Perché le mosche sono attratte da letame ed dall’immondizia?

MEDICINA ONLINE ZANZARA TIGRE MOSQUITO MOSKITO MOSCA INSETTO MOSCA PUNTURA MORSO PRURITO PELLE PUNGE FASTIDIO ESTATE ATTRAE WALLPAPER PICS PICTURE PHOTOLe mosche adulte sono attratte da letame e spazzatura perché in essi depongono le uova, dal momento che il materiale in decomposizione è favorevole alla nascita delle larve. Trascorrono poi pochi giorni tra la deposizione e la nascita delle larve. Sono queste che, diventando adulte, possono infestare gli ambienti.

Come evitare di trovarle nell’immondizia

La prevenzione è sempre meglio della disinfestazione, che di solito avviene con prodotti chimici piuttosto dannosi.

Per evitare un’infestazione di larve, esistono metodi di prevenzione semplici e scontati che tutti, ma soprattutto chi lavora nel settore alimentare, dovremmo usare:

1- non tenere in casa o in cucina i rifiuti organici. Se possibile, è bene tenerli fuori casa.
2- Pulire spesso il contenitore dei rifiuti organici, magari con acqua bollente e aceto, una mistura naturale che tiene lontano le mosche e altri insetti, oppure con la candeggina, il cui forte odore non attrae le mosche.
3- Chiudere bene bidoni e cassonetti dell’immondizia.
4- Pulire bene gli ambienti usando anche l’aceto, che allontana le mosche ed evita la deposizione delle uova.
5- Provvedi a mettere delle reti anti insetti sulle finestre
6- Utilizza metodi naturali, non tossici ed efficaci.

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Quando chiamare una ditta di disinfestazione

In ambienti piccoli come le cucine delle abitazioni, prevenire un’infestazione di larve può essere semplice. Piccoli accorgimenti possono bastare e spesso non si arriva a dover chiamare una ditta di disinfestazione. Negli ambienti grandi però non è così.

Sono le cucine dei ristoranti le più soggette all’infestazione di larve di mosche. Gestire cucine di dimensioni grandi non è facile. Se la prevenzione con l’aceto e con i vari metodi naturali non ha funzionato, e se gli insetticidi a disposizione di tutti non sono stati efficaci, al minimo sospetto che delle uova possano essere state deposte nell’immondizia è bene rivolgersi subito a una ditta di disinfestazione che valuterà il da farsi.

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Spasmi muscolari e mioclonie: cura, trattamento e rimedi

Dott. Loiacono Emilio Alessio Medico Chirurgo Roma Medicina Chirurgia Estetica Rughe Filler Cavitazione Peso Dimagrire Pancia Grasso Dietologo Cellulite Senologo Pene H Grasso Pancia Sex Sessuologo Auguri Buon Natale 2013 CURA FARMACI ANTICOLESTEROLOPrima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, vi consiglio di leggere: Spasmi muscolari e mioclonie: cause, diagnosi e cura delle contrazioni involontarie

Per impedire il ripresentarsi delle mioclonie, è importante diagnosticare la causa che le provoca e curare quella: ad avvenuta guarigione il segno sparirà. Naturalmente non sempre ciò è possibile, anzi alcune cause di mioclonie – allo stato attuale della ricerca – non hanno ancora una cura definitiva. Diventa quindi importante una terapia di tipo sintomatico, cioè che tende a diminuire e mantenere sotto controllo il problema. I farmaci che vengono utilizzati a tale scopo sono i tranquillanti e gli anticonvulsivanti. I tranquillanti usati appartengono alla categoria delle benzodiazepine ed il più comune è a base di clonazepam. Gli anticonvulsivanti sono quelli utilizzati per sedare le crisi epilettiche. I più comuni sono primidone ed acido valproico.

