dal tipo di polmonite. Se batterica, saranno utili gli antibiotici. Se virale, il trattamento può richiedere farmaci antivirali. Per la polmonite vale il detto meglio prevenire che curare. Prevenire la polmonite è comunque sempre meglio che trattarla. Esistono vaccini per prevenire la polmonite pneumococcica e da influenza. Altre misure preventive comprendono il frequente lavaggio delle mani e l’astensione dal fumo.

Cause di polmonite

La polmonite può essere dovuta principalmente a:

  • batteri;
  • virus;
  • funghi.

Queste infezioni causano l’infiammazione delle sacche di aria polmonari, i cosiddetti alveoli. L’infiammazione fa sì che questi alveoli si riempiano di liquido e pus.

Batteri

Sono le cause più frequenti negli adulti. I batteri all’origine di una polmonite sono tanti, nei paesi occidentali la causa più frequente è lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco).

Si parla di polmonite atipica se l’agente batterico rientra nei tipi seguenti:

  • Legionella pneumophila. Questo tipo di polmonite è anche detto morbo del legionario; è dovuto a un batterio che è stato all’origine di gravi epidemie. Queste epidemie sono state collegate alla contaminazione di impianti di condizionamento dell’aria, vasche da idromassaggio e fontane decorative.
  • Mycoplasma pneumoniae. È un tipo di batterio molto diffuso, che in genere colpisce i soggetti sotto i 40 anni. Sono particolarmente a rischio le persone che vivono o lavorano in luoghi affollati, come scuole, ricoveri per senzatetto e prigioni. In genere, si tratta di forme lievi che rispondono bene agli antibiotici, ma può talvolta colpire anche in forma molto grave. La malattia può essere associata a eruzioni cutanee ed emolisi. Questo tipo di batterio è una causa frequente di “polmonite ambulante”, alludendo al fatto che la sintomatologia non è in genere tale da forzare il paziente a letto.
  • Chlamydia pneumoniae. Questo tipo di polmonite può colpire in qualunque stagione ed è spesso lieve. Perlopiù, colpisce i soggetti tra 65 e 79 anni.
    La polmonite batterica può svilupparsi come tale o complicare un raffreddore virale o l’influenza. Spesso, la polmonite interessa solo un lobo (un’area) di un polmone. Si parla in questi casi di polmonite lobare.

Il corpo riesce quasi sempre a filtrare i batteri dall’aria che viene respirata, proteggendo così i polmoni da possibili infezioni. Il sistema immunitario, la conformazione del naso e della gola, la capacità di tossire e rivestimenti dotati di delicate strutture filiformi, simili a capelli, dette ciglia, aiutano a impedire che i germi raggiungano i polmoni. Talvolta, i batteri riescono a entrare nei polmoni e ne provocano l’infezione.

L’infezione è più probabile se:

  • Il sistema immunitario è debole, in caso di periodi di forte stress, malnutrizione, AIDS.
  • Il germe è molto virulento.
  • Il corpo non riesce a filtrare i batteri dall’aria che viene respirata. Ciò può succedere per esempio in soggetti impossibilitati a tossire, a seguito di un ictus o perché sedati; in mancanza di una tosse efficace, i batteri rimangono più facilmente nelle vie aeree.

Quando i batteri raggiungono i polmoni entra in funzione il sistema immunitario, che invia una varietà di cellule a combattere i germi. Queste cellule causano l’infiammazione degli alveoli, che si possono riempire di liquido e pus. Ciò origina i sintomi di polmonite.

Virus

I virus che infettano le vie aeree possono causare polmoniti. Il virus dell’influenza è la causa più frequente di polmonite virale nell’adulto. Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è invece la causa più frequente di polmonite nel bambino prima dei due anni.
Anche virus come quelli del raffreddore (rinovirus), i parainfluenzali e il metapneumovirus umano (HMPV) possono causare l’infezione. La maggior parte delle polmoniti virali è leggera. Queste polmoniti migliorano spontaneamente nell’arco di 1 – 3 settimane, senza trattamento. Sporadicamente, sono più gravi e possono aver bisogno di un trattamento ospedaliero. Chi contrae una polmonite virale è a rischio di polmonite batterica.

Funghi

La polmonite pneumocistica è una forma infettiva grave causata dal fungo Pneumocystis jirovecii. Il fungo attacca soggetti con difese immunitarie indebolite da HIV/AIDS o dall’uso prolungato di farmaci che sopprimono il sistema immunitario, per esempio quelli usati nel trattamento del cancro o nella prevenzione del rigetto nei trapianti d’organo o midollo osseo.

