Camminare fa davvero dimagrire?

MEDICINA ONLINE WALKING INTO NATURE CAMMINARE PASSEGGIARE NATURA BOSCO SAND POLVERE MONTAGNA ALBERI OMBRA SOLE SPIAGGIA COMPAGNIA AMICI STILE DI VITA DIMAGRIRE CORSA RUNNER HI WELLPAPERDimagrire camminandoper quanto tempo e funziona davvero? Se avete realmente intenzione di perdere chili, il primo passo importante da fare è alzarsi dal letto e mettersi in movimento: invece di guardare la propria serie televisiva preferita o di schiacciare un pisolino di pomeriggio, conviene fare una bella passeggiata all’aria aperta, che non fa bene semplicemente al girovita, ma anche alla salute in generale, anche a quella mentale. Camminare aiuta a ridurre lo stress e a donarvi così più energie per affrontare nella maniera più giusta le difficoltà del quotidiano. Questo significa che camminare fa bene a chi vuole dimagrire e a tutti coloro che desiderano trovare un po’ di serenità, staccando la spina da lavoro e problemi.
Non inventate mille scuse per non uscire di casa e fare qualche passo, ma imparate a ritagliarvi sempre almeno mezz’ora al giorno per fare una passeggiata. Dimagrire camminando si può! Se invece, per motivi che solo voi conoscete, non potete proprio mettere la testa fuori casa, vi consiglio di compare la cyclette o il tapis roulant che, se usati con costanza e abbinati a uno stile alimentare per dimagrire velocemente, vi daranno dei grossi risultati.

Non è impossibile dimagrire camminando sul tapis roulant, dunque, ma non svolge lo stesso effetto rilassante di quando si cammina all’aperto (fate attenzione quando il sole è troppo caldo): stare rinchiusi nelle quattro mura non vi permetterà realmente di prendere del tempo per la cura di voi stessi. Se non avete un tapis roulant o avete seguito questo mio consiglio – quello di uscire di casa e camminare per dimagrire -, allora non dovete mai rinunciare a scarpe comode, a una borraccia con acqua fresca (mai fredda), a dei polsini per il sudore e a un cappellino se il sole batte forte sulla testa.

Ma per quanto tempo bisogna camminare per dimagrire? Il tempo ideale, per chi vuole perdere veramente peso e rendere più toniche e belle le gambe, è di 60 minuti: si può davvero dimagrire camminando un’ora al giorno. L’importante è essere costanti e non mangiare troppo per recuperare le energie perse. Molti si affidano ad app gratis per dimagrire camminando, ma con i consigli che troverete qui di seguito, capirete che perdere peso in poco tempo non è impossibile.

Dimagrire camminando 1 ora al giorno

Se il vostro intento è quello di tenere sotto controllo il peso, allora bastano 30 minuti circa di camminata, ma se invece volete dimagrire camminando dovete passeggiare e correre (alternando le due attività) per un’ora al giorno. Non bisogna strafare: non serve a niente. Dimagrire camminando 1 ora al giorno è possibile e, appena più in basso, scoprirete cosa fare per perdere chili con una semplice passeggiata unita a una corsetta benefica:

  1. Prima di tutto, bisogna camminare lentamente, a passo normale, per 5 minuti, in modo tale da mettere in funzione i muscoli delle gambe;
  2. Accelerate e andate a passo spedito per 15 minuti;
  3. Dopo venti minuti di attività, correrete piano, molto piano: ricordate che non dovete allenarvi per conquistare l’oro olimpico!;
  4. Terminati i 10 minuti di corsa leggera, camminate molto lentamente per 5 minuti;
  5. Fate un pausa di 5 minuti camminando sempre molto lentamente: approfittate di questa occasione per bere;
  6. Altri dieci minuti di camminata veloce;
  7. Cinque minuti di corsetta;
  8. Infine camminate lentamente e recuperate;
  9. Dedicate dieci minuti del vostro tempo allo stretching;
  10. Fate una doccia con acqua fresca per recuperare più in fretta le energie e tonificare gambe e braccia.

Solitamente, chi segue questi consigli per dimagrire camminando un’ora al giorno, brucia intorno alle 400 calorie, massimo 700. Si può seguire questo programma di allenamento anche cinque volte a settimana, lasciando come giorni di riposo il mercoledì e il sabato o la domenica.