Clonazepam
E’ il principale farmaco per trattare il mioclono, soprattutto alcuni tipi di mioclono d’azione. Il clonazepam è un tranquillante ed il suo dosaggio è di solito incrementato fino a che il paziente migliori o fino a quando gli effetti collaterali diventano nocivi (sonnolenza e perdita di coordinazione sono i più comuni). Gli effetti vantaggiosi del medicinale possono cronicamente diminuire nel tempo se la persona sviluppa tolleranza allo stesso.

Anticonvulsivanti
Alcuni dei medicinali usati per il mioclono, come i barbiturici, la fenitoina e il primidone sono anche usati per trattare l’epilessia. I barbiturici rallentano il sistema nervoso centrale e provocano tranquillità ed effetti anticonvulsivi. La fenitoina e il primidone sono efficaci farmaci anticonvulsivi, sebbene la fenitoina possa causare insufficienza epatica o avere altri effetti dannosi a lungo termine in pazienti affetti da PME. Il sodio valproato è una terapia alternativa per il mioclono e può essere usata sia da sola sia in combinazione con il clonazepam. Benché entrambi abbiano efficacia nei casi di mioclono, alcune persone hanno reazioni avverse nei confronti di questi farmaci.

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Serotonina e mioclono
Alcuni studi hanno mostrato che dosi di 5-idrossitriptofano (5-HTP), aumentando il livello di serotonina, portano al miglioramento del mioclono d’azione e della PME. D’altra parte, studi diversi dimostrano che la terapia con 5-HTP non è efficace in tutti i pazienti e in certi casi può peggiorarne le condizioni. Queste differenze nel trattamento non sono ancora state spiegate ma possono offrire importanti indizi sulle anormalità di fondo sui recettori di serotonina.

Azione sinergica di più farmaci
Le complesse origini del mioclono possono richiedere l’utilizzo di più farmaci per un trattamento efficace. Sebbene alcuni di essi abbiano un effetto limitato se assunti singolarmente, possono averne uno decisamente superiore se uniti a farmaci che agiscono su diversi percorsi o meccanismi del cervello. In alcune persone l’efficacia dei farmaci antimioclonici può essere incrementata da terapie ormonali. Combinando diversi medicinali gli scienziati sperano comunque di raggiungere un controllo sempre migliore dei sintomi mioclonici.

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Dott. Emilio Alessio Loiacono
Medico Chirurgo

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Spasmi muscolari e mioclonie: da cosa sono causati?

Prima di iniziare la lettura, per meglio comprendere l’argomento, vi consiglio di leggere:

Le mioclonie possono avere numerosissime cause e queste per di più risultano anche estremamente eterogenee tra loro. Per comodità è possibile suddividerle in tre grosse categorie e precisamente in: cause fisiologiche, patologiche e iatrogene (cioè da farmaci). La successiva immagine vi permette un rapido sguardo sulle cause e sulla classificazione.

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Cause fisiologiche
Le mioclonie fisiologiche sono tutte quelle che interessano soggetti sani e in buona salute e che sono legate a processi fisiologici o quantomeno benigni.Sono quelle che si presentano in soggetti sani in cui il mioclono compare improvvisamente dura poco tempo e scompare. Le più comuni sono:

  1. Singhiozzo. causato dalla contrazione del diaframma , ovvero la struttura muscolare che separa il torace dall’addome.
  2. Mioclonie notturne nella fase iniziale del sonno (Mioclonie ipniche o ipnagogiche ). Un esempio classico è la sensazione di perdita di equilibrio che talvolta si avverte nel momento in cui si sta per prendere sonno. Sensazione che immediatamente ci risveglia. E’ conseguenza di spasmi muscolari delle gambe e dell’intero corpo che vengono attivati dal cervello per risvegliaci dalla immobilità erroneamente interpretata come morte incipiente.
  3. Contrazioni neonatali benigne nel sonno. Sono tipiche dei neonati in buona salute. Sono delle serie composte da 4 o 5 scosse che riguardano o l’intero corpo o le sole braccia. Si verificano nel neonato durante il periodo di sonno tranquillo e cessano con l’ingresso nella fase di sonno attivo. Si ha remissione del disturbo, in modo spontaneo, col sopraggiungere del terzo mese di vita. Non configurano anomalie nelle indagini cliniche (elettroencefalogramma).
  4. Contrazioni benigne della prima infanzia. Si presentano tra il terzo ed il sesto mese di vita nei neonati in buona salute. Si scatenano quando il bambino è sveglio oppure è stanco o ancora ha da poco consumato la poppata. Anche in questo caso le indagini cliniche strumentali non evidenziano problemi.