Fattori di rischio per le polmoniti

Vari fattori, tra cui età, fumo, condizioni di salute, immunodeficienze ed altri, aumentano i rischi di contrarre l’infezione e di ammalarsi in modo più grave.

Fasce di età maggiormente a rischio di polmonite

La polmonite può colpire gente di tutte le età, ma le fasce maggiormente a rischio di infezione e di gravità della malattia sono due:

  • Bambini piccoli (dai 2 anni in giù), perché il loro sistema immunitario si sta ancora sviluppando.
  • Anziani (dai 65 anni in su), perché il loro sistema immunitario inizia anche lui a risentire di un normale processo di invecchiamento.

Ambiente

Il rischio di polmonite può aumentare in caso di esposizione ad alcuni agenti chimici e inquinanti, o a fumi tossici.

Stile di vita

Il fumo di sigaretta, l’abuso di alcolici e la denutrizione aumentano il rischio di polmonite.

Altre condizioni mediche

Anche altri fattori e condizioni aumentano il rischio di contrarre l’infezione. In particolare:

  • Tosse inefficace o problemi di deglutizione, a seguito di ictus o per altri motivi.
    Impossibilità a muoversi efficacemente o sedazione.
  • Raffreddore o influenza recenti.
  • Malattia polmonare o altra malattia grave come la fibrosi cistica, l’asma, una broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), le bronchiectasie, il diabete, l’insufficienza cardiaca o l’anemia a cellule falciformi.
  • Degenza in terapia intensiva, specialmente se in ventilazione assistita (respirazione tramite una macchina).
  • Sistema immunitario debole o soppresso da HIV/AIDS, trapianto d’organo o di cellule staminali del midollo e sangue.
  • Chemioterapia.
  • Uso protratto di steroidi.

Sintomi

La polmonite può variare da lieve a grave. Alcuni soggetti sono maggiormente a rischio di sviluppare una forma grave o con complicanze anche letali. Se la causa della polmonite sono i batteri il sintomo che si presenta per primo nel giro di poco tempo è la spossatezza, accompagnata da febbre alta e difficoltà respiratorie.
Se la causa è un virus i sintomi compaiono con maggiore gradualità e possono essere meno gravi. I sintomi caratteristici della polmonite sono:

  • febbre alta,
  • brividi squassanti,
  • tosse con espettorato (una sostanza viscosa), che non migliora o peggiora,
  • comparsa di affanno durante attività quotidiane normali,
  • dolore toracico associato al respiro o ai colpi di tosse,
  • improvviso peggioramento dopo un raffreddore o un’influenza,
  • nausea,
  • sensazione di malessere generale,
  • vomito,
  • diarrea.

I sintomi possono variare in alcuni gruppi di soggetti. Neonati e bambini piccoli possono non manifestare alcun segno dell’infezione. In alternativa, possono avere febbre e tosse, o apparire agitati e malati, o stanchi e apatici. Anziani ed individui con malattie gravi o sistemi immunitari depressi possono avere meno sintomi, più contenuti. Possono anche avere una temperatura corporea inferiore al normale. Se già affetti da una malattia polmonare, ci può essere un peggioramento di quest’ultima. Gli anziani che contraggono la polmonite talvolta hanno improvvise variazioni della lucidità mentale.

Diagnosi

Talvolta è difficile formulare la diagnosi, perché i sintomi possono essere simili a quelli riscontrati in soggetti con raffreddore o influenza. È possibile non rendersi conto della gravità finché non si realizza che i sintomi durano più che in quelle condizioni. La polmonite verrà diagnostica in base ad anamnesi, esame obiettivo ed esami strumentali. Il tipo di polmonite può essere diagnosticato in base a come la malattia è stata contratta e al germe causa dell’infezione. In caso di polmonite sospetta, il medico può raccomandare uno o più degli esami seguenti:

  • Radiografia del torace, per identificare un’infiammazione dei polmoni. I raggi X sono il modo migliore per fare diagnosi di polmonite. La metodica non dice però che tipo di germe sta causando l’affezione.
  • Analisi del sangue, come un emocromo completo, per capire se il sistema immunitario sta reagendo all’infezione.
  • Emocoltura, per vedere se un’eventuale infezione batterica ha contaminato anche il sangue. Se così, il medico ha gli elementi per decidere come trattare l’infezione.
  • Esame dell’espettorato.
  • Tomografia computerizzata (TAC) del torace.
  • Coltura dell’essudato pleurico.
  • Pulsossimetria.
  • Broncoscopia.