Dimagrire camminado sul tapis roulant

Si può anche dimagrire camminando col tapis roulant, ovviamente: potete alternare, proprio come la camminata all’aperto, la passeggiata con la corsetta e scegliere di inclinare il nastro per rendere ancora più duro l’esercizio oppure aumentare il livello di velocità. Vi conviene non eccedere con la corsa sul tapis roulant per dimagrire, soprattutto se è la prima volta che lo utilizzate: bastano 10 minuti al giorno di camminata lenta, massimo 20 se lo avete usato per più volte. Per dimagrire davvero, dovete associare la camminata ad altri esercizi che coinvolgano altre parti del corpo. Sono presenti in Italia anche delle palestre che offrono dei particolari esercizi sul tapis roulant per dimagrire realizzati da personal trainer esperti.

Come avrete avuto modo di constatare, non è difficile dimagrire camminandofunziona davvero e, se affiancate questa attività a tutti i consigli che trovate nella sezione per perdere peso, scoprirete che è molto più semplice di quanto pensiate avere un bel fisico e soprattutto rimanere in salute. Pazienza e costanza sono le parole d’ordine per chi intende veramente migliorarsi!

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Eutirox per dimagrire: come si usa?

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA AEROSOL ASMA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS INTRAMUSCOLO PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTROINDICAZIONIAttenzione: questo articolo rappresenta soltanto uno sguardo divulgativo sul mondo dei farmaci, non vuole assolutamente incitarne l’uso. Consultate il vostro medico prima di assumere i farmaci citati in questo articolo.

Prima di comprendere in che modo si possa utilizzare l’Eutirox per dimagrire, ricordiamo come questo farmaco abbia gradualmente sostituito le vecchie tecniche terapeutiche per l’ipotiroidismo, presentando infatti notevoli vantaggi non solamente nei confronti della “vecchia” polvere di tiroide essiccata, quanto anche nei confronti dell’ormone tiroideo di sintesi T3, o triidotoritina. Gli analoghi di questo ormone hanno infatti un’emivita di sole 24 ore, mentre gli analoghi del T4 come l’Eutirox possono arrivare anche a 8 giorni, garantendo un miglior livello di efficacia sui pazienti (è sufficiente una sola assunzione giornaliera). Per queste e altre caratteristiche, l’Eutirox è divenuto un punto di riferimento nella tearpia dell’ipotiroidismo, poichè mira a normalizzare i livelli di TSH, ormone ipofisario che stimola la tiroide a produrre gli ormoni T3 e T4. Dunque, se la ghiandola funziona troppo l’organismo compenserà diminuendo la secrezione di TSH, mentre se la ghiandola funzione poco, come nell’ipotiroidismo, vi saranno valori ematici molto alti di TSH. L’assunzione di una dose eccessiva di Eutirox comporta una discesa del TSH al di sotto dei valori fisiologici. Ne deriva la necessità di personalizzare la terapia e, di conseguenza, una vasta scala di dosaggi.

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Eutirox per dimagrire, è possibile?

Da quanto sopra dovrebbe essere chiaro che l’Eutirox NON è un farmaco per dimagrire, ma può comunque permettere di arrivare a tale risultato. Il perché è molto semplice: la somministrazione di ormoni tiroidei può infatti stimolare in maniera significativa il metabolismo del nostro corpo, incrementando il dispendio di energie. È per questo motivo che alcuni sintomi tipici dell’ipotiroidismo sono una cospicua sudorazione, un rapido dimagrimento e una scarsa tolleranza alle alte temperature. Dunque, la somministrazione di Eutirox potrebbe realmente portare a una perdita di parte del peso corporeo.

Eutirox per dimagrire, attenzione ai rischi

Naturalmente, l’assunzione di Eutirox per dimagrire non è priva di rischi, anzi: dosi eccessive sono infatti in grado di condurre a tachicardie, dolori angiosi, tremori, crampi della muscolatura, vampate di calore, diarrea, nausea, aritmie, insonnia. Inoltre, l’utilizzo costante ed eccessivo del farmaco potrebbe compromettere la regolare funzionalità della tiroide, trasformando pertanto una persona sana in una persona malata. Tra gli altri effetti collaterali, per fortuna più rari, vi sono l’infarto miocardico, l’angina pectoris, la miocardite, l’insufficienza cardiaca con tachicardia, e così via. Ricordate pertanto che l’utilizzo dell’Eutirox per dimagire non è certo quello più congruo. Nell’ipotesi in cui decidiate comunque di assumerlo per la finalità del dimagrimento, è necessario tendere conto del fatto che non sarà mai possibile eliminare gli effetti collaterali di cui sopra, ma al limite solamente attenuarli attraverso il rispetto delle dosi consigliate, l’avvio del ciclo terapeutico con dosaggi molto bassi, l’aumento del dosaggio stesso con particolare gradualità. Inoltre, ricordate che il trattamento non deve essere protratto mai oltre il mese e non deve essere mai interrotto bruscamente. Parlatene con il vostro medico per saperne di più.