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Cause patologiche: le mioclonie secondarie
Le mioclonie secondarie, o anche sintomatiche, sono appunto uno dei sintomi di una patologia di base. Le principali patologie che inducono il sintomo sono:

  1. Traumi con lesioni cerebrali o del midollo spinale ed in particolare delle aree deputate al controllo della muscolatura interessata dal disturbo.
  2. Infezioni virali dell’encefalo come nella encefalite encefalica.
  3. Ictus ischemico. Provoca ipossia ad aree del cervello e può creare lesioni che possono indurre mioclonie.
  4. Tumori cerebrali.
  5. Malattia di Parkinson. Malattia a carattere degenerativo del sistema nervoso centrale che tra i vari sintomi include tremori e spasmi muscolari.
  6. Malattia di Alzheimer. Malattia degenerativa causata dalla progressiva distruzione dei neuroni per deposizione tra loro di una proteina la beta-amiloide che li ingloba come un collante. Nella fase avanzata della malattia per la distruzione dei neuroni colinergici e la riduzione del neurotrasmettitore acetilcolina si hanno come sintomi le mioclonie.
  7. Corea major o di Huntington. E una malattia degenerativa dei centri nervosi che sovraintendono alla corretta azione motoria noto come sistema extra piramidale in quanto coordinato dal sistema piramidale che è allocato nel cervello tra corteccia motoria e midollo allungato e ponte del Varolio.
  8. Malattie e disordini metabolici. Come possono essere: insufficienza epatica; uremia (stadio finale della insufficienza renale con elevate concentrazioni ematiche di residui azotati); ipercapnia (innalzamento della concentrazione ematica di CO2); ipoglicemia (bassa concentrazione di zucchero nel sangue ); iponatriemoia (concentrazione ematica del sodio inferiore ai 135 millimoli per litro). Tutte queste condizioni inducono encefalopatie metaboliche che hanno effetto tossico sul Sistema Nervoso Centrale e tra i sintomi presentano mioclonie di vario genere soprattutto palpebrali.

Cause iatrogene: spasmi muscolari indotti da farmaci o altre sostanze
La mioclonia può anche essere causata da complicanze, o effetti collaterali di alcune sostanze come ad esempio nel caso degli oppiacei.  Dosi elevate di oppiacei inducono mioclonie per accumulo di metaboliti che sono in grado di stimolare recettori non oppioidi che sono legati alle funzioni motorie e quindi provocare il problema. Vari farmaci possono indurre mioclonia, tra questi è importante ricordare anche ansiolitici e tranquillanti per combattere i disturbi di ansia.

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Di quanto si allunga la vagina durante l’atto sessuale?

MEDICINA ONLINE VAGINA VULVA APPARATO GENITALE FEMMINILE SCHEMA ANATOMIA UTERO TUBE FALLOPPIO OVAIOLa vagina è un canale che normalmente ha una lunghezza di circa 8 cm, tuttavia ha un’ampia capacità di dilatarsi in lunghezza e larghezza durante l’atto sessuale, per meglio accogliere il pene durante la penetrazione. Con l’eccitazione, la vagina si allunga velocemente di circa ulteriori 8 cm, ma può continuare ad allungarsi per reazione ad una pressione costante da parte del pene.