Cura e terapia

Il trattamento dipende dal tipo di polmonite, dal germe che ne è la causa e dalla gravità. La maggior parte dei soggetti affetti da polmonite acquisita in comunità (la forma più frequente) viene curata a casa. La terapia ha lo scopo di curare l’infezione e prevenire complicanze.

Polmonite batterica

Viene trattata con farmaci noti come antibiotici. Gli antibiotici andranno assunti come da prescrizione medica. Il paziente deve continuare la cura anche se può sentirsi meglio prima di aver completato il ciclo di antibiotico. Se il trattamento viene interrotto troppo presto, la polmonite può recidivare. La maggior parte dei soggetti migliora dopo 1 – 3 giorni di antibiotici. In pratica, il paziente si sente meglio e diminuiscono i sintomi come tosse e febbre.

Polmonite virale

In questi casi, gli antibiotici non sono efficaci. Se virale, il trattamento può richiedere farmaci antivirali. La polmonite virale in genere migliora in 1 – 3 settimane.

Trattamento di sintomi gravi

Il ricovero ospedaliero può essere necessario se:

  • I sintomi sono gravi.
  • Il soggetto è a rischio di complicanze a causa di altri problemi di salute.
  • Se l’ossigenazione del sangue è bassa può essere praticata una terapia con ossigeno.
  • In caso di polmonite batterica, gli antibiotici possono essere somministrati per via endovenosa.

Stile di vita che favoriscono la cura 

Una volta contratta la polmonite esistono modi per guarire dall’infezione ed evitare complicanze.

  • Riposarsi molto.
  • Rispettare il piano di trattamento stabilito dal medico.
  • Assumere tutti i medicinali secondo quanto prescritto. Se sotto antibiotici, continuare la cura fino a guarigione completa. Si deve continuare la cura anche se ci si sente meglio prima di aver completato il ciclo di antibiotico. Se il trattamento viene interrotto troppo presto, l’infezione batterica e la polmonite possono recidivare.
  • Chiedere al medico quando sottoporsi a una visita di controllo. Il medico può raccomandare una radiografia toracica per controllare la guarigione dell’infezione.
  • Smettere di fumare e di frequentare luoghi inquinati.

La polmonite può durare a lungo

Alcuni soggetti migliorano e riescono a riprendere la propria routine nell’arco di una settimana. Altri possono richiedere un mese o più. Molti continuano a sentirsi stanchi per circa un mese. Consultare il medico su quando riprendere le proprie attività.

Con la polmonite è importante:

  • Limitare i contatti con conviventi e amici.
  • Coprirsi il naso e la bocca quando si tossisce o si starnuta, gettare subito i fazzoletti usati e lavarsi le mani.

Queste azioni aiutano a evitare il contagio di altre persone.

Prevenzione

La polmonite può essere molto grave e risultare anche mortale. Alcuni tipi possono essere prevenuti grazie alle vaccinazioni. Una buona igiene, l’astensione dal fumo e un sistema immunitario mantenuto valido con l’attività fisica e una dieta sana sono altri fattori importanti per prevenire la polmonite.

Vaccini

Esistono vaccini per prevenire polmoniti da pneumococco e da influenza. I vaccini non riescono a impedire l’infezione in tutti i soggetti, ma in ogni caso, quando anche si ammalino, i soggetti vaccinati, se confrontati ai non vaccinati, tendono a sviluppare:

  • infezioni meno gravi,
  • polmoniti di durata più breve,
  • meno complicanze importanti.

I vaccini da valutare con il medico sono per:

  • pneumococco,
  • influenza,
  • haemophilus influenzae tipo B (Hib).

Altre forme di prevenzione

Anche i passi seguenti aiutano a prevenire la malattia:

  • Lavarsi le mani con sapone e acqua o gel alcolici per uccidere i germi.
  • Non fumare. Il fumo danneggia le capacità di filtro e difesa dai germi dei polmoni.
  • Evitare luoghi con aria inquinata e con polveri sottili.
  • Mantenere il sistema immunitario in salute.
  • Riposare bene.
  • Fare attività fisica.
  • Seguire una dieta sana.