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Differenza tra infestazione interna ed esterna

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME ML’infestazione è la condizione di un organismo invaso da un parassita; le infestazioni umane più frequenti nell’uomo: la scabbia, la pediculosi, le malattie da artropodi (come le pulci), da echinococco, da filaria, da schistosomi. L’infestazione avviene normalmente tramite un altro organismo animale, e l’uomo può essere l’ospite definitivo oppure, a sua volta, ospite intermedio.

Le infestazioni possono essere classificate come interne o esterne, in relazione alla localizzazione dei parassiti rispetto all’ospite:

  • infestazioni esterne (ectoparassitiche): sono condizioni in cui gli organismi vivono primariamente sulla superficie dell’ospite; comprendono le infestazioni da acari, pidocchi e zecche;
  • infestazioni interne (endoparassitiche): sono condizioni in cui gli organismi vivono all’interno dell’ospite; comprendono le infestazioni da vermi.

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Infestazione: cos’è, da cosa è causata, come si cura

MEDICINA ONLINE LABORATORIO BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE FECI URINE GLICEMIA ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MCon “infestazione” in medicina si intende la condizione di un organismo invaso da un parassita; le infestazioni umane più frequenti nell’uomo:

  • la scabbia,
  • la pediculosi,
  • le malattie da artropodi (come le pulci),
  • da echinococco,
  • da filaria,
  • da schistosomi.

Chi trasmette una infestazione?
L’infestazione avviene normalmente tramite un altro organismo animale, e l’uomo può essere l’ospite definitivo oppure, a sua volta, ospite intermedio.

Perché queste infestazioni sono importanti?
Queste condizioni hanno grande peso sulla salute pubblica mondiale, perché spesso sono debilitanti, facilmente trasmissibili (ad esempio tra i bambini nelle scuole o tra adulti negli uffici pubblici) e perché possono veicolare infezioni secondarie anche gravi e potenzialmente mortali.

Come si curano le infestazioni?
I rimedi terapeutici tipicamente usati per le infestazioni sono il lindano (esaclorobenzene), la permetrina e l’ivermectina; si tratta di prodotti da manipolare con cura perché tossici: agiscono sul sistema nervoso dei parassiti, provocandone paralisi e morte.

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Connessione tra corpo e mente: la psicosomatica

MEDICINA ONLINE CERVELLO TELENCEFALO MEMORIA EMOZIONI CARATTERE ORMONI EPILESSIA STRESS RABBIA PAURA FOBIA SONNAMBULO ATTACCHI PANICO ANSIA VERTIGINE LIPOTIMIA IPOCONDRIA PSICOLOGIA DEPRESSIONE TRISTE STANCHEZZA PSICOSOMA.jpgLa psicosomatica è una branca della psicologia clinica volta a ricercare la connessione tra un disturbo somatico (anche generico) e la sua eziologia sempre di natura psicologica.

Il suo presupposto teorico è la considerazione dell’essere umano come inscindibile unità psicofisica; tale principio implica che in alcune forme morbose – e finanche nel politraumatismo apparentemente accidentale – accanto ai fattori somatici giochino un ruolo anche i fattori psicologici. L’interconnessione tra un disturbo e la sua causa d’origine psichica si riallaccia alla visione olistica del corpo umano, all’interno della consapevolezza che mente e corpo sono strettamente legati in virtù dell’unità psicofisica. Uno degli indirizzi più promettenti della ricerca in psicosomatica negli ultimi trent’anni (grazie anche allo sviluppo e alla nascita di nuove tecniche e tecnologie biomediche) è la psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), che ha l’obiettivo di chiarire le relazioni tra funzionamento psicologico, secrezione di neurotrasmettitori a livello cerebrale, ormoni da parte del sistema endocrino e funzionamento del sistema immunitario.