Quando l’orgasmo si avvicina, la vagina diminuisce di volume di circa il 30%. I muscoli della vulva si contraggono. Alcune donne riescono a contrarli volontariamente, dando piacere al partner. Il pene così è come “aspirato” nella vagina. Queste contrazioni avvengono anche all’altezza dell’utero, il che faciliterà il passaggio degli spermatozoi emessi tramite l’eiaculazione.

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I farmaci contro l’impotenza comprati su internet sono sicuri?

MEDICINA ONLINE FARMACO MEDICINALE PRINCIPIO ATTIVO FARMACIA PILLOLA PASTIGLIA DINITROFENOLO DNP DIMAGRIRE DIETA FARMACI ANORESSIZANTI MORTE EFFETTI COLLATERALI FOGLIO FOGLIETTO ILLUSTRASu internet è possibile acquistare farmaci per quella che una volta veniva chiamata impotenza, cioè la disfunzione erettile, a prezzi inferiori rispetto a quelli delle farmacie. Si tratta di farmaci sicuri?

No, non sono assolutamente sicuri per vari motivi. Possono contenere il principio attivo in dosi minori (o non contenerlo affatto!), mancano gli eccipienti, non sono controllati dalle aziende e/o possono essere scaduti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità a tal proposito ha ricordato che molti di questi farmaci sono contraffatti e, in definitiva, pericolosi per la salute.

Inoltre è molto pericoloso acquistare i farmaci senza la ricetta del medico che garantisce la compatibilità di quel farmaco con il paziente. Pertanto nel caso che i farmaci per la cura della disfunzione erettile venissero commercializzati via internet, si potrebbe innescare un circuito molto pericoloso per l’utente che in certi casi si troverebbe incoraggiato ad acquistarli senza il controllo medico.

Integratori alimentari efficaci nel migliorare quantità di sperma, potenza dell’erezione e libido sia maschile che femminile

Qui di seguito trovate una lista di integratori alimentari acquistabili senza ricetta, potenzialmente in grado di migliorare la prestazione sessuale sia maschile che femminile a qualsiasi età e trarre maggiore soddisfazione dal rapporto. Ogni prodotto viene periodicamente aggiornato ed è caratterizzato dal miglior rapporto qualità prezzo e dalla maggior efficacia possibile, oltre ad essere stato selezionato e testato ripetutamente dal nostro Staff di esperti:

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Ciclismo e bicicletta possono causare disfunzione erettile?

MEDICINA ONLINE BICI CICLISMO BIKE MOUNTAIN BIKE ROAD SPEED CASCO BICICLETTA DA CORSA CORRERE CIRCUITO MONTAGNA SENTIERO STRADA SPORT SPORTIVO CALORIE WALLPAPER PICS PICTURE PHOTO HI RES.jpgLa grande maggioranza dei cicloamatori non subisce nessun danno sulla sessualità a causa dello sport praticato, ma anzi l’attività sportiva in generale migliora la salute sessuale.

La bicicletta può causare disfunzione erettile?

Il dibattito tra medici e appassionati di ciclismo è da tempo acceso. Già da alcuni anni infatti, alcuni ricercatori americani, tra cui il Dr. Irwin Goldstein, della Boston University, hanno sollevato il problema del rischio che una frequente e prolungata attività ciclistica possa causare la disfunzione erettile, cioè quelle che fino ad alcuni anni fa veniva chiamata “impotenza“. Ciò è emerso anche da uno studio condotto dall’urologo Giuseppe Maio, dell’ospedale di Abano Terme. Nella ricerca sono stati reclutati gli iscritti ai club di ciclisti della provincia di Padova. Oltre 500 appassionati del pedale hanno risposto a un questionario con domande su fattori di rischio vascolare, frequenza e durata dell’attività sportiva, presenza di disturbi genito-urinari, presenza di disfunzione erettile. E’ risultato così che tra i ciclisti amatoriali (età media 46 anni), che ogni settimana dedicano fra 4 e 7 ore alla bicicletta 3 su 10 soffrono di disfunzione erettile. Il disturbo diventa via via più grave con l’aumento delle ore trascorse sul sellino.