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Ormoni tiroidei: differenza T3 e T4, valori normali e patologici

MEDICINA ONLINE TIROIDE NODULO IPOTIROIDISMO IBSA EUTIROX ORMONI TIROIDEI METABOLISMO BASALE COLLO GOZZO SINTOMI PARATIROIDI TIROIDECTOMIA TOTALE PARZIALE CHIRURGIA OBESITA INGRASSARE PEGli ormoni tiroidei regolano diverse attività dell’organismo, in particolare regolano il metabolismo, cioè quel complesso di reazioni chimiche che avvengono nel nostro corpo indicando a quest’ultimo “quanto veloce deve lavorare” e come deve usare le sostanze alimentari per produrre energia. Gli ormoni tiroidei contribuiscono alla spesa energetica, regolando direttamente il metabolismo basale. Gli ormoni tiroidei regolano anche le riserve energetiche dell’organismo, stimolando la sintesi o la degradazione delle stesse in base ai loro livelli. I due ormoni principali prodotti dalla tiroide, stimolata dall’ormone tireostimolante (TSH), sono:

  • tiroxina (T4);
  • triiodotironina (T3).

Valori Normali

  • FT3: 2.0-3.5 pg/mL

  • T3: 80-190 ng/dL

  • FT4: 0.8-1.8 ng/dL

  • T4 5.0-12.5 mcg/dL

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L’esame del T4 di solito viene usato come esame di seconda linea dopo quello del TSH (ormone tireostimolante); il T4 totale e il T4 libero (FT4) sono due esami diversi che aiutano il medico a valutare la funzionalità della tiroide.La forma totale è usata da molti anni e contribuisce alla diagnosi di ipertiroidismo e ipotiroidismo, è un esame utile, ma il risultato dipende dal livello della globulina legante la tiroxina (la proteina circolante che lega l’ormone). FT4 è un esame introdotto più di recente, i cui risultati non dipendono dalla quantità di globulina. Il T4 libero è la forma attiva della tiroxina, quindi molti ritengono che l’esame del T4 libero rispecchi con maggior precisione la funzionalità tiroidea e per questo motivo sempre più spesso sostituisce quello del totale. Indipendentemente dalla modalità di misurazione, l’esame della tiroxina di solito è prescritto contemporaneamente all’esame del TSH, oppure dopo quest’ultimo. L’esame serve al medico per decidere se il meccanismo di feedback ormonale della tiroide funziona correttamente e i risultati degli esami servono per distinguere tra le diverse cause dell’ipertiroidismo e dell’ipotiroidismo. In alcuni casi può anche essere prescritto l’esame del T3, che dà al medico ulteriori informazioni diagnostiche.

Gli esami del T4 e del TSH possono essere prescritti per valutare i pazienti con il gozzo e per diagnosticare le situazioni di infertilità femminile. Se il medico sospetta che il paziente sia affetto da una patologia autoimmune legata alla tiroide, insieme al T4 può essere prescritto l’esame degli anticorpi tiroidei. Il 20% del T3 è prodotto per sintesi diretta e l’80% per conversione da T3 a T4 (deiodazione) nei tessuti periferici. I livelli di T3 circolante sono molto inferiori a quelli di T4, ma il T3 è più attivo metabolicamente anche se il suo effetto è più breve.

La triiodotironina (T3) è un esame di seconda linea che viene prescritto come follow-up se in un esame precedente i valori dell’ormone tireostimolante (TSH) sono troppo bassi e il medico sospetta che il paziente soffra di ipertiroidismo causato da un eccesso di questo ormone (T3 tossicosi). Nel sangue circolante, il 99,7% del T3 è legato alle proteine plasmatiche, soprattutto alla globulina legante la tiroxina. Il T3 libero (FT3) è la forma metabolicamente attiva del T3, che rappresenta lo 0,3% del T3 totale.

Nell’ipertiroidismo, sia il T4 sia il T3 di solito sono superiori al normale, ma in un piccolo sottoinsieme dei pazienti affetti dall’ipertiroidismo, cioè nel caso della T3 tossicosi, solo il T3 è maggiore del normale. Nell’ipotiroidismo, i livelli di T4 e T3 sono inferiori al normale. Il livello di T3 spesso è inferiori al normale nei pazienti malati o ricoverati per problemi alla tiroide.