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Nell’antichità

Nel corso dei millenni, la figura del medico si mantiene, sostanzialmente, collegata a quella del saggio, del sacerdote. La medicina pitagorica, in particolare, aveva ricercato le analogie tra l’uomo e l’universo, tra il microcosmo e il macrocosmo e aveva concepito la malattia come una rottura dell’equilibrio dell’organismo, come una sorta di “perduta armonia” tra queste due forze. La medicina umorale di Ippocrate aveva invece affermato come responsabile della malattia, lo squilibrio tra gli umori del corpo. Tale concezione è di importanza fondamentale per la storia della medicina psicosomatica poiché inserisce il “temperamento” individuale come elemento sostanziale della malattia individuando, in ciascuna persona, la sua “costituzione”: il tipo “sanguigno, “flemmatico”, “bilioso” e “melanconico”, esprimerebbero, in definitiva, il carattere e il “modo di porsi nel mondo” di ciascuno di noi. L’approccio generale di Ippocrate sarà rispettato anche da Galeno e diventerà punto di riferimento per tutto il Medioevo e il Rinascimento.

Seicento

Nel Seicento, la scoperta del microscopio e le idee del filosofo René Descartes offriranno alla medicina una concezione dell’organismo regolato da forze meccaniche e fisico-chimiche, tanto che la distinzione tra res cogitans e res extensa influenzerà tutta la medicina pervenendo perfino a definire la medicina moderna. Se all’inizio, però, una tale concezione si era rivelata utile, data la complessità dello studio della disciplina, separare la res cogitans dalla res extensa alla fine “aveva creato anche problemi di una certa importanza perfino al medico pratico che si trovava a curare un paziente esteso e cogitante allo stesso tempo e vedeva fin troppo bene come i due aspetti si intersecassero fra di loro” È da notare che Claude Bernard, intorno alla fine dell’Ottocento, era giunto a parlare di omeostasi per descrivere il processo di autoregolazione da parte dell’organismo riproponendo la visione unitaria della malattia.

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La rivoluzione psicoanalitica

Dobbiamo attendere il contributo di Sigmund Freud che attraverso gli studi sull’isteria, affermò che un contenuto psichico, qualora represso, era capace di provocare importanti modificazioni corporee e il “misterioso salto” dalla mente al corpo era divenuto un evento possibile. Mentre però Sigmund Freud concentrava la sua attenzione e il suo lavoro sulla produzione verbale dei suoi pazienti, Wilhelm Reich, uno psichiatra austriaco, introdusse nella psicoanalisi anche l’osservazione e il lavoro analitico sul corpo. Successivamente, le teorie di Reich offriranno lo spunto per lo sviluppo dell’analisi bioenergetica, metodica psicoterapeutica elaborata in seguito da Alexander Lowen. Questo approccio, unico nel suo genere, ha avuto il merito di ri-considerare la mente e il corpo come un’unità funzionale, inscindibile, tanto che l’intervento degli analisti bioenergetici è costituito da una complessa combinazione di lavoro sul corpo e lavoro psicoanalitico. Tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta, Franz Alexander propose che gli stati conflittuali, attraverso la mediazione del sistema neurovegetativo, fossero anche implicati nelle cause di varie malattie psicosomatiche.

Sviluppi ulteriori

Un’altra teoria molto significativa è quella proposta dalla Dunbar, allieva e collaboratrice dello stesso Franz Alexander. Ella sostenne che la struttura della personalità individuale può condizionare le difese corporee, predisponendo allo sviluppo di determinate malattie. Vent’anni di studi ulteriori, tra il 1970 e il 1990, ma che ancora oggi forniscono risultati importanti, hanno chiarito che sensibile alle reazioni emozionali non è solo il sistema nervoso vegetativo ma anche, e notevolmente, il sistema endocrino e il sistema immunitario inaugurando il filone di ricerca della psiconeuroendocrinoimmunologia (la cosiddetta P.N.E.I.). In Italia, lo psicologo Ferruccio Antonelli nel 1981 iniziò a parlare di “brositimia”, letteralmente “sentimento ingoiato”. Secondo questo autore, le persone affette da disturbi di natura psicosomatica, presenterebbero difficoltà nel reagire alle avversità della vita, tanto che questo loro stile di vita risultò essere il principale responsabile delle loro sofferenze, la più chiara espressione della somatizzazione dell’ansia. “Mandare giù”, d’altra parte, ricorda il comportamento dello struzzo: non risolve i problemi ma li dirotta all’interno lasciandoli irrisolti.