Le cause

Quando si sta seduti sul sellino di una bicicletta, la maggior parte del peso del loro corpo grava su un’area molto piccola, la regione perineale, nella quale si trovano strutture anatomiche importanti come arterie, l’apparato urinario e quello genitale. Uretra, vasi sanguigni e fibre nervose del pene e prostata si trovano ad essere compressi da un peso anomalo per alcune ore.

I sintomi

I principali sintomi sono:

  • intorbidimento del pene;
  • formicolio e insensibilità nella regione perineale;
  • diminuzione del flusso dell’urina;
  • disfunzione erettile, anche solo temporanea.

Prevenzione

Ci sono alcune precauzioni e accorgimenti che possono essere utili sia al ciclista professionale che a quello amatoriale.

  • Alzarsi spesso dal sellino e cambiare spesso posizione del corpo.
  • Approfittare di ogni occasione, come un passaggio a livello chiuso, per alzarsi. Non rimanere seduti.
  • Indossare un abbigliamento adeguato, come gli appositi pantaloncini imbottiti.
  • Utilizzare, se si manifestano i primi sintomi, dei sellini “specifici”.

Il sellino tradizionale ponendo la maggio parte del peso del tronco nell’area di pelle tra lo scroto e il retto, può causare una riduzione del flusso sanguigno per la compressione. C’è una varietà di “sellini speciali” disponibili che sono stati studiati allo scopo di ridurre tale pressione.Ce ne sono di diversi tipi: i più comuni sono quelli divisi in due parti e/o con un’apertura centrale.Esiste in commercio ad esempio la sella DDWINGS® che eliminando l’appoggio centrale e la punta, esclude ogni possibilità di contatto fra gli organi più delicati del nostro corpo e la sella , quindi non si avverte più alcun dolore o fastidio.In tal modo si ha inoltre la certezza di non provocare danni agli organi che generalmente sono compressi e traumatizzati dalle selle attualmente utilizzate. Il sistema consente di sedersi comodamente su una poltroncina; permette un vero e proprio punto di appoggio per una pedalata più vigorosa, senza doversi alzare sui pedali.

Conclusioni

Il problema dell’intorpidimento dopo lunghi percorsi in bicicletta ripetuti, con eventuali conseguenze sulla funzionalità sessuale, può essere risolto, anche senza abbandonare questo magnifico sport.Non conviene allarmarsi se si hanno alcuni dei sintomi indicati, conviene porre in atto i suggerimenti descritti e, se il fenomeno persiste, consultare un andrologo per accertare se i disturbi sono dovuti ad altre cause.

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Stretching di Wharton: caratteristiche ed esercizi spiegati

MEDICINA ONLINE STRETCHING WHARTON PROPRIOCETTIVO ATTIVO PASSIVO BALISTICO STATICO DINAMICO DIFFERENZE CORSA PALESTRA PESI ALLENAMENTO SPORT MUSCOLI TENDINI ALLUNGAMENTO DOLORE IPERTROFIA WALLPAPER HI RES PICTURE.jpgCon stretching di Wharton si fa riferimento a una tipologia di stretching proposta, alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, da Jim e Phil Wharton (si parla appunto di Metodo Wharton); i due fisioterapisti statunitensi idearono una forma di stretching attivo molto interessante (Active Isolate Stretching o AI stretching ovvero stretching attivo isolato).

Molti atleti che hanno provato lo stretching di Wharton giurano che molti loro problemi sono scomparsi. Fra questi, due grandi atleti del passato, Shelly Steely, campionessa olimpica dei 3000 m alle olimpiadi del 1992 o Steve Spence, campione mondiale di maratona nel 1993.