Interpretazione

  • I valori di T4 (o FT4) più elevati del normale fanno propendere per l’ipertiroidismo o per l’assunzione eccessiva di tiroxina.
  • I valori inferiori al normale fanno propendere per l’ipotiroidismo.
  • La tiroxina libera è utile per correggere i valori del T4 totali in caso di alterazioni della globulina legante, ma può dare risultati falsati in caso di anomalie delle proteine leganti o se il paziente è affetto da altre patologie gravi.
  • Un valore di T3 superiore al normale è tipico di T3 tossicosi, ipertiroidismo e sindrome da resistenza periferica.
  • Un valore di T3 inferiore al normale è tipico dell’ipotiroidismo primario e secondario e del terzo trimestre di gravidanza.
  • Valori elevati del T3 totale sono tipici di: ipertiroidismo, T3 tossicosi e tiroidite acuta. Il T3 totale inoltre aumenta se il paziente assume 25 µg o più di triiodotironina o 300 µg di tiroxina (T4, per esempio sotto forma del farmaco Eutirox) e se il livello di globulina legante è elevato.
  • Valori di T3 inferiori al normale vengono riscontrati nell’ipotiroidismo clinico o subclinico, nel digiuno prolungato, in condizioni di stress e patologie acute, nonché in caso di scarsità di globulina legante.

Nella tabella seguente riassumiamo i possibili risultati dell’esame del TSH e i loro significati più probabili:

TSH T4 T3 Interpretation
Alto Normale Normale Ipotiroidismo lieve (subclinico)
Alto Basso Basso o normale Ipotiroidismo
Basso Normale Normale Ipertiroidismo lieve (subclinico)
Basso Alto o normale Alto o normale Ipertiroidismo
Basso Basso o normale Basso o normale Patologie non tiroidee, ipotiroidismo secondario (causato dalla ghiandola pituitaria, raro)

Valori Bassi

  • Ipotiroidismo

Valori Alti

  • Ipertiroidismo
  • (Attenzione, elenco non esaustivo. Si sottolinea inoltre che spesso piccole variazioni dagli intervalli di riferimento possono non avere significato clinico.)

Fattori che influenzano l’esame

La gravidanza può far aumentare i livello di entrambi gli esami, ma questo non significa necessariamente che la futura mamma soffra di qualche disturbo alla tiroide. Numerosi farmaci possono alterare il risultato, mentre il T3 spesso è inferiore al normale nei pazienti malati o ricoverati in ospedale, quindi non è un buon indicatore dell’ipotiroidismo in queste situazioni.

Quando viene richiesto l’esame

L’esame del T4 totale o del T4 libero viene prescritto quasi sempre in seguito a un’anomalia nei risultati dell’esame del TSH. In alcuni casi può essere prescritto contemporaneamente all’esame del TSH per dare al medico un quadro più completo del funzionamento del meccanismo di feedback ormonale della tiroide. Questi esami di solito sono prescritti quando il paziente presenta i sintomi dell’ipertiroidismo

  • difficoltà di concentrazione,
  • affaticamento,
  • alterazione della funzionalità intestinale,
  • gozzo (tiroide visibilmente ingrossata) o presenza di noduli,
  • perdita di capelli,
  • tremore alle mani,
  • intolleranza al calore,
  • aumento dell’appetito,
  • aumento della sudorazione,
  • irregolarità mestruali,
  • nervosismo,
  • palpitazioni,
  • irrequietezza,
  • disturbi del sonno,
  • perdita di peso inspiegabile.

o dell’ipotiroidismo:

  • affaticamento,
  • aumento di peso,
  • viso gonfio,
  • intolleranza al freddo,
  • dolori articolari e muscolari,
  • stipsi,
  • pelle secca,
  • diradamento dei capelli,
  • diminuzione della sudorazione,
  • irregolarità mestruali,
  • depressione,
  • frequenza cardiaca rallentata.

L’esame del T3 totale o libero può essere prescritto se il paziente presenta delle anomalie nell’esame del TSH e/o del T4. Può far parte degli esami prescritti dal medico quando i sintomi del paziente fanno sospettare l’ipertiroidismo. Uno degli esami del T3 può essere prescritto ad intervalli regolari per tenere sotto controllo una patologia della tiroide già diagnosticata e per valutare l’efficacia della terapia per l’ipertiroidismo.

Preparazione richiesta

Per quest’esame non è necessaria nessuna preparazione. Alcuni farmaci possono interferire con il risultato dell’esame, quindi vi consigliamo di ricordare al medico tutti i farmaci che assumete.

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