Malattie psicosomatiche

Chi soffre di malattie psicosomatiche presenta dolore, nausea o altri sintomi fisici, senza però una causa fisiologica che possa essere diagnosticata. Tali sintomi possono avere una causa fisiologica definita, come il disturbo di conversione, disturbo somatoforme e la sindrome miositica tensiva. Alcune condizioni fisiologiche quali la carenza di vitamine o danni cerebrali possono essere causa di sintomi psicologici gravi. Quando la causa di una patologia è dubbia, la possibilità che sia di origine psicosomatica deve essere presa in considerazione. Alcune malattie che in precedenza erano ritenute puramente psicosomatiche, come le allergie, ora vengono considerate aventi un’origine organica identificata. Alcuni studi hanno dimostrato che anche semplici frustrazioni quotidiane possono avere effetti sulla funzionalità immunitaria. I pionieri in questa area di ricerca sono i coniugi Kielcot-Glaser che l’hanno teorizzata nel XX secolo. I campi d’impiego della psicosomatica sono prevalentemente stress (distress cronico) e traumi fisici, psichici e sociali esistenziali.

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Differenza tra infezione ed infestazione

MEDICINA ONLINE BLOOD TEST EXAM ESAME DEL SANGUE ANALISI GLOBULI ROSSI BIANCHI PIATRINE VALORI ERITROCITI ANEMIA TUMORE CANCRO LEUCEMIA FERRO FALCIFORME MEDITERRANEA EMOGLOBINAL’infestazione è la condizione di un organismo invaso da un parassita; le infestazioni umane più frequenti nell’uomo: la scabbia, la pediculosi, le malattie da artropodi (come le pulci), da echinococco, da filaria, da schistosomi. L’infestazione avviene normalmente tramite un altro organismo animale, e l’uomo può essere l’ospite definitivo oppure, a sua volta, ospite intermedio. Queste condizioni hanno grande peso sulla salute pubblica mondiale, perché spesso sono debilitanti, facilmente trasmissibili (ad esempio tra i bambini nelle scuole o tra adulti negli uffici pubblici) e veicolano infezioni secondarie. I rimedi terapeutici tipicamente usati per le infestazioni sono il lindano (esaclorobenzene), la permetrina e l’ivermectina; si tratta di prodotti da manipolare con cura perché tossici: agiscono sul sistema nervoso dei parassiti, provocandone paralisi e morte.

Una infezione è una reazione patologica di un organismo alla penetrazione e alla moltiplicazione di microrganismi (virus, batteri, miceti, protozoi, metazoi).

Il concetto di infestazione è diverso da quello di infezione, perché nell’infestazione l’organismo infestante (parassita) NON si riproduce nell’ospite, cosa che invece avviene nell’infezione.

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Farganesse (prometazina) 25mg compresse e soluzione iniettabile, foglietto illustrativo

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICA EFFETTI COLLATERALI CONTRODenominazione

FARGANESSE

Categoria Farmacoterapeutica

Antistaminici per uso sistemico.

Principi Attivi

Prometazina cloridrato.

Eccipienti

Compresse rivestite: lattosio, amido, polivinilpirrolidone, sodio carbossimetilcellulosa, magnesio stearato, gomma sandracca, colofonia, talco, magnesio carbonato, titanio biossido, E 172, gomma arabica, cera carnauba, saccarosio.

Soluzione iniettabile: potassio metabisolfito, sodio solfito anidro, sodio citrato, acido citrico, acqua p.p.i.

Indicazioni

Trattamento sintomatico degli stati allergici a carico dell’apparato respiratorio, delle mucose e della cute; reazioni allergiche da farmacie da trasfusioni di sangue o emoderivati; pruriti diffusi; reazioni anafilattiche; punture d’insetti; come sedativo ipnotico e per le turbeemotive di lieve entita’.