Purtroppo, dopo la fortuna dei primi anni ’90, il metodo Wharton non ha riscosso pareri altrettanto entusiasti. In parte i successi ottenuti potevano forse essere dovuti al caso (cioè a una corrispondenza temporale fortuita metodo-assenza di infortuni) o forse, nell’euforia della novità, le informazioni non sono circolate nel modo corretto. Riportando lo stretching di Wharton in una dimensione più reale occorre sottolineare che:

  • è un metodo scientifico;
  • teoricamente ha meno controindicazioni di altre forme di stretching;
  • praticamente non è così facile da eseguire come il tradizionale stretching statico.

Quest’ultimo punto è forse quello che ne limita i benefici nel momento in cui si passa dalla teoria alla pratica. È però importante conoscerlo per decidere se inserirlo o no nel proprio allenamento.

Stretching di Wharton: la teoria

Molti infortuni legati allo stretching sono dovuti al riflesso che viene attivato dopo un movimento rapido e intenso o dopo due secondi di allungamento. Questo riflesso fa sì che il muscolo cominci una lenta contrazione. Se si continua l’allungamento mentre il muscolo cerca di contrarsi possono sorgere problemi.

Nel metodo Wharton le posizioni vengono mantenute solo per 1,5-2 secondi, quindi si torna alla posizione di partenza. Dopo una pausa di 2 secondi, si ripete l’allungamento.

Quindi, in teoria, non dovrebbero esserci problemi, ma in pratica è veramente difficile temporizzarsi su intervalli così brevi e inoltre tali intervalli potrebbero variare da soggetto a soggetto (per esempio essere di uno o di tre secondi).

Oltre a questo limite temporale, lo stretching attivo isolato ha un’altra differenza fondamentale rispetto a quello statico: gli allungamenti vengono assistiti in due modi. Innanzitutto si contrae il gruppo muscolare opposto per favorire l’allungamento, in secondo luogo, mentre si continua la contrazione, si aiuta l’allungamento con una corda o con le mani. In ogni caso non si deve mai forzare. Questa regola fondamentale rimane un punto fermo anche in questa versione di stretching; non ci si deve mai spingere oltre il punto del dolore. Lo stretching non è una soluzione istantanea ai problemi di infortunio, per cui bisogna procedere con calma e costanza. I risultati migliori si hanno con un’applicazione costante e graduale.

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Stretching di Wharton: gli esercizi

Seguite questi passaggi per ciascun esercizio:

  • contrarre il muscolo opposto all’area di stretching.
  • Allungare solo finché si percepisce una lieve irritazione.
  • Mantenere la posizione per 2 secondi. Tornare alla posizione di partenza e fare una pausa di 2 secondi. Ripetere l’allungamento.
  1. Tendini del ginocchio (coscia posteriore) – Sdraiatevi supini con la gamba destra piegata; avvolgete con una corda l’arco del piede sinistro, tenete fermo il ginocchio e sollevate la gamba diritta verso l’alto, contraendo i quadricipiti (il gruppo muscolare opposto a quello interessato allo stretching), aiutandovi con la corda senza forzare. Riportate la gamba a terra e ripetete. Eseguite lo stesso esercizio sul lato opposto.
  2. Adduttori (coscia interna/inguine) – Sdraiatevi supini con le gambe estese e avvolgete la corda attorno all’arco del piede sinistro, quindi riunite le due parti della corda e avvolgete l’interno e il retro della caviglia. Puntate il piede sinistro all’interno e sollevate la gamba lateralmente, contraendo la coscia esterna e i glutei. Aiutatevi con la corda, tirando verso le spalle. Tornate alla posizione di partenza e ripetete. Eseguite lo stesso esercizio sul lato opposto.
  3. Adduttore (coscia esterna/anca) – Sdraiatevi supini con le gambe estese. Avvolgete la corda attorno all’arco del piede destro, quindi riunite le due parti della corda attorno alla parte esterna e posteriore della caviglia. Puntate entrambi i piedi verso destra. Portate la gamba sinistra a incrociarsi con la destra contraendo i muscoli interni della coscia. Aiutate questo movimento con la corda. Tornate alla posizione di partenza e ripetete il movimento. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  4. Quadricipiti (parte anteriore della coscia) – Stendetevi sul lato sinistro e portate entrambe le ginocchia al petto; afferrate la parte esterna del piede sinistro con la mano sinistra. Con la mano destra afferrate la caviglia destra ed estendete la coscia destra all’indietro lavorando con i muscoli del gluteo e i tendini del ginocchio e aiutandovi con la mano; il tallone dovrebbe premere contro il gluteo. Riportate la coscia al petto e ripetete. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  5. Anca e gluteo – Stendetevi supini con la gamba destra estesa e ruotata verso l’interno; piegate il ginocchio sinistro e contraete i muscoli addominali per sollevare il ginocchio portandolo verso la spalla opposta. Aiutatevi con le mani sullo stinco e sulla coscia esterna. Tornate alla posizione originale e ripetete. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  6. Gluteo – Sdraiatevi supini con la gamba sinistra completamente estesa e il piede sinistro puntato verso destra. Avvolgete la corda attorno all’arco del piede destro, quindi riunite i due capi della corda attorno alla parte esterna e posteriore della caviglia. Tenendo fermo il ginocchio, contraete il quadricipite, la parte superiore del fianco e gli addominali per sollevare la gamba sinistra verso il petto (1), quindi portate la gamba sinistra a incrociarsi sui glutei (2). Ripetete entrambi i passaggi. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  7. Fascia lombare – Sedete con le ginocchia flesse, le gambe divaricate e i piedi aderenti al terreno e rivolti in avanti. Appoggiate il mento al petto e contraete gli addominali per piegare il corpo verso il terreno. Aiutatevi posizionando le mani sugli stinchi o sulle caviglie e tirando in avanti. Tornate alla posizione originale e ripetete.
  8. Schiena – Sedete con le ginocchia divaricate e piegate a 90 gradi e le mani dietro la testa. Appoggiate il mento al petto, contraete gli addominali per ruotare il tronco quanto più possibile a sinistra e abbassate la spalla destra fra le gambe. Tornate in posizione e ripetete. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  9. Polpaccio (soleo) – Sedete con la gamba destra completamente estesa e il ginocchio sinistro piegato a 90 gradi. Avvolgete le mani sotto la parte anteriore del piede, tra l’arco e le dita. Sollevate la punta del piede verso il petto contraendo i muscoli dello stinco e aiutandovi tirando con le mani. Ripetete. Effettuate lo stesso esercizio dal lato opposto.
  10. Tendine d’Achille – Si tratta di una variazione dell’esercizio precedente. Sedete con la gamba destra estesa. Piegate la gamba sinistra portando il calcagno verso i glutei e avvolgete le mani sotto la parte anteriore del piede, tra l’arco e le dita. Contraete i muscoli dello stinco per sollevare la punta del piede; aiutatevi tirando con le mani. Ripetete. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.
  11. Polpaccio (gastrocnemio) –  Sedete con le gambe completamente estese e divaricate di circa 15 cm. Raddoppiate la corda e avvolgetela sotto la parte anteriore del piede, tra l’arco e le dita. Bloccate il ginocchio sinistro e tirate la punta del piede verso di voi contraendo i muscoli dello stinco. Aiutatevi con la corda. Per un movimento più profondo, piegatevi in avanti e staccate leggermente il piede dal terreno quando tirate. Ripetete. Effettuate lo stesso esercizio sul lato opposto.

Per ottenere risultati ottimali dovete arrivare a eseguire due serie di 8-12 ripetizioni per esercizio, nell’ordine proposto. Espirate durante la fase di stretch e inspirate nella fase di rilassamento. Effettuate lo stretching isolato attivo solo dopo riscaldamento. Se avete poco tempo, eseguite una serie di esercizi dopo la corsa, con meno ripetizioni.

 

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