Controindicazioni/Eff.Secondar

Gravidanza accertata o presunta; ipersensibilita’ nota verso la prometazina e verso altri antistaminici di analoga struttura chimica; controindicato nei bambini sotto i due anni di eta’, durante l’allattamento,nei pazienti in trattamento con inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO), in corso di terapia nelle affezioni delle basse vie respiratorie, compresa l’asma bronchiale; per i suoi effetti anticolinergici non utilizzare in caso di glaucoma, nell’ipertrofia prostatica, nell’ostruzione del collo vescicale, nelle stenosi pilorica e duodenale o di altri tratti dell’apparato gastroenterico ed urogenitale.

Posologia

>Adulti. Via orale: 1-4 compresse nelle 24 ore, ripartiti in piu’ somministrazioni ai pasti. Somministrare alla sera la dose piu’ alta.

>Adulti. Via parenterale: generalmente 25-50 mg (1-2 mi) per iniezione intramuscolare profonda o in caso di urgenza le stesse dosi per iniezione endovenosa lenta (diluire 1 mi di medicinale in 10 ml di acqua per preparazioni iniettabili). Non si’ deve superare la dose di 100 mg pervia parenterale.

>>Bambini. Via parenterale: l’uso nei bambini, in particolare in quelli tra 6 mesi e i 2 anni di eta’, va limitato a trattamenti occasionali o in situazioni di’ emergenza ed effettuato sotto il diretto controllo medico. Da 6 mesi a 1 anno: 2,5 – 5 mg al giorno,per via i.m. profonda. Da 1 anno a 5 anni; 5- 7,5 mg al giorno, per via i.m. profonda. Da 5 a 10 anni; 7,5-12,5 mg al giorno, per via i.m. profonda. Per ottenere un effetto ipnotico sedativo e’ sufficiente una dose serale di 2,5-5 mg. Nel trattamento di pazienti anziani stabilire la posologia e valutare una eventuale riduzione dei dosaggi sopraindicati.

Conservazione

Conservare al riparo dalla luce.

Avvertenze

Alle comuni dosi terapeutiche gli antistaminici in genere presentano effetti secondari assai variabili da composto a composto e da soggettoa soggetto. Particolare cautela occorre nel determinare la dose in soggetti anziani e nei bambini in considerazione della loro maggiore sensibilita’ verso gli antistaminici. Gli effetti degli antistaminici sonoaccentuati dall’alcool, dagli ipnotici, dai sedativi e tranquillantie da altri farmaci ad effetto depressivo sul SNC. L’uso degli antistaminici puo’ mascherare i primi segni di ototossicita’ di certi antibiotici. L’effetto antiemetico della prometazina puo’ mascherare i sintomidi una malattia non riconosciuta e ostacolare la diagnosi. Ad alte dosi, in genere per via parenterale, e’ possibile la comparsa di segni extrapiramidali, pertanto la prometazina non dovrebbe essere impiegatanei bambini che presentano segni indicativi di sindrome di Reye o di altra affezione epatica. La prometazina infine deve essere usata con cautela in soggetti con affezioni epatiche e cardiovascolari. Poiche’ laprometazina deprime l’attivita’ del midollo osseo, la comparsa di leucopenia e agranulocitosi risulta facilitata dall’associazione con altri farmaci mielodepressori. Tale associazione dovrebbe pertanto essereevitata.

Interazioni

Gli effetti degli antistaminici sono accentuati dall’alcool, dagli ipnotici, dai sedativi e tranquillanti e da altri farmaci ad effetto depressivo sul SNC.

Effetti Indesiderati

Alle comuni dosi terapeutiche gli effetti collaterali piu’ frequenti consistono in sedazione e sonnolenza, astenia, facile affaticabilita’,difficolta’ nella coordinazione motoria, visione indistinta, diplopia,vertigini, ronzii auricolari. Sono tuttavia possibili segni d’eccitazione centrale, specialmente nei bambini, con la comparsa di euforia, nervosismo, tremori e insonnia e, ad altre dosi, convulsioni. Le reazioni extrapiramidali sono rare e si riscontrano con l’impiego di alte dosi per via parenterale. Sono inoltre frequenti per gli effetti anticolinergici del preparato, secchezza della bocca, della gola e del naso,stipsi, difficolta’ nella minzione e ritenzione urinaria, riduzione edispessimento della secrezione bronchiale accompagnati da senso di oppressione toracica e respiro difficoltoso. La comparsa di disturbi epigastrici, anoressia, nausea, vomito e diarrea puo’ essere evitata somministrando gli antistaminici al momento dei pasti. Il prodotto puo’ determinare reazioni da fotosensibilizzazione e manifestazioni allergichefino allo shock anafilattico. Alle comuni dosi d’impiego il prodottonon manifesta effetti sul sistema cardiovascolare. E’ tuttavia possibile, specie negli anziani o nei soggetti ipersensibili o con l’uso di prometazina per via parenterale, cefalea, ipotensione, tachicardia ed extrasistoli. Sono stati riportati casi di porpora trombocitopenica, leucopenia, agranulocitosi ed ittero di tipo ostruttivo.

Gravidanza E Allattamento

In gravidanza e durante l’allattamento il farmaco dovra’ essere somministrato soltanto in caso di effettiva necessita’.

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Citalopram (Elopram): modalità d’assunzione e meccanismo d’azione

MEDICINA ONLINE FARMACO FARMACIA PHARMACIST PHOTO PIC IMAGE PHOTO PICTURE HI RES COMPRESSE INIEZIONE SUPPOSTA PER OS SANGUE INTRAMUSCOLO CUORE PRESSIONE DIABETE CURA TERAPIA FARMACOLOGICIl citalopram è una molecola della famiglia degli SSRI (selective serotonin reuptake inhibitors) utilizzata per il trattamento della depressione maggiore e dei disturbi d’ansia (attacchi di panico, ansia generalizzata, disturbo ossessivo compulsivo). Al pari di altri SSRI ha anche utilizzi off-label come per il trattamento del disturbo disforico premestruale, neuropatia diabetica e dismorfofobia, per citarne alcuni.

Il citalopram è la molecola più recente e, a detta di numerosi studi, la più selettiva e di conseguenza quella che presenta meno effetti collaterali. Citalopram non stimola direttamente i recettori della serotonina (che è un neurotrasmettitore) ma inibisce il re-uptake (la ricaptazione) della serotonina da parte della terminazione presinaptica, aumentandone la concentrazione nella fessura sinaptica. In Italia, è commercializzato da Lundbeck con i nomi di Seropram ed Elopram, oltre a essere disponibile come farmaco generico.

Modalità d’assunzione

Viene largamente impiegato, data la sua tollerabilità, nelle sindromi depressive acute o croniche e nel trattamento dei disturbi d’ansia, come l’ansia generalizzata o il disturbo da attacchi di panico, a dosaggi compresi fra i 10 e i 40 mg giornalieri. A dosaggi elevati, vicino a quelli massimali, viene impiegato nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo. Se la risposta è insufficiente la dose può essere aumentata fino ad un massimo di 60 mg al giorno.

Generalmente la terapia viene iniziata con un dosaggio basso che viene incrementato lentamente fino a raggiungere quello terapeutico, in modo da diminuire gli effetti collaterali, specie quelli di natura gastrointestinale, che tendono ad essere più evidenti all’inizio della terapia. Ugualmente, la diminuzione deve essere particolarmente graduale in modo da evitare la così detta sindrome da sospensione. L’effetto terapeutico si manifesta generalmente in 2-4 settimane dall’inizio della terapia.

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Meccanismo d’azione

Il Citalopram è un inibitore potente e selettivo del reuptake della serotonina: è cioè in grado di bloccare l’attività del trasportatore della serotonina (il cui compito è prelevarla dalla fessura sinaptica e trasportarla all’interno delle cellule cerebrali): ciò porta ad un aumento della sua concentrazione nel vallo sinaptico. Tra tutti gli SSRI, il citalopram è la molecola più selettiva, cioè che mostra la maggiore affinità per il suo target farmacologico rispetto agli altri target secondari (come il trasportatore della noradrenalina).

Mostra poi una debole affinità per il recettore istaminico e ciò può rendere conto delle sue leggere proprietà sedative. Il Citalopram inoltre inibisce, similmente agli altri SSRI, l’enzima CYP2D6 e può quindi portare ad un incremento delle concentrazioni plasmatiche di farmaci come risperidone, tramadolo, codeina e aripiprazolo.

Il Citalopram è in realtà una miscela racemica dei due enantionemeri R-(-)-Citalopram ed S-(+)-Citalopram (commercializzato come Escitalopram). Quest’ultimo sembrerebbe avere una ancora maggiore selettività per il trasportatore della serotonina e quindi offrirebbe un vantaggio terapeutico, la reale portata di questo effetto è però dubbia.

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